MILANO (ITALPRESS) – E’ successo di tutto a San Siro, ma alla fine l’Inter vince 2-1 contro il Verona grazie alle reti di Lautaro Martinez e Frattesi, inutile il gol del pari di Henry, con il francese che ha sbagliato in pieno recupero il calcio di rigore del possibile 2-2. I nerazzurri tornano a vincere dopo il pari di Genova e tornano a +5 sulla Juventus, domani impegnata in casa della Salernitana.
L’inizio a corrente alternata, con un tiro pericoloso di Suslov respinto da Sommer, è stato spazzato via dalle accelerazioni di Carlos Augusto e dalle intuizioni di Mkhitaryan, come al 13′ quando l’armeno – dopo un pallone difeso da Thuram – ha servito Lautaro Martinez per l’1-0 interista, un colpo di punta a superare Montipò in uscita. La reazione da parte degli scaligeri, in campo con un propositivo 4-2-3-1, è stata timida, lenta e parecchio compassata: l’unico sussulto è arrivato al 26′ sul colpo di testa di Djuric al centro dell’area di rigore, praticamente un passaggio allo stesso Sommer.
Nel secondo tempo l’Inter ha avuto l’unico demerito di non chiudere la partita, Lautaro Martinez si è visto annullare un gol per una posizione di fuorigioco, Calhanoglu ha spaventato il Verona con una conclusione dalla distanza uscita per questione di centimetri. A ribaltare l’inerzia della sfida è stato Henry, l’attaccante francese, imbeccato da Duda, ha anticipato nettamente Acerbi per il gol del pareggio. L’Inter ha provato ad alzare il forcing nel finale ma Arnautovic ha prima tolto dalla porta un gol praticamente fatto, poi da due passi non è riuscito a colpire di testa. Al 48′ la squadra di Inzaghi ha trovato la vittoria grazie al gol di Frattesi, arrivato dopo una traversa di Bastoni e una respinta rivedibile di Montipò. A recupero scaduto è stato assegnato un calcio di rigore agli ospiti, ma Henry ha colpito il palo sbagliando il pallone del 2-2.
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Inter-Verona 2-1, nerazzurri campioni d’Inverno
Papa Francesco all’Angelus “Preghiamo per la pace”
ROMA (ITALPRESS) – “Maria, Madre di Dio e nostra, accresca il nostro amore per Gesù Bambino e per tutti i bambini, specialmente quelli provati da guerre e ingiustizie”. Lo ha detto Papa Francesco all’Angelus.
“Dio è così: Bambino, fiducioso, semplice, amante della vita, impariamo a stupirci e ripartiremo più semplici e migliori come i Magi e sapremo avere sguardi nuovo, creativi di fronte ai problemi del mondo”, ha sottolineato il Pontefice, che ha poi espresso vicinanza alle vittime dell’attacco in Iran e ricordando “i tanti morti” per le guerre ha detto “preghiamo per la pace”.
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Allegri “A Salerno insidie, la Juve non deve abbassare la guardia”
TORINO (ITALPRESS) – “Le insidie ci sono, giocare a Salerno non è mai semplice. Troveremo un ambiente diverso, hanno tante speranze di raggiungere la salvezza. La partita di Coppa Italia è stata una cosa a sè, domani sarà un’altra partita”. Massimiliano Allegri ha presentato così, in conferenza stampa all’Allianz Stadium di Torino, Salernitana-Juventus della 19esima giornata di campionato che arriva a tre giorni dalla vittoria dei bianconeri per 6-1 in Coppa Italia proprio contro i campani. Rispetto alla sfida di coppa non ci sarà lo squalificato Locatelli e al suo posto “dovrebbe giocare Nicolussi Caviglia,” ha detto il tecnico che in avanti dovrà scegliere se dare continuità a Yildiz o a Chiesa: “La continuità ce l’hanno perchè chi gioca dall’inizio o chi entra lo fa bene. Sono sempre giocatori importanti. Non bisogna vedere solo chi parte dall’inizio, soprattutto nel calcio di oggi. Tra l’altro mancherà Cambiaso perchè ha 38 di febbre”. Parlando ancora di Yildiz, Allegri ha detto che in futuro “difficilmente potrà fare la mezzala”, mentre sul prestito di Huijsen alla Roma ha commentato: “Vedremo (se è la scelta migliore, ndr). E’ stata fatta una scelta insieme alla società e alla famiglia”. Ancora out Kean, l’allenatore livornese ha spiegato che ci vorrà ancora tempo per rivederlo in campo: “Non ha ancora fatto nessun allenamento. E’ ancora indietro e mancherà ancora un pò di tempo per la ripresa. Averli tutti a disposizione è un bene, domani chiudiamo il girone di andata e la cosa più importante è chiuderlo nel migliore dei modi. Bisognerà fare una partita di testa, ci saranno difficoltà maggiori rispetto a giovedì”.
La parola scudetto continua ad essere tabù nei colloqui con Allegri, almeno da parte del tecnico: “Noi dobbiamo continuare a lavorare, la squadra sta crescendo. Stiamo bene, anche di testa, ma non bisogna esaltarsi per la partita di giovedì sera. L’importante è non abbassare mai la guardia. Bisogna fare un passettino alla volta”. E ricordando che la Juve in passato ha vinto scudetti con meno punti al termine del girone di andata, la risposta è stata secca: “Sono tutte supposizioni, non si vive di supposizioni ma di fatti. L’Inter ha la possibilità di girare a 48 punti e la proiezione è 96. Noi dobbiamo mantenere il vantaggio sulle quinte, è questione di numeri arrivare alla Champions. Per un discorso tecnico, economico e di valore, la Juventus l’anno prossimo deve giocare la Champions”.
Tornando alla gara di domani e alla difesa, il mister bianconero ha risposto: “Credo che domani rientrerà Bremer. Se Gatti deve riposare? Ha 50 partite nella Juventus, non mille. Danilo è stato fuori tanto ha bisogno di giocare. Danilo e Rabiot, sono abituati a giocare ogni tre giorni. Più giocano e più è meglio”. Per quanto riguarda le corsie esterne, “Weah ha fatto una buona partita al rientro. E’ in grado di fare i 90 minuti, poi abbiamo Iling che l’altro giorno ha fatto una buona partita dal punto di vista della corsa e del movimento”. Incalzato ancora sull’esplosione di Yildiz, Allegri ha continuato: “Un valore aggiunto per la Juve lo deve diventare per forza la panchina lunga. Per arrivare al fondo della stagione non bisogna avere solo 11 giocatori, bisogna che tutti siano coinvolti. Tra l’altro oggi è un anno che è scomparso Gianluca Vialli e ricordo con affetto che Vialli impersonificava al massimo il valore del gruppo. Bisogna mettere da parte l’io per il noi. Questo gruppo sta facendo cose importanti perchè tutti hanno messo da parte gli obiettivi personali o per lo meno li hanno messi a disposizione della squadra. Questo ci deve aiutare fino in fondo, perchè io non ho mai visto squadre vincenti senza un gruppo forte, sopratutto qui alla Juventus”.
Infine un commento su Vlahovic che “sta facendo bene nelle ultime partite, domani può darci che rientri, ma devo ancora vedere un pò di situazioni”, e un ultimo monito in vista di domani: “Se andiamo giù con la testa giusta abbiamo più possibilità altrimenti c’è il rischio di rompersi le ossa”, ha concluso Allegri.
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Catturato il primo latitante dell’anno, tradito dal vizio del fumo
NAPOLI (ITALPRESS) – E’ il primo latitante a finire in manette nel 2024, l’ennesimo stanato dai Carabinieri del Comando Provinciale partenopeo che appena qualche giorno fa ha chiuso il bilancio annuale con 17 catturandi in arresto. La cattura di F.Q. è la cifra di un impegno costante e il punto su ricerche sviluppate per anni, su più fronti. Sulla testa del 64enne di origini albanesi pende una condanna definitiva di oltre 22 anni di reclusione, traffico internazionale di droga il reato per il quale era ricercato.
L’uomo è considerato un broker del narcotraffico trans-frontaliero. Secondo gli investigatori avrebbe gestito e mediato il traffico di eroina tra il suo paese d’origine, la Grecia, la Turchia e l’Italia meridionale dove faceva affari con il clan Di Lauro e poi con i “Nardielli”, gruppo criminale del versante oplontino.
Poi una lunga latitanza, dichiarata nel lontano aprile del 2011 quando, ristretto ai domiciliari, evase facendo perdere le proprie tracce. Senza mai un passo falso, lontano dai riflettori ma non dalla memoria dei militari del nucleo investigativo di Napoli. Lo hanno cercato per oltre 12 anni, fino a ieri pomeriggio, il ricercato passeggiava in corso Secondigliano, ignaro di essere circondato. Non una casualità a costargli le manette ma uno scrupoloso monitoraggio delle abitudini della sua famiglia.
Verosimilmente lontano dall’Italia, il 64enne non ha rinunciato alle festività natalizie per riabbracciare moglie e figlio.
Ha badato ad evitare la strada, di farsi vedere in giro, ma l’evidente incremento dei volumi della “spesa” familiare ha acceso una lampadina nella mente dei carabinieri.
Durante le festività moglie e figlio non rinunciavano ad una sosta in tabaccheria per acquistare sigarette. Peccato che non fossero fumatori. Le “bionde” – hanno immaginato i carabinieri – erano per qualcun altro.
Così i militari hanno intensificato le osservazioni e presidiato il quartiere con sempre maggiore attenzione. E tradito proprio dalla fame di nicotina, l’uomo ha pensato di acquistare le sigarette in autonomia. Non ha fatto in tempo ad accenderne una, i carabinieri lo hanno accerchiato e arrestato. E’ ora ristretto nel carcere di Secondigliano.
– foto: screenshot da video ufficio stampa Carabinieri -(ITALPRESS).
Piersanti Mattarella, dopo 44 anni dall’omicidio si cerca ancora la verità
PALERMO (ITALPRESS) – Palermo ricorda Piersanti Mattarella, il presidente della Regione assassinato il 6 gennaio 1980 con un omaggio nel luogo dell’agguato. Non solo la memoria, ma anche la rinnovata richiesta di verità sul delitto che vede ancora ombre 44 anni dopo.
“La lotta per la legalità e l’affermazione della trasparenza anche negli atti amministrativi è una caratteristica che contraddistingue l’impegno di Piersanti Mattarella. Uomo delle istituzioni, che nelle istituzioni intende finalmente affermare i principi dell’efficienza, dell’efficacia, dell’economicità e dell’indipendenza delle scelte e dal condizionamento di una politica asfissiante e della malavita organizzata”, sottolinea il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, a margine della cerimonia di commemorazione di Piersanti Mattarella, ucciso il 6 gennaio 1980 proprio sotto la sua abitazione, in via Libertà, nel capoluogo siciliano.
“Piersanti rappresenta un esempio ed ecco perchè è importante attualizzarne il ricordo, perchè i testimoni, esattamente come diceva Paolo VI, sono fondamentali per affermare e incarnare i valori ma anche per tramandarli – aggiunge -. E’ stato un esempio, prima di ogni altra cosa per chi sta all’interno delle istituzioni, esempio di moralità, esempio di eticità, esempio di chiarezza degli atti amministrativi, esempio di verità nel racconto delle quotidiane fatiche istituzionali ai cittadini”.
“A 44 anni dalla tragica uccisione per mano mafiosa, resta ancora vivo il ricordo del Presidente Piersanti Mattarella, simbolo di legalità e di alta politica, improntata sul dialogo e il servizio ai cittadini. Il suo impegno per la comunità è stato rivolto al contrasto dell’influenza di Cosa nostra sulla società civile. Per onorare la sua memoria, l’auspicio è che si continui a cercare la verità su un delitto che ha sconvolto il Paese e che ancora oggi resta avvolto da troppe ombre”, dichiara ancora Lagalla.
“L’Italia onora oggi la memoria di Piersanti Mattarella, ucciso dalla mafia il 6 gennaio 1980 a Palermo. E’ uno dei tanti eroi che, con il loro coraggio e la loro integrità, hanno insegnato al popolo italiano che è possibile combattere la criminalità organizzata e occuparsi della cosa pubblica senza cedere al puzzo del compromesso morale. Sono trascorsi quarantaquattro anni dal suo sacrificio, ma il tempo non ha scalfito minimamente la forza dell’esempio di Piersanti Mattarella. Anche nel suo nome proseguiremo il nostro impegno quotidiano per liberare, una volta per tutte, la nostra Patria dal cancro mafioso”, dichiara il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
“Onoriamo oggi la memoria di Piersanti Mattarella, barbaramente ucciso dalla mafia il 6 gennaio del 1980 a Palermo. Allievo di Aldo Moro, aveva avviato una importante rivoluzione in Sicilia all’insegna della lotta alla speculazione edilizia e a favore di una maggiore trasparenza. Fu il volto del cambiamento in una Regione restia a voler cambiare. E il suo operato, contraddistinto da legalità rappresenta ancora oggi, a 44 anni dal suo assassinio, un virtuoso esempio di doveroso rispetto delle istituzioni. Un modello di integrità nella gestione della pubblica amministrazione che deve essere da guida per l’azione di tutti noi. Il più sincero omaggio, mio personale e del Senato della Repubblica”, aggiunge il Presidente del Senato, Ignazio La Russa.
“Il 6 gennaio di 44 anni fa la mafia uccideva barbaramente, a Palermo, Piersanti Mattarella, Presidente della Regione Siciliana. In tale dolorosa ricorrenza desidero rinnovare, a nome mio personale e della Camera dei deputati, le espressioni della più sentita vicinanza ai familiari. Rinnovo oggi al Presidente della Repubblica un particolare pensiero, nel ricordo di un uomo integerrimo e coraggioso, che rimarrà sempre una figura di riferimento per il Paese. Ne onoriamo la memoria. La sua forza d’animo e la sua determinazione nel contrasto alla mafia siano sempre d’esempio per le Istituzioni e per la società civile nella promozione quotidiana e in ogni sede della cultura della legalità”, sottolinea il Presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana.
“Celebrare la memoria di Piersanti Mattarella, che ha combattuto la mafia attraverso scelte politiche e azioni di governo, significa onorare ogni giorno l’impegno per l’affermazione della trasparenza, della legalità, dell’efficienza nella pubblica amministrazione. I suoi valori segnarono una nuova direzione per portare avanti il cambiamento della Sicilia e abbiamo l’impegno di continuare a camminare in questo solco”, dichiara il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani.
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Meloni “L’Italia onora la memoria di Piersanti Mattarella”
ROMA (ITALPRESS) – “L’Italia onora oggi la memoria di Piersanti Mattarella, ucciso dalla mafia il 6 gennaio 1980 a Palermo. E’ uno dei tanti eroi che, con il loro coraggio e la loro integrità, hanno insegnato al popolo italiano che è possibile combattere la criminalità organizzata e occuparsi della cosa pubblica senza cedere al puzzo del compromesso morale. Sono trascorsi quarantaquattro anni dal suo sacrificio, ma il tempo non ha scalfito minimamente la forza dell’esempio di Piersanti Mattarella. Anche nel suo nome proseguiremo il nostro impegno quotidiano per liberare, una volta per tutte, la nostra Patria dal cancro mafioso”. Così il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
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Test Medicina, Bernini “Si cambia, puntiamo a un meccanismo più equo”
ROMA (ITALPRESS) – I test di Medicina “è evidente che così come sono non hanno funzionato. Abbiamo ereditato da chi ci ha preceduto un meccanismo che ha generato un contenzioso penalizzante sia per le università che gli studenti: i famosi Tolc, alla prova dei fatti, hanno generato confusione. Ora si cambia e puntiamo a un meccanismo più equo che premi merito e conoscenze”. Così, in un’intervista a la Repubblica, il Ministro per l’Università e la Ricerca, Anna Maria Bernini, che spiega: “I quesiti dei prossimi test saranno ‘pescatì da una banca dati che ho voluto fortemente aperta e pubblica, al contrario di oggi. Questo presuppone che il Cisia, responsabile dei test, aumenti il numero delle domande. Un’operazione che richiede un piccolo margine di tempo aggiuntivo. Stiamo lavorando per migliorare i Tolc, ma l’obiettivo è cambiare, superandoli”. “Io punto a un sistema efficiente – sottolinea -, che valorizzi la preparazione degli studenti e garantisca meccanismi di accesso trasparenti. Ma è solo una prima tappa: siamo già indirizzati su un percorso di riforma complessiva per l’iscrizione a Medicina”. Come cambierà l’accesso? “Una buona base di partenza sono i disegni di legge presentati dalla maggioranza sui quali ci confronteremo anche con l’opposizione e la Crui”, risponde il ministro Bernini, aggiungendo: “L’idea è consentire agli studenti di frequentare corsi caratterizzanti, sostenere degli esami e accedere alla facoltà in base all’esito. In questo modo affidiamo la preparazione alle università, sottraendola ai vari corsi extra- accademici. Affiancheremo le lezioni ad azioni di orientamento per supportare le scelte degli studenti”. Più che di modello francese, “mi piace parlare di modello italiano. In Francia il ‘periodo filtrò è molto lungo e ha generato criticità. La mia idea è un lasso di tempo molto più breve, tipo un semestre. Ma penso anche a meccanismi che consentano, a quanti non superano gli esami, di recuperare il lavoro fatto e accedere a un’altra facoltà”.
“Il numero chiuso – prosegue il ministro Bernini – per come lo abbiamo conosciuto ed ereditato non esiste già più. Abbiamo aumentato i posti di oltre 3 mila unità quest’anno e l’incremento è stimato in 30mila nei prossimi 7 anni”. “Dal primo giorno del mio mandato – ricorda -, ho parlato di apertura sostenibile perchè era necessario cambiare, coniugando il maggiore accesso degli studenti con la sostenibilità del sistema e della qualità della formazione. E’ su questa linea che continuiamo a muoverci: procederemo in maniera graduale e progressiva. Abbiamo il dovere di continuare a garantire la qualità dell’offerta formativa che un’apertura indiscriminata non assicurerebbe”. “Darsi l’obiettivo dell’apertura – aggiunge – non è sbagliato, ma è appunto un obiettivo intorno al quale costruire le condizioni sistemiche, con gradualità, realismo e senso di responsabilità”. “L’accesso libero, senza potenziare gli atenei, non garantirebbe la formazione di medici qualificati – prosegue -. E’ la differenza che c’è tra una Università degna di questo nome e un laureificio dove chi si laurea non ha mai visto una corsia di ospedale o un paziente in carne ed ossa. Chi governa ha il dovere della responsabilità ed evitare allarmismi. Le previsioni ci dicono che – a causa del calo delle nascite – il fabbisogno di medici, dopo un periodo di aumento, è destinato a calare”. “La premier – sottolinea – ha confermato che per questo governo il diritto allo studio è un’assoluta priorità e questo non può che raccogliere la mia soddisfazione. I numeri dimostrano il grande sforzo fatto. Lo scorso anno abbiamo superato – per la prima volta – l’odiosa fattispecie degli idonei non beneficiari. Nell’ultima manovra abbiamo fatto un ulteriore notevole sforzo, aggiungendo altri 36 milioni. Il piano andrà a integrare questo sistema. Vogliamo premiare il merito, affermando il principio che se sei bravo e capace lo Stato fa in modo che tu possa crescere e valorizzare il tuo talento”. In merito al bando Pnrr per i posti letto nelle residenze “è pronto, lo stiamo rendendo noto alla Commissione Ue. A breve sarà pubblicato – dichiara -. E’ una sfida notevole su cui stiamo operando uno sforzo senza precedenti. Sull’housing l’Italia paga ritardi storici. Il Pnrr è solo un tassello di un progetto più ampio. Ci sono risorse nazionali e accordi con il Demanio, quindi un’attenzione finora mai verificata e che rivendichiamo”.
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Elly Schlein “Meloni mente al Paese per coprire le difficoltà”
ROMA (ITALPRESS) – “Giorgia Meloni faccia i nomi e i cognomi di chi prova a ricattarla, se il suo non è il solito vittimismo per coprire i fallimenti del governo”. Così, in un’intervista al quotidiano la Repubblica, alla luce di quanto dichiarato in conferenza stampa giovedì dalla Presidente del Consiglio, la segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, secondo cui Meloni “mente al Paese”, nega le difficoltà, “rifiuta di assumersi le sue responsabilità”.
“Se è vero quello che dice – sottolinea -, è un pericolo per l’Italia. Dovrebbe consegnare alle autorità competenti gli elementi in suo possesso”. “Non può rispondere ‘non chiedetemi di essere più precisà. Ho il timore – aggiunge -, come già visto con Crosetto, che sia il solito vittimismo e complottismo da quattro soldi per coprire fallimenti economici e sociali. Un comportamento non adatto a chi governa il Paese che ora guida il G7”. Secondo Schlein il premier “rivela una distanza siderale dalle esigenze concrete delle persone. Propone un mix tra bugie, vittimismo e difese dell’indifendibile, con buchi di visione evidenti. Non sa cosa siano le liste d’attesa, il caro mutui e il caro vita che pesano sul vigilante che guadagna cinque euro l’ora e sulla giovane madre single che prende 900 euro di stipendio e ne paga 850 di mutuo. Non parla di violenza sulle donne forse perchè l’opposizione concentrava le poche risorse a sua disposizione in manovra a quel tema mentre la destra distribuiva mance per finanziare campi da golf. Copre con menzogne enormi difficoltà, come sulla drammatica vertenza dell’ex Ilva”.
Inoltre, aggiunge: “Noi continueremo a usare tutti gli strumenti per chiedere al governo di rendere conto dell’imbarazzo che causa al Paese. La risposta della premier su Pozzolo è stata del tutto insufficiente, soprattutto a fronte della testimonianza del ferito che, da operaio, temeva di denunciare un politico che gira armato e ha usato con arroganza persino l’immunità. Meloni avrebbe dovuto chiedere scusa e pretendere le dimissioni. E invece racconta la storiella di parlamentari non consci delle loro responsabilità: è lei, alla guida del suo partito personale, ad aver fatto le liste. Non può negare le sue responsabilità. Ma lo fa su tutto: sulla bocciatura della riforma del Mes e sulla legge bavaglio, dà la colpa al Parlamento, quando è lei a dare la linea alla sua maggioranza”. E sull’inchiesta Verdini-Anas, “la difesa di Meloni è debolissima. Salvini deve riferire: non è indagato ma le ordinanze – che la legge bavaglio vuole oscurare – delineano un sistema di intermediazione tra manager pubblici e imprenditori che usavano la loro prossimità al ministro e a un sottosegretario della Lega”.
“Adesso ci sono io alla guida del Pd – puntualizza Elly Schlein -. E sulla Rai dico che Meloni sarà l’ultima premier a lottizzarla: bisogna intervenire con una riforma che diaindipendenza dai partiti”.
Rispondendo all’osservazione che la voce dell’opposizione appare flebile, dice: “Forse su TeleMeloni trasmettono un altro film, ma gli spazi ce li stiamo prendendo. Loro si arroccano, noi andiamo al merito, andando in giro per il Paese, portando in piazza 50mila persone per parlare di pace e giustizia sociale, conversione ecologica, diritti, siamo all’ascolto dei problemi per tradurli in proposte”. “Sui 9 euro l’ora – dichiara – c’è forte consenso nel Paese e il governo non ha avuto il coraggio di votare contro, tanto che ha dovuto svuotare il testo delle opposizioni con un atto gravissimo. Meloni rivendica di non scappare da nulla e sul salario minimo è scappata a gambe levate. Sulla sanità pubblica sentirete la nostra battaglia: la stanno svuotando, per favorire quella privata. Noi abbiamo già presentato emendamenti alla manovra con M5S,Avs, Psi e + Europa, andremo avanti su liste d’attesa, carenza di medici e infermieri, non autosufficienza. E poi c’è la battaglia sul congedo paritario: cinque mesi retribuiti al 100% per entrambi i genitori, non trasferibili. Tutte le opposizioni hanno sostenuto un nostro emendamento alla manovra e andremo avanti. La premier non può pensare che i modelli di conciliazione vita-lavoro siano Ursula von der Leyen o Roberta Metsola e non una lavoratrice della grande distribuzione che ha turni pure di domenica e non ha il nido garantito per i figli. La propaganda non nasconde la verità: ogni giorno il governo fa scelte contro le donne”.
Mercoledì si voteranno alla Camera risoluzioni sul sostegno all’Ucraina, e come Pd “abbiamo sempre garantito tutto il supporto necessario al popolo ucraino ingiustamente invaso, bisogna continuare a sostenerlo oggi che si intensificano gli attacchi russi, mentre Putin spera che vinca Trump e tolga il sostegno a Kiev. Ma dall’Ue vogliamo un’azione più forte per la fine del conflitto e una pace giusta”. Sul conflitto in Medio Oriente “serve un cessate il fuoco immediato per fermare il massacro di civili, per liberare gli ostaggi e portare aiuti umanitari a Gaza. Serve riprendere il percorso di due popoli e due Stati, trovando gli interlocutori. Non può esserlo Hamas, organizzazione terroristica, ma nemmeno questo governo israeliano che ha piani folli. Così il rischio è allargare il conflitto”.
In merito alle elezioni Europee “le mie valutazioni prescindono da Meloni, sono impegnata a costruire un progetto a partire dall’iniziativa in sei luoghi simbolici su quale Europa vogliamo. La mia candidatura sarà l’ultima questione: ora lavoriamo per liste aperte alla società civile”. Ed in merito al duello tv Meloni-Schlein, la segretaria del Pd sottolinea: “Ho lanciato io la sfida a Meloni, sul merito: non mi fa nessuna paura, anche se hanno provato a dirlo dopo il mio rifiuto di partecipare alla loro festa di partito, perchè non divido il palco con nostalgici del fascismo e franchismo. Si vedrà che le pompose promesse della destra si sciolgono come neve al sole. Il confronto tv non sostituisce però quello in Parlamento, lo frequentano poco e calpestano spesso le opposizioni”.
In merito alle prossime alle amministrative “mi sembra strano parlare delle difficoltà a costruire un’alternativa oggi, mentre il centrodestra esplode in Sardegna – dice -. Noi abbiamo ancora lavoro da fare: ai territori abbiamo chiesto alleanze ampie ma coerenti e non imponiamo niente dall’alto. Abbiamo già costruito candidature credibili e forti, come in Abruzzo”. “Noi – aggiunge – sentiamo la responsabilità di costruire l’alternativa a partire da una chiara identità e da battaglie concrete, senza presunzioni di autosufficienza, ma sapendo che senza la comunità Pd l’alternativa non si può costruire”. “Se c’è un partito che lo scorso anno ha fatto un salto in avanti è il Pd e non era scontato, dopo le difficoltà della sconfitta alle politiche – prosegue Elly Schlein -. Do il giusto peso ai sondaggi, anche al congresso mi davano tutti dietro. Ora punto a riportare a votare chi non vota più”. “Non credo agli spazi creati in provetta. Noi parliamo a tutto tondo al Paese: quando parliamo di salari bassi, poniamo anche il tema della scarsa produttività, la transizione ecologica, dimenticata da Meloni, è un tema che parla alle imprese. Sul Paese che immaginiamo, costruiremo alleanze ampie”, conclude Schlein, sottolineando: “Non credo che il governo durerà. Noi ci faremo trovare pronti: costruiamo subito l’alternativa”.
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