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Il sindaco Brugnaro riceve il nuovo prefetto Pellos

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VENEZIA (ITALPRESS) – Il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, ha ricevuto questa mattina a Ca’ Corner, il nuovo prefetto di Venezia, Darco Pellos, nominato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 28 novembre. Darco Pellos, 63 anni, già direttore centrale per le risorse umane del Dipartimento nazionale dei Vigili del Fuoco, lascia la prefettura di Ancona, dove era arrivato nel maggio del 2021. Nella sua lunga carriera ha ricoperto numerosi incarichi tra i quali il ruolo di viceprefetto vicario di Milano, di Forlì, di Belluno e di prefetto di Trapani.

Foto: ufficio stampa Comune di Venezia

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Castelli “Dal Superbonus effetto tossico sulla ricostruzione post-sisma”

ROMA (ITALPRESS) – Il Superbonus “ha prodotto un effetto tossico” sulla ricostruzione post-terremoto “perchè molte imprese si sono orientate verso il 110, lasciando sguarniti i cantieri del sisma”. Lo ha detto Guido Castelli, commissario straordinario di Governo per la ricostruzione post-sisma del 2016, intervistato da Claudio Brachino per la rubrica Primo Piano dell’agenzia Italpress.
Un altro effetto negativo del Superbonus è che “quando le imprese sono tornate a occuparsi di sisma”, avevano “i cassetti fiscali pieni e una fragilità economica che ha fatto perdurare questo effetto tossico. E’ stato un delitto non utilizzare quei soldi per la grande emergenza di un Paese in cui un terzo dei Comuni si trova in zone altamente vulnerabili: il Sisma bonus ha assorbito meno del 10% di quei 130 miliardi di costo e invece tutti si sono dati ai cappotti e agli infissi. Quando si verificherà la prossima scossa – che ci sarà, è inutile incrociare le dita o toccare ferro – dovremmo togliere i cappotti pagati dai contribuenti italiani per vedere se ci sono lesioni sugli immobili. Prima di fare i cappotti, bisognava trovare il modo di consolidare le strutture: rischiamo di avere altri disastri perchè si è invertito l’ordine delle priorità”. A che punto è la ricostruzione? “Sono stato chiamato a superare le molte false partenze che hanno afflitto la procedura, che si annunciava già particolarmente complessa: si parla spesso del terremoto, ma in realtà sono stati quattro che si sono susseguiti tra il 24 agosto 2016 e il 18 gennaio del 2017, per oltre 8mila km di cratere”. Il governo ha cercato di “dare un cambio di passo e posso dire che finalmente, dopo 11 mesi, i dati ci dicono che quel cambio di passo c’è stato: a novembre abbiamo fatto il record delle liquidazioni che materialmente stiamo facendo in favore delle imprese che lavorano concretamente nei cantieri, stiamo lavorando senza sosta e abbiamo semplificato molto”, ha spiegato.
Per quanto riguarda gli immobili privati “c’è un problema molto importante: su 50mila pratiche da terremoto che attendevamo, abbiamo avuto 29mila progetti depositati e ancora mancano 20mila progetti. C’è un problema di saturazione della classe tecnica, perchè abbiamo quasi completato la presenza professionale: i tecnici che si stanno applicando sul tema sono appena 4.000, quindi abbiamo un problema di ‘cilindratà. Sto facendo continuamente un appello affinchè siano anche altri i tecnici che si occupino di questa cosa”. Per Castelli “c’era una diffidenza che circondava gli operatori professionali, tante norme si affastellavano: via via abbiamo ‘disincrostatò, dando ai singoli progettisti il compito di prendersi le proprie responsabilità”. E’ necessario ricostruire ma bisogna anche “mantenere il flusso minimo vitale in zone che, anche prima del 24 agosto 2016, erano ‘malconcè dal punto di vista demografico e della vitalità economica: c’è un modello economico e sociale da rivedere”, per questo “abbiamo avuto la possibilità di utilizzare 1,8 miliardi di Fondo complementare al PNR Sisma per stimolare economicamente le imprese. I risultati sono stati davvero soddisfacenti: di fronte a 600 milioni messi in campo per lo stimolo alle imprese, abbiamo avuto richieste per 1,5 miliardi: vuol dire che c’è vita nel cratere”, ha sottolineato.
Il Centro Italia è fatto da piccole e medie imprese, start up giovanili, grandi aziende. “Abbiamo cercato di non escludere nulla: la nostra idea era quella di superare l’idea di un Appennino ‘presepè dove si va anche a passeggiare, ma dove ci sono anche delle realtà industriali importanti, per arrivare fino alle comunità energetiche rinnovabili e a un piano di viabilità che è il presupposto perchè la gente torni a vivere” in questi luoghi. Questo piano, “che serve a far uscire dall’isolamento quel quadrante del Centro Italia, complessivamente cuba 2,7 miliardi: in un anno abbiamo messo a terra 1,1 miliardi, non è poco in un’Italia in cui non si sa spendere”, ha proseguito Castelli. “Questo Centro sta scivolando verso Sud: dobbiamo recuperare la spina dorsale dell’Italia”. E’ uno dei motivi per cui è andato alla Cop28? “Assolutamente. Crisi climatica e crisi demografica sono due facce della stessa medaglia: se ripopoliamo l’Appennino – e questo è uno degli obiettivi impliciti della ricostruzione – creiamo le condizioni” anche per contenere “le 600mila frane attive che ci sono in Italia, attraverso un comportamento che non ha nulla a che fare con la pur necessaria limitazione dell’anidride carbonica: un vigneto trattiene una frana più del bosco, però se non ci sono gli uomini che coltivano la terra poi piangiamo i lutti”. Serve “un atteggiamento pragmatico e non ideologico: l’Italia è fragilissima e anche gli obiettivi di contenimento dell’inquinamento vanno declinati sulle specificità della nostra nazione. Non siamo un atollo del Pacifico, possiamo fare quel che riusciamo con l’elettrico ma è più importante che questo manufatto meraviglioso che si chiama Italia possa indebolirsi sempre di meno”. Quali sono i primi obiettivi per il 2024? “Sicuramente Amatrice: è il posto dove si è più indietro, ci sono tanti problemi. Dopo sette anni ancora troppa gente è fuori dalle proprie case: la bacchetta magica non ce l’ho, però devo dare quello che è possibile per far sì che il vuoto e la desolazione non siano prive di uno sguardo delle istituzioni”.

– Foto Italpress –

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Pedemontana Lombarda, da WeBuild una smart road

MILANO (ITALPRESS) – Una vera e propria smart road, green e in grado di offrire soluzioni innovative in fase di realizzazione, come nella gestione futura dell’opera, puntando a decongestionare il traffico sulla Tangenziale di Milano e ad una riqualificazione generale del territorio. E’ l’Autostrada Pedemontana Lombarda, di cui il Gruppo Webuild realizzerà le tratte B2 e C, progetto presentato a Meda, in provincia di Milano, con la partecipazione di Matteo Salvini, vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, di Attilio Fontana, presidente Regione Lombardia, di Alessandro Morelli, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al CIPESS, di Gianantonio Arnoldi, amministratore delegato di CAL, di Luigi Roth, presidente Autostrada Pedemontana Lombarda, e di Pietro Salini, amministratore delegato di Webuild.
“Un’autostrada è innovazione, sostenibilità e connettività, e rappresenta un fattore di sviluppo per l’economia del territorio. Ci stiamo impegnando – ha affermato Roth – per realizzare le nuove tratte nel rispetto del territorio e per ridurre al minimo gli impatti, attraverso un dialogo costante con le istituzioni. L’Autostrada Pedemontana Lombarda, progetto pubblico per il pubblico, ha caratteristiche uniche, prima tra tutte quella di essere quasi completamente interrata: in galleria e in trincea. E noi sappiamo che realizzarla è una grande responsabilità”.
“Dobbiamo ripensare il sistema delle infrastrutture immaginando le esigenze di domani del nostro Paese – ha dichiarato Salini -. Dobbiamo progettare e costruire le infrastrutture che serviranno nei prossimi 30 anni. Solo così il nostro Paese e la nostra industria potranno essere davvero competitivi. Serve pianificazione e progettazione sulla base degli obiettivi che ogni paese vuole perseguire. L’innovazione dei sistemi di trasporto urbani ed extra-urbani guida un nuovo modo di concepire e progettare le infrastrutture di trasporto. La Pedemontana Lombarda rientra in questa tipologia di opere. Tratte come la B2 e C rappresentano un nuovo modo di vedere le strade del futuro come vere e proprie smart road per smart cities. Pedemontana Lombarda è una opera nata pensando ai cittadini, creando una nuova modalità di interazione con i territori e con la natura, una Green Infrastructure che sarà modello per altre opere. Abbiamo costruito nel mondo 82.500 km di strade e autostrade. Ogni progetto ha rappresentato un progetto unico con cui abbiamo imparato tutto ciò che di più innovativo abbiamo proposto in questo territorio”.
A realizzare il progetto è il consorzio guidato da Webuild, in quota al 70%, con Impresa Pizzarotti al 30%. Le Tratte B2 e C saranno completate entro il 2026 e prevedono un investimento complessivo di circa 1,26 miliardi di euro. La commessa raggiungerà un picco di 1.500 persone.
Nel complesso, il progetto prevede la progettazione esecutiva e la costruzione di circa 26 chilometri di autostrada, con l’obiettivo di riorganizzare i collegamenti stradali nel quadrante Varese-Como-BergamoMilano. La Tratta B2, lunga circa 10 chilometri, si collega alla già esistente Tratta B1, snodandosi tra Lentate sul Seveso e Cesano Maderno. La Tratta C si estende per oltre 16 chilometri e congiunge Cesano Maderno e Usmate-Velate. Entrambi i tracciati includono trincee, rilevati, gallerie e viadotti, garantendo una connettività stradale efficiente e moderna.
Nel Nord Italia, il Gruppo Webuild è all’opera per la realizzazione di numerosi progetti strategici per lo sviluppo delle reti transeuropee TEN-T, dal progetto Unico Terzo Valido dei Giovi-Nodo di Genova, linea ferroviaria ad alta velocità AV tra Genova e Milano, alla linea AV Verona-Padova, ai numerosi lotti parte del progetto della Galleria di Base del Brennero, sull’asse strategico Monaco-Verona. A questi, si aggiungono i lavori per la linea ferroviaria ad alta capacità Fortezza-Ponte Gardena e la Circonvallazione di Trento, per l’allaccio della linea rispettivamente a Fortezza e Trento.

– Foto ufficio stampa Webuild –

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Confintesa “La contrattazione collettiva modello da ricostruire”

ROMA (ITALPRESS) – Il rapporto annuale pubblicato dall’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche (INAPP) ha sollevato importanti riflessioni sul panorama salariale italiano, evidenziando un aumento dell’1% dei salari dei lavoratori italiani dal 1991 a oggi, secondo quanto rileva una nota di Confintesa. Questo incremento appare nettamente inferiore rispetto alla media europea, attestata al 32% secondo i dati dell’OCSE.
“L’analisi condotta dall’INAPP – ha affermato il Segretario Generale di Confintesa Francesco Prudenzano – ha criticato il sistema contrattuale italiano, indicando una sua incapacità nel garantire un adeguato allineamento dei salari all’aumento del costo della vita nel corso degli anni confermando come la denuncia dell’INAPP confermi le preoccupazioni da tempo sollevate da Confintesa che ha a lungo denunciato la sclerotizzazione del sistema contrattuale, carente di dinamicità, pluralismo e naturale ricambio delle proposte contrattuali, con ambiti chiusi di esclusività di fatto che non rispecchiano le evoluzioni verificatesi nel panorama della rappresentanza sindacale nel corso degli anni.
La soluzione – continua Prudenzano – non risiede nella proposta presentata da alcune forze politiche, perchè non riguardava solo il cd “salario minimo”, ma uno scavalcamento dei principi costituzionali dell’art. 39. Occorre invece dinamicizzare il sistema, creando un nuovo modello di relazioni industriali, fondato sulla libera contrattazione, basata su alcune regole comuni.
L’Italia – aggiunge Prudenzano – nonostante abbia sperimentato un aumento della produttività grazie alle nuove tecnologie, ha fallito nel rivedere al rialzo i salari in linea con il costo della vita. Tale inadeguatezza contrattuale ha consentito alle imprese di incrementare i profitti a discapito dei lavoratori. Questa problematica è legata a una contrattazione stagnante e all’assenza di meccanismi che consentano di riconoscere e remunerare gli aumenti di produttività.
Confintesa – conclude Prudenzano – ha lungamente segnalato il paralizzarsi dei contratti, derivante da politiche di relazioni industriali inefficaci, e ha richiesto anche l’introduzione di normative che coinvolgano i lavoratori nei profitti aziendali, attuando l’articolo 46 della Costituzione Italiana.
Il dibattito aperto da questo rapporto dell’INAPP pone l’accento sulla necessità di rivedere e riformare il sistema contrattuale italiano, promuovendo un coinvolgimento più attivo dei lavoratori nella determinazione delle condizioni economiche”.
-foto ufficio stampa Confintesa –
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A ottobre in crescita debito pubblico ed entrate fiscali

ROMA (ITALPRESS) – A ottobre 2023 il debito delle Amministrazioni pubbliche è aumentato di 23,5 miliardi rispetto al mese precedente, risultando pari a 2.867,7 miliardi. Lo rende noto la Banca d’Italia.
L’incremento riflette quello delle disponibilità liquide del Tesoro (20,5 miliardi, a 52,5), il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche (1,2 miliardi), nonchè l’effetto degli scarti e dei premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione dei tassi di cambio (complessivamente 1,8 miliardi).
Con riferimento alla ripartizione per sottosettori, il debito consolidato delle Amministrazioni centrali è aumentato di 25,9 miliardi, mentre quello delle Amministrazioni locali è diminuito di 2,3 miliardi. Il debito degli Enti di previdenza è rimasto invece pressochè invariato.
La vita media residua è rimasta stabile a 7,7 anni.
La quota del debito detenuta dalla Banca d’Italia è diminuita al 24,4 per cento (dal 25,0 del mese precedente); a settembre (ultimo mese per cui questo dato è disponibile) quella detenuta dai non residenti è rimasta stabile (al 26,8 per cento), mentre quella in capo agli altri residenti (principalmente famiglie e imprese non finanziarie) è aumentata al 12,7 per cento (dal 12,4 in agosto).
Sempre secondo i dati della Banca d’Italia, a ottobre le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a 40,4 miliardi, in aumento dell’11 per cento (4 miliardi) rispetto al corrispondente mese del 2022. Nei primi dieci mesi dell’anno le entrate tributarie sono state pari a 428,3 miliardi, in aumento del 7 per cento (27,9 miliardi) rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

– Foto: Agenzia Fotogramma –

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McDonald’s raccoglie 13 tonnellate rifiuti in 160 tappe in tutta Italia

ROMA (ITALPRESS) – Oltre 3.200 sacchi, pari a circa 13 tonnellate di rifiuti, raccolti da più di 6.500 volontari: questi i numeri da record della terza edizione dell’iniziativa di McDonald’s “Le giornate insieme a te per l’ambiente” – il progetto dedicato alla lotta contro il littering, ossia dell’abbandono dei rifiuti nell’ambiente – che ha visto 160 tappe in tutta Italia, fra aprile e dicembre 2023.
Le attività di riqualificazione e vicinanza al territorio hanno visto all’opera i dipendenti di circa 200 ristoranti di McDonald’s, impegnati in oltre 160 tappe, insieme con più di 100 tra scuole, società sportive e associazioni locali. Quest’edizione ha visto per la prima volta anche la partecipazione di alcuni partner di McDonald’s come Coca-Cola, Havi Logistics, Ecolab, Inalca e Fresystem.
Dario Baroni, Amministratore Delegato McDonald’s Italia, ha commentato: “Sono molto orgoglioso di chiudere l’edizione 2023 di questo progetto con il raggiungimento di un altro grande traguardo. Quest’anno abbiamo superato i numeri già importanti delle edizioni precedenti, a testimonianza che McDonald’s e tutti i dipendenti condividono l’obiettivo comune di rispondere ai bisogni dei territori presso i quali operiamo, attraverso anche piccoli gesti come quello di ripulire alcune aree e spazi comuni colpiti dal fenomeno del littering. In futuro vogliamo continuare in questa direzione e siamo impegnati nel dare continuità a progetti di queste portata e capillarità, che ci permettono di fare la nostra parte e di restituire, anche solo in parte, quello che le città e le comunità locali ci danno ogni giorno”.
“Le giornate insieme a te per l’ambiente” è un’iniziativa nata nel 2021, in collaborazione con Assoambiente e Utilitalia, con l’obiettivo di contrastare il fenomeno del littering, ovvero l’abbandono dei rifiuti nell’ambiente. Aperta a tutti i dipendenti McDonald’s e ai cittadini, ha visto negli ultimi due anni il coinvolgimento di oltre 10mila persone e la raccolta di oltre 33 tonnellate in totale fra 2021 e 2022.
Numeri che si inseriscono nel più ampio percorso di transizione ecologica intrapreso dall’azienda ormai da diversi anni a partire dai suoi ristoranti in termini di packaging, raccolta differenziata e riciclo. Ne sono un esempio l’eliminazione della plastica monouso in favore di materiali più sostenibili, l’installazione di contenitori per la raccolta differenziata nelle sale e nei dehors, la collaborazione con Comieco per lo sviluppo di un nuovo sistema per garantire la riciclabilità del packaging in carta e la campagna di sensibilizzazione sulle corrette modalità di raccolta dei rifiuti rivolta ai consumatori nei ristoranti.
Attraverso progetti speciali come “Le giornate insieme a te per l’ambiente”, McDonald’s rinnova la propria vicinanza ai territori in cui opera “con i suoi oltre 680 ristoranti e l’impegno dei 150 licenziatari, imprenditori fortemente radicati nelle comunità locali”, si legge in una nota.

– Foto ufficio stampa McDonald’s –

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Beni durevoli, acquisti 2023 record a 75 miliardi

MILANO (ITALPRESS) – La spesa delle famiglie italiane in beni durevoli a fine anno supererà per la prima volta la soglia dei 75 miliardi di euro con una crescita del 2,3% in volumi e del 9,4% in valore sul quale incide un aumento medio dei prezzi pari al 7%. Sono le stime dell’Osservatorio Findomestic 2023, realizzato dalla società di credito al consumo del Gruppo BNP Paribas in collaborazione con Prometeia e giunto alla sua trentesima edizione. A determinare quest’andamento è soprattutto l’accelerazione del mercato della mobilità, in recupero del 18,8% sull’anno scorso per un fatturato di 41,5 miliardi grazie a una netta inversione di tendenza del settore auto, che non riesce tuttavia a colmare il gap in volumi rispetto al pre Covid; sostanzialmente stabile, invece, il settore casa, che chiuderà il 2023 a -0,3% (33,5 miliardi), con un’espansione del 4,9% dei grandi elettrodomestici e del 2,3% dei mobili che controbilanciano i forti cali dell’elettronica (-24,8%) e dell’information technology (-6%). “La performance del mercato dei durevoli è l’esito dell’intreccio fra l’aumento del 2,3% dei volumi e l’incremento del 7% dei prezzi medi d’acquisto – commenta Gilles Zeitoun, AD e DG di Findomestic -. Il giro d’affari del 2023 è superiore di 6 miliardi rispetto al precedente record del 2019, un risultato positivo per i consumi di durevoli, sul quale incide certamente l’inflazione ma anche il crescente orientamento dei consumatori all’acquisto di beni di gamma più alta rispetto al passato”. Secondo l’Osservatorio Findomestic il valore dei consumi di durevoli è in crescita a doppia cifra in sei regioni italiane. “Gli incrementi top – ha descritto Claudio Bardazzi, responsabile dell’Osservatorio Findomestic – si registrano in Lazio, Toscana (entrambe a +10,8%) e Lombardia (+10,5%); in fondo alla classifica si trovano, invece, Puglia (+6,6%) e Trentino-AA (+6,7%). In valore assoluto, la Lombardia si conferma prima in Italia con un mercato da 15,2 miliardi”.
Nel comparto dei mobili, l’aumento in valore del 2,3% è la conseguenza del -2,7% dei quantitativi e di un aumento dei prezzi medi d’acquisto pari al 5,1%: il fatturato totale raggiunge i 17,26 miliardi. La telefonia, con un giro d’affari in crescita dello 0,7% raggiunge quota 6,24 miliardi. Gli elettrodomestici toccano i 6 miliardi (+3,5%). I grandi crescono del 4,9% grazie al +6,9% dei prezzi. Sul fronte dei piccoli elettrodomestici, un quadro di sostanziale stabilità con il fatturato a +0,9%. L’information technology, invece, patisce la frenata post pandemica: la spesa totale di 2,26 miliardi è in discesa del 6%. Da gennaio a settembre, le vendite di pc portatili sono in calo (-16,6%), mentre risulta in forte espansione la domanda di digital assistant (+19,6%). Infine, il comparto dell’elettronica di consumo scivola a 1,78 miliardi con una perdita del 24,8%.
Doppio segno “più” per il settore dei veicoli con il +10,5% dei volumi e il +7,6% dei prezzi che fanno schizzare l’aggregato al +18,8% in valore. Nel 2023, la domanda di auto nuove da parte di privati rialza la testa con un ottimo +12,9% in volume, che tuttavia non basta ancora a colmare il gap (-20%) rispetto al 2019. Il fatturato del nuovo sfiora i 17 miliardi con una crescita del 18,2%. L’usato continua a valere più del nuovo con un giro d’affari che, a fine anno, sfiorerà i 22 miliardi, in crescita del 18,8%. grazie a prezzi medi d’acquisto in salita del 10,5% (il doppio rispetto al nuovo). Il comparto dei motoveicoli, infine, è il più virtuoso: cresce in volume (+33,1%) rispetto al 2019.
-foto ufficio stampa SEC Newgate Italia-
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“Capitale pulita”, Palermo (Acea) “Termovalorizzatore progetto concreto”

ROMA (ITALPRESS) – Rifiuti, termovalorizzatore, rendere Roma una città pulita e colmare il gap con le altre grandi capitali. Questi i temi al centro del dibattito “Capitale pulita” nell’ambito del ciclo di incontri “Roma Locomotiva d’Italia” organizzato dal quotidiano “Il Tempo”. “Noi siamo fiduciosi e stiamo lavorando per presentare un’offerta e crediamo che possa dare un valido contributo a risolvere e gestire il tema dei rifiuti nella Capitale. Il progetto ha delle milestone individuate anche nel bando di gara, quelle sono le indicazioni dei tempi. Al momento ci stiamo focalizzando sul presentare una proposta coerente”, ha detto l’amministratore delegato di Acea, Fabrizio Palermo, in occasione dell’incontro alla presenza, tra gli altri, del sindaco di Roma, Roberto Gualtieri.
“Come Acea siamo impegnati nello sviluppo di questo progetto che abbiamo presentato già a inizio anno. E’ un progetto molto importante che vede coinvolti non solo noi – spiega -, ma quello che riteniamo essere il meglio del know how sia tecnologico che dell’esperienza che c’è in questo campo; con noi ci sono Hitachi, Suez e Vianini. Credo che la soluzione proposta, presentata anche dal sindaco, è all’avanguardia e rappresenta un progetto all’avanguardia e una soluzione concreta che è stata messo a gara. Per noi” quello del termovalorizzatore di Roma “è un progetto significativo. Si tratta di una soluzione molto all’avanguardia su cui siamo ambiziosi e su cui stiamo investendo. Questo impianto prevede una crescita significativa della differenziata, è un salto importante verso una gestione più moderna e integrata. Siamo orgogliosi di posizionarci in modo importante sul settore” dell’ambiente “e puntiamo a crescere”, conclude.
Al dibattito presente anche Luca Richeldi, direttore di pneumologia del Policlinico Gemelli di Roma. “La salute dei cittadini è un valore diffuso, essenziale, costituzionale e che tutti vogliamo difendere e garantire, dai più piccoli ai più anziani. La salute respiratoria in primis ma la salute in generale. La questione dei rifiuti è un punto cruciale insieme ad altri come traffico e inquinamento; quindi, cercare le soluzioni che offrono più vantaggi è cruciale”.
Il primo cittadino della Capitale, Roberto Gualtieri, spiega come non si deve “termovalorizzare tutto ma va fatto per la quota di indifferenziato e, in una città come Roma, la quota di indifferenziato è di 600 mila tonnellate l’anno. Abbiamo stimato la portata del termovalorizzatore sulla base di un livello ambizioso per la città di Roma in termini di riduzione e riciclo dei rifiuti. Noi ci impegnamo a conferire 600 mila tonnellate – sottolinea Gualtieri -, e questa scelta “nasce da un calcolo su quella che sarà la quota di indifferenziata, in una grande città con un’altissima presenza di turisti, che resterà nonostante porteremo al massimo livello possibile nei prossimi anni la differenziata. Noi vogliamo una asticella molto alta dal punto di vista qualitativo, vogliamo avere un impianto efficiente, sostenibile e molto vantaggioso dal punto di vista ambientale e finanziario”, aggiunge.
Due esempi europei: Parigi e Vienna. “Noi gestiamo i rifiuti di 6 milioni di persone tra Parigi e dintorni, e lavoriamo per diminuire la quantità di rifiuti e per migliorarne il trattamento. Quando è iniziato questo progetto del termovalorizzatore non abbiamo avuto alcuna critica dalla comunità, la situazione è stata accettata da cittadini e sindaci, abbiamo lavorato insieme per migliorare la struttura dei nostri impianti”, afferma Corentin Duprey, presidente Syctom.
Anche Alexander Kirchner, division manager asset operations at Wien Energie di Spittelau di Vienna racconta che il loro progetto nasce a “fine degli anni 60, all’epoca ci furono alcune lamentele ma oggi è apprezzato. Il livello di raccolta differenziata è di 270mila tonnellate l’anno di rifiuti. Il termovalorizzatore è una risorsa essenziale per la città”.

– Foto xb1/Italpress –

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