ROMA (ITALPRESS) – Favorire il reinserimento sociale dei detenuti attraverso gli strumenti chiave della formazione e del lavoro. E’ questo, in sintesi, l’obiettivo del progetto “Ripartenze: riprendiamoci il futuro!” promosso da Fondazione Lottomatica in collaborazione con il Ministero della Giustizia e in partnership con ELIS, associazione non profit specializzata nella formazione e nell’avviamento al lavoro di chi è socialmente ed economicamente più svantaggiato.
Il protocollo d’intesa che dà il via all’iniziativa è stato firmato a Roma presso la sede del Ministero della Giustizia e ha durata annuale. A siglare il documento, che rappresenta la cornice istituzionale all’interno della quale saranno poi declinate concretamente le modalità operative del progetto, sono stati il capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Giovanni Russo, il capo del Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità Antonio Sangermano, il presidente di Fondazione Lottomatica Riccardo Capecchi e l’amministratore delegato di ELIS Pietro Cum. Alla firma erano presenti anche il Viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto e l’amministratore delegato del Gruppo Lottomatica Guglielmo Angelozzi. La prima fase, sperimentale, del progetto si terrà nel territorio della Regione Lazio. Sarà rivolta alle persone condannate a pene detentive in uno degli istituti penitenziari regionali, a chi sia sottoposto alla misura della messa alla prova, a sanzioni sostitutive ovvero a misure alternative alla detenzione e ai soggetti ammessi all’esecuzione penale esterna. La fase operativa nell’ambito del Ministero della Giustizia sarà demandata al Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria o al Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità, secondo i destinatari coinvolti nel progetto.
Le persone ammesse al programma saranno formate sulla base di un apposito e dettagliato programma messo a punto da ELIS. Al termine della formazione, verranno avviate al lavoro in una delle aziende partner del progetto. Queste ultime saranno selezionate tra le centinaia che attualmente già aderiscono a Distretto Italia, la community di grandi e medie imprese creata da ELIS per favorire l’occupazione stabile e di qualità nel nostro Paese.
La fase di raccolta delle adesioni da parte delle aziende sarà effettuata già all’inizio del progetto, in modo che la selezione delle persone ammesse al programma e le attività di formazione siano in linea con il fabbisogno delle imprese.
Dopo la firma del protocollo d’intesa, il cronoprogramma prevede nelle prossime settimane la definizione del modello e dei processi operativi, a cui seguiranno l’inizio della selezione dei candidati e l’attivazione dei percorsi di formazione. L’obiettivo finale è avviare al lavoro e inserire in azienda il maggior numero possibile delle persone ammesse al progetto.
Francesco Paolo Sisto (Viceministro della Giustizia) sottolinea:
“L’articolo 27 della Costituzione non è, per il Ministero della Giustizia, soltanto un principio. Deve essere una scelta capace di incidere sulla realtà dell’esecuzione della pena. La firma del protocollo con Fondazione Lottomatica, Associazione Centro ELIS, Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità costituisce un importante segmento di una linea che con continuità e determinazione porta a offrire alla parola recupero una concreta chance di risultati. L’attività lavorativa, senza alcun dubbio, è terreno privilegiato per poter dare all’esperienza di esecuzione della pena un significato costituzionalmente orientato”.
Guglielmo Angelozzi (Amministratore delegato Lottomatica) afferma: “La sostenibilità sociale è uno dei driver fondamentali che guidano le nostre scelte e le nostre azioni. Siamo convinti infatti che il lavoro di tutti i giorni vada inserito in un’ottica più ampia, che consideri di assoluta priorità gli impatti sulle persone, sulla società e sulle comunità in cui siamo inseriti. In questo senso l’obiettivo è provare a dare un contributo alla costruzione del bene comune, che passa anche attraverso la formazione, il lavoro e la partecipazione. Tutti ingredienti presenti in questa iniziativa, che sono davvero felice la nostra fondazione abbia deciso di avviare. Un progetto che conferma l’impegno assunto da Lottomatica per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, in particolare per il lavoro dignitoso e la crescita economica e la riduzione delle disuguaglianze”.
Pietro Cum (Amministratore delegato ELIS) sottolinea:
“Siamo entusiasti di contribuire a questo progetto in un campo, la formazione al lavoro, che da sempre rappresenta la nostra missione. Il lavoro costituisce uno strumento essenziale di emancipazione personale, offre l’opportunità di mettersi al servizio degli altri ed è un elemento fondante di qualsiasi progetto di vita. Perchè tutto ciò sia possibile, è necessario che a monte vi sia un’adeguata formazione che incroci le competenze dei lavoratori con le esigenze delle aziende. E’ quello che cercheremo di fare anche in questo progetto, consapevoli che le fasi di raccolta del fabbisogno e di formazione al lavoro costituiscano un tassello fondamentale. Vogliamo costruire opportunità di inserimento lavorativo, in grado di tradursi concretamente in occasioni di riscatto per tutte le persone coinvolte”.
Riccardo Capecchi (Presidente Fondazione Lottomatica) afferma:
“La costruzione di opportunità e la restituzione sociale, che caratterizzano in profondità questa iniziativa, rappresentano due degli obiettivi principali su cui la fondazione è maggiormente impegnata fin dalla sua costituzione. Quello che parte oggi è un progetto corale: un’azione coordinata e sinergica che coinvolge una pluralità di soggetti, con l’obiettivo di potenziare le opportunità di reinserimento e di impiego a beneficio di quanti si siano resi colpevoli di reati, offrendo loro una nuova opportunità di tornare a integrarsi nel tessuto sociale del nostro Paese attraverso il lavoro. Iniziamo dal territorio della Regione Lazio ma in futuro siamo pronti a estendere il progetto anche ad altre aree del Paese”.
-foto ufficio stampa Fondazione Lottomatica –
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Carceri, al via un progetto di reinserimento sociale
Pma nei Lea, Salutequità “Stop disomogeneità regionali e liste d’attesa”
ROMA (ITALPRESS) – Non basta l’incertezza economica e lavorativa a rendere l’Italia il paese con il più basso tasso di natalità in Europa: un ruolo non indifferente è legato all’infertilità che l’Organizzazione mondiale della Sanità definisce “una patologia del sistema riproduttivo maschile o femminile definita dal mancato raggiungimento di una gravidanza dopo 12 mesi o più di rapporti sessuali regolari non protetti” e che in Italia, secondo ISS, riguarderebbe il 15% delle coppie.
La buona notizia in questo senso è che l’Italia, stando al Progress report OMS “Action Plan for Sexual and Reproductive Health”, è tra il 72% di Stati membri dell’Ue che nel 2022 ha politiche o linee guida nazionali sull’infertilità negli uomini e nelle donne. Ma la cattiva notizia è che non fa parte di quel numero di Stati, meno di uno su 3 (31% ovvero solo 12 Stati membri), che offre il supporto finanziario per gli alti costi della fecondazione assistita a tutte le donne che ne hanno bisogno.
Le cose però potrebbero cambiare perchè nel ventesimo compleanno della legge 40/2004, la Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), entrata nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) nel 2017, potrà contare sulla definizione di tariffe e dal 2024 dovrebbe essere accessibile alle coppie che ne hanno bisogno.
Ma per raggiungere questo traguardo ci sono nodi da risolvere e Salutequità li ha analizzati attraverso il suo Osservatorio dedicando un focus proprio alla PMA.
“Dal primo gennaio entrano in vigore i nuovi LEA grazie al decreto tariffe e il SSN garantisce l’accesso alle prestazioni necessarie alle coppie per curare l’infertilità, ricomprendendo fecondazione assistita omologa e eterologa – ha detto Tonino Aceti, presidente di Salutequità -. E’ verosimile che aumenterà appropriatamente la domanda, finora frenata, in particolare al sud del Paese, da difficoltà prevalentemente economiche. Un appuntamento al quale il SSN non può farsi trovare impreparato. Per partire col piede giusto è necessario agire sulle note disomogeneità in termini di offerta del SSN attualmente presenti; lavorare sull’appropriatezza dei percorsi di prevenzione, diagnosi e cura dell’infertilità; misurare le liste d’attesa per gestirle, governarle e offrire trasparenza alle coppie. In caso contrario le coppie non avranno più necessità di chiedere l’autorizzazione alla ASL di appartenenza e potranno recarsi in centri fuori regione, ma rischiamo ancora una volta di lasciare indietro quelle che non possono permetterselò.
La Relazione al Parlamento di novembre mostra una ripresa tra il 2020 e il 2021 delle attività di PMA dopo il calo causato dal covid-19, che si è tradotta nell’aumento numero di cicli erogati, nell’incremento in termini assoluti del numero di bambini nati vivi grazie a tecniche di PMA e nella loro incidenza rispetto al totale delle nascite (4,15% nel 2021, 2,79% nel 2020 e 3,37% nel 2019). Nel 2021 sono state trattate 86.090 coppie (di cui 75.856 con tecniche di secondo e terzo livello), per un totale di 108.067 cicli iniziati (+27.968 cicli rispetto al 2020) di cui 46.903 nel privato (35.459 nei centri pubblici, 25.705 nei privati convenzionati); e di 21.695 gravidanze (+7.233 rispetto al 2020). I bambini nati grazie alla PMA nel 2021 sono stati 5320 in più rispetto al 2020, per un totale di 16.625: 15.330 sono nati da procedure di secondo e terzo livello (la fecondazione avviene in vitro, cioè all’esterno dell’apparato riproduttivo femminile); poco meno di un terzo, 5.021, con gameti donati.
I problemi di iniquità sul territorio nazionale sono ribaditi anche dalla recente Relazione al Parlamento, che con le stesse parole di quella dello scorso anno, sottolinea che “Rimane la diversa distribuzione dei centri pubblici e privati convenzionati, più presenti nel Nord del Paese… Inoltre, un consistente numero di centri PMA di II e III Livello presenti sul territorio nazionale svolge un numero ridotto di procedure nell’arco dell’anno…Sarebbe auspicabile che i centri PMA fossero in grado di svolgere volumi di attività congrui in modo da garantire qualità, sicurezza e appropriatezza delle procedure nelle tecniche di PMA e che fossero equamente distribuiti su tutto il territorio nazionale per offrire il miglior livello di prestazione possibile…’.
Ad erogare gli oltre 108mila cicli di PMA nel 2021 sono stati i 340 centri attivi in Italia: 221 privati, 100 pubblici e 19 privati convenzionati. La metà dei centri italiani (50,3%) è concentrata in 4 regioni: Lombardia (55 centri pari al 16,2% del totale); Campania (45 centri pari al 13,2%), Veneto (36 centri ovvero il 10,6%) e Lazio (35 centri pari all’10,3%). E, come emerge dalla relazione al parlamento, “la presenza di centri pubblici è maggiore in alcune regioni del Nord (Lombardia, Liguria, Friuli Venezia Giulia) e del Centro (Marche); i centri privati sono in numero maggiore in quasi tutte le regioni del Sud e solo in alcune del Nord (Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna) e del Centro (Lazio); i 17 centri privati convenzionati sono quasi esclusivamente presenti in Lombardia (9) ed in Toscana (5)”.
Il numero di cicli effettuati su pazienti per milione di abitanti nell’anno 2021, sono un altro parametro importante per capire l’offerta regionale. Secondo la stima della società scientifica europea di riferimento, ESHRE, il fabbisogno di cicli è stimabile in almeno 1500 cicli per milione di abitanti. Stando a questo parametro, guardano la media Italia 2021, l’offerta risulterebbe adeguata perchè pari a 1529 cicli per milione di abitanti (standard di adeguatezza >1.500). Tuttavia, trattandosi di media nazionale le variabilità territoriali non mancano. Le Regioni che non raggiungono lo standard sono 14. Sono al di sotto dei mille cicli molte regioni del sud/isole (Marche, Umbria, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna, Liguria); fanno registrare i valori più bassi Marche (180), Molise (355), Sardegna (543).
Superano i 1000 cicli, ma non raggiungono i 1500: Veneto (1113), Piemonte (1198), Friuli Venezia Giulia (1155) e PA Trento (1398). Oltre lo standard (1500 per milione di abitanti), Valle d’Aosta (4429), PA Bolzano (3380), Toscana (2961), Lombardia (2221), Lazio (2139), Campania (1559).
Anche i centri di PMA sono diversi tra loro in termini di volumi: solo 18 hanno svolto almeno 1.000 cicli e sono in Lombardia (5), Toscana e Lazio (3), Piemonte, Emilia Romagna e Campania (2), in Sicilia (1).
Quelli più piccoli sono 61, erogano tra i 100 ed i 200 cicli, e si trovano soprattutto in Campania (12), Lazio (9), Veneto e Sicilia (8). Guardando all’offerta dei centri del SSN, il 42,3% di quelli pubblici ha dimensioni medie ed eroga fra i 200 ed i 500 cicli. L’82,4% dei centri privati convenzionati ha eseguito almeno 500 cicli, con il 41,2% che ne ha fatti più di 1.000.
Oltre un ciclo su 6 (62,1%) di tutti i cicli iniziati di fecondazione omologa di II e III livello è a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN): circa uno su tre (33,9%) nei centri pubblici e oltre uno su quattro (28,2%) nei privati convenzionati. Situazione capovolta per i cicli di fecondazione eterologa, per i quali circa i due terzi (72,6%) si svolge nei centri privati.
E nella PMA un altro fenomeno è quello della mobilità transfrontaliera. Le motivazioni che spingono i pazienti a rivolgersi all’estero sono varie e complesse, ma per semplificare la letteratura li riconduce a 4 categorie di motivazioni: accesso; costi; regolazione normativa; privacy.
In queste motivazioni c’è anche la volontà di evitare i lunghi tempi di attesa, una realtà nei Paesi in cui le cure dell’infertilità sono incluse nel SSN. Secondo dati SIRU, Società italiana Riproduzione Umana, oltre 13mila coppie italiane si sono spostate per poter diventare genitori e si sono rivolti a strutture in Spagna, Grecia, Repubblica Ceca, Danimarca e Belgio. In particolare, a migrare sono le coppie interessate alla fecondazione eterologa, cioè la tecnica di PMA che utilizza gameti, ovuli o spermatozoi, prelevati da donatore esterno alla coppia.
E’ verosimile ipotizzare che a fronte dell’inserimento nei LEA della PMA, la domanda sia destinata mente ad aumentare, ma, dati alla mano, sembra difficile, in assenza di azioni concrete, farci trovare pronti dal 1° gennaio a dare risposte adeguate in termini quantitativi e a garantire equità di accesso alle coppie.
L’aumento di domanda appropriata da parte delle coppie prevedibile, se non accompagnato da un adeguamento della risposta nei diversi territori regionali, potrebbe portare a barriere nell’accesso dovute ad un aumento delle liste d’attesa e/o della mobilità, con disparità legate a residenza, fattori socioeconomici, etc. E’ importante sottolineare che l’adeguamento dell’offerta non si basa sulla sola numerosità dei centri, ma anche sul dimensionamento del personale e sull’adeguamento delle dotazioni strumentali.
E’ indispensabile agire anche sull’appropriatezza e sulla definizione di percorsi di tutela della salute riproduttiva e di presa in carico dell’infertilità. A partire dalle linee guida è importante definire i percorsi di prevenzione, diagnosi e cura coinvolgendo tutti i professionisti e i servizi a vario titolo coinvolti.
L’incertezza del costo per la fecondazione eterologa, che varierà tra le Regioni anche in forza degli accordi regionali per l’importazione dei gameti, potrebbe continuare a spingere le coppie alla mobilità nazionale, verso le regioni che chiederanno un contributo inferiore. Il Ministero della salute ha stimato un costo fino a 1500 euro.
Prevedere il monitoraggio dei tempi di attesa e renderli pubblici e consultabili da parte delle coppie, mutuando anche da positive esperienze regionali in atto.
– foto ufficio stampa Salutequità –
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Lazio ai quarti di Coppa Italia, Guendouzi piega il Genoa
ROMA (ITALPRESS) – La Lazio batte il Genoa 1-0 e si qualifica ai quarti di finale di Coppa Italia. I biancocelesti regolano il passaggio del turno con il gol di Guendouzi proprio a inizio partita. La squadra di Sarri chiude la settimana perfetta dopo la qualificazione in anticipo nel girone di Champions e il ritorno alla vittoria in campionato con il Cagliari. Il tecnico toscano non sottovaluta la sfida con i liguri all’Olimpico ma lascia riposare Immobile. Bastano soltanto cinque minuti alla Lazio per sbloccare il risultato alla prima occasione utile. Lazzari confeziona l’assist e Guendouzi spedisce di piatto in rete l’1-0 alle spalle di Leali. Il Genoa incassa e inizia a reagire solo alla mezz’ora. Gilardino schiera una formazione molto rimaneggiata e ritrova Retegui dal 1′ minuto: l’attaccante si rivela il più pericoloso dei suoi. Poi Pedro va vicino al raddoppio, il portiere para. Sul finire del primo tempo Felipe Anderson, subentrato per l’infortunato Isaksen, spreca una grande occasione. La Lazio non riesce a chiudere i conti e il Genoa, dopo un’ora di gioco, per un soffio non pareggia. Protagonista ancora Retegui, che meriterebbe pure la rete se non fosse per il salvataggio di Gila. Ma è ancora Felipe a sfiorare il raddoppio che non vuole arrivare, poi arriva anche il turno di Immobile. L’attaccante napoletano sale in cattedra, i biancocelesti collezionano occasioni, una se la divora clamorosamente Basic. I liguri comunque non mollano, continuano a cercare il pareggio grazie ai cambi di Gilardino per una squadra tutta all’attacco. Alla fine alla Lazio basta la marcatura di Guendouzi, protagonista di una prestazione superlativa oltre al gol, per conquistare la qualificazione ai quarti, dove incontrerà la vincente di Roma-Cremonese. Il 3 gennaio si scoprirà se ci sarà o meno il derby capitolino a eliminazione diretta.
– foto LivePhotoSport –
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Cybersecurity, tra le Pmi prevale la sottovalutazione
MILANO (ITALPRESS) – Che cos’è la cybersecurity? Si tratta di una domanda alla quale le piccole e medie imprese probabilmente risponderebbero in modo approssimativo. Anzi, per molte è un tema in larga parte sottovalutato. E’ lo scenario preoccupante che emerge dalla survey di Grenke Italia, realizzata in collaborazione con Cerved Group e Clio Security, su un campione di oltre 800 imprese con un fatturato compreso fra 1 e 50 milioni di euro e con personale variabile dai 5 a i 250 dipendenti.
“Questa ricerca ci dice che in realtà il problema del denaro non c’è perchè appena il 2% dice che investire in cybersecurity è un tema di risorse. Il problema non è essere inconsapevoli dell’importanza perchè oltre il 60% dice che è un aspetto essenziale per il loro business. Ma per qualche strana ragione si è formata nelle PMI un’equazione per cui la protezione dei dati, sulla quale hanno speso denaro per essere conformi alle regolamentazioni europee, è stata fatta coincidere con la cybersecurity. Purtroppo non è così”, spiega Alessandro Curioni, esperto di Cybersecurity e fondatore DI.GI Academy.
Altro dato allarmante è che il 73,3% delle imprese non sa cosa sia un attacco ransomware mentre il 43% non ha un responsabile della sicurezza informatica. Il 26% è quasi sprovvisto di sistemi di protezione e solo 1 azienda su 4 (22%) ha una rete “segmentata” cioè più sicura. Inoltre meno della metà degli intervistati (48%) conosce il phishing anche se risulta l’attacco informatico più subito dalle PMI italiane (il 12% ha dichiarato di averlo subito).
“Noi sappiamo che la conformità è fondamentale per gli adempimenti normativi: circa il 50% delle aziende hanno un regolamento aziendale in cui scrivono ai dipendenti come utilizzare i dispositivi. Per contro il 72% non fa azioni formative in ambito di cybersecurity e quando le fa le affida tipicamente al Data Protection Officer, quindi con un forte orientamento verso la protezione dei dati – sottolinea Curioni -. Altro elemento significativo: meno di un’azienda su 3 effettua verifiche periodiche della sicurezza dei suoi sistemi informatici magari attraverso dei Penetration Test”.
Per un’azienda intervistata su 5 la cybersecurity è poco rilevante nella gestione della sua attività e la grande maggioranza (61%) di queste lo afferma perchè non ritiene di trattare dati sensibili. Quasi il 73% delle imprese intervistate non organizza per i dipendenti momenti di formazione sui rischi informatici e sulle precauzioni da adottare.
Passando dal livello di conoscenza alle azioni concrete emerge ancora di più l’impreparazione delle piccole e medie aziende del nostro Paese sul fronte della cybersicurezza. La maggioranza relativa delle aziende intervistate (45%) non ha effettuato verifiche sulla sicurezza informatica aziendale in passato e non prevede di farne in futuro.
Per Curioni la confusione riguardante questo tema e l’appiattimento sulla semplice protezione dei dati “sta trasformando il problema della cybersecurity in un problema culturale”. Una preoccupazione condivisa anche da Aurelio Agnusdei, Country Manager di Grenke Italia, operatore di noleggio operativo per le PMI.
“Il quadro che emerge da questo studio è tutt’altro che rassicurante. Non esiste una cultura della cybersicurezza per quanto riguarda le piccole e medie imprese e questo è ancora più preoccupante se si pensa che ci riferiamo al 95% delle imprese italiane. C’è un evidente scostamento tra rischio reale e rischio percepito e questo dipende spesso dall’assenza di risorse dedicate a questo argomento”, dichiara Agnusdei sottolineando che bisogna “innanzitutto creare una cultura: rendere le imprese consapevoli dei rischi che corrono e creare le condizioni affinchè si possa porre rimedio a questa situazione di rischio. Le piccole e medie imprese il più delle volte non hanno le risorse necessarie: è quindi importante che il mercato individui soluzioni scalabili che possano essere applicate a più imprese in maniera facile e con un approccio consulenziale”.
Ma come si può procedere per sensibilizzare in modo più incisivo le piccole e medie imprese? Secondo il presidente di AIPSA (Associazione Italiana Professionisti Security Aziendale) Alessandro Manfredini “un primo passo importante potrebbe essere una sorta di check-up della propria organizzazione per capire chi sono le persone, i processi e le tecnologie. Quindi mappare e capire se ci sono delle vulnerabilità non solo tecnologiche, ma anche di minor cultura che le persone che dovrebbe gestire determinati argomenti ancora non hanno. E infine iniziare in maniera imprenditoriale un percorso di adeguamento andando a mappare le priorità”.
Per quanto riguarda invece il tema delle competenze, Manfredini ritiene che oggi “scontiamo un gap generazionale e culturale sui temi di transizione digitale, a maggior ragione se si parla di cybersecurity. Sicuramente alcune aziende nel primo periodo avranno la necessità di doversi appoggiare a professionisti esterni”.
– Foto xh7/Italpress –
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Metsola “Difendere gli interessi europei nel mondo globale”
PALERMO (ITALPRESS) – “Non posso fare a meno di pensare a Giulia Cecchettin, che era una studentessa come voi, donna brillante, la cui vita è stata stroncata nel peggiore dei modi. Nessuna parola di conforto potrà riportarla indietro. Dobbiamo fare di più”. Lo ha detto la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, nel corso del suo intervento alla cerimonia di inaugurazione del nuovo anno accademico dell’Università di Palermo. Ad accoglierla il rettore Massimo Midiri.
“Vi invito tutti a ricordarla non con un minuto di silenzio ma con un minuto di rumore, con un applauso così forte da arrivare a lei”, ha aggiunto la presidente Metsola, che ha poi affrontato i temi di più scottante attualità.
“Non possiamo distogliere lo sguardo da Gaza, la situazione è disperata e l’ho vista con i miei occhi – ha sottolineato -. Ho incontrato le famiglie rapite da Hamas e le persone che stanno piangendo la perdita dei propri familiari a Gaza. Bisogna ribadire il nostro rifiuto nei confronti del terrorismo e cercare di garantire la liberazione degli ostaggi e fornire quanti più aiuti a chi ne ha bisogno. Dobbiamo trovare una soluzione di pace a lungo termine con una soluzione che dia speranza”.
Poi, in merito al conflitto in Ucraina: “Perchè abbiamo sostenuto l’Ucraina con tutte le nostre forze? Perchè abbiamo inviato aiuti umanitari, militari e finanziari… e perchè continuiamo a farlo? Perchè il Parlamento europeo è stata la prima istituzione dell’UE a legittimare il percorso europeo dell’Ucraina e a chiedere che le venisse riconosciuto lo status di candidato all’UE? Perchè ci siamo uniti per adottare diversi pacchetti di sanzioni contro la Russia, lottando allo stesso tempo contro le ondate di disinformazione e di paura del Cremlino? Perchè per l’Europa questo è ciò che abbiamo promesso per generazioni: che siamo a favore della giustizia, della libertà, dello Stato di diritto. Anche quando è difficile farlo – ha detto nel corso del suo intervento alla cerimonia di inaugurazione del nuovo anno accademico dell’Università di Palermo -. Anzi. Soprattutto quando lo è. Dobbiamo rimanere fermi nel nostro sostegno all’Ucraina e nella nostra forte reazione all’aggressione russa. E’ una minaccia al nostro modello democratico, alla nostra sicurezza e ai nostri valori. Questo impegno è proprio la spina dorsale dell’Europa che abbiamo costruito”.
Entrando nello specifico sui temi italiani, “L’Italia – ha ricordato – è il maggior beneficiario dello Strumento di ripresa e resilienza. Questo contributo europeo, un finanziamento per un totale di 194,4 miliardi di euro, rappresenta un’opportunità senza precedenti per investire nel vostro futuro. Per generare centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro, migliorare la qualità della vita e incentivare i giovani talenti a rimanere qui. Il Sud Italia è ricco di potenzialità inutilizzate che attendono di essere sbloccate. E’ il momento di invertire la rotta. Ma questo non sarà possibile senza accesso ai finanziamenti e un sistema d’infrastrutture moderno. Perchè se si punta sulla connettività, se si potenziano le infrastrutture, se si comincia a guardare questa regione come a una porta verso le opportunità economiche, e come a un punto di riferimento naturale per i Paesi del Mediterraneo, allora il Sud Italia prospererà. L’Italia prospererà. E anche l’Europa intera prospererà. La mia visita di oggi serve anche per sottolineare che l’Europa va vista come un’opportunità. Per trovare soluzioni ai vostri problemi”, ha aggiunto.
Altro argomento caldo, quello dell’immigrazione. “Abbiamo bisogno di una soluzione sostenibile alla questione migratoria; nessuno lo sa meglio della Sicilia – ha detto -. Negli ultimi dieci anni, si stima che oltre 650 mila rifugiati siano arrivati sulle vostre coste. A nome del Parlamento europeo, desidero esprimere la mia gratitudine per la generosità e la resilienza che avete dimostrato nel sostenere questo onere sproporzionato”. “Sono passati 10 anni dal naufragio di Lampedusa e da allora il cimitero del Mediterraneo ha causato la morte di altre migliaia di donne, bambini e uomini – ha aggiunto -. La migrazione è la sfida della nostra generazione e dobbiamo rispondere ad essa in modo equo e umano con chi cerca protezione, fermo con chi non ne ha diritto e forte con le reti criminali che continuano a sfruttare i vulnerabili. Vi assicuro che il Parlamento europeo continuerà a fare tutto il possibile per raggiungere un accordo sul nuovo patto di migrazione e asilo entro la fine di questa legislatura”.
“Troppo spesso parliamo di diritti e valori come se fossero concetti elevati che troviamo in qualche vecchio libro. Se questa crescente instabilità geopolitica ci ha insegnato qualcosa – ha sottolineato -, è l’importanza di dimostrare ogni giorno perchè sono necessari e come possono fare la differenza nella vita delle persone”. “Mi vengono in mente due ex alunni di questa grande Università, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino – ha aggiunto -. Hanno messo la loro vita prima di difendere la verità e la giustizia. Sono i miei eroi. Sono gli eroi dell’Italia. Sono gli eroi dell’Europa. La corruzione erode le fondamenta di tutto ciò che abbiamo costruito. E uccide. Non solo i magistrati, ma anche gli attivisti, i politici, i giornalisti. A Malta, la corruzione ha ucciso Daphne Caruana Galizia. In Slovacchia, Jan Kuicak e molti altri in Europa e nel mondo. Quindi, quando parlo di corruzione come il più grande nemico dei nostri valori comuni, non ci sono riferimenti a confini geografici. Se vogliamo prevenire e combattere la corruzione, dobbiamo guardare all’Europa per trovare una risposta”.
“L’anno scorso – ha ricordato -, la ‘Piattaforma multidisciplinare europea per la lotta alle minacce della criminalità’ ha sequestrato oltre 180 milioni di euro e ha effettuato quasi 1.000 arresti. Grazie alla nostra legislazione contro il riciclaggio di denaro, stiamo mettendo un freno ai finanziamenti illeciti attraverso le frontiere. Per rendere il nostro spazio condiviso un pò più sicuro, un pò migliore, un pò più giusto”.
“L’Europa che voglio – ha poi sottolineato – deve concentrarsi su poche grandi questioni: creare lavoro con più investimenti, contribuire alla stabilità e alla pace, con una vera politica estera, di difesa e di sicurezza, difendere gli interessi europei nel mondo globale”. Così la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, nel corso del suo intervento all’inaugurazione del nuovo anno accademico dell’Università degli Studi di Palermo. “Forse voglio troppo, ma questo è ciò che intendiamo quando parliamo di un’Europa dei valori comuni – ha aggiunto Metsola -. Un’area in cui tutti possiamo cooperare, prosperare, tutti essere liberi di vivere come vogliamo. Uno spazio sicuro nel mondo, dove i nostri diritti sono protetti, dove tutti, indipendentemente da chi sono o da dove vengono, hanno accesso alle opportunità, dove tutti possiamo realizzare il nostro potenziale. Un’unione da speranza e possibilità. Non perdiamo di vista questo concetto. Il Parlamento europeo, unica istituzione eletta direttamente dai cittadini, deve avere un ruolo centrale nel promuovere questo cambiamento. Abbiamo bisogno di voci – le vostre voci – per continuare a far brillare questa luce. Ecco perchè l’anno prossimo, in occasione delle elezioni europee, è importante che votiate e che convinciate anche i vostri amici e familiari a votare”.
La presidente Metsola poco prima si era recata in visita al Museo del Presente e della Memoria della lotta alle mafie dedicato a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, a Palermo, dove è stata ricevuta dal sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, e da Maria Falcone, presidente della Fondazione Falcone. Ed ha deposto una corona di fiori sulla tomba di Giovanni Falcone nella Basilica di San Domenico.
– foto xd6 Italpress –
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Staffette azzurre d’argento agli Europei in vasca corta
OTOPENI (ROMANIA) (ITALPRESS) – Staffette azzurre d’argento nella prima giornata di finale della 22esima edizione degli Europei in vasca corta, in corso all’Aquatics Complex di Otopeni, in Romania. Le due 4×50 stile libero non tradiscono l’Italnuoto, piazzandosi entrambe in seconda posizione: Giovanni Izzo, Alessandro Miressi, Lorenzo Zazzeri e Leonardo Deplano chiudono con il tempo di 1’23″14 (oro alla Gran Bretagna in 1’22″52, bronzo alla Grecia in 1’23″27); Sara Curtis, Costanza Cocconcelli, Silvia Di Pietro e Chiara Tarantino salgono sul secondo gradino del podio in 1’36″92 (titolo alla Svezia in 1’35″60, Gran Bretagna terza in 1’37″19). Marco De Tullio e Matteo Ciampi, rispettivamente bronzo e argento a Kazan 2021, scendono dal podio europeo dei 400 sl. Il 22enne di Bari – tesserato per CC Aniene – chiude quinto con la seconda prestazione personale di sempre in 3’38″13 (best 3’37″83); il 27enne pontino ma ormai di casa a Livorno – tesserato per Esercito e Livorno Aquatics, seguito da Stefano Franceschi – è sesto in 3’38″61, dopo essere passato secondo ma forse troppo veloce ai 200 in 1’47″60. Vince l’irlandese Daniel Waffen, primatista europeo negli 800 stile libero in vasca lunga, in 3’35″47, seguito dal lituano Danas Rapsys in 3’37″80 e dal belga Lucas Henevaux in 3’37″91. Doppietta britannica nei 400 misti femminili: oro ad Abbie Wood (4’27″45), argento a Freya Colbert (4’29″04); bronzo per l’irlandese Ellen Walshe (4’29″64). Matteo Rivolta e Michele Busa si qualificano per la finale dei 100 farfalla maschili. Rivolta centra il pass con il quinto crono complessivo delle semifinali (50″07), Busa con il settimo (50″64). Miglior tempo d’accesso per lo svizzero Noe Ponti, che con 48″61 timbra il nuovo record dei campionati. Finale domani anche per Sara Curtis nei 50 sl (8° crono delle semifinali, 24″13), per Lorenzo Mora nei 50 dorso (5°, 23″16), per Benedetta Pilato e Martina Carraro nei 100 rana (la prima con il quarto crono d’accesso, 1’04″45, la seconda con il settimo in 1’05″28).
– foto LivePhotoSport –
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Svolta in Serie D: dal 2024 obbligo di tre under in campo
ROMA (ITALPRESS) – Riunione a Roma per 101 club della Lega Nazionale Dilettanti. L’incontro è stato condotto dal presidente LND, Giancarlo Abete, e dal coordinatore del dipartimento interregionale Luigi Barbiero. La notizia di copertina riguarda un cambiamento molto importante: per la prima volta in Serie D il numero degli under da schierare obbligatoriamente in campo passa da quattro a tre per le stagioni 2024/2025 e 2025/2026. Una decisione presa in condivisione con le società a seguito del cambiamento della norma sul vincolo e delle variazioni regolamentari dei campionati giovanili professionistici. In apertura dell’evento, Abete e Barbiero hanno posto l’accento sul grande impegno del Consiglio Direttivo della Lnd per attenuare la portata della legge riguardante la riforma del lavoro sportivo. “L’impatto sulla Lega Nazionale Dilettanti è stato forte, ma ce lo aspettavamo – ha spiegato Abete -. Dobbiamo capire quali siano i correttivi da applicare”. Il presidente della LND ha anche sottolineato l’importanza della Serie D all’interno del calcio italiano: “La Serie D ha sempre avuto un ruolo centrale sia all’interno della Lega Nazionale Dilettanti sia in tutto il sistema sportivo. Dopo il venir meno della Serie C2, è divenuta il quarto livello del calcio. Si tratta di qualcosa di significativo”. Poi l’annuncio di Barbiero: “Il Dipartimento Interregionale, prima di prendere un provvedimento, ha coinvolto tutte le società. E’ emersa la necessità di non creare un’annualità doppia riguardo l’utilizzo dei giovani per non sovrapporci con i club professionistici. Così nelle stagioni 2024/2025 e 2025/2026 saranno tre gli under obbligatori da schierare in campo: un 2004, 2005 e 2006 per il prossimo campionato ed un 2005, 2006 e 2007 per quello successivo”.
– foto spf/Italpress –
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Federcanottaggio sociale, bilancio 2023 “Grande successo tra i ragazzi”
ROMA (ITALPRESS) – Un incontro ricco di contenuti sportivi e sociali. Il Palazzo delle Federazioni ha ospitato l’evento “Canottaggio sociale – Dalla teoria allo sviluppo pratico – Un anno di progettazione”. Un’opportunità per il fare il punto al termine di un anno intenso, che ha visto la Federazione Italiana Canottaggio promuovere e sviluppare i progetti Sport Terapia Integrata, #Studieremoinfamiglia e Remare in Libertà, finanziati dal Dipartimento per lo Sport della Presidenza del Consiglio dei Ministri e gestiti da Sport e Salute. “Siamo riusciti a trovare continuità e a riscuotere successo tra i ragazzi che si sono appassionati alle nostre idee – ha detto Giuseppe Cacciapuoti, Direttore Generale del personale, delle risorse umane e per l’attuazione dei provvedimenti del giudice minorile -. I risultati si sono visti, per questo ringraziamo la Federazione Italiana Canottaggio e il suo presidente Giuseppe Abbagnale”. Ottimi risultati ottenuti anche grazie al sostegno del governo, in particolare del Ministero dello Sport. “Ciò che la FIC sta facendo – spiega Flavio Siniscalchi, Capo Dipartimento per lo Sport della Presidenza del Consiglio dei Ministri – esprime perfettamente i giusti valori e il sano stile di vita dello sport. Sostenendo economicamente questi progetti diamo la testimonianza di quanto il governo sia vicino e abbia a cuore la buona riuscita di iniziative di questo stampo”. L’anno appena trascorso ha posto le basi per il futuro, come sottolinea Nicolò Cavalcanti, responsabile del Progetto Canottaggio – Sport Terapia Integrata: “L’obiettivo è espandere questa cultura, informando tutti gli ambiti della società civile nella maniera più capillare possibile. Noi ci rivolgiamo a chi ha capito quanto si importante stare bene a livello mentale e spirituale”.
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