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Il ministro dello Sport alla prima giornata della Coppa degli Assi

PALERMO (ITALPRESS) – La prima delle quattro giornate di gare sulle quali si articola la 38° edizione della “Coppa degli Assi” si è conclusa con le vittorie nell’ordine di Daniele Girolamo Arcidiaco su “Cobert Des Grez”, Bertrand Genin (Bayleaf Lh), Bruno Chimirri (Giotto) e Francesco Correddu (Venus Di Val Litara) in ex-aequo nella terza con il maggior montepremi (3.500 euro). Le due gare pomeridiane sul campo in terra del Tour Giovanni Cavalli sono andate a Claudia Orlandi (El Camino Ims Z) in ex aequo con Dario Luigi Agosta in (Desiderio De Samugheo) in quella riservata ai 5 anni e Giuseppe Carrabotta (Meraviglia del Castello) per la conclusiva dei 6 anni.
La manifestazione ha ricevuto la visita del Ministro dello Sport Andrea Abodi, accolto dal Direttore dell’Organizzazione Fabrizio Bignardelli. “Lo Sport è uno straordinario veicolo di promozione anche turistica dei territori della città – ha detto il Ministro Abodi -. Palermo non ne ha bisogno, ma c’è sempre necessità, comunque, di dare contributi nuovi attraverso lo sport. In quest’occasione non si ripristina soltanto un grande avvenimento sportivo, ma si offrono nuove opportunità alla città e la volontà di far vivere il Parco della Favorita non soltanto per attraversarlo ma anche per fermarsi e per godere lo spettacolo degli sport equestri. Mi auguro che la città possa offrire tante palestre a cielo aperto e questa sicuramente è di grandissimo fascino”. Domani le gare avranno inizio alle ore 8.30 sul campo in sabbia “Giuseppe Di Matteo” con la prima competizione Tour Giovani Cavalli (5 anni, altezza ostacoli 115 cm). Seguirà la gara a tempo CSI 1* (altezza ostacoli 115 cm). Alle 10 sarà la volta della competizione a due fasi speciali con giovani cavalli di 6 anni. Dalle ore 11:00 amazzoni e cavalieri si sposteranno presso il campo in erba “Tommaso Lequio di Assaba” dove si svolgerà la gara a tempo in due fasi – Bologna srl – con ostacoli alti 125 cm. Alle 12.30 la gara a tempo in due fasi – Noon srl – avrà ostacoli alti 135 cm. Alle 14:00 si disputerà la competizione a tempo (con ostacoli alti 145 cm) valevole per la Longines Ranking con montepremi di 26.300 euro patrocinata dall’Assessorato Regionale alle Attività Produttive. Concluderà la giornata la gara CSI 3* (altezza ostacoli 140cm).
E’ iniziata alle ore 9 la gara di apertura della prima giornata delle quattro in programma per la Coppa degli Assi presso il campo in erba “Tommaso Lequio di Assaba” a La Favorita di Palermo. La competizione a tempo CSI 3* (altezza ostacoli 130 cm) con premio Euromanager Sanità, ha visto la vittoria fra 11 concorrenti del catanese Daniele Girolamo Arcidiacono. Il cavaliere siciliano ha realizzato un percorso netto (61″97) in sella a Cobert Des Grez. Al secondo posto Luca Coata in sella a Cassirana Del Rilate. Terzo posto per il catanese Giuseppe Carrabotta su Sams Au Travail.
Per la seconda competizione a tempo CSI 3* (altezza ostacoli 135 cm) il premio Fortezza Srl se lo è aggiudicato Bertrand Genin su Bayleaf Lh. Secondo posto per il cavaliere palermitano Luca Li Bassi (su Holly D). L’altro belga Loris Berrittella in sella a Balou Des Frimonts si è piazzato al terzo posto.
Sono stati i due carabinieri Bruno Chimirri e Francesco Correddu in ex-aequo ad aggiudicarsi la terza gara (CSI3* a due fasi e con ostacoli alti 140cm). Sul terzo gradino del podio è salito Lorenzo Correddu, fratello di Francesco.
Per la penultima gara (Tour Giovani Cavalli) con cavalli di 5 anni di età disputata invece sul campo in sabbia “Giuseppe Di Matteo” (con altezza ostacoli da 115cm) hanno vinto ex aequo Claudia Orlandi in sella a “El Camino Ims Z” e Dario Luigi Agosta su “Desiderio De Samugheo”. Terzo posto per Giuseppe Carrabotta su “Ultra Balou”. Nell’ultima gara a tempo della giornata (Tour Giovani Cavalli) cavalli di 6 anni di età si è imposto Giuseppe Carrabotta in sella a “Meraviglia del Castello”, sul podio anche Manuela Piccolo su “Bless My Malavita” e Renato Agosta in sella a “Vodka Ice”.
La “Coppa degli Assi” e la “Fiera Mediterranea del Cavallo” sono organizzate dalla Regione Siciliana con il supporto tecnico della Fiera di Verona, il patrocinio del Comune di Palermo, dell’Assessorato Regionale allo Sport, Turismo e Spettacolo e con il contributo del Ministro per lo Sport e i Giovani attraverso il Dipartimento per lo sport della Presidenza del Consiglio dei Ministri ed il Ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste.

– Foto screenshot video Coppa degli Assi –

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Conou, Piunti “Abbiamo fatto risparmiare 130 milioni all’Italia”

ROMA (ITALPRESS) – Un modello all’avanguardia in Italia e in Europa, un passo deciso in direzione della sostenibilità con una missione ben precisa: non sprecare la minima quantità di olio ma riciclarlo, senza fini di lucro, affinchè da esso possa nascere qualcosa di utile per la comunità. E’ il lavoro che dal 1984 porta avanti il Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati (Conou): a raccontarlo nel dettaglio, tracciando le sfide del presente e del futuro, è il presidente Riccardo Piunti, intervistato da Claudio Brachino per la rubrica Primo Piano dell’agenzia Italpress.
“Conou raccoglie tutto l’olio minerale usato in Italia, indipendentemente dalla provenienza: lo troviamo nei motori, nei garage, nei macchinari delle fabbriche. Dopo un pò di tempo l’olio minerale tende a deteriorarsi: è per questo che lo raccogliamo in 103mila posti diversi nel paese, poi lo portiamo negli impianti per la rigenerazione”. Due le destinazioni del prodotto: il combustibile equivale al 2% della quantità, mentre il restante 98% diventa olio vero e proprio. “I prodotti di degrado vengono utilizzati come bitume e gasolio, il resto lo trasformiamo in un prodotto di qualità – racconta Piunti, – E’ importante che le partite inquinate presenti nell’olio non vengano mescolate insieme a quelle non inquinate: la rigenerazione funziona solo se si gestisce la qualità del rifiuto. Se da tale processo nasce un prodotto di serie B non lo vuole nessuno, se l’olio rigenerato equivale a un prodotto nuovo significa che tutto ha funzionato”. La terminologia corretta è fondamentale per dare un’idea chiara delle pratiche svolte: “Riciclo è quando si ridà vita a un prodotto che non funziona bene, riuso è quando preso così per come si aggiusta e si riutilizza. Nell’ambito dell’olio minerale il riciclo ha senso, il riuso no: un rifiuto pericoloso, con dentro inquinanti, metalli pesanti e schifezze varie, non va riutilizzato ma rigenerato. In caso contrario si rischia di mettere in giro un prodotto pericoloso”, spiega Piunti.
Per riconoscere il lavoro portato avanti da Conou è sufficiente un confronto con altre realtà europee: il Consorzio è primo nel continente per raccolta e rigenerazione dell’olio, principalmente per la scelta di non seguire la pratica, ricorrente in numerosi paesi, di bruciare i prodotti rigenerati: “La Commissione europea ha dichiarato di voler alzare l’asticella, ma noi siamo già sopra la media: si vuole portare la rigenerazione dell’olio all’85%, quando noi siamo al 98%”, sottolinea Piunti. Anche i numeri della raccolta danno uno spaccato dell’attività del Consorzio: “Nel 2022 abbiamo raccolto 181mila tonnellate, corrispondenti circa alla metà dell’olio disponibile in Italia che è di 385mila tonnellate: quest’anno, nonostante la crisi, i nostri dati sono in ulteriore rialzo”.
Un altro numero significativo riguarda la spesa che Conou ha fatto risparmiare all’Italia attraverso il trattamento dell’olio: Piunti rivendica di aver vanificato un possibile esborso da “130 milioni di euro di importazione di petrolio. Le due strade possibili erano fare una tonnellata di lubrificanti o importare 10 milioni di petrolio: la nostra è stata quella di prendere un rifiuto pericoloso e trasformarlo in prodotto, l’alternativa era andare in un paese lontano come Russia o Arabia Saudita, spostarsi in nave, estrarre il petrolio dal pozzo, caricarlo sull’imbarcazione, riportarlo in Italia e raffinarne dieci tonnellate”.
Recentemente Conou ha stretto un accordo con l’Agenzia delle dogane e dei monopoli in funzione anti-evasione: è lo stesso Piunti a evidenziarne i contenuti, spiegando che “i consorzi ambientali seguono il principio secondo cui chi vende un prodotto si deve preoccupare di ritirare il rifiuto e rigenerarlo: Conou dà un contributo per fare quest’attività, ma se c’è evasione ci sono di conseguenza sperequazione e maggiori spese per qualcun altro, con conseguenti danni per il consumatore. Noi abbiamo subito un’evasione di basso profilo, che ci ha infastidito molto, e fatto un lavoro di recupero da 3 milioni circa”.
L’intervento del presidente del Consorzio si chiude tracciando un punto di vista su alcuni fronti: sfide immediate, parità di genere e cambiamento climatico. “Attualmente stiamo lavorando su tanti fronti, ma non su quello delle partnership: digitalizzazione e regolamentazione sono le nostre priorità, è fondamentale dare un’idea di integrità e trasparenza. Sulla parità di genere puntiamo a ottenere la certificazione attuata per le imprese entro il 2024: il nostro Consorzio si sta avvicinando sempre di più ai requisiti richiesti. Sul cambiamento climatico sappiamo che è un tema importante nel mondo di oggi, così come l’economia circolare, ma è preoccupante vedere come si tenda a dimenticarsene troppo spesso: gestione cattiva dei rifiuti e siccità incidono sulla salute di tutti noi”.

– Foto Italpress –

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Intesa Sanpaolo ricorda Raffaele Mattioli a 50 anni dalla scomparsa

MILANO (ITALPRESS) – Intesa Sanpaolo e la Fondazione Raffaele Mattioli per la storia del pensiero economico hanno ricordato oggi, nel 50° anniversario della scomparsa di Raffaele Mattioli, l’eredità del “banchiere umanista” e il suo contributo per la modernizzazione industriale dell’Italia e per una concezione di ‘banca al servizio del Paesè. La giornata, organizzata sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, ha visto la presenza del Consigliere Delegato e CEO di Intesa Sanpaolo Carlo Messina, il Presidente di Intesa Sanpaolo Gian Maria Gros-Pietro, il Presidente ABI Antonio Patuelli e il Presidente della Fondazione Raffaele Mattioli Ricciarda Mattioli.
Una figura, quella di Mattioli, definita dal presidente Patuelli “uno dei principali eroi civili del mondo bancario italiano del terribile Novecento”. Nato a Vasto nel 1895, Raffaele Mattioli legò la sua storia alla Banca Commerciale Italiana (Comit, ndr) dove fu assunto come capo della Segreteria dell’amministratore delegato Giuseppe Toeplitz nel novembre 1925. Qui emerse subito per le sue capacità e fece una rapida carriera diventando già nel 1931 direttore centrale, per aver elaborato valide soluzioni utili alle autorità governative per superare la grave crisi di liquidità che aveva colpito la banca in quegli anni. Nominato nel marzo 1933 amministratore delegato, condusse la Comit attraverso una difficile riforma organizzativa interna che la trasformò da banca ‘mistà in una banca di credito ordinario. Già dai primi anni Trenta si prodigò a favorire il mondo dell’alta cultura con varie iniziative e durante la guerra, su invito di padre Agostino Gemelli, insegnò all’Università Cattolica di Milano Tecnica bancaria.
Dopo l’8 settembre 1943 si trasferì a Roma guidando la banca durante l’occupazione nazista della capitale e alla sua liberazione, con l’Italia divisa in due, diresse le filiali nelle zone già occupate dagli Alleati.
Dal novembre 1944 al marzo 1945 fu a capo della missione economica inviata a Washington dal Governo italiano.
Tornato a Milano nel maggio 1945, guidò la Comit attraverso gli anni della ricostruzione e del miracolo economico, mantenendo non solo la vocazione internazionale della Banca, ma favorendo anche lo sviluppo della piccola e media impresa. Nel 1960 fu nominato presidente della Banca Commerciale Italiana, mantenendo una forte influenza nella gestione dell’Istituto.
“Le grandi capacità bancarie, la sua indipendenza da tutti i potentati di ogni genere e il suo grande prestigio permisero a Mattioli di evitare condizionamenti e di rimanere alla guida della Banca Commerciale in contesti politici molto diversi, dagli anni del regime a quelli più drammatici della guerra, dalle grandi speranze e dall’impegno nella ricostruzione, al “miracolo economico” degli anni cinquanta e sessanta, fino ai primi anni settanta – ha proseguito Patuelli – A cinquant’anni dalla morte, Raffaele Mattioli ci ha lasciato tanti sempre attuali insegnamenti, insieme bancari, culturali, morali e civili che rappresentano indirizzi sicuri su cui poggiare l’ulteriore crescita economica, civile e sociale di un’Italia europea che ragioni sempre con grandi orizzonti internazionali di pace e di prosperità”.
Il presidente di Intesa Sanpaolo, Gros-Pietro, ha voluto sottolineare che “come ricordava Mattioli, e come anche oggi avviene in Intesa Sanpaolo, alla formazione occorreva affiancare la costruzione di un vero e proprio vivaio interno di giovani talenti in grado di portare le loro competenze a vantaggio del Paese. Ed è questo consapevole obiettivo di lavorare a vantaggio del paese in cui si opera (che vale anche per le controllate estere) che costituisce oggi uno dei segni distintivi di maggiore significato per le persone di Intesa Sanpaolo, e che esse apprezzano maggiormente”.
“Di qui a cent’anni – si chiedeva Mattioli – basteranno le risorse di tutti i paesi messi insieme per assicurare un minimo di benessere alla pullulante popolazione del pianeta? Questo è il “miracolo” da impetrare. E i problemi che ancora ci assillano proprio qui in Italia sono ancora tanti e tali che le risorse disponibili vanno inventariate e utilizzate secondo una ben graduata e concatenata scala di priorità. Altrimenti non vi sarà alcun miracolo”, ha aggiunto Gros-Pietro.
Per il Chief Economist Intesa Sanpaolo Gregorio de Felice, l’eredità di Mattioli “è la sua concezione di fare banca: deve avere profitti perchè altrimenti non è indipendente, ma ci sono profitti e profitti. Alcuni non dettati da operazione speculative e quindi di grande sostenibilità. L’altro grande punto è questa attenzione per il credito che non doveva eccedere, memore delle crisi dei grandi gruppi industriali negli anni ’30. Seppur in uno scenario economico-regolamentare completamente diverso, tutto questo mi sembra molto attuale oggi e Intesa Sanpaolo li porta avanti. La banca al servizio dello sviluppo del paese: questo era Mattioli e questo è oggi Intesa Sanpaolo”.
Nel suo intervento, il Ceo Messina ha sottolineato che “l’accelerazione che ho dato sul fronte delle disuguaglianze, del sociale, di chi ha più bisogno, nasce da una conversazione di diversi anni fa con Guzzetti: mi parlò della povertà educativa dei bambini a Milano, non ci avevo mai riflettuto. A Milano ci saranno 30-40 mila bambini poveri. Mi parlava di quello che bisogna fare per le persone che sono in difficoltà – ha spiegato -. Mi ha fatto riflettere su come la forza della nostra banca, fermo restando la giusta remunerazione da dare agli azionisti, la banca sia considerata dagli investitori internazionali un punto di riferimento nasce proprio da questo, se generiamo dei redditi importanti, dobbiamo fare in modo che vadano anche a chi si trova in condizione di disuguaglianze”.

– foto ufficio stampa Intesa Sanpaolo –
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Elkann “Anno zero Juve, ora un triennio ambizioso”

TORINO (ITALPRESS) – “L’aumento di capitale era necessario, per superare questo anno zero e affrontare il prossimo triennio con ambizione fuori e dentro il campo”. In conferenza stampa alla vigilia dell’Investor Day di Exor, la holding che detiene il 63,8% della Juventus, John Elkann guarda al futuro dei bianconeri con fiducia. Il peggio sembra alle spalle e anche la squadra sta rispondendo bene come dimostra il secondo posto in classifica a -2 dall’Inter, fermata sull’1-1 nello scontro diretto di domenica scorsa all’Allianz Stadium. “Un punto contro l’Inter è un risultato importante ma piedi per terra”, ci tiene a precisare Elkann, che parla anche di Allegri sul cui possibile futuro lontano da Torino già a fine stagione si sono susseguite diverse voci nei giorni scorsi, anche se lo stesso tecnico ha ricordato di essere sotto contratto fino al 2025 e di essere in piena sintonia con la nuova dirigenza. “Allegri ha vinto tanti trofei, e ci auguriamo di vincerne ancora – ha detto Elkann – Siamo lì in un campionato stimolante, e c’è la Coppa Italia con un percorso ancora tutto da fare. Penso quello che Allegri ha sempre detto, l’importante è tenersi dietro gli altri. Non serve avere grandi aspirazioni, ma partita dopo partita fare punti, continuiamo così”. Ma l’incontro con la stampa è stato anche l’occasione per fare chiarezza sul futuro societario e smentire qualsiasi disimpegno da parte di Exor. “Interesse dei fondi sulla Juventus? Nessuno ci ha contattato, nè abbiamo approcciato i fondi, non è un’opportunità che ci interessa”, ha tagliato corto Elkann, dribblando anche le domande sull’ipotesi del delisting: “Non commento le speculazioni”.
– foto LivePhotoSport –
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Inflazione, Panetta “Livello tassi sufficiente a portarla sotto il 2%”

ROMA (ITALPRESS) – “In base alle proiezioni diffuse dalla BCE in settembre e ai dati divenuti successivamente disponibili, l’attuale livello dei tassi sarebbe sufficiente a riportare l’inflazione in linea con l’obiettivo del 2% nel medio termine”. Lo ha detto il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, al convegno “Il Gruppo Bancario Cooperativo: le opportunità e le sfide di un nuovo modello bancario”, organizzato dal Gruppo Iccrea, per i suoi 60 anni di storia, presso la Fiera di Roma.
“Le condizioni monetarie dovranno rimanere restrittive per il tempo necessario a consolidare la disinflazione. La durata di questa fase dipenderà dall’evoluzione delle variabili macroeconomiche, potrebbe essere più breve qualora la persistente debolezza dell’attività produttiva accelerare il calo dell’inflazione”, ha aggiunto.
“Il nuovo considerevole calo dell’inflazione dell’area dell’euro” diffuso da Eurostat “è una buona notizia”, ha sottolineato Panetta.
“La politica della Bce è stata restrittiva” e “il calo di oggi è uno sviluppo favorevole”, ha proseguito.

– Foto Agenzia Fotogramma –

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Addio a Franco Zuccalà, icona del giornalismo sportivo

PALERMO (ITALPRESS) – Ha raccontato il calcio ma non solo, con quella sua ironia pungente ma mai fuori posto. Si è spento nella notte, nella sua casa di Milano all’età di 83 anni, Franco Zuccalà. Originario di Catania, dal 2000 collaborava con l’Agenzia di stampa Italpress ma aveva alle spalle una lunga carriera fra giornali, tv e radio: dalla “Gazzetta dello Sport” a “Tuttosport”, passando per “Il Giornale Nuovo”, “La Sicilia”, “Telestar”, “Antenna Sicilia” con Pippo Baudo, “Odeon” fino all’approdo in Rai. Lavora come inviato per “La Domenica Sportiva”, “Novantesimo Minuto”, “Il Processo del Lunedì” e Tg1, per 11 anni guiderà “I temi del calcio”, programma bisettimanale della Rai Corporation di New York, collaborando poi anche con la tv della Svizzera italiana e Montecarlo Sat. Nella sua lunga carriera ha lavorato con oltre 90 testate giornalistiche italiane e straniere, tra le quali anche il mensile “La rivista” di cui è stato direttore per due anni. Olimpiadi, Mondiali ed Europei di calcio, la Coppa d’Africa: dal 1958 al 2018 ha seguito tutti i più importanti avvenimenti sportivi. Gli è stata consegnata anche la laurea “Honoris Causa” in “Telecommunication Science” presso la Columbia University di New York, ha vinto importanti premi giornalistici come il “Boccali” e il “Brera” mentre nel 2014 Gigi Buffon e l’allora ct azzurro Cesare Prandelli gli hanno consegnato la maglia azzurra numero 50 per il suo mezzo secolo al seguito della Nazionale. Fra i riconoscimenti ricevuti anche la “Guirlande d’honneur” della Federation Internationale Cinema Television Sportifs per la sua lunga carriera. In tanti anni di giornalismo ha intervistato personaggi della statura di Nelson Mandela, Henry Kissinger, Gianni Agnelli, Sophia Loren oltre ai più grandi campioni del calcio, da Pelè a Maradona, da Cruyff a Beckenbauer. Ha collaborato alla realizzazione di numerosi saggi come “Cento anni di serie A”, ha scritto “Il Re di Broccolino”, “Champions for ever”, “Brividi Mondiali” e poi, in occasione dei suoi 80 anni, “Franco Zuccalà, 80 anni mille avventure. Le tre vite di un inviato speciale con penna, taccuino e telecamera”.
– foto Italpress –
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Giustizia, Nordio “Pnrr fondamentale, aumentati gli investimenti”

ROMA (ITALPRESS) – “Il Piano di ripresa e resilienza ci darà un contributo rilevante per migliorare la qualità e l’efficenza del sistema giudiziario”. Queste le parole del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, intervenuto nel corso della seduta straordinaria dell’Assemblea plenaria del Consiglio Superiore della Magistratura. “La mia presenza intende riaffermare la leale collaborazione, in senso forte, tra CSM e ministero, come chiave per restituire una giustizia più vicina ai bisogni della collettività. In tema di Pnrr, occorre proseguire con l’abbattimento dell’arretrato e la diminuzione del disposition time dei processi – ha detto Nordio -. Siamo consapevoli di come il piano di ripresa e resilienza costituisca un’occasione unica per il Paese, che farà guadagnare al sistema della giustizia un grado ulteriore di efficenza e qualità. La collaborazione effettiva è infatti la pre condizione per una migliore legislazione. Pur in quadro economico complesso, siamo riusciti ad aumentare gli investimenti per il sistema giudiziario, in ambiti come la cyber sicurezza e la digitalizzazione dei processi. Inoltre, gli investimenti sul piano umano, rappresentano una voce di importante rilevanze nei fondi stilati dal Pnrr. E’ massimo infatti lo sforzo con il CSM per far entrare in servizio nuovi magistrati. Garantire il funzionamento della giurisdizione è il nostro primo dovere, e solo così il cittadino sentirà la fiducia e la vicinanza della legge”.

– Foto Agenzia Fotogramma –

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Corre l’industria dei rifiuti, 27,2 mld di euro di ricadute per l’Italia

ROMA (ITALPRESS) – Il settore della raccolta e trattamento dei rifiuti urbani e speciali in Italia registra un valore della produzione 2022 di 18,2 miliardi di euro, in aumento del 10,5% sull’anno precedente, e genera 27,2 miliardi di euro di valore condiviso. Questo significa che per ogni euro di valore aggiunto prodotto dalle aziende di gestione rifiuti, se ne generano 3,4 di ricadute economiche per tutto il Paese. Sono alcuni dei dati principali del WAS Report 2023, il rapporto dedicato all’industria italiana della gestione dei rifiuti, che analizza i dati dei player della raccolta, trattamento, smaltimento e selezione, presentato questa mattina a Roma da Alessandro Marangoni, ceo di Althesys e coordinatore del think tank Waste Strategy, in occasione del convegno ‘La gestione dei rifiuti crea valore per l’Italia”.
‘Il WAS Report – ha detto l’economista – offre il quadro di un’industria italiana della gestione dei rifiuti che continua a trasformarsi sotto l’impulso dell’innovazione, generando simbiosi industriali inedite e convergenze waste-energy, anche sulla spinta dei finanziamenti del PNRR. Come dimostrano anche i dati sul valore condiviso, il settore dei rifiuti è a tutti gli effetti una componente essenziale del sistema economico e industriale del Paese, in grado di contribuire alla sostenibilità ambientale, alla salute, allo sviluppo economico e al progresso sociale”.
Il comparto dei rifiuti non è solamente un servizio pubblico essenziale ma è anche dotato della capacità di produrre e distribuire ricchezza, benessere e occupazione oltre i suoi confini, e comprende in una visione ampia anche gli impatti sociali, ambientali, sulla salute e sulla sicurezza. E’ questa, infatti, la definizione del concetto di valore condiviso, concepito ad Harvard e sviluppato in Italia dallo Shared Value Institute promosso da Althesys. E’ stato calcolato che la catena del valore del comparto della gestione rifiuti comprende 9,1 miliardi di ricadute dirette, date dal valore aggiunto e dal contributo fiscale delle imprese del settore; 8,45 miliardi di ricadute indirette, ossia il valore creato dai fornitori; 9,6 miliardi di ricadute indotte, grazie all’effetto leva sul sistema industriale prodotto con il recupero di materie prime seconde ed energia. Il rapporto tra valore aggiunto del settore della gestione dei rifiuti e il valore condiviso creato per l’intero sistema economico è circa 3,4. Significa che per ogni euro di valore aggiunto prodotto dalle aziende di gestione rifiuti, se ne generano 3,4 di ricadute per tutto il Paese. Sussiste, dunque, una forte integrazione tra sistema socio-economico e comparto della gestione dei rifiuti.
Dalla fotografia del report emerge che i rifiuti urbani raccolti dai 115 principali operatori nella raccolta, trattamento e smaltimento si attestano nel 2022 a 21,47 milioni di tonnellate, con una crescita del 7% rispetto al 2021, un dato derivante più dalla maggiore estensione del perimetro geografico e di business delle aziende che non dalla quantità di rifiuti prodotta che è in calo.
Il valore della produzione è di 11,05 miliardi di euro, in aumento del 10% sul 2021. A dispetto del contesto macroeconomico, più di un terzo dei player registra una crescita, grazie soprattutto all’ampliamento delle attività, fattori che hanno portato anche alla diminuzione del numero degli operatori scesi a 115 rispetto ai 124 dell’edizione precedente e all’aumento del valore della produzione medio passato da 88,3 milioni di euro del 2021 a 96,1 milioni di un anno dopo.
Nel segmento della selezione e valorizzazione dei rifiuti, alcune delle imprese maggiori hanno aumentato la scala delle attività per meglio competere sul mercato, acquisendo piccole e medie società. Altri operatori hanno invece optato per una razionalizzazione delle proprie controllate.
L’istantanea del settore waste evidenzia che il 92% del fatturato coinvolge 104 aziende della raccolta e trattamento, che hanno servito circa 4.411 Comuni, pari al 56% delle municipalità italiane, e 44 milioni di abitanti, equivalenti al 75% della popolazione. Il 61% degli operatori ha proprietà pubblica, il 22% mista e il 13% privata. Il restante 4%, infine, è rappresentato da aziende quotate che comprendono le tre grandi multiutility (A2A, Iren, Hera) che costituiscono oltre un terzo del volume della produzione, servendo più di 870 Comuni e 11 milioni di abitanti.
In generale, a livello territoriale, il 32% circa delle aziende analizzate si colloca nelle regioni del Nord Ovest, il 24% nel Nord Est, il 23% nel Centro Italia e il 15% circa nel Sud e Isole. Grazie soprattutto all’ampliamento delle attività di raccolta e trattamento sono fortemente aumentati gli investimenti (+11,8%) sull’anno precedente, arrivando a 955 milioni di euro. La quota destinata agli impianti (58% del totale), rimane la principale. Il 63,4% degli investimenti nel 2022 si deve alle Grandi multiutility, in aumento rispetto al quasi 62% dell’anno precedente. In crescita anche il peso di Operatori privati e Operatori metropolitani. Il Nord Ovest resta l’area più interessata da questa corsa (49%), seguito dal Nord Est (38,5%).
Questi mercati rivestono un ruolo crescente nelle strategie di numerosi player, grazie alle opportunità di innovazione e di redditività che offrono. Il settore include sia le aziende attive negli urbani (25 su 115) che le principali (55) aziende specializzate nella raccolta e trattamento dei RS. Nel primo caso, oltre un terzo delle aziende gestisce sia RU che RS, con le 25 utility per cui sono disponibili i dati sui RS che hanno generato un VP aggregato di 5,57 miliardi di euro (+16%), circa metà di quello dei Top 115 player. Le maggiori 55 imprese dei RS hanno invece un VP aggregato di 3,86 miliardi di euro, salito dell’8% grazie soprattutto ad acquisizioni effettuate da alcune società. Il comparto è frammentato, con i piccoli operatori specializzati e le piccole-medie imprese diversificate che sono l’82% del totale. I grandi gruppi sono appena il 5%, ma generano ben il 33% del Valore della Produzione (VP).
L’evoluzione del settore, spinta dall’innovazione tecnologica, è foriera di opportunità laddove sono presenti simbiosi industriali con convergenze tra settori waste ed energy. Ad esempio, nel biometano emerge la ricerca di una simbiosi delle multiutility con le industrie produttive che ha portato all’inaugurazione di un impianto che produce biometano a partire da Forsu e da rifiuti agroalimentari; oppure come il riciclo chimico che vede applicazioni sia per il recupero dei rifiuti in plastica mista (plasmix), sia di trasformazione in materia prima da impiegare nella produzione di nuovi polimeri. Al centro delle nuove strategie ci sono anche le cosiddette “Materie Prime Critiche”, con la ricerca di nuove modalità volte a recuperarne sempre maggiori quantitativi a partire dai rifiuti di dispositivi elettronici e batterie, tutti flussi che hanno visto un sensibile aumento negli anni. Tra le più recenti frontiere vi è anche il recupero delle fibre di carbonio provenienti sia dal settore aerospaziale che da quello energetico. Lo studio di nuovi processi interessa anche il trattamento dei fanghi di depurazione. Alcune aziende, sia utility che del settore energetico, stanno esplorando poi le possibilità di sviluppo di tecnologie Waste to Fuel, volte alla produzione di carburanti dai rifiuti speciali provenienti da diversi settori industriali e commerciali. Ugualmente si stanno studiando processi per ottenere idrogeno dai rifiuti, sia urbani che speciali. Un altro ambito da considerare, che pure non esaurisce la varietà dei casi rilevati, è quello del Waste to Energy. Nuovi sviluppi, infine, potrebbero derivare anche dall’uscita di un Regolamento per il recupero delle batterie (luglio 2023), ma anche dal Decreto per i rifiuti tessili, mentre due nuovi regolamenti comunitari sono oggi in itinere, con impatti ancora da valutare appieno.
A un anno dall’uscita delle graduatorie dei progetti finanziati dal PNRR per il settore dei rifiuti, buona parte è in una fase intermedia, tra l’affidamento dei lavori di costruzione e il loro avvio.
L’analisi riguarda le Linee 1.1 B, relativa ai rifiuti urbani, e 1.1 C, riguardante fanghi, materiali assorbenti ad uso personale e tessili, del PNRR, per un totale di 93 iniziative e 900 milioni di euro a disposizione. La decisione di assegnare le risorse agli enti pubblici, come aveva già segnalato il WAS nelle scorse edizioni, ha rallentato molto i tempi. Non solo, anche altri fattori ne stanno frenando lo sviluppo: tra questi, i fenomeni Nimby, che non hanno risparmiato impianti sia nel Nord che al Sud. Le principali infrastrutture, in termini di capacità, sono quelle per il trattamento di rifiuti urbani e Forsu rispetto a quelle per la gestione di fanghi, rifiuti tessili e materiali assorbenti ad uso personale. Nell’organico, però, si stima che solo tre regioni, soprattutto al Centro-Sud, al 2025 avranno ancora un deficit di capacità nella raccolta dell’organico, per circa 60mila tonnellate ciascuna, contro un surplus di quasi due milioni di tonnellate nel Nord Italia (stime CIC).
In conclusione, il WAS Report 2023 delinea un settore del waste management in fermento e sempre più integrato nel sistema socio-economico italiano. Prosegue, infatti, il consolidamento dei maggiori player lungo la filiera, mentre lo sviluppo tecnologico porta a soluzioni più smart per le tradizionali fasi di raccolta e selezione e a nuovi processi per il trattamento e il recupero di specifici flussi di materiali.

– foto xc3/Italpress –
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