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Garante a Cgil e Uil “Mancano i requisiti dello sciopero generale”

ROMA (ITALPRESS) – Dopo l’audizione di oggi con Cgil e Uil, in merito alla proclamazione dello sciopero nazionale del 17 novembre, la Commissione di garanzia ha confermato il contenuto del provvedimento adottato l’8 novembre scorso.
“Lo sciopero, così come proclamato dalle Confederazioni sindacali (con esclusione di numerosi settori) non può essere considerato, come da consolidato orientamento della Commissione, quale sciopero generale – sottolinea la Commissione in una nota -, ai fini dell’applicazione della disciplina che consente delle deroghe alle normative di settore sui servizi pubblici (delibera n. 03/134)”.
La Commissione di garanzia, con la decisione assunta, “non intende in alcun modo mettere in discussione l’esercizio del diritto di sciopero, ma continuare ad assicurare l’osservanza delle regole che ne garantiscono il contemperamento con i diritti costituzionali della persona”, conclude la nota.

– Foto: Agenzia Fotogramma –

(ITALPRESS).

CAMPIONATO EMOZIONANTE CON SPIRITO ALTISSIMO

Bel campionato. Emozionante. Forse calcio un pò moscio, ma spirito altissimo. Ecco dove nasce il divertimento: dall’Inter che continua a fuggire solitaria esibendo alti numeri di varietà come il gol di Dimarco, un sinistro da 50 metri che fulmina l’onesto Frosinone infine vittima (2-0) dell’entusiasmo nerazzurro; e dire che Simone Inzaghi non piaceva agli snobboni di San Siro; dalla Juve furbastra (non più cinica, come vorrebbe la sua storia di Signora Omicidi) che la incalza fingendo di esser lì per caso, secondo il neo filosofo vattimiano del pensiero debole Massimiliano Allegri; dal Napoli che si arrende al fattucchiero Andreazzoli maestro di calcio, ciao Rudi; dal derby romano fascinoso non solo per la bellezza delle coreografie delle curve ma per un episodio che segnalo con spirito deamicisiano ritoccato da Trilussa: l’abbraccio fra Sarri e Mourinho, complici affettuosi dopo le ostilità verbali della vigilia, con il Comandante che sghignazza per quello che lo Specialone gli ha detto all’orecchio. E il poeta romano padrino di Sandro Ciotti avrebbe commentato: “Spesso, più che la stima, è la prudenza che ce consija a fà la riverenza”. Con Re Mou a Roma bisogna viverci. Insisto: mi son piaciuti, quei due: crescono con fatica eppure già si meritano lo scudetto della popolarità. Sì son divisi Roma con l’ironia. Per merito loro il derby non è più una guerra.
Poi le brutture, immancabili da quando è nata la Var rinforzante e disarmante. Ditelo ai leccesi. Loro disarmati, il Milan rinforzato. Adesso lo hanno capito tutti, anche i legalitari affascinati da Tavecchio con quella macchina delle illusioni, ma pochi hanno il coraggio di gridare – come faccio da anni – che lo strumento malmanipolato finirà per ridicolizzare il calcio, l’unica cosa seria di un Paese poco serio.
Sto forse ignorando il fattaccio del giorno? No, son passate lunghe ore e sto ancora aspettando che il Papa Aurelio – esibitosi con smorfie rivelatrici in tribuna – annunci la scomunica di Rudi Garcia, quello che non riuscirà a mettere la Chiesa Azzurra al centro del villaggio, secondo il proverbio francese che rivelò a Roma promettendo – eccone il significato – vittorie che rimettessero le cose al loro posto. Il posto l’ha perduto lui – immagino – e lo dico io che l’ho difeso perchè considero la prematura cacciata di un tecnico l’inizio di una crisi più profonda. Eppure doveva saperlo, Garcia, che Andreazzoli gli avrebbe mollato una fregatura. L’ho raccontato per radio ai napoletani alla vigilia: quand’era a Roma Rudi aveva avuto modo di conoscere – se non di studiare – le mosse del collaboratore tattico che sussurrò anche a Spalletti. Mentre il Napoli cincischiava abbruttendo fin Kvaratskhelia e Raspadori, il “povero” Empoli metteva in scena Difesa e Contropiede – calcio spettacolare – davanti al pubblico del Teatro Maradona, prima avvilito poi furioso. Infine dannato alla sofferenza perpetua se è vero che Garcia sarà sostituito da Igor Tudor. Che mi fa pensare a Gattuso. Forse Papa Aurelio non ha pensato che mò viene Natale e ha già deciso, per castigare tutti, di anticipare la Quaresima. Amen.

HARAKIRI NAPOLI, DIMARCO GOL DA 56 METRI

Harakiri Napoli, prodezza Dimarco. Un turno che ha spostato molto nell’economia del campionato: mentre Inter e Juve sono andate avanti, le inseguitrici hanno ciccato, specie il Napoli che si è fatto battere in casa dall’Empoli che era in coda alle graduatorie europee per i gol segnati: sul filo di lana, la squadra di Andreazzoli ha vinto con un gol di Kovalenko che ha schiantato la squadra di Garcia, in odor di licenziamento. I campioni ora sono a dieci punti dall’Inter . Anche il Milan si è allontanato dalla vette a (-8). C’è stata insomma una svolta. Alla ripresa, dopo la sosta, Juve-Inter potrebbe cambiare ancora le gerarchie. I nerazzurri erano in difficoltà contro un Frosinone ben organizzato: Dimarco l’ha sbloccata con un tiro da oltre 56 metri mai (o quasi) visto. Il raddoppio di Calhanoglu su rigore ha dato alla capolista il successo su un buon Frosinone. La Juventus stavolta ha vinto con i gol dei difensori (Bremer e Rugani), contro un Cagliari che ha tenuto botta un tempo e ha messo paura ai bianconeri. Stavolta non si possono accusare i bianconeri di essere stati catenacciari, anzi hanno preso un gol da Dossena dopo sei giornate di imbattibilità. I sardi hanno sfiorato il pareggio (palo), mostrando pregi che serviranno per spuntare la salvezza. Si discetterà molto sugli errori del Napoli, “scioltosi” forse con la partenza di Spalletti e l’infortunio a Osimhen. De Laurentiis, che aveva mal digerito la sconfitta con la Fiorentina deciderà presto. La contestazione del “Maradona” ha già pregiudicato la sorte di Garcia, visti gli ultimi risultati con Milan, Union Berlino e ovviamente con l’Empoli. Si fanno già i nomi, del sostituto di Garcia (Conte e Tudor in pole, Cannavaro e Mazzarri candidati troppo semplici), ma accanto al presidente in tribuna c’erano pure i fratelli Cannavaro. Il Milan, che aveva sollevato la testa contro il PSG, è ripiombato nella mediocrità, facendosi rimontare due gol dal Lecce e salvandosi per l’intervento del VAR dopo l’espulsione di Giroud e il gol del 3-2 di Piccoli, annullato. La squadra di Pioli ha problemi in difesa e il fatto che, fra le prime in classifica, sia (con 14 gol subiti) dietro a molti, è eloquente. Non è stata una giornata banale neppure per la Fiorentina, tornata a vincere contro il Bologna che si è fermato dopo dieci giornate. Partita molto elettrica con una rigore per parte. L’Atalanta ha evitato la sconfitta nel recupero con Ederson che ha pareggiato il gol di Walace. I pareggi friulani sono saliti a otto. Nel derby romano, più vicina al gol la Lazio (palo di Luis Alberto), ma classifica in lacrime: Europa lontana. Monza e Torino hanno pareggiato una partita in cui non hanno brillato. Colpani sesto gol. I granata hanno imboccato la via del gol, dopo lunghi silenzi. Negli anticipi avevamo avuto conferma della mediocità attuale di Sassuolo e Salernitana che hanno difese di cartapesta, come il Verona che ha fatto due punti in dieci partite e non sappiamo se nella pausa confermerà Baroni alla guida. Solo il Genoa ha dato chiari segni di risveglio. L’impresa dell’Empoli a Napoli ha tirato su in classifica la squadra di Andreazzoli che si è messa alle spalle Cagliari, Verona e Salernitana. Ora la Nazionale, che deve portare a casa la qualificazione contro Macedonia e Ucraina. L’esclusione dall’Europa sarebbe un fallimento di tutto il movimento.

Terna, al via la seconda edizione del Master del Tyrrhenian Lab

PALERMO (ITALPRESS) – Parte la seconda edizione del Master “Digitalizzazione del sistema elettrico per la transizione energetica” promosso da Terna in collaborazione con le Università degli Studi di Cagliari, Palermo e Salerno nell’ambito del progetto Tyrrhenian Lab, per il quale l’azienda guidata da Giuseppina Di Foggia ha previsto un investimento complessivo di 100 milioni di euro dal 2022 al 2026. L’inaugurazione del Master – la seconda delle tre edizioni previste – è avvenuta con un evento organizzato in contemporanea nei tre atenei coinvolti. A Salerno presenti il presidente di Terna Igor De Biasio e il Rettore dell’Università Vincenzo Loia, a Cagliari il Direttore Strategie di Sviluppo Rete e Dispacciamento di Terna nonchè Presidente e Coordinatore Scientifico del Tyrrhenian Lab Francesco Del Pizzo e il Rettore dell’Università Francesco Mola e, infine, a Palermo la Direttrice People Organization & Change di Terna Emilia Rio e il Rettore dell’Università Massimo Midiri.
“Il Tyrrhenian Lab conferma il ruolo che Terna svolge per il Paese: guidare la transizione energetica attraverso investimenti mirati alla crescita infrastrutturale e allo sviluppo di competenze di eccellenza. Considerato l’attuale contesto, è di vitale importanza puntare su giovani pronti a intercettare i cambiamenti in corso, le nuove sfide e le enormi opportunità che le tecnologie digitali innovative offrono nel settore dell’energia”, ha dichiarato Igor De Biasio, Presidente di Terna. “Ringraziamo quindi i tre prestigiosi atenei che hanno deciso di affiancarci in questo percorso”, ha aggiunto De Biasio.
“Terna è costantemente impegnata a rendere la rete di trasmissione elettrica sempre più efficiente, digitalizzata e sicura. Per fare questo, oltre agli investimenti previsti in tutto il Paese, sono fondamentali le competenze specializzate e trasversali di alto livello, come quelle che vengono sviluppate con il Tyrrhenian Lab – ha commentato Giuseppina Di Foggia, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Terna -. La collaborazione con gli atenei di Cagliari, Palermo e Salerno ci permette di essere ancora più presenti sul territorio e di formare futuri colleghi e colleghe che entreranno a far parte dell’azienda, aiutando le oltre 5.700 persone di Terna a raggiungere gli sfidanti obiettivi che la transizione energetica ci pone”.
“La transizione energetica deve partire anche dalle persone, dalla formazione e dall’innovazione. Per noi di Terna il Tyrrhenian Lab è una iniziativa di cruciale importanza, che ci permette di accogliere in azienda giovani dotati di competenze uniche e strategiche, sempre più necessarie in un contesto in continua evoluzione come quello in cui operiamo – ha detto Emilia Rio, Direttrice People Organization & Change di Terna -. Abbiamo scelto di investire nel futuro dell’azienda e del Paese. Grazie all’Università di Palermo, ai professori e ai colleghi di Terna che hanno lavorato e continueranno a lavorare per accompagnare la crescita dei partecipanti a questo Master”.
Il Tyrrhenian Lab ha l’obiettivo di istituire un centro di formazione di eccellenza distribuito nelle sedi delle tre rispettive città in cui approderanno i cavi del Tyrrhenian Link, l’elettrodotto sottomarino di Terna che unirà la Campania, la Sicilia e la Sardegna, per un totale di circa 970 km di collegamento e 3,7 miliardi di euro di investimenti, favorendo l’integrazione dei flussi di energia proveniente da fonti rinnovabili.
Considerata la positiva partecipazione alla prima edizione, Terna, d’intesa con i tre atenei coinvolti, ha deciso di ampliare il numero di posti disponibili. Saranno infatti 19, e non più 15, gli studenti e le studentesse che, superata la fase di selezione, prenderanno parte al corso in ciascuna delle tre Università per un totale di 57 partecipanti.
In forte aumento il numero di candidature presentate: complessivamente sono pervenute circa 300 domande (di cui il 36% a Palermo, il 34% a Salerno e il 30% a Cagliari) rispetto alle 170 della prima edizione. In crescita anche la partecipazione femminile: circa il 40% dei 57 selezionati, rispetto al 33% della prima edizione.
Ingegneria Elettrica e Ingegneria Energetica sono le lauree maggiormente rappresentate, ma è stato comunque registrato un aumento considerevole di laureati in altri indirizzi, di cui il più significativo è Ingegneria Informatica, che è passato dal 2% della prima edizione all’8% della seconda.
Anche quest’anno il Master è risultato attrattivo non solo per i profili neolaureati (51%) e per coloro che hanno già esperienza lavorativa (33%), ma anche per profili che avevano già intrapreso un percorso accademico (16%).
Il Master sarà composto di undici moduli per un totale di 60 crediti formativi. Il corso prevede percorsi personalizzati in base alle precedenti esperienze accademiche dei partecipanti, laboratori di programmazione e attività pratiche sul campo.
Una volta terminato il corso, i 19 studenti selezionati con il supporto degli atenei coinvolti, saranno assunti da Terna e potranno operare nella sede territoriale in qualità di esperti ed esperte di algoritmi e modelli per il Mercato Elettrico, sistemi di analisi e regolazione degli apparati di campo e sistemi di Automazione di Stazione (SAS).
Il progetto ha un impatto positivo anche in termini di efficacia occupazionale e valorizzazione dei territori, confermando la rilevanza che, per Terna, ha il Sud Italia, terra dal grande potenziale sia per quanto riguarda lo sviluppo delle infrastrutture che, soprattutto, per la crescita delle competenze.

– foto xd6/Italpress –
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Cure palliative e terapia del dolore, forti disuguaglianze Nord-Sud

ROMA (ITALPRESS) – Le cure palliative sarebbero necessarie per quasi 600mila persone l’anno (nell’84% dei decessi), ma la copertura risulta ancora insufficiente (secondo i dati del ministero della Salute più recenti circa una persona su 3) anche per i soli pazienti oncologici. E non è un dato che riguarda solo la popolazione anziana: tra i minori solo il 15% di chi ne ha bisogno (circa 30.000) le ottiene.
E c’è anche il dolore cronico, quello con cui le persone fanno i conti a lungo, mesi o anni: in Italia quello ‘severò colpisce circa un milione di persone che raddoppiano (due milioni) se si considera il dolore cronico moderato. Il costo medio di un paziente con dolore cronico è di oltre 4.500 euro con costi diretti per il Servizio Sanitario Nazionale di circa 1.400 euro (quindi su due milioni di individui si parla di quasi 3 miliardi) e altrettanto di costi indiretti (congedi, assenze per malattia ecc.).
Nelle cure palliative e terapia del dolore l’Italia ha un primato: è stata la prima in Europa a varare una legge-quadro (la 38/2010) per riconoscere il diritto alla misurazione e al trattamento del dolore, al trattamento delle sofferenze di paziente e familiari, alla formazione dei professionisti e a un’organizzazione secondo reti cliniche.
Ma le buone notizie sono affiancate da tante ombre. L’ultima relazione al Parlamento, che doveva essere annuale, risale al 31 gennaio 2019 e si riferisce all’intervallo di tempo 2015-2017, con un ‘vuotò di rendicontazione di 6 anni rispetto allo stato dell’arte, agli sviluppi della legge quadro, alla capacità di garantire ai pazienti e alle loro famiglie il diritto a non soffrire inutilmente.
Per questo Salutequità, attraverso il suo Osservatorio, vuole riportare l’attenzione sul tema che incrocia un interesse sensibile per i diritti dei pazienti così come per la qualità, l’efficienza e l’efficacia del SSN.
Dall’emanazione della legge si sono succedute una serie di norme tra cui la più recente legge di Bilancio del 2023 che ha definito un traguardo importante e non più procrastinabile: entro il 2028 le cure palliative dovranno raggiungere il 90% delle persone che ne hanno bisogno, ma la Corte dei Conti sottolinea come nel 2021 (ultimi dati disponibili) sia ‘ancora fortemente insufficiente l’assistenza prestata ai malati di tumore attraverso la rete delle cure palliative: appena 5 regioni, tutte del Centro-Nord, sono state in grado di garantire un livello adeguato; tra le regioni meridionali, solo la Puglia con una percentuale del 34,3 si avvicina alla soglia minima richiesta (35 per cento)’. I dati di Italialongeva riportano che nel 2022 solo una persona su tre deceduta per tumore, precisamente il 36%, aveva ricevuto assistenza di cure palliative: 61 mila persone.
‘I dati sulle cure palliative pediatriche – commenta Tonino Aceti, presidente di Salutequità – sono irricevibili per un SSN che dichiara di mettere al centro l’umanizzazione dell’assistenza. Su un fatto così grave, dopo l’acquisizione del dato ci aspettiamo interventi concreti e risolutivi in tempi brevi, perchè quelle famiglie tempo da perdere non ne hannò.
‘Dobbiamo recuperare terreno – aggiunge – sul fronte dell’offerta e adeguarla ai bisogni reali della popolazione. Questo vale sia per la terapia del dolore, che rischia di essere un diritto per chi vive al nord, come mostra la distribuzione dei centri e l’uso dei farmaci; sia per le cure palliative, dove ancora oggi misuriamo l’andamento considerando l’assistenza offerta ai soli pazienti oncologici. Ma stando a stime europee, rappresentano solo il 40% delle persone adulte che avrebbero necessità di cure palliative. Il restante 60% di chi ne ha bisogno è affetto da patologie croniche degenerative non oncologiche (dalle malattie cardiovascolari al Parkinson). E ad oggi non sono oggetto di valutazione nel Nuovo Sistema di Garanzia dei livelli essenziali di assistenza: in altre parole non è parametro di valutazione delle performance delle Regioni nella loro capacità di garantire i LEA’.
Tutte le Regioni avrebbero dovuto realizzare la Rete di cure palliative, secondo quanto previsto dalla legge 38/2010, ma a distanza di 13 anni due regioni a dicembre 2021, secondo le rilevazioni dell’Agenas, Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, non avevano l’avevano istituita: Abruzzo e Marche. Tutte le reti esistenti dichiarano di prendere in carico pazienti oncologici e non oncologici; 14 non avevano attivato la procedura di accreditamento.
La situazione è sensibilmente peggiore per le cure palliative pediatriche, che non risultava istituita in otto Regioni: Abruzzo, Calabria, Lazio, Marche, Puglia, Sardegna, Umbria, Valle d’Aosta.
Per la terapia del dolore invece, in assenza di dati istituzionali, viene in soccorso il censimento SIAARTI che nel 2021 ha rilevato 305 centri di terapia del dolore non oncologico, anch’essi collocati in modo eterogeneo sul territorio: 164 al Nord, 64 al Centro e 77 al Sud.
Non va meglio anche su altri due fronti essenziali per l’applicazione della legge.
L’ultima relazione al Parlamento giudicava l’offerta formativa disomogenea sul territorio nazionale -confermata, peraltro, nel 2021 dall’Istruttoria Agenas- con 9 Regioni che non avevano attivato corsi di formazione per i professionisti per le cure palliative. Sul fronte ECM, l’analisi di Salutequità della banca dati Agenas mostra che dal 2019 a oggi l’attenzione e l’aggiornamento professionale sul tema ha avuto una flessione verso il basso: la pandemia ha fatto passare in secondo piano questi aspetti, anche se si colgono segnali di ripresa.
L’utilizzo dei farmaci per il trattamento del dolore mostra, ancora una volta differenze Nord-Sud, che richiederebbero una valutazione omnicomprensiva rispetto all’organizzazione e allo sviluppo delle reti cliniche di riferimento, così come di gap di diagnosi e cura a partire dal dolore cronico non oncologico.
Nel 2022 il Rapporto OsMed dell’Agenzia italiana del farmaco (AIFA) evidenzia che il ricorso ai farmaci contro il dolore riguarda prevalentemente il dolore neuropatico (41% delle dosi giornaliere totali in aumento del 4,8% rispetto al 2021). L’uso di questi farmaci si riduce spostandosi da Nord a Sud, dove il consumo è di 6,2 DDD, di circa il 22% inferiori alla media nazionale (7.9); per contro le Regioni del Nord hanno un livello di consumo del 14% superiore (9). Le regioni nelle quali l’uso dei farmaci contro il dolore (dosi per mille abitanti al giorno) è superiore alla media nazionale sono quasi tutte al nord: Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana. Le regioni in cui l’uso è notevolmente al di sotto tra 5.4 e 5.8 DDD sono: Calabria, Campania, Molise, Sicilia. Colpisce anche che di fronte ad un dolore cronico, metà dei pazienti sia stato trattato per meno di due settimane e oltre un terzo (34%) abbia ricevuto un’unica prescrizione nel corso dell’anno; le Regioni del Sud riportano i livelli più alti di utilizzatori sporadici (37,8%).
Di fronte a una legge dello Stato ancora vigente e oggetto di Accordi Stato-Regioni non può essere e non deve essere applicata parzialmente soprattutto quando in ballo c’è la qualità di vita delle persone e l’efficienza del SSN. Secondo Salutequità, quindi, è indispensabile: 1. Garantire accountability, facendo il punto aggiornato sulla legge 38/2010 sia sulle cure palliative, sia sulla terapia del dolore. Il prossimo appuntamento da non bucare è dicembre 2023 con l’auspicio che rappresenti il riavvio delle relazioni annuali al Parlamento sullo stato di attuazione della legge 38/10, anche in vista del raggiungimento del 90% nel 2028 di cure palliative previste nella legge di bilancio 2023.
2. Colmare le iniquità di accesso agendo sui ritardi nell’attuazione della legge. E’ urgente adeguare l’offerta assistenziale in termini quantitativi delle cure palliative in età adulta e pediatrica, così come di terapia del dolore al bisogno effettivo della popolazione considerando anche l’andamento demografico ed epidemiologico. E’ inoltre essenziale colmare le differenze nord-sud e intraregionali, sul consumo dei farmaci appropriati e necessari al trattamento del dolore
3. Aggiornare gli indicatori LEA del Nuovo Sistema di Garanzia inserendo anche la capacità di assicurare cure palliative e terapia del dolore ai pazienti cronici non oncologici.
4. Misurare l’assistenza in termini non solo quantitativi, ma anche qualitativi (es. audit clinici indicati da AIFA)
5. Garantire che il personale che opera tanto in cure palliative, quanto in terapia del dolore abbia sempre una formazione adeguata e specialistica.
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Nessuno come Djokovic, re del mondo per l’ottava volta

ROMA (ITALPRESS) – Serviva una sola vittoria a Novak Djokovic per assicurarsi la prima posizione nel ranking di fine anno e il serbo non si è lasciato sfuggire la prima occasione possibile. Battendo nella tarda serata di ieri il danese Holger Rune nella prima giornata delle Nitto Atp Finals di Torino, Novak Djokovic è per l’ottava volta il re del mondo. Il 36enne fuoriclasse serbo, che domani sera sfiderà nel Masters Jannik Sinner, ha chiuso da numero 1 del mondo il 2011, 2012, 2014, 2015, 2018, 2020, 2021 e 2023. Nessuno ha fatto meglio: ‘Nole allunga su Sampras (6 volte), su Connors, Federer e Nadal (5 ciascuno), su McEnroe e Lendl (4). E anche prima dell’Era Open, tra i tennisti che hanno chiuso più stagioni da numero 1 nessuno ha fatto meglio di Djokovic. Bill Tilden è stato numero 1 per 6 anni di fila, Henri Cochet per 4, Rod Laver per 4. E lunedì 20 novembre, il giorno dopo della finale di Torino, Djokovic inizierà la 400esima settimana da numero 1 del mondo. Anche in questa speciale classifica il campione di Belgrado è ampiamente primo davanti a Federer (310), Sampras (286), Lendl (270), Connors (268) e Nadal (209). Nel 2011 Djokovic diventò matematicamente numero 1 nel ranking di fine anno il 13 ottobre (Nadal perse agli ottavi a Shanghai da Florian Mayer), nel 2012 il 28 ottobre (Federer perse la finale a Basilea da Del Potro), nel 2014 il 14 novembre (Djokovic battè Berdych e chiuse il girone delle Atp Finals a punteggio pieno), nel 2015 il 13 settembre (dopo la vittoria in finale all’US Open), nel 2018 il 5 novembre (Nadal decise di non partecipare alle Atp Finals), nel 2020 il 7 novembre (Nadal perse la semifinale a Bercy da Zverev), nel 2021 il 6 novembre (dopo la semifinale vinta a Bercy contro Hurkacz) e quest’anno il 12 novembre (dopo la prima giornata delle Atp Finals). Nessun giocatore è riuscito a tornare in cima alla classifica Atp a 12 anni di distanza dalla prima stagione conclusa da numero 1: ‘Nolè lo è stato per la prima volta nel 2011 e ora nel 2023. Il vecchio record apparteneva a Nadal (2008-2019), ma questa è già storia.
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Meloni “Abbiamo fatto tutto quello che potevamo, buon viaggio Indi”

ROMA (ITALPRESS) – “Abbiamo fatto tutto quello che potevamo, tutto il possibile. Purtroppo non è bastato. Buon viaggio piccola Indi”. Così su X il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
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Morta Indi Gregory, la piccola non ce l’ha fatta

LONDRA (INGHILTERRA) (ITALPRESS) – Indi Gregory è morta la notte scorsa. Lo ha reso noto Dean Gregory, papà della bambina di 8 mesi affetta da una grave patologia mitocondriale. Alla piccola il 6 novembre scorso il governo italiano aveva concesso la cittadinanza per consentirle di essere trasferita a Roma, all’ospedale Bambin Gesù.
Nonostante la battaglia legale intrapresa dai genitori, venerdì le corti del Regno Unito avevano disposto lo stop ai trattamenti vitali ed il trasferimento in un hospice.
“Io e mia moglie Clare siamo arrabbiati, affranti e pieno di vergnogna”, dice il padre di Indi in un messaggio ai suoi avvocati.

– foto Agenzia Fotogramma –
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