PALERMO (ITALPRESS) – “Piove sul bagnato. Dobbiamo registrare, ancora una volta, un’aggressione nei confronti di medici ed in particolare di un collega che svolge il proprio lavoro con impegno e grande professionalità”. Lo dichiara, in una nota, il segretario regionale della Cimo Sicilia, Giuseppe Bonsignore, in relazione all’ultima aggressione, in ordine di tempo, che ha visto come vittima il responsabile di Endocrinologia oncologica dell’ospedale “Cervello” di Palermo, Alfredo Caputo.
“Da tempo chiediamo di garantire in ambito ospedaliero la massima sicurezza nei luoghi di lavoro per medici e infermieri – aggiunge Bonsignore – attivando sistemi di videosorveglianza tecnologicamente avanzati, garantendo servizi di portierato in tutti gli ingressi ospedalieri ma dobbiamo constatare mestamente che tali richieste destano poco interesse nelle istituzioni preposte. Ieri si è sfiorata una tragedia – conclude Bonsignore – il collega ha rischiato di morire, questo è inammissibile. Nei prossimi giorni, insieme alle altre organizzazioni sindacali, valuteremo iniziative per sensibilizzare anche l’opinione pubblica su questo gravissimo problema e, soprattutto, le istituzioni”.
– foto ufficio stampa Cimo Sicilia –
(ITALPRESS).
Medico aggredito a Palermo, Bonsignore “Si è sfiorata una tragedia”
Sequestro per 2 milioni a 5 esponenti mafia dei Nebrodi
MESSINA (ITALPRESS) – La Guardia di Finanza sta eseguendo cinque decreti di sequestro patrimoniale emessi dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Messina, su richiesta della
locale Procura Distrettuale della Repubblica, nei confronti di 5 persone ritenute socialmente pericolosi.
I provvedimenti, estesi anche ai familiari dei 5 destinatari delle investigazioni, originari di S.Agata di Militello e Tortorici, scaturiscono dalla puntuale ricostruzione del profilo
di pericolosità sviluppata attraverso le risultanze delle molteplici iniziative investigative avviate, nel
tempo, dalla Procura peloritana e dalla Guardia di Finanza di Messina. Di particolare rilievo è risultata la valorizzazione delle evidenze giudiziarie emerse nel procedimento
“Nebrodi” che, nel gennaio 2020, ha consentito di delineare i contorni di una complessa organizzazione criminale di matrice mafiosa, riferibile a due articolazioni del gruppo dei “tortoriciani”, quella dei “Batanesi” e quella dei “Bontempo Scavo”, coinvolte nella commissione di plurime attività illecite nel territorio nebroideo.
Le indagini hanno documentato la costante operatività di tali compagini criminali nella provincia peloritana, accertando una peculiare propensione alla commissione di illeciti nel redditizio settore delle truffe in agricoltura, per l’ottenimento indebito di fondi comunitari a valere sulla Politica Agricola Comune.
Mirati approfondimenti economico-patrimoniali hanno consentito di disvelare la disponibilità di beni in misura sproporzionata rispetto ai redditi leciti dichiarati, dimostrando la stretta correlazione temporale tra i comportamenti antisociali documentali e l’illecito arricchimento accertato.
I provvedimenti riguardano complessivamente 2 compendi aziendali comprensivi dei relativi beni patrimoniali (attivi nel settore agricolo), 42 immobili (di cui 8 unità immobiliari e 34 terreni), 22 depositi al risparmio, 21 conti correnti, 14 polizze vita e 2 quote societarie, nella disponibilità diretta e
indiretta o comunque riconducibili ai proposti, per un valore stimato di oltre 2 milioni di Euro.
– Foto: Guardia di Finanza –
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Commissione antimafia sigla intesa con Fondazione Falcone
ROMA (ITALPRESS) – Un protocollo di intesa per “attivare forme di collaborazione per educare alla cittadinanza attiva, a partire dalla memoria delle vittime delle mafie” è stato firmato oggi tra la Fondazione Falcone, presieduta dalla sorella del giudice, Maria Falcone, e la Commissione parlamentare Antimafia, presieduta dalla deputata di Fratelli d’Italia, Chiara Colosimo. “Questo percorso prende un impegno che guarda alla storia di Giovanni Falcone e che continua a parlare all’attualità. La criminalità organizzata non è ancora stata sconfitta e ha bisogno del lavoro che in questi anni è stato portato avanti dalla Fondazione”, ha detto Colosimo.
Secondo quanto prevede il protocollo siglato oggi a Roma, la Fondazione Falcone e la Commissione Antimafia collaboreranno per realizzare attività formative e informative che coinvolgano studenti e docenti e iniziative di sensibilizzazione e diffusione della cultura della legalità.
“Da trent’anni vado nelle scuole a parlare ai giovani per raccontare quel decennio che va dall’inizio degli anni Ottanta al 1992. Quando Giovanni è morto potete immaginare la mia disperazione, non solo come sorella ma come cittadina, perchè mi sono chiesta ‘tutto il suo lavoro finirà? Sarà dimenticato?’ e mi sono chiesta cosa dovevo fare perchè tutto quel lavoro che era stato fatto non si disperdesse, per portare avanti le sue idee”, ha ricordato Maria Falcone. “La Fondazione in questi anni ha lavorato tanto e ha lavorato dappertutto, i professori di tutta Italia hanno fatto l’attività antimafia principale del nostro Stato”, ha ribadito. “Giovanni aveva un rispetto sacro per le istituzioni. Essere qui oggi significa proseguire quell’attività che abbiamo portato avanti in questi anni”, ha aggiunto. Quest’anno “apriremo il Museo del Presente e della Memoria, in un palazzo antico vicino a quella che era la nostra casa, nel centro storico di Palermo: entrando, i giovani, entrando, si dovranno emozionare”, ha sottolineato. “Il 16 aprile – ha concluso Falcone – inaugureremo la biblioteca del museo: sarebbe bellissimo farlo alla presenza della Commissione Antimafia, per parlare di legalità ai giovani. Sarebbe un bel segnale”. Un invito subito raccolto dalla presidente Colosimo, che ha assicurato la presenza della Commissione a Palermo.
– foto xi2 Italpress –
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Dossier Anci Sicilia sul sistema rifiuti “Raccolta virtuosa, servizio costoso”
PALERMO (ITALPRESS) – Il progressivo miglioramento del sistema di raccolta dei rifiuti non va di pari passo con un contenimento dei prezzi del servizio: un’anomalia rispetto alle altre regioni italiane, che ha portato l’Anci Sicilia a presentare un ricorso all’Antitrust per verificare se vi sia da parte degli operatori un abuso di posizione dominante. Alla base di tale ricorso, che va di pari passo con una richiesta di coinvolgimento da parte della Regione in vista dell’approvazione del Piano regionale dei rifiuti, vi sono una serie di dati raccolti in un dossier presentato oggi a Palazzo dei Normanni, a Palermo: all’interno di questo vengono evidenziati gli squilibri tra i costi in Sicilia e nel resto del paese, laddove i primi su determinati aspetti (trattamento, conferimento in discarica, selezione e compostaggio) sono quasi il doppio rispetto ai secondi.
Il disappunto dell’Associazione dei sindaci aumenta in considerazione del lavoro svolto negli ultimi anni in tema di raccolta differenziata. Secondo i dati di Legambiente nel 2022 in 274 Comuni siciliani tale servizio superava il 65%, coinvolgendo una popolazione complessiva di 2.386.559 abitanti; appena cinque anni prima i Comuni virtuosi nello svolgimento della raccolta differenziata erano solo 32.
“Questo dossier nasce per avere una spiegazione sul perchè più aumenta la raccolta differenziata e più la tariffa da far pagare ai cittadini sale – sottolinea Paolo Amenta, presidente di Anci Sicilia – Non vogliamo andare contro qualcuno, ma capire perchè in Sicilia sono anni che si parla di transizione ecologica ed economia circolare e il costo dei rifiuti non si abbassa: tocca ai sindaci ogni anno mettere mano all’aspetto economico, con tutti gli sforzi che chiediamo ai cittadini in tema rifiuti ci sono Comuni in cui i costi sono esorbitanti. Con un simile sovrapprezzo dell’energia in alcune realtà si rischia il dissesto finanziario”. Una possibile soluzione per Amenta è “rafforzare i rapporti con i consorzi e implementare gli impianti di prossimità: il malfunzionamento si sta scaricando sulla componente più fragile che sono cittadini e imprese, non possiamo far pagare a loro l’inefficienza di un sistema che non vuole decollare”.
Il presidente di Anci Sicilia interviene poi sul tema dei termovalorizzatori, sottolineando come “non siamo nè favorevoli nè contrari alla realizzazione, ma bisogna prendere in considerazione la situazione di partenza della produzione dei rifiuti in Sicilia e l’andamento della raccolta differenziata: a parte i tempi di realizzazione degli impianti, bisogna anche capire quali interventi risultino più urgenti per invertire la tendenza e raggiungere l’obiettivo di una diminuzione dei costi. Inoltre è necessario anche individuare quali azioni bisogna porre in essere per accelerare la realizzazione di impianti di prossimità che possono contare da subito su un abbattimento dei prezzi”.
Per quanto riguarda il ricorso, quello che si vuole accertare è soprattutto il comportamento di Sicula trasporti Srl, i cui impianti sono utilizzati da oltre 170 Comuni in Sicilia, e un focus sulle ragioni dei costi eccessivi che gravano sul sistema dei rifiuti e su come intervenire in maniera efficace per evitare l’impatto negativo sui bilanci comunali e sull’economia della regione. “Alle nostre richieste di un’analisi dei costi non sono mai arrivate risposte – spiega Amenta – Vogliamo capire perchè se nelle altre regioni d’Italia i costi dei rifiuti sono di 160 euro a tonnellata in Sicilia invece arriviamo a 380 euro”.
L’auspicio di Mario Alvano, segretario generale di Anci Sicilia, è che il dossier costituisca un punto di partenza affinchè “la discussione sui rifiuti diventi centrale nel dibattito pubblico siciliano: in tanti si sono occupati del tema, ma di prezzi se n’è parlato poco. La strada maestra è quella dell’analisi scientifica: non abbiamo la pretesa di risolvere la questione oggi o domani, ma sollevare le criticità sui costi è fondamentale”. Uno dei principali problemi da risolvere riguarda “la raccolta dei rifiuti nelle strade provinciali e statali: la nostra proposta è che si affronti con tutti i soggetti istituzionali la possibilità di intervenire in questo frangente con il coinvolgimento di enti intermedi. Inoltre, l’introduzione degli impianti di prossimità consentirebbe in poco tempo di abbattere i costi di alcune tipologie di rifiuti come l’organico”.
– foto xd8 Italpress –
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Corso di laurea in Scienze Gastronomiche, Cna “Risponde a esigenze del territorio”
TRAPANI (ITALPRESS) – “L’attivazione, da parte dell’Università di Palermo, del corso di laurea di primo livello in Scienze Gastronomiche nella sede di Trapani risponde alle esigenze del territorio e degli operatori economici del settore agroalimentare e turistico alberghiero”. Lo dicono Piero Giglione, Giuseppe Orlando e Tindaro Germanelli, rispettivamente segretario Cna Sicilia, presidente provinciale di Trapani e coordinatore Cna Sicilia Agroalimentare, in occasione dell’incontro tenutosi presso il rettorato con il rettore, Massimo Midiri, il coordinatore del corso, Filippo Sgroi, e il direttore del Dipartimento scienze agrarie, alimentari e forestali (Saaf), Tiziano Caruso. Alla riunione erano presenti anche il segretario provinciale della Cna di Trapani, Francesco Cicala, e la presidente provinciale Cna turismo di Trapani, Cristina Cianti.
“Ringraziamo l’Ateneo palermitano – aggiungono – con il quale alcuni mesi fa abbiamo avviato un confronto virtuoso sulla necessità di prevedere un percorso formativo ad hoc anche nel trapanese. La Cna, come associazione di categoria, che raggruppa centinaia di aziende, darà il proprio sostegno e la propria collaborazione”.
Il corso di laurea verrà presentato nell’ambito della presentazione dell’Osservatorio sulla burocrazia, che si terrà il prossimo 4 marzo a Palermo, presso la sala Piersanti Mattarella di Palazzo dei Normanni. All’iniziativa sarà presente anche il rettore, Massimo Midiri, e il coordinatore del corso di laurea, professore Filippo Sgroi.
– foto: screenshot da sito Università degli Studi di Palermo –
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Telecomunicazioni, a Palermo ultima tappa “OpNet Wholesale Castle Tour”
PALERMO (ITALPRESS) – Incontri bilaterali tra big delle telecomunicazioni nazionali e internazionali con internet service provider locali, esperti, enti e fornitori, per discutere delle ultime novità del settore e dei nuovi standard di mercato. L’appuntamento è a Palermo, il 29 febbraio prossimo presso l’Hotel Rocco Forte Villa Igiea, nell’ambito del programma dell’OpNet Wholesale Castle Tour, evento itinerante organizzato dalla società 3vents che ha già svolto i precedenti appuntamenti, durante quest’inverno, in Emilia Romagna, Piemonte, Puglia, Umbria e Veneto, e che vede Palermo come sesta e ultima tappa per condividere le esperienze dei grandi player internazionali con gli operatori della regione Sicilia.
Durante la giornata di giovedì 29, nella Exhibition Area la possibilità di scoprire le ultime novità in termini di prodotti e servizi; nella Meeting Lounge gli operatori locali potranno incontrare riservatamente gli esponenti dei big delle telecomunicazioni nazionali e internazionali; nell’area Spotlight Stage conferenze, press release e case history tenute dagli sponsor con i loro partner.
Host sponsor presenti all’evento con il proprio management sono le multinazionali DE-CIX e Sparkle, attori di rilievo nel panorama mondiale delle telecomunicazioni fortemente impegnate in Sicilia con il Sicily hub di Palermo.
Partecipano all’evento il main sponsor OpNet, operatore 5G che di recente ha annunciato l’acquisizione da parte di WindTre; Fastweb, operatore nazionale di proprietà di SwissCom; Eolo, operatore leader in Italia nelle reti wireless FWA; Rai Way, che con il suo progetto Rai Way Edge rivoluzionerà il mercato del Cloud e dei servizi IoT; FlashStart, azienda attiva nel settore privacy e sicurezza con Clienti in tutto il mondo; HAL Service, operatore di rete che offre servizi wholesale su tutte le principali reti FTTH nazionali e ISP Billing, che offre i moduli gestionali per l’interfaccia; DHH, Seeweb e Naquadria, operatori attivi nel mercato del cloud e dei data center; Allnet e Visiotech, distributori multinazionali presenti al Castle Tour con le loro filiali italiane; AVM, AVSystems, Mimosa, Ruckus, Ruijie che ci proiettano nel futuro con le loro tecnologie d’avanguardia.
DE-CIX, principale operatore mondiale di Internet Exchange (IX), fornisce servizi di interconnessione di rete premium e gestisce diversi scambi Internet indipendenti da operatori e data center a livello internazionale. Uno dei nodi di rete dell’infrastruttura globale è, oggi, attiva nel Sicily Hub di Via Ugo La Malfa, a Palermo, che negli anni è diventato snodo strategico internazionale dei cavi sottomarini che trasportano i dati.
Il Sicily Hub è anche una delle più importanti CLS (Cable Landing Station) di Telecom Italia Sparkle, operatore Tier-1 che, attraverso il Seabone (South East Access backBONE) – la dorsale in fibra ottica basata su tecnologia DWDM, presente in Europa, in America, in Asia e nel resto del mondo – provvede a fornire il routing internazionale per la maggior parte del traffico telefonico e dati generato dall’utenza di Telecom Italia, oltre a rivendere servizi a terzi. Sparkle è anche il settimo operatore mondiale del settore e il secondo in Europa.
La partecipazione è gratuita ma è riservata esclusivamente agli operatori, ricercatori e studiosi del settore e ai giornalisti.
– foto ufficio stampa evento –
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Traffico di migranti tra Sicilia e Tunisia, i fermati organizzavano “viaggi Vip”
TRAPANI (ITALPRESS) – Operazione internazionale contro il traffico di migranti. Dodici persone sono state fermate dagli agenti della Polizia di Stato, a Trapani: organizzavano “viaggi Vip”.
La Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Palermo ha delegato la Polizia di Stato a dare esecuzione a un decreto di fermo di indiziato di delitto emesso nei confronti di 12 indagati, di cui 6 italiani e 6 tunisini, in quanto ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina nella forma aggravata.
Il provvedimento restrittivo accoglie gli esiti di un’ampia attività investigativa, avviata dalle Squadre Mobili di Palermo e di Trapani, dal personale del Servizio Centrale Operativo e dalla Sisco di Palermo e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Palermo, concernente un presunto gruppo criminale, composto da cellule presenti sia in Tunisia sia in Italia, attivo nel trasferimento illegale di migranti tunisini dalle coste settentrionali della Tunisia con arrivo sul litorale di Marsala, già a partire dall’agosto 2022. Tali viaggi, monitorati nel corso dell’indagine con sistemi di localizzazione, sarebbero stati definiti da alcuni testimoni come “viaggi Vip” in quanto organizzati dal gruppo criminale tramite un servizio di trasporto rapido e agevole, su natanti dotati di motori di grossa cilindrata, in favore di un numero non superiore a venti migranti.
Il trasporto, operato da esperti piloti a conoscenza della rotta tunisina, con la dichiarata garanzia inoltre di non essere intercettati dalle navi militari preposte al controllo, sarebbe avvenuto dietro il pagamento di somme di denaro che variavano dai 3 ai 6 mila euro, più elevato rispetto a quello solitamente richiesto tramite imbarcazioni fatiscenti ed affollate. In particolare, l’inchiesta avrebbe svelato, in via preliminare, il ruolo svolto dalla cellula marsalese, composta da soggetti italiani e tunisini. Il gruppo in questione sarebbe stato incaricato di assicurare il supporto logistico, individuando e predisponendo i natanti per il trasporto dei clandestini e “reclutando” gli scafisti, di norma scelti tra tunisini sedenti in Italia. Le indagini avrebbero consentito, inoltre, di individuare la presenza, nella cellula marsalese, di un tunisino, richiedente protezione internazionale, indiziato di essere uno dei principali promotori dell’organizzazione, nonchè ritenuto, dagli esiti emersi dalle attività di captazione, come un ex appartenente corrotto della polizia tunisina. Dal complesso quadro investigativo quest’ultimo indagato sarebbe a sua volta in stretto contattato con il massimo esponente della cellula attiva in Tunisia, destinatario dello stesso provvedimento restrittivo, che avrebbe avuto il ruolo di procacciare migranti anche per interposta persona, decidendo condizioni e prezzo del trasporto dalle coste settentrionali della Tunisia a quelle siciliane.
Nel corso delle indagini sono stati arrestati 8 presunti scafisti, sei dei quali irregolari sul territorio nazionale, tutti di nazionalità tunisina, per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Gli arresti in flagranza sono stati eseguiti nel corso di quattro distinti sbarchi, avvenuti sulle coste marsalesi rispettivamente il 29 giugno, il 14 ed il 24 agosto e il 15 settembre scorsi.
Quattro degli indagati devono rispondere anche di resistenza a navi da guerra, avendo tentato la fuga nonostante l’intervento di navi della Guardia di Finanza, giunte in soccorso dei natanti. In un’occasione, gli scafisti avrebbero ordinato di sparare contro la nave militare dei razzi luminosi.
I migranti che il gruppo avrebbe introdotto clandestinamente in Italia sono 73, tra cui 12 minorenni e 6 donne. Tutti sono stati soccorsi e identificati dagli investigatori della Polizia di Stato subito dopo l’approdo sulle coste marsalesi. Tra i clandestini, 19 sono stati tratti in arresto per reingresso illegale nel territorio nazionale. Inoltre, 4 migranti sono stati arrestati in esecuzione di un provvedimento definitivo di condanna per reati contro il patrimonio e in materia di droga.
La Polizia di Stato ha operato, in occasione degli arresti, il sequestro di 4 gommoni, tutti messi a disposizione dalla cellula italiana attiva a Marsala.
Dal complesso delle acquisizioni investigative sarebbe emerso il passaggio di una somma di denaro di circa 90 mila euro a favore di un indagato italiano ad opera di uno dei promotori dell’associazione di origine tunisina, stanziale nel marsalese.
L’operazione della Polizia di Stato si inquadra in una più vasta attività di investigazione coordinata dal Servizio Centrale Operativo, anche a livello internazionale, con l’avvio di una Operational Task Force (OTF) denominata “Mediterraneo” sul delicato fenomeno criminale del favoreggiamento dell’immigrazione clandestina nelle rotte marittime, che ha favorito l’interscambio informativo ed il supporto operativo con Europol, alcuni paesi europei e gli Uffici investigativi. In tale contesto, nel corso dell’operazione, in qualità di osservatori e per agevolare eventuali, ulteriori scambi di informazione, sono presenti, presso la Questura di Trapani, investigatori Guest Officers di Europol e della Polizia tunisina. Nel corso delle fasi operative, supportate da personale della Polizia di Stato dei Reparti Speciali, sono state eseguite diverse perquisizioni delegate dall’autorità giudiziaria.
– foto: screenshot da video ufficio stampa Polizia di Stato –
(ITALPRESS).
Botte e frustate a bimbo di 5 anni, madre e zia fermate a Catania
CATANIA (ITALPRESS) – Botte e frustate su schiena e gambe ad un bimbo di 5 anni perchè disubbidiente. E’ accaduto a Catania, dove gli agenti della Polizia di Stato su disposizione della locale Procura hanno posto in stato di fermo due donne, di 23 e 28 anni, di nazionalità nigeriana, in quanto gravemente indiziate dei reati di maltrattamenti e lesioni personali pluriaggravate. Si tratta della madre e di una zia del piccolo.
Le indagini hanno permesso agli investigatori di acquisire elementi che dimostrerebbero come le cittadine extra comunitarie fermate sarebbero le autrici di gravissime condotte illecite ai danni del bambino di soli 5 anni di età. E’ stata la Dirigente scolastica di un istituto di Catania a raccontare alla polizia, il 14 febbraio scorso, di un “bambino di 5 anni con evidenti frustate nella schiena e nelle gambe”. Il minore, immediatamente identificato, presentava incontrovertibili segni di reiterate violenze. Trasportato presso il Pronto Soccorso Pediatrico dell’ospedale “Garibaldi-Nesima”, il bimbo aveva modo di riferire “di essere stato percosso dalla zia (…) diverse volte tramite un cavo nero (…) di ricarica della bicicletta elettrica di proprietà della madre (…) raccontando più volte che questi segni sarebbero stati provocati dalla zia dinnanzi a disobbedienze” ed i sanitari, nell’esame obiettivo, hanno riscontrato “presenza di numerose escoriazioni profonde a forma di ‘U’, da verosimili frustate. Evidenti, numerose cicatrici e lesioni pregresse in via di risoluzione, diffuse sul tronco, arti superiori e inferiori, torace e addome. Le lesioni più recenti presentano invece croste sovrastanti ormai asciutte, con visibile cute rosea, di nuova formazione, sottostante. Medesime escoriazioni recenti si repertano a livello della zona mediale, delle cosce bilateralmente a livello delle spalle e delle braccia”.
I sanitari prestavano al minore le cure del caso e rilasciavano referto con una prognosi di 15 giorni. Dai tempestivi approfondimenti svolti dagli investigatori è emerso un allarmante quadro dal quale poteva desumersi che i segni di violenza impressi sul corpo del bambino sarebbero stati inferti dall’indagata 23enne con dei cavi elettrici e ciò in seguito a banali capricci e non meglio specificate monellerie attribuite al bimbo. Le sevizie sarebbero avvenute anche alla presenza della madre, che non si sarebbe adoperata per evitarle, per impedirle o per segnalarle agli organi istituzionali per scongiurarne ogni possibile reiterazione. Le due donne sono state accompagnate presso la Casa Circondariale catanese di “Piazza Lanza”.
– foto ufficio stampa Polizia di Stato –
(ITALPRESS).












