Home Sicilia Pagina 377

Sicilia

Cardiologo ucciso, Ordine dei Farmacisti di Agrigento “Stupore e sgomento”

AGRIGENTO (ITALPRESS) – “Desidero esprimere a nome mio personale, del Consiglio e di tutta la componente professionale dei farmacisti lo stupore, lo sgomento e il più sincero sentimento di cordoglio per l’efferato ed irresponsabile atto di violenza criminale estremo ai danni di un tuo prestigioso professionista il dottor Gaetano Alaimo, padre della nostra collega Mary”. E’ quanto si legge nella lettera che il presidente dell’Ordine dei Farmacisti della provincia di Agrigento, Maurizio Pace, ha inviato al presidente dell’Ordine dei Medici di Agrigento, in seguito all’omicidio del cardiologo Gaetano Alaimo, avvenuto ieri
pomeriggio a Favara.
“Tali vicende che colpiscono violentemente sia la sfera familiare sia quella professionale, in realtà colpiscono ancora con più veemenza le coscienze di tutti noi agrigentini che crediamo fortemente nel riscatto sociale e culturale della nostra terra – scrive Pace -. Tali inqualificabili atti debbono essere di monito per i giovani della nostra terra ad arginare ancora con più forza quella sparuta presenza di menti perverse che danneggiano anni di storia e di civiltà che tutto il mondo ci riconosce”.
credit photo agenziafotogramma.it
(ITALPRESS).

Irfis gestirà fondo “Ripresa Sicilia”, 36 milioni a imprese che investono nell’Isola

PALERMO (ITALPRESS) – L’Irfis, società in house della Regione Siciliana, in seguito all’accordo firmato dal suo presidente, Giacomo Gargano, e dall’assessore alle Attività produttive, Edy Tamajo, è stata incaricata di gestire il Fondo “Ripresa Sicilia” (risorse Fsc 2021-2027 e Poc 2014-2020). Il fondo agevolativo, si legge in una nota, è finalizzato alle concessioni di finanziamenti in favore di piccole e medie imprese che intendono realizzare un programma di spesa nell’Isola. Per l’attuazione della misura sono destinati 36 milioni di euro e l’asse di intervento è indirizzato alla realizzazione di investimenti che favoriscano l’innovazione, il trasferimento tecnologico e la riconversione di siti produttivi. Sono previste agevolazioni, tra finanziamento a tasso zero e a fondo perduto, sino al 75% dell’investimento per programmi di spesa tra 500 mila euro e 5 milioni.
«L’accordo – afferma l’assessore Tamajo – si inserisce in una rinnovata intesa con l’assessore all’Economia, Marco Falcone, che mira a rilanciare l’attività delle imprese siciliane, attraverso iniziative studiate appositamente per il tessuto imprenditoriale locale, in particolare quello delle piccole e medie imprese, volte a incentivare progetti integrati di ricerca, innovazione, sviluppo della competitività e internazionalizzazione che, come sappiamo, costituiscono le principali leve sulle quali occorre puntare».
Irfis provvederà alla predisposizione e all’emanazione dell’avviso pubblico per la concessione delle agevolazioni e ogni attività necessaria alla gestione della misura di finanziamento. L’avviso sarà pubblicato nei primi giorni del 2023 sul sito istituzionale di Irfis, sulla Gazzetta ufficiale della Regione Siciliana (Gurs) e sul sito dell’assessorato regionale delle Attività produttive.
foto ufficio stampa Regione Siciliana
(ITALPRESS).

“Mi riscatto per Palermo”, firmato un protocollo per il reinserimento dei detenuti

PALERMO (ITALPRESS) – Il lavoro come dignità, il lavoro come reinserimento sociale, il lavoro come consapevolezza di un nuovo sè: un esperimento che il Comune e il Dipartimento di amministrazione penitenziaria (Dap) portano avanti attraverso il protocollo ‘Mi riscatto per Palermò, che prevede il coinvolgimento di 50 detenuti del carcere Ucciardone in attività di pubblica utilità. Il documento è stato firmato nella sala Onu del Teatro Massimo dal primo cittadino Roberto Lagalla e dal delegato del ministero della Giustizia Carlo Renoldi.
Il protocollo è reso possibile dalla sottoscrizione, avvenuta nel 2018, dell’articolo 20-ter del Codice di ordinamento penitenziario, finalizzato a garantire lo svolgimento di attività socialmente utili come forma alternativa alla pena o in conclusione dell’esperienza detentiva. Una prima intesa era arrivata nel 2019, con l’auspicio dell’allora sindaco Leoluca Orlando che Palermo seguisse altre città italiane che avevano provveduto al coinvolgimento sociale dei detenuti: tuttavia, con l’arrivo della pandemia tali prospettive si erano arenate e solo adesso è stato possibile firmare il documento.
Le prime collocazioni dei cinquanta selezionati all’interno dei servizi comunali arriveranno prima di fine anno, stesso periodo in cui dovrebbe insediarsi il nuovo Garante dei diritti dei detenuti di Palermo, il cui nome verrà svelato da Lagalla nei prossimi giorni. “Con questo protocollo favoriamo la sperimentazione di nuovi modelli di giustizia riparativa e restituiamo alla società ciò che è stato tolto attraverso il delitto commesso – sottolinea il primo cittadino, – Chi ha sbagliato non può rimanere segnato per tutta la vita, altrimenti la pena di morte effettiva si trasforma in pena sociale. Questo documento diventerà un modello di giustizia internazionale: Palermo è da tempo sede di modelli di questo tipo, lo hanno attestato anche Giovanni Falcone e Paolo Borsellino con l’attuazione del pool antimafia negli anni ’80”.
Lagalla entra poi nello specifico delle attività in cui saranno coinvolti i detenuti: “Faremo in modo che contribuiscano al decoro urbano, alla salvaguardia del verde, al miglioramento e alla protezione dei luoghi della città. Gli impieghi verranno assegnati in base alla loro vocazione professionale originaria: ridiamo la dignità del lavoro a chi è in espiazione di pena e si prepara a essere reinserito nella società, si spera con atteggiamenti profondamente mutati”.
Gli fa eco l’assessore comunale all’Innovazione Antonella Tirrito, la quale evidenzia come “questi programmi di pubblica utilità metteranno i detenuti al servizio della nostra comunità e daranno loro la dignità che meritano”.
Le attività si svolgeranno su base volontaria e senza retribuzione ma, spiega Renoldi, “in modo da valorizzare la formazione di nuove competenze in vista di un successivo inserimento nel mondo del lavoro. Per chi è stato privato della libertà è un dovere mettersi in gioco”. Il delegato del guardasigilli precisa poi come le persone non saranno scelte arbitrariamente tra tutti i detenuti, ma “in base a una bassa pericolosità penitenziaria e sociale”.

– foto: xd8/Italpress

(ITALPRESS)

Cardiologo ucciso da un paziente a Favara

FAVARA (AGRIGENTO) (ITALPRESS) – Un medico cardiologo di Favara, Gaetano Alaimo, è stato ucciso nel primo pomeriggio di oggi a Favara a colpi di arma da fuoco. L’omicidio è avvenuto in via Bassanesi, all’interno del Poliambulatorio di proprietà dello stesso medico. L’assassino, un uomo di 47 anni, incensurato con un passato da bidello e paziente della vittima, è stato arrestato anche grazie ai testimoni e alle immagini della videosorveglianza. L’assassino non aveva un appuntamento con il professionista. Si è presentato all’apertura del Poliambulatorio e appena ha visto il dottore Alaimo gli ha sparato in pieno petto. Poi si è dato alla fuga. I carabinieri di Favara lo hanno raggiunto nella sua casa di campagna dove si era rifugiato, trovandolo in stato confusionale. E’ stato portato in caserma per l’interrogatorio che viene condotto Procuratore Capo facente funzioni Salvatore Vella e dal Sostituto Procuratore Eliana Manno. In casa del presunto assassino è stata rinvenuta anche l’arma che sarebbe stata usata per il delitto. E si comincia anche a fare luce sulle motivazioni che avrebbero spinto l’uomo a questo folle gesto. A quanto pare era molto preoccupato perché rischiava di non aver rinnovata la patente di guida. Soffriva di una malformazione cardiaca e da tempo si era affidato alle cure del
dottor Alaimo che, valutate le condizioni di salute generali del suo paziente, aveva pronunciato un fermo no alla possibilità di un intervento chirurgico, 

– foto: xl2/Italpress

(ITALPRESS).

Al Palazzo Reale di Palermo in mostra il ritratto reale e virtuale di Antonia Minore

PALERMO (ITALPRESS) – Contribuì a dare inizio al percorso di emancipazione rispetto al clichè assegnato alla donna in età romana, ma nelle pagine della storiografia è rimasta a lungo nell’ombra. Nata nel 36 a.C. a Roma, Antonia Minore rappresenta una delle figure femminili più importanti del primo Impero, tuttavia la documentazione che la riguarda è davvero esigua.
Il ritratto marmoreo dell'”Augusta” Antonia, proveniente da Pantelleria, è l’opera d’arte originale che i visitatori di Palazzo Reale potranno ammirare da domani, all’interno di Meta, lo spazio permanente tra arte e innovazione tecnologica che in soli sessanta giorni dalla sua apertura è stato scelto da più di diecimila cittadini-viaggiatori. Attraverso fedelissime riproduzioni in materiali eco-sostenibili, inoltre, capolavori come il ritratto di Antonina Minore, diventano immuni al tempo e protetti dalla memoria.
L’opera, presentata stamane alla stampa, è giunta a Palermo in virtù della collaborazione tra la Fondazione Federico II e il Parco Archeologico di Selinunte, Cave di Cusa e Pantelleria.
Il progetto è co-finanziato da Invitalia e dal Ministero della Cultura nell’ambito della linea di intervento Cultura Crea e nasce dalla partnership tra la Fondazione Federico II e Forma Rei per lo sviluppo dell’innovazione tecnologica in ambito culturale.
La Fondazione Federico II accoglie, pertanto, la testa di Antonia Minore per proseguire nella valorizzazione delle più prestigiose opere scultoree presenti in Sicilia e associare il patrimonio storico alla capacità di renderlo immortale e trasmissibile grazie alle migliori tecnologie contemporanee. In precedenza era stato esposto il ritratto marmoreo di Ottaviano Augusto, proveniente da Centuripe.
Erano presenti alla preview di questa mattina il Presidente dell’Ars e della Fondazione Federico II Gaetano Galvagno, l’Assessore dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana Elvira Amata, l’Assessore al Turismo, Sport e Spettacolo Francesco Paolo Scarpinato, il Direttore Generale della Fondazione Federico II Patrizia Monterosso, il Dirigente Generale del Dipartimento dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana Franco Fazio, il Direttore del Parco Archeologico di Selinunte, Cave di Cusa e Pantelleria Felice Crescente, l’Imam di Palermo Badri El Madani.
“La Fondazione Federico II, attraverso Meta, intende innescare nella collettività interesse e comprensione per l’arte – afferma il Presidente della Fondazione Federico II, Gaetano Galvagno -, nonchè consapevolezza civica di tutela della memoria artistica. Lo Spazio Meta apre ad una nuova modalità di fruizione del patrimonio culturale che consente di raggiungere altri target, potenzialmente interessati, come i giovani. L’ampliamento dei target di fruizione è in linea con le finalità della misura e del PON Cultura & Sviluppo 2014-2020 sia per incrementare la domanda di cultura in termini di flussi turistici ma anche in relazione all’identificazione di chi vive in un territorio e si riappropria di storia, cultura e radici del luogo. L’associazione tra il busto marmoreo di Antonia Minore e la tecnologia contemporanea a Palazzo Reale, dove transitano quasi un milione di visitatori all’anno, rappresenta un prezioso strumento divulgativo che propone Pantelleria come luogo di riferimento per potere ammirare le tre Augustea Capita, Antonia Minore, Cesare e Tito”.
“Siamo orgogliosi – dichiara l’assessore regionale dei Beni culturali e dell’identità siciliana Elvira Amata – di dare enfasi attraverso lo Spazio Meta al ritratto marmoreo di Antonia Minore, figura poco valorizzata dalla storiografia, che grazie alle migliaia di visitatori che transitano da Palazzo Reale, sarà conosciuta in tutto il mondo e, sono certa, anche il Museo di Pantelleria ne trarrà beneficio. Meta è un progetto che va nella direzione giusta, ovvero utilizzare la tecnologia al servizio dei beni culturali per una più ampia fruizione del nostro patrimonio e per suscitare maggiore interesse nei giovani”.
“La presenza del ritratto marmoreo di Antonia Minore al Palazzo Reale di Palermo – dice il Direttore Generale della Fondazione Federico II, Patrizia Monterosso – oltre ad offrire una splendida rappresentazione della nobile romana, ci dà la possibilità di esaltare un’importante figura del passato, preservare l’identità artistica, riportando alla ribalta la storia di donne, spesso trascurate, come l’Augusta Antonia. Alla figura di Antonia Minore si deve probabilmente l’emergere di una nuova tipologia di matrona rispetto ai contenuti e al clichè assegnato alla donna in età romana dalla tradizione storiografica”.
“E’ dal 2015 che lavoriamo alla digitalizzazione del patrimonio artistico-culturale internazionale con oltre duemila sculture digitalizzate ad oggi e racchiuse nel nostro database – spiega il fondatore di Forma Rei Onlus e della start-up ARTFICIAL, Giorgio Gori -. Abbiamo risolto problematiche tecniche molto delicate per la sicurezza e la fruizione dei file 3D e costruito un’infrastruttura DRM (Digital Rights Management) attualmente unica nel mercato internazionale, per la distribuzione e riproduzione autorizzata di file 3D di opere d’arte. Realizzare l’esperienza artistica ‘Palazzo Reale Meta Experiencè è stato per noi il modo di raccontare al grande pubblico la nostra mission, divertendo, educando e promuovendo una nuova percezione del bene culturale”.
Le vicende della famiglia di Antonia Minore s’intrecciano con quelle della Domus Augusta, al centro della vita politica e Antonia fu sicuramente una donna presente nelle dinamiche dell’impero, in grado di interpretare il proprio ruolo senza mai trascurare l’importanza delle tradizioni. Antonia riuscì ad attestare la propria identità in una fase storica di cambiamento, dove la donna cominciò a partecipare alle vicissitudini politiche anche senza prendere parte in modo formale e istituzionale. Per merito di sua madre divenne ottima conoscitrice non solo della cultura romana, ma anche di quella orientale.
Il ritratto marmoreo risalente al I secolo d.C., è stato rinvenuto, così come le altre due “teste imperiali”, all’interno di due cisterne situate sull’Acropoli di San Marco e Santa Teresa a Pantelleria. Si tratta di ritratti marmorei di eccelsa manifattura, famosi per la loro bellezza e l’eccellente stato di conservazione.
Nella dimensione di “Meta” i visitatori del “Complesso Monumentale Palazzo Reale e Cappella Palatina” si rendono conto personalmente come l’innovazione applicata ai beni culturali sia un concetto concreto: il visitatore dapprima entra nell’ “Infinity room”, poi assiste al processo di smaterializzazione e materializzazione dei grandi capolavori d’arte e scopre come avviene la creazione dell’identità dell’opera (con la visione della nuvola di punti). Può, inoltre, portare a casa il risultato di quel processo, ovvero le opere d’arte in materiali eco-sostenibili. L’esperienza è arricchita da una novità assoluta, “Quickscan”: il fruitore dello Spazio Meta viene scansito in sei secondi, provando su sè stesso ciò che avviene sulle opere d’arte, e riceve subito via mail la propria identità digitale.
foto xd6 Italpress
(ITALPRESS).

Ospedale Giglio di Cefalù, nuovi esami con l’ausilio della risonanza magnetica

CEFALU’ (PALERMO) (ITALPRESS) – Due nuovi indagini diagnostiche di ultima generazione con l’ausilio della risonanza magnetica sono state inserite nell’offerta sanitaria della Fondazione Giglio di Cefalù. I due nuovi esami sono la “Defeco-RM” e la “Linfo RM”.
“L’aggiornamento tecnologico della risonanza magnetica, avvenuto negli scorsi mesi, con un cospicuo investimento del Giglio – sottolinea il presidente Giovanni Albano – ci consente oggi di portare all’interno della nostra struttura esami di ultima generazione, non invasivi, che danno al medico l’opportunità di definire diagnosi sempre più precise”.
La defeco-RM viene effettuata per valutare la funzionalità del pavimento pelvico e degli organi presenti nello scavo pelvico.
“L’esame – spiega il radiologo Fabio Panzuto – ci consente di individuare le cause di patologie o disturbi quali stipsi, prolasso degli organi pelvici, incontinenza fecale e urinaria, sindrome da ostruzione defecatoria e risulta fondamentale prima di qualsiasi intervento chirurgico sul pavimento pelvico. I vantaggi – aggiunge Panzuto – rispetto alla defecografia tradizionale, sono: l’assenza di radiazioni ionizzanti, la valutazione di tutti i comparti anatomici e delle strutture muscolo legamentose non visibili nella defecografia tradizionale”. L’esame dura trenta minuti e non occorre mezzo di contrasto.
La Linfo Rm è sempre un esame meno invasivo, consente di studiare il tipo di Linfedema per un eventuale indirizzamento ad intervento chirurgico. “La risonanza magnetica – afferma il radiologo Panzuto – ci permette di conoscere la reale estensione della patologia, delle strutture linfonodali e dei canali linfatici in modo tale da identificare le cause dell’accumulo di linfa”.
Il linfedema è un ristagno di linfa nei vari distretti dell’organismo, espressione di un blocco o di una compromissione del sistema linfatico. Può essere primario se causato da anomalie congenite a carico del sistema linfatico, mentre, secondario, se segue a patologie (adenopatie, diabete, linfangite) o derivare dalla rimozione chirurgia dei linfonodi. La durata di questo esame, eseguito senza mezzo di contrato, è di circa quarantacinque minuti.
Entrambi le prestazioni vengono eseguite in solvenza. Si possono prenotare allo 0921920126 o tramite lo sportello di prenotazione online https://fondazionegiglio.sportelloweb.com/.
foto ufficio stampa Fondazione Giglio di Cefalù
(ITALPRESS).

Duro colpo a clan mafioso dei Cursoti Milanesi di Catania, 24 misure cautelari

CATANIA (ITALPRESS) – La Polizia di Stato di Catania, coordinata dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia, nel corso della notte, ha eseguito un’operazione nei confronti di presunti affiliati all’associazione mafiosa dei Cursoti Milanesi. Gli indagati devono rispondere, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, estorsione, associazione finalizzata al traffico di cocaina e marijuana, porto e detenzione di armi da fuoco, spaccio di sostanze stupefacenti, danneggiamento commesso con l’uso di armi da fuoco e ricettazione. Le misure cautelari riguardano 24 persone.
Il Direttore Centrale Anticrimine, Francesco Messina, ha evidenziato che “Le indagini condotte contro il gruppo mafioso catanese facente parte del cosiddetto clan dei Cursoti-Milanesi, evidenziano – tra l’altro – il coinvolgimento dei presunti appartenenti nella gestione di piazze di spaccio nella città di Catania, e in particolare nella zona limitrofa alla stazione ferroviaria centrale del Capoluogo etneo, dove veniva spacciata cocaina e marijuana con introiti di circa 50.000 euro al mese. La gestione mafiosa delle piazze di spaccio rappresenta una sorta di filo rosso che unisce gli interessi delle diverse compagini criminali mafiose, operanti in tutta Italia. Anche l’indagine odierna, come altre concluse negli ultimi anni sotto il coordinamento della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato, dimostra che la gestione di questi mercati di stupefacenti consente di acquisire una provvista in nero poi utilizzata sia per i bisogni urgenti delle organizzazioni criminali sia per finanziare complessi canali internazionali di ripulitura del denaro provento delle vendite e di conseguente riciclaggio. Il contrasto sistemico a tali realtà criminali costituisce dunque un obiettivo strategico della Direzione Centrale Anticrimine sull’intero territorio nazionale”.
foto ufficio stampa Polizia di Stato
(ITALPRESS).

Cobas Codir “Potenziare gli uffici della Regione Siciliana riclassificando il personale esistente”

PALERMO (ITALPRESS) – “Occorre potenziare gli uffici partendo dalla riclassificazione del personale già esistente anche attraverso i fondi UE”. E’ quanto dichiarano, rivolgendosi alla Regione siciliana, Dario Matranga e Marcello Minio, segretari generali del Cobas Codir, organizzazione sindacale rappresentativa dei dipendenti regionali.
“La Regione siciliana si appresta, nell’ambito della prossima programmazione comunitaria con i fondi PO FESR 2021-2027, a utilizzare una porzione di risorse per finanziare nuove assunzioni”, spiegano i due sindacalisti, facendo riferimento ad articoli di stampa. “Rivendichiamo, come Cobas/Codir – aggiungono -, che si parta innanzitutto dalla valorizzazione, riqualificazione e riclassificazione, in un nuovo sistema classificatorio, di tutto il personale già in servizio per potenziare la capacità amministrativa della Regione. Necessita, infatti, un’immediata riclassificazione del personale e l’immediata successiva apertura dei concorsi pubblici per tutte le postazioni disponibili”.
“Oltre che per l’ ‘assistenza tecnicà svolta da una società di servizi (utilizzata, di fatto, come ruota di scorta della Regione per tappare le falle della carenza numerica di personale) sembrerebbe che saranno disponibili anche le risorse per nuove assunzioni – dichiarano -. A fronte di un programma che dovrebbe arrivare a 6 miliardi di euro, potrebbero essere disponibili quasi 300 milioni di euro: chiediamo, quindi, al presidente Renato Schifani, all’assessore dell’Economia Marco Falcone (che ha la delega sul Dipartimento competente alla Programmazione) e all’assessore della Funzione pubblica Andrea Messina, ma anche al governo regionale nella sua interezza, di inserire – non solo nell’ambito delle previsioni dei rinnovi dei Contratti collettivi regionali di lavoro (comunque insufficienti), ma anche nell’ambito del Programma da attuare con i fondi UE – la previsione di risorse per la valorizzazione del personale interno che avrebbero un grande effetto moltiplicatore sulle prestazioni del personale già in servizio: risorse umane che, pur essendo in possesso dei titoli e della professionalità necessaria e pur svolgendo mansioni superiori da più di 30 anni anche di livello dirigenziale, non sono però inquadrate nelle posizioni giuridiche ed economiche corrispondenti e necessarie alla stessa Amministrazione e ai cittadini siciliani per il buon andamento dell’Amministrazione. Altrimenti, nel giro di un paio di anni, verrà ulteriormente dimezzata la dotazione del personale regionale già fortemente sotto organico: 10 mila lavoratori che sono attualmente impiegati in circa 400 uffici e servizi presenti in tutta la Sicilia”.
“Rivendichiamo con forza il diritto a percorsi di crescita professionale dei dipendenti regionali cui vengono negati, da più di trenta anni, legittimi percorsi di carriera e la conseguente necessità della riorganizzazione della macchina amministrativa facendo nuove assunzioni, anche per dare risposta a tanti giovani potenziando con nuove leve la macchina amministrativa”, concludono Dario Matranga e Marcello Minio, segretari generali del Cobas Codir.
foto ufficio stampa Regione siciliana
(ITALPRESS).