PALERMO (ITALPRESS) – “Ho disposto la massima vigilanza su feste private e discoteche abusive per domenica. L’accesso alle spiagge sarà vietato la sera e la notte del 15 agosto e molti comuni chiuderanno gli ombrelloni alle 19 per evitare pericolosi falò al tramonto”. Lo ha detto, in un’intervista a Repubblica, il Prefetto di Palermo Giuseppe Forlani. “Con i sindaci dei Comuni costieri della provincia di Palermo – ha continuato – abbiamo concordato la chiusura serale delle spiagge, i controlli saranno ferrei su eventuali discoteche abusive e feste private. Dobbiamo fare ogni cosa per limitare i contagi ed evitare che il virus possa circolare facilmente. Speriamo serva a scongiurare la zona gialla. Forze dell’ordine, Asp e governi locali non hanno mai abbassato la guardia anche ora che siamo in zona bianca. Purtroppo i dati siciliani parlano chiaro: alcuni cittadini hanno pensato che la pandemia fosse finita”. “Con i sindaci di Cefalù, Pollina, Capaci, Isola delle Femmine e Palermo abbiamo predisposto un sistema che coinvolge le polizie locali oltre alle forze dell’ordine. A Palermo ci saranno controlli nella zona della movida, nelle località costiere e in tutti i luoghi di aggregazione. In questo contesto il Green Pass aiuterà ad evitare che il virus circoli rapidamente…”. Poi, sul green pass, il Prefetto ha aggiunto: “Il provvedimento prevede che il titolare del locale controlli se il cliente ha il Green Pass, ma non se quel green pass appartiene alla persona che ha davanti. Ad accertare se a cliente corrisponde la certificazione ci pensano le forze dell’ordine che controllano a campione i locali. Se un cliente viene sorpreso con un Green Pass non suo, viene denunciato. Sul punto comunque il ministero dell’Interno sta ultimando una circolare interpretativa della norma…”.
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Covid, Prefetto Palermo “Ferragosto blindato per evitare il peggio”
Incendi Madonie e Nebrodi, Musumeci “Chiederò stato emergenza nazionale”
PALERMO (ITALPRESS) – Sopralluogo, oggi pomeriggio, del presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci nei Comuni devastati dagli incendi dei giorni scorsi. A bordo di un elicottero della Polizia di Stato, il governatore ha sorvolato le aree delle Madonie e dei Nebrodi interessate dai roghi per rendersi conto direttamente dei danni causati dalle fiamme. A seguire, Musumeci, insieme al capo della Protezione civile siciliana Salvo Cocina, al dirigente generale del dipartimento regionale dell’Agricoltura Dario Cartabellotta e al dirigente generale del dipartimento dello Sviluppo rurale Mario Candore, nella Sala polifunzionale del Comune di Gangi, ha incontrato il primo cittadino Francesco Paolo Migliazzo e quelli degli altri centri del comprensorio: Geraci Siculo, San Mauro Castelverde, Collesano, Scillato, Campofelice di Roccella, Pollina, Castel di Lucio, Mistretta, Nicosia, Valledolmo e Petralia Soprana. “Ho voluto incontrare i sindaci dei Comuni i cui territori sono stati devastati dagli incendi – ha detto il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci – ai quali abbiamo assicurato l’intervento del governo regionale con provvedimenti di sostegno e di ristoro. Abbiamo già dichiarato lo stato di crisi e di emergenza e domani delibereremo la richiesta dello stato di emergenza nazionale- Speriamo che da Roma arrivino segnali positivi. Noi, intanto, attraverso il bilancio regionale, stiamo approntando le risorse per fare fronte alle prime spese necessarie affinchè gli agricoltori possano riprendere la loro attività”. Proprio, nei giorni scorsi, infatti, il governo siciliano, nel corso di una seduta straordinaria della Giunta, ha deliberato lo “stato di crisi e di emergenza” per sei mesi a causa dei gravi incendi verificatisi già dalla fine di luglio e del permanente rischio per le prossime settimane, dovuto all’eccezionale situazione meteo climatica presente nell’Isola. Un provvedimento adottato in applicazione della legge regionale n. 13 del 2020. In particolare nelle ultime settimane, la Sicilia è stata interessata da un’eccezionale ondata di incendi, centinaia di roghi nei boschi, nelle campagne incolte e in aree urbane che hanno prodotto gravi danni al patrimonio boschivo, all’agricoltura, all’allevamento e a edifici civili, rurali e industriali. Le alte temperature, previste anche nei prossimi 10, 15 giorni, possono produrre condizioni estremamente favorevoli per l’innesco e la propagazione di altri incendi. Da qui il provvedimento deliberato, con urgenza, dalla Giunta regionale. Una stima completa di tutti i costi relativi agli interventi improcrastinabili per il ripristino delle condizioni di sicurezza, il ritorno alla normalità e la riduzione del rischio è ancora in corso e si attendono da parte delle varie amministrazioni interessate valutazioni più complete sui costi dei primi interventi e sui danni alle infrastrutture. Proprio a seguito della dichiarazione dello “stato di crisi e di emergenza”, il governo Musumeci è potuto intervenire a sostegno delle aziende zootecniche per fronteggiare le più urgenti necessità legate alla sopravvivenza del bestiame. Per accedere al beneficio gli allevatori dovranno dichiarare alla Protezione civile siciliana (secondo i dettagli che saranno resi noti nell’avviso pubblico) la superficie a pascolo andata in fiamme, lo stoccaggio di fieno distrutto e il numero di capi detenuti. Saranno ristorate anche le spese necessarie al ripristino delle recinzioni delle aree destinate a pascolo. Dopo una rapida verifica dell’Ispettorato agrario competente (che dovrà avvenire entro 24 ore), la Protezione civile provvederà ad accreditare la somma necessaria.
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Incendi, Cordaro “Situazione complessa, non possiamo far altro”
PALERMO (ITALPRESS) – “In Sicilia la situazione è complessa e la stiamo affrontando con i mezzi disponibili. Ringrazio il premier Draghi che ha accolto l’appello del Governatore Musumeci. Abbiamo un numero di volontari importante e ci danno una mano, avevamo preparato tutto per bene, ma in realtà il vento di scirocco e le temperature inusuali per la Sicilia – fino a 49 gradi – ci mette comunque in difficoltà”. Lo ha detto l’assessore al territorio e all’ambiente della Regione Siciliana, Toto Cordaro, a SkyTg24 commentando l’emergenza incendi sull’isola. “Siamo sul campo con il corpo forestale, col grande aiuto della protezione civile e dei Vigili del Fuoco. Più di quello che abbiamo fatto in Sicilia non possiamo fare – ha ribadito l’assessore – ma mi trovo nonostante la grandissima disponibilità a dover parlare di una sorta di guerra tra poveri con le altre regioni che soffrono per gli incendi”. Cordaro ha poi sottolineato l’operato del governo regionale per fronteggiare l’azione dei piromani. “La Sicilia sta preparando un grande piano contro la lotta alla siccità. Nel frattempo dobbiamo attrezzarci con una corretta repressione. Siamo l’unica regione a proporre una legge che aggrava le pene e introduce la confisca beni dei piromani – ha concluso – ma è di competenza nazionale e è al vaglio del Parlamento”.
“Ritengo – ha continuato l’assessore regionale – che non sia ora il momento di trovare le responsabilità. Il tempo delle analisi verrà e sarà rigoroso. Ora i Comuni devono cambiare passo o deve farlo il sistema legislativo. I Comuni sono gli unici che hanno l’obbligo di tenere puliti i terreni privati incolti per non lasciarli alla mercè dei piromani assassini. La normativa attuale non permette alle regioni di avere un quadro chiaro della situazione. Ciascuno si prenda le proprie responsabilità: o si cambia la legge o si fa in modo che i Comuni possano avere personale tecnico e risorse per adempiere alla legge. Noi ci assumiamo le nostre responsabilità – ha precisato l’assessore – ma io sono alla quarta stagione estiva da assessore all’ambiente e non ricordo un’estate come questa. Molti incendi, tra l’altro, non riguardano le aree boschive. La percentuale di aree boschive percorse dal fuoco rispetto al totale degli incendi è soltanto fino al 30% – ha concluso Cordaro – il resto sono aree di sterpaglie e quant’altro”.
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Incendi, ancora fiamme sulle Madonie. Patuanelli a Palermo
PALERMO (ITALPRESS) – Alte temperature, cassonetti in fiamme e focolai sulle Madonie: brucia la provincia di Palermo nell’ennesima giornata di caldo record in Sicilia. Nel capoluogo siciliano, è stata ancora una notte di roghi appiccati a cassonetti strapieni e rifiuti abbandonati in strada. Le squadre dei vigili del fuoco sono state impegnate la scorsa notte a spegnere decine di incendi in diversi quartieri del capoluogo siciliano. Le zone più colpite lo Zen 2 e Borgo Nuovo. Diversi interventi anche lungo viale Michelangelo. In provincia, canadair in azione alcuni nella zona di Petralia Sottana, lungo la strada che porta all’ospedale. Sono impegnati decine di mezzi dei vigili del fuoco e della forestale a protezione delle abitazioni. Altri focolai sono stati segnalati a San Mauro Castelverde e a Misilmeri. Intanto, anche il segretario regionale della Filca Cisl, Paolo D’Anca e il segretario provinciale di Palermo-Trapani, si sono uniti alla campagna di raccolta fondi, promossa dall’associazione Sant’Isidoro a sostegno degli allevatori che, dopo essere stati duramente colpiti dall’inferno del fuoco, hanno organizzato vari presidi nelle aree più esposte per tutelare gli allevamenti. “Siamo vicini ed esprimiamo la nostra più sentita solidarietà – hanno detto i due sindacalisti – a tutta la popolazione delle Madonie e agli allevatori che, in questi giorni, hanno visto devastati ettari di boschi e di macchia mediterranea a causa degli incidenti”. “Abbiamo deciso di aderire alla campagna di raccolta a sostegno degli allenatori per dare una testimonianza concreta della nostra vicinanza a questa categoria, tragicamente devastata nel cuore delle proprie attività economiche dai ripetuti incendi”. Oggi, il capo Dipartimento dei vigili del fuoco, il prefetto Laura Lega e il capo del Corpo Guido Parisi sono oggi a Palermo per fare un punto con i comandanti provinciali sulla situazione degli incendi boschivi in Sicilia. “Grazie a tutti i vigili del fuoco siciliani per il grande lavoro che stanno facendo in questi giorni”, ha detto il prefetto Lega salutando il personale nella sede del comando di Palermo. Fissato nel primo pomeriggio un incontro operativo a Lamezia Terme con i comandanti provinciali dei vigili del fuoco della Calabria. Domani, invece, sempre a Palermo, proprio sull’emergenza incendi, il ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Stefano Patuanelli e il vice ministro del Mise, Alessandra Todde, incontreranno a Palazzo Comitini il presidente dell’Anci Sicilia, Leoluca Orlando.
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L’Etna ha una nuova vetta, record di altezza a 3357 metri
ROMA (ITALPRESS) – Gli eventi succedutisi nel 2021 hanno accumulato notevoli quantità di materiale piroclastico e strati di lava sul cono del Cratere di Sud-Est – il più giovane e più attivo dei quattro crateri sommitali dell’Etna -, portando ad una cospicua trasformazione della sagoma del vulcano. Grazie all’analisi e all’elaborazione delle immagini satellitari, il Cratere di Sud-Est è ormai di gran lunga più alto del “fratello maggiore”, il Cratere di Nord-Est, da 40 anni la vetta indiscussa dell’Etna. Questo dato storico, che ha un’incertezza di 3 metri, è stato ottenuto tramite l’elaborazione di due triplette di immagini del satellite Plèiades acquisite il 13 e il 25 luglio 2021, nell’ambito della partnership internazionale Geohazard Supersites and Natural Laboratories, permettendo di aggiornare il modello digitale della superficie dell’Etna I due gruppi di immagini satellitari acquisiti (DSM – Digital Surface Model), prodotti alla risoluzione spaziale di 1 metro, sono stati allineati tra loro e rispetto ad un DSM del 2015 preso come modello di riferimento. Gli scienziati, inoltre, hanno dovuto superare alcuni problemi per la corretta ricostruzione topografica. Infatti, per eliminare l’effetto della nuvolosità, così come il pennacchio di gas emesso dai crateri sommitali, il DSM derivato dall’acquisizione del 25 luglio è stato integrato con il DSM derivato dall’acquisizione del 13 luglio per la porzione sud-orientale coperta dal gas in area sommitale. Dal modello digitale ottenuto del terreno emerge, in via preliminare, che il punto più alto del vulcano si trova ora sull’orlo settentrionale del Cratere di Sud-Est a quota 3350. La vetta dell’Etna, dal 1980, è sempre stata considerata il Cratere di Nord-Est che con i parossismi del settembre 1980 e febbraio 1981 raggiunse l’altezza massima di 3350 metri. Tale altezza, diminuita nel corso degli anni a causa dei crolli dei suoi orli, nell’estate del 2018 si è assestata a 3326 metri. Questo primato, però, è stato ora superato dal cono del Cratere di Sud-Est e, oggi, l’Etna ha una nuova vetta.
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Razza “in Sicilia contagi importati, ripristiniamo reparti Covid”
PALERMO (ITALPRESS) – Riattivare tutti i reparti Covid, dimettere i pazienti che possono essere curati a casa e puntare sulle cure domiciliari. Per l’assessore alla Salute della Regione siciliana, Ruggero Razza, è questa la strada per ritardare la zona gialla che sembra inevitabile. La Sicilia è ultima regione per vaccinazioni fra gli over 50 e prima per contagi, ricoveri e morti.
“Per i decessi non abbiamo numeri superiori ad altre regioni. Il tasso di letalità è da sempre tra i più bassi d’Italia. I numeri assoluti più alti di questi giorni sembrano dovuti al fatto che abbiamo più positivi – dichiara Razza in un’intervista a la Repubblica di Palermo -. Purtroppo, nonostante la macchina organizzativa delle vaccinazioni sia efficace, c’è un’incomprensibile refrattarietà in alcune fasce, che incide sui parametri di ricoveri e decessi. L’impennata attuale è frutto, come nella prima ondata, soprattutto di contagi di importazione. I focolai più grandi sono stati rintracciati su siciliani di rientro dalle vacanze nella penisola iberica, a Malta o nel Regno unito. Con loro ha fatto ingresso la variante Delta responsabile dell’accelerazione. Ci sono stati anche tantissimi turisti positivi che abbiamo individuato e isolato nei Covid hotel”.
Razza esclude che la Sicilia possa finire in zona gialla: “Assolutamente no. Innanzitutto sono almeno 12 le regioni che si avviano a saturare le soglie per la zona gialla entro agosto. Sicilia e Sardegna sono più a rischio perchè sono le maggiori mete turistiche. In questo periodo i paesi si stanno anche ripopolando degli emigrati che rientrano per le vacanze, cui si aggiunge il flusso turistico che vede la Sicilia tra mete più ricercate. Ma il governo regionale ha attuato misure di contenimento coerenti, come le ordinanze sull’obbligo di tampone dai paesi a rischio e il potenziamento dei punti di screening anche davanti a musei e parchi”. “La competenza su scali aeroportuali e portuali – sottolinea – non è della Regione ma dello dello Stato. Eppure questo governo regionale con grande sforzo ha messo in campo un servizio di tamponi gratuiti. Non esistono filtri al 100 per cento, ma già testare il 70 per cento dei viaggiatori è un risultato. Il potenziamento dei controlli è indispensabile al livello nazionale. Il sistema del green pass può essere uno strumento utile se è utilizzato in maniera equa su tutte le attività e se collegato al sistema dei controlli.
Ora non è ancora chiaro chi debba controllare cosa. Come fa per esempio un privato a verificare l’identità di chi mostra la certificazione? Il governo nazionale deve puntare a rendere obbligatoria la vaccinazione nei servizi essenziali”.
“Stiamo puntando sulla vaccinazione di prossimità, coinvolgendo i medici di famiglia, vaccinando nei lidi e con i camper anche di notte – aggiunge -. Ma ci aspettavamo di più dalle iniziative sui luoghi di lavoro e nei servizi essenziali. Avevamo previsto con ordinanza regionale l’obbligo per questi lavoratori, ma il garante della privacy è intervenuto con un ammonimento”.
Il tasso di ospedalizzazione, spiega Razza, “non tiene in considerazione tutti i posti letto disponibili. Ho chiesto ai manager di riattivare tutti i reparti della fase emergenziale, quelli di marzo. Ma il tema non è ritardare la zona gialla di una o due settimane. Bisogna andare alla radice. L’unica azione da fare è invitare le persone a vaccinarsi e a rispettare regole di comportamento. Serve un impegno comune. Ricordo che le terapie intensive sono occupate soprattutto da non vaccinati. In questi giorni stiamo assistendo a un alto tasso di ‘pentitismò da parte di quelli che finiscono in ospedale. Puntiamo anche sulla cura a domicilio con gli anticorpi monoclonali”.
“Il primo monitoraggio sarà eseguito il 20 agosto – conclude Razza -. La valutazione epidemiologica terrà conto dell’incidenza del contagio per abitanti e della copertura vaccinale fra over 60 e over 80. Saranno i dipartimenti di prevenzione a proporre le restrizioni anche in base al tasso di ospedalizzazione dei focolai attivi”.
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Covid, in Sicilia continuano a crescere casi, ricoveri e decessi
PALERMO (ITALPRESS) – Continua la corsa del Covid in Sicilia. Secondo i dati dell’ufficio Statistica del Comune di Palermo relativi all’andamento della pandemia e diffusi dal Dipartimento della Protezione civile “la settimana appena conclusa ha fatto registrare un preoccupante incremento della diffusione del Covid-19 in Sicilia: sono aumentati i nuovi positivi, i ricoverati (ordinari e in terapia intensiva), i nuovi ingressi in terapia intensiva e i deceduti”.
Nello specifico, nella settimana appena conclusa i nuovi positivi in Sicilia sono 5.097, il 14,7% in più rispetto alla settimana precedente, quando già si era registrato un incremento del 23,5%. E’ cresciuto anche il rapporto fra tamponi positivi e tamponi effettuati, passato dal 4,5% al 5,1%. Non si superavano i 5 mila nuovi positivi in una settimana da tre mesi (l’ultima volta nella settimana dal 3 al 9 maggio, con 5568 nuovi positivi). Il numero dei nuovi positivi in sei settimane si è più che sestuplicato, passando da 784 nella settimana dal 21 al 27 giugno a 5.097 nell’ultima settimana.
Il numero degli attuali positivi è pari a 14.077, 2.858 in più rispetto alla settimana precedente. Le persone in isolamento domiciliare sono 13605, 2714 in più rispetto alla settimana precedente. I ricoverati sono 472, di cui 54 in terapia intensiva. Rispetto alla settimana precedente sono aumentati di 144 unità (i ricoverati in terapia intensiva invece sono aumentati di 21 unità). Nella settimana appena conclusa si sono registrati 28 nuovi ingressi in terapia intensiva (il doppio della settimana precedente). Il numero dei guariti (228.475) è cresciuto di 2200 unità rispetto alla settimana precedente. La percentuale dei guariti sul totale positivi è pari al 91,9% (92,9% domenica scorsa).
Inoltre, il numero di persone decedute registrato nella settimana è pari a 39 (la settimana scorsa 23). Complessivamente le persone decedute sono 6.086, e il tasso di letalità (deceduti/totale positivi) è pari al 2,4% (2,5% la settimana scorsa). I ricoverati complessivamente rappresentano il 3,4% degli attuali positivi (i ricoverati in terapia intensiva lo 0,4%).
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Musumeci “Draghi dichiari lo stato d’emergenza per gli sbarchi”
PALERMO (ITALPRESS) – “Non amo ripetermi e neppure alimentare polemiche sterili. Dico con forza che la Sicilia continua a essere presa d’assalto dagli sbarchi e che le politiche nazionali non riescono a bloccare questo criminale commercio di carne umana. I viaggi dei ministri degli Esteri e dell’Interno sull’altra sponda del Mediterraneo non stanno raggiungendo gli obiettivi sperati. E l’Europa guarda complice e silente. La Sicilia è la frontiera a Sud di un Continente che preferisce girarsi dall’altro lato, mentre la disperazione sale dall’Africa, cercando in Sicilia la porta di accesso a una vita che in queste condizioni non potrà mai essere migliore. Mi appello al presidente Draghi: serve un segnale forte e ormai può venire solo da lui. Faccia quello che non ha voluto fare chi l’ha preceduto e dichiari lo stato di emergenza per gli sbarchi”. Lo dichiara il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci. “C’è un mix pericoloso tra numeri crescenti degli emigranti, situazione epidemiologica regionale e la prognosi di crescita di entrambe le situazioni nelle settimane più calde per il turismo e per l’economia siciliana – spiega Musumeci – Gli hotspot al collasso e le persone ammassate l’una sull’altra non possono essere nascoste e lasciano trasparire l’immagine forte di un’accoglienza finta che non rispetta la dignità dell’uomo. Serve – conclude Musumeci – un gesto forte che ci consenta di adottare misure di compensazione finalmente adeguate e che dia un messaggio chiaro a chi, a Bruxelles, fa di tutto per non assumersi chiare responsabilità. Una cosa è certa: così non si può andare avanti e io non farò finta di nulla”.
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