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Shoah, Micari “Nonostante Covid non potevamo dimenticare”

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PALERMO (ITALPRESS) – “Abbiamo sempre fatto una serie di iniziative legate alla giornata della memoria, ogni anno è stata una delle tappe fisse del nostro programma annuale. Quest’anno viviamo un momento particolare, questi sono giorni nel quale ci troviamo di aspettare da un giorno all’altro misure ulteriormente restrittive, però abbiamo comunque deciso che non si poteva tralasciare questo momento importante proprio perché il concetto espresso da Primo Levi che appunto diceva ‘se comprendere è impossibile conoscere è necessario’, questo concetto è per noi basilare quindi abbiamo pensato che anche quest’anno non potevamo a causa della pandemia dimenticare una giornata così importante”.
Così il rettore dell’Università degli Studi di Palermo, Fabrizio Micari, nel corso di un’intervista realizzata da Mario Pintagro nel “Giorno della memoria”.
“Abbiamo cercato in tutte le attività di dimostrare resistenza e resilienza, abbiamo subito l’ondata della pandemia, però abbiamo cercato di fare tutto come se nulla fosse successo cercando comunque di andare avanti – ha sottolineato Micari -. Il motto è stato quello di non lasciare indietro nessuno e i nostri impegni. Da questo punto di vista realizziamo delle iniziative importanti anche se totalmente a distanza, quindi abbiamo voluto ricorrere a questi mezzi informatici che sono diventati purtroppo abituali, che abbiamo imparato a padroneggiare, facendo di necessità virtù pur con la consapevolezza che mai possono sostituire l’attività in presenza”.
(ITALPRESS).

Università di Palermo, il 5,7% dei laureati è fondatore di impresa

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PALERMO (ITALPRESS) – Il 5,7% dei laureati dell’Università di Palermo è fondatore di impresa (si tratta, complessivamente, di 3.438 laureati). Sul complesso dei laureati la quota di fondatori è pari al 7,1% (corrispondenti a 205.137 laureati). E’ quanto emerge dal Rapporto 2020 “Laurea e Imprenditorialità” del Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea, nato dalla collaborazione con il dipartimento di Scienze Aziendali
dell’Università di Bologna e Unioncamere, e disponibile su
www.almalaurea.it/universita/altro/2020/laurea-imprenditorialita.
Il Rapporto rappresenta il primo studio sull’imprenditorialità dei laureati in Italia e ha come obiettivo quello di fornire un’analisi dettagliata e completa del fenomeno dell’imprenditorialità dei laureati in Italia, in un arco temporale di oltre vent’anni.
Tra i laureati fondatori di impresa dell’Università di Palermo, gli uomini rappresentano il 49,1% dei fondatori mentre le donne il 50,9% (sul complesso dei laureati le percentuali sono, rispettivamente, pari a 37,9% e 62,1%); il 49,1% dei fondatori ha padre imprenditore o libero professionista (quota decisamente superiore al 30,4% osservato sul totale dei laureati), il 9,8% ha padre dirigente o direttivo/quadro, il 29,9% impiegato e il 9,5% operaio (sul complesso dei laureati tali percentuali sono, rispettivamente, pari a 11,0%, 42,8% e 14,5%). La tendenza è sostanzialmente confermata se si prende in considerazione la professione della madre; tra i fondatori il 56,4% ha una laurea di primo livello (rispetto al 65,5% del complesso dei laureati), mentre il 43,6% ha una laurea di secondo livello (quota superiore al 34,5% osservato sul complesso). I gruppi disciplinari più rappresentati sono: politico-sociale (11,6%), economico-statistico (10,6%) e architettura (10,1%).
Il 49,9% dei fondatori ha creato la propria impresa prima di conseguire la laurea (il 15,8% prima di iscriversi all’università, il 34,1% durante gli studi universitari), il 28,3% entro il terzo anno dalla laurea (il 10,2% entro il primo anno dalla laurea, il 9,7% tra il primo e il secondo anno, l’8,4% tra il secondo e il terzo anno dal titolo), il 21,7% dopo il terzo anno dalla laurea; il 95,6% dei fondatori ha creato un’impresa nella regione sede dell’ateneo di conseguimento del titolo, lo 0,2% in una regione differente ma nella medesima ripartizione geografica dell’ateneo, il 4,2% in una ripartizione geografica differente rispetto a quella degli studi universitari; l’88,9% dei fondatori ha avviato una sola attività imprenditoriale, mentre l’11,1% è un cosiddetto fondatore seriale, ossia ha fondato più imprese; tra i fondatori, il 31,6% ha fondato una società di persone o di capitale; tra questi, il 7,6% ha fondato l’impresa con compagni di università (il 2,0% con compagni di corso).
Sono definiti “joiner” coloro che hanno acquisito una quota di capitale in impresa, maggiore o uguale al 10%, in un momento successivo alla fondazione della stessa. Dai dati emerge che i joiner rappresentano l’1,3% dei laureati dell’Università di Palermo (si tratta, complessivamente, di 756 laureati). Sul complesso dei laureati la quota di joiner è pari al 2,3%
(corrispondenti a 66.098 laureati).
Tra i laureati joiner dell’ateneo palermitano gli uomini rappresentano il 47,2%, le donne il restante 52,8% (sul complesso dei laureati tali quote sono, rispettivamente, pari a 37,9% e 62,1%); ? il 71,1% è figlio di un imprenditore o libero professionista (rispetto al 30,4% del totale laureati); decisamente minore la quota di figli di dirigenti o direttivi/quadri (6,7% rispetto all’11,0%), impiegati (17,4% rispetto al 42,8%) e operai (4,0% rispetto al 14,5%).
La tendenza è sostanzialmente confermata se si prende in considerazione la professione della madre; il 53,3% ha una laurea di primo livello, mentre il 46,7% una laurea di secondo livello (per il complesso dei laureati le percentuali sono, rispettivamente, pari a 65,5% e 34,5%). I gruppi disciplinari più rappresentati sono: architettura (12,6%), economico-statistico (12,2%) e giuridico (10,8%).
Il 59,8% dei laureati joiner ha acquisito una quota in impresa prima del conseguimento del titolo (il 16,7% ancora prima di iscriversi all’università, il 43,1% durante gli studi), mentre il 40,2% l’ha fatto dopo aver conseguito il titolo (in particolare, il 6,2% entro un anno dal titolo, il 6,9% tra il primo e il secondo anno e il 7,1% tra il secondo e il terzo anno); il 95,6% ha acquisito una quota di capitale in un’impresa con sede nella stessa regione dell’ateneo in cui ha conseguito la laurea, lo 0,3% in un’impresa con sede in una regione differente ma nella stessa ripartizione geografica dell’ateneo, il 4,1% in un’impresa con sede in una ripartizione geografica diversa da quella dell’ateneo.
Tra le imprese fondate dai laureati dell’Università di Palermo, il 3,4% ha sede al Nord (rispetto al 38,4% delle imprese fondate dal complesso dei laureati), l’1,2% ha sede al Centro (rispetto al 22,1%) e il 95,4% al Sud (rispetto al 39,5% delle imprese fondate dal complesso dei laureati); il 67,1% è una ditta individuale, il 19,2% una società di capitale e il 13,7% una
società di persone. Tra le imprese fondate dal totale dei laureati, tali quote sono rispettivamente pari a 60,2%, 24,8% e 15,0%; il 40,7% delle imprese risulta cessata rispetto al 44,0% osservato tra le imprese fondate dal complesso dei laureati; in termini di fatturato, il 95,9% è una micro impresa, il 3,6% una piccola impresa, lo 0,5% è una media impresa e lo 0,0% è una grande impresa. Tra le imprese fondate dal complesso dei laureati il 94,4% è una micro impresa, il 5,0% una piccola impresa, lo 0,5% una media impresa e lo 0,1% è una grande impresa; considerando le società di capitale fondate dal 2013 al 2019, il 3,5% è una start-up innovativa (è il 5,6% tra le società di capitale fondate dal complesso dei laureati nel medesimo periodo); le imprese femminili sono il 43,3% rispetto al 38,0% osservato tra le imprese fondate dal complesso dei laureati.
(ITALPRESS).

Shoah, l’Università di Palermo celebra online il Giorno della Memoria

PALERMO (ITALPRESS) – L’Università degli Studi di Palermo, nell’ambito delle celebrazioni per il Giorno della Memoria, in considerazione delle restrizioni dovute alla emergenza sanitaria da Covid-19, dedica un ampio spazio multimediale in commemorazione delle vittime della Shoah.
Da domani dal portale web di Ateneo www.unipa.it sarà possibile accedere al sito dedicato e navigare su tre diversi percorsi tematici: Musica, Teatro e Letteratura.
“Attraverso la musica, il teatro e la letteratura il nostro Ateneo intende ricordare quest’anno la Shoah, con un importante spazio multimediale che vuole rappresentare un luogo virtuale di memoria e custodire forme di un patrimonio intangibile, culturale e morale – commenta il rettore dell’Università degli Studi di Palermo, Fabrizio Micari -. Musica, teatro e letteratura, infatti, sono presenti nel progetto pensato per il Giorno della Memoria 2021 come strumenti di rimemorazione, utili cioè a recuperare il difficile passato dell’esperienza dei campi di concentramento contro ogni forma di oblio e di negazionismo. La musica, il teatro e la scrittura sono forme di testimonianza capaci di restituirci tutta l’assurdità della realtà concentrazionaria e si costituiscono come fonti preziose e utili alla storicizzazione della Shoah”.
“All’interno dei campi di concentramento – sottolinea una nota dell’Ateneo – la musica dei deportati si oppone, con le sue melodie e le sue cadenze ritmiche evocatrici del loro mondo interiore, alle ‘marce e canzoni popolari care a ogni tedescò che rappresentano la ‘musica infernalè ricordata da Primo Levi come ‘la voce del Lager, espressione della sua follia geometricà, di quel processo di disumanizzazione finalizzato all’annullamento dell’individuo e alla sua morte lenta”.
“Il teatro, invece – prosegue la nota -, nella faticosa ricostruzione mnemonica delle opere, permetteva ai deportati di recuperare il ricordo della vita vissuta, di quella realtà dai contorni sempre più indefiniti offuscata dall’orrore concentrazionario. Recitare rappresentava, nel tempo sospeso dei campi, uno dei modi per non perdere il ricordo della vita passata, dell’ordinario quotidiano”.
“La letteratura – conclude la nota – completa il processo di ricostruzione della realtà concentrazionaria e ci restituisce attraverso la parola quello che in un primo tempo si riteneva indescrivibile e inimmaginabile, consentendo di reinserire le atrocità del lager in un luogo e in un tempo reali. Nessuna banalizzazione della Shoah, nessuna trasformazione dei carnefici in mostri: la storicizzazione della Shoah e con essa il valore del suo ricordo come monito per le generazioni future, parte dalla restituzione di quel momento storico in tutta la sua reale crudeltà”.
(ITALPRESS).

Stroncato mandamento mafioso di Tommaso Natale, 16 arresti a Palermo

PALERMO (ITALPRESS) – La Procura Distrettuale Antimafia di Palermo ha emesso un provvedimento di fermo di indiziato di delitto nei confronti di 16 indagati che sono stati tratti in arresto dai Carabinieri di Palermo. Tutti sono accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere di tipo mafioso, tentato omicidio, estorsioni consumate e tentate aggravate, danneggiamento seguito da incendio, minacce aggravate, detenzione abusiva di armi da fuoco.
L’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dai sui sostituti, costituisce l’ennesimo risultato di un’articolata manovra condotta dal Nucleo Investigativo di Palermo sul mandamento mafioso di Tommaso Natale e, in particolare, sulle famiglie di Tommaso Natale, Partanna Mondello e Zen – Pallavicino.
Gli investigatori hanno riscontrato come la ricostituita commissione provinciale di Cosa nostra palermitana, riunitasi il 29 maggio 2018 dopo quasi trent’anni di inattività, abbia condizionato le dinamiche criminali del mandamento mafioso oggetto delle indagini.
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Su tv russa il caso della bimba morta a Palermo per sfida Tik Tok

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PALERMO (ITALPRESS) – Il tragico caso della bambina palermitana morta per una sfida su Tik Tok ha fatto il giro del mondo.
Il Garante per la protezione dei dati personali ha disposto il blocco degli account social per i quali non sia stata accertata con sicurezza l’età anagrafica.
Ne ha parlato l’avvocato Alessandro Palmigiano, esperto nel settore della tutela dei consumatori e del mercato, con particolare attenzione alla cybersercurity, sulla tv russa “RT Moscow”.
(ITALPRESS).

Coronavirus, in Sicilia 885 nuovi casi e 34 decessi

ROMA (ITALPRESS) – I nuovi positivi al Coronavirus in Sicilia oggi sono 885. Un leggero incremento rispetto a ieri, quando sono stati registrati 875 nuovi casi. E’ quanto emerge dal bollettino del Ministero della Salute.
Tuttavia, rispetto a ieri, sono aumentati anche i tamponi: nelle ultime 24 ore sono stati effettuati 20.808 tamponi contro i 20.591 di ieri. Il rapporto tamponi/positivi nella regione si attesta al 4,25%.
Oggi in Sicilia sono stati registrati anche 34 decessi (ieri erano 32). I guariti oggi sono 504 e gli attuali positivi sono 48.001 (+347).
Nei reparti ordinari sono ricoverati 1.439 pazienti (+8), mentre in terapia intensiva sono 227, un dato stabile rispetto alle 24 ore precedenti dal momento che anche ieri nelle terapie intensive siciliane c’erano 227 pazienti, nonostante oggi siano stati registrati comunque 11 nuovi ingressi. In isolamento domiciliare ci sono 46.335 persone.
(ITALPRESS).

Il Covid allenta la morsa in Sicilia, calano contagi e vittime

PALERMO (ITALPRESS) – Anche se la situazione resta grave, emergono i primi segnali di rallentamento della pandemia in Sicilia: nell’ultima settimana sono diminuiti i nuovi positivi e cresciuti meno i ricoverati e i deceduti. Sono però aumentati ancora gli ingressi in terapia intensiva. A riportarlo è l’ufficio Statistica del Comune di Palermo, che ha elaborato il report settimanale relativo alla evoluzione dell’epidemia di Coronavirus nell’Isola, sulla base dei dati della Protezione civile.
I nuovi positivi sono 9023, in calo rispetto alla settimana precedente, quando si era registrato il valore più elevato dall’inizio. I tamponi positivi sono pari al 23,1%. Il numero degli attuali positivi è pari a 47.654 (valore più elevato dall’inizio della pandemia). Le persone in isolamento domiciliare sono 45.996. I ricoverati sono 1.658, di cui 227 in terapia intensiva. Nella settimana appena conclusa, inoltre, si sono registrati 121 nuovi ingressi in terapia intensiva. Il numero dei guariti (78.872) è cresciuto di 7.557 unità. La percentuale dei guariti è pari al 60%. Il numero dei deceduti, pari a 3.226, è aumentato di 237 persone.
(ITALPRESS).

Covid, prefetto Palermo “Controlli intensificati, oltre 600 sanzioni”

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PALERMO (ITALPRESS) – “Condivido con tutti i miei colleghi le preoccupazioni del Presidente Musumeci e siamo impegnati ad intensificare e rendere ancora più efficaci i controlli. Se vogliamo superare questo momento dobbiamo collaborare tutti per far sì che si abbassi l’indice RT, portarlo sotto l’1 vuol dire che la possibilità di essere contagiati si riduce e significa anche ridurre la pressione sugli ospedali e sviluppare la campagna vaccinale in modo migliorare appena potrà riprendere con la consegna dei vaccini”. Questo l’appello del Prefetto di Palermo, Giuseppe Forlani- nel corso di un’intervista con l’agenzia Italpress- all’indomani dell’incontro con il presidente della Regione, Nello Musumeci, gli altri prefetti siciliani, l’assessore alla Salute, Ruggero Razza, e l’assessore ai Trasporti, Marco Falcone.
Il Prefetto Forlani si è anche soffermato ampiamente sulla richiesta del governatore siciliano di intensificare i controlli nell’ultima settimana di zona rossa, che sarà decisiva per determinare il “colore” della Sicilia nel prossimo mese. “In tutte le province c’è un’attività continua, di monitoraggio, di confronto, fra le autorità sanitarie, le forze di polizia e i Comuni che sono naturalmente sui territori i sensori più attenti di quello che accade – ha spiegato Forlani all’Italpress-. Come ha ricordato ieri anche il questore, le dichiarazioni mendaci, al di là della sanzioni amministrativa per la violazione del dpcm e dell’ordinanza di Nello Musumeci, costituiscono comunque un reato perché le false dichiarazioni al pubblico ufficiale sono reati, quindi questa intensificazione dì attività, favorita dalla normativa più stringente da domenica scorsa, ha portato ad oltre 15mila 500 controlli sulle persone e oltre 600 sanzioni. Il controllo sugli esercizi commerciali, solo in quest’ultima settimana, quindi in modo rafforzato rispetto anche a tutte le settimane precedenti, segna quasi 2500 attività economiche controllate con 36 operatori sanzionati e 7 locali chiusi”.
Impegnate nei controlli tutte le forze dell’ordine di ogni ordine e grado: oltre a polizia di Stato e carabinieri, polizia stradale, polizia di frontiera, polizia ferroviaria, polizia municipale, forze militari, reparto prevenzione crimine e Guardia di Finanza, militari dell’esercito dell’operazione “Strade sicure”.
“Gli operatori commerciali lamentano che ci sono operatori che anche abusivamente svolgono attività vietate, o anche attività consentite che però eccedono nella loro – ha spiegato il prefetto -. Abbiamo attivato la Guardia di Finanza proprio per raccogliere tutte le segnalazioni che possono pervenire da parte dei cittadini o degli operatori economici e solo la Guardia di Finanza ha in questa settimana operato diverse sanzioni e chiusure”. Una situazione che vede quindi un controllo massiccio sotto tutti i punti di vista per disincentivare la gente a muoversi per futili motivi: “I target che cerchiamo di intercettare, oltre chi non usa la mascherina, chi per strada non usa il distanziamento, sono i luoghi di assembramento. La settimana scorsa ma anche questa settimana saremo impegnati sicuramente a concorrere con le Poste Italiane nell’accesso agli sportelli postali perché c’è il pagamento delle pensioni, la settimana scorsa c’erano altri adempimenti”.
Tra i casi spinosi anche alcuni che necessitano l’intervento di più pattuglie: “C’è un’attività molto dinamica svolta dalle forze presenti nelle varie zone, non solo nella città di Palermo ma anche nella provincia. L’altro target che abbiamo ben presente è per la misura rafforzata che il dpcm ha disposto, anche con l’ordinanza del presidente Musumeci, del divieto di asporto dopo le 18 negli esercizi che non hanno cucina; questo per evitare che ci possano essere asporto e consumo nelle aree pubbliche e che sono vietate con assembramenti che possono essere pericolosi. Abbiamo chiuso degli esercizi proprio per questo”.
“L’interesse è al contenimento del contagio innanzitutto – spiega Forlani – perché vuol dire che la gente non si ammala ed è il pericolo maggiore che le persone devono temere; è quello di contagiare. Deve essere interesse di tutti perché solo riducendo il contagio possiamo allentare le misure di contenimento che veramente consentire a tanti operatori di poter riprendere le proprie attività, uscire dalle sofferenze che hanno”.
Uno degli allarmi lanciati da Forlani è però anche quello relativo alla distribuzione dei contagi e dove si contrae il virus: “In merito ai contagi, si considerano più di 300 nella provincia di Palermo e tendono a concentrarsi in modo anche importante più nella provincia che nella città. In proporzione alla popolazione ci sono dei comuni in cui la crescita dei contagi è seguita con grande attenzione, quindi anche lì i nostri controlli devono essere esercitati in modo appropriato. Il secondo punto è che si registra l’origine di quel contagio da contatti domiciliari: le persone con la chiusura dei ristoranti non rispettano i divieti di ritrovarsi nelle case e quindi questo è sicuramente in molti casi l’origine di focolai che possono riguardare anche un numero di persone significative”.
Dai dati statistici e dai movimenti della gente un dato importante che è stato riscontrato è quello che probabilmente, la popolazione, rispetto ai mesi scorsi, sembra aver meno paura di essere contagiata: “Constatiamo non solo a Palermo, ma anche nelle altre province che per esempio c’è una minore disponibilità a fare i tamponi. Vengono attivate iniziative di screening di massa ma le adesioni non sono quelle che ci si aspetterebbe; c’è un’attenzione sulle scuole, ma allo screening scolastico non c’è una partecipazione che ci si aspetterebbe. Altro tema che le autorità sanitarie registrano è che nel momento in cui la persona risulta positiva è piuttosto restia ad indicare quali sono i contatti che ha avuto, cioè a riconoscere i comportamenti che possono avere in qualche modo favorito il suo contagio ma anche potenzialmente rischioso per altri; ci si limita al contesto familiare e non si indicano altre persone che possono essere state incontrate nei tre giorni precedenti”.
Infine, capitolo a parte, per quanto riguarda chi è restio anche a farsi sottoporre ai controlli: “C’è l’attività che non viene registrata ma è tutta quella preventiva che non si trasforma in una sanzione, ma tende a orientare positivamente le persone (“alzati la mascherina”). Accade, non spesso, che un controllo anticovid poi si trasformi in una denuncia per resistenza ed oltraggio al pubblico ufficiale, incontriamo anche da resistenza da parte dei soggetti controllati. Ripeto, l’appello è quello di rispettare le misure, non contagiarsi e l’unico modo per uscire dal tunnel”, ha concluso Forlani.
(ITALPRESS).