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Covid, Costa: “Campagna vaccinale in Sicilia fatta bene”

ROMA (ITALPRESS) – “Non c’è l’idea che la campagna vaccinale in Sicilia sia stata fatta in modo clientelare. E’ stata fatta bene. Abbiamo vaccinato un grosso numero di persone, assolutamente nei target che ci erano stati assegnati”. Lo ha detto Renato Costa, commissario straordinario per l’emergenza Covid a Palermo, intervenendo al seminario “Gestione della pandemia e campagna vaccinale contro il Covid-19”, promosso dalla Cgil.
Per Costa, “qualche discrepanza, se c’è stata, va imputata a singoli comportamenti” di “singole persone ma che sicuramente non hanno una dimensione tale da poter avere inficiato la campagna vaccinale che continua nel target. Vaccineremo tutti e, secondo me, con assoluta facilità e tranquillità, senza nessun problema”, ha aggiunto.
“Noi – ha spiegato Costa – siamo stati investiti più volte da questa crisi pandemica. Se è vero che la prima volta è andata abbastanza bene per la Sicilia, nella seconda parte non è stato così. Dopo la pausa estiva abbiamo gestito sicuramente un virus di importazione. Abbiamo avuto una prima ondata vera. Poi abbiamo avuto una pausa, il sistema ha reagito. La gente – ha continuato – a un cento punto interpreta i miglioramenti come se ci fosse la possibilità di un ‘liberi tuttì. Sotto il periodo delle feste di Natale abbiamo assistito a una recrudescenza dell’epidemia”. Secondo il commissario “questa volta” è circolato “un virus autoctono” ma “adesso sembra che la situazione stia andando un pò meglio. Il nostro 118 – ha aggiunto – ha ridotto alla metà gli interventi”.
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Gli effetti del Covid all’inaugurazione dell’anno giudiziario

PALERMO (ITALPRESS) – Anche la giustizia ha risentito dell’emergenza Covid. E’ probabilmente questo il dato più significativo che emerge dalla Relazione sull’amministrazione della giustizia nell’anno 2020 pubblicata dal distretto della corte d’Appello di Palermo e letta dal presidente Matteo Frasca in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario. Cifre e rinvii da record. Durante il lockdown, tra il 9 marzo e l’11 maggio 2020, sono saltati oltre il 91% dei procedimenti civili e il 97% di quelli previsti in tribunale: “Il lockdown totale della giurisdizione è stato evitato solo perchè nel periodo di sospensione delle udienze i Magistrati hanno continuato a lavorare per la definizione dell’arretrato, in molti casi praticamente azzerandolo”, si legge nella relazione.
Gli effetti della pandemia si sono fatti sentire anche negli altri distretti della Sicilia, come è stato sottolineato dai presidenti delle Corti d’Appello.
“E’ ragionevole temere – sottolinea Frasca nel documento – che questo rallentamento comporterà una significativa battuta d’arresto nel difficile percorso di recupero di efficienza del settore della giurisdizione civile che nell’ultimo decennio, lentamente ma costantemente, ha determinato una progressiva diminuzione della pendenza complessiva e soprattutto, attraverso l’applicazione ponderata di criteri di produttività selettiva, la riduzione del contenzioso più datato”.
Tra le questioni analizzate con particolare attenzione nella relazione anche quella relativa alla mafia: “L’associazione mafiosa Cosa nostra continua ad esercitare il suo diffuso, penetrante e violento controllo sulle attività economiche, imprenditoriali e sociali del territorio – viene sottolineato nella relazione -. Permane, inoltre, una situazione ‘palermocentricà, nell’ambito della quale i mandamenti mafiosi più potenti sono ancora quelli di Pagliarelli, Porta Nuova, Ciaculli – Brancaccio e Villagrazia – Santa Maria di Gesù”.
Problematici gli aspetti che in tal senso riguardano l’usura con i reati in crescita di oltre il 57%, dopo il calo del 28% registrato lo scorso anno. “Nonostante si siano levate delle voci contrarie all’interno di cosa nostra, le estorsioni, che costituiscono la tipologia di reato che dà luogo al numero maggiore di misure cautelari nei confronti di ‘uomini d’onorè, continuano ad essere la classica attività delle famiglie mafiose – si legge nella relazione -. Nel mese di aprile del 2020, e quindi nel pieno della pandemia da Covid-19, emergeva che un pregiudicato per reati di criminalità comune, fratello di altro pregiudicato per il reato di cui all’articolo 416 bis del codice penale, si spendeva per la consegna di generi alimentari ad alcuni nuclei familiari indigenti del quartiere Zen di Palermo. E’ plausibile dunque che, sfruttando il momento di crisi economica e sanitaria, egli si sia prodigato, mediante le condotte suindicate, per ricercare un certo grado di consenso sociale”.
Da non sottovalutare, da quello che emerge nella relazione, anche il lavoro svolto per cercare di individuare il boss latitante Mattia Messina Denaro, che all’interno della sua ‘famiglià vanta un elevato numero di soggetti che “hanno ricoperto e ricoprono tuttora ruoli di assoluto rilievo all’interno dell’intera provincia mafiosa trapanese”. “L’azione investigativa portata avanti dalle diverse forze di polizia sotto il coordinamento della D.D.A., finalizzata a localizzare il Messina Denaro e a disarticolare il reticolo di protezione che gli consente tuttora di sfuggire alla cattura e ‘governarè il territorio trapanese, ha prodotto nell’anno diversi arresti, anche vicinissimi al contesto relazionale del latitante”, evidenzia la relazione.
Capitolo a parte viene dedicato alle nuove mafie che, al momento, non sembrano avere relazioni dirette con cosa nostra ma la situazione potrebbe essere in evoluzione. Si tratta di organizzazioni di tipo mafioso su base etnica, con particolare riferimento a quelle nigeriane, “radicate in alcuni quartieri storici di Palermo, dedite soprattutto allo spaccio di stupefacenti e capaci di atti di brutale violenza nei confronti dei loro connazionali”. Nessun legame con la mafia, ma nemmeno nessun “episodio di violenza o di insofferenza ragionevolmente ascrivibile ad una situazione di conflittualità, anzi è emersa nel corso delle indagini una direttiva da parte di cosa nostra di “trattare bene” nelle carceri i cittadini nigeriani”.
Infine un grido di allarme che parte dai dati ma che colpisce per la giovane età dei protagonisti: i ragazzini a 12 anni sono già abituati a fumare eroina: “I giovani di 16-17 anni che arrivano al procedimento penale fanno spesso un uso variegato di sostanze da diversi anni, con risvolti che rasentano le patologie psichiatriche laddove non slatentizzano disturbi comportamentali lievi che con l’uso della droga vengono amplificati, manifestandosi apertamente”.
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Covid, Razza ad Asp “stop seconda dose vaccini a furbetti”

PALERMO (ITALPRESS) – Giro di vite contro i furbetti del vaccino in Sicilia. In una nota indirizzata ai Direttori generali delle aziende sanitarie e ospedaliere, l’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza, ordina di non eseguire la seconda dose del vaccino, il richiamo, a chi non non aveva diritto alla prima.
Razza invita i direttori generali e i direttori sanitari “a verificare se all’interno degli elenchi aziendali siano rinvenibili nominativi di soggetti non aventi diritto”, in quanto non rientranti tra le categorie previste nella prima fase vaccinale. In attesa di nuovi provvedimenti da parte della Regione, quindi, “dovranno essere sospese, sin d’ora, le seconde dosi di vaccino – scrive l’assessore regionale – per tutti i soggetti che, non avendone diritto, hanno avuto accesso alla prima dose anche mediante la produzione di dichiarazioni non veritiere”.
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Coronavirus, in Sicilia 994 nuovi casi e 37 decessi

ROMA (ITALPRESS) – Lievissimo decremento dei nuovi positivi al Coronavirus in Sicilia. Secondo il bollettino del Ministero della Salute, i nuovi contagiati nelle ultime 24 ore sono 994 (-2 rispetto al giorno precedente). Bisogna però registrare un significativo calo dei tamponi a 22.761. L’indice di positività risale al 4,3%. Lievissimo calo dei decessi, 37 (-1), i guariti oggi sono 1.811 mentre gli attualmente positivi calano di 854 unità a 46.171. Tra i dati positivi quelli sui ricoveri nei reparti ordinari, 1.405 (-16), mentre le terapie intensive registrano un calo attestandosi a 215 pazienti (-17) con 7 nuovi ingressi (ieri erano stati 11). In isolamento domiciliare vi sono 44.556 persone.
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Allarme biologi marini, squali del Mediterraneo a rischio estinzione

PALERMO (ITALPRESS) – Un team internazionale di biologi marini ha pubblicato una lettera intitolata “Mediterranean sharks and rays need action” sulla prestigiosa rivista Science. L’articolo presenta alcuni spunti di riflessione per responsabili politici e il pubblico in generale su un argomento di attualità per l’intera regione mediterranea: la lotta alla pesca illegale e la protezione di squali e razze a rischio estinzione.
“Le piattaforme social sono arrivate dove la pressione politica e la diplomazia non erano ancora riuscite ad incidere – racconta Marco Milazzo, docente di Ecologia del Dipartimento di Scienze della Terra e del Mare dell’Università di Palermo, e primo autore dell’articolo -. La recente pubblicazione sui social media di immagini e video di squali a rischio estinzione venduti a tranci nei mercati di Monastir e Kelibia in Tunisia, ha portato diverse organizzazioni locali ed internazionali a sollevare una protesta formale nei confronti del governo tunisino”. “Fortunatamente – aggiunge – la risposta non è tardata ad arrivare, ed in attesa di una revisione della legislazione nazionale, è stato promulgato un bando di pesca, sbarco e commercializzazione di diverse specie di squali e razze ad alto rischio di estinzione in Mediterraneo”.
“Le recenti misure adottate dal governo tunisino – continuano dal team di biologi marini – potrebbero finalmente contribuire a cambiare lo scenario della politica della pesca mediterranea, innescando un effetto a cascata sull’azione pigra di altri paesi, molti dell’UE, che sono tra i principali esportatori e importatori di carne di squalo al mondo. Le azioni, peraltro ampiamente riprese dalla roadmap del Green Deal Europeo, devono riguardare la lotta efficace alla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, i controlli nei porti e nelle industrie di trasformazione, e la sicurezza alimentare (gli squali sono venduti al posto del pesce spada in diversi mercati in Italia e in Grecia), ma anche la creazione di santuari internazionali per la protezione di squali e razze a rischio estinzione”.
“Le acque costiere del Nord Africa ospitano molte aggregazioni di elasmobranchi e un’elevata diversità di specie, la maggioranza delle quali sono a rischio di estinzione. Contrastare la pesca illegale e deliberata di squali e razze, ancora in atto in queste aree, rappresenta un passo fondamentale per la loro efficace protezione”, afferma Carlo Cattano, ricercatore della Stazione Zoologica Anton Dohrn, Istituto Nazionale di Biologia, Ecologia e Biotecnologie Marine in Sicilia.
“Le statistiche ufficiali della FAO, ci dicono che la Tunisia ha la più grande flotta peschereccia nordafricana, è seconda solo alla Libia per la pesca degli squali nel Mediterraneo, ed in generale che i paesi dell’Africa settentrionale hanno sbarcato il 70% delle catture di elasmobranchi di tutto il Mediterraneo. Questi dati sono largamente sottostimati”, aggiunge Ioannis Giovos, ricercatore di iSeA e della Università di Patrasso in Grecia.
L’instabilità geopolitica dell’ultimo decennio e la recente pandemia hanno portato ad una forte contrazione delle economie dei paesi nordafricani e al collasso della loro industria del turismo. “Ci sono chiari segnali di un incremento della pesca illegale in questi paesi, probabilmente per effetto di una domanda crescente di carne di squalo in mercati interni ed a sostegno di un’economia di sussistenza, ma anche da parte di ristoranti asiatici in Europa. Tutto questo sta mettendo gli elasmobranchi mediterranei in un pericolo maggiore rispetto a prima e bisogna agire prima che sia troppo tardi”, conclude Sara Al Mabruk, fondatrice di Marine Biology in Libia.
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Un centro per donne e minori vittime di violenza in ex ospedale di Enna

ENNA (ITALPRESS) – Un centro di assistenza per donne e minori vittime di violenza aprirà in quella che fu la prima sede dell’ospedale di Enna, grazie alla Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, presieduta dal cittadino onorario Emmanuele Francesco Maria Emanuele. E’ stata firmata, infatti, una convenzione tra il Comune di Enna, rappresentato per l’occasione dal sindaco Maurizio Dipietro e dal dirigente dell’Ufficio Tecnico Comunale, Nuccio Russo, e l’Asp 4 di Enna, rappresentata dal direttore generale Francesco Iudica, per l’uso dell’edificio storico del vecchio ospedale, nella parte alta della città. Grazie alla convenzione l’ala che ospitò la prima sede dell’ospedale di Enna, accanto alla Chiesa del Carmine e di grande pregio storico e architettonico, torna nella disponibilità della collettività ennese con un progetto di grande respiro sociale, quale quello di ospitare, grazie al fondamentale contributo della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, un centro di assistenza per donne e minori vittime di violenza.
Tutto ciò sottraendo al deterioramento del tempo una parte importante del patrimonio monumentale della città e compiendo un deciso passo nel sostegno ai soggetti più deboli e indifesi.
“Sono davvero lieto dell’intesa raggiunta tra l’Asp ed il Comune di Enna – ha dichiarato Emanuele – perchè quest’atto formale ci consente di avviare in concreto, congiuntamente all’Amministrazione comunale, un progetto al quale tengo particolarmente, ovvero la creazione di una Casa di accoglienza per le donne vittime di maltrattamenti e per i loro bambini ad Enna, città alla quale sono particolarmente legato. Si tratta di un’iniziativa che ritengo doverosa per un’istituzione, quale è la Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale che mi onoro di presiedere, da sempre attenta alle esigenze dei territori del Meridione con particolare riguardo alle gravi problematiche sociali, tra cui la violenza su donne e bambini, che affliggono la nostra epoca”.
“Con questa firma – spiega il sindaco Maurizio Dipietro – muove i suoi primi passi il progetto nato grazie al supporto della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale volto a creare nella nostra città una struttura di accoglienza per donne e bambini vittime di maltrattamenti che sarà ospitata nei locali dell’edificio storico del vecchio ospedale a Enna alta. Questo atto consentirà alla nostra città di dotarsi di un punto di riferimento nella tutela dei diritti di donne e bambini in difficoltà grazie al fondamentale apporto, della Fondazione di cui è presidente Emmanuele Francesco Maria Emanuele, cittadino onorario ennese, mecenate e grande promotore di importanti opere benefiche in Italia e nel mondo. Ancora una volta il professore Emanuele torna così a prendersi cura della nostra città con un nuovo importante impegno a sostegno, in questo caso, delle donne e dei bambini vittime di maltrattamenti, consentendo altresì il recupero di un importante pezzo del patrimonio immobiliare storico della nostra città”.
Anche il Direttore Generale dell’Asp di Enna ha voluto commentare l’avvenuta firma sottolineando come “ci sia grande soddisfazione da parte dell’Asp che, di fatto, restituisce alla fruizione collettiva una parte di un bene storico che è un patrimonio pubblico a tutti gli effetti. In questo senso intendiamo continuare a procedere, affinchè altri ulteriori parti del patrimonio immobiliare facente parte della struttura dell’ex ospedale possa tornare presto alla pubblica fruizione”.
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Lancia sfida estrema su Tik Tok, denunciata influencer siciliana

FIRENZE (ITALPRESS) – La Polizia Postale di Firenze ha denunciato una quarantottenne della provincia di Siracusa, per istigazione al suicidio.
In particolare gli investigatori hanno individuato sul social network “Tik Tok” un link riconducibile al profilo della “influencer” siciliana, nel quale viene visualizzato un video ritraente una “sfida” tra la donna e un uomo, in cui entrambi si avvolgevano totalmente il volto, compresi narici e bocca, con il nastro adesivo trasparente, in modo tale da non poter respirare. Il video, estremamente pericoloso in quanto visibile a tutti gli utenti senza restrizioni, potendo costituire oggetto di emulazione da parte di minorenni, come purtroppo già accaduto nei recenti fatti di cronaca con sfide analoghe, è stato immediatamente segnalato dal CNCPO del Servizio Polizia Postale di Roma e rimosso dalla piattaforma Tik Tok.
E’ stato accertato che nel tempo l’influencer aveva pubblicato anche altri numerosi “video sfide” dello stesso tenore, che le hanno permesso di ottenere popolarità e l’attenzione di ben 731.000 followers di diverse età.
La visione dei video e la loro condivisione è stata considerata estremamente pericolosa per l’incolumità degli utenti, soprattutto minorenni, che potrebbero accettare “la sfida” emulando l'”influencer”, come testimoniato da un post in cui un utente scriveva: “Ciao ….. se mi saluti giuro mi lancio dalla finestra”. Da qui la decisione dei PM titolari delle indagini di emettere a suo carico un provvedimento urgente di perquisizione, anche informatica, e sequestro degli account social, che è stato immediatamente eseguito dalla Polizia Postale di Catania.
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Sicilia zona rossa. Controlli in crescita a Palermo, il questore: “Tante sanzioni”

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Dal 18 gennaio le forze dell’ordine hanno intensificato in Sicilia i controlli anticovid per assicurare il rispetto delle limitazioni legate alla zona rossa. “Rispetto all’inizio, quando abbiamo cercato di usare la persuasione, a un certo punto – anche per fare fronte alle preoccupazioni delle istituzioni, che temevano che la situazione potesse precipitare -, abbiamo iniziato a fare sanzioni, che talvolta sono state anche numerose”, ha detto in una intervista all’Italpress, il questore di Palermo, Leopoldo Laricchia.

La pandemia ha acuito la crisi economica con il conseguente aumento della povertà, un momento di difficoltà che diventa terreno fertile per la microcriminalità e la criminalità organizzata, soprattutto in alcuni quartieri della città: “Il covid ha reso difficile la sopravvivenza per diverse persone, soprattutto a chi vive di lavoro autonomo. Ma dal punto di vista statistico fortunatamente non si registra al momento un’impennata di crimini. Questo tema sarà più percepibile tra qualche tempo. Noi stiamo facendo un lavoro molto specialistico soprattutto sul territorio delle periferie”.

Tra le iniziative intraprese anche un nuovo “progetto”, partito dopo l’incendio dell’asilo Peter Pan, nel quartiere San Giovanni Apostolo: “In quella zona – spiega il questore – siamo impegnati in servizi quotidiani ma con un criterio diverso, nuovo. Un servizio ad alto impatto, non con due-tre pattuglie, ma con trenta uomini alla volta. Servizi che controllano a 360 gradi il territorio: dai sottoposti a misure al controllo stradale, fino ai pubblici esercizi. Abbiamo chiuso una taverna abusiva, c’è anche un controllo rigido delle piazze di spaccio. L’obiettivo è presidiare costantemente e visivamente il quartiere. Questo progetto lo stiamo allargando già a partire dalle prossime settimane ad altre aree e quartieri e andrà avanti per tutto l’anno. È un nuovo sistema per affrontare il controllo del territorio che vuole riaffermare la presenza dello Stato nei quartieri più difficili”.

Tra le insidie anche quella della criminalità organizzata che, come dimostrano anche operazioni recenti, prova a incunearsi approfittando della situazione economica complicata di diverse famiglie. La formula per il questore di Palermo, resta quella classica: quella delle “indagini per arrestare i mafiosi e toglierli dai territori”, dice Laricchia, e “la presenza costante dello Stato”. Infine, il tema dei vaccini, con la polizia e più in generale le forze dell’ordine che rientrano nelle categorie più a rischio contagio: “Noi abbiamo gia’ avuto una massiccia adesione dei nostri operatori, siamo intorno al 90%”, dice il questore. Si tratta di “2300 uomini soltanto per la Questura e di 3500 complessivi della Polizia di Stato di Palermo. Stiamo aspettando che tocchi a noi. Il nostro turno dovrebbe essere in primavera – conclude Laricchia -. Appena ci tocchera’ io saro’ il primo, insieme a tutti gli altri, a dare l’esempio”.

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