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RISPARMI BANCARI IN CRESCITA IN SICILIA

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Crescono i risparmi bancari di famiglie e imprese siciliane rispetto all’anno precedente. Confermata come nell’ultimo rapporto, invece, la diminuzione dei prestiti e i mutui concessi alle aziende ma aumentano, anche se di poco, quelli nei confronti delle famiglie. Sono alcuni dei dati del Rapporto annuale sul credito dell’anno 2017 elaborato dall’Osservatorio regionale sul credito, attivo al dipartimento delle Finanze (Servizio credito), che il vicepresidente e assessore regionale all’Economia, Gaetano Armao, ha presentato stamattina alla stampa.

Il Rapporto annuale è una fotografia dell’andamento bancario – annualmente diramata dall’Assessorato – dell’articolazione territoriale degli istituti di credito allocati nelle varie province, dei depositi e dei prestiti concessi ai vari settori produttivi e alle famiglie siciliane. Mette in relazione i dati siciliani con quelli nazionali, oltre a fare un’ulteriore comparazione con i dati di tre regioni Campania, Toscana e Veneto) rappresentanti di tre diverse aree geografiche e economiche (Sud, Centro e Nord).

L’Osservatorio ha rilevato che le banche attive in Sicilia sono passate da 70, nel 2005, a 60 nel 2017 con 1411 sportelli operativi. In particolare, sono 26 le banche aventi sede legale in Sicilia, con 481 sportelli e 34 con sede extraregionale e 930 sportelli.  Quella più servita è la provincia di Palermo con 340 sportelli, seguita da Catania (283), Messina (179), Trapani (132), Agrigento (130), Siracusa (108), Ragusa (100), Caltanissetta (83) ed Enna (56).

Quanto, invece, alla copertura territoriale, dal Rapporto emerge che la Sicilia ha uno sportello ogni 3.584 abitanti, lasciando indietro la Campania, che ne ha uno ogni 4268. Regioni che vengono staccate dalla Toscana (1 su 1.788) e dal Veneto (1 su 1752). Dato che dimostra la minore capillarità del servizio al credito nel Sud e che estende il divario tra le aree del Paese anche in questo settore.

Un elemento rilevante è quello dei comuni siciliani del tutto privi di sportelli bancari – 89 su 390 – di cui ben 53 solo in provincia di Messina. Circostanza che impone di verificare come in queste aree vengono resi servizi essenziali ai cittadini spesso suppliti dai servizi aggiuntivi oggi resi dal Poste italiane o attraversi l’home banking Nel 2017, in Sicilia il numero totale dei dipendenti bancari era di 10.956, in calo di ben 1027 unità rispetto al 2016, quando erano 11.983. 

Importanti, al fine di un’analisi economico-finanziaria dell’Isola, sono i dati dei risparmi di famiglie e imprese (depositi) e quelli degli “impieghi vivi” (prestiti, mutui carte di credito, operazioni di leasing, titoli di credito) erogati dalle banche.   In particolare dal Rapporto è emerso che i depositi sono aumentati a poco più di 59 miliardi, nello stesso periodo del 2016 la raccolta superava oltre 58 miliardi. 

Crescono, anche se di poco, i risparmi delle famiglie siciliane (da 48 miliardi 888 milioni a 49 miliardi 157 milioni) che delle imprese (da circa 7 miliardi e 500 milioni a 7 miliardi 866 milioni). Dati che dimostrano la lieve ripresa della propensione al risparmio. Per quanto riguarda, invece, gli impieghi, l’Osservatorio ha rilevato un valore inferiore rispetto a quello registrato nello stesso periodo del 2015 e del 2016. Dai dati elaborati emerge che nel 2017 in Sicilia, così come nelle altre aree geografiche oggetto di confronto, i prestiti e i mutui concessi dalle banche alle imprese sono diminuiti dai quasi 20 miliardi del 2016 a poco più di 18 miliardi nel 2017, mentre risultano aumentate le erogazioni alle famiglie: da circa 27 miliardi a 27 miliardi e 700 milioni. 

Anche se, come emerge che nel primo semestre 2018, dall’ultimo Osservatorio congiunturale della Banca d’Italia sulla scorta dell’indagine sul credito bancario a livello territoriale (Regional Bank Lending Survey, RBLS), la domanda di finanziamenti da parte delle imprese e delle famiglie consumatrici è aumentata in misura contenuta. Le richieste di nuovi prestiti sono state indirizzate prevalentemente alla ristrutturazione di posizioni debitorie pregresse e al sostegno del capitale circolante. Dal lato dell’offerta, le condizioni di finanziamento praticate dalle banche nei confronti delle imprese e delle famiglie sono rimaste sostanzialmente stabili.

Inoltre, l’analisi degli impieghi destinati alle imprese, classificate in relazione al numero di addetti, mostra una marcata incidenza a favore di quelle con meno di 20 dipendenti: il 28,2% del totale degli impieghi, rispetto al dato nazionale pari al 19%; gli impieghi, invece, a favore delle imprese con almeno 20 addetti sono pari al 71,8% dei prestiti al settore produttivo, rispetto al 84,4% della media nazionale.

In parte il fenomeno é dovuto alle cartolarizzazioni bancarie, ma resta necessario un più marcato impegno del sistema bancario a sostegno delle imprese, sopratutto verso quelle innovative e le start up.

Nel 2017, infine, il rapporto tra sofferenze e impieghi si presenta in Sicilia superiore al dato nazionale, sia per gli impieghi alle famiglie consumatrici (9,1% Sicilia; 6,2% Italia) che rispetto a quelli destinati alle imprese: 24,8% Sicilia; 16,2% Italia.

 

A PALERMO OSSERVATORIO IMMOBILIARE E CREDITIZIO

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L’edizione di Palermo dell’Osservatorio Immobiliare e Creditizio si terrà domani, a partire dalle 9, presso la sala Francesco Florio, Palazzo Forcella De Seta, Foro Umberto I 21. Nel corso dei lavori coordinati da Fiaip Palermo e Ance – Associazione Nazionale Costruttori Edili saranno esaminati dagli esperti gli andamenti e le prospettive che riguardano il mercato del capoluogo siciliano.

“Si tratta della quinta città italiana per popolazione residente – sottolineano i promotori -. Le attese di notizie da parte degli operatori e delle famiglie, quindi, sono molteplici e giustificate. E queste mirano a conoscere le prospettive dell’immobiliare e del credito dopo la crisi dei mercati”.

Ai saluti del presidente di Ance Palermo, Fabio Sanfratello, farà seguito la prima relazione curata dal presidente Fiaip Palermo, Antonino Matano.

Matano interverrà con il previsto focus 2017/2018 basato su andamento, analisi e progettualità del mercato e dell’opera degli agenti immobiliari. Seguiranno gli interventi di Flavio Monosillo, del Centro Studi Ance, che illustrerà i dati dei costruttori edili; del notaio Dario Ricolo che esprimerà il punto di vista della categoria; mentre Cristiano Terzo, di Auxilia Finance spa, spiegherà il trend dei mutui ipotecari e creditizi. Ci sarà adeguato spazio anche per una riflessione sui dati Omi – Osservatorio del Mercato Immobiliare.

Subito dopo si terrà una tavola rotonda sulla Riqualificazione edilizia e rigenerazione urbana con Maurizio Carta, preside della scuola politecnica di Palermo; Mimmo Fontana, responsabile nazionale urbanistica di Lega Ambiente; Francesco Miceli, presidente dell’ordine degli Architetti.

“Gli agenti immobiliari sono il vero punto di riferimento in un mercato sempre più evoluto – sottolinea il presidente Fiaip Palermo, Antonino Matano, alla vigilia dell’iniziativa -. Soprattutto in una grande città come Palermo all’innovazione delle moderne costruzioni, infatti, deve abbinarsi una sempre più elevata professionalità da parte della categoria. Questo è reso possibile dai superiori livelli di formazione che Fiaip assicura a tutti i propri associati. Siamo certi di garantire i migliori strumenti per tutelare e valorizzare il bene più importante della famiglia: la casa”.

Auxilia Finance spa, società di mediazione creditizia proprietà di Fiaip – Federazione Italiana Agenti Immobiliari Professionali, sarà main sponsor e partner unico dell’evento.

NASCE CREDINSICILIA PER SVILUPPO IMPRESE

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Nasce CredinSicilia, il Polo siciliano per lo sviluppo delle imprese, che mette insieme Regione, Mediocredito Centrale-Invitalia, Sace Group e Irfis-FinSicilia spa. L’obiettivo è quello di creare un unico interlocutore per chi fa già impresa nell’Isola e per chiunque voglia sviluppare un progetto imprenditoriale.

Alla conferenza stampa di presentazione hanno partecipato l’assessore regionale alle Attività produttive, Mimmo Turano, l’amministratore delegato di Mediocredito Centrale, Bernardo Mattarella, il responsabile Sace per il Centro-Sud, Mario Melillo, e il presidente di Irfis-FinSicilia, Giacomo Gargano.

In un solo sportello – nelle sedi Irfis di Catania e Palermo – l’imprenditore che vuole investire in Sicilia troverà funzionari di Irfis, di Mediocredito centrale e di Sace-Simest che potranno orientarlo e realizzare progetti capaci di ottenere finanza.

Si tratta della prima volta in Italia che istituzioni finanziarie regionali e nazionali operano in maniera così sinergica, un modello che si potrebbe esportare anche nel resto di Italia, è stato sottolineato in conferenza stampa. Un progetto che ha previsto anche la formazione dei dipendenti Irfis già avviata nei mesi scorsi.

“Siamo convinti che fare impresa in Sicilia non è così difficile – ha detto l’assessore Turano -. Verso la fine di luglio ci siamo incontrati con Musumeci e abbiamo cercato di immaginare come potessimo essere sinergici sfruttando le risorse che già esistono in Sicilia, integrandole tra di loro”.

“La presenza sul territorio è fondamentale – ha aggiunto Melillo – fare sinergia è una cosa fondamentale specie tra istituzioni che spesso, per i più svariati motivi, non dialogano tra di loro. Si fa questa operazione di mettere a fattore comune tutte le nostre forze. Non ci sono sovrapposizioni, sono forze che sono assolutamente attive nella direzione dello sviluppo delle aziende”.

“Come Mediocredito centrale c’è già l’offerta di una serie di prodotti, da gennaio al 31 ottobre scorso in Sicilia abbiamo erogato attraverso il fondo di garanzia 1 miliardo di finanziamenti alle imprese – ha sottolineato l’amministratore delegato di Mediocredito Centrale Bernardo Mattarella -. Dobbiamo sfruttare gli strumenti che esistono al meglio, unendo le forze del Mediocredito centriale, che già opera in Sicilia con il fondo di garanzia per le piccole e medie imprese e con la Cassa depositi e prestiti”.

“Solo Irfis – ha puntualizzato Gargano – ha la capacità di patrimonializzare circa 3 miliardi di investimenti, il problema non è quanti soldi o quanti fondi sono a disposizione ma per finanziare bisogna avere i progetti. CrediSicilia ha questa funzione: aiutare le imprese a creare progetti”.

365 MILA VISITATORI PER “LE VIE DEI TESORI”

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Stavolta ha funzionato la rete. Che ha superato lo Stretto. Perché Le Vie dei Tesori non solo ha consolidato i numeri su Palermo – nonostante il maltempo, sono stati 265 mila i visitatori in 130 siti in tutta la città – ma ha aggiunto altre 100 mila presenze nelle altre nove città siciliane coinvolte, e un progetto pilota in Nord Italia, piccolo ma che ha riscontrato l’interesse del pubblico. E per questo motivo la Regione Siciliana ha deciso di inserire il festival tra le manifestazioni promosse nei principali appuntamenti turistici in giro per il mondo.

Le cifre raccontano un festival che è ormai tra i maggiori d’Italia, per numero di partecipanti, per ricaduta economica, per risonanza in termini mediatici a corredo della città Capitale Italiana della Cultura. Un festival, costruito da un gruppo di giornalisti, in collaborazione con centinaia di partner pubblici e privati, che viaggia su un avanzato portale web che ha ricevuto quasi 700 mila visitatori unici per circa 5 milioni di pagine viste. E registra tre milioni e mezzo di risultati digitando le parole chiave sul web.

Ma quella che risulta molto interessante è la radiografia ‘sociale’ ed ‘economica’: un indice di gradimento che sfiora il massimo consentito, i turisti che non soltanto ‘minacciano’ di tornare ma chiedono che il festival venga ripetuto durante l’anno. E i palermitani che visitano altre città, Trapani e Caltanissetta, alla scoperta di altri luoghi ancora. Un successo ‘circolare’ e non verticale, dicono gli esperti.

Tra i siti inediti di quest’anno, il carcere Ucciardone dove i detenuti hanno condotto una visita teatralizzata diretta da Lollo Franco, sempre sold out, ha riscosso anche l’interesse della Rai. E proprio nella casa circondariale sono stati presentati i dati finali de Le Vie dei Tesori. E’ stato il sindaco Leoluca Orlando ad annunciare, al fianco della direttrice del carcere, Rita Barbera, che i detenuti il prossimo anno, realizzeranno il carro di Santa Rosalia protagonista del Festino.

“Ucciardone è Palermo e Palermo è l’Ucciardone – dice il sindaco – qui dentro c’è tutto il bene e tutto il male di questa città. Ma accanto alla severità della pena, è giusta l’umanizzazione: questa scelta di apertura dello spazio e di coinvolgimento dei detenuti, va in questo senso. Palermo può essere guardata solo con gli occhi di un insetto, attraverso un caleidoscopio: la città ha talmente tanti aspetti diversi, che una sola visita non basta, bisogna tornare. Per questo, chiusa Palermo capitale della cultura, partirà Palermo CulturE”.

“Le Vie dei Tesori sono una delle punte di diamante della crescita di Palermo – interviene l’assessore alla Cultura Andrea Cusumano -; non ce la inventiamo, i numeri raccontano un’impennata straordinaria: 6 milioni di passeggeri transitati dall’aeroporto nel 2018 quantificati in 80 milioni di indotto, soprattutto in mesi destagionalizzati. Le Vie dei Tesori è stato il pioniere perché ha messo insieme ciò che abbiamo con ciò che progettiamo”.

“Gradimento 95 per cento: come progetti ne riceviamo tantissimi, ma questi sono numeri straordinari. Non credo che altre manifestazioni in Sicilia possano vantare dati simili: per questo il governo è ben convinto del suo investimento sociale e ha deciso di inserire il festival nel cartellone dei grandi eventi della Regione Siciliana che presto presenteremo alla stampa estera”, annuncia l’assessore regionale al Turismo Sandro Pappalardo.

“Le Vie dei Tesori è un’industria culturale a tutti gli effetti, che cammina sulle gambe di 500 volontari e di 900 ragazzi dell’Alternanza Scuola Lavoro; dotata di un portale cui attingere per scoprire e approfondire la storia delle città, i racconti inediti, i luoghi, i segreti. Un format che ci richiedono, già 22 comuni vorrebbero aderire il prossimo anno e dovremo scegliere”, spiega Laura Anello, presidente de Le Vie dei Tesori onlus.

Lo hanno dimostrato prima di tutto le altre città siciliane che hanno aderito; poi, la Lombardia che ha aperto – in seno a un piccolo progetto pilota – trenta luoghi spalmati tra Milano, Mantova e la Valtellina. Anche qui è stato apprezzato il format consolidato dello storytelling che permette di scoprire i luoghi in maniera inedita. Un festival, quindi, che è pronto a lavorare in sinergia e che ha dimostrato che la rete – oltre cinquanta partner tra istituzioni ed enti privati  – può e deve funzionare, anche beneficiando di un progetto comunicativo e organizzativo che permette ai grandi di trascinare i piccoli, e viceversa, nel caso di tesori inediti. 

Ecco i numeri: 265 mila visitatori nei 5 weekend di Palermo (l’ultimo in parte rovinato dai nubifragi e dall’allerta rossa del meteo) cui si aggiungono i partecipanti alle passeggiate, ai laboratori (2020 bambini) e agli spettacoli; che, sommati ai partecipanti alla Notte Bianca dell’Unesco (12.700 visitatori), alle 16.150 presenze di Catania e alle 70.765 nei tre weekend di settembre nelle altre otto città siciliane, portano a 365 mila visitatori i visitatori del festival in Sicilia. Con una ricaduta economica, sulla sola Palermo, di oltre tre milioni e mezzo di euro in termini di spesa turistica (viaggi, alberghi, shopping), secondo le stime di Giovanni Ruggieri, a capo dell’Otie, l’Osservatorio turistico delle isole europee che da anni studia il festival attraverso un monitoraggio sul campo. E un tasso di gradimento del pubblico del 95 per cento. Con visite ‘spalmate’ su tutti i luoghi, centro e borgate periferiche, con visitatori nell’intera città e non più soltanto alcuni siti inediti. Inoltre, il 95 per cento dei fruitori vorrebbe che il festival fosse prolungato o ripetuto in un altro periodo dell’anno; il 98 per cento raccomanderebbe a un amico la visita di Palermo nei giorni de Le Vie dei Tesori e il 77 per cento vorrebbe tornare il prossimo anno.

Un festival che, secondo la stima di Otie, ha avuto una ricaduta di ricchezza turistica sulla città di 3.604.471 euro, di cui 3.012.471 come spesa turistica complessiva tra alberghi, ristoranti, trasporti, shopping; e 592 mila euro attivata dagli organizzatori. L’87 per cento degli intervistati ha dichiarato di avere speso, mediamente, 22 euro a persona.

Dai dati raccolti da Otie, si scopre che la percentuale di donne è di poco più alta dello scorso anno (63 per cento contro 37 per cento di uomini); ma è interessante notare il cambiamento del tipo di visitatore: per l’80 per cento si tratta di escursionisti/turisti ma non di gruppi organizzati (il 32 per cento parte con il proprio partner, e il 38 per cento con gli amici); ma, rispetto al 2017, c’è un incremento di lavoratori (+ 6,3 %) e studenti fuori sede (+ 2 %). Segno che il pubblico dei visitatori non residenti, raggiunto dal festival, si amplia e si arricchisce di anno in anno: e infatti la percentuale di first visitors è pari al 61 per cento; è aumentato anche il numero di ‘affezionati’ ovvero di gente che ha deciso di ripetere l’esperienza e ritornare a Palermo per il festival: il 38 per cento dei visitatori ha già partecipato ad almeno due edizioni. Ed è molto interessante scorrere i dati che investono l’interesse dei turisti: il 42 per cento è arrivato a Palermo per partecipare a Le Vie dei Tesori, il cui nuovo portale è stato visitato, tra fine agosto a fine ottobre, da 700 mila utenti unici con un totale di quasi 5 milioni di pagine viste.

Ai visitatori su Palermo vanno aggiunti i 70 mila che hanno riempito i luoghi delle altre otto città siciliane negli ultimi tre weekend di settembre: a Siracusa, Messina, Caltanissetta ed Agrigento – già protagoniste lo scorso anno – si sono infatti aggiunte Trapani, Ragusa, Modica e Scicli, oltre a Catania che ha partecipato negli ultimi weekend di ottobre in cui era in corso anche Palermo; e ha messo insieme 16.150 visitatori che hanno scoperto diversi siti inediti all’interno dei conventi o reperti sconosciuti dalle collezioni universitarie. Oltre settantamila (70.765 per l’esattezza) presenze, quindi, a settembre in sei province siciliane.

Con una bella sorpresa ottenuta da Trapani che (trascinata dalla Torre della Colombaia sempre esaurita) raccoglie 15.627 visitatori e supera Messina che si ferma a 14.365, ma registra un exploit bellissimo del Museo regionale con 500 visitatori nell’unico giorno di apertura. Segue inaspettatamente Ragusa (altrasorpresa) che somma i suoi  10.594 visitatori ai 6195 di Scicli e ai 4676 di Modica, portando il Val di Noto a superare le 21 mila presenze in 48 luoghi aperti. Caltanissetta registra 7241 presenze – ‘un successo bellissimo – interviene l’assessore comunale alla Cultura, Pasquale Tornatore – soprattutto se si considera che quest’anno l’organizzazione è stata affidata ad una cooperativa di giovani entusiasti’ – e supera Siracusa che si ferma a 7068 ingressi in 23 siti; chiude  Agrigento con 5000 visitatori in 17 siti aperti.

Il Festival Le Vie dei Tesori quest’anno ha vinto il bando per le iniziative di massimo interesse turistico dell’assessorato regionale al Turismo, con la possibilità di accedere così al cofinanziamento di alcuni costi; è stato supportato dall’assessorato regionale ai Beni Culturali come iniziativa direttamente promossa, è stato inserito nelle manifestazioni dell’Anno europeo del Patrimonio Culturale. Il Festival è parte integrante del programma di Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018, sin dalla presentazione del dossier di candidatura.

Anche quest’anno, per il terzo consecutivo, il Festival ha ricevuto le medaglia di rappresentanza della Presidenza della Repubblica, oltre che la medaglia del Senato della Repubblica e il patrocinio della Camera dei deputati.

PALERMO, VENDITE IMMOBILI IN CRESCITA

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Presentata la prima edizione dell’Osservatorio Immobiliare e Creditizio del capoluogo siciliano. L’evento, organizzato da Fiaip Palermo e Ance – associazione nazionale costruttori edili, ha consegnato agli operatori i dati ufficiali degli andamenti con riguardo al mercato degli immobili e dei finanziamenti. L’attenzione degli esperti ha messo a fuoco anche le prospettive a medio e lungo termine, includendo tutte le possibilità offerte dalle nuove tecnologie, per rendere la città di domani sempre più attraente e vivibile. Dopo i saluti del presidente di Ance Palermo, Fabio Sanfratello, ha preso la parola Antonino Matano, presidente Fiaip Palermo. La relazione ha esposto i dati reali raccolti dagli agenti immobiliari in tutti i 25 quartieri della città, con riguardo alle vendite del 2018. Elementi più che attendibili, quindi, perché non sono oggetto di valutazione ma di quanto annotato negli atti di compravendita. I valori, minimi e massimi, sono arricchiti dagli elementi medi, ottenuti con criteri ponderali che hanno tenuto conto della posizione, stato di conservazione, tipologia edilizia, servizi dell’immobile, viabilità e stato delle strade.

“Il 2017 era terminato con un aumento delle transazioni che avevano raggiunto a Palermo quota 8 mila. Nel 2018, e l’anno deve ancora terminare, abbiamo ottenuto un nuovo incremento dei contratti pari al 6% – ha rilevato Antonino Matano -. Questo indica un’inversione di tendenza e una possibile ripresa dell’economia. L’andamento dei prezzi, però, attesta un orientamento al ribasso pari al 3% circa. Adesso, è necessario lavorare sulla riqualificazione delle case, per consolidarne il valore nel tempo”. Francesco Giglio, responsabile OMI – Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate, ha esposto gli studi svolti dal suo Ufficio e invitato a conoscere e monitorare il grado di trasparenza del mercato.

Nella provincia di Palermo, secondo i dati OMI, il 38,5% delle compravendite sono quelle del capoluogo. Cristiano Terzo, di Auxilia Finance, ha illustrato i risultati annuali del credito per l’acquisto d’immobili. “Le banche hanno tempi di erogazione più lunghi, ma finanziano somme maggiori rispetto al periodo precedente. La percentuale media del finanziamento sul valore dell’immobile è del 71%. La nuova strategia degli istituti è ricercare la buona qualità dei clienti, ai quali si riesce a erogare anche più dell’80%”, ha detto Terzo.

CORLEONE, DI MAIO “SE UN SOLO ELETTO RITIRO SIMBOLO”

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“Se lunedì mattina ci dovesse essere un solo eletto del Movimento a Corleone ritirerò subito il simbolo”. Lo afferma il vicepremier e ministro Luigi Di Maio, in merito alla possibilità di elezione di consiglieri comunali nelle liste del Movimento 5 stelle in vista delle elezioni di domani nel Comune del Palermitano. “Non posso rischiare – prosegue – che anche un solo candidato eletto abbia avuto un solo voto dalle organizzazioni criminali”.

Il ministro ha quindi sottolineato: “Non ho avuto modo di sentire il candidato sindaco di Corleone. Sono un ministro prima ancora che il capo politico del Movimento. Lo Stato non tratta con la mafia, non parla con la mafia e neanche deve dare segnali di vicinanza a questo mondo. Quella foto, sebbene fatta in buonafede, non è stata minimamente concordata con me, e comunica a quel mondo qualcosa di malsano perché dice che ‘qui il Movimento è vicino al nipote di Provenzano’ e se fossi andato al comizio avrebbero detto che ‘Di Maio è vicino al nipote di Provenzano’, non è che poi quel mondo si mette in testa di votare il Movimento perché si aspetta qualcosa da noi? Io ho subito tagliato questo cordone ombelicale che si stava creando e non metterò mai in dubbio che lo Stato sia contro la mafia. Presto andrò a Corleone a incontrare la stragrande maggioranza di persone oneste. Ieri andare lì sarebbe stato un segnale deflagrante per tutto il Paese”.

Sull’ipotesi di procedimenti disciplinari nei confronti del deputato Giuseppe Chiazzese, che secondo il candidato Pascucci, avrebbe incontrato il nipote di Provenzano e concordato la foto finita sui social network, Di Maio ha ciosato”Voglio verificare se la foto è stata concordata con Chiazzese, cosa detta da Pascucci, ma fatemi dire che questa vicenda è surreale perché le uniche famiglie a cui bisogna stare vicino sono quelle vittime della mafia. Bisogna rafforzare il dialogo con le famiglie dei testimoni di giustizia e delle vittime mafiose, non con quelle dei mafiosi”.

A CORLEONE VINCE IL CENTRODESTRA

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L’ex deputato regionale Nicolò Nicolosi, espressione del centrodestra, è stato eletto sindaco di Corleone. Sostenuto dalla lista “Nuova luce”, ha ottenuto 3.587 voti. Nel comune del palermitano gli elettori sono tornati alle urne dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose nel 2016.

Nicolosi ha avuto la meglio sugli altri due contendenti. Maurizio Pascucci, candidato del M5s e poi disconosciuto dal Movimento dopo avere postato su Facebook una foto con il nipote del boss Bernardo Provenzano, ha riportato 1.830 consensi; mentre Salvatore Antonino Saporito, sostenuto da “Viviamo Corleone”, ha ottenuto 1.006 voti. 

Nelle 12 sezioni dove si votava si sono recati 6.611 elettori dei 10.814 aventi diritto. L’affluenza registrata è stata del 61,13%.

Nicolò Granà è stato eletto sindaco di Palazzo Adriano. Sostenuto dalla lista “Si’Amo” che ha riportato 867 preferenze, ha ottenuto 887 voti. Nel comune del palermitano gli elettori sono tornati alle urne dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose nel 2016. Granà ha avuto la meglio su Giuseppe Alessi. Il contendente, sostenuto dalla lista ‘Noi ci mettiamo la faccia’ che ha riportato 481 preferenze, ha ottenuto 464 voti.

  

 

AVVOCATI TRIBUTARISTI “NON SIAMO DI SERIE B”

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Sono contrari al trasferimento delle sedi delle Commissioni tributarie dal centro di Palermo ai locali di via Titina De Filippo, che si trovano in prossimità di corso Calatafimi e viale Regione Siciliana; chiedono che venga dato il giusto riconoscimento alla giustizia tributaria, non trattandola come un organo di serie B; e annunciano l’astensione di tre giorni dalle udienze. La protesta è della Camera degli Avvocati Tributaristi di Palermo, insieme all’Associazione Magistrati Tributari, al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati e a quello dei Dottori Commercialisti.

Oggi le sedi delle due Commissioni Tributarie, quella di I grado  e di II grado, che hanno competenza sulla Sicilia Occidentale, si trovano in piazza Florio e in via Mariano Stabile. Si tratta di locali in affitto che si trovano in zone centrali della città e servite, in maniera agevole, da mezzi pubblici. Stessa cosa non si può dire, secondo i promotori della protesta, per i locali di via Titina De Filippo: “La linea del tram arriva soltanto fino alla Stazione Notarbartolo”. I locali in questione sono beni confiscati alla mafia, transitati dall’Agenzia dei Beni Confiscati all’Agenzia del Demanio, e assegnati al Ministero dell’Economia e delle Finanze, amministrazione a cui fanno capo le Commissioni tributarie.

“Comprendiamo e siamo favorevoli alle ragioni di spending review, che stanno alla base della necessità di cambiamento delle sedi, però evidenziamo l’assoluta irrazionalità di questo procedimento di trasferimento delle sedi delle Commissioni tributarie, che sarebbero così collocate in una posizione periferica e in locali che non riteniamo assolutamente idonei, creando costi e disagi notevoli, che a nostro avviso incidono sull’esercizio di difesa dei contribuenti”. Cosi’, durante una conferenza stampa che si è tenuta nella sala riunioni del consiglio dell’ordine degli avvocati, al Palazzo di Giustizia, Angelo Cuva, vicepresidente  della Camera degli Avvocati Tributaristi di Palermo e tesoriere Unicat, l’Unione nazionale della camera degli Avvocati Tributaristi. “Abbiamo avviato – spiega – dei contatti con la Regione e l’Agenzia dei Beni Confiscati per valutare le alternative. Il vicepresidente della Regione, Gaetano Armao, ci ha dato la disponibilità di un incontro, per valutare la possibilità di utilizzare altri locali. Chiediamo, anche, un incontro con il ministro delle Finanze”.

“Noi avvocati riteniamo che ogni decisione, attinente all’effettività della giustizia, vada concertata. L’efficienza della giustizia passa anche attraverso locali e strutture adeguati”, sottolinea il vicepresidente dell’Ordine degli Avvocati di Palermo, Giuseppe Di Stefano, che aggiunge: “Siamo qui per rappresentare l’unità del mondo tributario che, all’unisono, dice al Ministero: ‘fermatevi’. Noi non molleremo e moniteremo, giorno dopo giorno, la situazione. Siamo disponibili al dialogo, anche se fino ad oggi dialogo non c’è stato”.

“E’ una questione che riguarda giudici tributari, avvocati e gli stessi contribuenti – aggiunge Salvino Pillitteri, vicepresidente dell’Associazione nazionale magistrati tributari -. Abbiamo scritto più volte al Mef che è giusto risparmiare sui costi di affitto, ma è anche giusto che le Commissioni Tributarie abbiamo delle sedi dignitose. In via Titina De Filippo prima si trovavano gli uffici dell’Inps, poi trasferiti proprio per l’inadeguatezza della struttura. Locali non idonei ad un servizio amministrativo, meno che mai adatti ad ospitare un organo di giustizia. Questo trasferimento, è la punta dell’iceberg di una disattenzione massima che il ministero dell’Economia e della Finanza ha nei confronti della giustizia tributaria”.

“Il Mef fa muro di gomma – prosegue il vicepresidente -. La giustizia tributaria merita attenzione e riconoscimento, non può restare sotto l’egida del Mef ma deve essere trattata come il Tar o la Corte dei Conti, facendo così capo non più al ministero dell’Economia ma alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Il consiglio di presidenza della giustizia tributaria ha fatto una delibera condividendo le esigenze dei giudici e degli operatori tributari, chiedendo un incontro col Mef”.
“I locali – puntualizza, inoltre, Giuseppe Guzzo, segretario regionale dell’Associazione Magistrati Tributari della Sicilia – sono inadeguati per potere accogliere i magistrati di carriera, che si spostano con la scorta”.

Contraria al trasferimento, anche Anna Tarantino, coordinatrice provinciale della Uil – Pamef (Pubblica Amministrazione Ministero delle Finanze): “Le perplessità sono legate non solo all’ubicazione – spiega -, ma anche alla tipologia dei locali, nati per essere dei locali commerciali e posti in una strada laterale dove transitano molti mezzi pesanti. Gli spazi sono molto esigui. L’archivio, con i relativi fascicoli, dovrebbe essere allocato al piano ‘meno 1’ e ad oggi non ci sono montacarichi o ascensori che collegano il piano terra, dove dovrebbero essere ubicati gli uffici, al piano sotterraneo. Come Uil Pubblica Amministrazione – aggiunge – siamo favorevoli a una riduzione dei costi per via delle spese di affitto dei locali odierni, ma a condizione che si rispettino criteri di garanzia del benessere organizzativo dei lavoratori e l’agevole fruibilità degli utenti”.

Nel corso dell’incontro con i giornalisti sono state evidenziate anche altre problematiche. Pietro Alosi, segretario del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, evidenzia che “per problemi di inagibilità dell’ex palazzo Eas, destinato alle attività del ‘civile’ e dell’esecuzione mobiliare e immobiliare, è stato deliberato di trasferire in altro posto tutta l’attività inerente, e quindi anche l’ufficiale giudiziario con l’ufficio notifiche. Si parla, addirittura, del trasferimento in via Roma Nuova in un palazzo del Comune. Stiamo cercando di ottenere una struttura più vicina al Palazzo di Giustizia, che consenta agli avvocati di lavorare meglio. Mi pare che, in questo modo, il progetto della cittadella della giustizia non sia decollato, anzi”.

Ecco perché, è stato spiegato, i locali di via Titina De Filippo, non possono “assolutamente” ospitare un organo di giustizia, chiamato ogni anno ad occuparsi di contenziosi tributari pari a oltre 50 milioni di euro. E che lo scorso anno ha deliberato 202.833 giudizi in primo grado e 59.725 giudizi in secondo grado, d’appello. Nel corso della conferenza stampa è stata ribadita l’astensione di tre giorni dalle udienze, entro la fine dell’anno. Le date saranno comunicate dopo aver reso noto lo stop al Garante nazionale.