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RIFIUTI, CONAI “RACCOLTA DIFFERENZIATA CONVIENE”

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Esperti a confronto a Palermo per il 2^ EcoForum regionale sui Rifiuti e l’Economia circolare promosso da Legambiente Sicilia, con il patrocinio della Regione e dell’AnciSicilia. Nell’isola si incomincia a registrare un’inversione di tendenza rispetto al passato sul fronte della raccolta differenziata, passata in un anno dal 21 a circa il 35 per cento. Ma restano ancora molti problemi irrisolti, come è stato evidenziato dal segretario regionale di Legambiente, Gianfranco Zanna, “nonostante i notevoli passi avanti”.

“Sugli impianti ad esempio – spiega – non si è registrato alcun progresso. La Regione nei fatti decentra e deresponsabilizza,  passando ai territori ogni responsabilità. Tutto è fermo. Appena si parla di impianti sorgono i problemi e scattano i campanilismi”. “Il Piano rifiuti proposto dalla Regione – sottolinea Zanna – mostra delle carenze: non è per le economie circolari; è equivoco sugli inceneritori. La scelta di scaricare sui territori la programmazione è sbagliato. E bisogna finirla di fare nuove discariche”.

“Il dato positivo – aggiunge – è che finalmente si parla di raccolta differenziata. Prima non si discuteva di questo argomento. La strada è ancora lunga. E bisogna anche sottolineare la mancanza di senso civico di molti cittadini”. 

L’EcoForum rientra nell’ambito della campagna “Sicilia Munnizza Free” con la quale Legambiente si è impegnata per l’introduzione e la diffusione della raccolta differenziata nei Comuni dell’Isola, realizzata in collaborazione con il Conai e il patrocinio della Regione Siciliana.

Il mese scorso è stato firmato un accordo di programma proprio tra il Consorzio nazionale imballaggi Conai e la Regione in tema di raccolta differenziata. L’obiettivo e’ migliorare la gestione dei rifiuti di imballaggio e delle frazioni merceologiche similari per favorire “una corretta ed efficace gestione” nonche’ lo sviluppo della raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio.

In Sicilia “la raccolta differenziata per la parte degli imballaggi è circa l’11%, con una possibilità di crescita notevole. Infatti, abbiamo stimato che se crescesse in termini percentuali fino al 15% ci sarebbe un risparmio per i comuni pari a poco più di 58 milioni di euro, rispetto ai circa 40 che sono attualmente riconosciuti, intendendo sia la parte di corrispettivo riconosciuto dai consorzi di filiera attraverso l’accordo quadro Anci – Conai, sia come mancati costi per l’avvio in discarica del materiale che invece viene inviato al riciclo”, rende noto il direttore generale del Conai, Walter Facciotto.

“Rispetto al passato – sottolinea Facciotto – si sono mostrati dei netti miglioramenti. La raccolta differenziata ed in particolare il riciclo di rifiuti di imballaggio è cresciuto notevolmente. Abbiamo voluto aderire a questa iniziativa perchè è opportuno sensibilizzare soprattutto i cittadini sull’importanza della raccolta ed il riciclo. Il Conai si occupa degli imballaggi. Siamo al fianco dei comuni per sviluppare la raccolta differenziata. La situazione siciliana è in evoluzione. Siamo molto contenti di avere firmato un protocollo d’intesa con la Regione che spingerà attraverso una serie di intenventi del Conai a migliorare la situazione della raccolta complessivamente”.

“Noi – ha aggiunge il direttore Conai – faremo la nostra parte soprattutto nelle regioni del Sud ed in Sicilia. Le cose sono cambiate molto, sono cambiate positivamente. Bisogna riflettere sulla qualità della raccolta differenziata, puntare a una raccolta funzionale al riciclo”.

“Con la Regione siciliana – puntualizza Facciotto – abbiamo firmato un accordo che impegna il Conai a supportare le attività della Regione nello sviluppo della raccolta differenziata e nell’avvio a riciclo dei materiali partendo dalle principali città per poi interessare anche gli altri comuni progressivamente. L’accordo prevede che daremo un sopporto per le fasi di start-up e le fasi di aiuto all’avviamento del servizio da parte dei comuni. Successivamente saranno valutate altre attività come quelle di comunicazione del nuovo servizio”.

Presente al Forum, tra gli altri, il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, che ha evidenziato come “i comuni sono e restano i veri protagonisti dei processi della politica dei rifiuti in Sicilia. Purtroppo in passato si sono sentiti deresponsabilizzati anche per colpa della Regione. Da un anno a questa parte abbiamo ristabilito i ruoli, le responsabilità, le competenze. La Regione deve pianificare, deve legiferare sulla materia, e pare che nei prossimi giorni il nostro disegno di legge verrà discusso e spero approvato in Aula all’Ars”.

“Per quanto riguarda gli impianti – sottolinea il Governatore – sono convinto che al di là del lavoro fatto in questo anno, cioè dell’accelerazione di pratiche che sembravano coperte da una coltre di polvere, abbiamo la necessità, e lo stiamo facendo nel Piano regionale, di individuare di quali impianti hanno bisogno le 9 province, perchè l’economia circolare punta proprio a questo a portare in discarica la minore quantità possibile di rifiuti, avendo grande attenzione per tutto quello che può essere riutilizzato: carta, metallo, legno, plastica. Abbiamo bisogno di una nuova coscienza civica in Sicilia perchè i vertici, la Regione, i Comuni possono fare anche miracoli ma se non c’è la consapevolezza di una nuova cultura ambientale che parta dal basso, dal cittadino, dallo scolaro, dalle giovani generazioni, la battaglia non potrà mai essere vinta”.

Sono cinque le sessioni di confronto all’EcoForum, ai Cantieri Culturali della Zisa, tra associazioni e istituzioni: la prima sulla gestione industriale per il ciclo virtuoso dei rifiuti in Sicilia; la seconda dedicata ai distretti dell’Economia Circolare; la terza sul Piano rifiuti e governance; la quarta dedicata alla campagna “Plastic Free”; la quinta e ultima, infine, è una tavola rotonda, con Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, Alberto Pierobon, assessore regionale all’Energia e monsignor Antonino Raspanti, vescovo di Acireale.

 

 

TORNA IN LIBERTÀ IL PRESIDENTE DI BLUTEC

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Il tribunale del riesame di Palermo ha annullato le misure cautelari inflitte dal Gip di Termini Imerese nei confronti del presidente di Blutec Roberto Ginatta, liberato dagli arresti domiciliari. È stata anche riconosciuta l’incompetenza territoriale della Procura di Termini Imerese sollevata dai difensori dello Studio Grande Stevens, in favore della Procura di Torino.

Gli avvocati Michele Briamonte per Blutec e Nicola Menardo e Stefania Nubile per Ginatta “prendono atto con favore della decisione del Tribunale di Palermo, che mette in luce le criticità delle iniziative precedentemente assunte nei confronti degli amministratori di Blutec, e confermano che il dott. Ginatta è pronto a difendere con forza, davanti all’Autorità Giudiziaria competente, la legittimità dell’operato della società sul progetto di riqualificazione di Termini Imerese, auspicando che i rilevanti sforzi sino ad oggi profusi per il rilancio del sito e dell’occupazione non siano vanificati dalle vicende occorse nelle ultime settimane”.

CISL “SERVE PATTO PER LO SVILUPPO”

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Per il lavoro in Sicilia “è un momento molto complicato e difficile”. Lo dice il segretario della Cisl Sicilia, Sebastiano Cappuccio, nel corso di un forum all’Agenzia ITALPRESS. “Emerge una grande difficoltà del lavoro”, dice Cappuccio che propone un “patto per lo sviluppo” in cui tutti siano capaci di assumersi le proprie responsabilità. A partire dai sindacati. Sviluppo che passa anche per le infrastrutture che “generano crescita, occupazione e investimenti” e sono necessarie per i collegamenti. “Il ponte di Messina – aggiunge – può collegare l’isola al resto dell’Europa” e la Cisl è pronta a organizzare una manifestazione per dire sì. “Bisogna parlarne in modo serio – prosegue – non si può dire ‘prima facciamo l’altro’ e poi non si fa né l’altro né il ponte”.
Diverse le vertenze aperte: private e pubbliche. Si inizia da quelle che riguardano il pubblico con l’assetto della pubblica amministrazione e degli enti locali. “Abbiamo una difficoltà relativa ai conti della Regione che è legata al prelievo forzoso, figlio di un accordo del governo precedente che consente all’esecutivo un prelievo che va al di là di quello che dovrebbe essere. E questo crea un primo problema per i conti della Regione e le conseguenti possibilità di spesa”. Ma esiste anche la questione delle ex province e degli enti di area vasta “oggi in mezzo al guado”. “Penso che invece di chiamarli enti di area vasta bisognerebbe chiamarli province”, spiega Cappuccio, “questo identifica una parte del territorio e si chiamano così nella legislazione italiana”. “Il tema vero sono le competenze”, ha aggiunto, “e le risorse legate a questi enti. Altrimenti succede che i compiti che dovrebbero essere affidati agli enti rimangono nel limbo e nessuno se ne assume la responsabilità. Penso alla viabilità secondaria, le scuole di secondo grado e l’assistenza. Questioni che oggi non trovano una risposta o un sostegno e che stanno determinando uno sfascio all’interno del territorio”.
Quindi ci sono le vertenze “legate alla struttura industriale dell’Isola”. “I poli chimici di Augusta, Priolo e Gela e anche altri asset industriali come quello della Blutec e il rilancio di Termini – prosegue -. Tante promesse e tanti ragionamenti ma mai una vera presa di posizione rispetto a un rilancio del territorio”. “Si può fare di più sia da parte della Regione che da parte del governo nazionale”- dice a proposito della vicenda Blutec e del rilancio dello stabilimento di Termini Imerese. “C’è stata la visita del ministro Di Maio – aggiunge – al quale abbiamo presentato alcune proposte, come allungare il tempo di fruizione della cassa integrazione. Poi bisogna capire se esiste, o se esisteva, un piano industriale di questa azienda. Senza tutto questo non si comprende da quale parte iniziare a ragionare. Il
sindacato è disponibile al confronto, ma vorremmo che si facesse chiarezza”. E il prossimo tavolo di aprile al Mise: “vedremo se all’interno della discussione che si fara’ verra’ tenuto conto anche della questione di Termini Imerese. Presidieremo quell’incontro proprio per questo”, spiega Cappuccio.Quindi un appello al governo della Regione perchè si apra all’ascolto: “noi vorremmo essere ascoltati dal governo”, spiega Cappuccio, “stiamo cercando di affrontare i temi e non in modalità esclusivamente rivendicativa. Chiediamo al governo regionale che si apra una stagione di confronto con un patto di sviluppo e di confronto sul futuro dell’isola. Siamo pronti ad assumerci le nostre responsabilità”, spiega. “Su alcune questioni il governo ha anche fatto qualcosa ma riteniamo che tutto avvenga in modo disorganico, c’è dunque bisogno di un confronto vero”.

AGRICOLTURA, CENTINAIO “EXPORT CRESCIUTO”

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“A livello di export l’agricoltura è quella che negli anni è sempre cresciuta e il ‘sistema Italia’ non può non tenere in considerazione che abbiamo i nostri prodotti che in giro per il mondo sono considerati, apprezzati e comprati. Per questo è necessario essere sempre più presenti e fare sì che gli stranieri possano acquistare e gustare la nostra cucina”. Lo ha detto il ministro delle politiche Agricole alimentari, forestali e del turismo, Gian Marco Centinaio, a Catania, a margine del trentesimo congresso nazionale della Fic – Federazione italiana cuochi.

“Le eccellenze siciliane, che fanno indubbiamente parte di un contenitore più importante che è quello del ‘Made in Italy’, servono a promuovere l’enogastronomia del territorio e del nostro Paese – ha sottolineato il ministro -. Se voi pensate da Bolzano a Lampedusa quante eccellenze, quante Igp, quante Doc e quanti prodotti dell’agricoltura, della pesca e dell’allevamento ci sono che poi vengono trasformati da maestri della cucina”.

“Al sistema dell’export manca fare sistema – ha aggiunto Centinaio -. Noi stiamo andando in giro per il mondo a promuoverci in modo disorganizzato. Se ci promuoviamo come una squadra riusciamo a portare a casa maggiori risultati. Abbiamo prodotti di qualità, ma secondo me non siamo ancora in grado di fare squadra”.

SICILIA A PASSO DI GAMBERO

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In Sicilia la crisi, tra il 2008 e il 2014, ha bruciato 160 mila posti di lavoro. Come dire le intere città di Trapani, Enna e Caltanissetta messe insieme. E quest’esercito di espulsi dal mercato solo per un quarto è stato riassorbito nel quadriennio successivo. È uno dei dati di Zoom Sicilia, il report Cisl-Diste di analisi congiunturale, approfondimento e outlook, che esamina l’economia siciliana alla luce delle variabili macroeconomiche principali: Pil, occupazione, investimenti, consumi, export, con riferimento all’andamento provincia per provincia. 

Il primo numero – “La marcia del gambero” – e’ stato presentato oggi a Palermo. Come un gambero, infatti, si muove l’economia della Regione Siciliana. Un passo avanti e due indietro. Annaspa, stenta, registra qualche timido segno più ma resta però tutto sommato “intrappolata sul fondo del ciclo recessivo” esploso nel 2008. Così, se per un verso brilla per esplosione di start-up innovative, per un altro l’Isola e’ ancora in fondo alla classifica d’Italia per imprese in grado di saldare le fatture nei termini di legge. 

Sul primo fronte, dal 2004 all’anno scorso sono aumentate di 4,2 volte le attività imprenditoriali iscritte nella sezione speciale del Registro delle imprese, dedicata alle start-up innovative. Pari a tre volte, la media italiana. Nel solo 2018, la Sicilia ha dato alla luce oltre 500 imprese frutto di particolare talento e originalità: più di cento (+26%) rispetto all’anno prima. Il Centro-Nord nel 2018 ha registrato il +22,5%, la media Sud-Isole è stata del +23,7%. Insomma, una bella spinta. Ma sullo sfondo di una realtà che resta in deficit di ossigeno. Nella quale, appunto, “la quota di imprese in grado di saldare le fatture nei termini di legge resta tra le più basse d’Italia e per giunta in peggioramento”. A fine 2018, a onorare le scadenze come pattuito è stato in Sicilia solo il 17,5% delle aziende. Sono state il 22% quelle che hanno pagato “con grave ritardo”, cioè andando oltre i trenta giorni. E rispetto all’anno precedente la situazione s’è persino deteriorata con le imprese puntuali scese di 2,3 punti e quelle “cattivi pagatori”, aumentate di due punti. 

Il report Cisl-Diste di analisi congiunturale e outlook delle tendenze sociali e dell’economia e’ un rapporto semestrale che nasce dalla partnership tra l’associazione sindacale guidata in Sicilia da Sebastiano Cappuccio e Diste Consulting, l’istituto di studi territoriali presieduto da Alessandro La Monica e diretto da un comitato scientifico che ha al timone l’economista Pietro Busetta. Zoom Sicilia è frutto della consapevolezza che “decidere è vederci chiaro”, ha detto Cappuccio nel corso di un forum nella redazione dell’Agenzia di Stampa Italpress.

“Ci sono alcuni dati sconfortanti”, spiega ancora il numero uno della Cisl regionale, “come sul lavoro e dell’occupazione”. Altri danno segnali di stagnazione “come la crescita delle imprese, mentre altri dati sono positivi ma non sono strutturali e sono dei dati sui quali bisognerebbe riflettere e sui quali aprire una stagione di sviluppo come quelli del turismo o dell’agroalimentare legati ai prodotti biologici”. Sono nicchie, certo “ma esistono 8 mila imprese che fanno biologico, quindi si inizia a notare che c’è una possibilità di crescita”.

Tra i dati più allarmanti Cappuccio cita “il lavoro e la disoccupazione”. Nel rapporto si legge come stime preliminari di consuntivo 2018 prefigurino un calo dell’occupazione a 1 milione 363 mila unità, pari a una perdita netta di circa 4.000 posti di lavoro rispetto al 2017. In totale, dal 2015 al 2018, sono stati recuperati 41 mila occupati, sicché per ritornare ai livelli dell’anno ante crisi (il 2007) restano ancora da riattivare 118 mila opportunità lavorative. Non è andato meglio il tasso di disoccupazione, fermo al 21,5% e quindi assai lontano dal 12,9% del 2007.

Se insieme ai disoccupati “ufficiali” (370 mila circa) si tiene conto delle persone che vorrebbero lavorare ma non hanno fatto azioni di ricerca perché scoraggiate, o per altri motivi, il numero dei potenziali disoccupati cresce a 900/950 mila e il tasso cosiddetto di mancata partecipazione al mercato del lavoro sale al 40,7%. Quanto al prodotto interno lordo, si stima una crescita in termini reali dello 0,4% (0,3% nel 2016 e 0,5% nel 2017, secondo l’l’Istat) che porta il differenziale negativo sull’anno pre-crisi al 12,9%. Nel 2006 il prodotto per abitante era più basso del 33% della media nazionale, oggi rasentiamo il 40%. Con le dinamiche dell’ultimo quadriennio occorrerebbero come minimo altri vent’anni per tornare al punto di partenza.

Per bloccare questa emorragia la Cisl propone di “utilizzare tutti i fondi disponibili, che non possono essere solo quelli europei. Bisogna aprire anche una discussione sui fondi di spesa corrente – afferma il sindacato -. Quindi è chiaro che la maggior parte degli investimenti vanno indirizzati verso tutti quegli elementi e le ‘autostrade dello sviluppo’ legate a ogni singola questione: infrastrutture, azioni di formazione e ricerca; e per rafforzare l’assetto industriale della Regione, che adesso è poverissimo. Includendo nell’aspetto industriale anche settori come il turismo o l’agricoltura. Noi siamo disponibili ad aprire negoziati di flessibilità in questa ottica. Ma senza un progetto è difficile”, sottolinea il sindacato.

 

 

“TERNA INCONTRA” I CITTADINI A CATANIA

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‘Terna Incontra’ è l’iniziativa promossa a Catania dalla società concessionaria dello Stato e proprietaria della rete di trasmissione nazionale dell’elettricità in alta e altissima tensione. Una due-giorni di incontri con cittadini, aziende e rappresentanti delle pubbliche amministrazioni interessate per presentare ed informare sull’avvio dei cantieri per la realizzazione del nuovo elettrodotto ‘Paternò-Pantano-Priolo’, una linea elettrica a 380 kV, estesa per 63 chilometri.

Oggi e domani i tecnici di ‘Terna’ saranno a disposizione per dare tutte le informazioni sulle caratteristiche dell’opera, sui tempi e sulle attività di occupazione delle aree interessate. Incontri che rientrano nella strategia di ‘Terna’ per l’ascolto e il confronto con la popolazione interessata per assicurare una condivisione più ampia possibile dell’opera.

“A parte il lungo percorso concertativo e autorizzativo portato avanti con le istituzioni – ha sottolineato Pietro Vicentini, responsabile autorizzazione e concertazione Centro-Sud di ‘Terna’ – siamo arrivati al momento in cui possiamo avviare i cantieri. Per questo è importante fare sapere quanto questo progetto è importante per i cittadini, per la loro vita e per quella delle aziende. Un momento di confronto sulla natura dell’opera che verrà realizzata, dialogo che durerà fino al completamento dell’elettrodotto“.

L’opera, è stato spiegato nel corso dell’iniziativa, servirà le province di Catania e Siracusa attraversando i comuni di Paternò, Belpasso, Motta Sant’Anastasia, Catania, Carlentini, Melilli, Augusta e Priolo. L’elettrodotto – immaginato per superare le possibili limitazioni di generazione degli impianti in Sicilia Orientale dovuti alla connessione delle centrali esistenti e al forte sviluppo degli impianti da fonte rinnovabile presenti e in costruzione – contribuirà a potenziare e razionalizzare la rete elettrica, a migliorarne l’affidabilità e la sicurezza, con particolare riferimento alle aree ad elevato carico di Catania e Siracusa e ad adeguare la rete di trasmissione alla capacità produttiva dell’area di Priolo Gargallo, eliminando gli attuali vincoli di esercizio e riducendo i costi dell’energia.

Tra i benefici dell’opera, è stato sottolineato, c’è la dismissione di circa 155 chilometri di vecchie linee aeree. Saranno 300, infatti, gli ettari di terreno liberati dal vincolo di servitù da elettrodotto e circa 400 i tralicci smantellati in 10 Comuni (gli 8 interessati dalle nuove opere, a cui si sommano Misterbianco e Lentini). I primi 18 chilometri dell’elettrodotto collegheranno l’esistente stazione elettrica di Paternò a quella nuova di Pantano e proseguirà per 45 chilometri fino a quella di Priolo Gargallo.

I lavori di realizzazione del nuovo collegamento partiranno a fine anno (per concludersi entro il 2023) e si articoleranno in tre momenti: la realizzazione della stazione di Pantano, il primo tratto di elettrodotto da Paternò a Pantano e, infine, la tratta da Pantano a Priolo. Tutte le lavorazioni saranno presidiate da figure incaricate della gestione efficace del cantiere dal punto di vista tecnico, delle autorizzazioni, della sicurezza e ambientale.

Per circa il 50% del tracciato ‘Terna’ adotterà i sostegni monostelo, a basso impatto ambientale, con un ingombro al suolo notevolmente inferiore rispetto al traliccio tradizionale. Secondo un’attenta pianificazione condivisa con le autorità competenti (tra cui Regione Siciliana e Arpa Sicilia) sono in corso campagne di monitoraggio che proseguiranno anche durante la fase di cantiere e a seguito della realizzazione dell’opera, che riguarderanno monitoraggi del paesaggio, del suolo, dell’avifauna, dell’atmosfera, del rumore. I risultati degli studi saranno resi disponibili a chiunque li volesse consultare.

In Sicilia ‘Terna’, è stato ricordato, ha avviato un piano di investimenti da 614 milioni di euro per il quinquennio 2019-2023, per rendere moderna ed efficiente la rete di trasmissione sull’Isola.

 

BOCCIA “GIOVANI DEL SUD CHIEDONO LAVORO”

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“Sono pochi i giovani del Sud che hanno chiesto il reddito di cittadinanza il che significa che ci chiedono lavoro e occupazione e non reddito di cittadinanza”. Lo ha detto il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, al termine di un incontro a Palermo con gli imprenditori.

“Dobbiamo ripartire dalla centralità del lavoro e da un grande piano di inclusione giovanile nel mondo del lavoro, avendo una visione del Paese che non può più essere periferia di Europa ma centrale tra Europa e Mediterraneo. In questo il Sud assumerebbe una sua centralità. Questo significa avere una visione molto chiara del futuro dell’Europa, e dibattere sui fini e non sulle chiacchiere delle alleanze”, ha aggiunto Boccia.

 

MAFIA, AL 41 BIS 746 DETENUTI

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Attualmente, negli istituti di pena italiani ci sono al 41 bis 263 detenuti affiliati alla Camorra, 231 detenuti appartenenti a Cosa Nostra, 202 alla ‘ndrangheta, 21 alla Sacra Corona Unita, 29 alle altre mafie. 

“Alla fine delle nostre indagini e dei nostri processi, è l’esecuzione della pena quella che conta, che ristabilisce il diritto violato, è altrettanto importante quanto lo svolgimento delle indagini e dello svolgimento dei processi, per questo è importante il lavoro della polizia penitenziaria. Noi della procura di Palermo siamo stati tra i principali ‘datori di lavoro’ del Gruppo Operativo Mobile della Polizia Penitenziaria, fin dalle prime applicazioni del regime del 41 bis, che ha visto un folto gruppo di detenuti siciliani”, ha detto il procuratore della Repubblica di Palermo, Francesco Lo Voi, intervenendo a Roma a un incontro organizzato in occasione del ventennale della fondazione del Gruppo Operativo Mobile. 

“Il 41 bis non è una pena aggiuntiva, si tratta di interrompere o ridurre i contatti tra chi sta dentro e chi sta fuori” ha aggiunto Lo Voi, “togliere un soggetto a queste organizzazioni criminali significa togliere loro una fetta di potere”. 

Il procuratore della procura di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri ha sottolineato quanto “il 41 bis sia uno strumento indispensabile per la lotta alla criminalità organizzata, è uno strumento necessario per interrompere i legami tra detenuti e organizzazioni criminali. La criminalità organizzata teme questo strumento. Il Gom ha dato prova negli anni di grandissima professionalità e sacrificio, di avere capacità di saper leggere quello che avviene nei reparti, ci sono i detenuti al 41 bis, dal 41 bis non ci si puo’ allontanare, c’è la necessità di far fronte a una criminalità sempre più feroce e pervasiva”. 

Al termine dell’incontro è stato presentato il primo “pizzino”, un reperto storico-giudiziario risalente al 1901: si tratta di un fazzoletto di cotone dove si legge la “Canzone di Amelia la disgraziata”, una lettera di un detenuto della criminalità barese.