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OMAGGIO DI PALERMO A OZPETEK

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Il rettore dell’Università degli Studi di Palermo, Fabrizio Micari, ha conferito la Laurea Honoris Causa in “Scienze dello Spettacolo” a Ferzan Ozpetek, regista, sceneggiatore e scrittore, per “la sua capacità di raccontare, ora anche per mezzo della scrittura, l’uomo e le sue infinite debolezze e di farlo con altrettante infinite sfumature che vanno dai toni comici e quelli tragici, dal racconto storico all’affresco contemporaneo, dal racconto singolare a quello corale”.

Agli indirizzi di saluto del rettore Micari, del presidente della Scuola delle Scienze umane e del Patrimonio culturale, Girolamo Cusimano, e del direttore del Dipartimento di Scienze umanistiche, Francesca Piazza, sono seguite la lettura della motivazione della Coordinatrice del Corso di Laurea magistrale in Musicologia e Scienze dello Spettacolo, Anna Tedesco, e la laudatio della docente di Storia del Cinema, Alessia Cervini. Ferzan Ozpetek ha tenuto la lectio magistralis “Non si sa mai un domani…”.

Il sindaco Leoluca Orlando ha poi conferito a Ozpetek la cittadinanza onoraria della Città di Palermo.

STRAGE CAPACI, APPELLO MARIA FALCONE

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“Cari concittadini palermitani, il 23 maggio sarà il ventisettesimo anniversario della strage di Capaci. Sappiamo tutti cosa ha significato quel giorno tremendo. Ma credo che oggi, a 27 anni da quella data, dobbiamo dimostrare come Palermo è cambiata, come voi siete partecipi e quanta attenzione avete posto al tema della mafia e della lotta alla mafia”. E’ l’appello lanciato su Facebook da Maria Falcone, sorella di Giovanni, il magistrato ucciso nella strage di Capaci il 23 maggio 1992 insieme alla moglie Francesca Morvillo e agli agenti di scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro.

“Mi auguro che quel giorno – aggiunge – siate tutti presenti nei cortei, nelle piazze dove i ragazzi si riuniranno, e che dimostriate la vostra attenzione e l’amore per Giovvanni, Paolo, Francesca e per i ragazzi delle scorte stendendo nei vostri balconi i lenzuoli e le tovaglie, tutto quello che di bianco significa la voglia di cambiare”.

41 ANNI FA LA MAFIA UCCIDEVA PEPPINO IMPASTATO

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Ricorre oggi il 41esimo anniversario della morte del giornalista e attivista Peppino Impastato. Numerose le iniziative organizzate a Cinisi, nel palermitano, sua città natale.

Impastato aveva 30 anni, quando venne ucciso il 9 maggio del 1978. Era noto, e non solo a Cinisi, per i suoi attacchi e le sue denunce contro Cosa nostra. Peppino aveva interrotto ogni rapporto con il padre, mafioso anche lui. Un anno prima della sua uccisione aveva dato vita a Radio Aut, dai cui microfoni denunciava gli affari di Tano Badalamenti, che aveva soprannominato “Tano Seduto”. La sua era una voce scomoda che bisognava silenziare a tutti i costi in una Sicilia in cui il dominio della criminalita’ organizzata era assoluto.

Il suo cadavere fu trovato sui binari della ferrovia. Accanto c’era del tritolo. Cosa nostra voleva che la sua morte passasse per un fallito attentato terroristico. E in un primo momento si penso’ che fosse avvenuto proprio questo, salvo poi scoprire, grazie all’impegno del fratello Giovanni e della madre Felicia Bartolotta, che in realta’ si tratto’ di un delitto mafioso.

E per ricordarlo diverse sono le iniziative organizzate lungo tutta la penisola. Il momento centrale il corteo antimafia e antifascista che dalla storica sede di Radio Aut, a Terrasini, prosegue fino a Cinisi, concludendosi alla Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, divenuta presidio di legalità e luogo d’incontro di moltissime realtà di impegno sociale operanti dentro e fuori l’Italia.

NAVE MARE JONIO A LAMPEDUSA, SEQUESTRATA

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Sbarcati a Lampedusa i trenta migranti soccorsi e tratti in salvo dalla nave Mare Jonio, giunta stamane nel porto dell’isola. Tra i profughi anche due donne incinte, una bimba di 1 anno e quattro minori non accompagnati.

La nave è arrivata al porto scortata da una motovedetta della Guardia di finanza che, secondo fonti del Viminale, procederà al “sequestro di iniziativa” della Mare Jonio per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Ed è approdata nel porto di Augusta, nel siracusano, la nave Stromboli della Marina Militare con a bordo 36 migranti soccorsi e tratti in salvo al largo della Libia dalla nave Cigala Fulgosi e poi trasferiti sulla Stromboli.

LE STORIE DEI FIGLI DEI BOSS NEL LIBRO DI CIRRINCIONE

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Vincenzo Pirozzi è un attore, uno sceneggiatore e uno dei registi di “Un posto al sole”. Ma è anche il figlio di Giulio Pirozzi, boss della Camorra. “Fino a qualche anno fa – racconta – io non interessavo come Vincenzo Pirozzi giovane attore e giovane regista. Interessavo più come Vincenzo Pirozzi che ha scelto di fare il regista e l’attore, però è figlio di una persona che è in carcere con un ergastolo sulle spalle e che da venti anni vive al 41 bis. Per tanto tempo si è parlato di me solo come del ‘figlio di Giulio’ e i giornalisti mi chiamavano solo per parlare di questo anziché di me e del mio percorso professionale”. Questa una delle testimonianze di “Figli dei boss”, libro del giornalista Dario Cirrincione che racconta uno spaccato dell’Italia poco conosciuto: i figli dei capiclan, di tutti i clan. Il volume, con la prefazione di Calogero Gaetano Paci (procuratore aggiunto di Reggio Calabria) e la postfazione di Alessandra Dino (sociologa all’Università di Palermo) è stato presentato stamani presso il Liceo Classico “Vittorio Emanuele II” di Palermo per iniziativa del Centro studi Pio La Torre (cui saranno devoluti in beneficienza i diritti d’autore del libro), delle Librerie Paoline e dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia.

Nel volume tante storie: da quella inedita di Vita Maria Atria, nipote della testimone di giustizia Rita Atria e figlia del mafioso Nicola Atria e dell’onorevole Cinquestelle Piera Aiello, prima donna testimone d’Italia, a quella di Tommy Parisi, cantante e figlio del boss pugliese Savino Parisi; da quella di Francesco Tiberio La Torre (arrestato dopo il rilascio dell’intervista), figlio di Augusto La Torre, capo dell’omonimo clan camorristico di Mondragone ai “figli dei boss tra i boss”, quelli dei Riina e dei Provenzano, che hanno scelto di continuare per la strada criminale intrapresa dai genitori.

“Molti dei ragazzi protagonisti di questo libro – spiega Cirrincione – non sono solo ‘figli di’ ma hanno un nome e cognome, una identità. Le loro storie sono quelle di ragazzi che amano la propria vita e che invece sono considerati dei fantasmi. Per molti, essi non esistono, non vivono una vita loro, non sognano; e per i pregiudizi della gente hanno festeggiato i compleanni da soli o non possono vivere storie d’amore”.

“Da Carmela Iuculano che nel 2010, per amore dei figli, trovò il coraggio di ribellarsi al marito e al clan mafioso dei Rizzo diventando una pentita ai più recenti esempi di Piccirillo a Napoli che rinnega il padre camorrista sono sempre più frequenti gli esempi di ribellione interna alla mafia. Il passaggio generazionale che è necessario avvenga nella lotta antimafia auspichiamo avvenga anche nella mafia”, dice Vito Lo Monaco, presidente del Centro Studi Pio La Torre. “Oggi la struttura della mafia è cambiata, dalla mafia delle stragi è diventata mafia affaristica. Con essa è mutata anche la percezione che è cresciuta non solo tra i giovani studenti ma anche all’interno della mafia stessa, come dimostra il recente caso della famiglia di Pioppo che ha denunciato il conduttore Giletti che li aveva accusati di essere mafiosi. Un tempo sarebbe stato ritenuto un ‘onore’, adesso, per fortuna, è un’infamia da denunciare”.

“I figli di esponenti delle organizzazioni criminali che vogliono distaccarsi dal mondo mafioso che li circonda – spiega Alessandra Dino – vivono una posizione scomoda, la sensazione di non trovare mai un riconoscimento sociale. A questi ragazzi si richiede di rinnegare la propria appartenenza per essere accettati. Ma non si può fare a meno della propria famiglia per vivere una vita normale. Vi è una terza strada – continua la Dino – che non esclude, ma non collude, con il mondo mafioso, ed è la possibilità di distaccarsi da quel mondo pur mantenendo un legame affettivo con la famiglia. Questo senso di sofferenza e contraddizione non appartiene solo ai ‘cattivi'”.

“È attuale – racconta Giulio Francese, presidente dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia – la vicenda di Napoli con Antonio Piccirillo che prende le distanze dal padre raccontando la vita infernale dei figli di camorra che si devono scontrare con la realtà di essere figlio di un boss ma rifiutando quel mondo. Piccirillo propone a chi vive la sua stessa situazione una strada alternativa: lui fa un lavoro onesto e ha affetto, ma non stima, del padre e chiede anche agli altri di distaccarsi”.

 

PALERMO, LA PROCURA DELLA FIGC CHIEDE LA RETROCESSIONE IN C

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Retrocessione all’ultimo posto dell’attuale campionato di Serie B. Questa la richiesta avanzata dalla procura della Federcalcio contro il Palermo, nell’ambito del procedimento per le presunte irregolarità gestionali tra il 2014 e il 2017.
La società rosanero è chiamata a rispondere per responsabilità diretta e oggettiva per il comportamento dei propri rappresentanti, in particolare dell’ex presidente Maurizio Zamparini. Durante il dibattimento di fronte al Tribunale federale nazionale della Figc, presieduto da Cesare Mastrocola, gli avvocati della società rosanero hanno insistito in modo particolare sulle eccezioni di inammissibilità. Al procedimento è stato ammesso il Benevento come parte terza interessata. La sentenza è attesa nelle prossime ore ma potrebbe slittare all’inizio della prossima settimana.
Cinque anni di inibizione e preclusione da ogni incarico federale, invece, la richiesta avanzata dalla procura Figc per l’ex presidente del club, Maurizio Zamparini. Stessa richiesta sanzionatoria per Anastasio Morosi, mentre per Giovanni Giammarva sono stati chiesti due anni di inibizione.

MONTANTE CONDANNATO A 14 ANNI

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L’ex presidente di Sicindustria, Antonello Montante, è stato condannato a 14 anni nel processo di primo grado che lo vedeva imputato a Caltanissetta, tra l’altro, di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione. 

“Una condanna perfettamente in linea con l’aria che si respirava – sono le prime parole dell’avvocato Giuseppe Panepinto -. Una pena pesante, leggeremo le motivazioni che hanno portato il Tribunale ad aggravare la richieste di condanna a 10 anni e 6 mesi che era stata formulata dal procuratore”. 

Condannato a sei anni e quattro mesi l’ex capo della security di Confindustria Diego Di Simone; quattro anni per Marco De Angelis, funzionario della questura di Palermo; tre anni a Gianfranco Ardizzone, ex comandante provinciale della Guardia di finanza di Caltanissetta.

 

FIERA DEL CAVALLO, MUSUMECI SUL TRENO A VAPORE

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Ha scelto una locomotiva a vapore del 1910 per arrivare nella Tenuta di Ambelia, alla seconda giornata della Fiera mediterranea del cavallo, il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci. Lo storico treno, con carrozze degli anni Trenta, e’ partito, strapieno di passeggeri, dalla stazione
centrale di Catania alle ore 9.39, con a bordo, oltre al governatore il direttore generale della Fondazione Ferrovie dello Stato, Luigi Cantamessa e l’assessore regionale al Turismo Sandro
Pappalardo.

Stazione di arrivo, dopo circa un’ora di viaggio, Scordia, a pochi minuti dalla storica Tenuta nella quale fino a domenica si tiene la Rassegna equestre piu’ importante del Meridione.

“Ho provato l’emozione – sottolinea il presidente Musumeci  – di chi il treno a vapore non l’ha mai conosciuto se non per averlo visto nei film western o nei film ambientati a fine ‘800 o inizio
‘900. Oggi sono tornato su un treno che il governo della Regione Siciliana ha fortemente voluto proprio perche’ vogliamo recuperare una promozione del territorio siciliano. Per farlo abbiamo colto
l’occasione della Fiera mediterranea del cavallo. Abbiamo messo a disposizione 1.200 posti in tre giorni, ma appena abbiamo aperto le prenotazioni, dopo un paio d’ore i posti erano tutti esaurti.
C’e’ tanta voglia di tornare ai valori di un passato genuino, generoso non malizioso, non contaminato da un eccesso di modernismo. Ed  e’ per questo che con la Fondazione Fs e il
direttore Luigi Cantamessa  stiamo mettendo a punto un progetto che ci consentira’ dal prossimo anno di tenere in Sicilia una locomotiva a vapore per organizzare itinerari per raggiungere
decine di localita’ interessanti della Sicilia.  E’ un modo nuovo di fare turismo e credo che la Sicilia si presti a poter fare da gradevole palcoscenico a questo strumento di promozione”.