“Tonali è un 2000, molto giovane, e ha coronato il suo sogno. In un calcio sempre meno votato al sentimentalismo è una bella storia”. Paolo Maldini, direttore tecnico del Milan, torna così sull’acquisto di Sandro Tonali. Nel giorno della presentazione del nuovo centrocampista rossonero, l’ex difensore della Nazionale ha parlato di come è nata la trattativa per portarlo dal Brescia al Milan. “Una cosa impensabile un mese fa – dice il dirigente rossonero – Siamo arrivati a questo punto grazie alla determinazione del ragazzo e dei suoi agenti. Il presidente Cellino è stato un uomo di valore e di parola. Potevamo fare qualcosa di grande e abbiamo colto l’occasione. Io parlai con Tonali due mesi fa e gli dissi che difficilmente saremmo riusciti a prenderlo. Aveva l’opportunità di andare in un grande club. Poi siamo arrivati in un punto in cui le cose si sono allineate”. Sulla prossima stagione ormai alle porte, il Milan inizierà prima di tutti con il secondo turno preliminare di Europa League questo giovedì contro gli irlandesi dello Shamrock Rovers: “Siamo pronti, spero di sì. La gara con lo Shamrock ci fa paura. Abbiamo qualche problemino davanti, la stagione non è partita, si gioca fuori casa in gara secca. Siamo giustamente preoccupati”. Una battuta anche sul suo ex collega, e compagno di squadra, Zvonimir Boban, non più nel club rossonero da marzo: “L’assenza di Boban mi rattrista, senza di lui il Milan è senz’altro meno forte, ma andiamo avanti”. Chiusura sul mercato: “Chiesa? E’ uno dei migliori giovani italiani. Ma con la Fiorentina non è mai esistita una trattativa per portarlo al Milan. L’idea è quella di migliorare la squadra sempre. Le nostre priorità sono state coperte. Abbiamo qualche problema con i centrali di difesa, se ci saranno opportunità cercheremo di coglierle”.
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Maldini “Tonali impensabile un mese fa, Chiesa mai trattato”
Marco Di Paola confermato presidente Fise col 95,74%
Secondo mandato per Marco Di Paola alla guida della Federazione italiana sport equestri. Nell’Assemblea nazionale ordinaria elettiva, riunita presso la Fiera di Roma, il presidente uscente ha ricevuto 4.717 preferenze, pari al 95,74% dei voti validi, mentre lo sfidante Andrea Pantano si è fermato al 2,39% (118 voti), con 92 schede bianche. “Vi ringrazio per la fiducia che mi avete accordato – ha dichiarato Di Paola dopo l’elezione per il quadriennio 2021/2024 – Spero, anzi sono convinto di non deludervi. Abbiamo altri quattro anni di cammino per arrivare a realizzare una federazione a dimensione del tesserato, dell’utente, accessibile e soprattutto che non sia un peso, ma un vantaggio”.
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Malagò “Il calcio deve ridimensionarsi, ok ai fondi in Lega”
“A Mugello c’era un pubblico accettabile, così come a Misano e come ci sarà a Imola per i Mondiali di ciclismo. Per gli stadi invece non si è trovata una soluzione tra le istanze legittime e doverose da parte del mondo del calcio e le istituzioni: il nodo ruota attorno alle indicazioni del Cts”. Lo ha detto il presidente del Coni, Giovanni Malago’, a “Radio Anch’io Sport” su Rai RadioUno, in merito agli stadi di calcio ancora chiusi al pubblico. “Nel giro di qualche settimana si pensa di poter ottenere qualcosa, ma è difficile fare marketing e sinergia commerciale – spiega il numero uno dello sport italiano – I ricavi dei diritti tv non si possono cancellare, e questo aggiunge un problema a un problema”. In passato Malagò ha già detto che, con gli impianti chiusi, si rischia di far ‘saltare il banco’: “L’eventuale danno economico dei club di vertice per questa vicenda del Covid è stato stimato in 4 miliardi di euro. A cascata, però, si finisce all’associazionismo sportivo, che è la colonna vertebrale del nostro mondo. Se non c’è il mecenate di turno o viene meno la filiera sportiva, il ‘salta il banco’ vale per le società più grandi e piccole”. Per questo, Malagò è certo che “nel breve termine ci sarà un ridimensionamento anche nel valore di qualche cartellino e ingaggio. Lo ritengo indispensabile, siamo figli delle dinamiche dei flussi finanziari che ci sono”. Una battuta anche sui fondi nella Lega di Serie A: “Tutto quello che serve per migliorare lo stato delle cose è sempre positivo, discorso da trasportare anche per le proprietà straniere all’interno dei club italiani. E’ una partita che bisogna vedere come va a finire, come si dice oggi: vediamo i ‘decreti attuativi’ di questa materia”. Sottolineato come il razzismo nello sport riguardi una sparuta minoranza, Malagò chiude ringraziando il ministro per le politiche giovanili e lo sport, Vincenzo Spadafora, per il suo impegno costante a favore di tutto il settore, compresa la cosiddetta ‘base’: “Bisogna continuare a lavorare sugli sgravi fiscali: questo settore, che vale il 3% del nostro Pil, merita una considerazione diversa e non occasionale”.
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Thiem trionfa agli Us Open, Zverev domato al quinto
Una rimonta da autentico fuoriclasse. “La mia carriera è come questa finale: tanti alti e bassi, ma sono felice di come sia andata”. Dominic Thiem fotografa su Twitter il senso della sfida che l’ha reso il 150mo campione Slam, il 55mo allo Us Open, il secondo austriaco dopo Thomas Muster. In una finale-maratona durata oltre quattro ore, il 27enne, testa di serie numero 2 e terzo nel ranking Atp, ha sconfitto il tedesco Alexander Zverev, in lacrime durante la premiazione, con il punteggio di 2-6 4-6 6-4 6-3 7-6(6), ottenendo l’ottavo successo in dieci confronti diretti con l’amico-rivale. Dopo i primi due set troppo dimessi per essere veri, in Thiem è scattato l’orgoglio. “E’ stato difficile continuare a crederci” ha detto l’austriaco, che ha ingranato la marcia e trionfato al quinto, ‘vendicando’ così la finale persa agli Australian Open contro il numero 1 del mondo Novak Djokovic. Come Andre Agassi e Goran Ivanisevic, Thiem ha perso le prime tre finali Slam giocate e vinto la quarta dopo essere stato sotto di due set e di un break nel terzo. Zverev sapeva di dover contare su servizio e dritto per avere una chance, e per due set abbondanti ha applicato alla perfezione il piano. Piazza 16 vincenti nel solo primo set e altri otto nel secondo: Thiem ne registra meno della metà a quel punto del match. L’austriaco, in svantaggio nel punteggio per sette game consecutivi di servizio, cerca poco la palla con i piedi, è pesante, appare provato e in cerca d’aria mentre Zverev, sguardo fiero e braccio deciso, piazza un ace dopo l’altro. Sotto 5-1, il primo erede dei Fab Three comincia a spostare gli equilibri. Zverev manca quattro set point, subisce il primo break quando serve per la prima volta per allungare due set a zero, alla fine chiude 6-4. L’ultimo game è segnato da una battaglia di 15 colpi. Ma non è negli scambi lunghi, come notava l’analista Craig O’Shannessy nel suo blog, che i due hanno fatto la differenza nel corso del torneo, Zverev allunga 2-1 nel terzo, ma la finale prende un’altra strada dopo l’immediato controbreak. “Da quel momento, ho iniziato a crederci sempre di più – ha commentato Thiem – Ma crederci non basta, perché sono sicuro che anche lui ci credeva al 100%”. Sul 4-4, per pochi centimetri evita di concedere una palla break, sul 5-4 in risposta piazza quattro punti di fila aiutato anche da un doppio fallo del tedesco. La percentuale di prime in campo di Thiem passa dal 37% del primo set al 74% del secondo. Zverev scende dall’88% di punti vinti con la prima al servizio nel primo parziale al 64 del terzo. E nel quarto, con un altro doppio fallo in un momento chiave, consegna al rivale una palla break che, trasformata, lo porta a servire per il set. Al quinto, i due “bandoleri stanchi” danno vita al miglior spettacolo della finale. Quasi non stanno in piedi tra un punto e l’altro, eppure disegnano vincenti inattesi. La finale si trasforma in uno show elettrico, a cui purtroppo mancano una cornice e un sottofondo. Il silenzio dell’Arthur Ashe fa risaltare l’essenza di una partita bizzarra e per questo attraente, affascinante perché improbabile, in cui tutto può succedere e tanto in effetti succede. Entrambi servono per il match, ma invano. In quei momenti, il servizio li abbandona e l’avversario in risposta tira fuori tutto quello che ha, anche risorse che non sospettava di possedere ancora. Finché tutto si traduce in un tie-break thrilling, deciso con il margine minimo possibile, due punti. Sembra finita quando Zverev offre due match point di fila con due doppi falli (6-4), ma li salva entrambi. L’ultimo errore di rovescio lo precipita desolatamente in una realtà di rimpianto mista alla fierezza per esserci arrivato in una finale Slam, da unico giocatore con oltre 100 ace nel torneo, per aver comunque accorciato la strada necessaria a uscire dalla prigionia del sogno. L’ultimo errore di rovescio di Zverev fa calare il sipario sull’edizione 2020 dello US Open. Thiem si stende sull’Arthur Ashe ad abbracciare il vuoto, dopo aver vinto 163 punti, quattro in più dell’amico-rivale. “E’ stato un grande sollievo, nel match ho sentito una forte pressione, ho vissuto emozioni intense. Fisicamente è stata durissima. Le ultime quattro settimane non sono state facili, né fisicamente né mentalmente”, ha chiosato il primo campione Slam nato negli anni Novanta. Erano sei anni, dal trionfo di Marin Cilic allo US Open del 2014, che non si vedeva un nome nuovo nella lista dei vincitori dei major. Zverev, triste anche per l’assenza dei genitori entrambi positivi al Covid-19 prima del torneo, scoppia in lacrime durante il discorso alla premiazione. Lacrime di rabbia, di tensione da sfogare. Ma è in questi momenti che si misurano le ambizioni. E Zverev ne ha ancora tante.
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Hamilton trionfa al Mugello, le due Ferrari a punti
SCARPERIA (FIRENZE) (ITALPRESS) – Lewis Hamilton vince il pazzo Gran Premio della Toscana, conquistando la novantesima vittoria in carriera. Dopo due bandiere rosse e ben tre partenze dalla griglia è il leader del Mondiale a estendere il proprio vantaggio in classifica prendendosi la vittoria dell’inedita gara del Mugello davanti al compagno di squadra Valtteri Bottas e alla Red Bull di Alexander Albon (primo podio in carriera per il thailandese). Quarto posto per Daniel Ricciardo seguito da Sergio Perez, Lando Norris e Daniil Kvyat fino ad arrivare all’ottavo posto della Ferrari di Charles Leclerc. Scala nono Kimi Raikkonen, penalizzato di 5 secondi, mentre Sebastian Vettel chiude al decimo posto tornando in zona punti.
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Morbidelli vince a Misano davanti a Bagnaia, Rossi 4°
Franco Morbidelli domina e vince il Gran Premio di San Marino, sesta prova stagionale del Mondiale MotoGp. Sul circuito di Misano Adriatico, il 25enne pilota romano della Petronas Yamaha SRT centra il suo primo successo in carriera nella classe regina precedendo Pecco Bagnaia e Joan Mir mentre Valentino Rossi, a lungo alle spalle di Morbidelli, deve alla fine accontentarsi della quarta piazza. Settimo Andrea Dovizioso, che balza in testa alla classifica iridata a spese di Fabio Quartararo: gara da dimenticare per il francese, per due volte sulla ghiaia e a secco di punti.
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Prima amichevole per la nuova Juve di Pirlo: 5-0 al Novara
TORINO (ITALPRESS) – Il primo gol stagionale della nuova Juventus di Pirlo lo firma Cristiano Ronaldo, poi Ramsey, Pjaca e una doppietta di Portanova completano il 5-0 sul Novara nell’amichevole disputata alla Continassa, a una settimana dall’esordio in campionato. Il nuovo tecnico bianconero presenta per il suo debutto una Juve schierata con un 3-5-2: Danilo affianca Bonucci e Chiellini in difesa, Cuadrado e Alex Sandro sulle corsie e Rabiot regista con McKennie e Ramsey a sostegno mentre davanti il tandem è Ronaldo-Kulusevski. Inizio in sordina per i bianconeri, a volte scoperti in difesa e con qualche errore di troppo in fase di impostazione. Dopo un tentativo centrale di McKennie e un diagonale di Cuadrado sventato da Lanni, la Juve passa al 20′: splendida combinazione fra CR7 e Kulusevski e destro vincente del portoghese. Nella ripresa dentro i vari Buffon, Demiral, Pellegrini, Bentancur, Arthur, Douglas Costa e Pjaca. Il raddoppio (56′) arriva dalla ‘scucchiaiatà di Douglas Costa dalla destra che premia l’inserimento di Ramsey. Il tris arriva dieci minuti dopo a firma di Pjaca, che ribatte in rete dopo che il suo primo tentativo era stato respinto dal portiere ospite. Nel finale c’è spazio anche per la doppietta del giovane Manolo Portanova per il definitivo 5-0.
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La 15^ tappa del Tour a Pogacar, Roglic sempre più leader
Slovenia sempre più padrona del Tour de France 2020. Tadej Pogacar vince la 15esima tappa – 174,5 chilometri con partenza da Lione e arrivo sul Grand Colombier – davanti al connazionale Primoz Roglic, sempre più leader della classifica generale.
Una delle frazioni più dure dell’edizione numero 107 della corsa transalpina – con ben due GPM di prima categoria – finisce così nelle mani dello sloveno della UAE Team Emirates, con Richie Porte a chiudere il podio di giornata. Nairo Quintana (Team Arkea-Samsic) e Egan Bernal (Ineos) non tengono il ritmo del gruppo della maglia gialla staccandosi a circa 15 chilometri dal termine. Bernal, campione in carica, arriva al traguardo con 7’20” da Pogacar e dice virtualmente addio alle speranze di bis. Anche Quintana crolla nel finale, chiudendo diciottesimo a 3’50” dalla testa. A questo punto solo Pogacar, in ritardo di 40 secondi nella generale, sembra poter ostacolare Roglic. Domani ci sarà il secondo e ultimo giorno di riposo. Si ritorna a combattere martedì 15 settembre con la sedicesima tappa di 164 chilometri da La Tour-du-Pin a Villard-de-Lans: una frazione che potrebbe favorire le fughe prima della lunga salita nel finale alla vetta del Montèe de Saint-Nizier-du-Moucherotte. Il Tour de France si appresta a entrare nella settimana decisiva.
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