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Mourinho “Milano era casa, andai via per ambizione”

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“Il meglio in carriera l’ho dato dove ero a casa, dove sentivo le emozioni del mio gruppo, dove sono stato al duecento per cento con il mio cuore: più una persona che un allenatore. Mi è capitato di pensare prima a me che agli altri: all’Inter, mai. Questo succede in una famiglia: quando diventi padre, capisci che c’è qualcuno più importante di te, e passi al secondo posto”. Il ‘Triplete’ dell’Inter fu un successo di famiglia per José Mourinho, che in un’intervista a ‘La Gazzetta dello Sport’ ritrova sensazioni e aneddoti di quell splendida cavalcata di dieci anni fa, culminata con i nerazzurri sul tetto d’Europa. “Perché non tornai a Milano con la squadra? Perché se fossi tornato, con la squadra intorno e i tifosi che avrebbero cantato ‘José resta con noi’, forse non sarei più andato via – svela il 57enne portoghese, attuale allenatore del Tottenham con un passato sulle panchine di Porto, Chelsea, Real Madrid e Manchester United – Io non avevo già firmato con il Real prima della finale: chi ha detto che qualcuno del Real venne nel nostro hotel prima della finale disse una cazzata. Prima della finale successe solo che scoprii lo scatolone con le maglie celebrative e scappai per non vederle”. “Io volevo andare al Real: mi voleva già l’anno prima, andai a casa di Moratti a dirglielo e lui mi fermò. Al Real avevo già detto no quando ero al Chelsea, al Real non puoi dire no tre volte. Oggi forse potrei stare 4-5-6 anni nello stesso club, ma allora volevo essere il primo, e sono ancora l’unico, fra gli allenatori, ad aver vinto il titolo nazionale in Inghilterra, Italia e Spagna”. Lo Special One aveva deciso di andare via da Milano “dopo la seconda semifinale con il Barcellona, perché sapevo che avrei vinto la Champions. Moratti l’avevo preparato: senza bisogno di parole, la temperatura del nostro abbraccio in campo gli fece capire cosa volevo. Mi disse: ‘Dopo questo, hai il diritto di andare’. Era il diritto di fare quello che volevo, non di essere felice: e infatti sono stato più felice a Milano che a Madrid”. Una partenza dettata dunque dalla voglia di vincere, non per il ‘rumore dei nemici’: “Cento per cento ambizione. Il rumore dei nemici, che poi piangevano, era bellissimo: era più forte il tremore del rumore, e se ci pensa bene è la stessa cosa: quando c’è rumore è perché c’è paura”.
(ITALPRESS).

Gravina ai club Lega Pro “Il nostro un inno al gioco”

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“La delibera adottata ieri e’ un inno al gioco, un’esaltazione di quello che anima ognuno di noi, cari Presidenti: il desiderio di confrontarsi sul campo, di giocare e competere regolarmente”. Lo ha scritto il presidente della Figc Gabriele Gravina in una lettera aperta ai presidenti dei club di serie C. “L’imprevista emergenza pandemica da Covid-19 e la crisi economica che ne è conseguita impongono al mondo del calcio comportamenti adeguati alla situazione che stiamo vivendo” si legge all’inizio della lettera. “Con particolare riferimento alla Lega Pro, posso confermare che l’attenzione è stata e sarà sempre altissima perché rappresenta il primo livello del professionismo del calcio italiano e per questo anche il più vulnerabile. Anche per questo a inizio gennaio abbiamo previsto, con un apposito piano di sviluppo, una programmazione di una serie di contributi per la categoria. I successivi provvedimenti inseriti nel cosiddetto ‘Decreto Rilancio’ sono il frutto di un lavoro incessante, di grande efficacia, e rappresentano una tappa decisiva nel processo di consolidamento della categoria. Un impegno, quello della Federazione, che ha prodotto risultati rilevanti per i Club: 1) l’ulteriore rinvio dei pagamenti contributivi e fiscali al mese di settembre; 2) la sospensione dei canoni di locazione e dei diritti di superficie per gli impianti sportivi; 3) il riconoscimento della Cassa Integrazione per i contratti dei lavoratori sportivi fino ad un massimo di 50 mila euro lordi; 4) l’istituzione del Fondo Salva Sport con una quota percentuale dello 0,50% sul totale della raccolta per le scommesse sportive” scrive Gravina.
“Nel Consiglio Federale di ieri è stato affermato in modo inequivocabile che il principio fondante del calcio è il merito sportivo. La delibera adottata ieri è un inno al gioco, un’esaltazione di quello che anima ognuno di noi, cari Presidenti: il desiderio di confrontarsi sul campo, di giocare e competere regolarmente. Per questo, il percorso che abbiamo tracciato prevede la ripresa regolare del campionato solo se nelle prossime settimane i protocolli sanitari divenissero pienamente applicabili anche in Lega Pro. In caso contrario, se non si potesse ricominciare con il calendario ordinario, come ho ribadito ieri durante la riunione di Consiglio al Presidente Ghirelli e ai consiglieri di Lega Baumgartner e Lo Monaco, individueremo un nuovo format per far disputare in sicurezza, più avanti nel tempo, sia play off che play out, affinché siano i risultati del campo a determinare le promozioni e le retrocessioni. Solo in ultima istanza, in caso di definitiva interruzione, abbiamo deciso che la definizione della classifica potrà avvenire anche applicando oggettivi coefficienti correttivi che tengano conto della organizzazione in gironi e/o del diverso numero di gare disputate dai Club e che prevedano in ogni caso promozioni e retrocessioni” dice il numero uno della Figc.
(ITALPRESS).

Mancini “Agli Europei ce la saremmo giocata con tutti”

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“Il lavoro mi è mancato, avremmo dovuto giocare due partite molto importanti – a Wembley con l’Inghilterra e a Norimberga con la Germania – dopo mesi che non ci vedevamo. E in questi giorni avremmo iniziato il ritiro per gli Europei”. Roberto Mancini non nasconde un pizzico di nostalgia per quella normalità che oggi avrebbe visto gli azzurri al lavoro verso Euro2020, appuntamento slittato di un anno a causa del coronavirus. “Avevamo preso una bella scia, ora ci ritroveremo a settembre e per un anno non ci saremo visti – il rammarico del ct azzurro, ospite di Roma Tv – Sarà un terno al lotto, non sarà semplice all’inizio ma sarà così per tutti. Stavamo costruendo ed eravamo a buon punto. Dall’altro lato è meglio per i ragazzi, che avranno più esperienza. Quest’anno, comunque, penso che ce la saremmo giocata con tutte le altre squadre, anche se più avanti di noi. Sarebbe stato difficile per tutti batterci, avremmo avuto delle buone chance. Speriamo che un anno ci aiuti a migliorare i ragazzi più giovani. È solo questione di dare più fiducia, se un ragazzo giovane è bravo, deve giocare”. Il Mancio cerca insomma di guardare il bicchiere mezzo pieno. “Si sta meglio oggi di 20 giorni fa. Stare senza la propria libertà per così tanto non è semplice, ci ha fatto soffrire ma all’inizio il rischio era abbastanza grande. Ma piano piano sta finendo”, la speranza di Mancini, ormai da due anni sulla panchina azzurra. “Cosa ho pensato quando mi hanno chiamato per guidare l’Italia? Che nessuno voleva allenare la Nazionale, l’hanno chiesto a me e ho detto sì. Credo che molti avessero timore, venivamo da una mancata qualificazione al Mondiale. Si tratta di avere fiducia nelle proprie qualità e credere in quelle dei giocatori, si deve dare più fiducia ai giovani”. Fin qui il percorso dell’Italia sotto la sua guida è stato eccellente. “Sono stati bravi subito i ragazzi. Quando ci siamo trovati ho detto loro quello che pensavo, che l’Italia non poteva non avere giocatori bravi, non è mai accaduto. Ho chiesto loro se era possibile fare qualcosa di speciale per riavvicinare la gente alla Nazionale e loro sono stati bravissimi, hanno trovato un buon feeling. Le prime partite sono servite a capire chi poteva stare nel giro e poi abbiamo affrontato le qualificazioni agli Europei con 30 giocatori molto bravi. Per vincere le partite serve qualcosa di diverso, finora ci siamo riusciti, speriamo di riuscirci anche più avanti”. E il pensiero torna a Euro2020, dove la Nazionale potrebbe avere una forte impronta giallorossa. “Zaniolo è giovane e non bisogna far passare che tutte le responsabilità sono su di lui. È da poco tempo che gioca in A, deve ancora trovare il suo ruolo. Potrà recuperare dall’infortunio, fisicamente e tecnicamente è molto forte, può diventare un giocatore straordinario se continua a fare vita da atleta. Pellegrini? Lo preferisco quando offende, ha il gol dentro. Secondo me interno nel centrocampo a tre è il suo ruolo migliore. Ma anche Cristante, Mancini e Spinazzola sono tutti giocatori importanti per la Nazionale”.
(ITALPRESS).

Giochi nel 2021 o addio Tokyo, Bach: “Lo capirei”

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Se i Giochi di Tokyo non potranno disputarsi nemmeno nell’estate 2021, allora dovranno quasi certamente essere cancellati. Thomas Bach, presidente del Cio, non ci gira troppo attorno in un’intervista alla BBC Sport. Il Giappone è stato chiaro: economicamente non può permettersi un altro slittamento dopo quello causato dall’emergenza sanitaria e la prossima estate, parole del premier Abe, è l’ultima possibilità perchè l’Olimpiade si faccia. “Lo capisco perchè non puoi impiegare per sempre 3-5 mila persone in un comitato organizzatore, non puoi cambiare ogni anno il calendario mondiale di tutte le Federazioni, nè puoi tenere gli atleti nell’incertezza. Dobbiamo essere preparati a diversi scenari: c’è la chiara volontà di fare i Giochi nel luglio del prossimo anno e allo stesso tempo dobbiamo guardare a scenari che potrebbero richiedere magari anche la quarantena per gli atleti. È un lavoro gigantesco, ci sono così tante diverse opzioni che non è facile affrontarle adesso. Quando avremo una chiara visione su come sarà il mondo il 23 luglio 2021, prenderemo le decisioni appropriate”. Fra l’altro il Giappone preferirebbe organizzare i Giochi con un vaccino a disposizione. “Ci stiamo affidando ai consigli dell’Oms – commenta Bach – Abbiamo stabilito un principio: organizzare l’Olimpiade in un ambiente sicuro per tutti i partecipanti. Nessuno sa che mondo sarà fra un anno e due mesi. Prenderemo le decisioni appropriate nel momento appropriato basandoci sulle raccomandazioni degli esperti”. Si è anche ipotizzato un’Olimpiade a porte chiuse “ma non è quello che vogliamo – ribatte il presidente del Cio – Lo spirito olimpico unisce i tifosi ed è quello che rende unici i Giochi. Ma quando sarà il momento di decideremo, ci consulteremo con gli atleti, con l’Oms, con i nostri partner giapponesi”. Porte chiuse o meno, a causa dei costi in più da sostenere a causa dello slittamento al 2021, “saranno Giochi diversi, devono esserli. Se tutti abbiamo imparato qualcosa durante questa emergenza è guardare all’essenziale e questo dovrà riflettersi nell’organizzazione di questa Olimpiade”. Il ritorno in campo della Bundesliga è comunque un segnale di speranza. “Mi auguro che tutti gli altri sport possano tornare. Spero che sia solo il primo passo. Lo sport deve rispettare le regole ma, lentamente, possiamo tornare”. Possibilmente con l’aiuto dei governi perchè “tutti capiscono che dobbiamo concentrarci più sulla salute in futuro. Inoltre lo sport è il miglior collante per la società ed è un fattore economico molto importante”. L’auspicio di Bach è che l’Olimpiade in programma dal 23 luglio all’8 agosto 2021 possa rappresentare “un messaggio di solidarietà e una festa per il trionfo sul coronavirus”, anche se ovviamente “dobbiamo reinventare tutto giorno per giorno: è una sfida esigente ma allo stesso tempo affascinante”.
(ITALPRESS).

Rummenigge “Bundesliga stimolo per gli altri Paesi”

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“Non andiamo in fuga. Siamo stati i primi a riaprire, ma può essere anche una motivazione in più per gli altri Paesi. Io incrocio le dita perché ricominciate anche in Italia: l’importante è ripartire”. È questo l’auspicio di Karl-Heinz Rummenigge, amministratore delegato di quel Bayern Monaco in testa alla Bundesliga, primo campionato a ricominciare dopo l’emergenza sanitaria. “Il concetto di igiene, o protocollo sanitario, è la soluzione di tutto, anche in Italia è importante convincere la politica con questo concetto, perché la politica ti dà il permesso soltanto quando tu sei in grado di convincerla – spiega alla ‘Gazzetta dello Sport’ – Ha la responsabilità per tutto il popolo, e dà fiducia soltanto se è persuasa che tutto possa andare bene. Siamo contenti di aver ricominciato, circa 200 nazioni di tutto il mondo hanno seguito il via che ha avuto due aspetti positivi. Siamo stati capaci di ripartire per primi; ha funzionato il concetto di igiene, il protocollo, perché questo è stato il nodo per ottenere il via libera dalla politica. Può essere usato come un passo verso la normalità che la gente vorrebbe”. A detta dell’ad dei bavaresi, tutte le regole del protocollo sono attuabili “ma sono basate sul fatto che i giocatori le prendano in modo serio e che siano molto disciplinati, così c’è la chance di finire il torneo. Al primo positivo cosa succede? Abbiamo un po’ timore, però le squadre seguono anche un ‘protocollo di contatto'”. Da Rummenigge anche una battuta sul futuro di Perisic, in prestito dall’Inter: i termini per il riscatto sono scaduti, il croato “è appena tornato a disposizione dopo l’infortunio al piede. Con Marotta però ho un rapporto veramente molto cordiale, vediamo quando farà qualche partita ci parleremo, perché anche il giocatore vorrà sapere dove giocherà. Non è ancora deciso. Rangnick? In Germania ha lavorato bene, ha il vantaggio di aver avuto due ruoli, perché è stato sia direttore tecnico e sia anche allenatore. Diciamo però che la cosa non è stata venduta in modo simpatico, perché Boban è già via e Maldini è contro”.
(ITALPRESS).

Figc “A, B e C avanti, se nuovo stop play-off e play-out”

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Il Consiglio della Federcalcio riunito oggi ha prorogato ancora la stagione 2019-2020: le competizioni potranno andare avanti fino al 31 agosto, i campionati professionistici dovranno concludersi entro il 20 agosto.  La Figc ha anche introdotto l’ipotesi di brevi fasi di play-off e play-out in caso di nuova sospensione dei campionati, dopo l’eventuale
ripresa. “Precedentemente al riavvio dell’attivita’ agonistica sara’ competenza del Consiglio federale determinare i criteri di definizione delle competizioni laddove, in ragione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, le competizioni dovessero essere nuovamente sospese, secondo i principi di seguito indicati: individuazione di un nuovo format (brevi fasi di play-off e play-out) al fine di individuare l’esito delle competizioni ivi incluse promozioni e retrocessioni; in caso di definitiva interruzione, definizione della classifica anche applicando
oggettivi coefficienti correttivi che tengano conto della organizzazione in gironi e/o del diverso numero di gare disputate dai club e che prevedano in ogni caso promozioni e retrocessioni” si legge nel comunicato finale al termine della riunione. La Figc ha anche deciso l’interruzione definitiva della stagione 2019-2020 del calcio dilettantistico, ha rimandato ad una verifica nei prossimi giorni la possibilità di ripresa della serie A femminile ed ha fissato nel 1° settembre prossima l’avvio ufficiale della stagione 2020-2021.

(ITALPRESS).

Ceferin “Sono sicuro, il buon vecchio calcio tornerà presto”

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“Siamo pronti, seguiremo le raccomandazioni delle autorità ma sono assolutamente sicuro che il buon vecchio calcio, con i suoi tifosi, tornerà molto presto”. È un messaggio di ottimismo e speranza quello che arriva Aleksander Ceferin, presidente della Uefa, in un’intervista concessa al “Guardian”. “Se scommetterei un milione di dollari sul fatto che gli Europei si potranno giocare nel 2021? Lo farei, non so perchè non dovrei. Non penso che il virus durerà per sempre, penso che le cose cambieranno prima di quanto molti pensano. La situazione è seria ma i contagi sono in calo, siamo più prudenti, conosciamo meglio questo virus. E poi sono ottimista, non mi piace questa visione apocalittica per cui dobbiamo aspettarci una seconda, una terza o una quinta ondata”. Per Ceferin “è una nuova esperienza e quando ci sbarazzeremo di questo virus, le cose torneranno alla normalità. Il calcio non è cambiato dopo le Guerre Mondiali, non cambierà dopo questo virus. La gente dice che il mondo non sarà lo stesso, magari ha ragione, ma allora perchè non pensare che sarà migliore? Perchè non pensare che saremo più svegli, o che finalmente ci renderemo conto di quanto siamo fragili davanti alla natura? Ci sono sempre delle lezioni da imparare”. Ceferin conferma che dal 2021 prenderà il via la Conference League, la terza competizione che affiancherà Champions ed Europa League, mentre sul fair-play finanziario assicura: “Chi non rispetta le regole sarà sempre sanzionato ma ovviamente stiamo pensando a come migliorare le norme e, se necessario, adattarle ai nuovi tempi. Non succederà prestissimo ma stiamo pensando a migliorarle, a modernizzarle. Stiamo considerando anche una sorta di luxury tax, se possibile. Ci sono molte idee ma in questo periodo difficile abbiamo smesso di pensare ai cambiamenti che ci saranno in futuro. Il Manchester City? È stata presa una decisione e ora il caso è al Tas. La decisione è stata presa da un organo indipendente, io non ne so molto e non mi piacciono le persone che commentano su cose di cui non sanno nulla. E ce ne sono tante”. “Il Mondiale per club a 24? Non so in quale direzione stia andando questo progetto, non ne abbiamo discusso molto. Non so nemmeno quando si potrebbe giocare”, prosegue Ceferin, che non risparmia una stoccata a Infantino, che ha parlato del coronavirus come di un’occasione per ridurre il calcio giocato. “E’ strano che da un lato dica questo e dall’altro proponga un nuovo torneo che è il Mondiale per club… Con Infantino non abbiamo parlato molto durante questa pandemia, ma quando sarà il momento, parleremo”. Dal presidente della Uefa, infine, una difesa dei calciatori. “Non penso che siano avidi. Il mercato fa i prezzi. E se qualcuno ti propone 20 milioni di dollari all’anno, non penso che c’è chi direbbe ‘no, non voglio essere avido, datemi 200 mila dollari’. È il mercato che decide. Vediamo se la risposta del mercato a questa crisi farà scendere certe cifre. Ma non è corretto parlare di giocatori avidi perchè hanno ingaggi così alti. Portano molti ricavi e il calcio è una grande industria che paga parecchie tasse, come le pagano i calciatori”.
(ITALPRESS).

Malagò “Sono il primo a tifare perché il calcio riprenda”

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“Ribadisco quanto vado dicendo dall’inizio del Covid-19. In Italia ci sono almeno 15 sport di squadra. A torto o a ragione tutti, nel giro di poche settimane, hanno chiuso i battenti e deciso di non assegnare gli scudetti. Il calcio, un po’ perché è un mondo a parte e un po’ per interessi economici, ha voluto continuare la sua partita e chiudere i campionati”. Il presidente del Coni, Giovanni Malagò, torna in un’intervista a ‘La Gazzetta dello Sport’ a parlare di calcio e di un campionato, quello di Serie A, che salvo imprevisti dovrebbe tornare in campo a metà giugno per completare una stagione interrotta dalla pandemia di Covid-19. “È un suo diritto e un dovere: conosco le carte, le deleghe, l’autonomia della Figc e il rimando della Federazione alla Lega dell’organizzazione dei campionati – spiega il numero uno dello sport italiano – E dico, bene, benissimo: sono il primo a fare il tifo perché il calcio riprenda. Ma dopo pochi giorni alla parola calcio si è sostituita la parola Serie A. Dilettanti e Lega Pro hanno capito abbastanza presto che con certe dinamiche di protocollo non erano in condizioni di riprendere. La Serie B ha votato da poco per ricominciare. Da mesi insisto: puntiamo a ripartire ma non essendo possibile fare previsioni di lunga scadenza, viste tutte le variabili esistenti, deve esistere anche un piano B. Non averlo è un errore”. La A vorrebbe riprendere il 13 giugno, ma il governo ha bloccato tutto fino al 14: “Se la curva dei contagi manterrà un indice basso, credo non ci sarà problema a partire un paio di giorni prima. La Figc pare stia studiando un’ipotesi di playoff e playout? Lo leggo, ma mi risulta che non tutti siano d’accordo. Voglio sia chiaro che il Coni ha solo interesse se il calcio, o meglio la Serie A, riesce a risolvere i problemi. Le mie non sono invasioni di campo come qualcuno le ha definite: ho un atteggiamento propositivo, non critico”. Perché in tutto questo tempo non è stato fatto nulla è presto spiegato: “Un piano B avrebbe richiesto di mettere intorno a un tavolo tutti i soggetti coinvolti: la Figc, la Lega di A, il Coni se ci avessero invitato, i calciatori, gli allenatori, gli arbitri, i medici sportivi, magari un rappresentate dell’Uefa, i broadcaster. Tutti in una stanza per trovare soluzioni e accordi in caso fosse impossibile ripartire o fosse necessario fermarsi di nuovo. Classifiche, tagli di stipendi, date, rate di diritti tv. Perché non è stato fatto? Certo è difficile, magari sarebbe servito stare chiusi come in certi vecchi tavoli di concertazione. Ma non saremmo oggi in una situazione dove ogni categoria difende il proprio punto di vista e non ci sono accordi”. Circa i diritti tv, manca l’ultima rata e c’è la minaccia della Lega di andare in tribunale: “Mi limito a dire che se finisci in tribunale si rischiano tempi lunghissimi e che alla fine restino scontenti tutti. Andare in giudizio è un diritto ma rappresenta una sconfitta del sistema. Che sistema è quello che se salta una rata di pagamento finisce a gambe all’aria? È un sistema condizionato dai diritti tv. L’unica alternativa è avere anche altri ricavi dagli stadi e dal loro utilizzo moderno. Per rifare tutti gli stadi insieme in un Paese ci sono solo tre possibilità: organizzare un Mondiale di calcio e sa va bene se ne riparla nel 2030, organizzare un campionato europeo o le Olimpiadi estive, perché si gioca anche al calcio maschile e femminile. Mi sono battuto per le Olimpiadi a Roma che avrebbero risolto anche questo problema. Sapete come è andata a finire… Ora tutte le società di calcio procedono separatamente e dappertutto è una via crucis tra permessi, autorizzazioni, lacci e laccioli di ogni tipo”. Sul taglio degli stipendi ai calciatori: “Capisco le esigenze delle società, fossi un presidente di club cercherei anch’io di decurtare parte delle mensilità sospese, ma come affronti questo argomento se fino a metà marzo i giocatori hanno giocato, ad aprile dovevano essere a disposizione, a maggio si allenano e a giugno, luglio e agosto devono giocare? C’era la volontà da parte delle categorie di trovare un accordo, ora ognuno va a alla spicciolata: chi strappa un mese, chi due. Non c’è stata programmazione». Malagò accenna anche ai rapporti conflittuali tra le istituzioni calcistiche e il governo rappresentato dal ministro dello Sport Spadafora: “Mi è spiaciuto assistere a tante polemiche. Sotto il profilo della forma e della comunicazione qualche errore il mondo del calcio l’ha fatto. Il governo e il ministro hanno tenuto un atteggiamento chiaro e anche rispettoso secondo me”. Si riprenda o ci si fermi, Malagò ha chiaro cosa dovrà fare il calcio domani: “Dovrebbe approfittare di ciò che è accaduto per studiare quelle riforme strutturali indispensabili per avere prospettive diverse rispetto alle attuali. Ci sono problemi sotto gli occhi di tutti che vanno risolti. Now o never more. Ora o mai più”.
(ITALPRESS).