“Abbiamo diverse possibilità: una è provare a partire a fine luglio. Siamo in stretto contatto con i singoli governi e organizzatori per capire qual è la situazione: stiamo mettendo a punto un protocollo di sicurezza che venga accettato da tutti”. Carmelo Ezpeleta, 74 anni, capo della Dorna, la società che organizza e gestisce il motomondiale, tenta di ipotizzare la partenza della stagione del circus a due ruote, fermo a causa dell’emergenza sanitaria legata alla pandemia di Covid-19. “Nel motomondiale ci sono tante persone che vengono da fuori Europa: l’idea è farli arrivare 14 giorni prima dell’inizio del campionato – spiega il manager spagnolo in un’intervista a ‘La Gazzetta dello Sport’ – Ci stiamo organizzando per fare un test a chi sarà nel paddock quattro giorni prima della partenza, da ripetere quando arriveranno in circuito. Ci sarà una struttura medica in grado di controllare costantemente la situazione nel paddock, misurando quotidianamente la temperatura corporea a tutti”. Secondo il numero uno della Dorna, “l’intenzione è disputare 10-11 Gp in Europa da fine luglio a inizio novembre, con la possibilità di doppie gare nello stesso circuito, ma non nello stesso fine settimana. Il Gp di Repubblica Ceca e d’Austria mantengono, al momento, la data originale di 9 e 16 agosto: stiamo valutando la possibilità di iniziare prima in Spagna (l’intenzione è partire a Jerez, poi Barcellona e Aragon, ndr). Abbiamo bisogno almeno di altre due settimane per essere più precisi”. Circa le le gare extra-europee, “a settembre decideremo, assieme agli organizzatori, se si potrà correre in Thailandia, Argentina, Australia, Usa e Giappone, ma, eventualmente, solo con il pubblico, per rientrare dei costi. L’idea, quindi, è disputare da un minimo di 10 a un massimo di 14 Gp”. Ezpeleta, infine, svela le richieste dei piloti: “Sono smaniosi di correre, in qualsiasi modo. Ho spiegato loro che l’intenzione è disputare due Gp consecutivi, poi stare fermi una settimana, quindi tornare in pista per altre due gare. L’unica richiesta che ci hanno fatto è disputare un test prima della prima gara: sarà sicuramente così”.
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Ezpeleta “Motomondiale pronto a partire a fine luglio”
Bonaccini “Ho aperto i centri sportivi per buon senso”
“Credo di aver fatto una scelta non particolarmente intelligente, ma di buon senso anche per la tutela dei calciatori. Del resto credo che il ministro Spadafora si trovi a gestire una situazione tutt’altro che banale: ha tutta la mia comprensione per la difficoltà delle decisioni da prendere, non mi permetto di giudicare”. Il presidente dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini commenta così la decisione di consentire l’apertura dei centri sportivi delle società calcistiche per gli allenamenti individuali degli atleti, presa già giovedì scorso come primo governatore in Italia, mentre il decreto firmato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte vietava gli allenamenti degli sport di squadra. “Dovendo applicare le previsioni del decreto ho pensato che, se Cristiano Ronaldo avesse deciso di andare a correre in un parco a Torino, avrebbe avuto dietro migliaia di persone – ha spiegato Bonaccini, intervenuto a “La politica nel pallone” su Gr Parlamento – Mi sembra molto più sicuro far allenare i giocatori in centri sportivi chiusi: peraltro le società di Serie A della nostra regione mi hanno assicurato che non apriranno neanche gli spogliatoi”. Il governatore dell’Emilia-Romagna si è poi soffermato sul dibattito in corso sull’opportunità di far ripartire il campionato: “Un Paese (la Francia, ndr) ha dichiarato la fine della stagione, un Paese (la Germania, ndr) vuole ripartire, altri invece attendono – ha sottolineato Bonaccini – Io mi auguro che il campionato italiano riprenda: mi piacerebbe da appassionato, tutti non vediamo l’ora di vedere una partita, anche perché vorrebbe dire che la curva epidemiologica starebbe calando, ma non sono un indovino, non so proprio cosa succederà. Dovranno decidere le autorità sulla base delle valutazioni degli esperti”.
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Salvini “Spero che il calcio riparta a giugno”
“Ho sentito diversi dirigenti dei club: se non si riparte entro l’estate molte società rischiano il fallimento”. Questo il monito lanciato dal leader della Lega Matteo Salvini sul calcio italiano, bloccato come tutto il mondo dello sport dall’emergenza sanitaria. “Se farei ripartire il campionato? Ovviamente non domani: bisognerà aspettare almeno quindici giorni di parzialissima riapertura del Paese per avere tutte le rassicurazioni – ha osservato l’ex ministro dell’Interno, intervenuto a “La politica nel pallone” su Gr Parlamento – Mi auguro che si possa ripartire entro giugno, anche perché altrimenti lo Stato avrebbe un altro settore in crisi”. Salvini non ha risparmiato critiche al Governo: “Dare delle scadenze e fare delle ipotesi di ripartenza, naturalmente in sicurezza, penso sia fondamentale – ha osservato – Prima di mettere in ginocchio un intero settore produttivo ci penserei tre volte. Nel Governo devono capire che, se si ferma il calcio, si fermano anche tutti gli altri sport. Ci sono in ballo trecentomila posti di lavoro, pensiamo anche all’indotto: se il ministro non permettesse la ripartenza del campionato, a occhio e croce ci sarebbe un altro miliardo da reperire. Mi sembra che non ce lo possiamo permettere. È facile sparare contro i ricconi del calcio, ma bisognerebbe anche spiegare dove si trovano i soldi per coprire il buco, visto che la metà delle società fallirebbe e licenzierebbe i dipendenti”. Pur di ripartire, secondo Salvini si potrebbe consentire alle squadre del Nord di giocare in zone meno colpite dall’emergenza: “L’Italia ha venti regioni e ottomila comuni, non puoi trattare tutti nella stessa maniera. Non importa dove vengono giocate le partite, l’importante è ripartire”, ha concluso il leader della Lega.
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Spadafora “Mi auguro la serie A riprenda ma in sicurezza”
“Io mi auguro che il campionato riprenda ma deve avvenire in sicurezza, quando ci saranno le condizioni. I toni di questi giorni derivano dalle pressioni di chi ci chiedeva di decidere subito una data ma bisogna vedere una serie di cose”. Ospite di “Frontiere” su Rai1, il ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, prova a tendere la mano al mondo del calcio. “Abbiamo fin qui confermato la nostra road map: il 4 maggio riprendevano gli allenamenti dei professionisti individuali e su mia richiesta il Comitato tecnico scientifico ha deciso di applicare il protocollo anche ai calciatori delle squadre che devono allenarsi singolarmente, mentre dal 18 maggio, dopo che sarà approvato il protocollo della Figc, sarà possibile riprendere gli allenamenti di squadra”. E a proposito del suddetto protocollo, il ministro si dice “convinto che questa settimana avremo un responso. Il protocollo della Figc è un buon lavoro sul quale i componenti del comitato tecnico scientifico avevano una serie di perplessità ma sono convinto che si troverà una soluzione”. Ma se alla fine non si potesse ripartire? “Se le condizioni non consentiranno di riprendere, sarà il governo a decidere che si fermino tutte le competizioni sportive ma anche a creare le condizioni per limitare i danni al mondo del calcio e a tutti gli altri sport”, la replica di Spadafora.
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Pellegrini torna in piscina dopo sei settimane
Dopo uno stop forzato di sei settimane a causa dell’emergenza sanitaria legata alla pandemia di Covid-19, Federica Pellegrini e’ risalita su un blocco in piscina, postando sui suoi social il video del ritorno agli allenamenti, da oggi consentiti solo individualmente. Un tuffo, naturalmente ben eseguito, presso il Centro Federale “Alberto Castagnetti” di Verona, dalla corsia numero 3. “Tipo scuola nuoto?”, scherza l’olimpionica azzurra con il suo tecnico mentre si mette in posizione. “Dopo 6 settimane… Likeababy”, il suo commento social, che evidenzia anche la felicita’ della ‘Divina’ di essere finalmente tornata nel suo ambiente naturale, e cioe’ l’acqua.
(ITALPRESS).Cairo “Lega compatta, giusto fare un tentativo”
“Siamo in un momento molto particolare della storia del paese e di tutto il mondo, questa non è una guerra ma è una pandemia che ha sconvolto la vita di tutti”. A 71 anni dalla tragedia di Superga, il presidente del Torino, Urbano Cairo, ricorda ai microfoni di “Radio Anch’io Sport” su Rai RadioUno una formazione che, vincendo cinque scudetti di fila, “ebbe il grande merito di dare un senso di rivincita e scossa al nostro paese dopo la seconda guerra mondiale. Per questa squadra, che dava dieci calciatori alla Nazionale, c’era un affetto speciale. Il Torino è rimasto nel cuore degli italiani ed è un patrimonio di tutti”. Il numero uno dei granata si concentra anche sull’attualità e su un campionato che resta ancora fermo per la pandemia di Covid-19: “Non so se ripartirà, sono uno dei venti associati alla Lega e non sono in grado di dirlo. Ci sono tentativi di farlo ripartire, con gli allenamenti individuali e dal 18 maggio quelli collettivi: è una cosa molto complicata e difficile. Dico che è bene che di questo parli la Lega con i suoi rappresentanti, poi c’è la Figc che interloquisce con il governo, che sta cercando di fare tutto il possibile affinche’ le cose vadano bene e in sicurezza, per preservare la salute di tutti quelli che gravitano attorno al calcio. Certo, sarebbero partite a porte chiuse ma è fondamentale ci sia un protocollo di grande sicurezza, altrimenti sarebbe un grave errore in un paese che ha quasi 29mila morti e chissà quanti contagiati”. Qualora la stagione dovesse riprendere, Cairo preserverebbe “il format tradizionale, è quello che la gente preferisce ed è abituata a seguire. Questa è una stagione molto particolare, con calciatori fermi da due mesi, che vivono una situazione senza precedenti: mi chiedo come riprenderebbero e quanto ci metterebbero a tornare in forma. Ci sono anche squadre che hanno avuto malati di Covid-19 e una serie di cose che devono essere tenute in conto. Credo che giustamente ci sia la volontà da parte di tutti di capire se la ripartenza è possibile, è un tentativo che va fatto. Ovviamente, chi guida il paese deve preservare un interesse più ampio in un tema di salute. In Germania hanno ripreso ad allenarsi ma il Colonia ha tre positivi: il calcio è uno sport di contatto e comporta una trasmissione più facile del virus rispetto ad altre discipline, tutte fermate. Deve esserci una parola finale dell’esecutivo, che sa molto di più degli altri cosa fare per tutelare la salute di tutti. Sono molto preoccupato per la salute di chi lavora nel Torino: per gli allenamenti e le eventuali partite deve esserci un protocollo assolutamente sicuro, cosa non facile”. In Lega, assicura Cairo, “c’è una ritrovata compattezza e opinioni anche in parte differenti, perché i presidenti esprimono anche un loro personale sentire. C’è un’unità ritrovata ma si dovrà capire come andare avanti in questa stagione, se si potrà proseguire e in quali condizioni”. Se il rapporto con le tv è in mano ai vertici della Lega, Cairo spiega ancora che, da tutti i suoi calciatori, sul piano economico, ha trovato “ragionevolezza”, perché, in un periodo inedito per la storia del mondo, “ognuno deve fare dei sacrifici”. Circa la ripresa del lavoro dei granata, Cairo sottolinea che “in settimana si faranno tamponi, visite mediche e tutti i test possibili” per far partire, nei prossimi giorni, gli allenamenti individuali. In attesa di conoscere il futuro di questa stagione.
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Viminale, ok ad allenamenti individuali per le squadre
Domani Sassuolo e Lecce, poi Bologna, Inter, Parma, Juventus. E poi anche Lazio e Roma. La Serie A cerca di ritrovare un’insolita normalità riaprendo i centri sportivi ai calciatori, anche se per soli allenamenti individuali con il rigoroso rispetto del distanziamento sociale e delle norme di sicurezza per evitare contagi da coronavirus. Attraverso una circolare del Viminale, il Governo ha dato il via libera anche agli atleti degli sport di squadra, ma solo per sedute strettamente individuali. “Sulla base di una lettura sistemica delle varie disposizioni, suffragata da un orientamento condiviso in sede interministeriale – ha osservato il Ministero dell’Interno chiarendo l’ultimo decreto del presidente del Consiglio Giuseppe Conte che permette esplicitamente da domani gli allenamenti degli atleti di interesse nazionale degli sport individuali – si ritiene sia comunque consentita, anche agli atleti e non, di discipline non individuali, come a ogni cittadino, l’attività sportiva individuale, in aree pubbliche o private, nel rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno due metri e rispettando il divieto di ogni forma di assembramento”. Dunque la domanda avanzata dal ministro per le Politiche giovanili e lo Sport Vincenzo Spadafora al Comitato tecnico scientifico ha avuto la risposta sperata dal mondo del calcio. I primi club a consentire l’accesso agli atleti nei propri centri saranno Sassuolo e Lecce. Già da domani i calciatori neroverdi potranno allenarsi sui tre campi del Mapei Football Center, divisi in fasce orarie affinché ciascuno possa avere a disposizione una propria metà campo. Palestre e uffici chiusi, docce soltanto a casa e distanziamento obbligato. Discorso simile per il Lecce: “Solo chi vuole può cominciare ad allenarsi fin da domani. Noi come società offriremo a ciascun calciatore la massima assistenza sotto i punti di vista medico e atletico”, ha spiegato il presidente Saverio Sticchi-Damiani, assicurando ai giocatori la possibilità di allenarsi allo stadio di Via del Mare o al Golf Resort dell’Acaya. Martedì toccherà ad Atalanta, Bologna e Inter, seguite dal Parma e, da mercoledì in avanti anche Lazio e Roma potranno aprire i rispettivi centri sportivi rispettando le indicazioni contenute nell’ordinanza firmata dal governatore Nicola Zingaretti, così come il Napoli in Campania. Altri club, al contrario, hanno deciso di prendere tempo in attesa di chiarimenti sul protocollo ancora in discussione tra Federcalcio e Comitato tecnico scientifico: un esempio è il Cagliari, che pure avrebbe l’opportunità di accogliere i giocatori nel proprio centro come annunciato dal governatore Solinas, ma la stessa posizione è stata presa da Milan e Brescia in Lombardia. Se, del resto, la possibilità di accogliere i calciatori nei centri sportivi è senza dubbio un primo, importante passo verso il complesso ritorno all’attività, il via libera agli allenamenti collettivi a partire dal 18 maggio rimane tutt’altro che scontato. Il Comitato tecnico scientifico continua a nutrire dubbi sulla ripartenza del calcio nel breve periodo: dagli esami medici necessari all’eventuale quarantena obbligata dell’intera squadra in caso di nuovo contagio, sono diversi i nodi ancora da sciogliere. Ma ancor più complicato è il discorso sullo svolgimento delle partite ufficiali, ancora lontano dall’essere affrontato. Ma il tempo stringe: per rispettare la nuova deadline della stagione 2019/2020, fissata dalla Federcalcio al 2 agosto, la Serie A deve riprendere a giocare a metà giugno. Ecco perché per le società è importante ottenere al più presto almeno il via libera del Comitato tecnico scientifico per gli allenamenti collettivi, per poi concentrarsi sul nuovo protocollo da rispettare per le partite ufficiali sebbene in serata sia arrivata una doccia fredda per bocca di Spadafora: “Leggo cose strane in giro ma nulla è cambiato rispetto a quanto ho sempre detto sul calcio: gli allenamenti delle squadre non riprenderanno prima del 18 maggio e della ripresa del campionato per ora non se ne parla proprio”, il post su Facebook del ministro a cui ha risposto a stretto giro di posta il ds laziale Tare: “Ho sentito che nel corso della prossima settimana potrebbe uscire un nuovo decreto in cui il ministro dello sport Spadafora potrebbe bloccare definitivamente il campionato, ma questo non rientra nelle sue competenze”.
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Paratici “Il mercato cambierà, Dybala a lungo alla Juve”
Il calciomercato dovrà essere “Creativo ed elastico. Ricordiamo la quotidianità: ogni giorno ci cambia la visione, più pessimistica o ottimistica a seconda del bollettino. Dobbiamo essere elastici e la stessa cosa sarà per il calciomercato”. Con queste parole Fabio Paratici, Chief football officer della Juventus, ha chiuso il suo intervento in collegamento video a distanza parlando a Sky Sport sul futuro del calciomercato. Come aveva già ribadito nei giorni scorsi, “ho pensato che l’NBA possa essere un qualcosa da cui prendere spunti”, ha detto Paratici ricordando che nella lega professionistica di basket americana avvengono molti scambi: “Gli scambi già li utilizziamo. I free agent da noi sono i famosi parametri zero. Ma al di là del sistema chiuso dell’NBA, c’è un’altra differenza enorme: la lega funziona da stanza di conversazione. Nel calcio, la lega che più ha seguito questo sistema è stata la Premier League ed è per questo che sono avvantaggiati sulle altre leghe”.
Nell’imminente, dunque, “che ci sia meno cash è sicuramente sotto l’occhio di tutti – ha spiegato il dirigente bianconero -. Ci saranno scambi, forme creative tipo prestiti lunghi. Se non puoi comprare una casa, vai in affitto. Se non potrai comprare un giocatore, cercherai di ‘affittarlo’ per un tempo più lungo”. Paratici ha poi spiegato che “se si scambiano i grandi calciatori, i valori di mercato non scenderanno. Nei salari sì, si starà più attenti. Quando si dovrà acquistare un calciatore, invece, il valore scenderà”. Non va in questa direzione, per esempio Cristiano Ronaldo: “Cristiano è un giocatore diverso dagli altri, è un brand che porta ricavi esponenziali. Per gli altri calciatori, con un ingaggio molto alto, una contrazione sarà più difficile”. In questa direzione va anche un possibile trasferimento di Paul Pogba: “È un grandissimo calciatore, però questi tipi di calciatori faranno fatica. Ci saranno meno squadre che li possono pagare. In un mondo normale il loro ingaggio avrebbe avuto un certo tipo di escursus e adesso logicamente faranno fatica o avranno meno squadre che possono pagare questo tipo di salario”.
Nell’occasione c’è stata la possibilità anche di parlare delle seconde squadre. La Juventus è stata l’unica a crearne una e questo potrebbe tornare molto utile anche in un futuro incerto come quello che attende il calcio italiano: “Quindici anni fa già si discuteva di seconde squadre – ha spiegato Paratici -. Ci sono nazionali che già da tantissimo tempo hanno le seconde squadre e hanno avuto grandi risultati. Alla fine ci siamo iscritti solo noi al campionato di Lega Pro e siamo felicissimi di aver fatto un progetto del genere. È un lavoro incredibile che costa molta fatica, è come avere una società come il Piacenza, il Modena o la Reggiana all’interno della Juventus, ma è un lavoro ci dà grande soddisfazione. Pensiamo che sia un passo importante per il futuro della Juventus”. Il Chief football officer bianconero ha anche ricordato la trattativa avvenuta con i giocatori per chiedere la riduzione degli stipendi vista l’attuale situazione: “È stato molto facile trovare un accordo innanzitutto perché abbiamo dei calciatori straordinari, dei campioni che hanno capito immediatamente il momento. In secondo luogo abbiamo un presidente che è garante, che ha un rapporto quotidiano con i calciatori, si fidano di lui e ci sono voluti pochi giorni”.
Parlando invece della stagione attuale, Paratici ha aggiunto: “Mi viene naturale rispondere che non vedo l’ora di ricominciare. Detto questo dobbiamo rispettare le regole. Abbiamo degli attori, i calciatori, che sono preoccupati. Dobbiamo capirlo e capire le istituzioni. Non è facile, sono decisioni difficili da prendere”. E, a proposito di giocatori preoccupati, Paratici ha raccontato di Higuain: “Quando è partito era molto preoccupato. Sono cose personali sue. Gonzalo è un ragazzo veramente molto sensibile. Noi siamo legati a lui, quest’anno sta facendo una stagione straordinaria e speriamo che continui ancora con noi per l’anno che gli resta di contratto. Arthur-Pjanic col Barcellona? Tra grandi club parliamo sempre, non solo di mercato”. Ancora in tema di sudamericani, al ‘ds’ juventino è stato chiesto se nel prossimo mercato ci potrebbero essere scambi alla Tevez, come avvenne quando l’Apache chiese di tornare in Argentina e la Juve lo scambiò con quattro giocatori del Boca Juniors: “Io credo di sì, più difficilmente in Europa. Più facilmente se scambi un giocatore con il Sud America”.
Per Paratici nel prossimo mercato ci sarà “più mix – ha detto con riferimento a trattative della Juventus con grandi club internazionali e società italiane -. Man mano che siamo cresciuti, ci siamo confrontati con club stranieri senza lasciar perdere il calcio italiano. E’ anche una questione di generazioni e ora abbiamo una generazione molto interessante. Chiesa, Tonali, Castrovilli. In questo momento la Nazionale sta dando una bella vetrina a questi calciatori. Infine i rinnovi di contratto di Buffon, Chiellini e Dybala: “Per Buffon e Chiellini siamo in dirittura d’arrivo e credo anche per Paulo. Ne stavamo parlando poi si è interrotto Tutto. Anche lì la nostra volontà è che Paulo resti con noi il più a lungo possibile”.
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