“Leggeremo attentamente il protocollo della commissione medico-scientifica della Federcalcio, ma per noi pensare di ripartire con la situazione attuale è come scalare l’Everest. Il vagone della Serie C non reggerebbe la locomotiva: speriamo che la situazione sanitaria del Paese migliori e magari che vengano riviste anche le procedure necessarie per tornare in campo grazie agli sviluppi della scienza”. Il presidente della Lega Pro Francesco Ghirelli spiega così all’Italpress la posizione della Serie C in merito alla possibile ripartenza del calcio italiano a maggio. Nella riunione di mercoledì scorso con la commissione medico-scientifica, durante la quale si è discusso del protocollo da seguire per garantire la salute di tutti i protagonisti alla ripresa degli allenamenti, la Federcalcio ha ipotizzato una partenza scaglionata, con la Serie A a precedere Serie B e Serie C. “Noi abbiamo spiegato in modo chiaro che abbiamo alcuni problemi relativi innanzitutto alla struttura medica e ai centri sportivi – ha sottolineato Ghirelli – E poi c’è un problema di costi per i nostri club che già sono in sofferenza per l’interruzione dell’attività. Al momento non saremmo in grado di reggere l’intera struttura del protocollo: vediamo come evolvono le cose, ci auguriamo che nelle prossime settimane la situazione sanitaria sia nettamente migliore e il protocollo possa essere rivisto, altrimenti per noi è veramente un problema serio”.
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Ghirelli “Ripartire così per la C come scalare Everest”
Sarri “Ci aspettano 14-15 mesi consecutivi in campo”
Tanti aneddoti ma anche uno sguardo al futuro. È un Maurizio Sarri diverso da quello che si sente parlare nelle solite conferenze stampa pre e post partita quello che oggi ha partecipato a distanza al programma “A casa con la Juve”, in onda sulla web-tw bianconera JTV. Il tecnico ricorda i primi passi in Eccellenza, l’incontro a Figline con Dustin Hoffman ma pensa anche alla ripresa delle competizioni, quando l’emergenza sarà superata. “Ho rivisto alcune partite nostre, quando sei distaccato hai impressioni diverse. Dobbiamo pensare che l’estate la faremo, speriamo giocando, e credo che ora sia anche il momento giusto per staccare un po’. Faremo 14-15 mesi consecutivi”. E quando gli è stato chiesto quale sarà il primo luogo dove vorrebbe andare quando sarà finito tutto, il tecnico juventino ha risposto: “A Roma per la finale di Coppa Italia. L’altro qualsiasi sede europea, vuol dire che saremo andati avanti in Champions”. Sarri ha spiegato anche cosa significhi per lui far parte della Juventus. “Ci sono due cose che mi hanno colpito, amore ed odio – ha aggiunto -. Siamo circondati da tutti e due. Questo è un qualcosa che riesci a capire solo quando vivi il mondo Juventus. Noi siamo quelli sempre favoriti dagli arbitri, poi vedi i numeri e sono impressionanti in un’altra direzione. Quando fuori c’è così tanto odio ti attacchi all’interno, se diventi gobbo è perché ti attacchi a quello che c’è dentro. Detto questo ovunque andiamo c’è sempre una bella parte dello stadio che fa il tifo per noi”.
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Sibilia “Aiuti concreti, a rischio 3mila società”
“Condivido le parole pronunciate ieri dal ministro Spadafora. Ho apprezzato anche quello che disse in un’intervista di 20 giorni fa quando parlò di contributi al calcio di base, alle società dilettantistiche, aspetto nel concreto che ci sia questa vicinanza concreta del governo al nostro mondo. Ne abbiamo bisogno”. Così Cosimo Sibilia, vicepresidente vicario della Figc e numero 1 della Lega Nazionale Dilettanti, ai microfoni di Tutti convocati, trasmissione di Radio 24. La realtà della LND è lontana anni luce dai campionati professionistici, la base del calcio non può che essere più in difficoltà rispetto al vertice. “Parliamo di una realtà di 12mila società, di circa 65mila squadre, di oltre un milione di tesserati, questi sono i nostri numeri. Noi partiamo dalla Terza Categoria e arriviamo al campionato di Serie D, andiamo dai piccoli borghi a grandi città come quella di Palermo, svolgiamo un ruolo enorme nel sociale ed è questo quello che ci preme più di ogni altra cosa”, sottolinea Sibilia.
Riprendere i campionati non sarà facile, in nessuna categoria, Dilettanti inclusi. “Sono in contatto con i miei presidenti regionali e con i comitati provinciali, soprattutto nelle zone maggiormente colpite si ha difficoltà a pensare di poter riprendere a giocare, ma io penso che sia giusto, quando ci saranno le condizioni di sicurezza, che sia il rettangolo di gioco a dare i verdetti, però mi rendo conto che non è possibile decidere ora quando ripartire e che i tempi li detta il coronavirus. Vorremmo ripartire, ma non dipende da noi”. Si parla di ricominciare prima in A, poi avanti con B e C e la D? “Sono a casa da 40-45 giorni, leggo tanto, sento tutti, abbiamo riflettuto molto con il presidente Gravina e le altre componenti, il calcio professionistico è la locomotiva economica, ma noi siamo il calcio di base. In ogni caso l’ok per tornare in campo deve venire dalle autorità sanitarie, inutile avventurarsi in previsioni e date”. I danni economici del coronavirus per il mondo dei dilettanti rischiano di essere drammatici. “Abbiamo interpellato i nostri consulenti e se continua così perdiamo 3mila società, quindi 20mila squadre, va bene discutere di Serie A e degli altri campionati, ma c’è da pensare anche al calcio di base”.
“Nei nostri campionati – sottolinea Sibilia – in genere ci sono al massimo centinaia di persone al campo, di meno nelle serie inferiori, poi certo c’è l’eccezione del Palermo che richiama 20mila persone allo stadio, ma da noi si può tenere una distanza sociale direi naturale. I nostri sono numeri elevatissimi, nel campionato di Serie D, che tra l’altro è strettamente legato a quello dei professionisti, abbiamo la necessità di essere sicuri dal punto di vista sanitario per quel che riguarda giocatori, tecnici e accompagnatori e io mi chiedo chi possa garantire dal punto di vista economico questi esami. Stiamo aspettando le risultanze del comitato medico-scientifico della Federazione per capire come agire”.
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Vettel “Rinnovo arriverà, ancora un passo per il titolo”
Sebastian Vettel continua a vedersi ancora in Ferrari. Il pilota tedesco, che in genere firma accordi triennali, in un’intervista rilasciata a Sky Sport parla del suo futuro e della voglia di portare la “rossa” al trionfo Mondiale e di altro ancora. Si comincia dalle trattative, rallentate anche a causa della pandemia Covid-19, per il rinnovo del contratto in scadenza quest’anno. “Ovviamente sono in contatto con Binotto, parliamo di cosa succede – ha spiegato Vettel -. Parlo con la squadra, della situazione e di come viene gestita e come potrebbe svilupparsi, ma anche di cosa sarà meglio quando torneremo a gareggiare. Per quanto mi riguarda, dopo la giusta decisione di fermare tutto in Australia, l’azienda ha chiuso. Avremo modo di parlare del contratto prima che riparta la stagione. La mia intenzione è quella di restare in Ferrari, abbiamo chiarito questa cosa ed è solo una questione di tempo”. Il Mondiale 2020 non è mai partito, è stato fermato in Australia quando tutto era pronto per iniziare il weekend di Melbourne.
“Non so cosa succederà in futuro, dipende da troppe cose – ha detto Vettel -. Ho parlato di questo con Mattia Binotto, con la squadra e con il GPDA (associazione piloti), ma è impossibile prevedere qualcosa. Al momento dobbiamo preservare la salute della nostra gente, della squadra, della F1 e dei tifosi in pista. La stagione potrebbe iniziare quest’anno e finire il prossimo, ci sono molti scenari possibili. Spero si possano disputare più gare possibili, per divertirci e per gareggiare. Poi vedremo a che punto saremo”. Nel team di Maranello dal 2015, l’ex campione del mondo continua a inseguire il sogno iridato, a vincere quel titolo che per lui sarebbe il quinto dopo i 4 vinti con la Red Bull. “Cosa è mancato per vincere il Mondiale? Penso che il nostro pacchetto auto-pilota non sia stato ancora abbastanza forte – l’opinione di Vettel -. Ci abbiamo messo passione, lavoro e forza negli ultimi anni. Abbiamo fatto tanti passi in avanti, ma ci manca l’ultimo, che è il più importante. E’ quello a cui stiamo lavorando”.
Tornando all’argomento coronavirus, Vettel ha poi parlato di quanto vissuto un mese fa a Melbourne. “Penso che la situazione sia seria – ha detto il tedesco -. Quando eravamo in Australia non avevamo compreso la gravità. Da quel momento abbiamo imparato la lezione. Sono giuste le restrizioni per contenere il virus, anche se la situazione è triste. L’Italia è stata colpita in modo particolare, è stato il primo Paese europeo, ho visto immagini terribili. Dobbiamo avere rispetto per tutti, non solo per gli anziani: bisogna stare a casa e non prendere la situazione con leggerezza, convinti che torneremo a una vita normale”. Il tedesco sta trascorrendo questi insoliti giorni a casa con i suoi cari: “Sto bene, sia io che la mia famiglia – ha detto -. Non c’è nulla di cui possa lamentarmi. Siamo fortunati perché stiamo trascorrendo questo periodo in casa: ho un giardino in cui posso fare esercizi e mantenermi in forma. Anche i tre piccoli stanno bene, si tengono occupati. Certo, diventa sempre un po’ più difficile e mi manca guidare”.
Sono settimane complicate, che lasceranno il segno in futuro: “Questa situazione sta insegnando qualcosa a tutti, è un periodo di grande interiorità – ha detto Vettel -. Ci stiamo perdendo molte cose, ma possiamo riflettere sul nostro ruolo nel mondo e dare l’importanza alle piccole cose che torneranno quando tornerà la normalità. Abbiamo capito quanto eravamo fortunati. Vivo di corse e passione, ma d’ora in avanti apprezzerò di più anche le piccole cose”. Infine Vettel manda un messaggio rigorosamente in italiano che ricalca quelli ascoltati tante volte, dopo una pole o una vittoria, urlati via radio ai box: “Grazie ragazzi, a tutti i medici e dottori per quello che stanno facendo. In questo momento è importante stare bene, grazie davvero a tutti voi!”.
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Gallinari “Se Nba ripartirà avrò un po’ di paura”
Quarantena a Oklahoma City dove le restrizioni sono minori rispetto alle altre città, ma lui, Danilo Gallinari, insieme alla fidanzata la vive “come se fossimo in Italia: usciamo solo per fare la spesa e basta”. In un’intervista rilasciata a “La Stampa”, il “Gallo” torna alla notte dell’11 marzo quando poco prima della sfida tra i suoi Thunder e Utah Jazz la Nba si fermò. “Da lì è cambiato tutto. È stata una situazione strana: ci hanno portato nello spogliatoio senza spiegazioni e ci hanno fatto aspettare un bel po’. Lì ho capito che c’entrava il virus. Dopo ci hanno spiegato il perché dello stop e misurato la febbre. Meno male che Gobert (Utah, ndr), nei due giorni prima della partita, non era mai entrato in palestra. Il rischio del contagio c’è stato. Ma la mossa di fermare tutto subito è stata perfetta”. Anche il basket americano studia il modo per ripartire. “Noi giocatori non sappiamo ancora dove andremo e che cosa faremo. La Nba non vuole farsi trovare impreparata e sta cercando un paio di città dove creare delle bolle sanitarie e giocare senza tifosi: non so quanto sia fattibile per dinamiche logistiche e temporali. Confesso che in caso di ripartenza avrei un po’ di paura – ammette il Gallo -, ma conosco bene il commissioner Adam Silver e so che prenderà la decisione giusta. In assoluta sicurezza e senza cedere a eventuali pressioni. La commissione di Trump spingerà per la ripartenza? Dico solo che sono sotto elezioni”. Fin qui 2020 da cancellare con le morti di David Stern e Kobe Bryant, poi il coronavirus. “Un anno da dimenticare, anche se si riprenderà a giocare. Tutte le cose negative non potranno mai essere cancellate in toto da quelle positive, come magari l’eventuale vittoria del titolo”. Anche il futuro del Gallo, in estate free agent, è tutto da vedere. “Non cambia molto se lo sarò a giugno, a settembre o novembre. Quello che conta di più è che la prossima estate, qualora ripartisse la Nba, potrei non tornare in Italia. Sarebbe la prima volta e mi dispiacerebbe”. Pronto per la Nazionale anche se il programma potrebbe presentare Preolimpico e eventuali Olimpiadi nel 2021, l’Europeo a Milano nel 2022. “Se le gambe mi sostengono io ci sono sempre. Non mi sono mai tirato indietro per la Nazionale e giocherò in azzurro fino a quando il mio corpo me lo permetterà”. In Italia la Fip ha chiuso la stagione del basket. “Il virus e la pandemia sono cose più grosse di tutto il resto. Non ci sono scelte giuste o sbagliate, ma solo subordinate alla salute di tutti. Giusto smettere così come provare a continuare. Ma soltanto se lo si può fare in piena sicurezza”.
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Spadafora “Spero poter mantenere la data del 4 maggio”
“Si parla tanto di ripartenza dello sport in questi giorni. Intanto, la data del 4 maggio dovrà essere confermata nei prossimi giorni, spero di poterla mantenere, ma riguarda esclusivamente gli allenamenti a porte chiuse”. Lo ha dichiarato il ministro delle politiche giovanili e lo sport Vincenzo Spadafora attraverso un video, parlando della ripresa degli allenamenti. “Adesso dobbiamo creare dei protocolli per mettere in sicurezza tutti gli sport e tutti coloro che vogliono riprendere a praticare sport in sicurezza anche in luoghi e contesti dove lo spazio è poco o dove non ci sono strutture che consentono di utilizzare ambienti ampi e rispettare tutte le regole. Lì dobbiamo inventarci delle formule, per contemplare l’esigenza sacrosanta della sicurezza per la salute di tutti, con il fatto che si possa riprendere a fare sport a tutti i livelli. Non parliamo solo di calcio e di serie A” ha precisato Spadafora. “Le prossime settimane saranno fondamentali per capire come evolve la situazione sanitaria e come, se e quando potranno riprendere le competizioni sportive di ogni tipo e livello. Intanto, la preoccupazione è la salute di tutti noi e fare in modo che tutto il mondo dello sport non subisca danni irreparabili da questa crisi sanitaria”.
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Malagò “La ripresa del calcio? Manca un piano chiaro”
“Si procede a vista, per ipotesi, con una conflittualità che danneggia qualsiasi progettualità. Si sta generando un dibattito estremamente confuso e fortemente divisivo che non può portare a qualcosa di buono”. Giovanni Malagò, presidente del Coni, in un’intervista al “Corriere dello Sport” affronta la questione della ripresa della serie A e del calcio in generale e non risparmia delle critiche. “Io avrei chiuso dentro una stanza la Federcalcio, la Lega di A, l’Assocalciatori, gli allenatori, le televisioni e gli organismi internazionali, Fifa e Uefa, e non li avrei fatti uscire finché non avessero prodotto un documento condiviso. La stessa cosa per B e Lega Pro. Gravina lo sento tutti i giorni, ho letto con particolare attenzione la sua intervista a Repubblica, comprendo le difficoltà del momento e capisco che voglia portare a termine la stagione. Parla di luglio, agosto, settembre, ottobre, addirittura della prossima Serie A articolata in due gironi con i playoff e i playout. Quello che manca è un piano preciso, chiaro, praticabile e convincente. Si parla solo di tagli degli stipendi dei calciatori, ovvero si è partiti dalla fine o quasi, di accordi in alto mare, e adesso di un protocollo medico che dovrà passare al vaglio dell’ISS”. Per Malagò la priorità, una volta che ci saranno le condizioni, è la ripresa dell’attività sportiva, degli allenamenti. “Spero che il Governo la autorizzi il prima possibile. È necessario rimettere in moto la macchina atleta che non può restare ferma per troppo tempo a prescindere dalla data dell’impegno agonistico. Diverso è il discorso che riguarda lo svolgimento delle partite, e qui siamo alla seconda fase. Mi sembra di essere stato sufficientemente chiaro quando ho elencato i punti di confusione che hanno caratterizzato il mese di marzo e questi primi giorni di aprile. Ci sono in ballo troppi interessi divergenti, chi ha paura di perdere la categoria, chi di rimetterci una montagna di denaro. Siamo gente di mondo, è comprensibile, umano”. Nei giorni scorsi la Pellegrini si è lamentata della troppa attenzione che viene data al calcio a scapito degli altri sport. “Posso garantire che la Pellegrini e tutti gli altri atleti che sento ogni giorno sono molto risentiti con chi parla esclusivamente dei problemi del calcio trascurando quelli di sportivi che hanno esigenze e urgenze identiche, se non addirittura superiori. Gente come Federica si mantiene senza l’aiuto del calcio. Lo sport non può essere e non è soltanto il calcio di Serie A”.
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Luis Alberto “Siamo 2° e vogliamo lottare fino alla fine”
Dentro lo spogliatoio sullo 0-3, tra i fischi dell’Olimpico e contro una squadra micidiale. Era metà ottobre, ma quei 45 minuti sembravano poter essere fatali per Simone Inzaghi. E invece tutto cambiò nella ripresa con una strepitosa rimonta e un 3-3 finale che diede alla Lazio tutto: energia, convinzione, coraggio. “La rimonta contro l’Atalanta ha cambiato la nostra stagione, dandoci una spinta di entusiasmo in vista delle tre partite che avremmo avuto subito dopo”, racconta Luis Alberto, centrocampista biancoceleste, ai microfoni di Lazio Style Channel riferendosi alle vittorie poi ottenute con Fiorentina, Torino e Milan. Lo spagnolo è uno dei punti di forza della squadra, ma adesso è tutto ferma per l’emergenza coronavirus. “Io sto bene, sono tranquillo a casa. Stiamo vivendo giorni particolari, mi manca tantissimo il campo. Non vedo l’ora di tornare a calciare un pallone, per ora mi tengo allenato con la palestra e la corsa – spiega -. Mi alleno insieme a mia moglie, così almeno la testa pensa di meno e si può lavorare meglio. Voglio presentarmi al 100% per quando torneremo ad allenarci con la squadra”.
Era una Lazio lanciata, in forma e in lotta per lo scudetto, Luis Alberto assicura che le motivazioni non sono diminuite, semmai aumentate. “Ho gli stessi stimoli di prima dello stop, vogliamo continuare lo strepitoso cammino fatto fino alla partita contro il Bologna. Voglio tornare a segnare e fare assist per conquistare i tre punti – spiega il fantasista spagnolo -. Mi piace premiare un compagno che fa un bel movimento in zona gol. Immobile mi ha promesso un regalo per i tanti assist, un orologio non mi dispiacerebbe”, ride Luis Alberto, uno dei migliori, per giocate e rendimento, di una grande Lazio. “Non so quale sia stata la mia miglior partita stagionale, forse quella di San Siro contro il Milan. Non importa, a me interessa giocare per la squadra perché voglio solo vincere. Adesso siamo secondi e dobbiamo lottare fino alla fine. Il mister ci conosce bene, in campo siamo una famiglia e sa come farci rendere meglio”. La Lazio un trofeo in bacheca l’ha già messo, ma Luis Alberto avrebbe preferito in circostanze diverse.
“La partita di Riad contro la Juventus è stata emozionante solo per la conquista della Supercoppa, purtroppo non mi è piaciuto l’ambiente perché credo che il calcio vada giocato con i tifosi delle due squadre che si affrontano, non con quelli che sono neutrali”, spiega Luis Alberto che commenta la figurina speciale che la Panini ha dedicato al “re degli assist”. “Sono contento per la figurina Panini su di me come miglior giocatore, in Spagna le collezionavo sempre. La regalerò a mio figlio. Non penso però agli eventuali riconoscimenti personali, mi interessa solamente vincere con la squadra”, dice che lo spagnolo che torna a parlare del suo isolamento. “In questo momento di quarantena mi sto godendo di più la mia famiglia, tra un allenamento e l’altro. Guardo poco la TV, la guardano di più i miei figli. Mi sento spesso con la squadra, siamo molto uniti”. E questo servirà quando si tornerà in campo, anche perchè gli obiettivi, individuali e collettivi, non mancano. “Spero di chiudere bene il campionato anche per conquistare un posto nella Nazionale spagnola, soprattutto in chiave europea. Cercherò di tornare ancora più forte di prima ma l’importante adesso è la salute di tutti. Ringrazio i tifosi per il sostegno, ci vediamo presto allo stadio”.
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