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Barbaro al Governo “Aiutare i gestori degli impianti sportivi”

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“Finora da parte del Governo non ho visto nulla di concreto per aiutare il mondo dello sport italiano, che è in estrema sofferenza. Serve un intervento massiccio in favore dei gestori degli impianti sportivi, che non godono di nessuna rappresentatività”. Questa la richiesta avanzata da Claudio Barbaro al Governo, alle prese con le conseguenze economiche dell’emergenza sanitaria provocata dalla pandemia Covid-19. “I 50 milioni stanziati per i collaboratori sportivi – ha osservato il senatore della Lega all’Italpress – potranno anche aumentare, ma servono risposte di sistema. Vedo invece il solito modo di trattare le cose passando per le istituzioni classiche, dal Coni alle federazioni, che però non rappresentano chi oggi sta vivendo la sofferenza maggiore. Sto parlando del fenomeno dello sport destrutturato: nessuno si sta ponendo il problema di queste persone”. Per il presidente dell’Asi queste sono “le esigenze reali. Io sono un grande tifoso di calcio, ma i problemi del pallone sono totalmente secondari rispetto alla tenuta del sistema sportivo”. Infine Barbaro si è soffermato sulla Sport e Salute, società voluta dal vicesegretario della Lega Giancarlo Giorgetti: “Nelle nostre intenzioni doveva essere una rivoluzione culturale ma non percepisco segnali in questo senso – ha sottolineato il senatore – Il ministro Speranza in questo momento dovrebbe interessarsi direttamente al mondo dello sport: non basta un suo rappresentante nel cda”.

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Ghirelli “Servono discontinuità e coraggio”

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“Discontinuità e coraggio”. Sono queste, oggi, le parole chiave che il Presidente della Lega Pro Francesco Ghirelli chiede per il suo mondo. Non è adesso il momento di parlare di scenari futuri, di promozioni, retrocessioni. Prima serve mettere altre basi solide, per evitare che l’intero castello crolli. “Il vero punto di svolta è capire che riforma dobbiamo e vogliamo fare. Nel frattempo, chiediamo al Governo provvedimenti per ripartire: in primis cassa integrazione e liquidità” le parole all’Italpress di Ghirelli. “Per essere credibili dobbiamo far capire che il maledetto coronavirus ha solo accelerato e drammatizzato una situazione già complicata e quindi dobbiamo procedere verso il cambiamento. Non parliamo di aggiustamenti, ma di nuovi orizzonti verso i quali andare” dice Ghirelli, che è ancora più esplicito nell’indicare le parole chiave di questa fase. “Discontinuità per ripartire in modo strutturato al fine di riformare e reinventare. Dobbiamo avere il coraggio di abbandonare la strada dei fallimenti”. Il Direttivo della Lega Pro di ieri ha discusso e deciso una linea comune da sottoporre alla prossima assemblea, che prevederebbe – in caso di sospensione definitiva dei campionati – la promozione per le prime tre squadre attualmente in testa ai tre gironi, mentre la quarta sarebbe decisa tramite un sorteggio. “Perchè è stata resa pubblica una decisione sulla quale solo i presidenti hanno l’ultima parola? Forse si vuole condizionare? Io rispetto tutti e fino al 4 maggio non parlerò sul tema” ha detto Ghirelli, infastidito da questa fuga in avanti. Altro aspetto da considerare è che la competenza in questa materia è del consiglio federale, che ha la titolarità per questo tipo di decisioni. “E’ il dominus in materia. Era ed è necessario un clima di spiegazione ragionata ed attenta perché la Serie C fa parte di un sistema interconnesso e riesce ad affermare la sua specificità solo se ha questa visione”.
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Appello Mancini “Lasciateci tornare in campo”

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“Spero che si possa tomare presto a vivere e che questo momento drammatico diventi solo un ricordo, seppure storicamente brutto. Per vivere intendo la libertà di agire, di pensare, di avere rapporti sociali e, anche, di fare attività sportiva. Corro in casa, ma sogno che sia giunto il momento di allentare la pressione”. A dirlo, in un’intervista al “Corriere dello Sport”, il ct della Nazionale, Roberto Mancini, che parla, a proposito del Coronavirus, di “una tragedia inumana, inaspettata, terribile”. “E’ stato e sarà ancora un anno terribile, ma credo che nel 2020 ci siamo fatti trovare tutti impreparati, in Italia e nel mondo. Bisogna trovare una soluzione. Il lockdown? Non posso e non intendo entrare nel merito delle decisioni del Governo – ribatte -. Io dico che dopo così tanto tempo la vita deve riprendere per tutti, magari in modo diverso. Oltre alle chiusure di tutte le attività, dei fallimenti delle aziende dovremo confrontarci con la depressione. La gente è stanca”. “Secondo me lo sport di contatto non è pericoloso – sostiene -. I casi li contiamo facilmente, soprattutto ad alto livello. Per questo spero che riaprano il nostro mondo: lo sport ha un valore sociale, di aggregazione. Se riparte, darà una mano al Paese sotto il profilo psicologico. Le emozioni positive aiutano”.
E poi il calcio è tra le industrie più importanti dei Paese. “Sì, se coliamo a picco noi poi sarà più difficile per tutti”, sottolinea Mancini, che ribadisce: “Io penso che l’attività possa riprendere: i campi di calcio sono lunghi cento metri, ci sono gli spazi giusti, molti club hanno anche molteplici terreni e spogliatoi diversificati Riprendiamo a giocare a calcio e vedrete che il calcio aiuterà il Paese. Una volta stabilito che i cinquecento giocatori impegnati in serie A sono immuni o guariti, non ci saranno più rischi e pericoli”. Dodici giornate per giocarsi uno scudetto. “Che diventa impronosticabile, perché è un mini torneo. la Juve, che è la più forte in assoluto, e la Lazio sono favorite, ovvio, ma attenzione perché certe distanzé possono essere annullate facilmente da uno sbandamento. L’Inter se batte la Samp nel recupero che le manca, tornerà in corsa per il titolo. E attenzione anche all’Atalanta, se ripartirà da dove era rimasta. Nessuno può sentirsi al sicuro o più forte degli altri”.
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Figc invia a ministri Salute e Sport protocollo per ripresa

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La Figc ha inviato ai ministri di salute e sport, Roberto Speranza e Vincenzo Spadafora, il protocollo con tutte le disposizioni per la ripresa degli allenamenti relativamente alle squadre di calcio. Il protocollo era stato messo a punto dalla commissione medico scientifica della Federazione per la possibile ripresa a partire dal 4 maggio prossimo.

E mercoledi’ prossimo potrebbero esserci novita’ in merito. Il ministro Spadafora ha infatti fissato per il 22 aprile alle 12 un incontro in videoconferenza con Figc, presidenti di Lega Serie A, Lega Serie B, Lega Pro, Lnd Assocalciatori, Aiac, Aia, Fmsi e una delegazione del Comitato Tecnico Scientifico istituito dalla stessa Federcalcio “per un confronto sul protocollo medico sanitario per l’eventuale riavvio degli allenamenti e delle competizioni calcistiche”.

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Barelli “Governo non lasci solo Spadafora e aiuti le società”

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Duecento milioni di euro per salvare le società sportive, vero motore dello sport italiano. Il presidente della Federazione italiana nuoto Paolo Barelli lancia una richiesta precisa al Governo in un momento complicato per il Paese e anche per il mondo dello sport, alle prese con le gravi difficoltà finanziarie provocate dallo stop obbligato dell’attività per la pandemia Covid-19. “Serve un’iniezione immediata di liquidità, 200 milioni a fondo perduto per sostenere le società, senza le quali lo sport in Italia non si fa e possiamo chiudere tutto, dalle federazioni al Coni stesso – ha osservato Barelli all’Italpress – Tutti gli italiani gioiscono quando vedono sventolare una bandiera tricolore, si gasano quando sentono il nostro inno nazionale, ma tutti i nostri campioni nascono all’interno delle società. Perché lo sport in Italia non si fa nelle scuole né all’università dato che mancano le strutture e il metodo. E i comuni non hanno i soldi per garantire l’attività motoria. Per questo le società sono fondamentali e ora hanno bisogno di aiuto”.
Insieme al collega deputato Marco Marin, campione olimpico e responsabile nazionale dipartimento sport di Forza Italia, Barelli ha già presentato un emendamento per l’istituzione di un fondo di 200 milioni per le associazioni sportive dilettantistiche. “Io supporto in maniera totale, genuina e leale tutto ciò che sta facendo e potrà fare il ministro Vincenzo Spadafora. Si sta battendo al meglio per lo sport di base, ma serve un impegno maggiore anche da parte del Governo – ha dichiarato il presidente della Fin – Il ministro ha due mani e due piedi e non va lasciato solo: visto che le esigenze del Paese sono tante, in tutti i settori, non vorrei che lo sport rimanesse schiacciato in questa congiuntura drammatica. Perché, voglio ribadirlo ancora una volta visto che ci tengo particolarmente, senza le società dilettantistiche lo sport in Italia non esiste e possiamo chiudere tutto”.
Barelli si è poi soffermato anche sulla possibilità che i campionati di pallanuoto, interrotti dall’emergenza sanitaria, possano riprendere e arrivare alla conclusione. “Dobbiamo attendere le decisioni del Governo, vediamo quando potremo riaprire le piscine – ha spiegato il presidente della Fin – Aspettiamo che le nubi si tolgano dal cielo, intanto abbiamo formato una commissione tecnico-scientifica per redigere le linee guida per far ripartire l’attività in piena sicurezza e per garantire la fruibilità degli impianti”.

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Florenzi “Ho detto no all’Inter, non so se tornerò alla Roma”

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“Nella mia testa c’è sempre stata l’idea di fare un’esperienza all’estero, non sapevo quando e come”. Alessandro Florenzi ricostruisce a Skysport24 la decisione dell’ultima sessione del calciomercato di lasciare la Roma per andare in prestito al Valencia. “E’ arrivata la possibilità a gennaio dopo aver parlato con mister Fonseca delle sue idee – ammette il 29enne jolly, ex capitano giallorosso – Insieme abbiamo deciso di prendere questa decisione che faceva del bene a tutti. Mi sono anche sentito di chiamare il ct della Nazionale (Mancini, ndr), che è stato aperto: mi ha detto che non importava dove andassi a giocare ma che giocassi”. Florenzi non scarta a priori l’idea di non tornare a Trigoria: “Non so se questa sia una parentesi o meno. Questo virus mi ha insegnato una cosa: sono un ragazzo che nella vita ha sempre fatto progetti, ora invece vivo giorno per giorno, godendomi quello che ho, vivendo qui e ora. Non posso dire cosa farò l’anno prossimo: ora penso a concludere, se si potrà, la stagione nel migliore dei modi, poi si vedrà, senza ansie”. Di lui si è sempre detto che è un jolly, ma anche da terzino si sente in grado di dare il meglio: “Quando si è visto il miglior Florenzi? Quando sto in campo felice, con la testa libera – prosegue l’ex Crotone – Da terzino mi vedo molto bene in una squadra che vuole giocare a calcio, se invece c’è un allenatore che in un determinato ruolo vuole uno di un metro e ottanta che non si muova e non proponga gioco, allora questo ruolo non fa per me… Mi trovo molto bene in un calcio offensivo, le mie qualità si possono vedere dalla centrocampo in su. Nel riassumere, Florenzi sta bene quando sta in campo”. La sua carriera, fin qui, l’ha più che soddisfatto: “Ogni bambino ha un cassetto con dentro dei sogni, io finora li ho esauditi quasi tutti. Volevo giocare a pallone, nella città della squadra che tifavo, di cui volevo diventare un giocatore importante e il capitano. E poi giocare in Nazionale, segnare gol per queste squadre e disputare la Champions League. Mi manca vincere qualcosa di importante con il club e la Nazionale e giocare il Mondiale”. Dalla Roma Florenzi, legatissimo a Nicolò Zaniolo (“L’ho preso sotto la mia ala protettiva, gli voglio un gran bene”), è andato via perché, nonostante la fascia di capitano, non trovava più granché spazio: “Come capitani, nessuno sarà mai come Totti e De Rossi, da qui a quando esisterà la Roma… Da loro ho imparato che la Roma viene sempre prima di tutto ed io ho messo la Roma davanti a me, continuandomi ad allenare a mille all’ora senza dire una parola, rispettando sempre le persone e i ruoli. Il mister in questo è stato molto chiaro, secondo me Fonseca è uno dei più grandi allenatori che ho avuto, calcisticamente parlando. Il problema è che ci può stare che io non gli piaccia in quel determinato ruolo. Detto questo, ho un gran rapporto con lui, mi ha detto che non sapeva quanto spazio ancora avrei trovato sino alla fine della stagione. Per me – conclude Florenzi – lasciare Trigoria e le anime che vi sono dentro è stata una botta”. Ammesso di aver avvertito che una piccola parte dei tifosi giallorossi gli aveva un po’ voltato le spalle (“Ma immagino e credo che nella mia carriera non troverò mai tifosi belli come quelli della Roma”), Florenzi svela di aver detto no all’Inter: “Ho rifiutato anche altre squadre italiane importanti (la Juventus, ndr). L’ultima è stata l’Inter, nel momento in cui dovevo rinnovare con la Roma. Ho rifiutato un’offerta molto importante ma in quel momento ho deciso di continuare con la Roma pur non avendo lo stesso ritorno economico. Qualcuno mi ha detto che avrei dovuto scegliere con la testa anziché del cuore, ma è stata una scelta emozionale che rifarei…”. Infine, sul desiderio di De Rossi di diventare allenatore: “Secondo me diventerà fortissimo, ha proprio le qualità per farlo, non solo calcistiche ma umane. Ha personalità e grande dialettica, sa parlare a un gruppo e in varie lingue. Saprà fare un grande percorso anche da tecnico”.
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Paolo Rossi “Il calcio senza tifosi sarà un’altra cosa”

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“I gol sono belli sempre, d’estate o d’inverno. È vero che gli italiani a luglio e agosto pensano al mare e al calcio mercato. Ma dopo questa lunga astinenza, quando ripartiremo ci sarà ancora più passione. Con un vero rammarico: le porte chiuse. Senza l’affetto della gente sarà un’altra cosa. Però non si può fare diversamente”. Così, in un’intervista a ‘Il Corriere della Sera’, il campione del mondo di Spagna 1982 Paolo Rossi, in merito alla possibile ripresa della Serie A dopo la chiusura per l’emergenza sanitaria di Covid-19. “Chi è chiamato a decidere avrà riflettuto bene sul da farsi – spiega ‘Pablito’, 63 anni, ex bomber di Vicenza, Juventus e Milan – Non bisogna rischiare niente, la salute viene prima di tutto. Però i campionati vanno finiti”. Il 4 maggio le squadre dovrebbero cominciare gli allenamenti: “Se è presto? Certezze non ce ne sono. Siamo in balìa del virus e in questo momento ogni previsione rischia di essere azzardata o, peggio ancora, sbagliata. Se il calcio riparte, significa che stiamo tornando alla vita vera. Soprattutto che i sacrifici della gente chiusa in casa hanno portato dei benefici”. La ripresa sarebbe un segnale di speranza: “Sì, ma non bisogna fraintendere. Ci dovremo adeguare a una nuova normalità. In attesa del vaccino niente sarà come prima. Mascherine, guanti, lunghe code davanti ai negozi come nella Russia degli anni 80. E stadi a porte chiuse. Sono tristi, però è l’unica soluzione”. La fase 2 del campionato potrebbe anche riservare sorprese: “Non azzardo pronostici. Tre mesi o quasi senza partite potrebbero cambiare le gerarchie. Non i valori, che restano. Ma tanti fattori potrebbero incidere e condizionare la ripresa, come la nuova preparazione. Oppure l’adattamento a giocare nel silenzio: qualche squadra riuscirà a trovare la concentrazione giusta, qualche altra farà più fatica. Se c’è troppa fretta di ripartire? Spesso e volentieri è un problema di soldi. Sono nel consiglio del Vicenza, che ha una società solida e ambiziosa, ma in questo momento senza entrate di nessun genere ci siamo resi conto di quanto sia difficile tirare avanti. La A, alla fine, credo possa ripartite. La C farà molta più fatica”. Infine, sui tagli sugli stipendi: “È una condizione necessaria. Sarebbe servito un accordo collettivo e invece noto che ogni club va per la sua strada. Certo, è difficile mettere insieme realtà così diverse. Bisognerebbe trovare un punto di equilibrio”.
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Gravina “Chi chiede stop non vuole bene agli italiani”

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“Chi invoca oggi ad alta voce l’annullamento e la sospensione dei campionati non vuole bene né al calcio né agli italiani perché non vuole dare una speranza di rinascita per il futuro. Su questo aspetto terrò duro”. Lo ha dichiarato il presidente della Federcalcio, Gabriele Gravina, in collegamento con la trasmissione “Un giorno da pecora” su Rai Radio 1. “Mettere d’accordo tutti non è facile, è un momento complesso anche per il mondo del calcio oltre che per il Paese – ha sottolineato Gravina – ma sono convinto che con un pizzico di responsabilità da parte di tutti e un po’ di buon senso e disponibilità troveremo la giusta via”. Il numero 1 del calcio italiano ha parlato anche delle dichiarazioni rilasciate ieri dal presidente del Coni, molto critico con il mondo del pallone. “Quella che hanno riportato i giornali non è un pezzo della mia telefonata con il presidente del Coni Giovanni Malagò, che è stata molto riservata. Abbiamo chiarito, perché Malagò forse non era a conoscenza dell’attività che stiamo portando avanti e delle criticità che incontreremmo se dovessi staccare la spina al campionato: non ne ho il diritto e non ne ho il potere. Ma è molto complicato mettere insieme gli opposti. Per Federica Pellegrini si parla solo di calcio? Ha ragione – ha aggiunto Gravina – Le sue parole le ho intese come un complimento. Del resto io parlo da presidente della Figc e parlo solo di calcio, ho un grande rispetto per il presidente Malagò che deve parlare dello sport in generale”.
“Domani – ha rivelato inoltre Gravina – il nostro protocollo verrà consegnato ai ministri Spadafora e Speranza. Condivido l’auspicio del ministro Spadafora di poter far ripartire gli allenamenti il 4 maggio e spero che anche il ministro Speranza abbia questa volontà di aiutarci per far ripartire l’attività sportiva, con tutte le cautele necessarie, per dare un momento di sollievo a tutti gli italiani. Auspico che ogni squadra possa giocare nel proprio stadio. Se ci proiettiamo nel tempo, vorrei dare agli italiani la speranza che tra fine maggio e inizio giugno si possa giocare anche negli stadi del nord Italia”.
Gravina ha poi spiegato che il protocollo stilato dalla commissione medico-scientifica della Federcalcio è “rigido e attento, ma flessibile e facile da applicare. Chi dice che i calciatori saranno rinchiusi fino alla fine del campionato dice una cosa non vera – ha spiegato il numero uno della Federcalcio – C’è l’esigenza di un periodo di controllo per garantire la negatività di tutti i protagonisti, solo così si potrà evitare nuovi contagi. Gli atleti dovranno ottenere una nuova idoneità e poi, nel momento in cui saremo sicuri che sono negativi al coronavirus, non vedo quale potrà essere il problema della distanza. Quindi massima attenzione per le tre settimane di ritiro previste, poi si ripartirà con i trasferimenti e le partite tra fine maggio e inizio giugno. Se si ricomincerà con la Coppa Italia? È un programma che riguarda la Lega di Serie A, noi aspettiamo indicazioni rispettosi dei ruoli. Siamo in attesa di avere il calendario e di poter prendere in considerazione la possibilità di concludere la Coppa Italia”.
(ITALPRESS).