“Se la pandemia costringesse ad annullare queste Olimpiadi? Una catastrofe. Non oso spingere il pensiero fino a questo punto”. I Giochi Estivi di Tokyo 2020, a causa della diffusione globale del Covid-19, non sono più così certi e Federica Pellegrini, 32 anni il prossimo 5 agosto, sarebbe costretta a ritardare il suo addio definitivo alle competizioni. “Slittassero di un anno, aspetterei – spiega l’olimpionica veneta a ‘La Repubblica’ – Ma oltre neanche voglio pensarci. Perché un anno di attesa quando sei una ragazzina è un conto, a quasi trentadue può cambiare moltissimo. Però non rinuncerei alla mia ultima Olimpiade, non ho figli, non ho niente, non sarebbero dodici mesi in più di lavoro a cambiarmi la vita, andrei senza dubbio avanti. Certo, sarebbe da reimpostare tutto, fare un programma completamente diverso. La cosa positiva è che io non ho paura dei cambiamenti, però ce lo devono dire, e presto, navigare nel buio non va bene per nessuno. Spero si decida nelle prossime due settimane, nella peggiore delle ipotesi entro un mese, altrimenti sarebbe troppo tardi”. Perché? “Siamo in ballo da sei mesi col pensiero di gareggiare quel giorno esatto ai Giochi, e l’aspetto psicologico non è marginale all’allenamento. Per questo mi auguro che ci dicano in fretta se si disputeranno, quando, perché e come. Col cuore sono fiduciosa, dico che le faranno, anzi non lo metto in dubbio, anche se ogni giorno che passa mi convinco che saranno prorogate di qualche mese. O almeno è la decisione che accetterei più volentieri”. Il suo programma, assieme all’allenatore Matteo Giunta, non è cambiato ma, ricorda, “nei tre mesi più intensi verso Tokyo non si sa se saranno confermati tutti i collegiali, i meeting italiani, il Trofeo Settecolli e per adesso ancora chissà cosa sarà degli Europei a maggio. Non si può arrivare ai Giochi a scatola chiusa, senza una gara. Aspettare che il caldo freni il virus mi pare assurdo, sarebbe già luglio, cioè il momento di salire sul blocchetto di partenza. Dobbiamo sapere come e dove procedere, e saperlo subito, non c’è tempo da perdere. Tutta questa vaghezza è destabilizzante, per tutti: un atleta può giocarsi l’intera carriera”. Pellegrini sarebbe contraria a una Olimpiade a porte chiuse: “Bruttissimo, perderebbero di senso. Anzi, sarebbero un vero controsenso”.
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Pellegrini “Se Giochi slittano di un anno, aspetterei”
Altri quattro giocatori di Serie A positivi al Covid-19
Aumentano i casi di coronavirus in Serie A. In mattinata la Fiorentina, dopo aver dato notizia ieri della positività di Dusan Vlahovic, ha comunicato che, “in presenza di alcuni sintomi sono stati sottoposti a tampone, con esito positivo, i calciatori Patrick Cutrone e German Pezzella e il fisioterapista Stefano Dainelli. Sono tutti in buone condizioni di salute nei loro domicili a Firenze”. Nel tardo pomeriggio, poi, i difensori della Sampdoria Fabio Depaoli e Bartosz Bereszynski hanno scelto di comunicare la loro positività. Il primo lo ha scritto su Instagram, nonostante la scelta del club blucerchiato che ha deciso “onde evitare fughe di notizie e inutili allarmismi, di non dare più informazioni sui propri tesserati”. Su Instagram Depaoli ha scritto: “Ciao amici… Purtroppo sono risultato positivo al COVID-19. Ci tengo a rassicurarvi, sto bene! Questo mostro invisibile ci sta colpendo indistintamente, ma adottando le giuste misure e seguendo la direttiva sanitarie, possiamo vincere la nostra più grande partita e tornare più forti di prima. Un abbraccio a tutte le persone contagiate e un ringraziamento a tutti i medici che ci stanno aiutando”. Depaoli ha chiuso il suo post con l’hashtag: “#diamouncalcioalcoronavirus” e scrivendo: “RESTIAMO A CASA!”.
Il polacco ha scritto sui social:”Sfortunatamente, sono risultato positivo al test del COVID-19. Sto bene. Nonostante le appropriate precauzioni, non sono riuscito a evitare l’infezione da virus. Ecco perché vi chiedo di essere responsabili e di rimanere a casa ogni volta che è possibile” le sue parole. Sono quindi sette i calciatori doriani positivi dopo Gabbiadini, Colley, Ekdal, Thorsby e La Gumina. Positivo anche il dottor Amedeo Baldari.
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Dorothea Wierer vince la Coppa del Mondo di biathlon
Per il secondo anno di fila, Dorothea Wierer vince la Coppa del Mondo generale di biathlon. Nell’ultima gara stagionale, la pursuit disputata a porte chiuse a Kontiolahti, la 29enne delle Fiamme Gialle chiude all’undicesimo posto ma basta per rimanere davanti a tutte in classifica generale, compresa Tiril Eckhoff, che compromette la sua rincorsa nell’ultima sessione di tiro e non riesce a far meglio della decima posizione.
Dopo due buoni poligoni, che hanno permesso alla Wierer di risalire dalla 19esima alla nona posizione, molto vicina al quinto posto della Eckhoff, la campionessa azzurra ha rischiato di compromettere tutto nella terza manche di tiro, la prima in piedi, commettendo due errori. La rivale norvegese, chiamata a recuperare 8 punti in classifica generale, è uscita dalla zona di tiro in testa, con quasi un minuto di vantaggio sulla Wierer, addirittura 16esima. Ma l’ultimo poligono ha stravolto la situazione: addirittura tre errori per la Eckhoff, che ha sentito la pressione del momento decisivo, mentre l’azzurra ha sbagliato una sola volta uscendo dalla zona di tiro in 11esima posizione, addirittura davanti alla norvegese, 13^. Nel finale la Eckhoff ha scavalcato Dorothea chiudendo decima, subito davanti all’altoatesina che però, con i 30 punti conquistati oggi, ha terminato la stagione a quota 793 contro i 786 della rivale. L’ultima gara dell’anno, visto l’annullamento della tappa conclusiva prevista per la prossima settimana o Oslo, è stata vinta dalla francese Julia Simon davanti alla svizzera Selina Gasparin e all’azzurra Lisa Vittozzi, capace di chiudere una stagione complicata sul podio.
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Assocalciatori attacca “Alcuni club irresponsabili”
Duro comunicato dell’Assocalciatori nei confronti di alcune società che, secondo il sindacato dei giocatori, non tiene conto del rispetto delle regole e della situazione d’emergenza che sta vivendo il Paese a causa dell’emergenza coronavirus. In un comunicato stampa l’Aic del presidente Damiano Tommasi sottolinea che “in un momento delicato per il Paese, è costretta suo malgrado a denunciare la paradossale situazione che si sta verificando in più di qualche club professionistico. Nonostante l’intervento del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che ha adottato con un Decreto misure urgenti di contenimento del contagio sull’intero territorio nazionale sino al 25 marzo 2020, ci rattrista e indigna registrare ancora oggi un comportamento scriteriato e fuori dal contesto nazionale e internazionale di alcune società calcistiche, che si ostinano a convocare gli atleti per allenamenti in piccoli gruppi o, peggio ancora, per il controllo quotidiano della temperatura. Ora riteniamo che la situazione abbia una definizione ben precisa. Se i club convocano oggi in Italia calciatori per il solo fatto di controllare la presenza di febbre o meno, costringendoli a muoversi da casa, incontrare persone, frequentare ambienti per ottenere un dato facilmente comunicabile per telefono, è un atto vergognosamente irresponsabile nei confronti delle tante persone costrette a muoversi e a lavorare per consentirci un minimo di servizi necessari. È, inoltre, offensivo nei confronti di quanti sono in prima linea, medici, infermieri e personale sanitario, che ci implorano di rimanere a casa”.
L’Aic prosegue: “Se le società convocano gli atleti difendendosi con il DPCM (che permetterebbe gli allenamenti per atleti/atlete di interesse nazionale per la preparazione a competizioni nazionali e/o internazionali) devono spiegare quale sia l’interesse nazionale di tenere in forma atleti e atlete che nella migliore delle ipotesi non riprenderanno l’attività prima di metà aprile! Questo significa che stanno vivendo su un altro pianeta. Se, infine, la convocazione è volta a ottenere il rifiuto dai calciatori per poter poi procedere con la decurtazione degli emolumenti significa che stiamo raschiando il fondo del barile della dignità. Tradotto, oggi in Italia ci sono ancora società calcistiche che o sono vergognosamente irresponsabili, o vivono su Marte o sono privi di un minimo di dignità”. L’Assocalciatori del presidente Tommasi conclude la nota rivolgendo “un grande abbraccio ideale ai tanti medici, infermieri e personale sanitario che in questi giorni e nelle prossime settimane avranno bisogno del supporto dell’Italia intera. Grazie da tutti noi!”.
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Gravina “Euro2020? Bisogna dare priorità ai campionati”
“Credo che ci siano delle priorità diverse. Capisco il grande valore della socializzazione, l’aspetto economico ma è giusto rinviare gli Europei e dare la priorità alla chiusura dei campionati che sono già iniziati e devono essere terminati”. Gabriele Gravina, presidente della Figc, ai microfoni di “Deejay Football Club” si esprime favorevolmente davanti all’ipotesi di posticipare Euro2020 per concedere più tempo a campionati e coppe nazionali e internazionali, oggi sospesi per l’emergenza coronavirus. “Ci aspetta un’estate di sport? Mi auguro anche prima – continua – Abbiamo bisogno di un mese e mezzo, due mesi per definire i nostri campionati e lo faremo con la collaborazione di tutte le componenti per poter arrivare alla soluzione migliore. E’ un momento difficile ma abbiamo il dovere di assumerci alcune responsabilità nel saper indicare un nuovo giorno, una nuova alba e cercare di alleggerire le amarezze e il dolore che stanno colpendo il mondo intero”. Ma non c’è solo il problema della ripresa delle competizioni una volta che la situazione sarà migliorata. “Il calcio sta dimostrando di essere uno di quei collanti fondamentali, importanti per la tenuta sociale – sottolinea ancora Gravina – Farò delle riflessioni in sede istituzionale per far capire cosa sta subendo il nostro settore, un danno incalcolabile dal punto di vista economico. Voglio evidenziare che dopo questo grande periodo di criticità e dolore, lo sport dovrà rialzarsi ma farà grande fatica se non ci saranno supporti di ogni genere, non solo economici ma anche di norme, di leggi speciali”. Dal presidente federale anche un altro auspicio: “Si continua a non capire che esiste un modo diverso per vivere la progettualità nel calcio e funziona se si sta insieme. Ancora oggi ho dei segnali non positivi. Mi auguro che da questo dramma si possa uscire con una progettualità, un approccio e un’umiltà diverse”.
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Annullata anche l’amichevole fra Germania e Italia
Salta anche l’amichevole fra Germania e Italia, in programma il 31 marzo a Norimberga: la Dfb, la Federcalcio tedesca, ha ricevuto ieri sera la comunicazione delle autorità cittadine che vietano eventi superiori a 100 persone e di conseguenza ha deciso di annullare la gara, che negli ultimi giorni era stata già prevista a porte chiuse a causa dell’evoluzione dell’emergenza coronavirus, che aveva già determinato il rimborso agli acquirenti italiani dei biglietti.
Sono dunque annullate le due amichevoli internazionali previste per gli Azzurri, dopo la decisione della Federazione inglese di cancellare la gara del 27 marzo prevista a Wembley. In relazione ai due test match ed a tutta l’attività della Nazionale nei prossimi mesi, la Figc parteciperà martedì alla riunione in videoconferenza promossa dalla Uefa per fare il punto sul calendario internazionale, a cominciare appunto dalle valutazioni sulle gare di marzo (oltre alle amichevoli sono in programma i play off per Euro2020, ndr) e poi sull’Europeo.
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Altri 4 giocatori della Samp e Vlahovic positivi al Covid-19
Daniele Rugani, come prevedibile, è stato solo l’inizio. Passano i giorni e il numero di casi positivi al coronavirus cresce anche nel calcio. In serie A siamo già a sette: dopo il difensore della Juventus – che prosegue le cure e “sta bene”, come conferma la fidanzata Michela Persico – e Manolo Gabbiadini, è il turno di altri quattro giocatori della Sampdoria e dell’attaccante della Fiorentina, Dusan Vlahovic. In casa blucerchiata i contagiati, oltre al responsabile medico del club, il dottor Amedeo Baldari, sono Omar Colley, Albin Ekdal, Antonino La Gumina e Morten Thorsby che, “in presenza di lievi sintomi sono stati sottoposti a tampone, con esito positivo”. “Sto bene, ho avuto solamente leggeri sintomi – il messaggio affidato ai social di Thorsby – Prendetevi cura l’uno dell’altro e seguite le autorità”. La Samp ha fatto sapere che tutte le sedi del club sono chiuse, la squadra, i dirigenti e i dipendenti potenzialmente coinvolti sono in auto-isolamento domiciliare volontario mentre tutte le attività sportive sono sospese e vengono svolte, da remoto, quelle essenziali organizzative della società. In serata è toccato alla Fiorentina rendere nota la positività di Vlahovic che, come in altri casi, è asintomatico. Il giovane attaccante “si trova presso la sua abitazione. La società sta attivando in queste ore tutte le procedure di isolamento previste dalla normativa a iniziare dal censimento di tutte le persone che hanno avuto contatto con il calciatore”. Fra l’altro Vlahovic ha incrociato i blucerchiati lo scorso 16 febbraio (Samp-Fiorentina 1-5, doppietta per il serbo) e per la squadra di Ranieri erano in campo tre dei giocatori positivi al Covid-19 (Colley, Thorsby e Gabbiadini). In giornata era anche circolata la notizia che anche Paulo Dybala fosse infetto ma è stato lo stesso calciatore argentino a smentire: “sto bene e in isolamento volontario”. Ma la serie A non è l’unico campionato a fare i conti con la pandemia. Ieri sera la Premier League – che solo oggi ha deciso lo stop del campionato – è rimasta quasi spiazzata dal caso di Mikel Arteta, tecnico dell’Arsenal, e oggi si è registrato anche il primo caso fra i calciatori: è Callum Hudson-Odoi, 19enne attaccante del Chelsea. Ma l’elenco potrebbe allungarsi ancora perchè dal Bournemouth all’Everton, le squadre in quarantena per casi al momento solo sospetti non mancano. Primo positivo anche nella Liga, sebbene si tratti di un dirigente (è Martin Garcia Ortega, direttore generale del Leganes) mentre la Bundesliga – in attesa dell’esito del tampone a cui è stato sottoposto Steffen Baumgart, allenatore del Paderborn – al momento risulta ancora immune sebbene in seconda divisione i casi siano saliti a tre: dopo i due calciatori dell’Hannover è la volta del difensore del Norimberga, Fabian Nürnberger, che una settimana fa ha affrontato proprio la squadra sassone. L’impressione è che la conta, in Italia e nel resto d’Europa, sia ancora all’alba.
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Posticipato l’inizio del Giro d’Italia 2020
“A causa della grave situazione legata alla diffusione in Europa del Covid-19, non sarà possibile organizzare le prime tre tappe del Giro d’Italia in Ungheria nel maggio 2020”. Ad annunciarlo, su Facebook, è Mariusz Revesz, membro del comitato organizzatore e deputato del partito di maggioranza ungherese Fidesz. “Nelle ultime tre settimane si sono verificati diversi colloqui tra organizzatori ungheresi e italiani – ammette Fidesz – Il nostro comitato ha annunciato più volte che la competizione non può danneggiare la sicurezza e la salute del popolo magiaro. Purtroppo in Italia la diffusione del Covid-19 è aumentata così come il numero delle vittime e nel frattempo il coronavirus ha raggiunto anche l’Ungheria. Il nostro governo, per contenere l’emergenza, ha così deciso di impedire l’organizzazione di eventi sportivi internazionali”. Secondo Fidesz, il comitato organizzatore ungherese ha dunque comunicato a Mauro Vegni, responsabile del ciclismo targato Rcs Sport, l’impossibilità di far partire la prossima corsa rosa dall’Ungheria. Della situazione ha preso atto Rcs Sport che, vista la situazione nazionale e internazionale, conferma che “viene posticipata la data del Giro d’Italia 2020. La nuova data sarà annunciata non prima del 3 aprile quando termineranno le disposizioni previste dal Dpcm del 4 marzo 2020 e dopo che l’organizzazione si sarà confrontata con il Governo, gli Enti locali e territoriali e le istituzioni sportive italiane e internazionali”.
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