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INFANTINO “GLOBALIZZAZIONE LA NUOVA SFIDA”

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“Il calcio e i Mondiali”, nel segno dell’amarcord ma soprattutto del futuro, di un pallone sempre piu’ globalizzato e in grado di unire e mai dividere. Il presidente della Fifa Gianni Infantino, svizzero con il sangue italiano, e il Pierluigi Collina, capo commissione arbitri, hanno inaugurato il Teatro Sociale di Trieste nell’ambito della seconda edizione del Festival dello Sport. Sempre suggestivo il ricordo dei successi azzurri a Spagna 1982 e Germania 2006, ma incombe Qatar 2022 e anche il Mondiale in Nordamerica del 2026, che sara’ a 8 squadre. “E’ piu’ un torneo dei popoli, un evento sociale incredibile in cui la gente si ferma per seguire partite di calcio – ha spiegato il numero uno della federazione internazionale – E’ una conseguenza naturale della globalizzazione del calcio, e’ una sfida di questa nuova Fifa”. Le critiche per il periodo invernale in cui si disputera’ il Mondiale in Qatar sono cortesemente rispedite al mittente: “Insieme alla palle, useremo anche i palloni per decorare l’albero di Natale… Battute a parte, e’ anche giusto una volta ogni cento anni giocare il Mondiale in un posto dove mai si e’ disputato e dove non si puo’ giocare a giugno e luglio”.
“E’ una novita’, dal punto di vista tecnico sono sicuro che sara’ spettacolare, con giocatori freschi e non a fine stagione. Gli stadi saranno bellissimi, i campi spettacolari: si scoprira’ una parte del mondo che molti non conoscevano. Molti criticavano la  scelta di Russia 2018 ma e’ stato il migliore Mondiale di sempre. E in Qatar vogliamo fare ancora di piu'”. Infantino, poi, si dice folgorato ‘sulla via di Damasco’ dal Var: “Il calcio, grazie alla Var, e’ piu’ bello, pulito e giusto. Ero abbastanza scettico, forse per la mia influenza italiana, pero’ mi sono reso conto che effettivamente aiuta. Noi non ci rendiamo conto che il lavoro dell’arbitro e’ difficilissimo. E se ce ne rendiamo conto, non lo diciamo: sono degli eroi, a parte essere dei ‘maniaci’ del professionismo. Poterli aiutare senza snaturare il flusso il gioco, e’ una bella cosa e oggi, dopo un paio di anni, il termine Var e’ gia’ entrato nel vocabolario mondiale anche per altri ambiti”. Annunciato di aver proposto alla Fifa di investire un ‘tesoretto’ di un miliardo di dollari per consacrare il calcio femminile, divenuto sempre piu’ una splendida realta’, Infantino non si esime nel dire la sua anche sul razzismo negli stadi.

“Non e’ fenomeno solo italiano, non bisogna nasconderlo ma condannarlo in ogni sua forma. E agire: la Figc del presidente Gravina, che ringrazio, ha intrapreso passi importanti, con
sanzioni per gli idioti che pensano ancora di poter comportarsi come razzisti. Bisogna prendere il problema sul serio, la nostra societa’ sta diventando molto aggressiva. Oggi, nel 2019, e’ facile identificare anche chi fa ‘bu’: si prende, si porta fuori e non si fa entrare piu’ nello stadio. E poi sono atti di natura penale, ci sono le leggi. E qualora non ci siano, vanno fatte”.  Anche Collina si e’ espresso in maniera favorevole sul Mondiale a 48 squadre, sicuro pero’ che non ci sara’ bisogno di impiegare piu’ direttori di gara: “Si puo’ prevedere un numero di arbitri maggiore o anche un maggiore utilizzo di quelli presenti. Si puo’ anche arbitrare di piu’, sapendo che la logistica non sara’ semplice. Credo ci riusciremo: qualche limite c’e’ ma si puo’ aumentare il numero di partite per un arbitro”.  L’ex designatore italiano, infine, spende parole ‘al miele’ per il Var: “Capita di avere l’esultanza immediata e poi l’intervento del Var. Non credo si uccida l’emozione, semmai si raddoppia. L’esigenza e’ ridurre i tempi tecnici necessari, avere una tecnologia, un’intelligenza artificiale, che ti permetta gia’ di
selezionare le migliori immagini”.

(ITALPRESS).

LECLERC “CON VETTEL TUTTO CHIARITO, PRIORITÀ TEAM”

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La conferenza stampa dei piloti si è svolta regolarmente, ma il circus della Formula 1 deve fare i conti con il tifone Hagibis che minaccia il Gran Premio di domenica a Suzuka. Le previsioni prevedono vento fortissimo e violenti piogge per sabato e domenica. Intanto è il tempo delle parole dei protagonisti, tra questi Charles Leclerc, uno dei più attesi sul circuito giapponese. Il pilota della Ferrari, in conferenza stampa, è tornato su quanto accaduto in Russia tra lui e Sebastian Vettel. “Ci sono stati dei fraintendimenti da parte mia ma abbiamo discusso e ora è tutto chiaro, dall’esterno è sembrata una cosa enorme, ma ovviamente non era così – le parole del monegasco -. Sin dall’inizio della stagione siamo consapevoli che bisogna obbedire agli ordini della scuderia, ma la situazione non era chiara per entrambi i piloti all’inizio della gara di Sochi. La cosa importante è che ne abbiamo parlato tutti affinchè questa situazione non si ripeta”. Leclerc spiega di non aver incontrato Vettel a Maranello, ma aggiunge: “Ho parlato con Binotto che il giorno prima aveva visto Sebastian. Tutto è stato chiarito. La priorità è sempre quella di fare il bene della scuderia, ma come in ogni squadra Seb vuole battere me e io voglio battere lui, però la priorità è il bene della Ferrari ed è quello per cui tutti lavoriamo”, ha concluso Leclerc.
(ITALPRESS).

FOGNINI E BERRETTINI AI QUARTI A SHANGHAI

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Due italiani ai quarti di finali del “Rolex Shanghai Masters”, penultimo Atp Masters 1000 della stagione dotato di un montepremi di 7.473.620 dollari, che si sta disputando sul cemento della metropoli cinese. Risultato importante, sebbene ancora parziale visto che non c’è da porsi limiti, per Fabio Fognini e Matteo Berrettini che oltre a rimanere in corsa per il titolo fanno passi avanti anche in vista delle Finals londinesi. Il tennista ligure, numero 12 del ranking mondiale e decimo favorito del seeding, ha centrato la qualificazione ai quarti, grazie al successo sul russo Karen Khachanov, numero 9 del mondo e settima testa di serie, battuto con il punteggio di 6-3, 7-5. Prossimo avversario un altro russo, ovvero Daniil Medvedev, testa di serie numero 3, che si è imposto sul canadese Vasek Pospisil con il punteggio di 7-6 (7), 7-5.
Ai quarti, come detto, anche Matteo Berrettini. Il 23enne romano, numero 13 del ranking mondiale e 11esima testa di serie, ha battuto lo spagnolo Roberto Bautista Agut, numero 10 Atp e 8 del torneo, imponendosi con il punteggio di 7-6, 6-4. Ai quarti affronterà Dominic Thiem, che si è aggiudicato al Roland Garros 2018 l’unico precedente.
(ITALPRESS).

FESTIVAL DELLO SPORT AL VIA A TRENTO

Con il convegno dal titolo “Sport Tech Accelerator Network” (The New International Phenomenon), ha preso ufficialmente il via la seconda edizione del “Festival dello Sport” di Trento. Alla presenza, tra gli altri, del vice-presidente del Coni Alessandra Sensini e del direttore SdS Coni, Rossana Ciuffetti, il direttore operativo di Trentino Sviluppo, Paolo Pretti, ha spiegato, dati alla mano, come il Trentino sia la regione ‘perfetta’ per coniugare innovazione, sviluppo e attivita’ sportiva. “Il Trentino e’ una palestra a cielo aperto – ha sottolineato Pretti davanti ad una bella platea di giovani che ha affollato la sala conferenze del Muse – e lo sport puo’ diventare un mezzo importantissimo per lo sviluppo di tutto il territorio”. Trentino Sviluppo, ha ricordato ancora Pretti, “esiste da oltre trent’anni con l’obiettivo di aiutare le idee a diventare start up e ad andare sul mercato, contribuendo alla crescita della nostra impresa, tanto che in Trentino sono registrate ben 152 start up innovative”.
Il Festival dello Sport, ha poi aggiunto Pretti all’ ITALPRESS, “e’ un’occasione importantissima per parlare ad un territorio, il nostro, votato a fare sport, un evento unico nel nostro panorama. Il Festival e’ importantissimo per noi perche’ lo sport e’ un settore di riferimento per il nostro sviluppo”. Di certo, start up e settore Sport Tech, che secondo l’ESTR (European Sport Tech Report) ha attirato 360 milioni di euro all’anno, stanno crescendo sistematicamente e numericamente in Europa. Una tendenza, questa, destinata a proseguire anche nell’immediato futuro.

(ITALPRESS).

AGGRESSORI BORTUZZO CONDANNATI A 16 ANNI

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Condanna a 16 anni e provvisionale di 300mila euro a titolo di risarcimento da discutere davanti al giudice civile. Queste le decisioni del Gup Daniela Caramico D’Auria nei confronti di Lorenzo Marinelli e Daniel Bazzano, gli autori dell’aggressione al nuotatore Manuel Bortuzzo e alla fidanzata Martina avvenuto la notte tra il 2 e il 3 febbraio scorsi in piazza Eschilo, nel quartiere Axa di Roma. Per la giudice Daniela Caramico D’Auria fu un’aggressione premeditata. Non riconosciuti i futili motivi; i due imputati sono stati condannati anche per porto, detenzione e ricettazione d’arma da fuoco. La Procura aveva chiesto una condanna a 20 anni di carcere. Gli aggressori hanno scelto il rito abbreviato che prevede la riduzione di un terzo della pena. “La sentenza non cambia le cose: non mi restituirà certamente le gambe” sottolinea Manuel Bortuzzo.
“In questo momento penso esclusivamente a riprendermi, consapevole che la giustizia debba fare il suo corso. Non mi importa sapere se chi mi ha fatto del male sia punito con 16 o 20 anni di prigione. Nessuna sentenza mi può fare ritornare come prima. So di dovermi confrontare con una realtà diversa, che sto affrontando con positività e determinazione. Il mio sogno è tornare a camminare – si legge sul sito della Federnuoto -. Mi sto impegnando ogni giorno per realizzarlo e gli insegnamenti dello sport mi stanno aiutano in questa nuova dimensione. Il destino non si può cambiare, ma posso indirizzare la mia realtà: non posso fare quello di prima? Farò altre 100mila cose con impegno e sempre col sorriso”.
“La positività con cui Manuel sta affrontando le conseguenze dell’aggressione subita è un esempio per tutti – sottolinea Paolo Barelli, presidente della Federnuoto – La condanna non cambierà la vita di Manuel, ma deve essere un monito, un deterrente e una punizione i più severi possibili perché non è possibile accettare, giustificare, minimizzare o convivere con determinati comportamenti. Manuel è un figlio della nostra grande famiglia e la Federnuoto continuerà a sostenerlo e proteggerlo”.
L’avvocato Massimo Ciardullo, legale di Manuel Bortuzzo, ritiene che “l’impianto accusatorio ha retto, compresa la premeditazione e non sono state riconosciute attenuanti”, poi racconta di aver comunicato al padre di Manuel la sentenza: “mi ha chiesto se era giusta e gli ho detto di sì”. L’avvocato Alessandro De Federicis che, insieme a Giulia Cassaro assiste i due 25enni autori dell’aggressione, informa che ricorrerà in appello.

(ITALPRESS).

BUFFON “CON CONTE INTER RIVALE NUMERO UNO”

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Gigi Buffon è stato nominato oggi Goodwill Ambassador dello United Nations World Food Programme. Il WFP, la principale organizzazione umanitaria e agenzia delle Nazioni Unite, lo ha insignito di questo importante riconoscimento all’hotel Golden Palace di Torino. E all’appuntamento non ha voluto mancare il presidente della Juventus, Andrea Agnelli. Buffon, esordendo nella conferenza stampa, ha raccontato del suo primo approccio al WFP: “Lo conoscevo dal lontano 2003 perché in una partita al Friuli contro l’Udinese, nella quale vincemmo 1-0, entrammo in campo con una maglia con il simbolo del World Food Programme. Allora, però, non avevo la lucidità mentale che ho adesso, ma la conobbi e cominciai a seguire questa associazione che fa solo ed esclusivamente del bene. La nomina? Mi sono ritenuto un privilegiato perché ricevere questo tipo di proposta mi ha reso orgoglioso e ci ho messo poco tempo per accettare la sfida. Non ho l’illusione di poter cambiare il mondo, salvarlo e dare da mangiare a tutta la terra però penso che un piccolo contributo riuscirò a darlo e magari sarà una piccola goccia che verrà presa d’esempio da altri”.
Per il WFP lavorano 17mila persone in 83 paesi nel mondo con obiettivo della fame zero nel 2030. E per Buffon “la nomina di ambasciatore è qualcosa di molto importante, che mi rende orgoglioso. Quello che mi interessa è che mi piacerebbe rimboccarmi le mani e metterle nello sporco, dove ci sono sudore e terra. È l’unico motivo per cui ho accettato questa cosa: per una crescita personale e per vivere esperienze che mi toccheranno e mi segneranno”. L’obiettivo è quello anche di scendere sul campo e non di quello da calcio: “Partendo dal presupposto che il mio lavoro è ancora il calciatore e mi reputo ancora competitivo e godo di ottima salute, penso che ci sarà spazio per andare sul campo e toccare con mano determinate realtà. Fare solo la figurina, non mi riesce”. Altro obiettivo sarebbe quello di coinvolgere qualche collega: “è un qualcosa che può sensibilizzare e il vero è fare emergere questo tipo di problema. Se si è in gruppo si può dare una bella mano”, ha aggiunto il numero 77 della Juventus che ha avuto modo di parlare a margine anche di calcio: “Sono molto concentrato e focalizzato sul campo perché ho delle responsabilità anche lì come le ho sempre avute. E anche se non sono più protagonista assoluto settimanalmente credo che al di là di scendere in campo in tutte le partite il mio ruolo richieda un’attenzione totale, un ruolo che mi gratifica tanto perché non è sicuramente marginale”.
L’annata ha avuto un avvio decisamente positivo per il portiere bianconero e per la sua squadra come testimoniano classifica in campionato e prime uscite in Champions League: “La stagione sta andando molto bene – ha aggiunto -. Sono molto felice perché giustamente all’inizio nutrivo qualche perplessità, qualche dubbio sulla mia accettazione di questo nuovo ruolo, però con molta tranquillità e parlandone anche a casa ho detto ‘secondo me l’unica squadra che può farmi accettare questa cosa in maniera serena è la Juve’. E dopo questa riflessione ho accettato e devo dire di aver avuto ragione. Sono soddisfatto, sono veramente contento per l’armonia che sto rivivendo nello spogliatoio con tutti, per la stima che sento da parte dei miei compagni, per il fatto che posso riabbracciare i miei tifosi, i miei dirigenti, i ragazzi con cui ho condiviso tantissimo dentro e fuori dal campo. Questo era il senso della cosa e per questo sono felice”. In Serie A la prima rivale è l’Inter: “La definisco senza il minimo dubbio la rivale numero uno perché conosco benissimo l’allenatore, il modo di insegnare calcio, ragionare e trasmettere convinzione e voglia di stupire che ha. Conosco benissimo il direttore e anche molti dei loro giocatori che sono di primo livello”.
Buffon ha poi tessuto le lodi di Maurizio Sarri senza dimenticare i predecessori del tecnico nato a Napoli: “Il mister è una persona che ha le idee molto chiare e sono chiare perché ha un percorso da allenatore trentennale. In trent’anni di calcio, di battute d’arresto e grandi gioie, penso sia uno che abbia toccato negli ultimi anni l’espressione massima. Ha un sacco di convinzioni che riesce a trasmettere alla squadra e così sta avvenendo perché c’è la predisposizione da parte del gruppo di voler apprendere qualcosa di diverso rispetto agli utlimi dieci anni, perché tutti parlano solo di Allegri ma prima ci sono stati anche Conte e altri. Credo che questo modo di giocare sia una filosofia che ci piace perché i giocatori hanno bisogno anche di stimoli e le prestazioni vengono di conseguenza”. Infine una riflessione sulla possibilità di tornare ancora una volta a vestire la maglia azzurra: “Ringrazio pubblicamente Mancini perché si dimostra sempre molto attento e delicato nei miei confronti. È un qualcosa di non dovuto e che non cerco e se dovesse accadere, accetterei con grande piacere ma lo accetterei nel momento in cui smetterò di giocare. Prima non avrebbe senso”.
(ITALPRESS).

NICOLATO “IN IRLANDA PER VINCERE E CRESCERE”

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Una partita importante, una prova dura e da superare portando a casa il risultato a le risposte che Paolo Nicolato si attende. Con questo spirito la nuova Under 21 si presenterà domani al Tallaght Stadium di Dublino (ore 21.05 italiane, diretta Tv Rai3) per affrontare l’Irlanda. “Sarà una gara dura perchè l’Irlanda ha buoni giocatori, che stanno facendo bene. Ma anche noi vogliamo fare la nostra partita e cercare di vincere”, ha spiegato Nicolato che vuole conferme dopo la bella vittoria conquistata a Castel di Sangro contro il Lussemburgo (5-0). Adesso gli Azzurrini trovano sulla strada delle qualificazioni europee la nazionale capolista a punteggio pieno del gruppo 1, grazie ai successi con Lussemburgo, Armenia e Svezia. “Sarà un grande momento di confronto per noi, che abbiamo appena iniziato la nostra avventura, un confronto con una realtà molto diversa, ben radicata che lavora insieme da marzo scorso, e che dunque sarà importante per la nostra crescita”.
La condizione fisica dell’Under è comunque motivo di conforto per Nicolato: “Ho trovato i ragazzi bene, con un buono spirito. Sono volenterosi, poi il campo ci dirà qualcosa in più. Li ho visti tutti in forma, sono ragazzi di qualità, e questo mi gratifica molto. Sarà impossibile metterli in campo tutti insieme, ma allo stesso tempo so che tutti potranno essere utili. L’importante è essere umili ed ambiziosi. Abbiamo il test più impegnativo da affrontare in questo momento, siamo fiduciosi e speriamo di fare una buona gara, di mostrare carattere perché, oltre alla qualità, ci vuole anche quello”. Una doppia trasferta – prima Dublino e lunedì prossimo Yerevan contro l’Armenia – da gestire nel giro di pochi giorni. “Non abbiamo avuto molto tempo a disposizione – osserva Nicolato – per prepararci, però ho notato che il gruppo è arrivato con lo spirito giusto, vedo entusiasmo in loro e qualcuno ha iniziato anche a giocare di più in campionato. Il fatto che si giochi in trasferta, con tutte le insidie legate al cambio di clima e al lungo viaggio, da una parte complica e dall’altra stimola. Sono curioso di vedere la risposta della mia squadra sul campo”.
(ITALPRESS).

TECCHI “EPPURE CI CREDEVO NELLE FATE AZZURRE”

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“Eppure ci credevo”. Gherardo Tecchi, presidente della Federazione italiana ginnastica, ispirato dal bronzo a squadre delle azzurre ai Mondiali in terra di Germania, rivela speranze nascoste e delusioni, fatiche passate e progetti, e poi tanti altri sogni da realizzare. Tutto parte da lì, dall’impresa della squadra femminile, insieme a potenze come Stati Uniti e Russia sul podio dal quale ha scalzato nientemeno che la Cina. “Dico la verità – spiega Gherardo Tecchi sul sito della Federginnastica-: la speranza del podio no, ma di un posto nella metà alta della classifica ero convinto. E poi, una volta in quella posizione, tutto può succedere. La trave, per fare un esempio, ha già dimostrato tante volte che qualsiasi risultato diventa possibile per via della tensione nervosa e della difficoltà dell’attrezzo, lì conta l’esperienza, ma anche il coraggio, la voglia di far bene. Le nostre ragazze avevano già dimostrato in passato e anche qui a Stoccarda in qualifica di avere le carte in regola per un ottimo risultato. Il bronzo è stata la ciliegina sulla torta, forse inaspettato, ma sicuramente meritatissimo”.
La sensazione di sorpresa si attenua molto quando si va a ricordare il momento più difficile e drammatico della finale, quello in cui tutte le speranze, tutti i sogni sembravano sul punto di frantumarsi. Elisa Iorio deve prendere almeno 11.367 punti per tenere a distanza la Cina e conquistare la medaglia di bronzo. Sale sulla trave e cade. Parte già con un punto in meno di penalizzazione, ma Elisa Iorio resta in piedi e Tecchi ne è ammirato: “Qualunque altra atleta, persino la più forte del mondo, in quel momento avrebbe avuto un crollo nervoso e sarebbe caduta altre quattro volte. Lei no. Ha fatto vedere quanto è forte, quanto sia fantastica questa squadra composta da giovanissime, tutte sotto i 17 anni tranne una, che si sono dimostrate speciali, che possono farci sognare”. E’ un risultato che, naturalmente, non arriva dal nulla, ma ha ragioni precise e profonde. Il presidente Tecchi tiene a mettere in luce il lavoro di una squadra che, oltre ad atleti e atlete, comprende tante persone: tecnici, medici, psicologo, massaggiatore, dirigenti.
“Il ct Enrico Casella ci ha regalato qualcosa di inimmaginabile. Lui e tutti i suoi collaboratori sono un gruppo eccezionale, come i tecnici Marco Campodonico, Monica Bergamelli, Tiziana Di Pilato, lo psicologo Mauro Gatti, il fisioterapista Salvatore Scintu, il medico Matteo Ferretti, la Biotecna del professor Boschino, tutti i dirigenti che contribuiscono a creare un ambiente in cui gli atleti e le squadre crescono benissimo”. Rimane solo un rammarico, quello della mancata qualificazione della squadra maschile all’Olimpiade di Tokyo 2020. Anche in questo caso, però, a dispetto del risultato, i segnali positivi sono numerosi. “Gli uomini sono stati sfortunati – fa notare Tecchi -, anche per la non felice posizione nel turno di qualifica, “a freddo” proprio all’inizio, per poi ritrovarci ad appena mezzo punto dal dodicesimo posto che sarebbe valso il viaggio a Tokyo. In pratica abbiamo perso 5 centesimi in ogni esercizio rispetto al punteggio che ci avrebbe fatto qualificare, una cosa assurda. Questo gruppo meritava l’Olimpiade, i ragazzi sono stati splendidi. Ma accettiamo il verdetto e impariamo, infatti tutto questo non inficia il lavoro che è stato fatto dopo i Mondiali di Glasgow 2015, quando siamo ripartiti con i più giovani e abbiamo ricreato il settore maschile, i risultati si sono già visti e ne avremo ulteriori conferme. I prossimi mesi saranno importanti per riprendere la strada verso l’alto. Sono sicuro che questa squadra già agli Europei di Parigi dimostrerà il suo valore”.
La crescita tecnica, ovviamente, riguarda anche i singoli. “Intanto, spero tanto in una medaglia di Marco Lodadio agli anelli, se la merita e sarebbe una rivincita dopo la beffa a squadre”. Una parola anche per Giorgia Villa, che ha dimostrato grande maturità nella prova a squadre. “La caratteristica che più mi colpisce è la sua voglia di superarsi anche quando sbaglia. Questo la porterà lontano”. La crescita della Federazione è un argomento che non riguarda solo il presente e il futuro. Tecchi parte dalle fondamenta: “Stiamo celebrando i 150 anni di vita della ginnastica in Italia ed è giusto ricordare chi ha contribuito a far crescere questo sport e la Federazione, come il presidente Agabio, che mi ha preceduto. E poi c’è tanta commozione nel celebrare Bruno Grandi, che abbiamo nel cuore non solo noi italiani, ma anche i rappresentanti della ginnastica in tutto il mondo, come il presidente della Fig, Watanabe, e tutti i dirigenti mondiali. Grandi e Agabio hanno creato la base per l’attuale sviluppo della ginnastica italiana, noi dobbiamo proseguire su questa strada”.

Si parla di un progresso che deve riguardare tutti i protagonisti della ginnastica italiana. “Il nostro movimento è in evoluzione – conclude Tecchi -, con uomini, donne e ritmica che sono scuole consolidate, settori per i quali bisogna allargare sempre più il bacino di appassionati e praticanti, questo è fondamentale per il futuro. La ginnastica italiana crescerà ancora grazie allo sforzo di tutti e all’esempio che viene dai nostri 150 anni di vita. Il 23 novembre ci sarà il Gran Prix al Palalido di Milano, con esibizioni di artistica e ritmica e l’intervento di campioni stranieri, proprio per celebrare questa ricorrenza. Sarà una ulteriore occasione per rendersi conto di come la ginnastica sia stata importante nello sport e anche nella società italiana e come potrà continuare a esserlo per i prossimi 150 anni”.
(ITALPRESS).