La nuova Under 21 di Paolo Nicolato riparte con una vittoria a Catania. Dopo aver accantonato la delusione dell’Europeo casalingo, gli azzurrini guidati dal neo commissario tecnico iniziano la nuova avventura con un’ottima vittoria per 4-0 ai danni della Moldavia grazie ai gol di Scamacca e Tumminello e alla doppietta di Frattesi. Nell’amichevole del Massimino, utile a studiare e a perfezionare nuove soluzioni, l’Under 21 disputa una bella partita senza concedere nulla ai modesti avversari. Tante novità nello schieramento titolare con Nicolato che affida la fascia da capitano a Pinamonti, al centro dell’attacco azzurro con Kean e Scamacca sulle fasce mentre Zaniolo si posiziona nei tre di centrocampo. In panchina, invece, il capitano “annunciato” Locatelli per un affaticamento muscolare, a riposo anche in vista della prima gara di qualificazione al prossimo Europeo contro il Lussemburgo. Nei primi minuti, però, gli azzurrini fanno tanta fatica ad imporsi nella metà campo avversaria. È Kean che prova ad accendere la luce e la prima chance arriva proprio dall’ex Juventus che al 22′ raccoglie un pallone in area di rigore e calcia forte in porta ma trova la pronta risposta del portiere Agachi.
Undici minuti più tardi, al 33′, l’Italia guadagna un calcio di punizione da ottima posizione. Scamacca piazza il pallone con cura, mira l’incrocio dei pali e trova il gol dell’1-0: un gran tiro difficilmente parabile dal portiere soprattutto a causa della deviazione della barriera che ha fatto schizzare la palla contro la parte interna della traversa. Nella ripresa Nicolato mischia le carte e cambia cinque giocatori facendo entrare Maggiore, Tumminello, Sottil, Sala e Frattesi. Al 49′ Maggiore sfiora il palo col mancino mentre al 52′ gli azzurrini trovano il raddoppio grazie a un’ottima discesa di Sala che regala un assist al bacio per Frattesi: comodo tap-in e 2-0, nonché gol all’esordio. Tra entusiasmo e freschezza dei nuovi, l’Italia nel secondo tempo domina agevolmente e strappa grandi applausi: l’asse Sala-Frattesi si rinnova al 63′ e il centrocampista dell’Empoli trova il 3-0 a tu per tu con il portiere. C’è gloria anche per Tumminello che qualche minuto più tardi sfrutta una brutta uscita di Agachi e da fuori area deposita il pallone in rete per il 4-0. E al 90′ cala il sipario tra gli applausi del pubblico del Massimino. Una buona Italia archivia agevolmente la pratica Moldavia ma da martedì, contro il Lussemburgo, si inizierà a far sul serio.
BUON DEBUTTO PER NICOLATO, POKER ALLA MOLDAVIA
AZZURRI FUORI DAI MONDIALI, LA SPAGNA VINCE 67-60
Niente quarti di finale ma un’eliminazione, sì a testa alta che lascia comunque l’amaro in bocca. A Wuxan, nella seconda giornata del Girone J, l’Italbasket, dopo aver perso con la Serbia, si arrende per 67-60 anche alla Spagna, salutando così anzitempo i Mondiali cinesi. Nessun dramma, ovviamente, ma qualche rimpianto c’è per la Nazionale del ct Meo Sacchetti, che gioca alla pari con i più quotati avversari per oltre 39 minuti prima di cedere nelle battute finali. Una Spagna brutta ma cinica approda con la Serbia ai quarti, l’Italia può consolarsi con un torneo tutto sommato onorevole e il conquistato accesso al pre-olimpico che assegnerà il pass per Tokyo 2020. Gli azzurri partono con il ‘solito’ quintetto: Hackett, Belinelli, capitan Datome, Gallinari e Biligha. Una formazione ‘rodata’ che parte a testa bassa anche per demerito della Spagna, che ha un avvio ‘molle’. Rubio e Gasol sono quelli meno ispirati e allora gli azzurri, sospinti da Datome e Belinelli, scappano nello score fino a toccare il +10 (15-5), a quasi 4′ dalla fine del primo quarto, con il ‘muscolare’ Biligha. Guai però a pensare che le ‘Furie Rosse’ sventolino bandiera bianca. Scariolo sa come motivare i suoi, che dopo l’approccio svagato ritorna in carreggiata. Difesa, pressing e scelte al tiro più logiche: gli iberici rimontano fino al 18-18 del primo quarto. L’Italia però non si deprime e resta incollata agli avversari, che con la precisione di Fernandez si affacciano sul +4 (28-24). Rubio sgambetta da terra Gallinari ma per gli arbitri non è antisportivo, il numero 8 di Oklahoma City Thunder prende per mano i suoi e si va avanti spalla a spalla, con la Nazionale che va all’intervallo lungo sul 31-30. Inizio di terzo quarto con gli iberici tonici e implacabili: 46-38 in un attimo o poco più. Sacchetti ‘abbassa’ il quintetto con Della Valle e Brooks, Gallinari fallisce dalla lunetta un’azione da tre, Della Valle colpisce in contropiede: l’Italia torna a galleggiare sul -2 (46-44). Belinelli proprio non carbura ma Hackett risponde presente: la Spagna si affaccia agli ultimi 10 minuti avanti 50-48. Della Valle impatta, l’Italia sembra poter fare la differenza arrivando, con una tripla di Gallinari, anche sul +4 (56-52). Qui, però, l’ingranaggio si inceppa e la Spagna, pià abituata alle partite che contano, fa valere il suo ‘peso specifico’ in difesa e l’attitudine a sfruttare gli errori altrui. Morale: Gasol, a 1′ dall’ultima sirena, firma il parziale di 10-0 (62-56) con cui la Spagna mette in ghiaccio i quarti e condanna l’Italia. Che chiude con un ko di misura (67-60) ma inappellabile. Gallinari termina a referto con 15 punti e Datome con 12 in un incontro ruvido, intenso e che gli azzurri, con un pizzico di ‘cattiveria’ in più, avrebbero potuto anche portare a casa.
LECLERC VOLA NELLE LIBERE DI MONZA, VETTEL TERZO
Primo tempo in mattinata e primo tempo nel pomeriggio: Charles Leclerc continua a essere l’uomo del momento, anche a Monza. Dopo aver conquistato la prima vittoria in carriera a Spa-Francorchamps, il pilota monegasco della Ferrari continua a primeggiare sulla concorrenza conquistando la vetta della classifica tempi in entrambe le sessioni del venerdì del Gran Premio d’Italia. Giro veloce in 1’27″905 in una prima sessione fortemente condizionata dalla pioggia, migliorato successivamente nelle libere 2 con un tempo di 1’20″978. Il distacco nella simulazione qualifica, però, è davvero ridotto tanto che Lewis Hamilton nel pomeriggio è riuscito a piazzare la sua Mercedes in seconda posizione a soli 68 millesimi dal ferrarista. Ma il tempo del pilota campione del mondo è arrivato nella seconda parte del time-attack, con pista maggiormente gommata e con la Ferrari che ormai era passata alla simulazione del long run con entrambi i piloti. È così che Sebastian Vettel, dopo aver occupato la seconda posizione della classifica nella mattinata, nelle seconde libere è stato scavalcato dal britannico, chiudendo con un gap di 2 decimi da Leclerc. A differenza del compagno di squadra, Vettel ha mostrato qualche difficoltà di troppo nell’ingresso curva alla Roggia e all’Ascari con una macchina maggiormente nervosa. Pochi problemi di guida, invece, per la Mercedes che con Hamilton e Bottas (quarto nelle libere 2) hanno cercato di sopperire alla mancanza di velocità sul rettilineo con una buona trazione in curva, specialmente nelle Lesmo. Mercedes che proprio come a Spa-Francorchamps già dal venerdì ha mostrato ottimi tempi soprattutto sul passo gara, nella simulazione con gomma media, mentre la Ferrari è salita coi tempi dopo pochi giri, trovando in Leclerc il miglior ritmo delle due SF90. Venerdì complicato in casa Red Bull con Max Verstappen e Alexander Albon, rispettivamente quinto e sesto, costretti a inseguire i due top-team. Lavoro differenziato per l’olandese che si è concentrato maggiormente sul passo gara considerando la penalità che domenica lo forzerà a partire dal fondo della griglia per aver montato la quarta specifica della powerunit Honda. McLaren sorprendente in mattinata con Carlos Sainz e Lando Norris in seconda e terza posizione nelle condizioni miste, più in difficoltà sull’asciutto. Buon passo della Toro Rosso che piazza entrambe le monoposto in top-10 al termine della giornata con Pierre Gasly settimo e Daniil Kvyat decimo. In mezzo Romain Grosjean (Haas) e Daniel Ricciardo (Renault). Da annotare tre bandiere rosse al mattino a causa di due incidenti contro le barriere da parte di Kimi Raikkonen e Sergio Perez, fortunatamente senza conseguenze, oltre a un testacoda sul cordolo di curva 2 per Pierre Gasly, e una bandiera rossa nel pomeriggio utilizzata per pulire la pista sporca di ghiaia.
NADAL FERMA IL SOGNO DI BERRETTINI AGLI US OPEN
Non è riuscito il miracolo a Matteo Berrettini. Il sogno del tennista romano, secondo italiano a raggiungere le semifinali degli Us Open 42 anni dopo Corrado Barazzutti, si è infranto contro Rafael Nadal: 7-6, 6-4, 6-1 il punteggio per lo spagnolo, che domenica in finale sfiderà per il titolo il russo Daniil Medvedev. Sotto il tetto dello stadio intitolato ad Artur Ashe, chiuso per la forte pioggia caduta su New York, Berrettini non ha affatto sfigurato, giocando un primo set alla pari. Dopo le difficoltà dell’avvio, con diverse palle break annullate peraltro con personalità e persino un set point salvato nel decimo game, l’azzurro ha alzato il livello e ha addirittura “rischiato” di portare a casa il primo parziale: avanti 4-0 e poi 5-2 al tie-break, sul 6-4 Berrettini ha avuto due set point ed è stato anche sfortunato, perché il suo diritto vincente sulla seconda opportunità è finito fuori di poco.
“Il primo set è stato duro, ho avuto tante palle break senza riuscire a sfruttarle – ha osservato Nadal – Nel tie-break ho avuto un po’ di fortuna e sono riuscito a portare a casa il primo parziale, poi la partita è cambiata, ho acquisito maggiore sicurezza e sono riuscito a chiudere in tre set, un aspetto importante”. Nel secondo set Berrettini ha provato a restare in partita, ma nel settimo game ha perso per la prima volta il servizio e da lì in avanti per lo spagnolo la strada si è fatta in discesa. “Se avessi vinto il primo set sarebbe stato meglio, ma dopo il match di Wimbledon contro Federer qui sento di essere cresciuto – ha spiegato il romano – Mi sono trovato bene in campo contro Rafa, ho imparato cose che non si capiscono bene guardandolo giocare in televisione, per esempio il suo servizio è molto fastidioso”. “Berrettini è molto forte – ha riconosciuto Nadal facendo i complimenti al tennista italiano, già certo di scalare diverse posizioni del ranking mondiale avvicinando la top 10 – È già uno dei migliori al mondo e credo abbia un futuro vincente, perché ha tanti anni per crescere ancora”.
Berrettini ha apprezzato i complimenti di Nadal e ora guarda avanti con fiducia. Nella classifica race, che tiene in conto soltanto i risultati dell’anno solare, il romano occuperà lunedì prossimo il nono posto, dunque vicinissimo a una delle prime otto posizioni che garantiscono un posto alle Atp Finals di fine anno, in programma a Londra. “Giocare contro un campione come Nadal in uno Slam e poi ricevere i suoi complimenti fa impressione. Sono contento e ora non mi pongo limiti”, ha concluso Berrettini. Non si pone limiti neppure Nadal, che domenica sera sfiderà Daniil Medvedev con l’obiettivo di conquistare il 19^ Slam in carriera e avvicinare Roger Federer, recordman con 20 majors già in bacheca. Non sarà facile contro il giovane russo, che sta vivendo un momento di forma incredibile: dopo le finali raggiunte a Washington e Montreal, Medvedev ha vinto il Masters 1000 di Cincinnati e a New York, in semifinale, si è sbarazzato in tre set (7-6, 6-4, 6-3) di Grigor Dimitrov, giustiziere di Federer nei quarti. Ma Nadal non vuole mancare l’ennesimo appuntamento con la storia.
SI RITIRA ETO’O, HA VINTO IL ‘TRIPLETE’ CON BARÇA E INTER
Forse il miglior calciatore africano di sempre, di sicuro uno dei più forti. Con una bacheca ricca come pochi, Samuel Eto’o dice basta. A 38 anni per l’attaccante camerunense è arrivata “La fine. Ora una nuova sfida. Grazie a tutti”, il breve messaggio via social con cui annuncia il suo addio al calcio giocato. Una carriera straordinaria la sua, iniziata alla Kadji Sports Academy nella sua Douala, prima dell’arrivo, ad appena 16 anni, nelle giovanili del Real Madrid. I blancos, però, non crederanno mai fino in fondo nelle sue qualità e dopo vari prestiti, Eto’o trova la sua dimensione ideale al Maiorca: ci resta 4 anni, i gol aumentano stagione dopo stagione, e nel 2004 arriva la prima grande svolta della carriera, il Barcellona. In cinque stagioni in blaugrana vince e rivince tutto: due Champions, due campionati, una Coppa del Re, due Supercoppa di Spagna, per un totale di 108 gol in 144 gare e tre dei quattro Palloni d’Oro africani che conquisterà in carriera, un record. Il quarto arriva nel 2010, con l’Inter: scaricato da Guardiola che gli preferisce Ibrahimovic, Eto’o fa le fortune dei nerazzurri sotto la guida di Josè Mourinho. Il camerunense accetta di giocare più lontano dalla porta, sacrificandosi sulla fascia, ed è anche grazie a lui che arriva il ‘Triplete’, impresa che a Eto’o era già riuscita in blaugrana nel 2009. Non è un caso che sia Barcellona che Inter, subito dopo l’annuncio, abbiano usato la stessa frase per ricordarlo: “Momenti indimenticabili”. In nerazzurro ci resta due anni, poi un lungo girovagare fra Russia (Anzhi), Inghilterra (Chelsea ed Everton), ancora Italia (Sampdoria), quindi Turchia (Antalyaspor e Konyaspor) e Qatar, dove gioca quella che è diventata la sua ultima stagione con la maglia del Qatar Sports Club. In mezzo anche un’esperienza da allenatore-giocatore (Antalyaspor) e i successi in nazionale: due Coppe d’Africa (2000 e 2002) di cui è ancora oggi il miglior cannoniere di sempre (18 reti) e l’oro olimpico conquistato a Sydney nel 2000. Ma dopo oltre vent’anni di carriera, 13 maglie indossate, 718 partite e 359 gol, arriva il momento di voltare pagina. Samuel Eto’o non sa ancora quale sarà il prossimo capitolo, di sicuro nessuno meglio di lui sa come si fa a scrivere la storia.
MANCINI “GARA TOSTA, MA IN FINLANDIA PER VINCERE”
Da Yerevan a Tampere. Poco tempo per allenarsi, stanchezza da smaltire e dubbi di formazioni da sciogliere e che nascono proprio in considerazione delle condizioni fisiche del gruppo. Roberto Mancini ha grande rispetto per la Finlandia che la sua Italia affronterà domani, sa che i suoi ragazzi non si presenteranno all’appuntamento nelle migliori condizioni fisiche possibili, ma tutto questo non sposta nulla riguardo all’obiettivo: “Siamo qui per vincere”, sottolinea convinto il commissario tecnico di una Nazionale che finora, in queste qualificazioni, ha sempre vinto stabilendo il record, nella storia azzurra, dei 5 successi consecutivi nella corsa agli Europei. Vuole il sesto il Mancio, anche per staccare la più diretta inseguitrice, quella Finlandia che ha perso una sola gara: la prima in casa degli azzurri sotto i colpi di Barella e Kean. Da allora la squadra del Ct Kanerva non ha più subito gol e grazie alle reti del bomber Teemu Pukki (4 reti) ha battuto Bosnia, Liechtenstein e Grecia. “Hanno una condizione fisica migliore della nostra – ha spiegato in conferenza stampa Mancini -, qui non hanno mai subito gol, è una squadra quadrata e compatta. Sarà una gara molto difficile, una partita tosta, ma siamo venuti qui per vincere”.
“Questa gara per ora è sicuramente la più difficile, arriva in un momento delicato per la Nazionale perché siamo all’inizio della stagione. La Finlandia sta facendo benissimo nel gruppo, sta meritando il secondo posto e ha la possibilità di qualificarsi”, dice Mancini che domani dovrà rinunciare allo squalificato Verratti. Al suo posto spazio a Stefano Sensi e nell’11 iniziale ci sarà spazio anche per Lorenzo Pellegrini, autore del gol del 2-1 in Armenia. “Ha possibilità di giocare – conferma il Ct riferendosi al romanista – più in mezzo al campo che in avanti. Abbiamo ancora due allenamenti, qualche giocatore stanco c’è e dobbiamo fare delle valutazioni. Sicuramente farò dei cambi. Vediamo come stanno Belotti, Chiesa e Bernardeschi. Siamo all’inizio della stagione, giocare due partite e affrontare due viaggi così è abbastanza pesante”. Dopo aver faticato a trovare la via del gol all’inizio (8 reti nelle prime 9 partite), la Nazionale di Mancini in queste qualificazioni ha già centrato per 16 volte la porta: “Era solo una questione di tempo, prima non riuscivamo a segnare ma avevamo le occasioni”.
In Armenia tra i migliori l’esterno del Chelsea, Emerson Palmieri (“è migliorato molto, ma era un buon giocatore già quando era a Roma”), bene anche la fase difensiva, anche se sul primo gol Romagnoli e Bonucci potevano fare meglio. “Abbiamo concesso poco, giusto un paio di contropiede. Quando si gioca dopo tanti mesi ci possono essere degli errori di posizione”. A proposito di Bonucci, Mancini torna sull’espulsione di Karapetyan dopo un contrasto con il capitano azzurro (eccessivo il secondo giallo per il centravanti armeno). “Non ho rivisto le immagini e non so se è stato colpito, ma l’arbitro era lì. Deve fare attenzione perchè è il capitano, io comunque speravo che l’attaccante non venisse espulso per continuare a giocare 11 contro 11, in 10 invece si sono chiusi in difesa”. Il sesto successo per miglorare un primato, ma anche per ipotecare il discorso qualificazione. “Vincere ci darebbe la possibilità di provare qualche ragazzo di qualità, che potrebbe tornarci utile in futuro. Poi dovremmo vincere ugualmente per il ranking e per il sorteggio del Mondiale”.
Al fianco di Mancini, il centrocampista del Chelsea, Jorginho, regista di una Nazionale che punta sul palleggio e sulla tecnica dei suoi centrocampisti. “Ho la caratteristiche giuste per fare quello che mi chiede il Ct, mi sta dando fiducia e sto dimostrando sul campo di meritarla. A prescindere di chi giocherà domani, andremo in campo per vincere. La Finlandia non è una sorpresa: ha giocatori di qualità, sono davvero un bel gruppo”, ha dichiarato l’ex Napoli, entusiasta della sua avventura in Premier League. “È il campionato che ti dà di più, l’anno che ho vissuto è stato fondamentale per la mia crescita anche a livello difensivo”. E in Premier gioca proprio Pukki, l’uomo più rappresentativo della Finlandia e che ha segnato cinque reti nelle prime quattro giornate di campionato con il Norwich. “È l’elemento più importante per loro, un attaccante completo. Ha tempi di inserimento, senso della posizione, corre, pressa, non si ferma mai. Sa proteggere palla, mette in porta i compagni, è veramente pericoloso. Si è visto nelle ultime partite, non è un caso sia tra i capocannonieri della Premier”. In 18 presenze in Nazionale, Jorginho ha segnato un solo gol, il rigore trasformato nel match di Nations League con la Polonia. “Un gol domani? Magari, ma sarei più felice di uscire da qui con i tre punti”.
(ITALPRESS).
NIENTE FINALE EUROPEA PER LE AZZURRE DEL VOLLEY
Il sogno di volare sul tetto d’Europa si smorza ad un passo dal grande obiettivo. L’Italvolley femminile paga i tanti errori commessi e si arrende in semifinale per 3-1 (25-22, 25-21, 21-25, 25-20), dopo 102 minuti di gioco effettivo, alla Serbia in una riedizione dell’ultima finale mondiale, vinta dalla selezione di Terzic al tie-break. Stavolta, sul parquet della Sport Hall di Ankara, il divario è più netto: un ‘esame’ di coscienza si potrà fare solo di lunedì, perché la Nazionale del ct Mazzanti domani dovrà comunque contendere il bronzo alla Polonia, uscita sconfitta contro la Turchia per 3-1 (25-17, 25-16, 14-25, 25-18) nella seconda semifinale. Paola Enogu svetta con 26 punti contro i 22 punti di Boskovic ma stavolta, nonostante il bel bottino, non riesce ad evitare degli errori sotto rete che pesano come macigni. I primi due set sembrano quasi in fotocopia. Partenza lanciata delle azzurre, serbe che lentamente assorbono il gap, agganciano le avversarie e fanno la differenza nel finale. Boskovic è spesso il perno del gioco delle iridate, Busa è precisa al servizio, Mihajlovic sa come alzare le braccia a rete. L’Italia, invece, è troppo Egonu-dipendente: la 20enne opposto di Conegliano fa il bello ed il cattivo tempo ed è troppo umorale, anche nelle scelte, per dare continuità all’attacco tricolore. E così, la Serbia si ritrova presto sul 2-0 (25-22, 25-21), con la fuoriclasse veneta, di origini nigeriane, che nel secondo parziale spinge le sue fino al 7-4 prima di essere decisiva, in negativo, nelle battute conclusive, con due errori pesanti che condannano l’Italia al doppio svantaggio. Cambia il copione nel terzo parziale, con la Serbia avanti 8-5 prima del super lavoro di Chirichella e Egonu (8-8). Un raro errore di Mihajlovic regala il +2 alle azzurre (11-9), un ace di Sorokaite e una zampata di Sylla valgono il 23-19. Qui sale in cattedra Egonu, che firma le due ultime schiacciate per il 25-21 che rimette in corsa le ragazze di Mazzanti. Che però, nel quarto set, mancano di lucidità e convinzione nei momenti topici. Serbia avanti 16-11, poi 20-14. Fahr e Nwakalor portano freschezza in un sestetto che prova a rilanciarsi sino al -2 (20-18), Egonu invece non evita altri sbagli e, dopo un’invasione a rete, da’ il via libera alla Serbia, che chiude il parziale 25-20 e si procura la possibilità di conferma il titolo vinto due anni orsono. Per l’Italia, oro continentale 2007 e 2009, c’è la chance di un bronzo più che onorevole.
CAOS NELLE QUALIFICHE MA LECLERC SI PRENDE LA POLE
Charles Leclerc ancora in pole, nonostante tutto e tutti. Il pilota monegasco della Ferrari, vincitore dell’ultimo GP a Spa-Francorchamps, torna a primeggiare sulla concorrenza anche al Gran Premio d’Italia conquistando la pole position, la quarta della sua giovane carriera. Un vero e proprio Far West sul tracciato di Monza con team e piloti protagonisti di uno dei più brutti finali di qualifica nella storia della Formula 1. Il gioco di scie, le strategie differenziate e la paura di concedere il fianco al proprio avversario in un tracciato ad alta velocità ha beffato team e piloti che si sono trovati a sgomitare nel bel mezzo di un ultimo giro di Q3 che non ha regalato il consueto pathos della lotta per la pole. Il traffico e il nervosismo di non poter raggiungere la linea del traguardo nelle condizioni ideali per poter provare un ultimo attacco al tempo si è trasformato in un nulla di fatto: sette piloti su nove a bandiera (fatta eccezione per Raikkonen finito contro le barriere qualche minuto prima) e solamente due, Sainz e Leclerc, con la possibilità di migliorare il proprio piazzamento. Un caos che ha finito per ingarbugliare gran parte dei piloti, insoddisfatti di fronte alla propria qualifica “incompleta”, e che ha avvantaggiato Leclerc, bravo a conquistare il giro veloce al primo tentativo.
Pole position in 1’19″307 per il monegasco che per una manciata di millesimi è riuscito a battere le due Mercedes di Lewis Hamilton (+0″039) e Valtteri Bottas (+0″047) regalando così un’esultanza da stadio al folto pubblico di Monza. “È incredibile, è un onore essere in pole davanti a questi tifosi – ha dichiarato Leclerc riferendosi alla Marea Rossa dell’Autodromo – Ma è un peccato che alla fine ci sia stato tanto caos, spero di poter vincere proprio come ho fatto a Spa”. Quarta pole in carriera nonché quarta pole stagionale, proprio come Hamilton e Bottas. Da sottolineare ancor di più il netto 7-0 su Vettel nelle ultime sette sessioni di qualifica dove il tedesco non è riuscito a prevalere sul giovane compagno di squadra. Ma anche a Monza, Vettel ha tanto da recriminare: “Leclerc doveva starmi davanti fin da subito perché alla fine non ho avuto scia e questo ha fatto la differenza per la pole – ha dichiarato il tedesco – Se sono felice del quarto posto? La macchina mi ha dato buone sensazioni ma per domani sarebbe stato più semplice partire davanti”. Un mezzo pasticcio, dunque, anche per la Ferrari che a Monza era arrivata con la speranza di registrare una doppietta in qualifica come confermato da Mattia Binotto.
“Capisco la frustrazione di Vettel, le cose non sono andate come avevamo previsto – ha analizzato il team principal della Rossa – Ma la situazione non si complica perché partendo primo e quarto si può fare bene”. Tutto rinviato alla gara domenicale con la Ferrari a caccia della seconda vittoria stagionale anche per sfatare uno scomodo tabù che vede il Cavallino a secco di vittorie a Monza dal 2010.










