Una cinquina per entrare nella storia e che avvicinerebbe ancor di più gli azzurri agli Europei del 2020. Questo l’obiettivo della Nazionale di Roberto Mancini che domani affronterà a Yerevan l’Armenia del neo-giallorosso Mkhytaryan. Centrare il quinto successo consecutivo nel girone, sarebbe un record nella storia azzurra agli Europei e significherebbe pass ipotecato. Reduce da una striscia di 34 gare utili nelle qualificazioni europee (28 vittorie, le ultime 8 di fila, e 6 pareggi), l’Italia è imbattuta da 13 anni in trasferta (ultima sconfitta il 6 settembre 2006 a Parigi con la Francia) e nell’unico precedente in Armenia è tornata a casa con una vittoria, un 3-1 nelle qualificazioni al Mondiale del 2014 santificato dalle reti di Pirlo, De Rossi e Osvaldo. Il gol del momentaneo pareggio lo realizzò Henrickh Mkhitaryan, il neo romanista stella indiscussa di una nazionale relegata al 98° posto del ranking Fifa, ma a sorpresa terza nel Gruppo J a quota 6 punti grazie ai successi con Liechtenstein e Grecia.
“Il nostro obiettivo – ha dichiarato Mancini in conferenza stampa, spiegando di avere un solo dubbio di formazione – è raggiungere il prima possibile la qualificazione all’Europeo e queste sono due partite fondamentali. Siamo riusciti a fare bene fino ad oggi, ora ci ritroviamo dopo quattro mesi e non saremo al massimo della forma fisica, ma abbiamo altre armi con cui sopperire. A livello fisico l’Armenia è più avanti di noi, visto che in tanti giocano in campionati che sono già arrivati a metà. Il meglio lo esprimono in avanti, dove hanno quattro giocatori con caratteristiche tecniche importanti e molta velocità. Arrivano da un’ottima partita giocata ad Atene e sono in corsa per la qualificazione. Servirà una grande partita, dovremo mettere le cose in chiaro subito e incontreremo delle difficoltà se la giocheremo pensando che possa essere una partita semplice”.
Da Chiellini e De Sciglio, da Cristante a Lorenzo Insigne, negli ultimi giorni Roberto Mancini ha perso diversi giocatori per strada: “Sono molto dispiaciuto per i tre infortunati gravi che abbiamo avuto (Chiellini, Piccini e Pavoletti), gli altri sono malanni che per fortuna passano in fretta”.
“Alcuni giocatori, ad esempio quelli del Torino, sono per forza di cose più avanti, ma la priorità è ricominciare dal secondo tempo contro la Bosnia, da quella mentalità offensiva. Un po’ di difficoltà le avremo, come le abbiamo avute contro la Finlandia. Dovremo dare il meglio nei momenti di difficoltà”. Con Chiellini fermo ai box, la fascia di capitano sarà sul braccio di Leonardo Bonucci: “Facciamo un grosso in bocca al lupo a Giorgio – il saluto di Bonucci – sicuramente mancheranno la sua esperienza e la sua leadership, il saper gestire dei momenti della partita e la capacità di aiutare i compagni. Ci auguriamo di ritrovarlo al più presto, lo aspettiamo a braccia aperte”. Scendendo in campo con Armenia e Finlandia, Bonucci raggiungerebbe Alessandro Del Piero al decimo posto nella classifica delle presenze in maglia azzurra (91): “Siamo qui per vincere – avverte il difensore – ma dobbiamo stare attenti all’Armenia. Hanno giocato una buona partita in Grecia, domani saranno molto motivati e sono in forma. L’ultima volta che abbiamo incontrato l’Armenia a Napoli finì 2-2 e quel pari ci tolse la possibilità di essere teste di serie al Mondiale brasiliano, complicandoci il cammino”.
(ITALPRESS).
MANCINI “NON AL TOP IN ARMENIA, MA SIAMO L’ITALIA”
NUOTO PARALIMPICO, ITALIA PRONTA PER I MONDIALI
Ventidue atleti e un obiettivo comune e ambizioso: migliorare lo storico risultato ottenuto nel 2017 ai Mondiali di Città del Messico, quando arrivarono 38 medaglie e il terzo posto del medagliere alle spalle di Cina e Stati Uniti. L’Italia del nuoto paralimpico sogna in grande ed è carica alla vigilia dei Campionati del Mondo, in programma a Londra dal 9 al 15 settembre. L’appuntamento iridato rappresenta un momento “essenziale nella vita di questi atleti e nel percorso verso Tokyo 2020”, ha ricordato il presidente del Cip Luca Pancalli nel corso della presentazione della Nazionale azzurra, che si è svolta questa mattina proprio nella sede del Comitato Paralimpico, a Roma. “Questi ragazzi rappresentano l’immagine di un’Italia vincente, di una Federazione vincente, la Finp, che ha saputo crescere in questi anni e far parlare di sé”, ha detto ancora Pancalli.
Al London Aquatics Centre, sette anni dopo la Paralimpiade, scenderanno in acqua 651 atleti in rappresentanza di 81 nazioni, e le medaglie in palio peseranno ancora di più: i Mondiali inglesi, infatti, assegneranno i primi pass per i Giochi Paralimpici del 2020. Si torna in acqua proprio a Londra, dove tutte le gare sono già “sold out”, la città che ha segnato un passaggio storico “per la famiglia paralimpica internazionale, uno spartiacque”, ha ricordato ancora Pancalli parlando dei Giochi 2012. Londra che ha accettato di ospitare questi Mondiali in corsa, quando il Comitato Paralimpico Internazionale ha deciso di toglierli alla Malesia, che aveva vietato l’ingresso nel paese agli atleti israeliani. “Il mondo paralimpico abbatte le barriere, non le crea. E noi torneremo dunque a Londra grazie alla sensibilità sportiva del mondo britannico”, ha evidenziato ancora il numero uno del Cip. L’obiettivo degli azzurri, dunque, è dimostrare ancora una volta il valore della “famiglia” paralimpica italiana. “Vogliamo migliorarci e andare avanti – ha detto il Presidente della Finp Roberto Valori – Negli ultimi anni abbiamo fatto un grande lavoro, soprattutto sui giovani, e al momento abbiamo il numero più alto di sempre a livello di atleti. Questo ci fa ben sperare in vista di Tokyo2020, perché alle Paralimpiadi vogliamo essere davvero tanti”.
Ai Mondiali, intanto, gli azzurri saranno in 22. Dodici i ragazzi (Simone Barlaam, Federico Bicelli, Francesco Bocciardo, Vincenzo Boni, Simone Ciulli, Antonio Fantin, Riccardo Menciotti, Efrem Morelli, Federico Morlacchi, Stefano Raimondi, Fabrizio Sottile, Salvatore Urso), dieci le ragazze (Alessia Berra, Monica Boggioni, Giulia Ghiretti, Carlotta Gilli, Xenia Francesca Palazzo, Angela Procida, Alessia Scortechini, Arianna Talamona, Giulia Terzi e Arjola Trimi), tutti pronti a dare il massimo. A cominciare dal portabandiera azzurro, Vincenzo Boni, emozionato e orgoglioso nel ricevere il tricolore dal presidente Valori. “Per me è un grandissimo onore. Sappiamo che il Mondiale preolimpico è importantissimo, ci sono in palio dei posti per Tokyo2020 e questo ci darà spinta in più – ha detto Boni, bronzo alle Paralimpiadi di Rio 2016 – Darò il 101% in acqua e tutti daremo tutti il massimo per questa grande famiglia che è la nostra Federazione”. Una Nazionale pronta a portare a casa risultati importanti, dopo aver “acquisito maggiore consapevolezza”, ha ricordato il Coordinatore Tecnico Riccardo Vernole. “Non sarà facile ripetere quanto accaduto due anni fa, sono entrate in gioco nazionali forti, ma i nostri successi ci hanno dato la forza e la convinzione che possiamo fare ottime cose”, ha detto Vernole. Occhi puntati, dunque, sul London Aquatics Centre, dove da lunedì prossimo l’Italia del nuoto paralimpico è pronta per l’ennesima sfida.
BERRETTINI EPICO, È IN SEMIFINALE AGLI US OPEN
Matteo Berrettini approda in semifinale agli Us Open, quarto e ultimo Slam stagionale in corso sul cemento di Flushing Meadows. Nei quarti di finale, il 23enne tennista romano, numero 25 del ranking Atp e 24esima testa di serie del seeding, si è imposto sull’Arthur Ashe Stadium con il punteggio di 3-6 6-3 6-2 3-6 7-6 (5), dopo quasi quattro ore di gioco, sul francese Gael Monfils, numero 13 del mondo e 13esima forza del tabellone. L’azzurro, che ha fallito quattro match point nel quinto set, prima di imporsi per 7-5 nel tie break decisivo, sfiderà per un posto in finale lo spagnolo Rafael Nadal, numero 2 del mondo e del seeding, vincitore sull’argentino Diego Schwartzman per 6-4 7-5 6-2. Fra i due non ci sono precedenti. Berrettini, che lunedì migliorerà il suo best ranking (dovrebbe diventare minimo numero 13 Atp), entra così nella storia, eguagliando Corrado Barazzutti, semifinalista agli Us Open del 1977 (ultima edizione a Forest Hills, dove si giocava sulla terra verde), battuto da Jimmy Connors. Il capitolino “imita” il suo capitano di Davis e diventa il quarto italiano nell’Era Open (cioè dal 1968) a centrare una semifinale Slam (dopo Panatta, che al Roland Garros ha vinto il titolo nel 1976 ed è stato semifinalista nel 1975 e nel 1973; Barazzutti, in semifinale agli Us Open nel 1977 e a Parigi nel 1978; Cecchinato, semifinalista al Roland Garros lo scorso anno). Di questi è il più giovane, con i suoi 23 anni. “Non so cosa dire, in questo momento non ricordo nessun punto… Ricordo il doppio fallo sul primo match point”. Berrettini è sfinito ma contento dopo l’approdo in semifinale agli Us Open ai danni di Gael Monfils. “Che lotta, complimenti a Monfils, mentre stavo giocando pensavo anche che ero spettatore di una delle partite più belle che avessi mai visto. Sono contentissimo – prosegue il 23enne tennista romano rispondendo alle domande a caldo dello speaker delll’Arthur Ashe Stadium – I match point falliti? Sono stato fortunato, io ne ho avuto, lui no. Ed è ancora meglio quando vinci, anche se ero un po’ teso… Sono fiero di me stesso, nel quinto ho perso due volte il servizio, questa vittoria è una cosa bellissima per me, per la mia famiglia e per il mio team. E il torneo – conclude l’azzurro – non è ancora finito”.
L’UNDER 21 RIPARTE DA NICOLATO “BEL GRUPPO”
La vigilia delle prime volte. Sarà domani la prima volta a Catania per un Under 21 azzurra, e sarà la prima volta per il Ct Nicolato alla guida degli azzurrini. Emozione zero, o almeno così pare, sul volto del Ct Nicolato. Emozioni tante, tra la gente catanese che attende con ansia il match di domani tra Italia e Moldavia. Oggi gli azzurrini si sono allenati a Torre del Grifo, e non allo stadio “Massimino” come da programma, considerata la tanta pioggia caduta nelle scorse ore su Catania e provincia. Dopo la seduta odierna, alla vigilia della sua prima panchina sull’Under 21, il Ct Paolo Nicolato ha sviscerato alcuni temi, a cominciare dal gruppo azzurro che si sta formando e che lui stesso sta plasmando. “Ho trovato dei ragazzi che hanno voglia di essere qui in Under 21, e che vogliono rimanerci a lungo. E’ una cosa importante e in questa fase di apprendimento è fondamentale la conoscenza. Cercheremo insieme di proseguire il lavoro che abbiamo già iniziato anni fa, e di mantenere la stessa filosofia e lo stesso atteggiamento che ci ha permesso di farci volere bene dalla gente. Ecco l’obiettivo è che questo affetto nei nostri confronti continui”.
Ha avuto poco tempo Nicolato per preparare il gruppo, ma già si pone degli obiettivi a breve termine. “Ho chiesto a tutti i nostri calciatori di non avere paura di sbagliare, qualcuno è un po’ teso e lo capisco perchè è all’esordio, ma ho detto loro che gli errori di domani pomeriggio li utilizzeremo per cercare di costruire qualcosa di importante per il futuro. Niente può nascere perfetto, dobbiamo tentare di costruire qualcosa che passi anche dagli errori. Mi aspetto che la squadra giochi serena”. Del modulo si sa poco, ma Nicolato qualcosa ha svelato. “La cosa certa è che cominceremo con la difesa a quattro, ho scelto di abbandonare il 3-5-2 perchè siamo una squadra molto tecnica e ho sempre creduto che la cosa migliore da fare fosse quella di sfruttare al meglio le caratteristiche di ogni calciatore che ho a disposizione. Voglio un baricentro alto e un gioco offensivo”. E chi lo ha detto che in Italia non ci siano più, buoni attaccanti? Da questa squadra potranno venire fuori calciatori per la Nazionale maggiore, Nicolato ne è certo.
“In attacco ho ragazzi con potenzialità, tutti quelli che ho convocato hanno grandi qualità, alcuni di loro si sono già messi in mostra anche nelle selezioni precedenti. Inoltre ora abbiamo la fortuna che gli attaccanti giocano con continuità nei club, perchè in passato il problema più grande era che i nostri, avessero un minutaggio più basso rispetto ai nostri avversari e questo condizionava fortemente ogni gara. Quello che conta sono le partite giocate e devo dire che tra tutti i reparti, quello d’attacco è quello con più minutaggio”. Aggressione, riconquista, baricentro alto e giocare nella trequarti avversaria. Questi sono i concetti sui quali sta premendo Nicolato, senza dimenticare però l’atteggiamento mentale. “Non dovremo essere presuntosi, non basta più chiamarsi Italia per vincere le partite. Il calcio è ormai di dominio mondiale e allora mi pacerebbe che già da domani al Massimino la squadra mi faccia vedere la determinazione giusta. Non voglio vedere calciatori che pensino di essere superiori agli altri, voglio vedere calciatori che dimostrino in campo di esserlo”.
(ITALPRESS).
MONZA SOGNA CON LE ROSSE, VETTEL “DIREMO LA NOSTRA”
La gara di casa per tornare alla vittoria. La Ferrari ha rotto il digiuno domenica scorsa a Spa con Leclerc ma ora tocca a Sebastian Vettel ritrovare quel successo che gli manca ormai da un anno, dal Gp di Belgio di 12 mesi fa. E quale occasione migliore di Monza? Sul circuito brianzolo il tedesco ha già vinto tre volte ma mai da quando è alla Ferrari. “Non c’è bisogno di ricordare l’importanza del Gran Premio d’Italia per la Ferrari, è la gara più importante della stagione per noi e qui ho tanti ricordi, a partire dalla mia prima vittoria in Formula Uno nel 2008 – sottolinea il quattro volte iridato – Qui con la Ferrari sono salito sul podio ma mai sul gradino più alto. È una gara importante per noi, sono certo che il pubblico ci darà una bella spinta ed è l’occasione giusta per dare qualcosa in più. Speriamo di fare qualcosa di ‘pesante’, abbiamo una bella opportunità e pensiamo di essere pronti ma non la vedo come un’occasione da o la va o la spacca, ci sono ancora tante gare davanti e poi ci sono tanti elementi che possono fare la differenza in un Gp. Dobbiamo essere cautamente ottimisti e realisti, cercando di partire davanti per avere le opportunità migliori”. Sulle chance di vincere, insomma, Vettel preferisce non sbilanciarsi. “Non posso fare previsioni ma, essendo una pista simile a livello di assetto delle macchine, speriamo di essere competitivi come a Spa. In qualifica sembriamo avere un certo vantaggio ma in gara i valori si riavvicinano molto con la Mercedes. La chiave sta nel capire come gestire le gomme, trovare l’assetto giusto per essere a nostro agio e tirare fuori il massimo dalla macchina. Mi aspetto una battaglia serrata ma penso che potremo dire la nostra”. A Spa Vettel si è ritrovato a fare il ‘gregario’ di Leclerc ma fra i due corre buon sangue. “Il mio rapporto con Leclerc rispetto a Raikkonen? Ci sono più parole… – sorride il tedesco – Cerchiamo di collaborare per spingere il team, la macchina non è ancora al livello che vorremmo, non è una macchina in grado di vincere tutte le gare, ma penso che un giorno l’avremo e potremo lottare ovunque per vincere. Non abbiamo fatto la stagione che volevamo, abbiamo iniziato bene la seconda metà ma dobbiamo essere realisti: la Mercedes è sempre la favorita perchè è nella posizione di vincere ogni gara, qualcosa che a noi manca e che dobbiamo raggiungere”. Di sicuro “Leclerc può aver sorpreso molte persone al di fuori del team ma dentro la Ferrari lo conosciamo, era chiaro che avesse molto potenziale ed è bello vedere che abbia subito trovato il passo dei migliori. È importante che collaboriamo e fin qui le cose hanno funzionato bene. A Spa è stato un weekend importante per lui, era distrutto per la scomparsa di Antoine ma ha trovato la sua prima vittoria e sono sicuro che ce ne saranno ancora tante per lui”. E a proposito della morte di Hubert, “quello che è successo sarà esaminato in modo dettagliato ma tirare delle conclusioni ora non sarebbe giusto”.
Non vede l’ora di scendere in pista a Monza, per la prima volta al volante di una Rossa, Charles Leclerc. “Da nessuna parte si vede la passione che c’è fra la gente di Monza e guidare qui con la Ferrari è speciale”. Un appuntamento che arriva a pochi giorni dal suo primo successo in Formula Uno, ottenuto domenica scorsa in Belgio. “‘ stato un weekend molto difficile, sapevamo che anche con le prestazioni che avevamo sarebbe stato complicato perchè le Mercedes erano molto forti sul passo gara – racconta – Ma abbiamo messo insieme tutto e c’è stato un grande lavoro di squadra, sia mio che soprattutto di Sebastian, che ha tenuto Hamilton dietro per un paio di giri e mi è stato di aiuto. Sono contento di aver centrato questa prima vittoria, è sempre difficile fare il primo passo ma quando ci riesci ti togli un bel peso e di questo sono fiero. Ma non c’è molto tempo per pensarci ancora, siamo qui e dobbiamo concentrarci sul lavoro da fare a Monza”. E tornando su Vettel, Leclerc assicura che “il rapporto è buono, abbiamo trovato il giusto compromesso fra competizione e collaborazione per migliorare la macchina e lavorare per il team. Ogni volta che siamo in pista io voglio battere lui e lui vuole battere me ma fuori condividiamo informazioni, parliamo, cerchiamo di fare del nostro meglio per aiutare il team a portare la macchina dove vorremmo che fosse. Un voto alla mia stagione fin qui? Le prime gare sono state da 6, poi penso di essere salito a sette e mezzo e ora voglio migliorare ulteriormente questo voto”. Non può mancare un ricordo di Antoine Hubert, scomparso lo scorso sabato a Spa in F2. “Sono sempre stato consapevole che questo è uno sport pericoloso ma tutti cerchiamo di dare il massimo, quando sali in macchina devi gareggiare spingendo il più possibile. Sono sempre stato conscio che ci siano dei rischi anche se poi è uno shock quando succedono certe cose”.
ITALIA VINCE IN RIMONTA A YEREVAN, 3-1 IN ARMENIA
Cinque su cinque. Record nelle qualificazioni e pass per Euro2020 sempre più vicino. L’Italia di Roberto Mancini vince 3-1 a Yerevan, ma il successo in Armenia è stato tutt’altro che semplice. E’ arrivato in rimonta e soltanto a 13 minuti dal termine, seppur in 11 contro 10 per tutta la ripresa, è arrivata la rete dell’1-2. Obiettivo centrato, comunque, dagli azzurri che seppur in una condizione non ottimale visto il periodo della stagione, vincono su un campo difficile e contro un avversario non di grande qualità, ma di tutto rispetto.
Il “Mancio” conferma il 4-3-3 con Donnarumma tra i pali, linea a 4 formata da Florenzi, Bonucci, Romagnoli ed Emerson, in mezzo Verratti, Jorginho e Barella, quindi tridente Bernardeschi-Belotti-Chiesa. Armenia in campo con il 4-2-3-1 che ha nel nuovo acquisto della Roma, Mkhitaryan, il trequartista alle spalle dell’unica punta Karapetyan. Quattro vittorie in altrettante gare per gli azzurri, buon momento per gli armeni reduci da due successi consecutivi. In fiducia e per nulla intimoriti, partono forte i padroni di casa che all’11° passano in vantaggio: Barseghyan anticipa Barella e parte in contropiede, assist per Karapetyan che tra Romagnoli e Bonucci trova un bel diagonale destro che fa secco Donnarumma: 1-0 Armenia. L’Italia, un po’ sorpresa, risponde mettendo in campo la qualità chiesta alla vigilia da Mancini. La reazione c’è, Bernardeschi costringe Airapetyan al grande intervento. Match nervoso, ma dopo una rissa a metà campo (Verratti ammonito, niente Finlandia), gli azzurri pareggiano al 28°: splendida azione di Emerson e palla per Belotti che sigla l’1-1. L’Italia domina, pochi secondi dopo Bernardeschi centra l’incrocio, poi Belotti raddoppia ma in fuorigioco, quindi fallisce la rete dell’1-2 in due occasioni (clamorosa la seconda) e in mezzo alle due chance c’è anche il rosso per doppia ammonizione (eccessiva la seconda) di Karapetyan. Si va al riposo sull’1-1 e con gli azzurri in superiorità numerica.
Nella ripresa Emerson segna subito, ma l’arbitro aveva già fischiato ritenendo fuori la palla messa in gioco da Barella. L’Italia non trova gli spazi per sfruttare l’uomo in più, Mancini inserisce Lorenzo Pellegrini per Chiesa, ma le cose non cambiano e gli armeni sono pericolosi nelle ripartenze. Entra anche Sensi per Barella, ma negli ultimi 16 metri l’Italia non trova i varchi giusti. Al 32°, però, sul traversone di Bonucci, Lorenzo Pellegrini trova l’inserimento giusto e di testa mette dentro il gol del 2-1. L’Armenia accusa il colpo e prende anche il terzo: Belotti colpisce il palo, la palla rimpalla su Airapetyan e finisce dentro: 1-3. Finisce così, quinta vittoria su altrettante partite per gli azzurri del Mancio: Euro2020 è ormai a un passo.
(ITALPRESS).
SOLO ANDREESCU TRA SERENA WILLIAMS E IL SUO 24° SLAM
C’è solo Bianca Andreescu tra Serena Williams e il suo 24esimo titolo Slam. Ancora un passo per eguagliare il record di Margaret Court. Per la 38ma volta, Serena è arrivata tra le migliori quattro in un major: solo Evert (52) e Navratilova (44) ne hanno giocate di più nell’era Open. Nelle semifinali degli Us Open femminili, la 37enne campionessa americana, testa di serie numero 8, ha dominato con il punteggio di 6-3 6-1 l’ucraina Elina Svitolina, quinta forza del tabellone, che ha perso la sua seconda semifinale in uno Slam ma che, con questo risultato, entrerà nella top 3 del ranking Wta. “Essere ancora in finale in uno Slam sembra incredibile, ma non mi aspettavo molto di meno – ha detto Serena Williams dopo la facile affermazione – Non credo di aver giocato il mio tennis migliore, ma anche Elina penso che avrebbe potuto giocare meglio”. “Vorrei aver sfruttato le palle break all’inizio del match. Magari invece di 0-3, avrei potuto trovarmi sul 2 pari o sul 3 pari, e questo ti spinge a giocare molto più libera – le parole di Svitolina – Ho giocato due semifinali Slam, ed entrambe sono state decisamente sbilanciate. Devo lavorare anche mentalmente per gestire meglio queste partite. Serena’ Quello che sta facendo a 37 anni è incredibile. Io non credo che alla sua età sarò ancora in campo”. Bianca Andreescu, prima canadese ad approdare all’atto conclusivo di uno Slam dopo la finale di Eugenie Bouchard a Wimbledon 2014, diventa una delle sole sei giocatrici arrivate in quattro o meno presenze nel main draw a giocarsi un titolo negli Slam. Imbattuto ancora il record di Pam Shriver, che debuttò nei major a Wimbledon nel 1978 e finalista due mesi dopo allo Us Open. La nordamericana, numero 15 del seeding, ha piegato per 7-6(3) 7-5 la svizzera Belinda Bencic, favorita numero 13, diventando la prima a centrare la finale al suo primo Us Open dopo Venus Williams, sconfitta da Martina Hingis nel 1997.
LUKAKU “BISOGNA PRENDERE POSIZIONE SUL RAZZISMO”
“Non bisogna abbandonare il campo, penso che un giocatore debba prendere posizione, quello sì. Perché il razzismo è qualcosa a cui bisogna rispondere”. Lo ha detto Romelu Lukaku in un’intervista alla rivista Rolling Stone, rilasciata prima dei “buu” razzisti di cui è stato fatto oggetto alla Sardegna Arena di Cagliari. Dopo un episodio simile verificatosi lo scorso campionato durante un Inter-Napoli, con Koulibaly preso di mira da alcuni tifosi, il club nerazzuro lanciò un claim per rispondere a questi episodi: Buu (Brothers Universally United): “Penso che sia stata una grande cosa da parte del club lanciare una campagna come questa – ha dichiarato Lukaku – E se vorranno il mio contributo, glielo darò. Se dovessi sentire cori razzisti, risponderò. Però i miei pensieri oggi sono sul campo, voglio aiutare i miei compagni a vincere”.
Il bomber belga proviene dal Manchester United. Anche in Premier si sono verificati episodi simili: “Guarda l’Inghilterra, dove nelle ultime settimane sono successe diverse cose a giocatori dello United e del Chelsea: la questione va affrontata. Il calcio è qualcosa di internazionale, multiculturale. Se vuoi davvero attirare i migliori giocatori del mondo, devi accoglierli a braccia aperte, perché a loro volta gli atleti devono adattarsi alla cultura in cui arrivano. Quindi è fondamentale non discriminare e apprezzare quello che uno porta con la sua presenza”, ha sottolineato ancora Lukaku, che apprezza l’Italia: “Penso sia un bel posto in cui vivere, sono una persona a cui piace scoprire diverse culture: non solo giocare in differenti campionati, ma apprendere culture diverse. Per questo sono molto felice di essere qui”, ha concluso.
(ITALPRESS).










