ROMA (ITALPRESS) – Paolo Nicolato ha scelto i 23 calciatori che parteciperanno alla fase finale del Campionato Europeo Under 21, in programma dal 21 giugno all’8 luglio in Georgia e Romania. Rispetto ai convocati per il raduno che si è tenuto la scorsa settimana al Centro di Preparazione Olimpica di Tirrenia, nell’elenco figurano anche il portiere del Bari, Elia Caprile, e il centrocampista dello Spezia, Salvatore Esposito, rispettivamente in campo domenica nella finale dei play off di Serie B con il Cagliari e nello spareggio salvezza di Serie A con il Verona. Ci sono inoltre il difensore dell’Inter Raoul Bellanova, entrato in campo sabato sera nella ripresa della finale di Champions League con il Manchester City e Wilfried Gnonto: l’attaccante del Leeds, impegnato in questi giorni con la Nazionale di Roberto Mancini nelle Finali di Nations League, si aggregherà al gruppo lunedì 19 giugno.
Inserita nel Gruppo D, l’Italia tornerà a radunarsi domani a Tirrenia per raggiungere lunedì 19 giugno Cluj, in Romania, dove nelle tre gare del girone dovrà vedersela con Francia, Svizzera e Norvegia. Saranno i francesi i primi avversari della squadra di Paolo Nicolato, che farà il suo esordio giovedì 22 giugno (ore 20.45, diretta Rai 1) alla Cluj Arena. Il secondo match vedrà gli azzurrini opposti alla Svizzera domenica 25 giugno (ore 18, diretta Rai 2), mentre mercoledì 28 giugno (ore 20.45, diretta Rai 1) andrà in scena la sfida con la Norvegia. La 24ª edizione del torneo, la seconda con 16 nazionali partecipanti alla fase finale, non metterà in palio solo il titolo, ma anche tre pass per i Giochi Olimpici di Parigi 2024.
L’elenco dei convocati per il Campionato Europeo Under 21: Portieri: Elia Caprile (Bari), Marco Carnesecchi (Cremonese), Stefano Turati (Frosinone).
Difensori: Raoul Bellanova (Inter), Andrea Cambiaso (Bologna), Giorgio Cittadini (Modena), Matteo Lovato (Salernitana), Caleb Okoli (Atalanta), Fabiano Parisi (Empoli), Lorenzo Pirola (Salernitana), Giorgio Scalvini (Atalanta), Destiny Iyenoma Udogie (Udinese).
Centrocampisti: Edoardo Bove (Roma), Salvatore Esposito (Spezia), Fabio Miretti (Juventus), Samuele Ricci (Torino), Nicolò Rovella (Monza), Sandro Tonali (Milan).
Attaccanti: Nicolò Cambiaghi (Empoli), Matteo Cancellieri (Lazio), Lorenzo Colombo (Lecce), Wilfried Gnonto (Leeds), Pietro Pellegri (Torino).
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Anche Gnonto tra i 23 azzurrini per gli Europei Under 21
Apa Milan “Intitolare il nuovo stadio a Berlusconi”
MILANO (ITALPRESS) – Nel giorno della scomparsa di Silvio Berlusconi, l’Associazione dei Piccoli Azionisti di A.C. Milan (Apa), presieduta da Auro Palomba, si è unita al grande dolore dei familiari e dei milanisti per la perdita dell’ex numero 1 del club rossonero. “Proprio perchè gli esponenti dei piccoli azionisti si sono sempre confrontati francamente con la proprietà del Milan – e sin dai tempi della gestione Fininvest – oggi essa vuole ricordare con profonda gratitudine l’uomo che ha dato ai milanisti, con grandissima passione, ciò che nessun altro potrà dare mai”, si legge in una nota di Apa, che si associa, senza alcuna riserva, ai rossoneri che hanno proposto che il prossimo stadio del Milan sia intitolato a Silvio Berlusconi. Una dedica “doverosa, a significare la riconoscenza che tutti i milanisti sentiranno sempre nei suoi confronti”. Il Comitato Direttivo, già convocato per discutere delle recenti vicende societarie e manageriali, ha quindi deliberato ieri sera di richiedere al presidente e all’amministratore delegato del Milan un incontro nel quale siano esposti ai piccoli azionisti i prossimi programmi della società, dal nuovo organigramma alle linee guida degli investimenti, sia con riguardo al rafforzamento della rosa dei calciatori che al progetto del nuovo stadio dopo l’uscita di Paolo Maldini. Apa guarda infatti, “senza pregiudizio alcuno”, alle scelte che la nuova proprietà vorrà assumere, ma ritiene che, in questa fase, “siano indispensabili, e dovute a tutti i rossoneri, lungimiranza, chiarezza e trasparenza”.
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Denver vince Gara-5, per i Nuggets primo titolo Nba
DENVER (STATI UNITI) (ITALPRESS) – I Nuggets sono entrati nella storia. Per la prima volta la squadra di Denver ha vinto la Nba, il massimo campionato statunitense di basket, che mette in palio l’ambito anello. Al primo atto conclusivo in 47 stagioni della Lega a stelle e strisce, la franchigia della capitale Colorado ha fatto centro, battendo nelle Finals, per 4-1, i Miami Heat.
Questa notte, in Gara-5, alla Ball Arena di Denver, i Nuggets si sono imposti sul team della Florida per 94-89. Decisivo, ancora una volta, il centro serbo Nikola Jokic, autore di 28 punti (e 16 rimbalzi), vincitore del premio come MVP delle Finals, intitolato a Bill Russell. “Inutili” ai fini del punteggio, dall’altra parte, i 21 punti della guardia Jimmy Butler e i 20 del centro Bam Adebayo.
Per la squadra allenata da Michael Malone un successo mai in discussione, 4-1 il risultato delle Finals, giunto al termine di match combattuti ma sempre con Jokic e compagni avanti e in controllo.
La formazione di Denver ha terminato la regular season con il miglior “record” della Western Conference. Poi nei play-off è stata protagonista di una vera e propria cavalcata, contraddistinta da 16 vittorie (con sole 4 sconfitte).
Festante coach Malone. “Questo è l’inizio di qualcosa, non la fine di un viaggio: ho imparato la lezione da Pat Riley. Lui diceva che in questa Lega parti che non sei nessuno e diventi uno che lotta per emergere. Da uno che lotta per emergere diventi un vincente. Poi ti trasformi in contender, ovvero uno che punta al titolo. Da contender diventi campione e, poi, punti a costruire una dinastia. Noi non siamo pienamente soddisfatti con questa vittoria. Abbiamo fatto qualcosa che qui non era mai stata fatta, è vero, ma non siamo soddisfatti”, ha detto alla fine di Gara-5 l’allenatore dei Nuggets.
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Dall’epopea Milan al Monza, così Berlusconi ha cambiato il calcio
MILANO (ITALPRESS) – Chissà se un giorno gli intitoleranno uno
stadio come quel Santiago Bernabeu al quale amava paragonarsi, di
sicuro la morte di Silvio Berlusconi lascia nel mondo del calcio
un vuoto incolmabile: pochi al mondo possono vantare una bacheca
come quella messa su in oltre 30 anni dall’ex presidente del
Milan. Un’avventura, quella rossonera, iniziata con quel passaggio
di consegne con Giuseppe “Giussy” Farina che sapeva tanto di
salvezza per il Milan. L’imprenditore di Arcore, re delle
televisioni private, prese per i capelli uno dei club più
importanti al mondo, che in quel lontano 20 febbraio del 1986 era
sull’orlo del fallimento. Un gesto dovuto, pensano alcuni, viste
le origini milanesi della famiglia Berlusconi, non un atto ovvio,
anche se tutta l’operazione costò “solamente” 6 miliardi delle
vecchie lire. Gianni Nardi fu l’ultimo uomo della vecchia gestione
che rimase presente anche nella nuova era, per il resto tutto
cambiò. Una vera e propria rivoluzione. Silvio Berlusconi non ha
infatti mai amato le mezze misure e ha sempre puntato al massimo,
per ottenere anche il minimo successo. Ci stava riuscendo a
livello imprenditoriale, tra poco avrebbe fatto altrettanto nel
calcio e poi anche nella politica.
Il suo ingresso nel mondo del pallone fu un terremoto,
presentandosi ai potenti a modo suo: prese Donadoni all’Atalanta,
strappandolo di fatto alla grande Juventus di Gianni Agnelli. Un
buon biglietto da visita, che fu seguito poi da altre operazioni
di mercato rivelatesi sensazionali, come Gullit, Van Basten e
Ancelotti. La presentazione ai tifosi in quell’estate del 1986 fu
altrettanto originale, e poteva far intuire bene il tipo di
personaggio con cui si aveva a che fare: il 18 luglio si presentò
con tutta la rosa dei giocatori all’Arena di Milano, atterrando
con degli elicotteri, accompagnati dalle note della Cavalcata
delle Valchirie. Un atto di supponenza e presunzione per i vecchi
soloni del calcio italiano, che non avrebbero mai immaginato a
quale epopea avrebbero assistito da lì a poco. Allo sconosciuto
allenatore, Arrigo Sacchi da Fusignano, fu dato un preciso diktat: in tempi brevi essere primi in Italia, in Europa e nel Mondo. Fu proprio così. Scudetto nel 1988, Coppa dei Campioni nel 1989 e 1990, accompagnate da altrettanti Coppe Intercontinentali. In pochi anni il mondo conobbe il Milan di Sacchi, e se ne innamorò per sempre. Un calcio totale mai visto in Italia, destinato a fare la storia di questo sport. Silvio Berlusconi ha avuto il merito di saper dare continuità ai successi anche con uomini diversi.
L’importante è sempre la maglia, l’unico elemento eterno in una
società, non come gli interpreti, destinati a variare. Le vittorie rimasero a tinte rossonere anche senza Sacchi e Van Basten. Fabio
Capello, altra geniale intuizione di Berlusconi, e Carlo
Ancelotti, profondo conoscitore del mondo Milan, imbottirono la
bacheca di altri successi: 8 scudetti, 5 Champions League, 3
Mondiali per Club e molto altro ancora, per un totale di 29 trofei
in 31 anni, l’ultimo dei quali quella Supercoppa Italiana vinta a
Doha nel dicembre 2016 con Montella, quando l’era Berlusconi aveva
da tempo intrapreso il viale del tramonto. Uno dei presidenti più
vincenti della storia, grazie a tanti altri protagonisti come
Maldini, Baresi, Nesta, Weah, Shevchenko, Pirlo, Baggio,
Savicevic, Kakà, Ibrahimovic, che a loro volta saranno grati in
eterno a un personaggio discutibile, ma pur sempre geniale. Pagine
di storia che hanno conosciuto anche le sconfitte: dalla notte di
Marsiglia all’incubo di Istanbul, non c’è felicità e successo
senza passare dalla sofferenza. La stessa che ha provato quando,
dopo diverse stagioni avare di gioie e vittorie, ha accettato di
cedere ai cinesi purchè riportassero il club rossonero dove
meritava.
Con la morte del cuore aveva fatto un passo indietro, per il bene
del suo grande amore chiamato Milan. Ma il richiamo del calcio era
così forte che, a un anno da quella dolorosa separazione, aveva
deciso di rituffarsi in una nuova avventura assieme all’amico
Galliani. E così, nel settembre 2018, rileva il Monza in serie C,
con l’obiettivo di portarlo per la prima volta nel massimo
campionato a sfidare il “suo” Milan. Missione compiuta nel giro di
quattro stagioni, con i brianzoli che passano dalla C alla A,
diventando una delle sorprese del torneo anche grazie alla
promozione in panchina di Raffaele Palladino, ennesima intuizione
di un fine intenditore di calcio come Silvio Berlusconi.
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Lo sport piange Berlusconi, Abodi e Malagò “Un vincente”
ROMA (ITALPRESS) – La morte di Silvio Berlusconi piomba come un macigno anche sullo sport italiano, lo stesso che l’ex presidente del Milan più vincente di sempre e il numero 1 del Monza rivelazione del campionato, ha contribuito a renderlo modello di ispirazione per tutto il mondo. “Brutta notizia per la nostra nazione. Ho tante sensazioni, uomo incredibile, un combattente che sembrava non dovesse arrendersi mai. Faccio fatica a immaginare che sia mancato, si è sempre avuta la sensazione che lui avesse una qualche risorsa in più che gli consentiva di attraversare una vita ricca di avvenimenti, anche avversi, di fronte ai quali ha sempre avuto la forza di reagire” il commento del ministro per lo sport e i giovani Andrea Abodi. “Una notizia che ci ha reso tutti tristi: anche se si sapeva che c’erano delle condizioni di salute complicate, non ha trovato preparato nessuno – è il cordoglio del presidente del Coni, Giovanni Malagò – Lo sport gli deve moltissimo, non a caso fino a qualche tempo fa il Milan era la squadra più titolata in assoluto. E’ impressionante la bacheca, merito della sua genialità, generosità e capacità organizzativa. Un uomo di sport poliedrico, non mi scordo gli impegni in altre discipline”.
“Creatività, innovazione, passione. E la forza di ripartire daccapo. Silvio Berlusconi è stato veramente un grande uomo di sport. Un campionissimo” le parole del presidente e amministratore delegato di Sport e Salute Vito Cozzoli. “A livello calcistico ha previsto tutto molto prima degli altri, e infatti è diventato il presidente più vincente nella storia del
club. Molti lo guardavano come un visionario, e avevano ragione” le parole del presidente della Fifa Gianni Infantino.
“Affranto, senza parole, con immenso dolore piango l’amico, il maestro di tutto, la persona che mi ha cambiato la vita per oltre 43 anni. Riposa in pace caro Presidente. Con tanto, tanto amore”, è la dedica su Facebook dell’ad del Monza Adriano Galliani. “Silvio Berlusconi ha cambiato la storia del calcio italiano, è stato un vincente che ha saputo imprimere un’impronta chiara e indissolubile nello sviluppo del nostro mondo – dichiara il presidente della Figc, Gabriele Gravina – Il suo contributo in termini di passione, di innovazione e di investimenti, sempre con un’attenzione particolare al bel gioco e al divertimento, è stato fondamentale per l’affermazione del nostro movimento in campo internazionale”.
“Il Presidente Berlusconi è stato un protagonista assoluto del calcio per decenni. Ha fatto la storia di questo sport, modificandone i paradigmi e innovando sempre, portando il calcio italiano sul tetto d’Europa e in cima al mondo” dice Lorenzo Casini, presidente della Lega di serie A. Cordoglio anche dalla “Lega Serie B con il presidente Mauro Balata” che hanno “potuto apprezzare e ammirare per le sue grandi capacità imprenditoriali”, e dalla Lega Pro.
“Mi piace ricordare il Presidente Berlusconi per il contributo fondamentale che ha dato a tutto il calcio italiano e internazionale, ottenendo risultati prestigiosi che rimarranno per sempre nella storia sportiva del nostro Paese” il commento del presidente della Lnd Giancarlo Abete.
“Provo un grande dispiacere. E’ stato un grande personaggio, generoso, che ha cercato di migliorare l’Italia e lo sport, ma non sempre è stato compreso. L’avevo chiamato qualche giorno fa, ma non sono riuscito a parlargli” le parole all’Italpress di Arrigo Sacchi. “La tristezza di oggi non cancella i momenti felici passati insieme. Grazie Presidente” ha scritto Carlo Ancelotti. “Sono scioccato, un annuncio così non si prevedeva dai bollettini medici – spiega Fabio Capello – Non pensavo fosse in una situazione così grave, quando ho sentito che era morto ho avuto un grande dispiacere, un grande dolore”.
“Berlusconi ha dato tutto quello che poteva dare allo sport italiano. Non possiamo che essergli grati – osserva all’Italpress il presidente della Federbasket Gianni Petrucci – Ho due ricordi di Berlusconi: il primo quando ero in Federcalcio e lui prese il Milan e poi da presidente del Coni. Mi sento di dirgli grazie e rivolgere una preghiera per lui”. “Una persona geniale che ha dato un cambio di passo alla politica – osserva sempre all’Italpress Sabatino Aracu, presidente della Federazione italiana sport rotellistici, ex parlamentare azzurro – Sono stato il primo presidente federale ad essere entrato in politica ed è successo per una sua precisa volontà. Ero stato eletto da poco presidente di una federazione e questo a lui piaceva molto. All’epoca il partito era molto selettivo, si facevano anche gli esami”.
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Acerbi “Paura della Spagna no, grande rispetto sì”
FIRENZE (ITALPRESS) – “Paura della Spagna no, grande rispetto sì. Hanno grande palleggio, li abbiamo già incontrati recentemente, sappiamo i loro punti di forza, è una partita importante, vogliamo vincere ed andare in finale”. Lo ha detto il difensore Francesco Acerbi dal ritiro della Nazionale a Coverciano, dove gli azzurri stanno preparando la semifinale di Nations League in programma giovedì prossimo contro la Spagna. “Vedere i Mondiali” da spettatore “è stato un duro colpo, potevamo essere lì – ha aggiunto il centrale interista – Siamo stati campioni d’Europa, avevamo un girone abbordabile, abbiamo perso contro la Macedonia, quindi non ci siamo andati per colpa nostra. Ora non possiamo più sbagliare. Vogliamo fare bene nelle prossime due partite di Nations League e provare a vincerle”. L’ex laziale torna sulla finale di Champions persa sabato sera dai nerazzurri contro il Manchester City: “Bisogna essere orgogliosi di quanto fatto però c’è un pò di amarezza, perchè nelle finali se non alzi il trofeo un pò ti rode. La sensazione dal campo è che abbiamo fatto una bella partita però ci è mancata la consapevolezza che potevamo fare male a questo City. Si è parlato troppo di quanto fosse forte, non noi, ma potevamo fargli male. Grande rammarico ma consapevolezza che te la puoi giocare con tutti”. “Anno della riscossa delle squadre italiane? E’ stato un anno importante per l’Italia, non so se sia l’inizio” di una riscossa. “Spero che non sia un abbaglio. Il campionato inglese è quello più forte ma noi siamo l’Italia, abbiamo tanti giocatori forti, il calcio italiano è di ottimo livello. Haaland? Fisicamente è il doppio di quando l’ho incontrato col Dortmund, non so cosa mangia… E’ un grande attaccante – assicura Acerbi – ma abbiamo difeso bene di squadra”. Il campione d’Europa, infine, si sofferma sulla scomparsa di Silvio Berlusconi: “Faccio grandi condoglianze alla sua famiglia. Ho giocato nel Milan, ci ho fatto qualche chiacchiera, è stato un grande imprenditore, ha sempre avuto un grande successo ovunque sia andato. Quando l’ho saputo sono rimasto colpito, mi dispiace veramente tanto”.
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Gravina “Mancini resterà ct, la Nazionale torni speciale”
ROMA (ITALPRESS) – “Dispiace per il risultato finale, ma questi ragazzi sono stati straordinari, hanno scritto una pagina di storia molto molto bella. Nella squadra che abbiamo potuto schierare in Argentina mancavano diversi talenti, perchè questa manifestazione stranamente non si svolge in data Fifa e quindi alcune società non si sono volute privare di alcuni giocatori nel loro finale di stagione. Il grande cammino della nostra nazionale Under 20 conferma due cose: innanzitutto esistono grandi talenti nel calcio italiano e poi c’è un grande lavoro del Club Italia. Devo ringraziare il ct Nunziata, Maurizio Viscidi nel grande lavoro di coordinamento e tutti gli allenatori delle nazionali giovanili. Questo lavoro ci consente di esaltare al meglio le qualità dei nostri ragazzi. Ora serve maggiore fiducia per il gran salto. Il Mondiale è stato uno spot incredibile per questi ragazzi che gridano forte ‘Credete in noi, sicuramente non vi deluderemò. Spero molte società possano raccogliere questa sfida. Vedere i nostri ragazzi cantare Notti Magiche è stata una bellissima immagine”. Così Gabriele Gravina, presidente della Figc, ospite di ‘Radio Anch’io Sport’ su Rai Radio 1, sulla Nazionale Under 20 sconfitta nella finale del Mondiale di categoria dall’Uruguay. “Cosa si può fare per giocare di più i giovani? Ci stiamo lavorando, il problema è che nella nostra cultura si parla di obbligo dell’utilizzo ai giovani – prosegue nella sua disamina il numero uno della Federcalcio – L’utilizzo di giovani deve essere una vocazione, soprattutto nella prima fase di formazione. E poi c’è una necessità: si comincia a percepire l’idea di valorizzare i giovani e i vivai perchè la politica del contenimento dei costi e dell’investimento sui giovani è una delle prerogative essenziali per dare solidità e sostenibilità al mondo del calcio”. Gravina si sofferma anche sulle voci sul futuro di Mancini e sul suo accostamento al Napoli: “Sono state fantomatiche ipotesi davvero molto, molto remote. Mancini è il nostro allenatore, al Napoli lo unisce solo il colore azzurro. Mancini è concentrato su un progetto di medio-lungo termine. Roberto è nel cuore degli italiani, è e resterà l’allenatore della Nazionale. Siamo tutti concentrati sulla Final Four di Nations League, è un evento importante. Vogliamo ritornare ad entusiasmare i tifosi. La stagione è stata molto lunga e logorante, ma c’è grande voglia di azzurro. La prima sfida contro la Spagna è difficilissima, affrontiamo una squadra fortissima, ma questo gruppo ha saputo sopperire ad alcune carenze di qualità d’organico con determinazione, organizzazione ed entusiasmo. Dobbiamo tornare ad essere una squadra speciale”. Il calcio italiano ha collezionato tre sconfitte europee in finale: “Come movimento italiano non siamo purtroppo riusciti a centrare una vittoria, ma le tre finali sono un grande risultato, amplificato dalle cinque semifinaliste che hanno completato il rilancio del calcio italiano. Certo, è stato molto doloroso vedere tantissimi tifosi italiani delusi, ma ci sono tanti segnali di ripresa per il nostro calcio, uno su tutti: 14 italiani titolari in queste finali. Qualcosa sta cambiando”. Con la Roma non c’è alcun problema arbitrale: “Usciamo da questi equivoci, lasciamo perdere queste illazioni che fanno male a chi pensa per primo a questa sorta di complotto. La Roma è una grandissima società, sa benissimo che ci possono essere degli errori arbitrali, ma abbandoniamo queste ipotesi di complotto che creano soltanto alibi a chi deve cercare di individuare forme di responsabilità”. E sempre parlando delle coppe europee, il massimo dirigente del calcio italiano non può che elogiare Biraghi, rimasto in campo nella finale di Conference a Praga contro il West Ham nonostante una ferita in testa: “”Condanniamo e stigmatizziamo l’episodio, la violenza non è mai tollerata. Ma devo sottolineare il comportamento di un ragazzo straordinario come Biraghi che, nonostante fosse ferito, ha continuato a giocare mostrando lealtà, coraggio e attaccamento alla maglia. Al di là del risultato finale, ‘Birò è stato il migliore in capo”. Un altro elogio lo merita Ranieri, che ieri sera ha cercato di impedire ai suoi tifosi dei cori offensivi contro i giocatori del Bari: “Una lezione di signorilità. Dimostra come siano i comportamenti positivi di personaggi dalla grande sensibilità che possono dare un contributo nella lotta per emarginare questi soggetti maleducati, da allontanare dal mondo del calcio”. Sul nuovo format della Coppa Italia modello FA Cup: “La Coppa Italia è un torneo importante, ha acquisito un appeal che richiede una valorizzazione. La Lega di A sta lavorando in linea con quello che sta avvenendo a livello internazionale, con un format nuovo che può affascinare. Sono favorevole ai cambiamenti, ben vengano. Queste modifiche possono dare maggiori possibilità di valorizzazione al nostro calcio a livello nazionale e internazionale”. Infine, sul Lecce campione Primavera con 11 stranieri titolari: “Non è stato uno spot positivo per la valorizzazione dei giovani italiani. Spero si possa arrivare all’adozione di alcune norme, per rendere più opportuna la partecipazione dei talenti italiani. Valorizzare un 11 totalmente straniero credo sia un errore di metodologia”.
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Cagliari si risveglia in A, notte di festa per i tifosi
CAGLIARI (ITALPRESS) – Cagliari si è risvegliata di nuovo in Serie A, a poco più di dodici mesi dall’amara retrocessione di Venezia. Per molti tifosi però è stata una notte conclusa all’alba, per aspettare e rendere omaggio in aeroporto alla squadra di Claudio Ranieri atterrata attorno alle 3.30 e accolta da circa 2.000 persone in visibilio, che hanno gioito assieme agli stessi giocatori. Una festa cominciata ieri sera al 94′ della partita col Bari, con il gol di Leonardo Pavoletti che ha significato una promozione che ormai sembrava stesse scappando via. Erano in 4.500 a seguire la partita nel maxischermo allestito alla Fiera, con un’esultanza sfrenata al momento della rete valsa la vittoria. In migliaia si sono poi riversati nelle vie del centro, in particolare piazza Yenne e largo Carlo Felice ossia il teatro classico dei festeggiamenti riguardanti le imprese del Cagliari. E di impresa bisogna parlare, per una squadra che quando è tornato dopo trentuno anni Ranieri (23 dicembre) era molto vicina alla zona playout, dopo un rendimento più che negativo con Liverani. Il tecnico romano è riuscito a ricompattare il gruppo, risalire la classifica e completare l’opera con un epilogo sensazionale ai playoff, eliminando Venezia, Parma e Bari. Con un commovente pianto di gioia ieri al fischio finale e dichiarazioni che tolgono ogni dubbio sul suo futuro: “Ho fatto un contratto di sei mesi più due anni, credo che basti”. Ranieri non ha raccolto l’abbraccio dei tifosi in piena notte in aeroporto, andando via da un’uscita secondaria, ma sarà presente alle 18.30 all’Unipol Domus quando il Cagliari sarà premiato dalla Lega B per la promozione, con ingresso libero per i tifosi. E sarà un altro bagno di folla, dopo il ritorno in A tanto voluto e trovato sull’ultimo pallone del campionato.
– Foto col/Italpress –
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