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Marani si candida alla presidenza della Lega Pro, Zola vice

MILANO (ITALPRESS) – “E’ un’avventura impegnativa, ci sono punti complicati, ma le difficoltà possono essere anche grandi opportunità. Bisogna riuscire a superare queste difficoltà, bisogna far sì che si esca da una situazione che vede parecchi club rincorrere una sostenibilità economico-finanziaria. In che modo? Sicuramente aumentando i ricavi e diminuendo i costi, un punto urgente. Sarà un lavoro impegnativo, ma fare rete è necessario”. “Facciamo Rete” è anche il nome del programma presentato da Matteo Marani, giornalista e presidente della Fondazione Museo del Calcio di Coverciano, per la presidenza alla Lega Pro: quattro le tematiche che racchiudono tutte le linee programmatiche, a partire dalla necessità di costruire una rete con le altre leghe. “Bisogna prendere ciò che di buono è stato fatto, ma bisogna anche aggiungere idee nuove. ‘Facciamo Retè perchè la prima parte di questo viaggio sono i club, devono essere alla guida di questa esperienza. Ci saranno una serie di tavoli permanenti, una possibilità che hanno tutte le squadre di poter dare il proprio contributo”, ha dichiarato durante la conferenza stampa.
Marani ha poi ribadito la presenza di Gianfranco Zola, ex calciatore di Cagliari, Napoli e Chelsea tra le altre, che ha accettato il ruolo di vice presidente: “Ha una grande visione, ha molta voglia di far parte di questo progetto. Non è soltanto per l’idea di un grande giocatore, ma per l’idea di un grande giocatore che si presta a fare un lavoro coi giovani”. Durante l’intervento si è parlato anche di temi delicati come quelli legati alle riforme e dell’eventuale ristrutturazione del campionato: “La riforma attuale è quella che ha portato alle dimissioni di Francesco Ghirelli, una persona per la quale ho grande stima. Non dipende da me, ci sono 59 club che hanno potere decisionale. Servono le leve giuste, ci sono situazioni differenti, bisogna trovare la soluzione per fare in modo che l’eventuale riforma sia la più sostenibile per tutti. Non quella perfetta, serve trovare una soluzione pensata”, ha concluso.
– foto pia/Italpress –

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Orlando vince a Philadelphia, 29 punti di Banchero

ROMA (ITALPRESS) – Paolo Banchero prosegue nella sua ‘mission’: portare nell’Nba uno spicchio di Italia. Anche se non ha ancora sciolto i dubbi sulla possibilità di indossare la maglia della Nazionale, la ventenne ala grande-centro nata a Seattle e con cittadinanza italiana non lesina prestazioni memorabili sui parquet a stelle e strisce. Come, ad esempio, quella che ha portato i suoi Orlando Magic a far bisboccia di fronte ai quasi ventimila spettatori del Wells Fargo Center nella notte italiana della regular-season dell’Nba. Nella tana dei Philadelphia 76ers, il quintetto della Florida si impone per 119-109 nonostante i 30 punti di Embiid, top-scorer dell’incontro, e grazie ai 29 messi a segno da Banchero, che il 37 minuti di impiego riesce a firmare 9 rimbalzi e 3 assist. Senza James e Davis, due delle sue stelle più brillanti, i Los Angeles Lakers escono con le ossa rotte dalla ‘Big Applè: merito dei Brooklyn Nets, che infiammano la platea del Barclays Center di New York vincendo la sfida per 121-104 con 26 punti di Irving e 21 a testa di Mills e Thomas. Luka Doncic è una sentenza. Il campione sloveno torna in campo e trascina al successo casalingo i Dallas Mavericks contro i Detroit Pistons: all’ultima sirena termina 111-105 per i texani, con Doncic capace di contribuire alla causa con la bellezza di 53 punti in 37 minuti. Ci vuole un overtime per decretare vincitori e vinti tra Minnesota e Sacramento: la spuntano i Kings, che la spuntano sui Timberwolves per 118-111 con 33 punti di Edwards, il più prolifico della serata. Curry non tradisce la sua fama di ‘bomber’ e, con i suoi 38 punti, permette ai Golden State Warriors di espugnare per 128-120 l’impianto di Oklahoma City Thunder. Altri risultati: San Antonio Spurs-Washington Wizards 106-127; Phoenix Suns-Toronto Raptors 114-106; Portland Trail Blazers-Atlanta Hawks 129-125.
– foto agenziafotogramma.it –
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Si chiude sull’1-1 il posticipo fra Udinese e Verona

UDINE (ITALPRESS) – Termina 1-1 il posticipo della Dacia Arena tra Udinese e Verona. Un pari giusto, maturato già nel primo tempo grazie all’autorete di Becao in avvio e alla risposta a stretto giro di Samardzic. La gara si sblocca dopo nemmeno 4 minuti. Beto perde un brutto pallone e Lazovic ci prova dalla lunga distanza trovando la sfortunata e decisiva deviazione di Becao che spiazza Silvestri per l’1-0 ospite. I bianconeri reagiscono all’11’ quando Ehizibue mette in mezzo dalla destra una palla a rimorchio su cui si avventa Success, il cui tiro ravvicinato viene però neutralizzato da Montipò. Il portiere si deve ripetere al 19′, quando mette in corner un destro dal limite di Arslan. Il pareggio è nell’aria e arriva al 21′. Ehizibue fugge dalla destra e la passa al centro a Beto che difende alla grande la palla e serve a rimorchio Samardzic, piatto mancino sul quale Montipò stavolta non può nulla. Gli uomini di Sottil sfiorano il 2-1 al 32′, quando Bijol impatta male un cross dalla destra da ottima posizione e calcia fuori da due passi. Al 39′ Magnani evita il peggio salvando sulla linea una conclusione ravvicinata di Udogie al termine di una mischia in area. In avvio di ripresa, Montipò è subito protagonista al 4′ quando salva in tuffo un’incornata di Perez dopo un corner calciato da Samardzic. Il centrocampista dei friulani ci prova su punizione due minuti dopo, ma Montipò è nuovamente attento e salva in angolo. Al 29′, il neo acquisto gialloblù Ngonge si presenta con un ottimo destro dal limite che costringe Silvestri a deviare in corner. Il portiere di casa deve intervenire nuovamente al 38′ su Lasagna, che ci prova con un sinistro dal limite. Sarà l’ultima occasione dell’incontro. Per l’Udinese arriva un pari che la mantiene in settima posizione a quota 29. Il Verona rosicchia invece un punto allo Spezia e si porta a 5 lunghezze dal quartultimo posto che varrebbe la salvezza.
– foto LivePhotoSport –
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Plusvalenze, ecco le motivazioni. Ma la Juve annuncia ricorso

ROMA (ITALPRESS) – Una serie di violazioni “gravi, ripetute e prolungate”, emerse da elementi di “natura essenzialmente confessoria”. La Corte d’Appello della Figc ha pubblicato le 36 pagine di motivazioni della sentenza con cui lo scorso 20 gennaio aveva punito la Juventus con 15 punti di penalizzazione in classifica sul caso plusvalenze. Una sanzione superiore alle richieste della Procura (-9) perchè “tenuto allora conto dei precedenti – si legge – che hanno riguardato alterazioni contabili protratte per più esercizi ovvero di rilevanti dimensioni ed intensità (che in passato hanno portato a penalizzazioni di valore oscillante ma, in taluni casi, anche significative), si ritiene necessario rideterminare la sanzione rispetto alle richieste”. Per la Corte, la pena “deve tenere conto della particolare gravità e della natura ripetuta e prolungata della violazione che il quadro probatorio emerso è in grado di dimostrare”. Una mole probatoria “impressionante” e dimostrata “dalle numerose dichiarazioni (derivanti dalle intercettazioni), dai documenti e dai manoscritti di provenienza interna alla FC Juventus S.p.A. e che hanno tutti una ‘natura essenzialmente confessorià”. Tra questi è citato “l’inquietante libro nero di FP (Fabio Paratici)”. Inoltre, si evidenzia come il “punto nodale del comportamento della Juventus” sia “l’assenza di un qualunque metodo attendibile. Come ha ben evidenziato la Procura federale, e come emerge anche dalle sottolineature della stessa Consob a proposito dell’assenza di processi valutativi tracciabili, si giungeva a programmare sistematicamente la realizzazione di plusvalenze prescindendo dall’individuazione stessa del soggetto da scambiare, spesso indicato con una semplice “X” accanto al nome del giocatore”. Poi sugli elementi emersi che hanno spinto a riaprire il processo plusvalenze: “Il fatto nuovo che prima non era noto è proprio l’avvenuto disvelamento della intenzionalità sottostante all’alterazione delle operazioni di trasferimento e dei relativi valori”. Si legge, inoltre, che “diventano rilevanti le operazioni di nascondimento operate da alcuni dirigenti della Juventus che si sono spinte sino ad intervenire correggendo ‘a pennà le fatture ricevute dalla controparte per non far emergere la natura permutativa dell’operazione compiuta”, in riferimento allo scambio dei calciatori Akè/Tongya tra la società bianconera e il Marsiglia. Discorso diverso per gli altri club deferiti e assolti. Per Sampdoria, Pro Vercelli, Genoa, Parma, Pisa, Empoli, Novara e Pescara “non sussistono evidenze dimostrative specifiche che consentano di sostenere efficacemente l’accusa nei confronti delle società”.

La società bianconera non assiste passivamente e in serata ha annunciato di volersi opporre “con ricorso al Collegio di Garanzia presso il Coni nei termini previsti”, atteso che “si tratta di un documento, prevedibile nei contenuti, alla luce della pesante decisione, ma viziato da evidente illogicità, carenze motivazionali e infondatezza in punto di diritto” e che per questo “la fondatezza delle ragioni della Juventus sarà fatta valere con fermezza, pur nel rispetto dovuto alle istituzioni che lo hanno emesso”.
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Gattuso lascia il Valencia, scelta di comune accordo

VALENCIA (SPAGNA) (ITALPRESS) – Gennaro Gattuso non è più l’allenatore del Valencia. Arriva al capolinea l’esperienza al Mestalla del 45enne tecnico calabrese: fatale la sconfitta di ieri col Valladolid, la terza nelle ultime quattro partite, che ha fatto precipitare la squadra al quart’ultimo posto, in compagnia di Cadice, Espanyol e dello stesso Valladolid, con un solo punto di vantaggio sulla zona retrocessione. Più che di esonero si deve parlare di separazione: nella nota il Valencia precisa che club e tecnico “hanno deciso di comune accordo di risolvere il rapporto contrattuale”.
Dopo essersi preso un anno sabbatico al termine dell’avventura a Napoli e la rottura lampo con la Fiorentina, Gattuso aveva accettato di misurarsi con la Liga accettando la proposta del Valencia, con l’obiettivo di riportare la squadra in Europa. Le cose, però, non sono andate come sperava e, al rientro dopo la sosta per i Mondiali, non sono migliorate: in campionato non è arrivato il cambio di marcia, poi la sconfitta in semifinale di Supercoppa di Spagna contro il Real dell’ex amico Ancelotti e l’eliminazione nei quarti della Coppa del Re per mano dell’Athletic Bilbao.
Ma, secondo “Marca”, più che i risultati sarebbero altre le cause ad aver portato al divorzio: in giornata Gattuso avrebbe avuto una lunga riunione con la dirigenza per chiedere rinforzi sul mercato, rinforzi che gli sarebbero stati negati a causa della difficile situazione economica del club. Lo stesso Gattuso, del resto, aveva evidenziato nelle ultime conferenze stampa la necessità di aggiungere alla rosa un centrocampista e un esterno, a maggior ragione dopo l’infortunio di Nico Gonzalez che ne avrà per tre mesi. Il tecnico, davanti alla posizione della società che lo aveva comunque sostenuto anche dopo la sconfitta di ieri col Valladolid, avrebbe a quel punto espresso i suoi dubbi sull’opportunità di portare avanti il progetto. Gattuso sarebbe apparso quasi svuotato, da qui la decisione di separarsi. A guidare la squadra, già a partire dal recupero di giovedì contro il Real Madrid, sarà l’eterno “Voro” Gonzalez, già in passato chiamato in più occasioni al ruolo di allenatore ad interim.
In Liga quello del Valencia è il sesto cambio stagionale in panchina dopo Elche (Almiron per Francisco Rodriguez e poi Machin), Siviglia (Sampaoli per Lopetegui), Villarreal (Setien per Emery) e Celta Vigo (Carvalhal per Coudet).
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De Siervo “Diritti tv? Contesto competitivo ridotto”

ROMA (ITALPRESS) – “In passato ho parlato del prossimo bando dei
diritti televisivi come del più difficile perchè se si analizzano
i dati in tutti i mercati europei c’è una stagnazione per quanto
riguarda i diritti nazionali. La Champions League sta crescendo di valore, e dovremo scontrarci con il nuovo format della
competizione, che prevede più partite. Oggettivamente è più
difficile per questo motivo”. Così Luigi De Siervo, amministratore delegato della Lega Serie A, spiega a “La politica nel pallone” la situazione in vista del prossimo contratto tv. “Poi ci tengo sempre a ribadire – ha proseguito – che nel nostro Paese abbiamo a che fare con delle tare molto gravi, prima tra tutte la pirateria. L’altro aspetto importante è che tutti i soggetti che hanno dominato il mercato fino a qualche anno fa, come Mediaset e Sky, hanno progressivamente diminuito la loro presenza nel calcio. Il contesto competitivo è ridotto, ma questa volta siamo partiti con largo anticipo e potremo costruire più bandi in parallelo che ci potranno permettere di scegliere nel modo migliore” ha aggiunto.
“La Supercoppa si deve necessariamente disputare all’estero. In Italia vengono giocate ogni stagione 421 partite, una di queste può anche svolgersi oltre i nostri confini, come fanno i grandi campioni dell’NBA e della NFL. Serve a coltivare i diritti estero, a far avvicinare nuovi spettatori ed è l’unico modo vero per cercare di allargare la base dei nostri fan” ha spiegato De Siervo. “La struttura tecnica ha raccolto le migliori offerte l’assemblea poi valuterà e sceglierà – ha aggiunto -. E’ presto per dire che sarà in Arabia Saudita, sono arrivate diverse offerte interessanti, ma l’area del Medio Oriente è certamente quella che risponde al meglio in questo momento, dobbiamo continuare a crescere e queste partite ci aiutano. In più abbiamo anche l’opzione di fare una finale tradizionale o trasformarla in un format a quattro, con le prime due del campionato e della Coppa Italia”. De Siervo ha anche parlato del confronto riaperto sul capitolo fondi stranieri che potrebbero entrare nella Lega. “Il calcio italiano già in passato aveva sollevato l’interesse di fondi e istituti finanziari. In questo momento, dopo diverse riflessioni interne, si è ritenuto opportuno riaprirci al confronto. Allo stato attuale sono arrivate sette dichiarazioni d’interesse e nell’arco delle prossime due settimane con il presidente Casini effettueremo degli incontri per poter relazionare nell’assemblea del 24 febbraio alle squadre e far comprendere quali sono i modelli che sono sottoposti. Successivamente si aprirà un dibattito in assemblea e le squadre
decideranno in quale direzione procedere – ha aggiunto -. La
decisione finale spetta ai club, il nostro ruolo è quello di
analizzare il mercato e metterli davanti a più opzioni possibili”.
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Djokovic torna numero 1 del ranking mondiale

ROMA (ITALPRESS) – Nessuno come Novak Djokovic. Il serbo inizia la sua 374esima settimana da numero 1 ATP. Il decimo titolo all’Australian Open, il suo ventiduesimo Slam, gli ha permesso non solo di eguagliare i major di Rafa Nadal, il più vincente nei tornei più prestigiosi in calendario. Diventa anche il primo, da quando esistono i Pepperstone ATP Rankings nel 1973, a passare direttamente dalla quinta alla prima posizione in classifica. Nei 108 cambiamenti che si erano succeduti finora in vetta al ranking, ci erano arrivati al massimo giocatori che la settimana precedente occupavano la posizione numero 4: Carlos Moya il 15 marzo 1999, Andre Agassi il 5 luglio 1999 e Carlos Alcaraz il 12 settembre 2022. Il finalista dell’Australian Open Stefanos Tsitsipas guadagna una posizione, sale al numero 3. Il greco ha 875 punti da recuperare su Djokovic e la possibilità di riprovare l’aggancio in vetta nei prossimi mesi. A febbraio, infatti, perderà 480 punti (finale a Rotterdam e semifinale ad Acapulco), ma a marzo tra Indian Wells e Miami ne vedrà uscire solo 135. Due buoni piazzamenti nei Masters 1000 negli USA, dove Djokovic salvo deroghe da parte del governo statunitense non sarà presente, potrebbero cambiare le sue prospettive. Nonostante la sconfitta contro il sudafricano Lloyd Harris all’Australian Open, Lorenzo Musetti guadagna una posizione in classifica e ritocca il best ranking. E’ infatti numero 18, eguagliando la miglior classifica di Omar Camporese e dell’attuale presidente dell’ATP Andrea Gaudenzi. Da quando esiste il ranking ATP, solo sette italiani hanno raggiunto una classifica migliore: Adriano Panatta (n.4), Matteo Berrettini (6), Corrado Barazzutti (7), Fabio Fognini, Jannik Sinner (9), Paolo Bertolucci (12) e Marco Cecchinato (16).
Una “new entry” e variazioni a cascata nella classifica post-Melbourne per quanto riguarda le top player: da registrare l’ingresso nell’èlite mondiale di Rybakina e l’uscita di Kudermetova. La dominatrice della top ten del ranking è la polacca Iga Swiatek: la 21enne di Varsavia mantiene 4.385 punti di vantaggio sulla regina di Melbourne, la bielorussa Aryna Sabalenka, che grazie al suo primo trofeo Slam guadagna tre posizioni ed eguaglia il primato personale siglato per la prima volta ad agosto 2021. Scivola in terza posizione la tunisina Ons Jabeur. Un passo indietro anche per la statunitense Jessica Pegula, quarta, e per la francese Caroline Garcia, quinta. Scambio di poltrona tra l’altra statunitense Coco Gauff, che sale al sesto posto, e la greca Maria Sakkari, che scende al settimo subito davanti alla russa Daria Kasatkina, stabile in ottava posizione. Risale al nono posto la svizzera Belinda Bencic mentre chiude l’èlite mondiale la kazaka Elena Rybakina, che grazie alla finale di Melbourne guadagna 15 posizioni ed entra per la prima volta in carriera in top-ten. In chiave azzurra, c’è sempre Martina Trevisan: la 29enne mancina toscana perde quattro posizioni e va ad accomodarsi sulla 25esima poltrona. Alle sue spalle c’è Elisabetta Cocciaretto, entrata per la prima volta in carriera in top 50 alla vigilia di Melbourne: la 21enne di Fermo fa un passo indietro e scende al numero 49 restando comunque sempre in zona “best ranking”. Perde dieci posizioni, invece, Lucia Bronzetti, numero 62, mente è stabile Jasmine Paolini, numero 66. Recupera una posizione Camila Giorgi, la migliore delle azzurre agli Australian Open dove ha raggiunto il terzo turno, che risale al numero 69.
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Bianchi “Il Napoli è come Merckx, può vincere la Champions”

ROMA (ITALPRESS) – “Il Napoli è affascinante, è come quando correva Merckx al Giro d’Italia: gli altri competono per il secondo posto”. Ottavio Bianchi, doppio ex di turno, si è goduto lo spettacolo di Napoli-Roma, il posticipo di ieri sera al ‘Maradonà che ha ribadito la forza della squadra guidata in panchina da Spalletti, ormai lanciatissima verso lo scudetto. “E’ stata una partita vera, con valori agonistici e tecnici elevati. Vedere il Napoli in questa situazione è inedito per il campionato italiano – spiega l’ex allenatore bresciano, classe 1943, a ‘Radio Anch’io Sport’, su Rai Radio 1 – Il Napoli sta facendo benissimo in tutti i sensi. Si vede subito quando una squadra ha voglia di vincere, escono i migliori e ne entrano altrettanti bravi che fanno la differenza. Il Napoli è squadra, un collettivo con giocatori di grande qualità come Osimhen. Tutti davanti vanno a prendere palla, nessuno è statico, è davvero un bel vedere”. Impossibile fare paragoni con quel Napoli di Bianchi che, nella stagione 1986-1987, vinse il tricolore con Maradona: “Noi giocavamo in funzione della stella e delle sue grandi giocate, e quando non era in forma dovevamo vincere in altre situazioni. Questa è una squadra moderna che anche a livello internazionale darà filo da torcere a tutti”. Per Bianchi, infatti, gli azzurri “possono vincere la Champions. C’è stato un calo di condizione di tutte le squadre straniere dopo un Mondiale così anomalo. Dopo una rassegna iridata capita sempre un outsider, quest’anno poi ha fermato calendari e preparazione e si vede nella fatica che fanno Psg, Real Madrid o Liverpool. Il Napoli ha avuto anche la fortuna di non aver avuto giocatori che sono andati in Qatar per fare una preparazione particolare”. Insomma, riprendere in classifica i partenopei sembra impossibile, anche se quello italiano resta “un bruttisimo campionato, di quarta fascia. Prima i migliori giocatori venivano da noi, adesso non è più così, conta il denaro”.
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