WASHINGTON (STATI UNITI) (ITALPRESS) – La crescita globale sta rallentando bruscamente di fronte all’inflazione elevata, ai tassi di interesse più elevati, alla riduzione degli investimenti e alle interruzioni causate dall’invasione russa dell’Ucraina, secondo l’ultimo rapporto sulle prospettive economiche globali della Banca Mondiale. L’economia globale dovrebbe crescere dell’1,7% nel 2023 e del 2,7% nel 2024. Il forte rallentamento della crescita dovrebbe essere diffuso, con previsioni nel 2023 riviste al ribasso per il 95% delle economie avanzate e quasi il 70% dei mercati emergenti e in via di sviluppo economie. Nei prossimi due anni, si prevede che la crescita del reddito pro capite nei mercati emergenti e nelle economie in via di sviluppo raggiungerà una media del 2,8%, un intero punto percentuale inferiore alla media del periodo 2010-2019. Si prevede che la crescita nelle economie avanzate rallenterà dal 2,5% nel 2022 allo 0,5% nel 2023. Negli ultimi due decenni, rallentamenti di questa portata hanno prefigurato una recessione globale. Negli Stati Uniti, la crescita dovrebbe scendere allo 0,5% nel 2023, 1,9 punti percentuali al di sotto delle previsioni precedenti e la performance più debole al di fuori delle recessioni ufficiali dal 1970. In Cina, la crescita è prevista al 4,3% nel 2023, 0,9 punti percentuali al di sotto delle previsioni precedenti. Escludendo la Cina, la crescita nei mercati emergenti e nelle economie in via di sviluppo dovrebbe rallentare dal 3,8% nel 2022 al 2,7% nel 2023. Entro la fine del 2024, i livelli del Pil nelle economie emergenti e in via di sviluppo saranno inferiori di circa il 6% rispetto ai livelli previsti prima della pandemia. Sebbene l’inflazione globale dovrebbe moderarsi, rimarrà al di sopra dei livelli pre-pandemia.
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Pil, per la Banca Mondiale crescita in forte rallentamento
Italia e Giappone rafforzano il partenariato
ROMA (ITALPRESS) – Italia e Giappone rafforzano il partenariato. Lo ha annunciato il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni al termine dell’incontro con il primo ministro del Giappone, Fumio Kishida, in visita in Italia. “Abbiamo avuto un lungo colloquio che dimostra ancora una volta che il Giappone, nonostante la distanza geografica che ci divide, è una nazione amica e un partner importanza centrale e strategica per gli interessi per l’Italia – ha detto Meloni -. Siamo partiti dagli eccellenti rapporti bilaterali, dal nostro interscambio commerciale che vale oltre 12 miliardi l’anno. Un partenariato sempre più forte in ambito politico, culturale, commerciale rafforzato di recente nel settore della difesa”. La premier ha poi annunciato: “Abbiamo concordato di elevare le nostre relazioni a rango di partenariato strategico, un passo significativo che implica un rafforzamento dei nostri contatti e l’apertura di nuove opportunità e prospettive. Un primo risultato concreto sarà l’avvio di un meccanismo di consultazioni bilaterali Estero-Difesa”.
Il primo ministro Kishida ha apprezzato l’interesse dell’Italia verso il suo paese: “Abbiamo condiviso la volontà di rendere ancora più salda la nostra collaborazione, soprattutto sul piano della sicurezza”, ha spiegato, augurandosi che “il programma di sviluppo di aerei da combattimento di prossima generazione annunciato da Giappone, Italia e Regno Unito rafforzi le collaborazioni fra le industrie dei rispettivi paesi”.
La premier parlando della guerra in Ucraina ha aggiunto: “Oltre a garantire tutto il sostegno all’Ucraina, vogliamo lavorare con la presidenza giapponese su alcune priorità, che ho condiviso con il premier Kishida, a partire dal rafforzamento della sicurezza economica e la lotta al cambiamento climatico. Abbiamo deciso di rafforzare i nostri rapporti di scambio in diversi settori, compreso quello culturale, per esempio nel settore cinematografico”, ha concluso.
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Musei, Sangiuliano “Aumento biglietti? Adeguarci agli standard europei”
NAPOLI (ITALPRESS) – “Aumento dei biglietti per i siti culturali? Penso di sì, noi dobbiamo adeguarci agli standard europei. In questo momento, mediamente, i grandi siti museali europei costano di più, fatta eccezione per la Gran Bretagna ma lì c’è una situazione particolare legata al regime fiscale che consente delle detrazioni che da noi non ci sono. Penso che dobbiamo adeguarci a questi standard perchè tra l’altro c’è anche un discorso etico perchè se una cosa vale, ed ha un valore intrinseco storico, deve anche essere un pò pagata”. Lo dice, a margine della sua visita a Pompei, il Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano che commenta così la possibilità di un rincaro sui prezzi dei biglietti per accedere a musei e siti culturali. E’ la linea già dettata per gli Uffizi a Firenze che secondo il Ministro della Cultura, oggi in visita a Pompei, potrebbe essere estesa ulteriormente. “Del resto – dice Sangiuliano – una famiglia media americana che viene da noi investe in media 10mila, 20mila dollari: quindi pagare 20 euro per la visita di un bene unico come Pompei credo ci possa anche stare”.
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Carburanti, Renzi “Aumenti? Meloni-Salvini si facciano un selfie”
ROMA (ITALPRESS) – “Dopo aver aumentato le accise Meloni e Salvini si domandano preoccupati chi abbia fatto impennare il prezzo della benzina”. Lo scrive su twitter il leader Iv Matteo Renzi che aggiunge: “Per avere la risposta non serve una commissione di inchiesta, è sufficiente che si facciano un selfie”.
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Ucraina, Von der Leyen “Estenderemo le sanzioni a Bielorussia e Iran”
BRUXELLES (BELGIO) (ITALPRESS) – “L’Unione europea continuerà a fare tutto ciò che è in suo potere per sostenere il coraggioso popolo ucraino”. Lo ha detto la presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, in occasione della firma della terza dichiarazione congiunta di cooperazione Ue-Nato.
“Manterremo la pressione sul Cremlino finchè sarà necessario, con un regime di sanzioni pungenti – ha aggiunto -. Estenderemo queste sanzioni a coloro che sostengono militarmente la guerra della Russia, come la Bielorussia o l’Iran. E ci faremo avanti con nuove sanzioni contro la Bielorussia, rispondendo al ruolo di Minsk nella guerra russa in Ucraina. Continueremo la nostra sostanziale assistenza umanitaria, economica e di sicurezza all’Ucraina finchè sarà necessario”.
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Meloni in udienza dal Papa. Tra i temi Ucraina, migranti e povertà
CITTA’ DEL VATICANO (ITALPRESS) – Papa Francesco ha ricevuto in udienza, nel Palazzo Apostolico Vaticano, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la quale si è successivamente incontrata con il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano, accompagnato da Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali.
“Durante i cordiali colloqui in Segreteria di Stato – si legge in una nota del Vaticano – sono state sottolineate le buone relazioni bilaterali e si è fatto cenno ad alcune questioni relative alla situazione sociale italiana, con particolare riferimento ai problemi legati alla lotta alla povertà, alla famiglia, al fenomeno demografico e all’educazione dei giovani. Nel prosieguo della conversazione sono state prese in esame tematiche di carattere internazionale, con speciale riferimento all’Europa, al conflitto in Ucraina e alle migrazioni”.
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Immigrazione, Piantedosi “Nei primi 2 mesi di governo sbarchi in calo”
ROMA (ITALPRESS) – “I dati sono ancora parziali e sono condizionati da alcune variabili come le condizioni climatiche, il bel tempo incide sugli sbarchi. Ma i primi due mesi di azione del governo hanno fatto segnare una flessione della curva di crescita rispetto al precedente anno, ritengo che qualche segnale lo abbiamo lanciato”. Così il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, a “L’Aria che tira” su La7.”Abbiamo voluto dare coerenza – aggiunge – rispetto al fatto che i salvataggi in mare li fa lo Stato con le sue strutture. Abbiamo l’ambizione di gestire noi il fenomeno e non possiamo consentire a navi private di sostituirsi allo Stato italiano”. La norma sulle Ong “come l’abbiamo approvata fa riferimento alle normative di carattere internazionale che prevede a chi sta in mare di salvare vite umane, ma prevede anche la possibilità degli Stati di regolare l’accesso nelle proprie acque internazionali vietando tutti i transiti che sono considerati lesivi dell’ordine e della sicurezza pubblica”. “Noi ci siamo mossi assolutamente in linea con quelle che sono le convenzioni internazionali”, ribadisce.
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Per europei desiderio che finisca guerra prevale sulla sconfitta russa
ROMA (ITALPRESS) – Solido sostegno all’Ucraina e alla fornitura di armi all’esercito che deve combattere contro l’invasore russo, ma anche l’auspicio che il conflitto termini il prima possibile, nonostante il rischio di dover lasciare a Mosca parte dei territori occupati. E’ quanto emerge da un’indagine realizzata da Euroskopia, network di società indipendenti di ricerca di mercato, sociale e politica, nel quale la rappresentante italiana è SWG, sulle opinioni dei cittadini europei riguardo alla guerra in Ucraina.
L’indagine, che ha coinvolto 1.000 maggiorenni, prende in esame l’opinione pubblica dei cinque paesi più popolosi dell’Ue più Paesi Bassi, Portogallo, Grecia e Austria, che rappresentano circa il 75% dei cittadini dell’Unione.
Il desiderio di far cessare il conflitto prevale sull’ambizione di vedere la Russia totalmente sconfitta, anche a costo che l’Ucraina ceda parte del suo territorio. Il 48% del totale degli intervistati, infatti, si dice favorevole a questa affermazione, il 32% in disaccordo, il 12% si dice neutrale e l’8% non risponde. Questa dinamica è particolarmente evidente nell’opinione pubblica austriaca con un 64% degli intervistati in accordo con tale affermazione, tedesca (60%) e greca (54%), meno netta ma ancora solida in Spagna (50%), Italia (50%) e Francia (43%).
Prevalgono, invece, i contrari all’ipotesi di concedere parte dei territori occupati ai russi in Portogallo (45% in disaccordo), Polonia (42%) e Paesi Bassi (48%). Alla domanda “favorevoli o contrari all’invio delle armi all’Ucraina?” complessivamente, la maggioranza della popolazione dei 9 Paesi approva la linea del proprio governo. Gli austriaci condividono la decisione di non fornire armi (80% d’accordo), mentre negli altri Paesi risultano in netta maggioranza i favorevoli all’invio, a eccezione di Italia (favorevole solo il 45% degli intervistati) e Grecia (38%). Gli italiani già dall’inizio della guerra sono divisi praticamente a metà sulla questione, i greci invece sono gli unici ad essere in forte contrasto con le decisioni del proprio esecutivo. Netta è la prevalenza dei favorevoli ad accogliere l’Ucraina nell’Unione europea.
Secondo i dati Euroskopia, infatti, il supporto a questa decisione è particolarmente forte in Portogallo (78% degli intervistati favorevoli), Spagna (70%) e Polonia (70%), ma anche in Germania (60%), Francia (59%), Paesi Bassi (58%) e Grecia (54%). Qualche perplessità in più si rileva in Italia con una percentuale di favorevoli che arriva al 49%, e dove è piuttosto diffuso un certo scetticismo sull’allargamento dell’Unione (30%). In Austria invece si rileva la più alta quota di contrari con un 42%.
La guerra tra Ucraina e Russia potrebbe portare all’uso di armi nucleari? Un cittadino su tre di questi Paesi che rappresentano gran parte della popolazione dell’UE, ritiene reale questa minaccia. Preoccupazione che appare più contenuta rispetto al periodo iniziale del conflitto, da un’indagine simile emerse allora che il 47% dell’opinione pubblica di 6 di questi 9 Paesi riteneva probabile l’uso delle armi nucleari. Portoghesi sono i più preoccupati (52%), a seguire Spagna (42%),Paesi Bassi (38%), Francia (33%), Italia, Grecia e Polonia (31%), Germania (29%) e infine Austria con il 27% degli intervistati che si dice preoccupato.
Si mostra invece più controversa la questione dell’eventuale ripresa dell’importazione del gas russo una volta conclusa la guerra. In questo caso, agli atteggiamenti generali nei confronti della Russia si aggiungono le preoccupazioni per possibili carenze delle forniture, per cui si formano due blocchi di Paesi: Grecia, Germania, Austria e Italia dove almeno il 40% dei cittadini è favorevole a ripristinare gli accordi con la Russia dopo la fine delle ostilità; gli altri Paesi dove i contrari prevalgono in maniera netta.
In generale i greci si mostrano i meno ostili nei confronti della Russia. I legami tra le chiese ortodosse greca e russa hanno evidentemente ancora un peso nel contesto sociale. Anche tra gli austriaci traspare un atteggiamento più accomodante verso i russi. Al contrario, i polacchi sono i più intransigenti, sia per via dei trascorsi storici che per il fatto di sentirsi direttamente minacciati.
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