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Immobili, educazione finanziaria chiave del successo negli investimenti

TORINO (ITALPRESS) – “L’investitore immobiliare è una professione che richiede una grande competenza multidisciplinare ma, in Italia, si percepisce una mancanza di educazione finanziaria di base, a partire dal mondo della formazione che resta obsoleta rispetto ai tempi. Il mondo va sempre più veloce, mentre la formazione scolastica rimane ferma da decenni, soprattutto in ambito economico e finanziario. E’ un tema strategico per lo sviluppo del Paese”. Lo afferma in una nota Andrea Vendola, founder di AV Group.
Quanto la richiesta di formazione sia predominante tra i giovani lo dimostra anche il successo riscosso dal recente evento “Investitore Immobiliare in cantiere”, organizzato proprio da AV Group nel capoluogo torinese. La giornata aveva l’obiettivo di uscire dagli standard formativi tradizionali per portare gli aspiranti imprenditori immobiliari direttamente sul “campo”, ma è stata anche l’occasione per sottolineare un tema molto caro ad Andrea Vendola: la mancanza di una reale formazione in campo finanziario di cui risente tutta la sua generazione.
Infatti, chi decide di investire nell’acquisto di un immobile normalmente lo fa per viverci in prima persona e non pensa di mettere a reddito quell’acquisto per avere cash flow positivo da reinvestire.
Secondo gli ultimi dati Eurostat, il 72,4% della popolazione italiana vive in una casa di proprietà, contro il 27,6% che vive in affitto; si tratta di percentuali ben più alte di quelle riguardanti gli altri grandi Paesi europei come Germania (50,5%) e Francia (64%) – fonte dei dati: Eurostat 2021.
Il motivo alla base di questi dati è da ricercare nel fatto che gli italiani considerino tradizionalmente la casa come un bene rifugio. Ma per capire se acquistare una casa per andarci a vivere in prima persona sia la scelta migliore, bisogna considerare tre elementi: durata del mutuo – in media 20/30 anni, periodo di tempo in cui l’immobile resta di proprietà della banca; svalutazione – con il passare del tempo la casa diventa obsoleta, diminuendo il proprio valore economico; blocco di liquidità – immobilizzando i propri risparmi in un solo bene, si riduce o elimina la possibilità di impiegare il proprio denaro in altri investimenti.
Una scelta, quindi, spesso dettata da retaggi culturali e dalla mancanza di una reale formazione in campo finanziario. In questo contesto si inserisce il progetto di Andrea Vendola: la sua esperienza imprenditoriale inizia durante gli studi universitari al Politecnico di Torino, quando conosce da vicino le difficoltà che i suoi compagni fuori sede devono fronteggiare nel trovare una stanza confortevole e possibilmente vicina all’università. Testimone delle loro storie, inizia ad individuare una nicchia di mercato della quale ripensare attivamente i processi. Così, coniugando questi dati con la sua passione per il settore immobiliare, Vendola coglie un’opportunità dal grande potenziale: investire in immobili e metterli a reddito a studenti.
Nel 2013 acquista il primo appartamento da affittare ad alcuni compagni dell’università e inizia sin da subito ad offrire un servizio all-inclusive. Seguono tre anni nel marketing, che gli danno l’opportunità di conoscere il mondo del business e, inoltre, di affacciarsi a un altro ambiente che si è poi rivelato fondamentale per la sua carriera: quello della formazione.
Nel 2018 ritiene i tempi maturi e fonda a Torino AV Group, la società che si occupa di investimenti immobiliari mirati al riposizionamento e riqualificazione del patrimonio locale, seguendo un iter consolidato: l’acquisto di appartamenti dismessi o invenduti, non soggetti ad aste immobiliari; la ristrutturazione e successiva reimmissione sul mercato sotto una veste rinnovata. Al suo fianco vi è la messa a reddito che persegue un progetto di espansione sul territorio nazionale con il brand “Students’ Home”. Ad oggi AV Group gestisce più di 80 stanze in affitto a studenti nella sola città di Torino e più di 50 operazioni di trading ogni anno.
Infine, la società ha stretto collaborazioni in altre città, come Genova, Bari e Livorno, e punta ad espandersi in tutta Italia con un progetto immobiliare che coinvolgerà moltissimi giovani investitori immobiliari.

– foto ufficio stampa Av Group –

(ITALPRESS).

Marchini “Tutela risorse e sostenibilità centrali per Sanpellegrino”

ROMA (ITALPRESS) – “Da diversi anni abbiamo avviato delle pratiche di gestione delle risorse idriche estremamente virtuose, nel 2021 abbiamo ridotto del 22 per cento i consumi di acqua industriale, siamo riusciti a migliorare l’impronta idrica dei nostri prodotti riducendo del 38 per cento il consumo di acqua di processo, che ora è di 0,08 litri per ogni litro di acqua minerale imbottigliata”. Lo ha detto nel corso di un’intervista con l’agenzia Italpress, Fabiana Marchini, responsabile sostenibilità gruppo Sanpellegrino. “Nel 2020 – ha spiegato Marchini – abbiamo certificato lo stabilimento di San Pellegrino Terme secondo lo standard internazionale che certifica la virtuosa gestione della risorsa idrica, siamo in corso di certificazione dello stabilimento di Acqua Panna, ed entro il 2025 certificheremo tutti i nostri stabilimenti. Come gruppo Sanpellegrino – ha proseguito – crediamo molto nell’importanza di seguire un modello di business improntato alla condivisione di valore condiviso, che impatti positivamente nella comunità e nella società, perchè è fondamentale tutelare le risorse per le generazioni future”.
“Per questo motivo abbiamo preso l’impegno per il 2025 di sviluppare dei progetti che siano in grado di generare un impatto positivo, ovvero riuscire ad aiutare i territori dove operiamo a trattenere più acqua di quella che noi utilizziamo, con progetti che – continua – siano in grado di contrastare il deterioramento idrologico che è in atto, e che è conseguente al cambiamento climatico, alla maggiore urbanizzazione, al maggiore uso che si fa di acqua, e anche al cattivo stato delle infrastrutture”. “Quanto pesa il caro energia nel nostro settore? La situazione inflattiva è sotto gli occhi di tutti, però è anche vero – ha risposto Marchini – che attraverso una gestione virtuosa stiamo facendo fronte alla situazione contingente e ci impegniamo a costruire un percorso di crescita che sia sostenibile nel tempo: nel 2021 abbiamo comunque investito 58 milioni di euro sulle nostre fabbriche generando di fatto anche un valore per il territorio dove operiamo”.
Quanto incidono le acque funzionali in termini di sostenibilità? “E’ un trend mondiale in crescita, e rappresenta un driver di sviluppo della categoria. Nel nostro modello di business – ha affermato Marchini – che è volto alla creazione di valore condiviso, tre sono le aree in cui focalizziamo il nostro valore di business: la generazione di valore per le persone, per la comunità, e il pianeta. La creazione di valore per le persone passa anche attraverso l’offerta di prodotti che garantiscano una corretta idratazione, tra cui anche le acque funzionali. Con Levissima siamo leader nel settore e, attraverso anche tutta una serie di progetti come ‘A scuola d’acquà, riusciamo a dare la corretta informazione su quelle che sono le principali pratiche da implementare per una corretta idratazione”, ha concluso.

– foto Italpress –
(ITALPRESS).

Mediolanum, Doris “Investire in azioni per contrastare l’inflazione”

ROMA (ITALPRESS) – Guardare con fiducia al futuro malgrado i tanti fattori di crisi sui mercati, e investire sull’economia reale per cogliere le opportunità che si aprono anche nei momenti di crisi. E’ il messaggio lanciato da Banca Mediolanum, che a Roma, presso il Centro congressi “La Nuvola” dell’Eur, ha riunito circa 300 partner per l’incontro dedicato al tema “Mercati finanziari, quale futuro per i nostri risparmi?”. Assieme ai padroni di casa, l’amministratore delegato di Banca Mediolanum Massimo Doris, il direttore commerciale e il direttore Asset management Stefano Volpato e Vittorio Gaudio, ne hanno discusso tra gli altri Paolo Scaroni, Deputy chairman di Rotschild & Co, la docente di Economia alla Luiss Veronica De Romanis, il giornalista Nicola Porro, l’imprenditore Oscar Farinetti e Alexia Giugni, country head Italy and head of institutional clients southern europe Dws. “Tra pandemia, guerra, aumento dei prezzi delle materie prime e inflazione siamo sicuramente in un momento molto complesso, in cui ci si può far prendere dalla paura e dall’incertezza – spiega Massimo Doris – Ma se si analizzano i dati, anche quelli del passato, le prospettive sono positive. Immaginiamo per un attimo di tornare indietro di un secolo, ai primi anni Venti. Dopo la Prima Guerra Mondiale, dopo la pandemia spagnola, cosa avremmo trovato? Un decennio di boom economico, una produzione industriale in ripartenza, un primo benessere diffuso e una società in profonda evoluzione – continua Doris – E poi, nei decenni successivi, altri grandi cambiamenti con la società postindustriale, il boom dei servizi, la globalizzazione, l’avvento di Internet. Chi avrebbe mai immaginato un’evoluzione simile? Chi sarebbe mai stato capace di prevederlo? Quest’evoluzione, questa accelerazione del progresso è avvenuta passando attraverso la Seconda Guerra Mondiale, i decenni della cortina di ferro, la guerra in Vietnam, la profonda crisi petrolifera degli anni Settanta, le guerre in Iraq e Afghanistan, il disastro delle torri gemelle nel 2001 e il conseguente terrorismo su scala globale. Se osserviamo questo scenario con maggiore razionalità, ci rendiamo conto di come esso faccia parte della storia dell’essere umano”.
L’invito dunque è mantenere la lucidità e non lasciare che l’inflazione si mangi i nostri risparmi. “E’ il momento di investire in azioni, nell’economia reale – dice Doris, che ha rivolto un messaggio di ottimismo ai risparmiatori attraverso una lettera pubblicata sulle pagine di alcuni quotidiani – comprando aziende un pò di tutto il mondo”.
“Anche perchè – spiega Doris – con l’inflazione aumenta la redditività delle aziende che possono vendere i loro prodotti a un prezzo maggiore, facendo crescere così, anche se non in maniera direttamente lineare, il valore delle azioni. Poi c’è la parte obbligazionaria, che è tornata con il rialzo di tassi ad avere una certa redditività, non tale da coprire l’inflazione ma almeno in questo momento sicuramente molto meglio rispetto a lasciare i soldi liquidi a zero rendimento. Quindi le soluzioni ci sono, bisogna avere pazienza”.
Un ruolo fondamentale per accompagnare i risparmiatori lo giocano i consulenti finanziari. “Con tutti i fattori di incertezza che aleggiano sui mercati – spiega Stefano Volpato, direttore commerciale Banca Mediolanum – questo momento per un risparmiatore non può che essere un momento carico di timori. Il consulente finanziario è un professionista che deve rappresentare un giusto contrappeso razionale all’emotività del risparmiatore, deve avere la capacità di reinstallare il futuro nella visione del cliente e riportarlo alle motivazioni che lo spingono a investire i propri soldi”.
Malgrado quella che è stata definita una “tempesta perfetta” sull’economia, qualche spiraglio si intravede, in particolare per quanto riguarda i prezzi degli idrocarburi. “Il petrolio ora è a 100 dollari al barile a causa di uno squilibrio tra domanda e offerta – ha detto Paolo Scaroni – Finito il Covid, abbiamo ricominciato a fare una vita normale e la domanda di petrolio è schizzata a livelli record, mentre dall’altra parte le compagnie, sotto assedio per le questioni della sostenibilità ambientale, avevano tagliato gli investimenti facendo diminuire l’offerta. Ora gli investimenti sono ripresi e mi aspetto che il prezzo del petrolio possa ridimensionarsi, anche se c’è da sottolineare come anche al prezzo attuale l’economia cresce”.
Da Scaroni ottimismo anche per quanto riguarda il gas. “Il gas russo continuerà a fluire e il Nord Stream riaprirà – ha affermato – Io credo che dietro la fornitura di questa famigerata turbina dal Canada ci sia un accordo per continuare le forniture a Germania e Italia e che la Russia lo rispetterà. Quindi il prezzo del gas, ora per noi 6 volte quello che pagano gli Usa, scenderà”.
Importanti per Scaroni poi gli investimenti nelle rinnovabili, compreso il nucleare di ultima generazione, che saranno anche “una grande occasione di investimenti”.
Insomma, dice Vittorio Gaudio, direttore Asset management di Banca Mediolanum, “bisogna avere fiducia nel cambiamento, siamo nei pressi di una grande rivoluzione industriale e in questi momenti di trasformazione si fanno i grandi affari per il medio e lungo termine”.

– foto Italpress –
(ITALPRESS).

Ok per Jacobs, sarà al via dei 100 metri ai Mondiali

ROMA (ITALPRESS) – Marcell Jacobs ha sciolto la riserva: il bi-campione olimpico di Tokyo sarà al via nei 100 metri del Mondiale di Eugene. L’azzurro sarà in gara nella batteria in programma nella notte tra venerdì e sabato (il via alle 3.50 italiane, le 18.50 statunitensi). La decisione è giunta dopo un colloquio tra Jacobs e il suo allenatore, Paolo Camossi, triangolato poi con la direzione tecnica della Nazionale, anche alla luce dei segnali confortanti arrivati dopo il lavoro svolto a Beaverton, non lontano da Portland, dove Jacobs ha completato il periodo di adattamento pre-Mondiale.
Nella serata italiana di oggi (la tarda mattinata americana), lo sprinter raggiungerà la squadra al villaggio atleti, situato proprio di fronte all’Hayward Field, e successivamente si presenterà alla stampa, assieme al dt Antonio La Torre e al capitano Gianmarco Tamberi, l’altro protagonista dell’indimenticabile 1 agosto 2021, il giorno dei giorni dell’atletica italiana, quello del doppio successo a cinque cerchi che ha aperto la strada alla pioggia di medaglie d’oro conquistate da uomini e donne con il tricolore sul petto ai Giochi dello scorso anno.
Per certi versi, è come se la stagione outdoor di Jacobs cominciasse proprio da Eugene, dopo che quella invernale lo aveva visto trionfare ai Campionati del Mondo in sala di Belgrado: nel marzo scorso, l’azzurro si era imposto nei 60 metri, battendo gli specialisti statunitensi (questa volta guidati da Coleman, al rientro dopo la squalifica) e siglando il record europeo (6.41). Poi – storia nota – le difficoltà della primavera, l’infortunio, gli appuntamenti cancellati, il rientro agli Assoluti di Rieti e la rincorsa alla forma utile per essere al via della rassegna iridata.
– foto Image –
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Berlusconi “Governo avanti anche senza M5s”

ROMA (ITALPRESS) – “Mario Draghi sarà l’ultimo presidente del Consiglio di questa legislatura, ma si può andare avanti anche senza i Cinque Stelle”. A parlare, intervistato dal quotidiano La Stampa, è il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi. Se il governo rischia di fermarsi, spiega, “non dipende certo da noi. Siamo stati i primi a volerlo e abbiamo assunto l’impegno di sostenerlo lealmente fino al 2023. Non cambiamo certamente idea. Però non è possibile che un governo vada avanti se ogni giorno una delle maggiori forze politiche che dovrebbero sostenerlo si dissocia fino a non votare provvedimenti essenziali. Per questo ho chiesto un chiarimento che non è più differibile. Sei Cinque Stelle sono ancora nel perimetro della maggioranza si comportino di conseguenza. Se non lo sono più, lo dicano chiaramente”. Quanto a Draghi, che ha ripetuto che senza M5s non c’è questo governo, “non sta a me naturalmente valutare le sue parole. Sono scelte che spettano solo a lui. Per quanto ci riguarda posso dire che i numeri consentono di continuare a governare in ogni caso. E che ovviamente questa è l’ultima volta che parteciperemo a un governo con i Cinque Stelle”.
Berlusconi parla anche della costruzione di un nuovo centro. “L’idea di un Grande Centro mi fa sorridere – afferma – Sarebbe l’ennesimo centro piccolo piccolo, affollato di leader senza seguito nel Paese, che avrebbero come unico obiettivo unificante quello di tentare di non farci raggiungere la maggioranza e poi di contrattare con la sinistra dopo le elezioni. Naturalmente un tentativo del genere sarebbe destinato a fallire. “Chi volesse davvero costruire un centro forte, credibile, di cultura liberale, cristiana, europeista, garantista, nel solco del Ppe può farlo con noi. Il mio invito rimane sempre valido”.
– Foto Agenziafotogramma.it –
(ITALPRESS).

Brunetta “Salari non all’altezza dei tempi, dare risposte”

ROMA (ITALPRESS) – “Da tempo le dinamiche salariali nel nostro Paese non sono all’altezza dei tempi. Chiediamo produttività, efficienza, abnegazione, merito, ma non riusciamo a rispondere con salari adeguati. Questo, a differenza di altri, è un problema strutturale a cui dobbiamo rispondere tagliando il cuneo fiscale, con l’obiettivo di farlo convergere in 2-3 anni intorno ai valori europei, e rilanciando i salari di produttività, legati alla contrattazione di secondo livello e ai progetti di efficienza. Viva i salari accessori che premiano il merito”. Lo ha detto Renato Brunetta, ministro per la Pubblica amministrazione, intervenendo stamattina al 9° Congresso nazionale del Siulp in corso a Roma.
“Per le famiglie a basso reddito, a causa dell’inflazione, il carrello al supermercato rischia di restringersi. Sto lavorando, assieme al ministro dell’Economia, a una serie di interventi per lasciare intatto quel carrello: l’idea è utilizzare l’extragettito Iva legato all’aumento generalizzato dei prezzi per azzerare l’imposta sui prodotti di prima necessità e largo consumo, in modo che le famiglie a basso reddito non debbano subire gli effetti negativi dell’inflazione. Allo stesso modo, puntiamo all’ampliamento dei fringe benefit, agevolando gli accordi aziendali in tal senso e la partecipazione dei datori di lavoro alla difesa del potere d’acquisto dei dipendenti, che così potrebbero avere una sorta di bonus incrementale oltre al bonus di 200 euro che eroga lo Stato. Stiamo lavorando a tutto questo. Sono i provvedimenti in campo tra fine luglio e fine settembre per contrastare l’inflazione, per difendere il potere d’acquisto, per garantire la coesione sociale che voi, come poliziotti, preservate ogni giorno nelle città, nei quartieri, nei vostri luoghi di lavoro, come ‘volti della Repubblicà. Senza retorica, il vostro è un bellissimo mestiere, da una parte sola: dalla parte della gente”.
-foto agenziafotogramma.it-
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Censis-Lottomatica, il gioco legale in Italia vale oltre 8 mld

ROMA (ITALPRESS) – E’ stato presentato il primo numero dell’Osservatorio permanente Censis-Lottomatica sul gioco legale in Italia, che evidenzia come dopo lo stop forzato del 2020, nel 2021 il gioco ha garantito un introito alle casse dello Stato sotto forma di imposte di 8 miliardi e 413 milioni di euro. Per avere un ordine di grandezza di cosa sia il gioco per lo Stato, basti pensare che nel 2021 le tasse su questo settore hanno rappresentato il 2,4% del totale della spesa per consumi finali della Pubblica amministrazione. E, ancora che con queste entrate è possibile coprire la spesa annua che le amministrazioni pubbliche destinano alle attività ricreative, culturali e di culto, che per il 2021 è stata di 6 miliardi e 476 milioni di euro, o quella per le abitazioni e l’assetto del territorio, pari a 7 miliardi e 83 milioni, o quella per la protezione dell’ambiente di 5 miliardi e 774 milioni.
Pensando al futuro, sono 8 miliardi di euro quelli che sono appena stati distribuiti dal ministero della Salute nell’ambito del PNRR per investimenti di ammodernamento della rete ospedaliera e dei presidi territoriali. Ma non solo: con un importo pari a quello della tassazione sul gioco sarebbe possibile costruire 35 nuovi ospedali, con una capienza di circa 16.000 posti letto o realizzare 2.050 interventi di edilizia scolastica per la costruzione di nuovi edifici, in grado di ospitare 615.200 studenti (il 7,4% del totale).
Senza contare che con 8 miliardi e 400 milioni di euro si potrebbero realizzare 164 chilometri della tratta di alta velocità Salerno-Reggio Calabria, per collegare il Mezzogiorno al resto del Paese.
Resta fermo che è compito dello Stato non solo decidere dove meglio allocare le entrate derivanti dal gioco, ma anche delineare il perimetro entro cui deve svolgersi senza rischi per i cittadini l’attività ludica: l’83,6% degli italiani è convinto che lo Stato debba regolare e gestire il gioco legale a tutela del consumatore e della collettività.
E l’idea dello Stato regolatore è associata fortemente alla convinzione che regolazione e gestione statuale siano essenziali per fare del gioco legale l’argine più alto contro illegalità e criminalità organizzata. Infatti, il 66,8% degli italiani ritiene che il gioco legale regolato e gestito dallo Stato sia il vero baluardo contro quello illegale.
E’ dunque evidente che qualsiasi logica proibizionistica rispetto a un comportamento tipicamente umano come quello del gioco produce la conseguenza di relegarlo nella sfera del divieto, del sommerso e, quindi, dell’illegalità. Al contrario, occorre concretamente riconoscere che, se socialmente organizzato, il gioco pubblico riesce a evitare che una parte dei giocatori cada nella trappola dell’illegalità e dei gruppi criminali.
Tale equazione (meno gioco legale = più gioco illegale) è confermata dall’esperienza del lockdown: nel 2019 il valore del gioco illegale era stimato in circa 12 miliardi di euro, nel 2020 (con le chiusure) è salito a 18 miliardi (+50%) e nel 2021 si calcola che possa aver superato i 20.
Giocare legalmente è, di conseguenza, la migliore certificazione che il gioco rappresenta un’attività praticabile in modo responsabile, sano e contenuto e che oggi è un fenomeno diffuso divenuto una componente dello stile di vita (non solo) degli italiani.
Secondo il professore Giuseppe De Rita, presidente Censis, “con la ripresa della normalità gli italiani hanno ricominciato a giocare legalmente e la filiera del gioco è ripartita. Essenziale il ruolo dello Stato che è insieme garante della legalità attraverso il sistema delle concessioni e i controlli, e garante dell’utilizzo appropriato delle entrate erariali che provengono dal gioco. Grazie al ruolo dello Stato un’attività che fa parte della quotidianità degli italiani si può svolgere legalmente, senza eccessi e con un contributo per via fiscale a finanziare attività collettive socialmente rilevanti”.
Per Federico Freni, sottosegretario al Ministero dell’Economia, “purtroppo il gioco soffre ancora delle speculazioni etiche. In Parlamento abbiamo dovuto combattere per evitare che il comparto del gioco tornasse all’illegalità in quanto non si volevano prorogare alcune concessioni. La legge delega che abbiamo promosso va proprio nella direzione di prevedere una regolamentazione unitaria del gioco, per contrastare il gioco illegale e favorire quello legale”.
Marcello Minenna, direttore Agenzia delle Accise, Dogane e Monopoli, ha spiegato che “il lockdown ha colpito il settore del gioco pubblico legale e non quello illegale. L’Agenzia, in quel periodo, individuò uno strumento per reprimere il gioco illegale attraverso il ‘Comitato per la prevenzione e la repressione del gioco illegalè. Ci siamo coordinati con la Polizia di Stato e abbiamo messo a punto un regolamento. Siamo intervenuti in oltre 100 Comuni e abbiamo chiuso oltre 150 punti illegali di gioco, elevando sanzioni pecuniarie per svariati milioni di euro. L’obiettivo è far comprendere che è necessario vigilare il gioco pubblico, contrastando l’illegalità attraverso una regolamentazione con interventi anche di modernizzazione grazie alle nuove tecnologie”.
Per l’ingegnere Guglielmo Angelozzi, amministratore delegato Lottomatica, “la fotografia del Censis conferma la centralità del settore del gioco pubblico in Italia. Il contributo del gruppo Lottomatica alle casse dello Stato è pari a 2,3 miliardi di euro. Questa cifra costituisce il risultato del lavoro svolto dai 1.450 dipendenti dell’azienda e dalle 16.000 persone della rete in franchising. Numeri che ci spingono a svolgere ancor di più la nostra funzione con il massimo dell’attenzione, a partire dal tema fondamentale della legalità, a tutela dello Stato ma anche dei consumatori”.
Alfonso Celotto, professore ordinario di Diritto Costituzionale all’Università Roma Tre ha dichiarato che “il gioco è ordine pubblico, tutela della salute, commercio e tributi. Su questi quattro aspetti abbiamo normative separate e assurde per cui nei Comuni è possibile giocare ad orari e con regole diverse. Un sistema che non funziona e che confonde operatori e giocatori. Se si restringe il gioco legale si allarga quello illegale, per cui occorre una regolamentazione unitaria”.

– foto ufficio stampa Italcommunications –
(ITALPRESS).

Draghi “Momento difficile ma l’Italia resta un paese forte”

ROMA (ITALPRESS) – “Attraversiamo diverse crisi, la terribile invasione russa dell’Ucraina, l’aumento del costo dell’energia, il ritorno dell’inflazione. Ma in un momento così difficile l’Italia resta un Paese forte. Forse è una novità, ma è un paese forte. La nostra economia è ancora in crescita, anche se come dicono a Roma non bisogna allargarsi troppo, perchè i rischi che abbiamo di fronte restano. I dati sul fabbisogno, sui conti pubblici vanno molto bene, quindi ci danno spazio per aiutare le famiglie, sostenere le imprese, ridurre quelle diseguaglianza che in un periodo di inflazione si ampliano drammaticamente e molto rapidamente”. Così il presidente del Consiglio, Mario Draghi, intervenendo alla cena organizzata dall’Associazione della Stampa estera a Roma. “La nostra collocazione internazionale è solida, non ci sono stati tentennamenti. Due settimane abbiamo centrato ancora una volta tutti gli obiettivi del Pnrr. Sono certo che continueremo così. In particolare voglio sottolineare il processo di riforma intrapreso, la riforma fiscale, del codice appalti, della concorrenza, un’agenda di semplificazione. Sono leggi delega, tra l’altro, quindi mi affretto a dire che bisogna scrivere ancora i decreti delegati ma il governo ha tutta l’iniziativa in mano, perch’è il governo che dovrà farlo. Tra ora e dicembre avremo il tempo e il modo di scriverli al meglio, la sfida finora è stata approvarli”, ha aggiunto.
(ITALPRESS).
-foto agenziafotogramma.it-

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