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Edison, inaugurato il nuovo parco eolico di Mazara del Vallo

ROMA (ITALPRESS) – Edison inaugura un nuovo parco eolico a Mazara del Vallo (Trapani) e rafforza il proprio impegno nello sviluppo della generazione rinnovabile, quale asse strategico di crescita della società. Con questo nuovo impianto da 45 MW di potenza complessiva, Edison supera 1GW di capacità eolica installata e si conferma tra i leader del Paese nel settore. In coerenza con le politiche nazionali ed europee di decarbonizzazione e transizione energetica, la società prevede di aumentare la propria potenza rinnovabile installata da 2 a 5 GW, attraverso investimenti per 3 miliardi di euro al 2030, di cui 300 milioni destinati alla Sicilia solo nel prossimo triennio.
«Edison è un operatore responsabile, impegnato nella transizione energetica con un piano di investimenti ambizioso e concreto – dichiara l’amministratore delegato della società Nicola Monti -. Vogliamo accompagnare il Paese nel raggiungimento degli obiettivi di carbon neutrality e disegnare un futuro sostenibile per le aziende e le persone. Il nuovo parco eolico di Mazara del Vallo rappresenta un tassello importante di questo percorso di trasformazione e conferma l’impegno di Edison in Sicilia dando un contributo concreto allo sviluppo rinnovabile di questa Regione».
«Siamo stati tra i primi a sviluppare le rinnovabili in Sicilia: una collaborazione che è iniziata quasi 20 anni fa e che si basa sulla reciproca conoscenza e apprezzamento – afferma Marco Stangalino, vicepresidente esecutivo Power Asset Edison. Oggi affermiamo la solidità di questa collaborazione, che ha nel campo eolico di Mazara del Vallo una manifestazione concreta, e auspichiamo che possa tradursi in ulteriori occasioni di sviluppo congiunto. Edison è a disposizione di Regione e pubblica amministrazione per supportare un percorso di sviluppo sostenibile che la Sicilia ha dimostrato di voler perseguire in maniera molto decisa e attiva».
Il parco eolico di Mazara del Vallo ha una potenza complessiva di 45 MW ed è in grado di produrre energia rinnovabile in grado di coprire il fabbisogno energetico di circa 50.000 famiglie. Con 14 aerogeneratori tripala, genera circa 125 GWh l’anno evitando l’emissione in aria di 52.000 tonnellate di CO2 ogni anno. I lavori di costruzione sono durati 3 anni e hanno visto impegnate imprese fornitrici ed esecutrici del territorio, per un totale di oltre 112 mila ore lavorate.
La Sicilia è un territorio chiave per Edison che prevede di contribuire allo sviluppo rinnovabile della Regione con investimenti per oltre 300 milioni di euro nei prossimi 3 anni. Tali investimenti saranno destinati alla realizzazione di 2 impianti eolici (green-field) da circa 65 MW e 8 campi fotovoltaici da oltre 240 MW, tra cui gli impianti fotovoltaici nei comuni di Agira e di Aidone (entrambi nella provincia di Enna) attualmente in costruzione.
Attualmente Edison ha un parco di generazione rinnovabile da 2,2 GW di potenza installata e ha presentato progetti e avviato iter autorizzativi in tutta Italia per lo sviluppo di ulteriori 1.500 MW, di cui 800 MW eolici e oltre 700 MW fotovoltaici, per un totale di 63 impianti tra greenfield e integrali ricostruzioni. In particolare, nei prossimi 4 anni verranno realizzati progetti per oltre 1.300 MW nel Sud Italia e più di 200 MW nel Nord e nel Centro del Paese.
Edison ha un’esperienza unica nel campo delle integrali ricostruzioni dei campi eolici: è stato promotore della Carta del Rinnovamento Eolico Sostenibile e uno dei primi operatori in Italia a tradurre tali principi in concreto attraverso le attività di repowering concluse negli ultimi anni in Abruzzo, Basilicata e Puglia per circa 120 MW complessivi.
“Al fine di garantire la sicurezza e l’adeguatezza del sistema elettrico italiano – si legge in una nota -, il piano di crescita di Edison nelle rinnovabili prevede anche lo sviluppo dei necessari strumenti di flessibilità, come i pompaggi idroelettrici e le batterie d’accumulo, nonchè la produzione a gas di ultima generazione, che continuerà a rivestire un ruolo complementare supplendo all’intermittenza delle fonti rinnovabili non programmabili. Edison è un operatore responsabile impegnato nella transizione energetica del Paese con una strategia che fa leva sullo sviluppo della generazione rinnovabile, i servizi energetici, le vendite e i servizi per i clienti finali oltre alle attività gas e green gas. Con il proprio piano di sviluppo ha l’obiettivo di portare la generazione rinnovabile al 40% del proprio portafoglio produttivo entro il 2030”.

– foto ufficio stampa Edison –

(ITALPRESS).

Per 1 italiano su 3 referendum inutili se propongono quesiti complessi

ROMA (ITALPRESS) – Domenica 12 giugno si è votato per 5 referendum sul tema della giustizia, che però non hanno raggiunto il quorum necessario per rendere valido l’esito delle elezioni. Ad oggi, anche a fronte di questo risultato, oltre 1/3 della popolazione (il 37%) ritiene i referendum inutili se propongono quesiti complessi e di difficile valutazione come in questo caso. In generale, il referendum resta comunque uno strumento valido e utile per circa il 40% dei cittadini italiani.
Le opinioni si dividono, invece, in merito al quorum: tra chi chiede di mantenerlo così com’è, chi vuole completamente eliminarlo e chi, invece, sarebbe propenso per una modifica con un abbassamento della soglia. La motivazione principale che ha spinto gli italiani a non recarsi alle urne risiede proprio nella complessità dei temi trattati e dei quesiti proposti, oltre che in una sfiducia nei confronti della politica e nel rispetto dell’esito delle votazioni. I temi trattati, dunque, hanno fatto da deterrente al voto, infatti, oltre la metà di coloro che hanno disertato la cabina elettorale sarebbe andato a votare se si fossero trattati temi come quelli dell’eutanasia e della cannabis, ma che sono stati bocciati dalla Corte Costituzionale nei mesi scorsi.
Dati Euromedia Research – Realizzato il 13/06/2022 con metodologia mista CATI/CAWI su un campione di 1.000 casi rappresentativi della popolazione italiana maggiorenne

– foto Euroweek News –
(ITALPRESS).

Piano Esg Mooney, inclusione finanziaria, attenzione a lavoro e ambiente

MILANO (ITALPRESS) – Un’azienda fintech italiana in grado di rispondere alle esigenze quotidiane di tutti, attraverso canali fisici e digitali, e che ha incluso la sostenibilità nei confronti dei propri stakeholder, della società e dei territori in cui opera, come parte integrante del proprio piano industriale 2021 – 2025. E’ il ritratto di Mooney che presenta al Palazzo delle Esposizioni la prima edizione del proprio bilancio di sostenibilità durante un evento moderato da Valentina Bisti, Giornalista TG1 RAI, che vede la partecipazione dell’amministratore delegato Emilio Petrone, il sottosegretario per l’Economia e le Finanze Federico Freni, Francesco Boccia, il Capo del Dipartimento Tutela dei clienti e educazione finanziaria della Banca d’Italia e G20/GPFI Co-Chair Magda Bianco, il Segretario Generale della Confesercenti Mauro Bussoni e il General Manager VR46 Gianluca Falcioni.
Il documento testimonia l’impegno profuso da Mooney fin dalla propria nascita nelle tematiche ESG, individuando tre pilastri fondamentali alla base della strategia di sostenibilità aziendale: inclusione finanziaria, attenzione al dipendente, impegno nei confronti dell’ambiente. Ogni area ha visto la definizione di azioni a medio e lungo termine, che contribuiranno al raggiungimento di 8 dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.
L’evento è l’occasione per presentare i principali obiettivi aziendali raggiunti che fanno di Mooney la realtà leader in Italia nel Proximity Banking & Payments con 800.000 carte prepagate emesse, di cui il 12% attivate da cittadini stranieri, 250 milioni di transazioni di cui il 40% cashless, oltre 45.000 punti vendita sul territorio con il 36% nel Sud e nelle Isole, 20 milioni di consumatori su rete fisica e 3 milioni digitali, primo prestatore di servizi di pagamento per la Pubblica Amministrazione attraverso la piattaforma pagoPA ad oggi con oltre 100 milioni di transazioni, 500 servizi di pagamento offerti grazie a più di 100 aziende partner, assunzioni aumentate del 21% rispetto all’anno precedente.
Nonostante la recente costituzione, Mooney ha già ottenuto risultati importanti in termini di ricadute sociali della propria attività. Dal punto di vista dell’inclusione finanziaria, per esempio, Mooney offre accesso a servizi e operazioni di pagamento quotidiane agli abitanti di circa 8 mila comuni italiani, di cui la netta maggioranza (quasi il 60%) composta da paesi e borghi remoti e poco popolosi, dove la presenza di banche e istituti di pagamento non è sempre garantita. L’azienda ha inoltre distribuito capillarmente oltre 163 milioni di euro come compenso alla rete per i servizi offerti, dando così un contributo significativo a numerose microimprese anche nelle aree del paese più fragili economicamente.
Fondamentale l’apporto di Mooney, attraverso i propri strumenti e servizi, all’educazione finanziaria dei cittadini, in attuazione del Piano Italia Cashless, messo a punto dal Governo per incentivare l’uso di carte e app di pagamento, al fine di modernizzare il Paese e favorire lo sviluppo di un sistema più digitale e trasparente. A questo obiettivo contribuisce anche l’attività di formazione degli esercenti partner che costituiscono la rete di prossimità, i cui benefici tangibili e diretti riguardano l’aumento dell’inclusione economica della popolazione e la maggiore consapevolezza nell’utilizzo degli strumenti cashless soprattutto a favore di giovani, anziani e stranieri.
L’attenzione di Mooney per la sostenibilità si è concretizzata nel 2021 anche attraverso un progetto unico nel Paese: il “Generosity Network”. Si tratta della rete di donazioni più estesa d’Italia, in virtù della quale l’azienda ha messo gratuitamente a disposizione degli Enti del Terzo Settore la propria piattaforma fintech per la digitalizzazione e il tracciamento delle donazioni. L’obiettivo è di facilitare l’attività di raccolta fondi svolta dai volontari sul territorio – riducendo così la circolazione del contante – e rendere ancora più facile e immediato l’atto della donazione per i privati cittadini, sia in occasione di campagne specifiche, sia di eventi di beneficenza e di singole donazioni.
La crisi pandemica, che ha caratterizzato i primi mesi di vita di Mooney, ha visto l’azienda fortemente impegnata a tutela dei propri dipendenti anche attraverso il ricorso allo smartworking in modalità 100%, reso possibile grazie agli investimenti sostenuti in termini di dotazioni tecnologiche e di formazione del personale. Tra le diverse misure che testimoniano l’attenzione di Mooney verso i dipendenti vi è il programma di “People Caring” nato per supportarli nella crescita dei propri figli, nell’ottica di migliorare l’equilibrio tra vita professionale e familiare.
L’utilizzo degli scontrini cartacei nei punti vendita e della flotta aziendale da parte del personale sul territorio sono alcune tra le principali tematiche sulle quali Mooney intende agire, da un lato, con la graduale riduzione della carta termica, e dall’altro con lo sviluppo di una politica di Corporate Mobility sempre più green. Tra le varie misure a favore della mobilità sostenibile vi sono un contributo aziendale per l’acquisto degli abbonamenti al trasporto pubblico locale, lo smartworking a rotazione, l’incremento del numero dei veicoli a tecnologia ibrida all’interno della flotta aziendale.
Altre misure a supporto della sostenibilità ambientale previste nel prossimo futuro sono il Guaranteed Ride Home Program, per facilitare il rientro a casa in situazioni di emergenza per i dipendenti fruitori dei mezzi di trasporto pubblici, un’attività strutturata di sensibilizzazione e informazione del personale in materia di mobilità consapevole, il piano per l’efficientamento energetico degli edifici e l’introduzione di criteri di acquisto “verdi” per la selezione delle attrezzature informatiche.
“La presentazione del primo bilancio di sostenibilità è una tappa fondamentale nel processo di crescita di Mooney che, in soli due anni di vita, ha portato l’azienda a raggiungere traguardi straordinari in termini di business e reputazione sul mercato grazie ad un fantastico lavoro di squadra – ha affermato Emilio Petrone, Amministratore Delegato di Mooney – Vogliamo migliorare l’ambiente economico, sociale e naturale che ci circonda ed è per questo che abbiamo incluso la sostenibilità nel nostro piano industriale. Il documento dimostra che sono state gettate fondamenta solide e raggiunti primi importanti risultati tangibili per fare di Mooney un esempio di azienda pienamente rispondente ai più moderni requisiti di sostenibilità”.

– nella foto Emilio Petrone, Amministratore Delegato di Mooney, photo credit: ufficio stampa Mooney –

(ITALPRESS).

Referendum, il 13 giugno il picco di citazioni sui media

ROMA (ITALPRESS) – Fra il 15 maggio e il 14 giugno scorsi la parola “referendum” ha ottenuto 44.401 citazioni sui media ed è stata pronunciata più di una volta al minuto. Il picco, sulla carta stampata e le testate online, si è avuto nella giornata di lunedì 13 giugno, con 5.071 menzioni.
Il dato emerge dal monitoraggio su oltre 1.500 fonti informative fra carta stampata (quotidiani nazionali, locali e periodici), siti di quotidiani, principali radio, tv e blog svolto da Mediamonitor.it, piattaforma che utilizza tecnologia e soluzioni sviluppate da Cedat 85, azienda attiva da oltre 35 anni nella fornitura dei contenuti provenienti dal parlato.
Analizzando i soli dati relativi alle principali emittenti televisive (i canali generalisti Rai1, Rai2, Rai3, Rete4, Canale5, Italia1, La7 e le reti allnews RaiNews24, SkyTg24 e TgCom24), Mediamonitor.it evidenzia che a parlare di referendum è stato soprattutto TgCom24 (552), seguito da RaiNews24 (475) e SkyTg24 (404). Fra le reti generaliste, detiene il primato Rai3 (375), che precede di misura Rete4 (370) e La7 (353).
Dalla chiusura delle urne, avvenuta alle 23 di lunedì 12 giugno, fino alle 10.30 di martedì 14 giugno, le voci maggiormente citate sulle principali radio e tv italiane sono state, oltre a “referendum” (723 menzioni), “quorum” (410), “affluenza” (391) e “flop” 305, mentre la vicenda del forfait di numerosi presidenti di seggio a Palermo ha ottenuto 137 citazioni.
Nello stesso periodo, Mediamonitor.it ha inoltre indagato quali fra i protagonisti delle elezioni amministrative sono stati citati più volte su radio e tv. Fra i candidati alla poltrona di sindaco spicca Damiano Tommasi (249 citazioni): l’ex calciatore e “anima candida” della Roma, in corsa a Verona per il centrosinistra. Subito dietro l’ex giallorosso, due eletti del centro destra al primo turno, Roberto Lagalla (197), vincitore a Palermo, e Marco Bucci (194), riconfermatosi a Genova.
Fra i politici, sul tema referendario domina Giorgia Meloni (219) che si lascia alle spalle Matteo Salvini e il segretario del Pd Enrico Letta.
(ITALPRESS).

Salutequità “Rivedere subito il nuovo sistema di garanzia dei Lea”

ROMA (ITALPRESS) – Alla sanità pubblica 124 miliardi nel 2022, ma il nuovo sistema nazionale di controllo e verifica dell’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) nelle Regioni ha troppe “falle”, che se non corrette subito faranno aumentare le disuguaglianze e renderanno sempre meno esigibile il Diritto alla Salute. Rispetto al vecchio sistema (Griglia LEA con 34 indicatori), il Nuovo Sistema di Garanzia dei LEA ha 12 indicatori “Core” di monitoraggio in meno, tutti approvati prima della Pandemia e del PNRR, quindi inadeguati alle attuali sfide che attendono il SSN e i diritti dei pazienti. Nessun indicatore (core) ad esempio su PDTA, Telemedicina, farmaci innovativi, aderenza terapeutica, Pronto Soccorso, intramoenia, malattie rare, equità sociale, recupero cure mancate e solo un indicatore su liste di attesa. Manca un sistema di aggiornamento agile, flessibile e dinamico degli indicatori di monitoraggio e la pubblicazione dei dati 2020 è già in ritardo di sei mesi rispetto alla scadenza prevista al 31 dicembre 2021. Tutto questo in un quadro in cui il monitoraggio e la verifica hanno più valore che mai: in due anni di pandemia cresce la rinuncia alle cure, sono saltate visite ed esami anche per i malati cronici e peggiora l’aderenza terapeutica ai trattamenti. Nel 2021, secondo l’ultimo Rapporto BES dell’Istat, è quasi raddoppiata rispetto al 2019 la percentuale di chi ha rinunciato alle cure: dal 6,3% del 2019 si è passati all’11% del 2021. Tra le Regioni con più alta rinuncia alle cure vi è la Sardegna (18,3%), l’Abruzzo (13,8%), il Molise e il Lazio (13,2%). Parallelamente, secondo l’ultimo Report consumi dell’Istat, nel 2021 aumentano anche le spese sanitarie a carico delle famiglie, attestandosi a 118 euro al mese con un +9% rispetto al 2020. La pandemia ha influito anche sulla presa in carico delle cronicità.
Secondo il Rapporto Annuale 2021 dell’ISTAT, infatti, nel 2020 sono saltate rispetto al 2019 quasi 1/3 delle visite di controllo e prime visite volte ad impostare il Piano terapeutico.
A risentirne subito è stata l’aderenza terapeutica: secondo il Rapporto Osmed 2020 dell’Aifa, è ad esempio aumentata la percentuale di persone con bassa aderenza al trattamento con farmaci per l’ipertensione e lo scompenso cardiaco, attestandosi nel 2020 al 18,1% (variazione di +2 punti percentuale rispetto al 2019). La bassa aderenza tende ad aumentare con l’età e comunque presenta valori più critici al Sud e al Centro. Contestualmente il Governo ha incrementato le risorse per il Servizio Sanitario Nazionale portandole da oltre 114 miliardi del 2019 a circa 124 nel 2022 e 128 nel 2024, e potrà contare su 18,5 miliardi aggiuntivi del PNRR attraverso i quali realizzerà investimenti e riforme.
“I maggiori finanziamenti messi sinora sul piatto potrebbero però non essere sufficienti per aumentare come servirebbe l’accesso alle cure dei cittadini, ridurre le liste di attesa, contrastare le disuguaglianze e mettere a terra le riforme, a partire da quella della nuova sanità territoriale – ha dichiarato Tonino Aceti, presidente di Salutequità – Serve un sistema di controllo e verifica dell’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza nelle Regioni più forte e dinamico rispetto a quello attuale, in grado di cogliere molto meglio le reali difficoltà che ogni giorno incontrano i cittadini in tutti gli ambiti dell’assistenza, poter intervenire con misure più mirate di potenziamento dei LEA, spingere in tutte le Regioni l’attuazione concreta della programmazione nazionale e delle riforme, così da utilizzare al meglio tutte le risorse stanziate. Il Nuovo Sistema di garanzia dei LEA entrato in vigore il 1° gennaio 2020 è già vecchio e va subito ammodernato, come peraltro previsto dal Patto per la Salute 2019-2021”. “Inoltre, un suo rafforzamento darebbe al Ministero della Salute anche la possibilità di esercitare in modo più incisivo le sue competenze a garanzia dell’unitarietà del SSN e dell’esigibilità dei LEA in tutte le Regioni.
Ministero della Salute, MEF e Regioni aprano subito un tavolo”, ha aggiunto.
Per questo Salutequità ha lavorato ad una “Gap Analysis per l’Equità nel Nuovo Sistema di Garanzia dei LEA”, realizzata grazie al contributo non condizionato del Gruppo Servier in Italia e presentata oggi a Roma nel corso di un seminario nazionale di confronto alla presenza di molteplici esperti e decisori, con l’obiettivo di contribuire con idee costruttive al cambiamento che serve al Paese.
Ecco i principali risultati della “Gap Analysis per l’Equità nel Nuovo Sistema di Garanzia dei LEA” realizzata da Salutequità.
1. Nuovi indicatori “Core” da integrare nel NSG dei Lea.
Rispetto alla vecchia Griglia Lea 2019 ci sono ben 12 indicatori in meno. Andrebbero messi a punto/rafforzati indicatori ad hoc su: attuazione Piano Nazionale della Cronicità, con particolare riguardo al sistema di stratificazione della popolazione (oggi nessun indicatore previsto), aderenza terapeutica e PDTA (oggi indicatore No Core); qualità e accessibilità dell’assistenza primaria (oggi nessun indicatore previsto); equità di accesso alla telemedicina e completezza/utilizzo del Fascicolo Sanitario Elettronico (oggi nessun indicatore previsto); pieno e tempestivo accesso ai farmaci innovativi (oggi nessun indicatore previsto); qualità dell’Assistenza Domiciliare Integrata (oggi nessun indicatore previsto); rispetto norme liste di attesa (oggi 1 solo indicatore previsto) e recupero delle cure mancate a causa del Covid (oggi nessun indicatore previsto); attuazione e rispetto del Decreto sugli standard dell’assistenza territoriale (DM 71) a partire dagli standard dell’infermiere di famiglia e di comunità (IFEC), all’ulteriore personale infermieristico, medico e delle altre professioni coinvolte (oggi nessun indicatore previsto); accessibilità, qualità e sicurezza delle cure all’interno dei Pronto Soccorso (oggi nessun indicatore previsto); qualità, accessibilità ed equità dell’assistenza garantita alle persone con malattie rare (oggi nessun indicatore previsto); umanizzazione (oggi nessun indicatore previsto) e sicurezza delle cure (Legge Gelli/Bianco); rispetto delle norme relative alla regolamentazione dell’intramoenia (oggi nessun indicatore previsto); equità sociale attraverso il tasso di rinuncia alle cure (ora indicatore No Core).
2. Modalità di aggiornamento degli Indicatori.
E’ necessario prevedere un sistema di aggiornamento agile, flessibile e dinamico degli indicatori di monitoraggio. Ad oggi invece è prevista l’adozione di un nuovo Decreto. Inoltre, il Comitato Lea dovrebbe essere integrato con la partecipazione di componenti laici.
3. Accountability.
E’ necessario garantire il rispetto della tempistica di pubblicazione dei dati. Entro il 31 dicembre 2021 dovevano essere pubblicati i dati relativi alla valutazione 2020. Invece ad oggi sono pubblicati solo i dati 2019. Sarebbe particolarmente utile pubblicare anche i contenuti dei processi di audit con le Regioni e i relativi percorsi di miglioramento dei Lea, i Piani di potenziamento del “Lea critico” nonchè gli interventi di competenza del Ministro adottati in caso di inerzia o di mancato raggiungimento degli obiettivi di miglioramento.

– foto agenziafotogramma.it –
(ITALPRESS).

Speranza positivo al Covid, in isolamento

ROMA (ITALPRESS) – “Il ministro Speranza è in isolamento dopo essere risultato positivo al Covid-19. Si collegherà in videoconferenza con il Consiglio dei ministri”. Lo comunica il ministero della Salute.
– foto agenziafotogramma.it-
(ITALPRESS).

Mosca annuncia un corridoio umanitario per i civili dentro l’Azot

KIEV (UCRAINA) (ITALPRESS) – La guerra in Ucraina continua ormai da 112 giorni e non si intravedono spiragli di pace. Nel Donbass Kiev intende resistere mentre Mosca ha annunciato l’apertura di un corridoio umanitario per i civili rifugiati nello stabilimento Azot di Severodonetsk.
Intanto, però, nel paese si contano ancora vittime. Secondo l’ultimo aggiornamento dell’ufficio del procuratore generale dell’Ucraina, dall’inizio del conflitto 313 bambini sono morti e 579 sono rimasti feriti.
La situazione a Severodonetsk è ancora critica. Nella città del Lugansk, dove si è concentrata la battaglia nelle ultime settimane, i combattimenti continuano e c’è preoccupazione per le sorti dei residenti bloccati, specie per quei circa 500 civili che sarebbero ancora rifugiati nell’impianto chimico Azot. Negli ultimi giorni gli attacchi nella città si sono intensificati e avrebbero permesso ai soldati russi di avanzare. I ponti sul vicino fiume Seversky Donets sarebbero ormai tutti saltati e le truppe ucraine sarebbero così impossibilitate a scappare.
Secondo l’intelligence britannica, “dopo più di un mese di pesanti combattimenti, le forze russe ora controllano la maggior parte di Severodonetsk”. Unità delle forze armate ucraine, insieme a “diverse centinaia di civili”, si legge nell’ultimo aggiornamento diffuso dalla Difesa del Regno Unito, “si stanno rifugiando in bunker sotterranei nell’impianto chimico Azot” mentre le forze russe saranno “probabilmente riparate dentro e intorno” allo stabilimento. Per Londra, “ciò probabilmente impedirà temporaneamente alla Russia di riassegnare queste unità per missioni altrove”.
Di fronte al blocco dei civili nell’impianto, Mosca ha annunciato l’apertura di un corridoio umanitario per la giornata di oggi. Ai residenti che si sono rifugiati nello stabilimento è data la possibilità di spostarsi in direzione nord, verso Svatovo, nel Lugansk. Le autorità ucraine, però, per stessa ammissione dei russi, avevano chiesto che i civili fossero evacuati nel territorio controllato da Kiev, a ovest del fiume Seversky Donets. “La parte ucraina ha chiesto un corridoio umanitario per evacuare i civili (donne, bambini e anziani) dall’impianto chimico Azot a Severodonetsk nel territorio controllato da Kiev a Lisichansk”, ha detto il generale russo Mikhail Mizintsev, facendo notare che però “non è possibile evacuare in sicurezza in questa direzione” perchè i ponti sul fiume che separa le due città sono saltati. Per le forze asserragliate nell’impianto, invece, si chiede la resa. “Suggeriamo – ha detto Mizintsev, secondo quanto riportato in un aggiornamento Telegram del Ministero della difesa russo – che i militanti dei battaglioni nazionalisti e i mercenari stranieri che si trovano nello stabilimento Azot cessino tutte le ostilità e liberino i civili che stanno trattenendo attraverso questo corridoio umanitario dalle 8:00 (ora di Mosca) del 15 giugno 2022, oltre a fermare l’insensata resistenza e deporre le armi”. L’ultimatum, quindi, sarebbe già scaduto. I difensori di Kiev, però, sembrano intenzionati a resistere. Per il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, nel Donbass è “fondamentale resistere” perchè questa “direzione” è “la chiave per determinare chi prevarrà nelle prossime settimane”.
Nel consueto messaggio ai suoi connazionali, il presidente ucraino ha anche parlato di “perdite dolorose” nella regione di Kharkiv, dove “l’esercito russo sta cercando di rafforzare la sua posizione”. “Le battaglie per questa direzione continuano – ha aggiunto – e dobbiamo ancora lottare duramente per la completa sicurezza di Kharkiv e della regione. Continuiamo a fare pressione – ha proseguito – sugli occupanti nel sud. L’obiettivo chiave è la liberazione di Kherson e ci muoveremo passo dopo passo”, ha evidenziato. Zelensky ha chiesto ancora una volta aiuti militari all’Occidente. “Continuiamo a dire ai nostri partner – ha detto – che l’Ucraina ha bisogno di moderne armi antimissilistiche. Il nostro paese non ne ha ancora un livello sufficiente, ma è il nostro paese in Europa che ha più bisogno di tali armi in questo momento. Il ritardo nella fornitura – ha aggiunto – non può essere giustificato. Lo evidenzierò costantemente quando parlerò con i nostri partner”.
– foto agenziafotogramma.it –
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Ue, Gentiloni “La recessione non è inevitabile”

ROMA (ITALPRESS) – “Non c’è dubbio che l’invasione russa abbia cambiato il corso dell’economia e aumentato l’incertezza, ma non penso che abbia senso formulare profezie di sventura. Anche in una fase così complicata, la recessione non è inevitabile. E il catastrofismo non è una buona medicina”. Lo afferma il commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni, in un’intervista al Corriere della Sera.
A Bruxelles “prevediamo che la crescita nell’Unione europea nel 2022 sarà al 2,7 per cento e in buona parte è effetto di trascinamento dal 2021. Ma l’economia può restare in territorio positivo. Il mercato del lavoro, pur fra molte contraddizioni, è in una situazione molto positiva. Le banche sono in condizioni molto diverse da quelle di dieci anni fa. Non dico che la situazione attuale abbia risposte facili, ma mi pare sbagliato concludere un pò fatalisticamente che siamo destinati alla recessione”. Secondo Gentiloni sul fronte dello spread “la Bce va lasciata lavorare in autonomia. Il punto per quanto ci riguarda è assumersi in pieno le nostre responsabilità di politica economica, a livello nazionale e nelle istituzioni comuni. Non può essere la Bce a risolvere tutti i problemi”. Inoltre c’è “il vecchio riflesso di dare la colpa all’Europa. E’ una reazione che vedo affiorare in Italia. E, oltre che miope e infondata, è anche autolesionista: bisogna stare attenti a non aggiungere incertezza politica a un contesto economico già complesso – prosegue – Il messaggio dev’essere l’opposto: che siamo fortunati in questo frangente ad avere Mario Draghi come premier, ma che chiunque governerà domani garantisce la continuità dell’impegno europeo dell’Italia. Se questo messaggio viene alterato da reazioni scomposte, noi rischiamo di aggravare i problemi del Paese invece di alleviarli”.
– foto agenziafotogramma.it-
(ITALPRESS).

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