STRASBURGO (FRANCIA) (ITALPRESS) – “Siamo di fronte a una grande sfida dovuta all’aumento dei casi di contagio in Europa e a un numero elevato di ricoverati e di morti, e ora si aggiunge anche la variante Omicron, che è più contagiosa e che a gennaio sarà la variante più diffusa in Europa, ma sono fiduciosa perchè abbiamo la forza e i mezzi per combattere la pandemia”. Così la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, durante un dibattito sulla risposta alla pandemia di Covid-19 nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo.
“Gli studi ci dicono che la vaccinazione completa e la dose di richiamo rappresentano gli strumenti migliori per tutelarsi contro la variante Omicron”, ha continuato Von der Leyen.
“Ma l’Europa è in una buona posizione per combattere il virus perchè abbiamo abbastanza dosi di vaccino – continua – e riceveremo vaccini adattati contro la nuova variante Omicron entro massimo cento giorni”, ha concluso il capo dell’esecutivo europeo.
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Covid, Von der Leyen “Omicron grossa sfida, ma abbiamo strumenti giusti”
La paura del Covid condiziona la ripresa e i consumi
ROMA (ITALPRESS) – Paura e pessimismo sull’evoluzione della pandemia nei prossimi dodici mesi caratterizzano le opinioni dei cittadini, in particolare quelle dei gruppi sociali più vulnerabili: il 24,7% degli italiani è confuso, il 39% è ottimista e il 36,3% è pessimista. Più pessimisti sono i bassi redditi (40,3%), operai ed esecutivi (42,1%) e le donne (42,2%). E’ quanto emerge dal terzo Rapporto CENSIS-Tendercapital “Inclusione ed esclusione sociale: cosa ci lascerà la pandemia”, presentato presso la sede del CENSIS. La ricerca mette in luce come il tema della sostenibilità sociale non sia solo oggetto di dibattito e fonte di idee innovative, ma rappresenti sempre più un concreto programma operativo per l’Italia del dopo-pandemia. Il Rapporto, quindi, è uno strumento utile anche per capire come avviare interventi in grado di limitare le disparità e le esclusioni sociali, che l’emergenza sanitaria ha accentuato creando nuove sacche di povertà.
Diretta conseguenza di questo stato d’animo di paura è la cautela nella gestione delle spese. In vista delle prossime festività natalizie, il dato medio sul totale degli italiani indica che il 20,7% spenderà meno per i prodotti alimentari, il 33,1% per regali a familiari e amici, il 42,4% per viaggi e vacanze.
Dall’inizio della pandemia il 58,5% degli italiani dice di aver vissuto situazioni di forte stress psicofisico, il 58,8% di depressione, il 60,9% di ansia e paura indefinita. Un carico di sofferenza psichica socialmente diffuso, che però ha colpito di più giovani e bassi redditi.
Insieme a questo disagio psicologico soggettivo, la pandemia ha generato anche nuove sacche di povertà. Ci sono oltre un milione di nuovi poveri nel 2020, con un incremento del +21,9% rispetto al 2019: di questi, le donne sono 532mila (+22,9%), i giovani 222mila (+23,2%). Sono invece 333mila le famiglie in povertà assoluta in più nel 2020 rispetto al 2019.
Ad alto rischio nel protrarsi dell’emergenza sono le persone senza risparmi: il 23,1%, ma è il 33,4% tra i bassi redditi, il 29,5% tra i bassi titoli di studio. Tra chi non dispone del cash cautelativo la paura della povertà è più alta.
Il 16,5% degli italiani non è un utente di Internet, l’11,1% possiede una connessione che ha mal funzionato in pandemia, 27 milioni di utenti di device digitali hanno difficoltà a svolgere le attività digitali in casa, tra spazi stretti, parti di casa senza connessione o rete in overbooking per sovraffollamento. E ancora: 16,5 milioni di utenti di device digitali hanno difficoltà nell’utilizzarli perchè non ne hanno di proprio perchè non sono adeguati alle loro esigenze. Inoltre, 12 milioni hanno problemi nell’uso dello smartphone o di WhatsApp oppure nel gestire la mail, mentre 12,4 milioni li hanno in attività come navigare sui social o gestire video incontri.
Se l’Italia ha tenuto in pandemia, parte rilevante del merito è dei soggetti di welfare, a cominciare dallo Stato, che ha immesso nell’economia reale circa 60 miliardi di euro, ammortizzando circa due terzi dei quasi 93 miliardi di euro di reddito tra lavoro e capitale persi dalle famiglie. I trasferimenti sociali in denaro sono pari a 426,6 miliardi di euro (+37,2 miliardi e +8,3% reale rispetto al 2019), con un boom guidato dalle indennità di disoccupazione.
C’è stata poi la potente azione ridistributrice delle famiglie, con 9 milioni di anziani che hanno dato sostegno economico alle famiglie di figli e nipoti e 6,8 milioni di giovani che ricevono supporti economici da genitori e nonni.
Per il 92,8% degli italiani, comunque, la povertà si combatte in primo luogo creando lavoro e non moltiplicando i sussidi. Infatti, il 47,6% ritiene ad esempio che il Reddito di cittadinanza spinga le persone a non lavorare, mentre per il 37,9% è un supporto alle persone in difficoltà. Infine, il 9,4% pensa che costi troppo al bilancio pubblico.
Il 79,3% degli italiani, infine, è convinto che bisogna tassare i grandi patrimoni per finanziare la lotta alla povertà, l’88,8% è favorevole a misure fiscali a beneficio dei bassi redditi e l’80,9% a incentivare fiscalmente gli imprenditori che assumono nuovi lavoratori.
Per Giuseppe De Rita, presidente del CENSIS, “tra famiglie, reti sociali e welfare pubblico il modello sociale italiano ha dato buona prova nell’emergenza ammortizzando i costi sociali. E’ impressionante, tuttavia, vedere che gli anziani hanno avuto meno stress psicofisico rispetto ai giovani. Il vero problema del nostro sistema è proprio quello di fare futuro. Occorre dunque eliminare la cultura dei sussidi per attuare investimenti capaci di coinvolgere i giovani. Solo il rilancio dello sviluppo economico e dell’occupazione darà risposte adeguate anche al disagio sociale, riportando il welfare alla sua funzione primaria di collante della coesione sociale”.
Secondo Moreno Zani, presidente di Tendercapital, “dopo un anno e mezzo di pandemia gli effetti negativi continuano determinando sempre più disparità sociali, paure e nuove esclusioni. Emergono le richieste di interventi per aiutare le fasce più deboli della popolazione e mi preme far notare questo desiderio di welfare digitale. Non dobbiamo dimenticare infatti che non tutti hanno lo stesso accesso alla rete digitale e questo è un problema serio e da risolvere. Occorre un accesso libero per tutti, con un costo addebitato alla fiscalità generale e soprattutto alle grandi aziende tech e ai grandi patrimoni”.
“La pandemia ha accentuato il disagio esistenziale dei giovani. I dati sull’aumento del consumo degli psicofarmaci e del ricorso ai servizi psichiatrici sono la certificazione del danno. Per superare tale pessimismo occorre riportare il lavoro ai giovani e rompere questa catena di dipendenza”, spiega Paolo Crepet, sociologo e psichiatra.
Per Alberto Oliveti, presidente AdEPP, “fra gli aspetti chiave del Rapporto, emergono il senso di povertà diffuso, il concetto di incertezza, il sentimento di vulnerabilità e di finitudine in particolar modo per i giovani. Tutto ciò sta generando impoverimento e disparità sociale. Per tale ragione, nel futuro post pandemico dovremo avere un approccio necessariamente ‘one health’ prendendoci cura in modo globale della salute umana, del benessere animale e del clima”.
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Il Natale degli italiani tra regali e voglia di normalità
ROMA (ITALPRESS) – Mancano dieci giorni al Natale e, anche quest’anno, ci ritroviamo a vivere un periodo di festa con la preoccupazione per una nuova ondata di contagi da Covid-19. Nonostante questo, quasi la metà degli italiani sente la magia del Natale e, in quasi 1 su 10, questa magia è ancora più forte dello scorso anno, forse proprio per la voglia di tornare alla normalità. Tra chi ha perso lo “spirito del Natale”, invece, l’influenza della pandemia è forte e si registra in 2 casi su 3.
Resta, comunque, la voglia di vivere a pieno questo periodo e, di conseguenza, non si rinuncia ai regali. Prodotti alimentari e abbigliamento restano un “must” nella scelta dell’oggetto da regalare ai propri cari. Cambia, però, la modalità di acquisto. Se fino al 2019, quindi nel periodo pre-pandemico, i negozi fisici e i centri commerciali rappresentavano la prima scelta per fare acquisti, oggi la scelta ricade di più sull’online, anche come conseguenza di questo nuovo aumento dei contagi.
Dati Euromedia Research. Sondaggio realizzato il 14/12/2021 con metodologia mista CATI/CAWI su un campione di 1.000 casi rappresentativi della popolazione italiana maggiorenne.
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Entrate tributarie e contributive in crescita nei primi 10 mesi
ROMA (ITALPRESS) – Nei primi 10 mesi dell’anno, secondo i dati el Mef, le entrate tributarie e contributive mostrano nel complesso una crescita di 50.270 milioni (+9,6%) rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente. Le entrate tributarie evidenziano una crescita pari a 39.111 milioni (+11,4%) rispetto allo stesso periodo del 2020. Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, il gettito delle imposte contabilizzate al bilancio dello Stato registra una crescita sostenuta (+40.446 milioni, +12%), mentre risultano in flessione gli incassi da attività di accertamento e controllo (-593 milioni, -8,7%). Il gettito relativo alle entrate degli enti territoriali mostra una variazione positiva (+4.481 milioni, +12,8%). Le poste correttive – che riducono le entrate del bilancio dello Stato – risultano in aumento di 5.223 milioni rispetto allo stesso periodo del 2020 (14,1%). Le entrate relative alle imposte dirette risultano pari a 208.077 milioni (+13.722 milioni pari a +7,1%); quelle relative alle imposte indirette ammontano a 169.737 milioni (+26.724 milioni , pari a +18,7%). Tra le imposte dirette, il gettito Irpef si è attestato a 160.404 milioni (+8.906 milioni, +5,9%). L’Ires è stata pari a 18.032 milioni (-1.370 milioni, -7,1%). Tra le imposte indirette, le entrate Iva ammontano a 110.118 milioni (+20.064 milioni, pari a +22,3%). Gli incassi contributivi sono risultati pari a 193.267 milioni, in aumento di 11.159 milioni (+6,1%). Le entrate contributive dell’Inps ammontano a 179.656 milioni, in aumento di 9.870 milioni rispetto al 2020 (+5,8%). I premi assicurativi dell’Inail ammontano a 5.628 milioni, in diminuzione dell’8,5%. Le entrate contributive degli Enti previdenziali privatizzati risultano pari a 7.983 milioni, in aumento di 1.810 milioni.
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Edison, Piano Rinnovabili al 2030 per la decarbonizzazione del Paese
ROMA (ITALPRESS) – Cinque GW di capacità installata tra eolico, fotovoltaico e idroelettrico, 3 miliardi di investimenti su tutto il territorio nazionale per lo sviluppo eolico e fotovoltaico, progetti eolici e fotovoltaici per oltre 1.300 MW al Sud, più di 100 MW al Centro e quasi 100 MW al Nord entro il 2025, 1 GW di stoccaggio e flessibilità, che include sistemi di pompaggio idroelettrici e batterie, per garantire sicurezza e adeguatezza del sistema. Sono questi i numeri del piano di Edison per lo sviluppo industriale delle fonti rinnovabili al 2030. Edison conferma il proprio ruolo di operatore impegnato nella transizione energetica e nel raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione fissati dal Piano Nazionale Integrato Enegia e Clima (Pnice) e dal Green Deal. Il gruppo aumenterà la propria capacità rinnovabile installata dagli attuali 2 GW a 5 GW al 2030 grazie a investimenti per 3 miliardi. Tali risorse saranno destinate a impianti rinnovabili greenfield, ossia di nuova realizzazione, integrali ricostruzioni (repowering) di impianti eolici esistenti per dotarli delle migliori tecnologie incrementandone la produzione, nonchè a selettive operazioni di M&A. Il piano di crescita di Edison nelle rinnovabili prevede anche una quota dedicata all’idrogeno verde.
Nella conferenza stampa di presentazione dell’ambizioso piano, Nicola Monti, Ad di Edison, ha sottolineato: “Vogliamo accompagnare il Paese nella transizione energetica per raggiungere gli obiettivi di carbon neutralità. Il nostro è un piano di crescita concreto e sostenibile che integra le diverse fonti di produzione introducendo anche sistemi di flessibilità. Gli investimenti per fare questi 3 GW addizionali che da 2 ci portano a 5 sono più o meno 3 miliardi di euro. I GW sono prevalentemente al Sud ma in varie regioni e anche al Nord. A fine piano la generazione rinnovabile rappresenterà il 40% del nostro mix produttivo in uno sforzo importante di abbattimento delle emissioni climalteranti”. Poi ha aggiunto: “Il potenziamento dello sviluppo eolico e fotovoltaico di Edison Rinnovabili è possibile anche grazie a un accordo chiuso ieri con Crèdit Agricole Assurances che è partner puramente finanziario di Edison Renewables rilevandone il 49%”.
Marco Stangalino, executive vice president Power Asset di Edison, ha spiegato: “Abbiamo una robusta pipeline di sviluppo rinnovabile che ci permetterà di realizzare nuova potenza eolica e fotovoltaica per 1.500 MW nei prossimi 3 anni, di cui 1.300 MW nel Sud Italia, 100 MW nel Centro e 100 MW al Nord. Siamo anche impegnati nello sviluppo di ulteriore capacità rinnovabile per la produzione dell’idrogeno verde e di 1 GW di sistemi di stoccaggio e flessibilità come i pompaggi idroelettrici e le batterie al 2030. Le regioni del Sud dove stiamo sviluppando maggiormente l’eolico e il fotovoltaico sono Puglia e Sicilia, sempre con un occhio all’impatto ambientale affinchè siano sostenibili, magari facendo impianti agrovoltaici. Le altre due regioni sono Sardegna e Campania, i nquest’ultima regione ci sono gli impianti più avanzati. Da qui al 2025 contiamo di investire 1,55 miliardi. Poi c’è la parte relativa agli impianti di stoccaggio. L’altra cosa importante è la questione degli impianti di pompaggio, contiamo entro la fine del 2022 di avere 10 impianti in iter autorizzativo”.
Nel settore eolico e fotovoltaico Edison ha attualmente circa 1,1 GW di potenza installata e i 1.500 MW in sviluppo si compongono di 800 MW eolici e oltre 700 MW fotovoltaici, per un totale di 63 impianti tra greenfield e integrali ricostruzioni su tutto il territorio nazionale. Al fine di garantire la sicurezza e l’adeguatezza del sistema elettrico italiano, il piano di crescita di Edison nelle rinnovabili prevede lo sviluppo dei necessari strumenti di flessibilità, come i pompaggi idroelettrici e le batterie d’accumulo, nonchè la produzione a gas di ultima generazione, che continuerà a rivestire un ruolo complementare supplendo all’intermittenza delle fonti rinnovabili non programmabili. Attraverso il Piano Industriale Rinnovabili al 2030, Edison conferma il proprio ruolo di operatore responsabile, leader nella transizione energetica del Paese.
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Vaccino, Locatelli “Nessun segnale di allerta per i bambini”
ROMA (ITALPRESS) – “Sugli effetti collaterali è importante ribadire che sia lo studio di registrazione che ha portato le agenzie regolatorie ad approvarne l’uso, sia le evidenze che derivano dall’impiego in paesi che hanno già vaccinato numeri considerevoli di bambini, non mostrano nessun segnale di allerta per quel che riguarda il profilo di sicurezza. Non ci sono state neanche evidenze di segnalazioni di casi di miocardite o pericardite”. Lo ha detto Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità e coordinatore del Cts, nel corso della conferenza stampa sull’avvio della campagna vaccinale anti Covid-19 per i minori in età pediatrica. “Sul lungo termine ad oggi per nessuna vaccinazione abbiamo evidenze di effetti indesiderati. Mi permetto di fare una osservazione: impieghiamo la vaccinazione contro il virus della rosolia o della parotite nonostante abbiano dei tassi di letalità comparabili o inferiori al Covid – ha evidenziato -. Non si capisce perchè non dobbiamo valorizzare i benefici derivanti dalla protezione vaccinale rispetto a questa patologia”.
“Dobbiamo salutare con grande gioia la possibilità che le famiglie italiane possano fruire di questa opportunità – ha proseguito Locatelli -. Dobbiamo vedere questa data come una opportunità per proteggere la salute dei nostri bambini perchè offrire loro la vaccinazione risponde pienamente alla sensibilità genitoriale di fare il meglio per la tutela della salute dei propri figli, questo rappresenta un atto di amore nei loro confronti”.
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Giubilei “Per il triathlon 2021 di prospettiva, vogliamo crescere”
ROMA (ITALPRESS) – “E’ stato un 2021 complesso come per tutte le federazioni sportive italiane e mondiali a fronte della situazione che abbiamo vissuto. Per il triathlon e per lo sport italiano è stato l’anno della rinascita totale. Siamo arrivati a Tokyo con una squadra compatta, con cinque atleti per Olimpiadi e Paralimpiadi e il risultato che abbiamo ottenuto è di prospettiva verso Parigi 2024”. Così il presidente della Federazione Italiana Triathlon Riccardo Giubilei, nel corso di un’intervista all’Italpress, ha giudicato il 2021 del triathlon italiano. “Tre medaglie paralimpiche dopo le due di Rio, con un risultato importante come l’argento di Anna Barbaro bissato pochi mesi dopo ai Mondiali di Abu Dhabi, sono il segno evidente di un progresso. Ed ancora ci sono da sottolineare due risultati importanti: non soltanto il 7° posto di Alice Betto che per larga parte della gara ha battagliato per una medaglia, ma anche l’ottavo posto della staffetta mista che poi ci ha regalato due podi mondiali a Montreal e Amburgo con formazioni giovani. Ed è questa la prospettiva interessante alla quale stiamo lavorando cercando di portare gli atleti più esperti a collaborare con i più giovani” le parole del numero uno della Fitri. Il concetto di studente-atleta e il doppio tesseramento sono alla base dell’attività politica federale con l’obiettivo di crescere ancora. “Il primo appuntamento che abbiamo voluto portare in consiglio federale riguarda proprio le borse di studio e l’attenzione verso il tema dello studente-atleta. Per noi è importante crescere i cittadini del futuro, tutelare i talenti dei nostri giovani, sia quelli agonistici che scolastici. Nel contempo, abbiamo ottenuto grazie al via libera del Coni, di strutturare il regolamento del doppio tesseramento: società civile e società sportiva militare. Stiamo portando avanti il tema del lavoro di squadra provando a rilanciare uno sport che piano piano acquisisce il peso specifico che merita all’interno del panorama sportivo italiano” ha detto Giuibilei, che per il 2022 si aspetta che “il triathlon continui a fare la sua parte in modo esponenziale così come ha fatto per la rinascita. Ci aspettiamo che il grande lavoro dell’area tecnica continui a portare avanti ragazzi di prospettiva e infine il grande lavoro per la diffusione dell scuole triathlon, in modo che l’attività di base possa crescere in modo esponenziale”.
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Aguero si ritira per motivi di salute “E’ dura ma scelta giusta”
BARCELLONA (SPAGNA) (ITALPRESS) – Il Kun è costretto a fermarsi definitivamente. A conferma delle indiscrezioni degli ultimi giorni, Sergio Aguero ha annunciato oggi in una conferenza stampa al Camp Nou che deve smettere di giocare. In lacrime, visibilmente commosso, l’ex Atletico e Manchester City ha faticato a prendere la parola, poi quello che tutti si aspettavano: “Questa conferenza è per comunicarvi che ho deciso di smettere di giocare a calcio da professionista. E’ un momento molto difficile ma sono comunque felice per questa decisione, perchè riguarda la mia salute”. Il 33enne attaccante argentino, lo scorso 30 ottobre, durante il match contro l’Alaves era stato costretto a uscire per un dolore toracico dopo uno scontro di gioco. Il club blaugrana non ha mai confermato ufficialmente che si trattasse di aritmia cardiaca ma qualche giorno dopo aveva diramato una nota per annunciare che il Kun era stato “sottoposto a un procedimento diagnostico e terapeutico da parte del dottor Josep Brugata”, aggiungendo che sarebbe stato indisponibile per almeno tre mesi. “Mi sono messo nelle mani dei medici e mi hanno detto che la cosa migliore era smettere di giocare – ha proseguito Aguero – Ho preso questa decisione dieci giorni fa, ho fatto tutto il possibile per capire se ci fosse qualche speranza ma non ce n’erano molte. Sono molto felice e orgoglioso della mia carriera, ho sempre sognato di giocare a calcio da quando avevo 5 anni”. Il Kun ringrazia i club di cui ha vestito la maglia, fino al Barcellona (“sono stato accolto benissimo, sapevo di arrivare in una delle migliori società del mondo”) e ribadisce: “Credo di aver preso la decisione giusta. Lascio a testa alta, non so cosa mi aspetta ma so che c’è tanta gente che mi vuole bene”. A consolarlo, al suo fianco, il presidente blaugrana, Joan Laporta: “Hai preso la decisione più corretta, hai il nostro appoggio, noi siamo qui”.
Il Kun, leggenda del Manchester City (presenti anche Guardiola e Begiristain in rappresentanza del club), ha giocato solo quattro partite con la maglia del Barça.
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