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9.709 nuovi casi di Covid e 46 decessi nelle ultime ore

ROMA (ITALPRESS) – Sono 9.709 i nuovi casi di Coronavirus in Italia (ieri 11.555) a fronte di 487.109 tamponi effettuati su un totale di 114.499.740 a inizio emergenza. E’ quanto si legge nel bollettino del Ministero della Salute-Istituto Superiore di Sanità di oggi. Nelle ultime 24 ore sono stati 46 i decessi (ieri 49), che portano il totale di vittime da inizio pandemia a 133.177. Con quelli di oggi diventano 4.925.688 i casi totali di Covid in Italia. Attualmente i positivi sono 148.760 (+5.359), 143.895 le persone in isolamento domiciliare. I ricoverati in ospedale con sintomi sono 4.345 di cui 520 in Terapia intensiva. I dimessi/guariti sono 4.643.751 con un incremento di 4.302 unità nelle ultime 24 ore.
La regione con il maggior numero di nuovi casi nelle ultime 24 ore è la Lombardia (1.431), poi il Veneto (1.261), il Lazio (1.216), l’Emilia Romagna (998) e la Campania (798).
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La Roma espugna Genova con Felix, esordio con ko per Sheva

GENOVA (ITALPRESS) – Non è fortunata la prima di Shevchenko sulla panchina del Genoa, che viene sconfitto per 2-0, in casa, da una Roma che merita i tre punti, maturati comunque nel finale. A decidere la gara una doppietta del 18enne Felix Afena-Gyan, entrato in campo al 29′ della ripresa.
La prima occasione è per gli ospiti, con l’ex di turno Shomurodov che riceve un cross dalla destra di Veretout ma manda alto di testa. Al 14′ gli uomini di Mourinho passano quando Mkhitaryan batte con il mancino Sirigu dal limite, ma l’arbitro annulla per una lieve deviazione con la mano di Abraham sulla conclusione dell’armeno. Al 29′ Shomurodov va di nuovo vicino al vantaggio quando riceve una palla invitante dalla sinistra da El Shaarawy, ma il suo destro al volo da ottima posizione finisce sopra la traversa. Il primo tempo termina senza ulteriori emozioni. In avvio di ripresa sono ancora i giallorossi a provarci per primi con Mkhitaryan, che salta al limite Badelj e spara col mancino ma il tiro finisce alto. L’armeno, schierato a centrocampo (con Pellegrini trequartista), è il più vivace dei suoi e al 70′ ritenta di sinistro da posizione defilata, che finisce però sopra la traversa.
I liguri si vedono per la prima volta un minuto più tardi quando Vasquez penetra in area e mette in mezzo un rasoterra velenoso, con il rimpallo tra El Shaarawy e Sturaro che viene sventato in tuffo da un attento Rui Patricio. Mkhitaryan prova ad aggiustare la mira al 29′ con un destro chirurgico dal limite che esce di un soffio dopo una leggera deviazione. L’ex Arsenal è ispiratissimo e al 37′ trova un’accelerazione devastante dopo la quale serve con lucidità in area il neo entrato Felix Afena-Gyan, che con il piatto destro la mette nell’angolino lontano battendo Sirigu e firmando così 1-0 e il primo sigillo in carriera in serie A. Il giovanissimo attaccante ghanese si ripete poi in pieno recupero, siglando la doppietta personale, grazie a un fantastico destro a giro dalla lunga distanza. La Roma sale al quinto posto a quota 22 e a 3 sole lunghezze dalla zona Champions League. Mourinho, ispirato, respira: lancia Felix (primo 2003 a segnare in Serie A), rilancia Mkhitaryan ma relega in panchina Zaniolo. Resta invece terzultimo il Genoa di Sheva, fermo a 9 e lontano due punti dalla salvezza.
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Libri, da Giovanni Ferrero “Blu di Prussia e Rosso Porpora”

ROMA (ITALPRESS) – Solo da qualche qualificata recensione si apprende che Giovanni Ferrero ha scritto un nuovo romanzo – Blu di Prussia e Rosso Porpora, edito da Salani e nelle librerie da fine settembre. Giovanni Ferrero, il romanziere invisibile, quasi scrivesse sotto pseudonimo, nessuna presentazione di libro in tour, nessuna apparizione televisiva per promuoverlo, un imprenditore contemporaneo e ardito che nel suo business quotidiano, è andato “oltre le colonne d’Ercole” – espressione usata da lui a Expo 2015 nell’annunciare la stagione delle acquisizioni – ma con una personalità tanto schiva da avere una gestione della sua immagine piemontesemente novecentesca, con un irriducibile understatement nell’esposizione pubblica: Rarissime interviste da imprenditore, poche battute da scrittore. In quest’ultimo ambito si ricorda solo un suo commento di come scrivere romanzi rappresenti un suo spazio personale ritagliato nelle prime ore dei suoi sabato mattina. Tutto questo porta a commentare l’opera dell’autore senza conoscerne con certezza la vera ispirazione intima, ma ci costringe a immaginare il suo percorso creativo, tentando di interpretare anche la sua evoluzione nella produzione letteraria. Negli ultimi quattro romanzi, dei sette totali, che si sono sviluppati in un arco temporale di quattordici anni da Campo Paradiso (2007), al Canto delle farfalle (2010), al Cacciatore di luce (2015) fino all’appena uscito Blu di Prussia e Rosso Porpora abbiamo delle costanti e attraverso queste cerchiamo di entrare nell’animo dell’autore. Un unico protagonista l’inglese Ernst Hamilton, tante donne e tanti amori diversi, territori africani dalla Namibia al Sud Africa fino alla Città eterna e alla Santa Sede nell’ultimo, tanti paesaggi, molte descrizione di luoghi e di persone, una grande passione per i colori e la luce – forse perchè quando scrive nelle brume del Plat Pays di Jacques Brel brama proprio di luce -, quattro filoni letterari ad intreccio in ogni romanzo con pesi diversi per ognuno di loro: Thriller, Noir, Sociale e Romantico. In Blu di Prussia e Rosso Porpora sotto un cielo carico di pioggia e squarciato dai fulmini, la basilica di San Pietro è inclinata su un fianco, la cupola spaccata a metà sta per diventare un cumulo di macerie. Non è ancora l’apocalisse, ma soltanto il soggetto di un bizzarro dipinto ottocentesco che un giorno scompare nel nulla, da una piccola chiesa nel centro di Roma. Chiara, la restauratrice che ne stava curando il recupero, è turbata dallo strano furto e lo confessa all’amico Ernest che sta soggiornando nella città eterna per ritrovare la propria ispirazione. Chi può avere interesse a rubare una tela sacrilega, senza alcun particolare valore artistico? Il mistero assume una dimensione preoccupante qualche giorno più tardi, quando il quadro riappare nel luogo dove si è consumato un altro delitto, il rapimento del cardinale ivoriano Maltiade, secondo molti il principale candidato alla successione del Papa morente. La contestualizzazione vaticana è fantastica e ben oltre l’attuale papato di Francesco con contrapposizioni all’interno al mondo cattolico che non corrispondono a quelle attualmente in essere e che preludono epocali cambiamenti verso un mondo che si potrebbe definire protestante. Le indagini private di Ernest e Chiara si intrecciano con quella ufficiale dell’ex commissario Grevini, che quando ha accettato l’incarico di gendarme pontificio era convinto che avrebbe combattuto la noia più del crimine. Si sbagliava di molto. Per tutti loro la ricerca della verità si trasformerà in una pericolosa discesa tra le tenebre di interessi sociali e spirituali che attraversano i secoli e che mettono in discussione le fondamenta del futuro. Rispetto ai romanzi precedenti vi è un cambio dello stile narrativo che vede il protagonista parlare in prima persona, alternato a capitoli più discorsivi, che rende più facile ed interessante la lettura del romanzo. La vena sociale persiste, il thriller si infittisce, ma cresce l’aspetto psicologico-sentimentale-romantico. Nella lettura del testo in alcuni momenti il lettore viene trascinato più dalla duplicità di Ernst nei sentimenti che prova tra Chiara e Serena, tra l’amore fisico e l’amore represso, che dal thriller, che si sarebbe pensato potesse essere il driver principale del libro. La famiglia Ferrero supporta la cultura ad Alba da anni, Giovanni Ferrero la vuole continuare a vivere in prima persona alla ricerca della sua dimensione letteraria. La chiusura del romanzo sembra indicarci che la storia continuerà…
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Zverev piega Medvedev e conquista le Atp Finals di Torino

TORINO (ITALPRESS) – Alexander Zverev ha piegato nettamente Daniil Medvedev e ha vinto, con merito, le Atp Finals, andate in scena sul “veloce” indoor del Pala Alpitour di Torino. Il tedesco, numero 3 del mondo, nella finale odierna ha schiacciato il rivale russo, numero 2 del ranking internazionale, col quale aveva perso nel corso della fase a gironi, col punteggio di 6-4 6-4. Zverev, che non ha mai perso il servizio nell’incontro di oggi, ha messo a segno otto ace e ha mostrato una solidità incredibile, giocando anche meglio di quanto non avesse fatto ieri sera contro Novak Djokovic e, soprattutto, senza “accusare” le fatiche della semifinale. Il tedesco è l’unico tennista del circuito a chiudere l’annata 2021 con sei titoli all’attivo, incluse le Olimpiadi di Tokyo e queste Finals. Il tennista di Amburgo, 24enne, non ha mai vinto in carriera, però, una prova del Grande Slam. Per lui è anche il secondo successo nelle Finals, dopo Londra 2018. Medvedev invece (che aveva vinto le ultime 5 sfide contro Zverev) era il campione uscente, avendo trionfato nelle Finals del 2020, le ultime giocate nella capitale inglese.
Un successo, a detta di tutti, protagonisti compresi, questa prima edizione del “Masters” disputata a Torino. “Il pubblico italiano è super. Quando gioco qui sono contento. Anche il torneo di Roma è uno dei miei preferiti”, ha dichiarato Zverev durante la premizaione.
Sulla stessa linea il finalista, Medvedev. “Congratulazioni a Zverev. Ha giocato due partite incredibili ieri e oggi. Lui e il tuo team stanno facendo un lavoro incredibile. E’ stata una grande stagione per me, ringrazio il mio team, la mia famiglia e anche gli organizzatori di queste bellissime Finals”, ha dichiarato il russo.
Tornando al tennista di Amburgo, grande gioia per lui e un saluto particolare per il papà, lontano dal circuito al momento per motivi non chiari. “E’ stata una finale perfetta. Sono contento, ora andrò in vacanza felice. E’ stata una super annata per me: dedico la vittoria di oggi alla mia famiglia, qui presente quasi al completo, con l’eccezione di mio padre, al quale mando un abbraccio. Presto sarà anche lui con noi, tutti uniti. Non vedo l’ora di cominciare il 2022. E’ bello aver vinto oggi: era una finale difficile, con Medvedev inoltre avevo perso le ultime cinque sfide di fila”, ha precisato col sorriso sulle labbra e il trofeo in mano Alexander Zverev. E’ lui, per il 2021, il maestro dei maestri.
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L’Inter supera 3-2 il Napoli e va a -4 dalla vetta

MILANO (ITALPRESS) – Dopo il Milan, cade per la prima volta anche il Napoli. L’Inter batte 3-2 la capolista dell’ex Spalletti e si porta a -4 dalle due prime della classe grazie ai gol di Calhanoglu, Perisic e Lautaro Martinez. La squadra di Simone Inzaghi ha due punti in meno a parità di giornate dell’ultima Inter di Conte, e allo stesso tempo torna a vincere il primo scontro diretto proprio contro il Napoli, come nella scorsa stagione. Ma l’inizio di gara è dei peggiori. Dopo quattro trasferte di campionato a secco contro l’Inter, la squadra partenopea torna a sbloccarsi nella San Siro nerazzurra dopo appena 17′. Fa tutto Zielinski che ruba palla a Barella e si fa trovare pronto per la conclusione a rete da fuori area dopo l’assist di Insigne. Ma l’Inter è viva e prima dell’intervallo ribalta il risultato. La rete del pareggio arriva al 23′, grazie ad un episodio da moviola: Koulibaly devia col braccio un tiro di Barella e l’arbitro Valeri ha bisogno del Var per assegnare il rigore che Calhanoglu non sbaglia. Per assistere al vantaggio nerazzurro bisogna invece aspettare il 44′: Perisic di testa da posizione defilata anticipa tutti sul calcio d’angolo di Calhanoglu e fa vibrare l’orologio di Valeri che assegna il 2-1.
A complicare ulteriormente le cose in casa Napoli ci pensa al 55′ lo scontro tra Skriniar e Osimhen: l’attaccante ha la peggio, l’occhio si gonfia, spazio a Petagna. E a trovare il gol è sempre l’Inter. Al 62′ Correa fa 65 metri di campo e serve Lautaro Martinez che col diagonale fulmina Ospina e torna al gol che mancava dal 2 ottobre in campionato. Nel finale però c’è ancora partita. Mertens – subentrato a Insigne – al 78′ firma il gol della speranza con un grande destro da fuori area sotto l’incrocio. Grosso spavento invece per Ospina e Dzeko, a terra dopo uno scontro. C’è spazio per due chance. Prima Mario Rui: colpo di testa a botta sicura, miracolo di Handanovic e palla sulla traversa e poi fuori. Infine Mertens che non sfrutta un cross dopo una giocata sublime di Anguissa.
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Covid, Gelmini “Se numeri peggiorano non paghino vaccinati”

ROMA (ITALPRESS) – “Le preoccupazioni delle Regioni sono le nostre e il Governo sta monitorando la situazione con estrema attenzione. Abbiamo evidenze scientifiche che ci dicono che dopo 6 mesi si riduce gradualmente la percentuale di protezione che il vaccino assicura. Occorre dunque, avvicinandosi al sesto mese dalla seconda dose, premurarsi per avere per tempo la terza inoculazione: su questo bisogna correre”. Lo ha detto, in un’intervista a La Stampa, il ministro per gli Affari Regionali Mariastella Gelmini che appoggia l’idea di nuove restrizioni “che non penalizzino 1’85% degli italiani che ha scelto di vaccinarsi…”. “Il Governo sul Covid – ha continuato – si è mosso per tempo e grazie ai nostri interventi oggi il Paese è aperto. I governatori temono che la situazione possa peggiorare. Per i presidenti di Regione eventuali nuove restrizioni non devono valere per tutti, ritengono che non si possa penalizzare 1’85% degli italiani che in modo responsabile hanno scelto la scienza. Co me dargli tono…”. “I vaccinati vogliono solo che non vadano in fumo i sacrifici fatti in questi quasi due anni. Ma non vedo fazioni contrapposte, vedo solo un Paese che sta ripartendo e che vuole salvaguardare ad ogni costo il lavoro, l’economia e la socialità ritrovata. Tutti i provvedimenti sul Covid sono stati votati in Cdm all’unanimità, con il voto convinto anche dei ministri della Lega. Su questi temi, che incidono sulla salute dei cittadini e sulla ripresa economica del Paese, il governo è più che mai compatto”. (ITALPRESS).

Salernitana ancora ko, la Samp vince 2-0 all’Arechi

SALERNO (ITALPRESS) – Vittoria importante per la Sampdoria che batte 2-0 la Salernitana all’Arechi, riscatta la brutta sconfitta casalinga rimediata prima della pausa nazionali col Bologna e mette al sicuro la panchina di mister D’Aversa. Momento nero, invece, per l’undici di Colantuono che, ultimo in classifica in coabitazione con il Cagliari, inanella così la terza sconfitta consecutiva dopo quelle con Napoli e Lazio. Il primo squillo offensivo della gara è dei blucerchiati che, al 10′, con Quagliarella sfiorano la rete del possibile vantaggio, ma Belec è attento e non si lascia sorprendere. Due minuti dopo i liguri ci provano ancora: assist a rimorchio di Caputo per Candreva, l’ex Inter ci prova di potenza, ma il pallone finisce sopra la traversa. La Salernitana non riesce a riorganizzarsi e, al 17′, gli ospiti tornano a rendersi pericolosi con Caputo che, spalle alla porta, prova la semi rovesciata senza trovare la porta. Il primo tempo sembra avviato a concludersi sullo 0-0 ma, al 40′, sugli sviluppi di un corner battuto corto, Candreva crossa al centro e trova la deviazione sfortunata di Di Tacchio che col corpo spedisce il pallone in rete per lo 0-1. La reazione dei campani è rabbiosa ma, al 43′, Quagliarella innesca un contropiede perfetto; l’attaccante serve sulla destra Candreva che segna il gol dello 0-2 che chiude il primo tempo.
Al ritorno in campo dagli spogliatoi, i padroni di casa provano sin da subito a riportarsi in partita e, al 53′, sugli sviluppi di un corner, il pallone arriva a Ranieri che in conclusione acrobatica cerca il gol, ma Audero in tuffo dice di no. L’occasione mancata, non demoralizza la Salernitana che, un minuto dopo, sfiora ancora il gol con Coulibaly, che deve però arrendersi ad un Audero in splendida forma. La pressione offensiva dei padroni di casa mette alle strette i blucerchiati che, nonostante le difficoltà, riescono a difendere lo 0-2 e a conquistare una vittoria importantissima per il morale e la classifica.
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Il Venezia vince 1-0 a Bologna, decide Okereke

BOLOGNA (ITALPRESS) – Il Venezia piazza un altro colpo in Serie A e sfata il tabù Dall’Ara. Una rete di Okereke stende il Bologna, 0-1, e regala alla matricola del campionato un successo nel capoluogo emiliano che mancava addirittura dal 1943. Ma è un successo importante soprattutto per la classifica, con gli arancioneroverdi che provano ad allontanarsi dalla zona rossa, resistendo agli attacchi di un Bologna voglioso di agganciare il quinto posto in classifica ma impreciso sotto porta. La squadra di Mihajlovic fa la partita nella metà campo del Venezia, che però resiste all’impatto nel match con ordine. Solamente un pallone vagante al nono minuto spaventa il Venezia, che però fa muro davanti a Romero respingendo i tentativi di Arnautovic e Barrow. Dalla mezz’ora di gioco, dunque, gli emiliani provano ad aumentare ulteriormente i giri del motore: al 34′ fiammata dal limite di Svanberg, alla sua centesima presenza in maglia rossoblù, ma Romero è attento nel calcolare il rimbalzo e respingere in tuffo.
L’arbitro Chiffi non concede alcun minuto di recupero nella prima frazione, che si chiude a reti inviolate. Il copione non cambia in avvio di ripresa, con i padroni di casa che collezionano corner (17-0 il dato finale) ma non riescono a sfondare. E, come se non bastasse, al 61′ arriva la beffa: il Venezia, che nel frattempo aveva inserito Henry, Kiyine e Tessmann, si affaccia nella metà campo avversario e, con un fortunoso rimpallo, libera Okereke che, con un tocco sotto, supera Skorupski in uscita per l’1-0. Il Bologna schiuma rabbia e piazza le tende negli ultimi 30 metri di campo ma il pomeriggio del Dall’Ara sembra stregato, anzi nel recupero è Skorupski a dover evitare il raddoppio prima a Tessmann e poi Henry. Il Venezia fa festa, il Bologna si ferma dopo due vittorie di fila.
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