NAPOLI (ITALPRESS) – “Questa per noi è una competizione importante, che ci permette di fare esperienza e migliorare il nostro calcio. Nel nostro girone ci sono squadre di tutto rispetto: conosco bene la potenza dello Spartak Mosca in Russia, è una squadra che ha tifosi da tutte le parti, fra le più conosciute in Russia”. Luciano Spalletti assicura che il Napoli non prenderà sottogamba la sfida di domani in Europa League. “Il dio del calcio punisce sempre quelli che vanno in campo con presunzione – avverte ai microfoni di Sky Sport – Il rispetto è assoluto, si va a giocare volendo assolutamente vincere una partita che sappiamo sarà difficilissima, contro una squadra attrezzata e vogliosa di ribaltare il risultato della prima gara”, il riferimento al ko dello Spartak contro il Legia Varsavia all’esordio. Per quanto riguarda la formazione, “tre, quattro, cinque calciatori verranno cambiati rispetto alle ultime partite ma potremmo cambiarli anche tutti e undici perchè abbiamo una rosa di tutto rispetto e una competizione di questo livello potrebbe comportare delle complicazioni se non fosse così”. Ma non ci sarà un turnover totale “perchè si verrebbero a perdere delle conoscenze che ci sono già, meglio fare le cose gradualmente. Imprescindibili? Il Comandante e il capitano – sorride riferendosi a Koulibaly e Insigne – ma anche tutti i calciatori che sanno annusare il pericolo prima”.
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Spalletti “Teniamo all’Europa League, Spartak va rispettato”
Fake news, per l’89,9% degli italiani sono un pericolo serio
ROMA (ITALPRESS) – Per l’89,9% degli italiani le fake news costituiscono un pericolo serio in quanto ritenute in grado di condizionare le opinioni delle persone, soprattutto in momenti particolarmente complicati della loro vita. A dirlo è un sondaggio di Euromedia Research.
Quasi tutti gli intervistati dichiarano di verificare e controllare la veridicità e la fonte delle notizie scovate in rete, tuttavia oltre la metà lo fa solo in alcuni casi e per determinate notizie (“sì sempre” 41,7% / “solo in alcuni casi” 51,4%). Il fattore discriminante secondo un italiano su due per poter classificare una notizia come vera o potenziale bufala è sicuramente l’autorità della fonte.
Tre cittadini su quattro ritengono necessaria l’introduzione di una legge per regolamentare e limitare il fenomeno.
Dati Euromedia Research – Realizzato il 23/09/2021 con metodologia mista CATI/CAWI su un campione di 1.000 casi rappresentativi della popolazione italiana maggiorenne.
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Premio Mecenate a Piero Ferrari “Nostro marchio ci sarà sempre”
ROMA (ITALPRESS) – “Il nostro sport non è fatto di una persona sola, ma di tante persone. Lo condividerò con chi a Maranello lavora tutti i giorni. La Ferrari è un’azienda con un grande senso di appartenenza. Il marchio e lo sport si sostengono a vicenda. Tutti sanno sempre e comunque che la Ferrari c’è, ci siamo e ci saremo”. Lo ha detto Piero Ferrari, figlio di Enzo Ferrari e vice presidente del Gruppo Ferrari, nel ricevere il Premio Mecenate Dello Sport – “Varaldo Di Pietro” 2021, al Salone d’Onore del Coni, a Roma. Il prestigioso riconoscimento gli è stato assegnato per il suo contributo all’eccellenza del brand “Ferrari”. Piero Ferrari è stato a lungo al fianco di suo padre, Enzo Ferrari, in un proficuo percorso di collaborazione e “attraverso la sua attività e la sua dedizione all’azienda di famiglia è oggi il simbolo di stile, eleganza, competenza, continua ricerca e innovazione, uniti a una lunga ed unica tradizione, che rappresentano alcuni dei più importanti valori racchiusi nel marchio Ferrari”, si legge nella motivazione del riconoscimento. Il Premio, che gode del patrocinio del Coni e dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti, ed è promosso dalla “Fondazione Mecenate dello Sport – Varaldo Di Pietro” presieduta da Giovanni Di Pietro, è giunto alla nona edizione e “intende dare il giusto riconoscimento a coloro che, in campo nazionale e internazionale, hanno fornito un contributo essenziale per la crescita dello sport e l’esaltazione dei suoi valori universali espressi sia nella pratica delle discipline sportive sia in attività di alto valore sociale e solidale”.
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Nasce la Squadra del Cambiamento di ActionAid, ne fanno parte 40 atleti
ROMA (ITALPRESS) – Più di 40 atleti al fianco di ActionAid per contrastare la dispersione scolastica, la povertà alimentare e la violenza di genere. ActionAid ha individuato da tempo nello sport e nei suoi protagonisti, gli atleti, un importante mezzo attraverso cui veicolare i propri valori e promuovere un nuovo modello sociale. Con la nascita della Squadra del Cambiamento, composta ad oggi da oltre 40 sportivi e destinata a crescere ancora, ActionAid sceglie di fare un ulteriore salto in avanti verso questa direzione. Per la prima volta, infatti, un gruppo così numeroso di atleti si compatta attorno alla difesa dei diritti di tutti e decide di fare squadra, per sostenere le campagne di ActionAid finalizzate a realizzare il cambiamento.
La credibilità degli atleti non nasce dalle vittorie, ma dall’impegno quotidiano per inseguire un risultato o, ancora meglio, un sogno. Ma i sogni diventano realtà con il lavoro quotidiano e la passione, gli stessi strumenti che aiutano a raggiungere importanti cambiamenti, anche sociali. Inoltre, lo sport dimostra ogni giorno la necessità di unire i propri sforzi a quelli degli altri, compattandosi attorno ai valori che ci accomunano e aumentando così le possibilità di raggiungere i propri obiettivi.
La Squadra del Cambiamento e gli atleti che la compongono -campioni di ieri, di oggi e domani – incarnano questa visione e nei prossimi tre mesi saranno ambasciatori dei valori e delle campagne di comunicazione di ActionAid. In particolare, la Squadra del Cambiamento sosterrà l’attività di ActionAid nel contrasto all’abbandono scolastico (1-31 ottobre 2021) -promozione del numero di sms solidale 45511 a sostegno del Progetto “Tutti a Scuola”; lotta alla povertà alimentare (ottobre 2021) – in coincidenza con il World Food Day del 16 ottobre; contrasto alla violenza contro le donne (novembre 2021) – in coincidenza con la Giornata Mondiale del 25 novembre Gli atleti supporteranno le campagne di ActionAid attraverso messaggi di sensibilizzazione e call to action che verranno pubblicati sui profili social della Squadra del Cambiamento (Facebook e Instagram).
Per Marco De Ponte, Segretario Generale ActionAid, “Lo sport è soprattutto tenacia e gioco di squadra: lo abbiamo visto in maniera straordinaria quest’estate grazie ai successi dei nostri atleti in competizioni importanti come gli Europei e le Olimpiadi. Questi stessi valori guidano il nostro impegno quotidiano a fianco delle comunità in Italia e nel mondo, perchè possano rivendicare i propri diritti e decidere insieme il proprio futuro. Sono certo che questa sinergia che esiste tra lo sport e il nostro lavoro possa fare la differenza nella costruzione di un mondo migliore e per questo ringrazio il CONI, gli atleti e le atlete che hanno deciso di unirsi a questa Squadra speciale per il cambiamento”.
“Con grande felicità e con grande responsabilità sarò l’allenatore di questa Squadra del Cambiamento, voluta da ActionAid, fatta di donne e di uomini che hanno dato ma anche ricevuto tanto dallo sport – dice Mauro Berruto -: . Quando si tratta di combattere battaglie sociali, come quella contro la povertà alimentare o la violenza di genere o per il diritto all’istruzione, lo sport è in prima linea, a maggior ragione adesso, dopo un’estate straordinaria per lo sport, che ci ha fatto emozionare e ci ha ricordato come lo sport sia una componente essenziale delle nostre vite”.
Per Silvia Salis, Vice Presidente Vicario CONI, “Il Comitato Olimpico Italiano non poteva che rispondere presente alla richiesta di ActionAid di sostenere la Squadra del Cambiamento. Temi come la dispersione scolastica, la povertà alimentare e la violenza di genere devono stare a cuore a tutti gli italiani e lo sport su questo vuole dare il suo contributo. In bocca al lupo ActionAid e in bocca al lupo alla Squadra del Cambiamento”.
Gli Atleti della Squadra del Cambiamento:
Alessandro Campagna – Ambra Sabatini – Angel Dennis – Antonella Palmisano – Antonio La Torre – Carlo Molfetta – Cristina Chirichella – Daniele Garozzo – Eleonora Giorgi – Eseosa Fostine “Fausto” Desalu – Fabrizio Donato – Fernando Ferrara – Filippo Tortu – Flavia Tartaglini – Gabriella Dorio – Giacomo Leone – Giorgia Bordignon – Giulia Quintavalle – Giulio Desiderato – Giuseppe Gibilisco – Giusy Malato – Ludovica Mantovani – Marco Fichera – Marta Pagnini – Matteo Giupponi – Maurizio Damilano – Mauro Bergamasco – Mauro Berruto – Maxime Mbandà – Miriam Sylla – Niccolò Campriani – Nicolò Mirra – Orazio Arancio – Salvatore Sanzo – Sarah Luisa Fahr – Silvia Salis – Tania Di Mario – Tommaso Stanzani – Vanessa Ferrari – Vito Dell’Aquila – Viviana Bottaro.
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Berlusconi, 85 anni e il sogno del Quirinale
ROMA (ITALPRESS) – Ottantacinque anni e sognare il Colle. Ipotesi difficilmente praticabile per un comune mortale, ma se ci si chiama Silvio Berlusconi non appare un’idea così peregrina. I suoi alleati ci credono, i suoi fedelissimi lo agognano, gli avversari lo temono. Tant’è però che nel toto-Quirinale figura pure lui: l’imprenditore, il politico, l’uomo di sport, non ha mai nascosto il sogno di diventare presidente della Repubblica. Istituzionale ciliegina sulla torta. E ciò a dispetto del fattore anagrafico. Sono 85 gli anni che compie. Nato a Milano il 29 settembre del 1936, rappresenta uno di quei personaggi la cui esistenza si è incrociata con le sorti di un Paese intero. E non tanto perchè ha assunto ruoli prestigiosi negli altissimi ranghi dello Stato, ma perchè esso stesso è stato artefice di trasformazioni nei più disparati campi: dall’imprenditoria alla politica. Il fatto di avere polarizzato su di sè le visioni del mondo, lo ha reso un simbolo: icona quanto bersaglio, amatissimo quanto odiato. Nato in una famiglia della media borghesia meneghina, scala tutte le posizioni tipiche dell’imprenditoria lombarda.
Da “cumenda” a cavaliere. L’agiografia che lo accompagna e lo celebra ripesca negli anni della giovinezza quel seme che farà di lui un uomo di successo con il fiuto per gli affari e il senso per il business: come i compiti venduti ai compagni o le traversate sulle navi da musicista di orchestrina, con accanto l’amico di sempre Fedele Confalonieri. Dopo l’università la folgorazione per il mattone: agente immobiliare prima, manager di società edili poi. La sua fama si erge come le sue palazzine alle porte di Milano. Costruirà una città nella città, Milano 2. Poi la finanza, le assicurazioni, la grande distribuzione attraverso La Standa, le vittorie nazionali e internazionali con il Milan. La sua vera svolta, ciò che lo renderà l’uomo più ricco, potente e famoso d’Italia avverrà grazie alle televisioni. La Telemilano rilevata nel 1975 diventa Canale5; da Rusconi comprerà Italia1 e dalla Mondadori Rete4. Creerà un duopolio – impensabile fino a qualche anno prima – con la corazzata Rai.
Nel ’94 la “discesa in campo”. Berlusconi trova lo spazio dove plasmare la sua creatura e dove mutare in pratica la sua teoria. La Prima Repubblica crolla sotto le inchieste di Mani pulite, i partiti vengono investiti dalle macerie del crollo del Muro di Berlino. E’ un sistema intero che si disgrega e del quale le forze progressiste appaiono avvantaggiarsi: per loro sembra aprirsi una prateria, ma a sbarrare la strada ci pensa Berlusconi, che diventa alfiere del centrodestra. Perno sul quale si avviterà un campo liberale ampio, che raccoglierà cattolici, liberali puri, ex socialisti, e persino i figli di un passato fascista. Vince le elezioni. Anche grazie ad una campagna elettorale che rivoluziona. Trasforma il comizio in un format. Si chiamano convention, all’americana, ma sembrano trasmissioni del palinsesto Finivest. A dicembre del 1994 le sue dimissioni, arrivate a seguito del ritiro dell’appoggio della Lega e un mese dopo l’invito a comparire recapitato dalla Procura di Milano durante un vertice internazionale a Napoli. Nel 1996 ci riprova, ma stavolta perde alle urne con Prodi. Nel 2001 Forza Italia e il centrodestra trionfano. Nel 2006 altra sconfitta subita da Prodi e nel 2008 il ritorno alla guida del Paese. Stavolta non completerà la legislatura: è il 2011, in un’Italia travolta dalla crisi del debito e un governo scosso dalla crisi politica decide di lasciare.
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Scaroni “Una sconfitta dolorosa, ma resto ottimista”
MILANO (ITALPRESS) – “Non parlo mai degli arbitri, è un argomento che va lasciato da parte”. Lo ha detto il presidente del Milan Paolo Scaroni, intervenendo all’iniziativa di Fondazione Milan ‘Restore the music Milan’, in merito alla sconfitta di ieri sera dei rossoneri in Champions League contro l’Atletico Madrid. “Certo, essere sconfitti è sempre doloroso, però mi porto dietro ottimismo e fiducia perchè ho visto una bella squadra, combattiva e resiliente e questo mi fa ben sperare per il futuro – le parole del numero uno del club lombardo – Il ritorno a San Siro? E’ stato molto emozionante per tutti vedere di nuovo la Champions a San Siro. Il Milan deve stare sempre in Champions, questo è l’obiettivo che ci poniamo. Poi le partite sono fatte di episodi e ieri ce ne sono stati non a nostro favore, ma nell’insieme ho visto una bella squadra. Resto fiducioso anche per questo girone di Champions, perchè ho visto una squadra che è in grado di battere chiunque. Pioli? Sta facendo molto bene, ha creato una vera squadra, con uno spirito di ottimismo fatto di giovani che hanno voglia di giocare insieme – ha concluso Scaroni – e facendo così sono sicuro che arriveranno anche i risultati”.
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Salute, i pazienti con amiloidosi cardiaca si raccontano sui social
ROMA (ITALPRESS) – Cinque video, i bisogni, le storie: l’amiloidosi cardiaca non è più una malattia rara senza voce. Si conclude oggi la campagna social “RaccontAMY – Chi vive l’amiloidosi cardiaca ha qualcosa da dirti”, ideata per informare i clinici e sensibilizzare le istituzioni e l’opinione pubblica sull’amiloidosi cardiaca.
L’iniziativa partita lo scorso giugno, promossa da Osservatorio Malattie Rare in collaborazione con Conacuore-Coordinamento Nazionale Associazioni del Cuore-ODV, fAMY-Associazione Italiana Amiloidosi Familiare Onlus, Fondazione Italiana per il Cuore e realizzata con il contributo non condizionante di Pfizer, ha raccontato per tutta l’estate le esperienze di persone, pazienti, che affrontano quotidianamente questa malattia il cui bersaglio principale è il cuore, organo che si celebra proprio oggi nella sua Giornata Mondiale.
Le richieste del mondo associativo, le stesse emerse dalle video-testimonianze pubblicate sulle pagine Facebook e Twitter e sul canale YouTube di OMaR, non lasciano spazio a dubbi e corrispondono alle necessità mediche ancora insoddisfatte dei pazienti. Prima fra tutte l’aumento del livello di conoscenza dell’amiloidosi cardiaca, necessario per poter ricevere una diagnosi tempestiva, considerando che si tratta di una malattia rapidamente progressiva in cui in media i pazienti vivono da 2 a 3,5 anni post-diagnosi.
A confermare quanto detto è il primo protagonista della campagna, Francesco Tosi, 68 anni, che nel corso della sua vita ha sempre praticato diversi sport, a livello agonistico e per diletto, ma che oggi non è più in grado di affrontare certi sforzi fisici. “Nel mio percorso verso la diagnosi sono stati sottovalutati diversi segni, come il tunnel carpale o altri piccoli problemi tendinei, che solo oggi so essere correlati all’amiloidosi. Non è stato facile, perchè molti degli esami che ho fatto in questi anni davano dei risultati dubbi. Sono arrivato alla diagnosi solo con il test genetico che ha mostrato questa mutazione. Si tratta di una condizione che non è facilmente comprensibile anche per le persone vicine come i familiari e gli amici, perchè è una patologia sconosciuta, spesso anche per i medici”.
Considerare con attenzione la storia clinica familiare di un paziente e non sottovalutare i sintomi, anche se modesti, sono step fondamentali.
“Prima della diagnosi non avevo mai sentito la parola ‘amiloidosì. E’ una malattia che non si vede e non si sente e per questo, a volte, si stenta a credere che ci sia veramente se non fosse per la stanchezza che comporta. Sono sintomi simili a quelli di altri problemi cardiaci, quindi è molto importante in fase di accertamento capire quali fra essi siano effettivamente legati alla patologia”, ha spiegato Giuseppe Lacagnina, di 72 anni. Ex dirigente presso una nota azienda di liquori, Giuseppe si è sempre dedicato ai viaggi e all’attività sportiva fino ai primi segnali manifestatisi proprio su una pista di atletica: da allora non riesce a percorrere più di una rampa di scale e non può portare dei pesi.
“So che questa malattia progredisce velocemente fino ad essere letale nel giro di pochi anni e per affrontare questo percorso la figura del cardiologo è fondamentale: mi conforta, mi sostiene e mi dà fiducia. Il confronto con lui spesso mi aiuta a superare i momenti difficili”, ha raccontato Piero Pedralli, 79 anni, oggi socio volontario di una fondazione da lui creata che supporta gli enti del terzo settore. Il cardiologo, in effetti, è una figura fondamentale fra quelle che compongono il team multidisciplinare esperto che dovrebbe seguire il paziente in tutte le fasi per una corretta presa in carico.
Un aspetto ribadito più volte dalle associazioni che hanno partecipato attivamente alla campagna, le quali hanno sottolineato anche l’importanza di fare rete, perchè solo con il confronto, il dialogo e l’aggiornamento sulla malattia l’amiloidosi cardiaca uscirà sempre più allo scoperto. Ci sono tre strumenti che secondo le associazioni dovrebbero essere adottati per migliorare il percorso di diagnosi e presa in carico: le linee guida diagnostico-terapeutiche, i Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali (PDTA) e il registro dei pazienti. Tra le richieste avanzate, inoltre, la più urgente è quella di poter accedere tempestivamente alle nuove terapie.
Per i pazienti un altro aspetto drammatico è la possibile ereditarietà della patologia: “Ero molto preoccupato per i miei figli, e il giorno che ho ritirato il referto ero tentato di strapparlo senza leggere il risultato”, ha raccontato Antonio Guzzo, 73enne e da sempre sportivo. “Poi, però, ho capito che dovevo fare i conti con la realtà, e quando ho letto che non si trattava di una forma ereditaria, sono scoppiato in un pianto liberatorio”, ha concluso. “L’amiloidosi, fino ad oggi, non mi determina, nè tantomeno mi lascio definire da essa: io non sono la mia malattia, io sono Antonio”.
Le amiloidosi sono un gruppo di patologie rare, invalidanti e spesso fatali, caratterizzate dall’accumulo dannoso di sostanza amiloide all’interno dell’organismo. Esistono diverse forme di amiloidosi, ognuna delle quali è dovuta a una specifica proteina difettosa che nel tempo compromette la funzionalità di numerosi organi e tessuti: cuore, reni, apparato gastrointestinale, fegato, cute, nervi periferici e occhi. Il cuore, in particolare, è l’organo bersaglio in cui l’amiloide si deposita più frequentemente, provocando una condizione chiamata “amiloidosi cardiaca”, che si manifesta con un grave quadro di scompenso cardiaco.
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La Generazione Z crede nella monogamia ma senza il matrimonio
ROMA (ITALPRESS) – Prima di sposarsi e di creare una famiglia spesso ai giovani viene detto di dimenticarsi delle relazioni affettive libere, contribuendo a dipingere il matrimonio come quel periodo della vita in cui “finisce il divertimento” e si impone la realtà della vita. Nonostante questo, la Generazione Z (gli under 24) è determinata a trovare “la persona giusta”.
Secondo un’indagine condotta da Ashley Madison, la piattaforma online con oltre 70 milioni di iscritti in tutto il mondo alla ricerca di love affaire extraconiugali, è emerso che gli iscritti sotto i 24 anni sono alla ricerca della loro metà, ma in modo diverso da come ci si potrebbe aspettare.
“Stiamo riscontrando da parte dei nostri utenti più giovani il desiderio di ridisegnare ciò che significa vivere una vita di coppia secondo la propria visione”, spiega Christoph Kraemer, Managing Director di Ashley Madison per l’Europa.
La maggior parte degli iscritti appartenenti alla Gen Z è single e il 55% dichiara di non volersi sposare. Questo non significa che non aspirino a un partner con cui impegnarsi per tutta la vita. Infatti, il 41% degli utenti under 24 cerca una relazione monogama e il 59% si aspetta di avere un rapporto di totale esclusività. Invece gli iscritti di età più matura si sono rivolti alla piattaforma per trovare un love affaire extraconiugale, dimostrando che ne hanno abbastanza della monogamia. Infatti il 49% di loro preferirebbe avere una relazione aperta (contro solo il 32% degli iscritti della Gen Z).
“I ragazzi che appartengono alla Generazione Z sono molto più pratici e concreti di quanto possiamo immaginare. Non sono poco romantici ma, semplicemente, non vedono nel matrimonio il coronamento di un sogno d’amore. E’ più probabile che per loro il matrimonio sia una formalità burocratica che toglie poesia invece di aggiungerla – commenta la psicologa Marinella Cozzolino, Presidente dell’Associazione Italiana di sessuologia – Di contro, le persone più mature ritengono difficile separarsi spesso per questioni economiche o sociali; inoltre in alcuni contesti separarsi è ancora considerato una vergogna”.
Il 45% degli iscritti appartenenti alla Gen Z afferma che la monogamia è la tipologia di relazione ideale, mentre solo il 33% degli iscritti più maturi è dello stesso parere. Mentre gli under 24 pensano all’esclusività romantica, le generazioni più mature sono amareggiate per aver scoperto che il matrimonio non è la favola perfetta per cui si sono impegnati a vita. Gli iscritti più maturi hanno cominciato ad apprezzare l’idea di relazioni aperte o poliamorose. Il 71% preferirebbe, infatti, una relazione più fluida rispetto a quella monogama, facendo leva su tre principali benefici: nuove esperienze eccitanti, meno pressione sul coniuge, più libertà di esprimersi. Secondo la Gen Z, quando si tratta di non-monogamia consensuale, i rischi superano i benefici: sono preoccupati della gelosia (77%), del dolore emotivo (50%) e dei problemi di autostima (41%) che potrebbero derivare dall’avere più partner.
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