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Pirlo “Tutti concentrati sull’obiettivo Champions”

TORINO (ITALPRESS) – “Abbiamo tutti in testa un unico obiettivo che è qualificarci in Champions, e andiamo avanti con forza per raggiungere questo traguardo importante. La Fiorentina sta lottando per non retrocedere ma ricordiamo la partita d’andata, fu la prima sconfitta e abbiamo grande spirito di rivalsa contro una squadra storicamente avversaria. Sarà una bella partita e speriamo di fare un bel risultato”. Dopo una settimana che ha visto la Juve protagonista più fuori dal campo che dentro, per il coinvolgimento di Andrea Agnelli nella vicenda Superlega, Andrea Pirlo cerca di riportare l’attenzione sulla rincorsa al pass per la massima competizione europea e sulla gara contro i viola, dove si rivedrà Chiellini dal 1′, mentre Chiesa non è ancora recuperato. Possibile chance per Ramsey, Danilo “è da valutare ma non dovrebbero esserci problemi”, mentre per quanto riguarda Ronaldo, visto abbastanza insofferente nelle ultime uscite, Pirlo non è preoccupato. “Ho un bellissimo rapporto con lui, è un ragazzo che ha sempre voglia di fare bene e che si arrabbia anche quando perde le partitine. Ha sempre voglia di vincere, di dare il suo apporto alla squadra e questo è un lato positivo per i ragazzi”. Pirlo ha avuto modo anche di parlare con Agnelli in questi giorni e assicura: “L’ho visto sereno, è normale che si sia parlato tanto di lui in questo momento ma sa quello che deve fare e porta grande entusiasmo tutti i giorni quando viene al campo. C’è il clima positivo di una squadra che vuole finire bene perchè ha nella testa un obiettivo importante dopo aver perso di strada campionato e Champions. E’ un obbligo portare la squadra in Champions. La Uefa potrebbe togliercela? Non abbiamo paura di questo, siamo sereni e concentrati su quello che dobbiamo fare, siamo convinti di poter terminare la stagione con i nostri obiettivi. Mi fido ciecamente della mia squadra, so quello che vogliono giocatori e società e lavoriamo per un unico obiettivo, affronteremo tutte le partite con la massima concentrazione”.
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Salute, Anelli “Sul territorio mancano i professionisti”

ROMA (ITALPRESS) – “Il problema più grosso sono i professionisti: sul territorio mancano i professionisti della salute, l’assistenza domiciliare non è garantita in maniera adeguata perchè mancano le figure professionali”. Lo ha detto Filippo Anelli, presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, intervistato da Claudio Brachino per la rubrica “Primo Piano” dell’Agenzia di Stampa Italpress. La crisi della medicina del territorio “è frutto di vent’anni di disinvestimento”, ha spiegato Anelli, ricordando che oltre a medici e infermieri ci sono “altri 29 professionisti della salute”. Si tratta, quindi, di “professioni sanitarie organizzate in ordini professionali che sul territorio sono sostanzialmente assenti. E’ chiaro che oggi – ha evidenziato – un medico non può garantire 29 o 30 competenze. Ha bisogno di lavorare insieme ad altri e di avere gli strumenti. Nella gestione della sanità – ha ricordato Anelli – ci siamo trovati di fronte a vent’anni di aziendalismo che aveva come unico obiettivo raggiungere un pareggio di bilancio rispetto alle poste definite dal Mef. Le Regioni che non potevano farlo sono andate in piano di rientro. Abbiamo avuto tagli e riduzione netta del personale perchè c’erano tante regioni con il blocco del turnover. Questo ha portato alle conseguenze scoppiate durante il Covid”.
Secondo il presidente della Fnomceo, poi, “bisogna dare atto a chi ha governato di avere investito sul fondo sanitario nazionale. C’è stata un’inversione, che è avvenuta anche prima del Covid e oggi si sta consolidando”. Il problema, però, è che “non abbiamo una precisa programmazione del fabbisogno degli operatori e questo si ripercuote anche sul progetto formativo”.
Una riforma del titolo V? “Dobbiamo prendere atto che dopo vent’anni dal cambio del titolo V della Costituzione – ha affermato – non abbiamo risolto il problema delle disuguaglianze. Non so se bisogna cambiare il titolo V – ha aggiunto – ma di certo bisogna colmare le disuguaglianze. Chi lo può fare? Lo Stato centrale, non c’è dubbio”. Cosa fare con gli operatori sanitari no vax? “Sono quelli che non credono nel vaccino, come gli ingegneri che non credono nella matematica e nella fisica. Non possono fare i medici. Per chi non crede nei vaccini – ha concluso – penso che gli ordini debbano valutare la radiazione perchè non si può fare il medico senza credere nella scienza”.
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L’alleanza tra Sicilia e Calabria per il Ponte “Ulisse”

ROMA (ITALPRESS) – Lo reclamano le due regioni, Calabria e Sicilia, se ne discute in Parlamento e giungono richieste nelle sedi governative. Il dibattito sul collegamento stabile tra la riva calabrese e quella siciliana prosegue e il ponte sullo Stretto, dopo “Ponte d’Europa”, adesso viene anche chiamato “Ponte Ulisse”.
I due presidenti di Regione, il siciliano Nello Musumeci e il calabrese Nino Spirlì, si sono incontrati nei giorni scorsi a Catania, decisi a chiedere ancora una volta la costruzione dell’opera. “Siamo stanchi di essere considerati marginali rispetto al continente europeo”, ha affermato Musumeci. “Vogliamo diventare – ha spiegato – il cuore del Mediterraneo, la piattaforma naturale delle navi che lo attraversano. Non è possibile diventarlo se non c’è l’alta velocità. E non ci può essere alta velocità – ha spiegato il governatore – se non si attraversa lo Stretto in tre minuti”.
“Al Ponte ci crediamo – ha affermato Spirlì – e l’Europa ha l’obbligo politico di realizzarlo. Lo chiamiamo Ulisse – ha aggiunto – come il più mediterraneo dei navigatori, come il più europeo tra gli europei”. All’incontro c’era anche l’amministratore delegato di Webuild, Pietro Salini: “Siamo in grado di cominciare subito. Ci sono 50 anni di studi e approvazioni. E’ un progetto – ha ricordato – che era stato cantierato e pronto per essere eseguito”. A incontrare Salini in questi giorni anche Silvia Vono, senatrice di Italia Viva e promotrice dell’intergruppo parlamentare che sostiene l’opera. Per Vono l’incontro è servito “per avere la certezza che il Ponte sullo Stretto si può fare, al di là delle commissioni tecniche” in quanto si tratta di “un progetto non cantierabile ma cantierato”, ha fatto sapere la senatrice sui suoi canali social.
Richieste e idee per il collegamento stabile sullo Stretto arrivano, quindi, al governo da più parti. “Per noi è un’infrastruttura strategica e lo abbiamo detto al presidente Draghi nel corso dell’incontro”, ha spiegato all’Italpress Roberto Occhiuto, capogruppo di Forza Italia alla Camera, parlando dell’incontro dei giorni scorsi tra il presidente del Consiglio Mario Draghi e i rappresentanti del partito azzurro. “Abbiamo segnalato – ha affermato – che intanto si potrebbero finanziare le opere a terra, che sicuramente si concludono entro il 2026, e si potrebbe considerare la disponibilità offerta dalle due Regioni, Calabria e Sicilia, di sostenere economicamente le altre opere, quelle relative al collegamento, utilizzando i fondi strutturali nella loro disponibilità. Abbiamo segnalato – ha aggiunto – che il ponte sullo Stretto è anche l’occasione per realizzare l’alta velocità ferroviaria, quella vera. Abbiamo detto che siamo preoccupati perchè, nel Recovery, quella che viene definita alta velocità Salerno-Reggio Calabria è semplicemente un potenziamento della rete ferroviaria. Avremo treni un pò più veloci – ha continuato – ma non ad alta velocità come quelli che ci sono nel resto del Paese. Se facessimo il ponte, l’alta velocità ferroviaria, quella vera, si potrebbe realizzare più facilmente perchè sarebbe economicamente sostenibile”.
Inoltre l’opera, che per il deputato “sarebbe uno straordinario attrattore turistico”, non “interessa solo la Calabria e la Sicilia ma – ha evidenziato – è strategica per l’intero paese e può essere determinante per intercettare nuovi traffici commerciali nel Mediterraneo”. Per Occhiuto, che fa parte dell’intergruppo parlamentare, “il vero ostacolo alla realizzazione del ponte è un pregiudizio ideologico”. “Quest’opera è passata come voluta dai governi Berlusconi, come opera di destra. Le opere strategiche – ha concluso – non sono nè di destra nè di sinistra, servono al Paese e andrebbero realizzate con l’impegno di tutti”.
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Gruppo Fire, redditività in crescita del 27%

MILANO (ITALPRESS) – Il gruppo Fire continua la sua crescita in tutti i settori del business: Fatturato sostanzialmente stabile a 49,1 milioni di Euro; +27% l’EBITDA, 5,9 milioni di Euro (4,6 milioni nel 2019), pari al 12% sui ricavi (9% nel 2019); +44% EBITDA adjusted, 9,3 milioni di Euro (6,5 milioni nel 2019), pari al 17% dei ricavi (12% nel 2019); +10% Asset Under Management, 22 miliardi di Euro (20 miliardi nel 2019).
Il CdA di Fire Group, sotto la presidenza di Sergio Bommarito, ha approvato il progetto di Bilancio consolidato al 31 dicembre 2020.
Cresce in particolare il comparto dei Non Performing Loan. Nonostante la pandemia abbia causato una riduzione di affidi nel business del debt management, il fermo dei tribunali e la sospensione dell’attività di riscossione tributi, il fatturato è rimasto sostanzialmente stabile a 49,1 milioni di Euro (50,1 milioni di Euro nel 2019).
In netto miglioramento la marginalità del Gruppo, con l’EBITDA adjusted a 9,3 milioni di euro, pari a oltre il 17% dei ricavi, in crescita rispetto all’anno precedente di 5 punti percentuali, e un EBITDA reported pari a circa 5,9 milioni, corrispondente al 12% dei ricavi (+27% vs 2019).
“Il 2020 lo ricorderemo inevitabilmente come l’anno del Covid” commenta Bommarito, che prosegue: “dalle prime notizie di una minaccia percepita come lontana e concretizzatasi con l’individuazione dei primi casi in Italia e l’annuncio di lockdown del 9 marzo di un anno fa, fino all’attuale quotidianità, abbiamo costruito un nuovo modo di vivere e lavorare. Nonostante il periodo, Fire è riuscita ad ottenere risultati gestionali e finanziari d’eccellenza, grazie all’approccio proattivo ad un contesto particolarmente sfidante” aggiunge il presidente del Gruppo. “La significativa crescita della redditività dimostra l’ottimo livello di efficientamento del presidio di processi interni e costi, a fronte di investimenti sulla macchina operativa immutati rispetto al previsto. Fondamentale è stato l’apporto del capitale umano: tutte le nostre persone hanno prontamente raccolto le sfide che si sono presentate con grande capacità di adattamento e un senso di appartenenza encomiabile. A riconoscimento di questa dimostrazione di attaccamento e responsabilità e per valorizzare il contributo del singolo, abbiamo deciso di assegnare ai dipendenti delle Società Fire e Fire Group un bonus straordinario pari, mediamente, al 30% della retribuzione mensile netta, nel contesto di un esercizio, quale il 2020, chiuso con ottimi risultati”.
Il Gruppo Fire, con oltre 28 anni di esperienza, oggi è il primo Gruppo indipendente attivo nella gestione del credito fin dai primi stadi di problematicità, con 5 società operative specializzate su servizi lungo la filiera: credit management, restructuring, advisory e due diligence per acquisto di portafogli, fiscalità locale e riscossione tributi, business information, scoring PMI (Z-score).
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Governo, Salvini “Sostegno a Draghi, non abboccheremo a provocazioni”

ROMA (ITALPRESS) – In una lettera al Corriere della Sera, il leader della Lega Matteo Salvini ribadisce “le grosse perplessità sul coprifuoco. In vista dell’ormai famoso Dl che la Lega non ha votato, gli enti locali avevano concordato con il Governo una presenza in classe degli studenti fino al 60%, per scongiurare assembramenti sui mezzi pubblici. Ebbene, alla fine il decreto ha stabilito una presenza del 70%: una forzatura che ha suscitato la reazione degli enti locali per l’evidente sgarbo”. Poi, aggiunge: “Capisco che per qualcuno sia più comodo dipingere il sottoscritto come un politico inaffidabile, ma la verità è che la posizione della Lega è condivisa da amministratori locali di tutti i colori politici, per non parlare di associazioni, imprese e famiglie. Di pericoloso c’è solo un’ideologia di sinistra – statalista e assistenzialista – che vede nell’iniziativa privata, nel lavoro autonomo, nel mondo del commercio e dell’impresa degli avversari e non degli alleati per la ricostruzione del Paese. Mi riferisco al ministro Speranza, al Pd, a pezzi di M5S”.
Per Salvini “coprifuoco, divieti e chiusure – dove i dati sanitari sono rassicuranti – non fanno bene all’Italia. Il 13% della nostra ricchezza dipende dal turismo: il coprifuoco alle 22 (ipotizzato addirittura fino a luglio) è una mazzata anche per questo settore. Lo ribadisco ancora una volta. La Lega sostiene convintamente Draghi e non abboccheremo alle provocazioni. Siamo determinati a collaborare per tutelare la salute, per utilizzare bene i fondi europei, per immaginare la nostra Italia da qui a qualche decennio e accelerare sulle riaperture. Presto – ne sono sicuro – cadrà il coprifuoco delle 22 e si troverà una soluzione ragionevole per bar, ristoranti, palestre e piscine”.
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Morta a 81 anni Milva, la pantera di Goro

ROMA (ITALPRESS) – E’ morta all’età di 81 anni, nella sua casa di Milano di via Serbelloni, Maria Ilva Biolcati, in arte Milva.
La cantante e attrice teatrale dai capelli rossi, da tempo era lontana dalle scene, era conosciuta anche con il soprannome di la pantera di Goro, sua città natale. Con oltre 50 anni di carriera tra musica e teatro alle spalle, protagonista della scena musicale degli anni ’70 e oltre 80 milioni di dischi in tutto il mondo, Milva è stata una delle interpreti più intense della canzone italiana. Partecipa al Festival di Sanremo 1961, nel quale arriva terza con “Il mare nel cassetto”. L’anno dopo è seconda con “Tango italiano”, che arriva in prima posizione nella classifica dei 45 giri. Alla fine degli anni Sessanta si avvicina alla recitazione e con Giorgio Strehler si specializza nella rappresentazione del repertorio brechtiano, diventandone la maggiore interprete italiana, nonchè una delle più apprezzate in assoluto in ambito internazionale. Nel 1981 inizia il sodalizio con Franco Battiato con quello che è il più grande successo commerciale della cantante, “Milva e dintorni”. Il brano affidato alla promozione radiofonica è Alexander Platz di cui Milva ne fece un vero e proprio cavallo di battaglia. Nel 1990 partecipa al Festival di Sanremo con il brano “Sono felice”, e nel 1993 con il brano “Uomini Addosso”. L’ultima partecipazione di Milva al festival sanremese avviene nel 2007, con la canzone “The Show Must Go On” di Giorgio Faletti che collabora anche all’album “In territorio nemico”. Insignita l’anno precedente del titolo di Cavaliere della Legion d’Onore, nel 2010, dopo cinquantun anni di carriera, pubblica il terzo album scritto e prodotto per lei da Franco Battiato, intitolato “Non conosco nessun Patrizio” e balzato immediatamente nella top 20 dei dischi più venduti in Italia. Con questo album l’artista annuncia il suo addio alle scene.
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Garante Privacy al Governo “Gravi criticità per i pass vaccinali”

ROMA (ITALPRESS) – La norma appena approvata per la creazione e la gestione delle “certificazioni verdi”, i cosiddetti pass vaccinali, presenta “criticità tali da inficiare, se non opportunamente modificata, la validità e il funzionamento del sistema previsto per la riapertura degli spostamenti durante la pandemia. E’ quindi necessario un intervento urgente a tutela dei diritti e delle libertà delle persone”. Questa l’indicazione del Garante per la protezione dei dati personali contenuta in un avvertimento formale, adottato ai sensi del Regolamento Ue, appena trasmesso a tutti i ministeri e agli altri soggetti coinvolti. Il provvedimento è stato inviato anche al presidente del Consiglio dei ministri, per le valutazioni di competenza.
Il Garante osserva innanzitutto che il cosiddetto “decreto riaperture” non garantisce una base normativa idonea per l’introduzione e l’utilizzo dei certificati verdi su scala nazionale, ed è gravemente incompleto in materia di protezione dei dati, privo di una valutazione dei possibili rischi su larga scala per i diritti e le libertà personali.
“In contrasto con quanto previsto dal Regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali, il decreto non definisce con precisione le finalità per il trattamento dei dati sulla salute degli italiani, lasciando spazio a molteplici e imprevedibili utilizzi futuri, in potenziale disallineamento anche con analoghe iniziative europee – sottolinea il Garante -. Non viene specificato chi è il titolare del trattamento dei dati, in violazione del principio di trasparenza, rendendo così difficile se non impossibile l’esercizio dei diritti degli interessati: ad esempio, in caso di informazioni non corrette contenute nelle certificazioni verdi. La norma prevede inoltre un utilizzo eccessivo di dati sui certificati da esibire in caso di controllo, in violazione del principio di minimizzazione. Per garantire, ad esempio, la validità temporale della certificazione, sarebbe stato sufficiente prevedere un modulo che riportasse la sola data di scadenza del green pass, invece che utilizzare modelli differenti per chi si è precedentemente ammalato di Covid o ha effettuato la vaccinazione. Il sistema attualmente proposto, soprattutto nella fase transitoria, rischia, tra l’altro, di contenere dati inesatti o non aggiornati con gravi effetti sulla libertà di spostamento individuale”.
“Non sono infine previsti tempi di conservazione dei dati nè misure adeguate per garantire la loro integrità e riservatezza.
Il Garante rimarca, infine, che le gravi criticità rilevate si sarebbero potute risolvere preventivamente e in tempi rapidissimi se, come previsto dalla normativa europea e italiana, i soggetti coinvolti nella definizione del decreto legge avessero avviato la necessaria interlocuzione con l’Autorità, richiedendo il previsto parere, senza rinviare a successivi approfondimenti”, conclude l’Autorità, che ha comunque offerto al Governo la propria collaborazione per affrontare e superare le criticità rilevate.
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Covid, Sileri “No alla contrapposizione tra aperturisti e rigoristi”

ROMA (ITALPRESS) – Un’estate più libera con il rientro a casa a mezzanotte, contagi permettendo, e con l’aumento dei vaccinati. E’ la previsione fatta dal sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, intervistato da Claudio Brachino per la rubrica “Primo Piano” dell’Agenzia Italpress. “Non credo che terremo il coprifuoco fino al 31 luglio, anche perchè il numero dei ricoveri, delle terapie intensive occupate andrà sempre meglio – ha detto -. Forse avremo una fase in cui i contagi saliranno ma tra i più giovani. Il rientro a casa entro le 22, non mi piace la parola coprifuoco, ha un rilievo scientifico. Tra le 22 e le 23 non credo ci sia una grande differenza in termini di contagi. Credo che in questo momento sia giusto il rientro alle 22 per garantire i controlli, oggi questo è molto sensato”. Sileri ha spiegato che occorre “aspettare due settimane per valutare se c’è una ripresa dei contagi, nel frattempo si deve valutare se c’è un calo dei ricoveri, e poi piano piano allentare fino alle 23 o alle 24, nelle prossime settimane. Stiamo aprendo in anticipo rispetto al previsto, e stiamo riaprendo di più rispetto a quelle che erano le attese. Oggi abbiamo un bonus: il calo dei contagi, andiamo avanti due settimane, aumenteranno anche i vaccinati con la prima dose. Non credo avremo ancora il coprifuoco il primo luglio, a meno che non arrivi una variabile strana”.
Non piace al sottosegretario, la contrapposizione tra aperturisti e rigoristi: “Questa cosa non dovrebbe esistere, si tratta di buon senso. Le chiusure proteggono dalla diffusione del virus, prima le fai meno dureranno, ora c’è un passaggio di testimone tra i due dottori che stanno curando l’Italia: da una parte c’è il dottor chiusura, dall’altro c’è il vaccino, si può passare così da un’azione di chiusura ad una di riapertura protetta dalla vaccinazione. Cosa fare in futuro? Vigilare, aprire sempre di più, calcolando però che potrebbero rendersi necessarie della chiusure se dovesse arrivare una variante che elude i vaccini”. Sileri ha ricordato che “la vaccinazione sta andando molto bene, è partita male, per diverse ragioni, è stata creata confusione, non solo da noi, ora il generale Figliuolo sta facendo un lavoro eccezionale, nel mese di maggio arriveremo a fare 500 mila dosi al giorno”. Per il sottosegretario oltre ad andare avanti con le vaccinazioni si deve lavorare per lo sviluppo di altri tipi di vaccino: “Abbiamo possibilità di varianti che si possono verificare. Sputnik e altri vaccini sono i benvenuti, ma attraverso un rigoroso controllo attraverso gli enti regolatori. Su AstraZeneca è partita male la comunicazione fin dall’inizio, si tratta di complicanze veramente minime, il vaccino mRna forse sarà il futuro”.
(ITALPRESS).

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