ROMA (ITALPRESS) – “Nella ricorrenza degli ottant’anni di vita rivolgo il saluto più cordiale all’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, unito all’apprezzamento per l’opera svolta, lungo l’arco della storia repubblicana, per custodire e trasmettere i valori della Resistenza e rafforzare l’unità del Paese attorno alla Costituzione. Nell’ambito del movimento partigiano, l’istituzione dell’Anpi è stata un segno di impegno civile per la democrazia, la pace, la libertà, l’uguaglianza, valori conquistati a prezzo di duri sacrifici dalle generazioni che ebbero parte alla Guerra di Liberazione, contro ogni forma di oppressione e autoritarismo. La lotta di popolo contro il fascismo e il nazismo, che ha realizzato il riscatto dell’Italia dopo le pagine della dittatura e della sua violenza, ha condotto a una nuova Europa, promessa di libertà e di pace”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato al presidente del Comitato nazionale Anpi, Gianfranco Pagliarulo. “Oggi di fronte alla guerra, tornata in Europa con l’invasione dell’Ucraina, siamo chiamati alla responsabilità di ricostruire la pace nella libertà, nel rispetto del diritto, dell’indipendenza e dell’autodeterminazione dei popoli.
L’impegno delle giovani generazioni in questo percorso, nella memoria dei patrioti che generosamente contribuirono, con la Resistenza all’oppressore, all’edificazione della Repubblica, suscita apprezzamento”, ha aggiunto.
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– Foto: ufficio stampa Quirinale –
Mattarella “Guerra di Liberazione ha condotto a nuova Europa”
Le aziende in cattedra, Boehringer Ingelheim e AC Milan a Milano
MILANO (ITALPRESS) – Si è svolto presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore l’evento “Corporate branding: solo una questione di immagine?”, organizzato da ALMED – Alta Scuola in Media, Comunicazione e Spettacolo, e che ha visto la partecipazione di manager dal profilo internazionale. Al convegno svolto a Milano hanno infatti partecipato Mèdard Schoenmaeckers, Head of Corporate Affairs Boehringer Ingelheim, e Pier Donato Vercellone, Chief Communications Officer AC Milan. L’obiettivo dell’evento è stato quello di proporre una visione approfondita delle due realtà, evidenziando come le due aziende, così diverse per pubblico e scopo, abbiano effettivamente molti elementi in comune dal punto di vista della brand equity construction.
“E’ fondamentale – dice Medard Schoenmaeckers, Head of Corporate Affairs Boehringer Ingelheim – comprendere il ruolo che il corporate brand di un’azienda ricopre nella strategia di comunicazione. Il brand ha un impatto su tutti gli interlocutori. Recentemente abbiamo lanciato la nuova brand identity di Boehringer seguendo un approccio “digital first” con un duplice obiettivo: consolidare la fiducia degli stakeholder nell’ambito del sistema salute ed essere attrattivi agli occhi dei futuri talenti, o dei partner che vorranno unirsi a noi per lavorare al miglioramento della salute umana e animale. Dal punto di vista della comunicazione interna, il nostro corporate brand unisce i collaboratori di tutto il mondo, che condividono il medesimo purpose e una chiara storia di brand”.
Il corporate branding è infatti un processo complesso che mira a creare e mantenere un’immagine aziendale forte e coerente: l’obiettivo è connettere valori, esperienze e aspettative che definiscono l’essenza stessa delle aziende. I relatori sono intervenuti durante un executive talk che ha visto la partecipazione di molti studenti, provenienti da più corsi di laurea e specializzazione.
“Voglio ringraziare Università Cattolica e ALMED, per avere deciso di organizzare un confronto su un tema di grande attualità per la nostra area professionale, proponendomi un dialogo con un manager di alto profilo che rappresenta un’impresa globale, leader nel proprio settore – dichiara Pier Donato Vercellone, Chief Communications Officer AC Milan – Sicuramente, assieme agli studenti presenti e a tutti partecipanti, abbiamo approfondito l’importanza del Corporate Branding, elemento strategico imprescindibile per qualsiasi organizzazione o impresa, che contribuisce a costruire una solida reputazione, per alimentare il legame di fiducia con i propri stakeholder, consolidando anche il posizionamento competitivo”.
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Renzi “Previsioni per le europee buone, mi toccherà lasciare Roma”
ROMA (ITALPRESS) – “Le previsioni del voto sono buone e mi toccherà lasciare Roma. Le europee sono strane, si decide molto del futuro delle persone. Sulla percentuale penso che faremo sopra il 5%. Forza Italia e Lega sono più o meno alla pari. L’Europa è fondamentale perchè decide sul nostro futuro, è importante che si vada a votare”. Così il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, intervenuto su Rtl 102.5 “Quei politici che si candidano dicendo da subito che non andranno in Europa come Tajani, Schlein, Meloni, vi sembra normale che un politico si candidi per un ruolo e, anche se eletto, non vada in Europa? E’ normale che i cittadini si infastidiscano e non vadano a votare. Solo in Italia ci sono dei leader che prendono in giro i cittadini. Altrimenti in Europa decidono senza di noi”, ha aggiunto. Quanto alla visita di ieri del premier Meloni in Albania secondo Renzi “quei 850 milioni anzichè darli ai migranti in Albania, diamoli agli infermieri in Italia. Sono soldi che potrebbero abbattere le liste d’attesa e li mettiamo in un messaggio di comunicazione elettorale che per me è sbagliato. Meloni, se vuoi bene agli italiani, torna indietro sull’Albania e dai i soldi alla sanità italiana”.
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E’ divorzio Lazio-Tudor, il tecnico croato si dimette
ROMA (ITALPRESS) – Igor Tudor non sarà l’allenatore della Lazio nella prossima stagione. La società biancoceleste fa sapere in una nota che il tecnico croato, “in data odierna, ha rassegnato le proprie dimissioni da responsabile della prima squadra. La società ringrazia il tecnico per il lavoro svolto, augurando le migliori fortune personali e professionali”. Tudor, che in Italia aveva allenato Udinese e Verona ed era stato vice di Pirlo alla Juve, era stato ingaggiato dalla Lazio a metà marzo dopo le dimissioni di Sarri, con la squadra al nono posto. Pur non riuscendo a centrare la qualificazione alla finale di Coppa Italia eliminato dalla Juventus, Tudor aveva raccolto 18 punti nelle ultime nove gare di campionato facendo risalire i biancocelesti fino alla settima piazza che è valsa la qualificazione alla prossima Europa League. Negli ultimi giorni, però, qualcosa si è incrinato nei rapporti col club e il doppio confronto andato in scena ad inizio settimana non ha portato ai giusti risultati. Il 46enne tecnico croato aveva firmato un contratto fino al 2025 con opzione per un’ulteriore stagione.
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Paolini si qualifica per la semifinale al Roland Garros
PARIGI (FRANCIA) (ITALPRESS) – In un anno ricco di prime volte se ne aggiunge un’altra che vale doppio: prima semifinale Slam e prima volta in top ten. Una combinata da favola arrivata al termine di una battaglia durissima che proietta Jasmine Paolini in semifinale al Roland Garros, sulla terra rossa francese. “Jas” è la quarta azzurra al penultimo atto all’ombra della Tour Eiffel dopo Schiavone (2010, quando vinse il torneo, e 2011, finalista), Errani (2012, poi arrivata in finale) e Trevisan (2022). Ed è la quinta italiana a conquistare un posto nell’elite mondiale dopo Schiavone (n.4 WTA), Errani (5), Pennetta (6) e Vinci (7), ovvero le “ragazze irresistibili”. Successo senza precedenti per il tennis tricolore: per la prima volta un italiano (Jannik Sinner, nuovo numero uno del mondo) e un’italiana in semifinale al Roland Garros nello stesso anno in singolare. In una giornata soleggiata ma ventosa, la 28enne di Bagni di Lucca, n.15 del ranking e 12 del seeding, ha battuto per 6-1 4-6 6-4, dopo oltre due ore di lotta, la kazaka Elena Rybakina, n.4 del ranking e del seeding, per la seconda volta in carriera stoppata nei quarti nel Major francese (le era già accaduto nel 2021 quando sconfisse Serena Williams nell’ultima partita della 23 volte campionessa Slam al Roland Garros ma poi perse da Pavlyuchenkova). “E’ una sensazione incredibile, è stato un match davvero tosto – le parole a caldo della toscana – Nel secondo set mi sono fatta prendere un pò dall’emozione: mi sono detta, va bene, lei è una campionessa e può succedere. Poi mi sono rimessa lì a colpire ogni palla ed eccomi qui”. “Ho cercato di restare sempre nello scambio, di dimenticare quel che era successo nel secondo set, sono cose possono succedere, il tennis è così e bisogna accettarlo. L’importante è stato poi tornare a lottare”, ha aggiunto Paolini. Che ora, per un posto in finale, con la “baby prodigio” russa Mirra Andreeva, 17enne di Krasnojarsk, n.38 WTA, che ha piegato in tre set la bielorussa Aryna Sabalenka, n.2 del ranking e del seeding, con il punteggio di 6-7(5) 6-4 6-4.
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Spalletti “La lista dei 26? Due-tre situazioni da valutare”
FIRENZE (ITALPRESS) – Luciano Spalletti non vuole sbagliare. La scadenza del 7 giugno si avvicina e il ct azzurro ha ancora qualche nodo da sciogliere prima di consegnare la lista definitiva dei 26 convocati per Euro2024. “Bisogna vedere fino a domani per valutare le cose, anche perchè ho tempo fino al 7 e se poi succede qualcosa… Abbiamo due giorni e due-tre situazioni da valutare”, fa il punto Spalletti dopo l’amichevole contro l’Under 20 che ha visto gli azzurri imporsi 3-1, a segno Scamacca, Raspadori ed El Shaarawy. “Ricci e Fagioli sanno giocare a calcio, il ballottaggio fra di loro può andare più in là. C’è da valutare Barella”, ha aggiunto Spalletti, che però conta di avere il centrocampista dell’Inter a disposizione per il 15 giugno, giorno dell’esordio agli Europei contro l’Albania. “Io mi fido molto dei miei medici e mi hanno detto che Barella che è quasi certo che recuperi, siamo molto fiduciosi. C’è però da ricominciare a correre e da fare alcune cose. Meret? Ha sentito un pò di dolore durante il riscaldamento, ha sentito contrarre un muscolo, si valuterà domani”. Stamane, intanto, il ct ha rivisto assieme alla squadra la gara di ieri sera con la Turchia: “Abbiamo fatto tante cose bene ma abbiamo preso alcune ripartenze. Come qualità di gioco possiamo fare molto meglio”. Infine una battuta sull’arrivo di Antonio Conte sulla panchina del Napoli: “Non devo commentare niente di quello che succede a Napoli ma mi fa piacere che riescano a prendere allenatori di un certo livello e di un certo valore, che sono top, è segno che abbiamo lavorato nel periodo precedente per prendere allenatori di questo tipo. Io sono cittadino napoletano, mi farebbe piacere rivedere Napoli in alto”.
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Europee, Tajani “Votare Ppe per far contare l’Italia, mai con Le Pen”
ROMA (ITALPRESS) – Chiede agli italiani di votare, sabato e domenica, “per far contare di più” il nostro Paese in Europa, “ormai indispensabile”. Il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, lo spiega in un’intervista a Claudio Brachino per la rubrica “Primo Piano – Elezioni Europee” dell’agenzia Italpress. E da leader di Forza Italia spinge il Partito Popolare Europeo, “di cui noi siamo la sezione italiana. Siamo europeisti, l’Europa è figlia della cultura di De Gasperi e don Sturzo. Questa è la nostra visione, il PPE dà le carte”. Il futuro presidente della Commissione UE secondo Tajani sarà popolare. “Per contare in Europa bisogna essere nel PPE, chi sceglie Forza Italia sceglie di contare più in Europa”, ripete il vicepremier, assicurando che non farà mai alleanze con Le Pen.
“Il mio progetto è costruire una maggioranza con popolari, liberali e conservatori – assicura -: una maggioranza di centrodestra. E’ la stessa che ho guidato nel 2017 da presidente del Parlamento UE. Non possiamo fare alleanze con Le Pen perchè ha una visione politica diversa: vuole uscire dall’alleanza Nato, è contro l’unione energetica. E’ questa la soluzione? Io dico di no. Bene hanno fatto però a espellere Afd”.
Nella visione europeista, Tajani sogna “una politica estera più forte e unica, con una difesa europea che sia guidata da un commissario alla difesa con un percorso per arrivare ad un esercito comune. Anche all’interno della Nato serve più Europa, non possiamo chiedere sempre agli Usa di farci da ombrello”. Sulla politica internazionale conferma il veto all’uso delle armi fuori dai territori ucraini attaccati e appoggia il cessate fuoco chiesto dagli Usa a Gaza.
Delicata anche la lotta al cambiamento climatico. In Europa serve la terza via, consiglia Tajani. “Bisogna combattere il cambiamento climatico senza fare scelte dannose che provocano la perdita di posti di lavoro. Servono moderazione e idee”.
Il segretario di FI sottolinea la necessità su “un’inversione di tendenza su politica industriale e della crescita. Ci si è concentrati molto sul green, serve un cambiamento netto con proposte, creando nuovi posti di lavoro attraverso innovazione e ricerca”.
Secondo Tajani “bisogna abbattere la pressione fiscale arrivando a un’armonizzazione”.
Sui migranti chiede uno sforzo comune. “E’ un grande tema europeo – afferma – il piano Mattei da solo è una parte importante ma non basta. Bisogna affrontare con determinazione la questione africana come stiamo facendo noi come governo”.
Sulle questioni nazionali, occhi puntati sulle liste d’attesa in sanità. “Una vera e propria piaga”, sostiene Tajani. “Continuiamo a combatterla ancora oggi. Il governo ha preso il toro per le corna, nessuno se ne era mai occupato con tanta determinazione. C’è un decreto per risolvere un problema annoso”.
Intanto vede la luce la riforma sulla giustizia, “che non offende i magistrati ma ne esalta il ruolo. La riforma è fondamentale anche perchè dà certezze agli investitori. La nostra giustizia ora è una lumaca, così gli investitori fuggono”, conclude Tajani.
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Arditti “Occidente sotto assedio, peso della ricchezza si è spostato”
MILANO (ITALPRESS) – L’attacco ai Paesi dell’Occidente e ai loro sistemi democratici è il tema principale del libro di Roberto Arditti “Rompere l’assedio. L’Occidente si salva solo se capisce le vere sfide del nostro tempo”. L’autore è direttore editoriale di Formiche.net, ed è stato intervistato da Claudio Brachino per la rubrica “Primo Piano” dell’agenzia Italpress. Un’intervista in cui Arditti si è espresso sulle ragioni, sulle cause e sulle dinamiche per cui le Nazioni occidentali si trovano sotto assedio: “Quello che intendo per Occidente è semplice: sono le Nazioni in cui la selezione della classe dirigente avviene attraverso elezioni in cui l’esito non è predeterminato, il potere è contendibile e il ricambio della classe dirigente è frequente. La gestione del potere è la cartina al tornasole più rilevante per una governance democratica. Come Occidente siamo sotto assedio perchè le democrazie che hanno guidato la comunità internazionale per lungo periodo lo hanno fatto perchè erano le aree più ricche del mondo. In questo primo quarto di secolo i pesi delle ricchezze si sono spostati: oggi gli Usa rappresentano soltanto il 16 per cento del Pil mondiale. Questo spostamento si è verificato verso Nazioni e sistemi che non considerano lo stesso nostro modo di gestire il potere: queste Nazioni guardano con ostilità verso quelle democrazie capaci di infettare e condizionare la piramide perfetta del potere che in quei Paesi si basa sulla coercizione. La nostra idea di libertà viene vissuta come minaccia e per questo hanno deciso di reagire”.
Uno dei modi con cui le democrazie occidentali vengono attaccate, secondo Arditti, è la circolazione del fentanyl, che verrebbe addirittura tollerata da alcune autorità statuali: “Il fentanyl è una medicina di grande efficacia per la terapia del dolore quando gli altri farmaci non sono efficaci: è un farmaco potentissimo, che arriva a cinquanta volte l’efficacia della morfina. Ma da un pò di anni esiste una versione illegale, molto più pericolosa, gestita dalle organizzazioni della malavita – la cui più importante sono i cartelli messicani dei narcotrafficanti – che hanno invaso il mercato americano con pastiglie o polveri a pochi dollari e che hanno fatto negli ultimi dieci anni circa 800mila morti. Il fentanyl illegale è un prodotto di sintesi chimica, tutto di laboratorio: i materiali chimici (i cosiddetti precursori) con cui si fanno le varie versioni del fentanyl sono tutti di produzione cinese, nonostante in Cina venga represso in tutti i modi ogni tentativo di farlo circolare. Ciononostante vanno direttamente nelle centrali e nei laboratori dei narcos e del Centro America e così invadono il mercato di tutte le nostre democrazie passando attraverso l’America, come un assedio alla stabilità della popolazione. Non abbiamo evidenza precisa che venga organizzato e gestito dalle autorità statuali, ma siamo certi che questo traffico in esportazione venga tollerato”.
La questione dei migranti è un altro dei temi centrali delle posizioni di Arditti: “Se c’è una persona che parte da un Paese sfortunato e riesce ad arrivare in una Nazione più fortunata, quella persona dobbiamo accoglierla e aiutarla. Se invece di una persona ne abbiamo davanti mille, bisogna ragionare su come si può gestire l’aiuto. Se anzichè mille sono un milione, la questione cambia colore: la sinistra e il mondo cattolico dovrebbero fare più attenzione su questo tema. La sensibilità della gente ormai è chiara in tutta Europa: basterebbe girare per alcuni quartieri anche dell’Italia per capire come stanno cambiando le cose, non in meglio. Noi non possiamo trattare un flusso di milioni di persone come dei casi singoli. Cinque milioni sono diversi da dodici milioni: se dodici milioni è una questione umanitaria, cinque milioni è una questione di costi di gestione, welfare, criminalità che entra, possibilità di integrazione”.
Infine, Arditti si rivolge alla futura classe dirigente europea, in vista di quello che accadrà successivamente alle prossime Elezioni Europee: “L’Europa vive le sue contraddizioni, ma io non dico che è un disastro. L’Europa ha reagito alla pandemia ed è un’Europa in cui convivono le posizioni di Macron e di Orban: non è una tragedia, è il senso di una comunità che cerca di stare assieme e tutto sommato ci riesce in modo più che dignitoso. Quella che abbiamo davanti è un’Europa che ha bisogno di comprendere alcuni dossier, tra cui la difesa della sicurezza e dell’intelligence che hanno bisogno di investimenti, regia, governance e di una capacità autonoma. Secondo me, la Nato andrebbe estesa aprendola a Giappone, Corea del Sud, Nuova Zelanda, Australia, Argentina, Israele. Un’alleanza che dovrebbe avere due pilastri, due teatri militari: gli americani e gli altri si occupino del Pacifico e di altre zone del mondo compreso il Medio Oriente; gli europei e i mediterranei dovrebbero gestire invece i territori europei. Questa è la sfida che deve vincere la nuova classe dirigente europea”.
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