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Sostenibilità, le grandi imprese si affidano sempre più alle fondazioni

ROMA (ITALPRESS) – Il 77% delle fondazioni di impresa italiane si occupa in maniera generica del tema della sostenibilità ma con diversi approcci strategici e priorità da perseguire. L’88% è concentrato infatti, a vario titolo, sulla sostenibilità sociale, a differenza di ciò che avviene nelle case madri, dove invece prevale un approccio più attento alla dimensione ambientale. In particolare, il 43% ha come unico obiettivo la promozione di progetti di sostenibilità sociale, il 16% di sostenibilità sia ambientale che sociale, l’11% di quella culturale e sociale, un altro 11% di quella economica e sociale e un altro 8 solo di aspetti sociali. A focalizzarsi in via esclusiva sull’ambiente è dunque solo il 2% delle fondazioni italiane. Il quadro emerge dal rapporto di documentazione dal titolo “Fondazioni corporate, sostenibilità e giovani” appena pubblicato. Lo studio è stato promosso da Fondazione Lottomatica – organizzazione autonoma, indipendente e senza scopo di lucro, espressione dell’impegno sociale del Gruppo Lottomatica – e curato da Percorsi di secondo welfare, laboratorio di ricerca e informazione legato all’Università degli Studi di Milano.
Tale fotografia – ad avviso degli autori del rapporto, Franca Maino e Martino Bozzi – evidenzia quanto sia necessario lavorare sul tema dell’allineamento strategico, ovvero del “posizionamento dell’impresa e della sua fondazione su una medesima linea strategica”.
Molte fondazioni corporate – hanno scritto – “si sviluppano come organizzazioni dotate di ampia autonomia rispetto all’azienda madre e il processo per giungere a un maggiore allineamento strategico appare ancora molto lungo”. Per favorirlo – hanno spiegato ancora gli autori – “bisognerebbe spingere maggiormente sull’aspetto strategico della dimensione sociale, processo ad oggi ancora in divenire”.
Infatti, se da un lato la dimensione della sostenibilità sociale è quella predominante all’interno degli enti filantropici corporate, “a livello di impresa non è che una delle dimensioni prese in analisi e gli strumenti di rendicontazione come gli indicatori di impatto, che permetterebbero di favorire un allineamento, sono meno sviluppati rispetto alla dimensione ambientale”.
In questo senso, anche Fondazione Lottomatica si occupa in via prioritaria, ma non esclusiva, di sostenibilità sociale. “Responsabilità, persone, comunità e ambiente costituiscono i pilastri fondamentali su cui poggia il nostro piano di sostenibilità, i punti cardinali della nostra bussola sui temi ESG”, ha commentato l’amministratore delegato del Gruppo Lottomatica Guglielmo Angelozzi, che poi ha spiegato: “Siamo fortemente impegnati nel generare impatti positivi e tangibili sulla collettività, attraverso iniziative di carattere sociale e politiche di riduzione degli impatti ambientali diretti e indiretti. E in questo contesto si inserisce anche Fondazione Lottomatica, nata nel 2022 proprio con l’obiettivo di potenziare la creazione di valore collettivo attraverso progetti a vantaggio della comunità”.
Il rapporto analizza anche l’impegno delle fondazioni di impresa italiane nei confronti dei giovani: il 20% ha almeno un progetto dedicato a loro. Nello specifico, il 60% si rivolge agli studenti universitari e delle scuole di primo e secondo grado, il 28 a bambini in età scolare, il 14 a entrambe le categorie precedenti e solo il 2% ai neonati.
La ricerca evidenzia, dunque, come le attività di sostenibilità sociale delle grandi imprese passino sempre di più attraverso lo strumento delle fondazioni corporate, a livello sia europeo che italiano. Tuttavia, come viene affermato all’interno del rapporto, vi è una “persistente mancanza di dati sulle fondazioni di impresa che impedisce di conoscerne gli sviluppi recenti, il loro ruolo nell’ambito della filantropia, il loro rapporto con le imprese fondatrici, le risorse impiegate”.
Mancano in particolare informazioni raccolte in modo sistematico “sul rapporto tra filantropia corporate e il tema della sostenibilità declinato nelle tre dimensioni ed è altrettanto poco approfondito il rapporto tra tassonomia ESG e ruolo delle fondazioni di impresa, soprattutto nel contesto italiano”.
Qualche dato però ovviamente c’è, tra cui l’indagine condotta a livello europeo da Gehringer & Von Schnurbein e citata nel rapporto, che ha ricostruito la presenza di fondazioni corporate nei diversi Paesi europei. La Danimarca è leader con 1.320 seguita dalla Spagna con 1.000 mentre Francia e Germania ne contano molte di meno, rispettivamente 360 e 200. L’Italia, invece, è ancora indietro, con 112, anche se la crescita nell’ultimo ventennio circa è stata tumultuosa, arrivando a sfiorare in termini percentuali quasi il 170%. Un dato che sconta anche la natura frammentata del tessuto produttivo del nostro Paese, caratterizzato soprattutto dalla rilevante presenza di piccolissime, piccole e medie imprese, in quanto tali inevitabilmente assai poco propense a creare, finanziare e promuovere tali tipi di realtà.
Entrando nello specifico del contesto italiano, come ha fotografato sempre Percorsi di secondo welfare in un precedente studio del 2019 ripreso ampiamente nel Rapporto, tra tutte le regioni ad avere il maggior numero di fondazioni è la Lombardia con 50, seguita a distanza ragguardevole dal Lazio con 14 e dalla Toscana con 11. Dalla Valle d’Aosta alla Calabria, passando per l’Umbria e l’Abruzzo sono diverse, invece, le aree nelle quali non ne è attiva neppure una. In generale, il Nord Italia conta il 72% del totale italiano, il Centro il 23% e il Sud con le isole solamente il 5.
Due dati di estrema importanza – ha rilevato infine lo stesso rapporto – attengono alle dimensioni delle imprese fondatrici e alle risorse che annualmente tali aziende devolvono alle fondazioni da loro create. Nello specifico, il 61% delle imprese contribuisce annualmente con un ammontare inferiore a 1 milione di euro. Tra queste, il 58% ha una dimensione compresa tra i 1.001 e 10.000 dipendenti e il 16% superiore alle 10.000.
Solamente il 32% delle imprese che hanno partecipato alla survey erogano alle fondazioni finanziamenti superiori al milione di euro. In questo caso, le imprese più numerose sono quelle superiori ai 10.000 dipendenti e, a seguire, quelle comprese tra i 1.001 e i 10.000 dipendenti. Per quanto riguarda le piccole e le medie imprese il loro totale ammonta al 10% delle imprese rispondenti al questionario e di queste, solo 5 su 6 finanziano le loro fondazioni con un ammontare superiore al milione.

– foto tratta da rapporto Fondazione Lottomatica –
(ITALPRESS).

Sbarra “Costruire un nuovo patto sociale per il Paese”

ROMA (ITALPRESS) – “Il sindacato deve qualificare la sua azione attraverso il dialogo e il confronto, senza pregiudizi e ideologie, con tutti gli interlocutori pubblici e privati. Deve sapersi organizzare per stare dentro il cambiamento rappresentando e intercettando il lavoro nuovo, quello digitale, su piattaforme e da remoto. Deve aprirsi al contributo dei giovani, delle donne, dei migranti”. Così Luigi Sbarra, segretario generale della Cisl, intervistato da Claudio Brachino per la rubrica “Primo Piano” dell’agenzia Italpress.
Per Sbarra “serve un sindacato di prossimità, che si concentri sul valore della contrattazione collettiva aziendale, un sindacato di cultura partecipativa”.
“Penso che il profilo sindacale più importante da sostenere in questa stagione – ha poi aggiunto il segretario della Cisl – sia quello ancorato a principi di responsabilità, pragmatismo, riformismo sociale, autonomia dalla politica, partecipazione e valorizzazione della contrattazione. E’ su questo schema che penso che la Cisl abbia costruito la sua linea politica ricercando sempre la via del dialogo e del confronto responsabile, non rinunciando mai al conflitto per utilizzarlo e praticarlo quando serve”, ha detto.
“Non so che scelte stia maturando Landini rispetto al suo futuro”, ha affermato Sbarra in risposta a una domanda sulla posizione del segretario della Cgil, Maurizio Landini, rispetto alla politica. “Penso che sia sbagliato – ha continuato – mescolare la rappresentanza sociale con l’opposizione politica. Vedo forte una tendenza in questo paese non centrata sul modello sindacale che serve all’Italia in questa difficile condizione di cambiamento. Vedo un tentativo di restare inchiodati al Novecento in cui, nel rapporto tra capitale e lavoro, viveva uno schema centrato su conflitto, antagonismo, divisione e ideologia. Vedo invece – ha aggiunto – la necessità di un sindacato che deve assumersi la responsabilità di stare dentro la transizione per poterla guidare e non subire”.
Secondo il segretario generale della Cisl, per il suo sindacato “la mobilitazione generale è sempre l’extrema ratio”. “Lo sciopero – ha spiegato – va usato con moderazione perchè diversamente il rischio è quello di svilirlo, svalutarlo, indebolirlo dando spazio a demagogia e populismo. E’ la ragione per la quale – ha continuato – la Cisl, nel rapporto col governo sui contenuti della legge di bilancio, ha preferito all’astensione del lavoro chiamare a raccolta le persone in una giornata di sabato per dare un segnale al governo sulla necessità di migliorare la legge di bilancio. In quel modo non abbiamo creato disagi ai cittadini, non abbiamo caricato di ulteriori sacrifici i lavoratori e abbiamo evitato che le tensioni sociali si riversassero nelle aziende”.
Per Sbarra, nella legge di bilancio “ci sono tante luci” ma “anche ombre”. “Per esempio – ha continuato – manca un profilo di natura espansiva, anticiclica, che aiuti la crescita e faccia leva sulla ripartenza degli investimenti pubblici e privati. Poi ci sono misure che non ci sentiamo di condividere. Sbagliata è la stretta ulteriore sulle pensioni, per un governo che si era dato l’obiettivo di smontare la legge Fornero, che in alcune parti viene peggiorata”, ha aggiunto, menzionando anche altri elementi che a suo parere sono da rivedere e ricordando l’incontro avuto con la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. “Il messaggio che abbiamo dato a Meloni – ha detto – è questo: stare dentro il cambiamento, il miglioramento della legge di bilancio ma andare oltre la traiettoria delle prossime settimane e dei prossimi mesi. C’è la necessità di costruire e negoziare, insieme ai grandi soggetti collettivi, un nuovo e moderno patto sociale che aiuti il Paese a rigenerare il suo potenziale di sviluppo e di crescita”.
Oggi si parla molto di intelligenza artificiale e delle trasformazioni del mondo del lavoro. “Dobbiamo fare i conti – ha affermato – con le transizioni e i cambiamenti. L’uomo sarà sempre centrale dentro queste stagioni di trasformazione. Ci sono rischi ma anche straordinarie opportunità. Ecco perchè diffido da chi dà giudizi catastrofisti. Dobbiamo, invece, stare con i piedi ben piantati per terra. Penso che serva riportare nella centralità di questo cambiamento l’investimento che facciamo sulle persone”.
Una riflessione anche su Henry Kissinger, l’ex segretario di Stato Usa appena scomparso. “Kissinger – ha detto Sbarra – è stato un grande personaggio del Novecento, visionario della diplomazia globale che ha aiutato a governare i grandi cambiamenti. Quando parlava di Europa amava ripetere: ‘Ditemi chi devo chiamare per parlare con l’Europà. E’ un problema attuale. In questo rimescolamento dell’ordine mondiale – ha concluso -, l’Europa deve ritrovare una sua visione e una sua strategia per potere essere dentro al cambiamento, da protagonisti”.

– Foto Italpress –

(ITALPRESS).

Il ministro dello Sport alla prima giornata della Coppa degli Assi

PALERMO (ITALPRESS) – La prima delle quattro giornate di gare sulle quali si articola la 38° edizione della “Coppa degli Assi” si è conclusa con le vittorie nell’ordine di Daniele Girolamo Arcidiaco su “Cobert Des Grez”, Bertrand Genin (Bayleaf Lh), Bruno Chimirri (Giotto) e Francesco Correddu (Venus Di Val Litara) in ex-aequo nella terza con il maggior montepremi (3.500 euro). Le due gare pomeridiane sul campo in terra del Tour Giovanni Cavalli sono andate a Claudia Orlandi (El Camino Ims Z) in ex aequo con Dario Luigi Agosta in (Desiderio De Samugheo) in quella riservata ai 5 anni e Giuseppe Carrabotta (Meraviglia del Castello) per la conclusiva dei 6 anni.
La manifestazione ha ricevuto la visita del Ministro dello Sport Andrea Abodi, accolto dal Direttore dell’Organizzazione Fabrizio Bignardelli. “Lo Sport è uno straordinario veicolo di promozione anche turistica dei territori della città – ha detto il Ministro Abodi -. Palermo non ne ha bisogno, ma c’è sempre necessità, comunque, di dare contributi nuovi attraverso lo sport. In quest’occasione non si ripristina soltanto un grande avvenimento sportivo, ma si offrono nuove opportunità alla città e la volontà di far vivere il Parco della Favorita non soltanto per attraversarlo ma anche per fermarsi e per godere lo spettacolo degli sport equestri. Mi auguro che la città possa offrire tante palestre a cielo aperto e questa sicuramente è di grandissimo fascino”. Domani le gare avranno inizio alle ore 8.30 sul campo in sabbia “Giuseppe Di Matteo” con la prima competizione Tour Giovani Cavalli (5 anni, altezza ostacoli 115 cm). Seguirà la gara a tempo CSI 1* (altezza ostacoli 115 cm). Alle 10 sarà la volta della competizione a due fasi speciali con giovani cavalli di 6 anni. Dalle ore 11:00 amazzoni e cavalieri si sposteranno presso il campo in erba “Tommaso Lequio di Assaba” dove si svolgerà la gara a tempo in due fasi – Bologna srl – con ostacoli alti 125 cm. Alle 12.30 la gara a tempo in due fasi – Noon srl – avrà ostacoli alti 135 cm. Alle 14:00 si disputerà la competizione a tempo (con ostacoli alti 145 cm) valevole per la Longines Ranking con montepremi di 26.300 euro patrocinata dall’Assessorato Regionale alle Attività Produttive. Concluderà la giornata la gara CSI 3* (altezza ostacoli 140cm).
E’ iniziata alle ore 9 la gara di apertura della prima giornata delle quattro in programma per la Coppa degli Assi presso il campo in erba “Tommaso Lequio di Assaba” a La Favorita di Palermo. La competizione a tempo CSI 3* (altezza ostacoli 130 cm) con premio Euromanager Sanità, ha visto la vittoria fra 11 concorrenti del catanese Daniele Girolamo Arcidiacono. Il cavaliere siciliano ha realizzato un percorso netto (61″97) in sella a Cobert Des Grez. Al secondo posto Luca Coata in sella a Cassirana Del Rilate. Terzo posto per il catanese Giuseppe Carrabotta su Sams Au Travail.
Per la seconda competizione a tempo CSI 3* (altezza ostacoli 135 cm) il premio Fortezza Srl se lo è aggiudicato Bertrand Genin su Bayleaf Lh. Secondo posto per il cavaliere palermitano Luca Li Bassi (su Holly D). L’altro belga Loris Berrittella in sella a Balou Des Frimonts si è piazzato al terzo posto.
Sono stati i due carabinieri Bruno Chimirri e Francesco Correddu in ex-aequo ad aggiudicarsi la terza gara (CSI3* a due fasi e con ostacoli alti 140cm). Sul terzo gradino del podio è salito Lorenzo Correddu, fratello di Francesco.
Per la penultima gara (Tour Giovani Cavalli) con cavalli di 5 anni di età disputata invece sul campo in sabbia “Giuseppe Di Matteo” (con altezza ostacoli da 115cm) hanno vinto ex aequo Claudia Orlandi in sella a “El Camino Ims Z” e Dario Luigi Agosta su “Desiderio De Samugheo”. Terzo posto per Giuseppe Carrabotta su “Ultra Balou”. Nell’ultima gara a tempo della giornata (Tour Giovani Cavalli) cavalli di 6 anni di età si è imposto Giuseppe Carrabotta in sella a “Meraviglia del Castello”, sul podio anche Manuela Piccolo su “Bless My Malavita” e Renato Agosta in sella a “Vodka Ice”.
La “Coppa degli Assi” e la “Fiera Mediterranea del Cavallo” sono organizzate dalla Regione Siciliana con il supporto tecnico della Fiera di Verona, il patrocinio del Comune di Palermo, dell’Assessorato Regionale allo Sport, Turismo e Spettacolo e con il contributo del Ministro per lo Sport e i Giovani attraverso il Dipartimento per lo sport della Presidenza del Consiglio dei Ministri ed il Ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste.

– Foto screenshot video Coppa degli Assi –

(ITALPRESS).

Conou, Piunti “Abbiamo fatto risparmiare 130 milioni all’Italia”

ROMA (ITALPRESS) – Un modello all’avanguardia in Italia e in Europa, un passo deciso in direzione della sostenibilità con una missione ben precisa: non sprecare la minima quantità di olio ma riciclarlo, senza fini di lucro, affinchè da esso possa nascere qualcosa di utile per la comunità. E’ il lavoro che dal 1984 porta avanti il Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati (Conou): a raccontarlo nel dettaglio, tracciando le sfide del presente e del futuro, è il presidente Riccardo Piunti, intervistato da Claudio Brachino per la rubrica Primo Piano dell’agenzia Italpress.
“Conou raccoglie tutto l’olio minerale usato in Italia, indipendentemente dalla provenienza: lo troviamo nei motori, nei garage, nei macchinari delle fabbriche. Dopo un pò di tempo l’olio minerale tende a deteriorarsi: è per questo che lo raccogliamo in 103mila posti diversi nel paese, poi lo portiamo negli impianti per la rigenerazione”. Due le destinazioni del prodotto: il combustibile equivale al 2% della quantità, mentre il restante 98% diventa olio vero e proprio. “I prodotti di degrado vengono utilizzati come bitume e gasolio, il resto lo trasformiamo in un prodotto di qualità – racconta Piunti, – E’ importante che le partite inquinate presenti nell’olio non vengano mescolate insieme a quelle non inquinate: la rigenerazione funziona solo se si gestisce la qualità del rifiuto. Se da tale processo nasce un prodotto di serie B non lo vuole nessuno, se l’olio rigenerato equivale a un prodotto nuovo significa che tutto ha funzionato”. La terminologia corretta è fondamentale per dare un’idea chiara delle pratiche svolte: “Riciclo è quando si ridà vita a un prodotto che non funziona bene, riuso è quando preso così per come si aggiusta e si riutilizza. Nell’ambito dell’olio minerale il riciclo ha senso, il riuso no: un rifiuto pericoloso, con dentro inquinanti, metalli pesanti e schifezze varie, non va riutilizzato ma rigenerato. In caso contrario si rischia di mettere in giro un prodotto pericoloso”, spiega Piunti.
Per riconoscere il lavoro portato avanti da Conou è sufficiente un confronto con altre realtà europee: il Consorzio è primo nel continente per raccolta e rigenerazione dell’olio, principalmente per la scelta di non seguire la pratica, ricorrente in numerosi paesi, di bruciare i prodotti rigenerati: “La Commissione europea ha dichiarato di voler alzare l’asticella, ma noi siamo già sopra la media: si vuole portare la rigenerazione dell’olio all’85%, quando noi siamo al 98%”, sottolinea Piunti. Anche i numeri della raccolta danno uno spaccato dell’attività del Consorzio: “Nel 2022 abbiamo raccolto 181mila tonnellate, corrispondenti circa alla metà dell’olio disponibile in Italia che è di 385mila tonnellate: quest’anno, nonostante la crisi, i nostri dati sono in ulteriore rialzo”.
Un altro numero significativo riguarda la spesa che Conou ha fatto risparmiare all’Italia attraverso il trattamento dell’olio: Piunti rivendica di aver vanificato un possibile esborso da “130 milioni di euro di importazione di petrolio. Le due strade possibili erano fare una tonnellata di lubrificanti o importare 10 milioni di petrolio: la nostra è stata quella di prendere un rifiuto pericoloso e trasformarlo in prodotto, l’alternativa era andare in un paese lontano come Russia o Arabia Saudita, spostarsi in nave, estrarre il petrolio dal pozzo, caricarlo sull’imbarcazione, riportarlo in Italia e raffinarne dieci tonnellate”.
Recentemente Conou ha stretto un accordo con l’Agenzia delle dogane e dei monopoli in funzione anti-evasione: è lo stesso Piunti a evidenziarne i contenuti, spiegando che “i consorzi ambientali seguono il principio secondo cui chi vende un prodotto si deve preoccupare di ritirare il rifiuto e rigenerarlo: Conou dà un contributo per fare quest’attività, ma se c’è evasione ci sono di conseguenza sperequazione e maggiori spese per qualcun altro, con conseguenti danni per il consumatore. Noi abbiamo subito un’evasione di basso profilo, che ci ha infastidito molto, e fatto un lavoro di recupero da 3 milioni circa”.
L’intervento del presidente del Consorzio si chiude tracciando un punto di vista su alcuni fronti: sfide immediate, parità di genere e cambiamento climatico. “Attualmente stiamo lavorando su tanti fronti, ma non su quello delle partnership: digitalizzazione e regolamentazione sono le nostre priorità, è fondamentale dare un’idea di integrità e trasparenza. Sulla parità di genere puntiamo a ottenere la certificazione attuata per le imprese entro il 2024: il nostro Consorzio si sta avvicinando sempre di più ai requisiti richiesti. Sul cambiamento climatico sappiamo che è un tema importante nel mondo di oggi, così come l’economia circolare, ma è preoccupante vedere come si tenda a dimenticarsene troppo spesso: gestione cattiva dei rifiuti e siccità incidono sulla salute di tutti noi”.

– Foto Italpress –

(ITALPRESS).

Intesa Sanpaolo ricorda Raffaele Mattioli a 50 anni dalla scomparsa

MILANO (ITALPRESS) – Intesa Sanpaolo e la Fondazione Raffaele Mattioli per la storia del pensiero economico hanno ricordato oggi, nel 50° anniversario della scomparsa di Raffaele Mattioli, l’eredità del “banchiere umanista” e il suo contributo per la modernizzazione industriale dell’Italia e per una concezione di ‘banca al servizio del Paesè. La giornata, organizzata sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, ha visto la presenza del Consigliere Delegato e CEO di Intesa Sanpaolo Carlo Messina, il Presidente di Intesa Sanpaolo Gian Maria Gros-Pietro, il Presidente ABI Antonio Patuelli e il Presidente della Fondazione Raffaele Mattioli Ricciarda Mattioli.
Una figura, quella di Mattioli, definita dal presidente Patuelli “uno dei principali eroi civili del mondo bancario italiano del terribile Novecento”. Nato a Vasto nel 1895, Raffaele Mattioli legò la sua storia alla Banca Commerciale Italiana (Comit, ndr) dove fu assunto come capo della Segreteria dell’amministratore delegato Giuseppe Toeplitz nel novembre 1925. Qui emerse subito per le sue capacità e fece una rapida carriera diventando già nel 1931 direttore centrale, per aver elaborato valide soluzioni utili alle autorità governative per superare la grave crisi di liquidità che aveva colpito la banca in quegli anni. Nominato nel marzo 1933 amministratore delegato, condusse la Comit attraverso una difficile riforma organizzativa interna che la trasformò da banca ‘mistà in una banca di credito ordinario. Già dai primi anni Trenta si prodigò a favorire il mondo dell’alta cultura con varie iniziative e durante la guerra, su invito di padre Agostino Gemelli, insegnò all’Università Cattolica di Milano Tecnica bancaria.
Dopo l’8 settembre 1943 si trasferì a Roma guidando la banca durante l’occupazione nazista della capitale e alla sua liberazione, con l’Italia divisa in due, diresse le filiali nelle zone già occupate dagli Alleati.
Dal novembre 1944 al marzo 1945 fu a capo della missione economica inviata a Washington dal Governo italiano.
Tornato a Milano nel maggio 1945, guidò la Comit attraverso gli anni della ricostruzione e del miracolo economico, mantenendo non solo la vocazione internazionale della Banca, ma favorendo anche lo sviluppo della piccola e media impresa. Nel 1960 fu nominato presidente della Banca Commerciale Italiana, mantenendo una forte influenza nella gestione dell’Istituto.
“Le grandi capacità bancarie, la sua indipendenza da tutti i potentati di ogni genere e il suo grande prestigio permisero a Mattioli di evitare condizionamenti e di rimanere alla guida della Banca Commerciale in contesti politici molto diversi, dagli anni del regime a quelli più drammatici della guerra, dalle grandi speranze e dall’impegno nella ricostruzione, al “miracolo economico” degli anni cinquanta e sessanta, fino ai primi anni settanta – ha proseguito Patuelli – A cinquant’anni dalla morte, Raffaele Mattioli ci ha lasciato tanti sempre attuali insegnamenti, insieme bancari, culturali, morali e civili che rappresentano indirizzi sicuri su cui poggiare l’ulteriore crescita economica, civile e sociale di un’Italia europea che ragioni sempre con grandi orizzonti internazionali di pace e di prosperità”.
Il presidente di Intesa Sanpaolo, Gros-Pietro, ha voluto sottolineare che “come ricordava Mattioli, e come anche oggi avviene in Intesa Sanpaolo, alla formazione occorreva affiancare la costruzione di un vero e proprio vivaio interno di giovani talenti in grado di portare le loro competenze a vantaggio del Paese. Ed è questo consapevole obiettivo di lavorare a vantaggio del paese in cui si opera (che vale anche per le controllate estere) che costituisce oggi uno dei segni distintivi di maggiore significato per le persone di Intesa Sanpaolo, e che esse apprezzano maggiormente”.
“Di qui a cent’anni – si chiedeva Mattioli – basteranno le risorse di tutti i paesi messi insieme per assicurare un minimo di benessere alla pullulante popolazione del pianeta? Questo è il “miracolo” da impetrare. E i problemi che ancora ci assillano proprio qui in Italia sono ancora tanti e tali che le risorse disponibili vanno inventariate e utilizzate secondo una ben graduata e concatenata scala di priorità. Altrimenti non vi sarà alcun miracolo”, ha aggiunto Gros-Pietro.
Per il Chief Economist Intesa Sanpaolo Gregorio de Felice, l’eredità di Mattioli “è la sua concezione di fare banca: deve avere profitti perchè altrimenti non è indipendente, ma ci sono profitti e profitti. Alcuni non dettati da operazione speculative e quindi di grande sostenibilità. L’altro grande punto è questa attenzione per il credito che non doveva eccedere, memore delle crisi dei grandi gruppi industriali negli anni ’30. Seppur in uno scenario economico-regolamentare completamente diverso, tutto questo mi sembra molto attuale oggi e Intesa Sanpaolo li porta avanti. La banca al servizio dello sviluppo del paese: questo era Mattioli e questo è oggi Intesa Sanpaolo”.
Nel suo intervento, il Ceo Messina ha sottolineato che “l’accelerazione che ho dato sul fronte delle disuguaglianze, del sociale, di chi ha più bisogno, nasce da una conversazione di diversi anni fa con Guzzetti: mi parlò della povertà educativa dei bambini a Milano, non ci avevo mai riflettuto. A Milano ci saranno 30-40 mila bambini poveri. Mi parlava di quello che bisogna fare per le persone che sono in difficoltà – ha spiegato -. Mi ha fatto riflettere su come la forza della nostra banca, fermo restando la giusta remunerazione da dare agli azionisti, la banca sia considerata dagli investitori internazionali un punto di riferimento nasce proprio da questo, se generiamo dei redditi importanti, dobbiamo fare in modo che vadano anche a chi si trova in condizione di disuguaglianze”.

– foto ufficio stampa Intesa Sanpaolo –
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Elkann “Anno zero Juve, ora un triennio ambizioso”

TORINO (ITALPRESS) – “L’aumento di capitale era necessario, per superare questo anno zero e affrontare il prossimo triennio con ambizione fuori e dentro il campo”. In conferenza stampa alla vigilia dell’Investor Day di Exor, la holding che detiene il 63,8% della Juventus, John Elkann guarda al futuro dei bianconeri con fiducia. Il peggio sembra alle spalle e anche la squadra sta rispondendo bene come dimostra il secondo posto in classifica a -2 dall’Inter, fermata sull’1-1 nello scontro diretto di domenica scorsa all’Allianz Stadium. “Un punto contro l’Inter è un risultato importante ma piedi per terra”, ci tiene a precisare Elkann, che parla anche di Allegri sul cui possibile futuro lontano da Torino già a fine stagione si sono susseguite diverse voci nei giorni scorsi, anche se lo stesso tecnico ha ricordato di essere sotto contratto fino al 2025 e di essere in piena sintonia con la nuova dirigenza. “Allegri ha vinto tanti trofei, e ci auguriamo di vincerne ancora – ha detto Elkann – Siamo lì in un campionato stimolante, e c’è la Coppa Italia con un percorso ancora tutto da fare. Penso quello che Allegri ha sempre detto, l’importante è tenersi dietro gli altri. Non serve avere grandi aspirazioni, ma partita dopo partita fare punti, continuiamo così”. Ma l’incontro con la stampa è stato anche l’occasione per fare chiarezza sul futuro societario e smentire qualsiasi disimpegno da parte di Exor. “Interesse dei fondi sulla Juventus? Nessuno ci ha contattato, nè abbiamo approcciato i fondi, non è un’opportunità che ci interessa”, ha tagliato corto Elkann, dribblando anche le domande sull’ipotesi del delisting: “Non commento le speculazioni”.
– foto LivePhotoSport –
(ITALPRESS).

Inflazione, Panetta “Livello tassi sufficiente a portarla sotto il 2%”

ROMA (ITALPRESS) – “In base alle proiezioni diffuse dalla BCE in settembre e ai dati divenuti successivamente disponibili, l’attuale livello dei tassi sarebbe sufficiente a riportare l’inflazione in linea con l’obiettivo del 2% nel medio termine”. Lo ha detto il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, al convegno “Il Gruppo Bancario Cooperativo: le opportunità e le sfide di un nuovo modello bancario”, organizzato dal Gruppo Iccrea, per i suoi 60 anni di storia, presso la Fiera di Roma.
“Le condizioni monetarie dovranno rimanere restrittive per il tempo necessario a consolidare la disinflazione. La durata di questa fase dipenderà dall’evoluzione delle variabili macroeconomiche, potrebbe essere più breve qualora la persistente debolezza dell’attività produttiva accelerare il calo dell’inflazione”, ha aggiunto.
“Il nuovo considerevole calo dell’inflazione dell’area dell’euro” diffuso da Eurostat “è una buona notizia”, ha sottolineato Panetta.
“La politica della Bce è stata restrittiva” e “il calo di oggi è uno sviluppo favorevole”, ha proseguito.

– Foto Agenzia Fotogramma –

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Addio a Franco Zuccalà, icona del giornalismo sportivo

PALERMO (ITALPRESS) – Ha raccontato il calcio ma non solo, con quella sua ironia pungente ma mai fuori posto. Si è spento nella notte, nella sua casa di Milano all’età di 83 anni, Franco Zuccalà. Originario di Catania, dal 2000 collaborava con l’Agenzia di stampa Italpress ma aveva alle spalle una lunga carriera fra giornali, tv e radio: dalla “Gazzetta dello Sport” a “Tuttosport”, passando per “Il Giornale Nuovo”, “La Sicilia”, “Telestar”, “Antenna Sicilia” con Pippo Baudo, “Odeon” fino all’approdo in Rai. Lavora come inviato per “La Domenica Sportiva”, “Novantesimo Minuto”, “Il Processo del Lunedì” e Tg1, per 11 anni guiderà “I temi del calcio”, programma bisettimanale della Rai Corporation di New York, collaborando poi anche con la tv della Svizzera italiana e Montecarlo Sat. Nella sua lunga carriera ha lavorato con oltre 90 testate giornalistiche italiane e straniere, tra le quali anche il mensile “La rivista” di cui è stato direttore per due anni. Olimpiadi, Mondiali ed Europei di calcio, la Coppa d’Africa: dal 1958 al 2018 ha seguito tutti i più importanti avvenimenti sportivi. Gli è stata consegnata anche la laurea “Honoris Causa” in “Telecommunication Science” presso la Columbia University di New York, ha vinto importanti premi giornalistici come il “Boccali” e il “Brera” mentre nel 2014 Gigi Buffon e l’allora ct azzurro Cesare Prandelli gli hanno consegnato la maglia azzurra numero 50 per il suo mezzo secolo al seguito della Nazionale. Fra i riconoscimenti ricevuti anche la “Guirlande d’honneur” della Federation Internationale Cinema Television Sportifs per la sua lunga carriera. In tanti anni di giornalismo ha intervistato personaggi della statura di Nelson Mandela, Henry Kissinger, Gianni Agnelli, Sophia Loren oltre ai più grandi campioni del calcio, da Pelè a Maradona, da Cruyff a Beckenbauer. Ha collaborato alla realizzazione di numerosi saggi come “Cento anni di serie A”, ha scritto “Il Re di Broccolino”, “Champions for ever”, “Brividi Mondiali” e poi, in occasione dei suoi 80 anni, “Franco Zuccalà, 80 anni mille avventure. Le tre vite di un inviato speciale con penna, taccuino e telecamera”.
– foto Italpress –
(ITALPRESS).

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