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Al via il primo Sisal Talk con il bilancio di sostenibilità 2022

MILANO (ITALPRESS) – Sisal rinnova il suo impegno sulla sostenibilità inaugurando il ciclo di eventi Sisal Talk per rafforzare il dialogo con gli stakeholder sui temi chiave della strategia di crescita di lungo periodo.
Al centro del dibattito – che ha visto la partecipazione di Enrico Giovannini, Direttore Scientifico ASviS, Sergio Amati, Direttore Generale IAB Italia, Stefano Mainetti, Professore Aggregato POLIMI Graduate School of Management e Laura Nacci, Direttrice della Formazione SheTech – gli impatti dell’innovazione sull’agenda di sostenibilità: dal rapporto tra etica e innovazione al gender gap nelle competenze tecnologiche passando per la crescente attenzione ai temi della sostenibilità ambientale del digitale.
L’evento è stato anche l’occasione per presentare il Bilancio di Sostenibilità 2022 di Sisal, il report annuale che definisce l’impegno dell’azienda per costruire un futuro più responsabile.
“Il 2022 è stato un anno molto positivo per Sisal con il consolidamento della nostra posizione di leadership nel mercato online, l’aggiudicazione di due nuove concessioni in Marocco e Tunisia e risultati importanti nella realizzazione della nostra agenda di sostenibilità 2030.” – ha dichiarato Francesco Durante, CEO di Sisal – “E’ stato anche un anno di grandi investimenti in persone e competenze, con mille nuovi colleghi che hanno iniziato una nuova esperienza professionale in Sisal. Oggi sentiamo ancora più forte la responsabilità di avere un ruolo sociale ed è anche per questo che la sostenibilità è sempre più integrata nel nostro modello di business e nella nostra strategia di crescita di lungo periodo”.
L’elemento portante della strategia di sostenibilità di Sisal è la promozione di una cultura del gioco come divertimento e lontano dagli eccessi per raggiungere, entro il 2030, l’obiettivo di zero giocatori problematici. Sisal da anni ha infatti intrapreso una politica di Gioco Responsabile che adotta i più avanzati studi, ricerche e strumenti per l’individuazione e la prevenzione dei fenomeni di problematicità. Lo sviluppo di tecnologie e strumenti di Intelligenza Artificiale, associati a un crescente utilizzo di ricerche, ha consentito di prevedere comportamenti a rischio e attivare azioni di prevenzione per garantire una condotta di gioco sempre più sicura e sostenibile.
Sisal ha recentemente introdotto A.D.A (Anti Dependence Algorithm), ovvero il sistema di Intelligenza Artificiale che nasce dalla grande attenzione dell’Azienda per l’innovazione tecnologica e la ricerca comportamentale a servizio di un modello di gioco sicuro e sostenibile: l’algoritmo analizza le esperienze di gioco dell’intera customer base di Sisal per prevedere comportamenti e profili a rischio. I dati vengono poi utilizzare per attivare azioni e strumenti di protezione che prevengono i comportamenti di gioco a rischio, guidando il giocatore verso un’esperienza di gioco sostenibile e priva di eccessi.
Sisal si impegna concretamente per diffondere una cultura del Gioco Responsabile formando i dipendenti e il personale dei punti vendita e sensibilizzando i consumatori stessi nel riconoscere e valutare i propri comportamenti di gioco. Nel 2022 sono stati formati oltre 22.000 punti vendita e quasi 2.000 dipendenti sulle tematiche di gioco responsabile; oltre 25.000 clienti sono stati, invece, coinvolti nelle attività di ricerca.
Le persone sono la risorsa chiave per Sisal e l’azienda si impegna a valorizzare il talento e promuovere la diversità e l’inclusione. Tutte le iniziative sviluppate nel corso del 2022 si sono focalizzate su questo percorso: dalla formazione, mirata a dotare le persone che lavorano in Sisal delle competenze adeguate ad affrontare il mercato, al wellbeing, necessario per permettere loro di sentirsi a proprio agio nelle sfide di ogni giorno, fino alla strategia di Diversity, Equity & Inclusion (DEI).
Il 2022 ha visto l’assunzione di 996 nuovi colleghi, metà in Italia e metà all’estero, portando l’intera popolazione aziendale a quasi 3.000 persone, distribuite in 4 paesi, con un’età media di 38 anni e con il 21% under 30. Inoltre, Sisal si è impegnata per raggiungere l’obiettivo dello zero gender pay gap entro il 2030 e, di fatto, in soli due anni ha dimezzato il valore e raggiunto il 6,2% a livello di Gruppo nel 2022, oltre a prevedere percorsi di crescita che consentono oggi di avere il 35% di donne che ricoprono ruoli manageriali.
La ricerca e lo sviluppo di soluzioni tecnologiche, servizi, processi e modelli di business innovativi sono per Sisal fattori fondamentali per affrontare la trasformazione digitale e un elemento necessario per la sostenibilità di un business proiettato nel futuro, in Italia e all’estero. Ad oggi in Sisal oltre 600 persone sono impiegate in ruoli ICT e sviluppo software. Inoltre, nel 2022 Sisal ha investito sullo sviluppo di due Digital Hub (Turchia e Albania) con l’obiettivo di continuare ad eccellere sul fronte tecnologico con risorse e competenze locali.
Sisal ha inoltre avviato numerosi progetti per raggiungere l’obiettivo prefissato di zero emissioni nette di CO2 entro il 2030: nel 2022 sono state oltre 3.500 le tonnellate di CO2 evitate attraverso l’acquisto di energia elettrica certificata da fonti rinnovabili in Italia e all’estero, cui si aggiunge l’utilizzo di data center green. Inoltre, entro il 2025, il 100% della flotta italiana di auto sarà composta da modelli ibridi e full electric ed entro il 2024 tutti i punti vendita diretti e uffici in Italia saranno illuminati a LED, riducendo i consumi energetici. on l’obiettivo di contribuire a creare un impatto positivo sulla società, Sisal ha proseguito negli investimenti in iniziative per la comunità e nel suo programma di innovazione responsabile, GoBeyond, per sostenere l’ecosistema della startup. Nel 2022 sono state oltre 350 le startup che hanno risposto alla Call for Ideas e oltre 1.000 gli innovatori che hanno partecipato alle attività dell’Academy, pensata per diffondere la cultura dell’impatto sociale integrata nelle idee imprenditoriali. WeDo, il progetto di solidarietà e volontariato aziendale, ha invece coinvolto circa 230 persone Sisal, con oltre 700 ore dedicate ad attività di volontariato in orario lavorativo.

– foto: ufficio stampa Sisal

(ITALPRESS).

Bonomi “Intervenire sui redditi delle famiglie e detassare le aziende”

ROMA (ITALPRESS) – “Tassare al 15% le imprese che tengono gli utili in azienda” e “agire sul cuneo fiscale”. Queste due delle proposte fatte dal presidente di Confindustria Carlo Bonomi, in una intervista al quotidiano “La Repubblica”, per alleggerire la pressione fiscale. Per prima cosa, occorre “intervenire sui redditi delle famiglie, specialmente a basso reddito – spiega -.
Conoscete la mia ossessione sul taglio delle tasse sul lavoro ai redditi inferiori a 35.000 euro. L’ho detto in tempi in cui l’inflazione non era così alta, e quindi quell’urgenza del taglio contributivo del cuneo fiscale è ancora più sentita ora”. Secondo, “stimolare gli investimenti. In ambito pubblico abbiamo il grande strumento del Pnrr, ma dobbiamo scaricarlo a terra velocemente e bene. Poi bisogna stimolare gli investimenti privati con un grande piano che ho chiamato Industria 5.0, o Transizione 5.0, perchè dobbiamo agganciare le transizioni digitale, ambientale, energetica”.
“La Commissione Eu ha detto che per la sola transizione green servono in Europa 3.500 miliardi, di cui 650 in Italia – prosegue -. Il Pnrr ne prevede fra 60 e 70. Vuol dire che 580 miliardi devono venire da famiglie e imprese, una dimensione impensabile. L’ultimo punto sono le riforme. Questo paese ha necessità di fare quelle di cui tutti sentiamo parlare da 35 o 40 anni. Ci veniva detto che le risorse non c’erano, col Pnrr adesso ci sono”.
In tutto il mondo si ragiona su “una global minimum tax, identificata intorno al 15%. Noi riteniamo che le imprese dovrebbero essere tassate in questa misura, se mantengono gli utili all’interno dell’azienda. E’ necessario essere competitivi, perchè anche sul fisco c’è competizione: conosciamo il dumping fiscale in Europa. Ma solo se tieni gli utili in azienda, e quindi stai reinvestendo, creando posti di lavoro, rendendo forte patrimonialmente la tua impresa. Se invece prelevi gli utili, vieni tassato anche con un’aliquota superiore a quella attuale”.
Per quanto riguarda le riforme più urgenti in vista dell’applicazione del Pnrr, secondo Bonomi “abbiamo bisogno di costruire un paese moderno, efficiente, inclusivo e sostenibile. Dobbiamo lavorare, e lo spirito del Pnrr va in questa direzione, sulle disuguaglianze. Ne abbiamo quattro grandi: di genere, generazionale, di territorio e di competenze. Se concordiamo su questo fatto, le riforme sono chiare. Una organica del lavoro, che tenga però dentro le politiche attive del lavoro.
Una grande riforma del sistema scolastico. Negli ultimi dodici anni tra Pubblica istruzione e Università abbiamo avuto dodici ministri e dodici riforme: così non vedrai mai gli effetti.
Abbiamo una grande riforma del fisco dafare. Ma non puoi prenderle singolarmente, ci vuole una visione organica”, conclude.

– foto agenziafotogramma.it –
(ITALPRESS).

Lollobrigida “L’Italia può esportare il proprio modello nutrizionale”

ROMA (ITALPRESS) – “La sfida della sicurezza alimentare può essere affrontata attraverso due proposte alternative: garantire cibo per tutti o promuovere un buon cibo per tutti. Penso che la via da perseguire sia la seconda”. Così il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida, intervenendo al convegno ‘Verso il vertice Onu sui sistemi alimentarì” organizzato dall’Università della Tuscia, a Viterbo, insieme al presidente della Commissione Ambiente, Territorio e lavori pubblici alla Camera Mauro Rotelli. Il convegno ha visto la partecipazione anche dei ministri Abodi, Schillaci, Tajani e Santanchè.
“Dobbiamo lavorare – ha detto il ministro- verso una civiltà diversa da quella attuale, in cui non ci siano persone ricche che continuano a nutrirsi in maniera sana e persone povere che mangiano male. L’Italia, pur essendo una piccola Nazione, è la seconda più longeva dopo il Giappone e può esportare il proprio modello nutrizionale basato sulla dieta mediterranea”.
“L’Italia – ha continuato Lollobrigida – può farsi carico di promuovere un futuro in cui la qualità del cibo, la sicurezza alimentare e la tutela dell’ambiente siano garantiti per tutti. Puntiamo a un modello di sviluppo basato su ricerca, innovazione, condivisione delle conoscenze per una sicurezza alimentare mondiale che possa assicurare cibo di qualità a tutte le popolazioni che, ancora oggi, vivono in condizioni precarie. In questo senso vanno gli sforzi per la crescita dell’Africa, una Terra che ha grandi potenzialità alla quale non dobbiamo chiedere di lavorare per noi, ma insieme a noi, offrendo ai nostri ricercatori e alle nostre imprese una concreta possibilità di sviluppo”.
“Sul piano della produzione- ha proseguito il ministro- c’è ancora molto da fare. L’Europa pone la sostenibilità come presupposto fondamentale, senza però offrire le condizioni giuste per raggiungere gli obiettivi preposti. Si pensi alla questione del packaging o ai fitofarmaci. Paletti che non fanno altro che far diminuire la nostra produzione stimolando quella degli altri Stati che inquinano molto di più perchè hanno regole diverse dalle nostre. Dobbiamo continuare a perseguire ciò che riteniamo giusto, spostando l’Europa verso un pragmatismo che metta insieme ambiente e produttiva.”
Durante il convegno il ministro ha salutato il Professor Andrea Rinaldo, vincitore del prestigioso Stockholm Water Prize. “Tale riconoscimento – ha detto Lollobrigida – conferma l’eccezionale impegno dell’Italia nel campo della gestione delle risorse idriche”.
-foto agenziafotogramma.it-
(ITALPRESS).

Assarmatori “Costi transizione energetica e burocrazia una minaccia”

ROMA (ITALPRESS) – “Costi contenuti, servizi regolari ed efficienti, una funzione essenziale al servizio dell’economia del Paese. Il mare è e resta la modalità di trasporto strategicamente più importante per l’Italia, ma sul futuro della flotta nazionale incombono gli extra costi legati alle normative per la transizione energetica e le problematiche quotidiane derivanti da una macchina burocratica che non trova riscontro negli altri Paesi europei. E da questo discende il pericolo di una progressiva perdita di competitività della bandiera italiana e quindi di uno spostamento delle navi di armatori nazionali sotto bandiera di altri Stati, anche comunitari”. E’ questo l’allarme lanciato oggi da Stefano Messina, presidente di Assarmatori, l’Associazione aderente a Conftrasporto-Confcommercio che riunisce armatori italiani, europei e di Paesi terzi che operano regolarmente in Italia, aprendo l’Annual Meeting 2023, che si è svolto al Grand Hotel Parco dei Principi di Roma.
Il titolo dell’Assemblea è di per sè emblematico del rischio che il sistema Paese corre: “Al servizio dell’Italia”. Perchè al servizio dell’Italia sono i gruppi armatoriali che assicurano funzioni sempre più strategiche per il sistema Paese, quali l’approvvigionamento delle materie prime, dell’energia, dei passeggeri, i collegamenti con le isole.
Messina si è rivolto direttamente al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, presente all’assemblea: “Ammainare la bandiera italiana significa ammainare una parte importante dell’italianità del mondo, è una cessione di sovranità, significa mettere in discussione una parte consistente dell’occupazione marittima italiana, spostare all’estero centri decisionali dai quali dipendono gli approvvigionamenti, i servizi svolti oggi da aziende italiane”.
“A breve – ha aggiunto Messina – il nostro Paese sarà chiamato a dare attuazione a quanto ci chiede la Commissione europea, ovvero estendere i benefici previsti dal nostro regime di aiuto anche alle attività esercitate su navi che battono bandiere europee. A quel punto, gli armatori potrebbero optare per altre bandiere, che garantiscono alle compagnie di navigazione una burocrazia semplice, intuitiva, moderna e digitalizzata, immediata nelle risposte e soprattutto improntata al pragmatismo”.
Nella sua relazione il presidente di Assarmatori ha fornito anche la ricetta per scongiurare questo rischio e far ritrovare competitività al tricolore: “Un’opera di strutturale semplificazione non è più rinviabile – il monito di Messina – ed è attuabile a costo zero, mentre l’eccesso di burocrazia ha un costo, anche in termini di perdita di competitività. Il motto di questo Governo è ‘non disturbare chi lavorà e per questo ci aspettiamo molto. Vogliamo preservare la bandiera italiana ma dobbiamo essere messi nelle migliori condizioni per competere in un settore, come quello dello shipping, che è per definizione internazionale”.
Semplificazione chiesta a gran voce anche per dare nuovo impulso all’occupazione italiana a bordo delle navi: “Nel nostro settore c’è spazio per nuova forza lavoro, ne abbiamo bisogno – ha detto ancora Messina – Tuttavia le procedure di arruolamento comportano lungaggini, sono costose e farraginose, con la conseguenza che i giovani guardano con maggiore interesse altrove”.
Nella relazione del presidente di Assarmatori emerge con decisione anche lo sforzo nel quale gli armatori italiani si stanno impegnando per attuare la transizione energetica: “Gli armatori italiani sono pronti a fare la loro parte, ma le regole dettate dalla Unione Europea in materia di aiuti di Stato per poter usufruire dei 500 milioni di euro stanziati nel Fondo Complementare al PNRR ne hanno immaginato investimenti per tecnologie che non esistono o che, se esistono, prevedono l’uso di carburanti non ancora disponibili. I limiti territoriali e temporali hanno fatto il resto, posto che per molte tipologie di navi la cantieristica europea non è più in grado di costruire”.
All’Assarmatori Annual Meeting hanno presenziato, animando una tavola rotonda moderata dalla giornalista del TG1 Laura Chimenti, anche il ministro del Turismo Daniela Santanchè, il ministro per le Politiche del Mare Nello Musumeci, il ministro per le Politiche di Coesione, il Sud e il PNRR Raffaele Fitto, il Comandante in Capo della Squadra Navale della Marina Militare, Aurelio De Carolis, il Comandante Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto-Guardia Costiera, Nicola Carlone, l’Amministratore Delegato di Fincantieri Pierroberto Folgiero e l’Executive Chairman di MSC Crociere, Pierfrancesco Vago. Diversi e articolati i temi trattati, dalle normative comunitarie e internazionali in materia di sostenibilità ambientale all’uso dei carburanti alternativi, passando per la tutela dei collegamenti con le isole minori, i fondi per il rinnovo delle flotte, la ventilata riforma portuale e le prospettive della cantieristica italiana.

– foto ufficio stampa Assarmatori –
(ITALPRESS).

Imprese, cresce impegno verso i temi della Diversity, Equity & Inclusion

MILANO (ITALPRESS) – Si registra un impegno crescente di aziende e istituzioni verso i temi della Diversity, Equity & Inclusion, anche alla luce di quanto promosso dall’Agenda Onu 2030. Dalle dichiarazioni delle aziende si evince che puntare in questa direzione non sia solo un dovere etico, ma anche una questione di competitività: il 94% delle imprese che mettono in campo iniziative di DE&I afferma infatti che queste apportano benefici a livello di innovazione, attraction, retention e redditività. E’ uno dei dati che emerge dalla ricerca “Diversity, Equity & Inclusion: creare valore per il mondo del lavoro e per la società” presentata da The Adecco Group Italia, player di riferimento nei servizi dedicati alla gestione delle Risorse Umane a livello globale.
Tuttavia, l’indagine rivela anche un dato che impone una seria riflessione sulla sfida culturale che attende il Paese: più di 1 italiano su 5 (22%) ritiene che le attività di DE&I impattino negativamente sull’azienda. Nel dettaglio, tra coloro che sostengono questa posizione, il 45% afferma che queste attività compromettono il clima aziendale, il 34% che complicano i processi in azienda, il 21% che comportano una dispersione di risorse finanziarie.
Alla base di questa percezione negativa si celerebbe un evidente gap culturale, dettato da una scarsa consapevolezza, informazione e formazione dei cittadini sull’importanza di questa rilevante tematica. Non solo il 42% degli italiani non conosce il significato dell’espressione “Diversity, Equity & Inclusion”, ma il 77% afferma di non avere ricevuto alcuna formazione in azienda rispetto a questo tema, mentre il 67% non viene informato circa le attività di DE&l intraprese dal datore di lavoro.
Una sfida culturale che è necessario affrontare proprio per sfruttare appieno il potenziale che un maggiore coinvolgimento in attività di DE& da parte di aziende, istituzioni e cittadini può comportare sul tessuto economico nazionale e sull’intero sistema Paese.
Analizzando i dati dello studio, emerge infatti che per il 35% delle aziende la DE&I ha un impatto positivo sulla talent retention; per il 27% comporta un miglioramento dei processi decisionali e dell’innovazione attraverso lo scambio di idee, punti di vista ed esperienze e per il 13% genera migliori risultati finanziari e di redditività. Ma non solo: secondo il 25% delle imprese, la DE8I favorisce l’attrazione dei talenti da parte delle aziende; per 1 italiano su 2, rappresenta difatti un fattore determinante nella scelta dell’azienda per cui lavorare.
Consapevoli dei punti di forza della DE8I, ad oggi il 51,7% delle aziende italiane è “molto” o “abbastanza” impegnato su questo fronte: di queste, il 39% promuove attività presso i dipendenti e la comunità in cui opera, il 36% si rivolge unicamente ai dipendenti e il 16% si impegna solamente in attività di comunicazione. Tra gli ambiti di intervento più frequenti vi sono la parità di genere (26%), seguita dall’attenzione alle condizioni di salute (22%), dall’intercultura (18%) e dall’apertura nei confronti di orientamenti sessuali differenti (12%).
Particolare attenzione viene poi dedicata al principio di equità: se, infatti, il 36% delle medie imprese (50-250 dipendenti) garantisce pari risorse e opportunità di crescita professionale, il 32% delle grandi aziende si impegna a favorire un equo trattamento nei processi di selezione a candidati con background differenti. A loro volta, il 33% delle piccole si assicura che tutti i dipendenti abbiano le stesse opportunità di retribuzione a parità di competenze.
Nonostante si registri, dunque, una crescente attenzione verso la DE&I, emergono diversi fronti su cui è necessario intervenire. Non soltanto il 30% delle aziende non organizza alcuna attività, ma tra quelle che affermano di impegnarsi, il 59% non prevede in realtà alcuna strategia specifica, per implementare e intensificare le iniziative in essere, e il 57% non ha stanziato un budget dedicato. Di queste, la maggioranza è rappresentata dalle piccole imprese che solo nel 17% dei casi hanno definito un piano di azione e nel 7% prevedono un budget dedicato.
In questo contesto, non può sorprendere che il 67% delle aziende impegnate nella Diversity, Equity & Inclusion dichiari di non disporre di strumenti necessari per misurare le performance e gli effetti sul proprio operato. Una criticità evidente soprattutto nelle piccole imprese che, meno strutturate di quelle più grandi, faticano maggiormente a mettere a punto iniziative concrete e misurabili.
“La Diversity, Equity & Inclusion è un tema che a livello governativo e tra le politiche aziendali è sempre più centrale; anche a livello di opinione pubblica, aumenta la consapevolezza rispetto alle reali potenzialità della DE&I a favore dell’intero Sistema Paese – ha commentato Monica Magri, HR & Organization Director di The Adecco Group Italia -. Tuttavia, rimangono importanti passi da fare per potenziare quelle competenze e risorse che consentano alle imprese di mettere a terra strategie per favorire la diversità, l’equità e l’inclusione e investire in modi più strategici su informazione e formazione dei collaboratori e le comunità in cui operano. Alla luce di ciò, è fondamentale che venga avviata una collaborazione sinergica tra istituzioni, cittadini e aziende, per sviluppare consapevolezza sul tema e contribuire a un cambiamento culturale, affinchè la DE&I diventi un elemento sempre più fondante delle strategie aziendali e sociali”.
“I dati emersi da questo studio delineano una tendenza crescente da parte delle aziende italiane a investire in attività di DE&I, seppur ci sia ancora molto lavoro da fare. Oltre la metà delle imprese è infatti impegnata su questo fronte, sebbene quasi 6 su 10 non mettano a punto un piano strategico per implementare e intensificare le attività di Diversity, Equity & Inclusion e non stanzino un budget dedicato. Per accelerare questo processo, è necessario supportare le imprese nella diffusione di una cultura della DE&I più capillare al proprio interno e aiutarle ad acquisire tutti gli strumenti necessari per misurare gli effetti positivi di queste iniziative sull’intero sistema aziendale”, ha aggiunto Claudio Soldà, CSR & Public Affairs Director di The Adecco Group Italia.

– foto xh7/Italpress –
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Conte “Grillo è il garante del M5s, io detto l’indirizzo politico”

ROMA (ITALPRESS) – “Tutte le redazioni dei giornali erano pronte al flop del M5S ma si sono ritrovate 20mila persone in piazza, un successo quindi si aggrappano ad una vecchia frase di Grillo. Smontando presidi anticorruzione il malaffare dilagherà senza passamontagna. Quindi Grillo dice che per fare lavori utili bisogna essere clandestini: mondo al rovescio. Si è voluto coprire il successo politico, conosco il sistema mediatico.
Tendo la mano a Schlein al punto che sapevo che sarebbe venuta a tendermi la mano all’inizio della manifestazione. Schlein è stata attaccata perchè evidentemente all’interno del PD ci sono componenti non propense al dialogo con noi”. Così il presidente del M5S Giuseppe Conte ospite a Otto e mezzo su La7.
“Grillo ha un contratto in corso col Movimento che verrà rinnovato. I dettagli dell’importo non sono importanti. Ha un ruolo di garanzia, che è una cosa diversa, e un altro come consulente per la comunicazione, dove è indubbiamente esperto. La linea politica la fa il leader politico, questo è un contratto di consulenza. C’è stato un chiarimento sulla distribuzione dei ruoli, anche statutario, quando mi sono insediato. Il ruolo di garante nessuno glielo leverà mai, ma è cosa distinta dall’indirizzo politico, che detto io” conclude.

– foto: agenziafotogramma.it

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Tajani “Non sono il successore di Berlusconi”

ROMA (ITALPRESS) – “Non sono il successore di Berlusconi. Non mi spaventa combattere una grande battaglia per continuare a lavorare e realizzare i sogni che Berlusconi aveva a cominciare dall’aumento delle pensioni minime a 1000 euro al mese, abbassare le tasse, tagliare il cuneo fiscale, fare le grandi infrastrutture”. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a “Cinque minuti” su Rai1.
“Continuare il lavoro di Berlusconi incoraggia non soltanto me ma tutti noi”.
-foto agenziafotogramma.it-
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Italia-Francia, Meloni “Interessi comuni, dobbiamo dialogare”

ROMA (ITALPRESS) – “Voglio ringraziare il presidente Macron per l’accoglienza. E’ un’occasione molto importante: Italia e Francia sono due nazioni collegate, centrali, protagoniste in Europa che hanno bisogno di dialogare perchè molti e convergenti sono gli interessi comuni”. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante le dichiarazioni congiunte con il presidente francese, Emmanuel Macron, all’Eliseo.
“Condividiamo molte sensibilità comuni su molte materie, penso al tema del Mediterraneo con riferimento alla Libia e alla Tunisia, rispetto ai quali lavoriamo a obiettivi convergenti”.
-foto agenziafotogramma.it-
(ITALPRESS).

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