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Economia

Piazza Affari chiude in rialzo, Ftse Mib +1,70%

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MILANO (ITALPRESS) – Chiusura in rialzo a Piazza Affari. L’indice Ftse Mib fa segnare +1,70% a 27.444 punti, mentre l’Ftse Italia All-Share sale dell’1,74% a quota 29.732. L’indice Ftse Italia Star guadagna lo 0,95% a 49.836 punti.

– foto Agenziafotogramma.it –

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A gennaio reddito e pensione cittadinanza per 2,47 milioni di persone

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A gennaio, secondo i dati dell’Inps, i nuclei beneficiari di Reddito di Cittadinanza (RdC) e Pensione di Cittadinanza (PdC) sono stati 1,16 milioni in totale (1,04 milioni RdC e 121mila PdC), con 2,47 milioni di persone coinvolte (2,33 milioni per il RdC e 137mila per la PdC) e un importo medio mensile erogato a livello nazionale di 563 euro (592 euro per il RdC e 309 euro per la PdC). L’importo medio varia sensibilmente con il numero dei componenti il nucleo familiare, e va da un minimo di 458 euro per i nuclei costituiti da una sola persona a un massimo di 810 euro per le famiglie con sei o più componenti. La platea dei percettori di reddito di cittadinanza e di pensione di cittadinanza è composta da 2,18 milioni di cittadini italiani, 198mila cittadini extra comunitari con permesso di soggiorno UE e 83mila cittadini europei (residuale la quota di familiari delle precedenti categorie e titolari di protezione internazionale). Per i nuclei con presenza di minori (366mila, con 1,3 milioni di persone coinvolte), l’importo medio mensile è di 709 euro, e va da un minimo di 604 euro per i nuclei composti da due persone a un massimo di 813 euro per quelli composti da sei o più persone. I nuclei con presenza di disabili sono quasi 203mila, con 454mila persone coinvolte. L’importo medio è di 506 euro, con un minimo di 399 euro per i nuclei composti da una sola persona e un massimo di 764 euro per quelli composti da sei o più persone. La distribuzione per aree geografiche vede 420mila persone beneficiarie al Nord, 324mila al Centro e 1,72 milioni nell’area Sud e Isole. A gennaio, le revoche hanno riguardato 5.470 nuclei e le decadenze sono state 1.604.
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Commercio, dal 2012 a oggi spariti 100mila negozi

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Tra il 2012 e il 2022 sono sparite, complessivamente, oltre 99mila attività di commercio al dettaglio e 16mila imprese di commercio ambulante; in crescita alberghi, bar e ristoranti (+10.275). Nello stesso periodo, cresce la presenza straniera nel commercio, sia come numero di imprese (+44mila), sia come occupati (+107mila) e si riducono le attività e gli occupati italiani (rispettivamente -138mila e -148mila). E’ quanto emerge dai dati dell’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio “Demografia d’impresa nelle città italiane”. Concentrando l’analisi sulle 120 città medio-grandi, la riduzione di attività commerciali e la crescita dell’offerta turistica risultano più accentuate nei centri storici rispetto al resto del comune, con il Sud caratterizzato da una maggiore vivacità commerciale rispetto al Centro-Nord. Cambia anche il tessuto commerciale all’interno dei centri storici con sempre meno negozi di beni tradizionali (libri e giocattoli -31,5%, mobili e ferramenta -30,5%, abbigliamento -21,8%) e sempre più servizi e tecnologia (farmacie +12,6%, computer e telefonia +10,8%), attività di alloggio (+43,3%) e ristorazione (+4%). La modificazione e la riduzione dei livelli di servizio offerto dai negozi in sede fissa confina con il rischio di desertificazione commerciale delle nostre città dove, negli ultimi 10 anni, la densità commerciale è passata da 9 a 7,3 negozi per mille abitanti (un calo di quasi il 20%). Per evitare gli effetti più gravi di questo fenomeno, per il commercio di prossimità non c’è altra strada che puntare su efficienza e produttività anche attraverso una maggiore innovazione e una ridefinizione dell’offerta. E rimane fondamentale l’omnicanalità, cioè l’utilizzo anche del canale online che ha avuto una crescita esponenziale negli ultimi anni, con le vendite passate da 16,6 miliardi nel 2015 a 48,1 miliardi nel 2022. Elemento, questo, che ha contribuito maggiormente alla desertificazione commerciale ma che rimane comunque un’opportunità per il commercio “fisico” tradizionale. Complessivamente, la doppia crisi pandemica ed energetica sembra avere enfatizzato i trend di riduzione della densità commerciale già presenti prima di tali shock. In termini di imprese registrate nel complesso, alla riduzione di quelle italiane si contrappone, in misura quasi completamente compensativa, la crescita delle imprese gestite da titolari stranieri. Nel commercio la perdita di numerosità di imprese italiane è solo parzialmente recuperata attraverso la crescita delle attività straniere, che oggi ammontano al 14,4% del totale. Per quanto riguarda la ristorazione, i dati indicano una qualche forma di migrazione dal bar tradizionale al bar con somministrazione, per contrastare la crisi pandemica anche attraverso modificazioni del codice di attività. Non si deve escludere, però, un processo di razionalizzazione dell’offerta anche nel settore dei bar, soprattutto nel Centro-Nord: la riduzione della numerosità dei bar in questa macro-area non risulta compensata dalla crescita del numero di ristoranti. Quanto al numero di negozi nei centri storici delle 120 città considerate, per grandi settori merceologici, si possono addensare in gruppi omogenei. Un primo gruppo è composto dai settori ormai essenziali in termini di servizio e consumi di base, e va dagli alimentari alla telefonia. In questi casi le riduzioni del numero di negozi o sono esigue oppure si avverte addirittura una crescita. Il secondo gruppo è costituito dai settori in forte riduzione, che una volta facevano parte dei connotati delle città e ora ne sono estranei: dai mobili ai carburanti. Quest’offerta si è allontanata dai centri cittadini ed è stata largamente soppiantata dalle grandi superfici di aggregazione fuori dalle città. I primi otto settori – i primi due gruppi nel complesso – perdono il 19,4% in termini di numerosità dei punti di vendita nei centri storici. Un gruppo a sé è costituito dall’ambulantato che svolge una funzione fondamentale complementare all’offerta commerciale in sede fissa. Il processo di razionalizzazione, oltre a quello derivante dalla perdita di domanda, in parte sostituita dalle vendite online, è ben visibile dalla riduzione delle licenze di quasi il 20% nel decennio 2012-2022.
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Sace, nuova brand identity per crescere insieme alle imprese

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Sace presenta la sua nuova brand identity: un’identità visiva profondamente rinnovata e attualizzata per rappresentare in modo distintivo e coerente la nuova mission del Gruppo Sace, che abbraccia oggi il sostegno a tutte le imprese italiane sul mercato domestico oltre che all’estero. “Agire insieme per creare soluzioni agili per le esigenze di evoluzione delle imprese italiane attraverso un network di relazioni, conoscenze e servizi finanziari”, è la nuova missione disegnata dal Gruppo che riflette una profonda evoluzione che, con la nuova governance del Mef, si concretizza nel nuovo Piano Industriale Insieme 2025. Il Piano proietta il Gruppo Sace al fianco delle imprese, soprattutto Pmi, in un nuovo paradigma di ascolto delle loro reali esigenze per supportarle al meglio, con efficacia ed efficienza, attraverso un network di relazioni, conoscenze e servizi finanziari. Tutto questo grazie a un percorso di crescita fondato su investimenti nell’innovazione tecnologica e nella sostenibilità economica, sociale e ambientale. Sostenibilità, trasformazione tecnologica, customer & people centricity sono infatti i pilastri del Piano a cui si è ispirato il rebranding, riflettendo il nuovo sistema valoriale disegnato dalle persone di Sace.
“Oggi scriviamo una tappa importante del percorso di evoluzione del nostro Gruppo e di rinnovamento della nostra identità aziendale”, ha dichiarato Alessandra Ricci, Ad di Sace. “Una nuova brand identity che esprime l’impegno, il coraggio e i valori condivisi da tutte le persone del Gruppo Sace e vuole diventare un punto di riferimento per tutti gli stakeholder con i quali vogliamo crescere Insieme”, ha aggiunto. “Un rebranding non è mai un intervento estetico fine a se stesso, ma il segnale di un percorso di cambiamento, la volontà di presentarsi in una nuova dimensione e l’impegno a realizzare quanto promesso”, ha spiegato Rodolfo Belcastro, Chief Communication Officer di Sace. “Inizia oggi un nuovo modo di raccontarci, disintermediato e diretto, che parte dall’ascolto e mette al centro le persone e i risultati concreti raggiunti dalle imprese Insieme a noi di Sace”, ha aggiunto. Il carattere del nuovo logo è disegnato ad hoc ed è molto essenziale per esprimere trasparenza; la ricerca di forme curve richiama la circolarità della sostenibilità e il calore delle persone. La people centricity si esprime anche nel simbolo grafico attraverso l’unione di due forme curvilinee che si abbracciano dando vita alla “S” di Sace. La scelta cromatica, infine, evoca la sfera valoriale del mondo Sace: il purple blue della scritta è la combinazione tra la passione del rosso, che appartiene alla storia di Sace, e l’istituzionalità e affidabilità del blu. Lo sky blue scelto per l’icona grafica evoca l’azzurro Italia e conferisce un’accezione tech, digital e moderna. Così come per il Piano Industriale Insieme 2025, il percorso che ha portato alla ridefinizione dell’identità di marca di Sace ha visto il coinvolgimento di diverse strutture e risorse aziendali nella definizione dei valori e condivisione delle priorità, nell’ambito di un processo più ampio di change management. Un percorso che proseguirà nelle prossime settimane con una serie di iniziative di comunicazione integrata interna ed esterna che coinvolgeranno tutti gli stakeholder. Per il progetto di rebranding il team di Sace si è avvalso della collaborazione ed esperienza di Angelini Design, agenzia indipendente di brand strategy e design.
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-foto ufficio stampa Sace-

Fs, la solidarietà viaggia a bordo del “Treno dei bambini”

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Per i più piccoli il treno è da sempre sinonimo di avventura e divertimento. Per questo motivo il Gruppo FS ha organizzato una giornata speciale a bordo di un treno storico per oltre cento bambini ospiti di diverse case-famiglia e strutture dedicate all’accoglienza di famiglie che hanno alle spalle situazioni di particolare complessità. “Il Treno dei Bambini”, è questo il nome dell’iniziativa. Una giornata speciale che, a bordo di uno dei treni storici della Fondazione FS, ha preso il via da Roma Termini per arrivare a Pietrarsa e, da lì, raggiungere il Museo Nazionale Ferroviario. Il convoglio storico è partito alle 9:50 dalla stazione di Roma Termini con a bordo circa duecento fra accompagnatori, genitori, bambini e ragazzi dai 6 ai 18 anni. Durante il viaggio un macchinista, un capotreno, un capostazione e il personale del Gruppo FS e di Fondazione FS hanno accompagnato i piccoli ospiti raccontando i loro mestieri e rispondendo alle loro domande per far conoscere più da vicino il mondo delle ferrovie. All’arrivo a Pietrarsa i volontari e il personale FS impegnati nell’iniziativa hanno guidato i piccoli in visita al Museo Nazionale Ferroviario, una location unica dove è protagonista la storia ferroviaria italiana. Qui hanno anche potuto partecipare a giochi e incontri pensati appositamente per loro. L’iniziativa è nata dalla collaborazione fra il Gruppo FS Italiane e le tante associazioni con le quali quotidianamente collabora. La solidarietà è da sempre un valore fondamentale per il Gruppo, guidato da Luigi Ferraris, in coerenza con l’adesione alla Carta Europea della Solidarietà, documento ispirato dal Trattato di Lisbona, sottoscritto dalle imprese operanti nel settore della mobilità con associazioni e istituzioni. Il Gruppo FS è impegnato costantemente a sviluppare iniziative di solidarietà e campagne di sensibilizzazione su tematiche di rilievo sociale come la salvaguardia della salute dell’infanzia, la prevenzione del rischio di abbandono e dispersione scolastica, la promozione della salute e la tutela della donna. Il Treno dei bambini ha rappresentato una preziosa opportunità per vivere con divertimento e curiosità la suggestiva atmosfera che riserva un viaggio a bordo di un treno storico.
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-foto ufficio stampa Fs-

In due anni gli italiani hanno perso 163,8 miliardi di risparmi

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MESTRE (VENEZIA) (ITALPRESS) – In questi due anni di inflazione record, i depositi delle famiglie italiane subiranno una “sforbiciata” da 163,8 miliardi di euro. Come si è giunti a questo risultato? In primo luogo, l’Ufficio studi della CGIA ha ipotizzato che i 1.152 miliardi di euro presenti nei conti correnti bancari non abbiano registrato alcuna variazione nell’arco temporale preso in considerazione. In secondo luogo, dopo aver stimato che nel biennio 2022-2023 l’inflazione crescerà di quasi il 15 per cento (+8,1 l’anno scorso e +6,1 quest’anno), ha calcolato la perdita di potere d’acquisto dei nostri risparmi. “L’esito emerso da questa elaborazione è “spaventoso”: praticamente ci troviamo di fronte a una patrimoniale da quasi 164 miliardi di euro che a ogni singolo nucleo familiare “costerà” mediamente 6.338 euro – sottolinea la Cgia -. A livello territoriale, nel biennio 2022-2023 il costo più salato lo soffriranno le famiglie delle regioni più ricche: in Trentino Alto Adige la perdita di potere di acquisto medio sarà pari a 9.471 euro, in Lombardia di 7.533, in Emilia Romagna di 7.261 e in Veneto di 7.253. A livello provinciale, invece, la “patrimoniale” colpirà, in particolar modo, le famiglie residenti a Bolzano, che subiranno un prelievo medio di 10.542 euro. Seguono Milano con 8.500, Trento con 8.461, Lecco con 8.201 e Treviso con 7.948. Le famiglie meno “colpite”, invece, saranno quelle ubicate in provincia di Siracusa con 3.842 euro, Trapani con 3.595 e Crotone con 3.130”.

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Visco “Sui tassi cautela, ma al momento nessuna preoccupazione”

ROMA (ITALPRESS) – “Sul rialzo dei tassi siamo partiti da tassi negativi, quindi in termini reali a un anno da oggi i tassi reali sono attorno allo zero e, francamente, non c’è da essere preoccupati. Quello che dobbiamo fare è essere cauti nel non fare troppo ma certamente stiamo facendo bene”. Così il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, in un’intervista alla CnbcTv, a margine dei lavori del G20, in merito al rialzo dei tassi da pate della Bce. “L’ultimo aumento da 50 punti base deciso da Francoforte è stato dovuto al fatto che mentre i prezzi energetici stanno calando questo fenomeno non si sta registrando per i prezzi non energetici e quindi significa che dobbiamo essere cauti e determinati”, ha aggiunto. Quindi, secondo Visco, “dobbiamo decidere sulla base delle informazioni che diventano disponibili, abbiamo già detto meeting dopo meeting, anche se abbiamo già indicato che potremmo aumentare di altri 50 punti base a marzo ma è realmente una decisione meeting dopo meeting”.
Quanto a un possibile rischio recessione, secondo il governatore “la recessione non è inevitabile in Europa. Siamo stati sorpresi da una performance migliore delle attese la scorsa estate. Abbiamo considerato la possibilità di una recessione tecnica tra fine 2022 e inizio 2023 e non c’è nulla del genere. C’è un consistente rallentamento a causa dei prezzi energetici”.
Quindi “sostenere la crescita è importante soprattutto per un paese come l’Italia con una popolazione che invecchia e una trasformazione dell’economia in atto. C’è un piano importante europeo di ripresa che dobbiamo portare avanti”.

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Piazza Affari chiude in calo, pesa dato su inflazione Usa

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Chiusura in calo a Piazza Affari al termine di una seduta che si era aperta con il segno più. L’indice Ftse Mib segna un -1,07% a quota 26.986 punti, mentre l’Ftse Italia All Share cede lo 0,73% a quota 29.303 punti. In ribasso anche l’Ftse Star, che lascia sul terreno l’1,21% a quota 49.366 punti. Mercati nervosi e attendisti che hanno cambiato rotta dopo i dati sull’inflazione Pce negli Usa a gennaio, in rialzo rispetto alle attese. Questo, unito ad altri dati macro positivi per l’economia Usa, fa temere agli investitori che la Fed possa ancora praticare una politica aggressiva sui tassi. Per quanto riguada le materie prime, in lieve rialzo il gas naturale, che si attesta a quopta 51,65 euro Mwh. Lo spread fra Btp e Bund tedeschi chiude stabile a quota 184 punti, con il rendimento del decennale in lieve aumento al 4,33%. Tra i titoli del listino milanese, fra i maggiori rialzi Saipem che guadagna 1,9 punti, ma in rialzo anche Erg, Telecom Italia e Terna. Per quanto riguarda invece i segni meno, fra i maggiori ribassi Pirelli & C. che cede 3,7 punti, ma con il segno meno anche Interpump Group, Iveco Group e Diasorin. Anche le altre principali Borse europee archiviano gli scambi con segni negativi, sulla scia dell’apertura in rosso a Wall Street. Tra le piazze finanziarie, Parigi chiude a -1,83%, Francoforte cede il 2,02% mentre Londra arretra dello 0,37%.
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