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Superbonus, Fiaip “Comprensibili motivazioni, sbagliati tempi e modi”

ROMA (ITALPRESS) – Venerdì scorso è entrato in vigore il Decreto-legge, approvato giovedì sera dal Governo, che elimina, di fatto, lo “sconto in fattura” e la cessione dei crediti d’imposta relativi agli incentivi fiscali edilizi, salvo specifiche deroghe per le operazioni in corso, oltre alla previsione del divieto per le pubbliche amministrazioni (Regioni ed Enti locali) di essere cessionarie dei crediti fiscali. La Fiaip – Federazione Italiana degli Agenti Immobiliari Professionali, pur comprendendo le ragioni di fondo del provvedimento legate alla sicurezza dei conti pubblici, lancia un monito di forte preoccupazione per le potenziali ripercussioni sull’andamento del mercato immobiliare con particolare riferimento al segmento degli immobili usati che interessano il 90% del totale delle compravendite. La misura determinerà, anche, un rallentamento del percorso nazionale di transizione energetica immobiliare quanto mai inopportuno in un momento in cui l’Europa impone un’accelerazione. “Una decisione comprensibilmente necessaria per la salvaguardia delle casse dell’Erario ma repentina e scomposta nei modi – dichiara Gian Battista Baccarini, Presidente Nazionale Fiaip – che, se non sarà corretta, oltre ad aggravare le attuali criticità delle imprese edili, impatterà negativamente sul mercato immobiliare in particolare dell’usato eliminando, di fatto, la prospettiva, spesso decisiva per il cittadino nella scelta dell’acquisto di un casa “obsoleta”, di ristrutturarla senza un esborso diretto di risorse non potendo più usufruire dello sconto in fattura andando, per di più, a disincentivare il percorso nazionale di efficientamento energetico immobiliare”. “Serve gradualità nell’introduzione del provvedimento e soluzioni immediatamente percorribili finalizzate allo sblocco dei cassetti fiscali delle imprese – continua Baccarini – per non allarmare i mercati ed evitare deleterie conseguenze economiche e sociali per il sistema Paese quanto mai inopportune in questo periodo”. “Siamo convinti che il Governo, che, sin dal suo insediamento, ha dimostrato responsabilità e senso pratico – conclude Baccarini – in sede di conversione in legge del decreto, recepirà i necessari correttivi”.(ITALPRESS).

Photo Credits: Ufficio Stampa Fiaip

Editoria, Marcello Sorgi nuovo direttore del “Libro dell’anno” 2023

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ROMA (ITALPRESS) – Massimo Bray, direttore generale dell’Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani, ha deciso di affidare a Marcello Sorgi la direzione de Il Libro dell’Anno 2023, un racconto cronologico di quanto succederà nei dodici mesi del 2023, in diversi campi dalla politica all’economia, arte, cultura, scienza tecnologia, in Italia e all’estero per fornire uno sguardo ampio e preciso dei fatti più significativi che succedono in Italia e nel mondo e pubblicarli all’inizio dell’anno nuovo. A riportare la notizia è Primaonline, il sito web del mensile Prima Comunicazione.
Sorgi, ex direttore de La Stampa e del Tg1, si occuperà della linea editoriale e del coordinamento della redazione interna e della squadra di giornalisti del Libro 23, esperti dei tanti temi trattati che prevedono anche approfondimenti.

– foto Italpress –

(ITALPRESS).

Confindustria, evitata la recessione anche nel primo trimestre 2023

ROMA (ITALPRESS) – L’economia italiana si avvia ad evitare la recessione anche nel primo trimestre del 2023. E’ quanto emerge dall’analisi Congiuntura Flash di febbraio di Confindustria. Il ribasso del prezzo dell’energia da fine 2022, che rimane comunque ben al di sopra dei livelli di due anni fa, sta favorendo la riduzione dell’inflazione in Italia e Europa (seppur su valori ancora elevati) e questo lascia intravedere la fine del rialzo dei tassi entro il 2023 (non prima di un altro paio di aumenti). La fiducia risale, i servizi restano in crescita sostenuti dalla tenuta dei consumi, mentre industria e investimenti reggono a fatica i maggiori costi di credito e commodity. Il prezzo del gas resta relativamente basso a febbraio (56 euro/mwh in media), ben sotto i livelli registrati in tutto il corso del 2022 (ma era a 14 euro nel 2019). Anche il prezzo del petrolio sembra essersi stabilizzato (83 dollari al barile), su valori poco superiori a quelli pre-crisi (64 dollari). Viceversa, rincarano a inizio 2023 le commodity non-energy (+3,4% da ottobre), soprattutto i metalli (+16,8%), mentre i prezzi alimentari continuano a scendere (-1,2%). L’inflazione italiana continua a calare (+10,1% a gennaio, +11,8% a ottobre), grazie alla minor variazione annua dei prezzi energetici (+43,1%, da +71,1%); ma la dinamica al netto di energia e alimentari è in salita (+4,6% da +4,2%), per la trasmissione dei rincari passati (energia) agli altri beni. A dicembre il costo del credito per le imprese italiane è salito ancora: 3,55%, da 1,18% a fine 2021. La quota di imprese industriali che ottiene credito solo a condizioni più onerose è cresciuta al 42,9% (da 7,3%). La stretta segue il rialzo del tasso ufficiale Bce, portato al 3,00% a febbraio e annunciato a 3,50% a marzo; poi secondo i future potrebbe esserci un ultimo ritocco nel 2023 e infine lo stop; il Btp a febbraio si è stabilizzato al 4,04%, poco sotto i picchi (era a 0,97%). La produzione ha registrato un rimbalzo a dicembre (+1,6%), dopo tre mesi di calo. Nel 4° trimestre la variazione è stata comunque negativa (-0,9%, dopo -0,6% nel 3°), ma poco marcata nella manifattura (-0,4%). E i dati qualitativi di gennaio dipingono uno scenario in miglioramento: il PMI è risalito in area di lieve espansione (50,4 da 48,5), la fiducia delle imprese ha smesso di scendere e oscilla su livelli modesti, gli ordini calano meno, le scorte si sono lievemente ridotte. Nelle costruzioni, invece, la fase di debolezza è attesa proseguire: il PMI è a 48,2 (da 47,0). A dicembre il comparto del turismo è rimasto sui valori del 2019 (appena -0,4% come spesa dei viaggiatori stranieri). Buone le indicazioni sui servizi nel 1° trimestre: a gennaio il PMI è balzato in area di crescita (51,2 da 49,9) e la fiducia delle imprese del settore ha continuato a risalire. Le vendite al dettaglio (di beni) fiacche nel 4° trimestre 2022 (+0,4% in valore, -1,8% in volume) confermano decisioni di consumo prudenti per l’alta inflazione; la spesa delle famiglie si è spostata ancor più verso i discount. Cresce invece la spesa per servizi. Per gli investimenti, lo scenario è migliorato a inizio 2023: le aspettative delle imprese sulla domanda sono tornate positive (+10,4 sul 1° trimestre il saldo delle risposte, -4,8 per fine 2022); e cresce la quota di aziende che prevede un aumento degli investimenti nei primi sei mesi (20,0 da 14,4). Accanto a un’occupazione in aumento (+37mila a dicembre), si registra in Italia una scarsità di manodopera per una quota crescente di imprese (7,3% da 1,8% a fine 2019, nella manifattura), segnale di carenze quantitative e disallineamenti di competenze (ma meno che nella UE). Nel 2022 l’export italiano è aumentato del 7,7% in volume: USA e Francia i primi mercati per contributo alla crescita; gli articoli farmaceutici e chimico-medicinali hanno fatto da traino. Tale ottima dinamica incorpora, però, una stagnazione nel 4° trimestre, che riduce il “trascinamento” al 2023 (appena +1,0%). Inoltre, a gennaio permangono segnali di rallentamento per l’export, in base ai giudizi sugli ordini esteri delle imprese manifatturiere. In Francia e Germania, dove a fine 2022 si è registrato un rallentamento del PIL meno intenso di quanto prospettato dagli analisti (+0,1% e -0,2%), gli indicatori qualitativi a gennaio tracciano un quadro più ottimistico, sebbene con forti asimmetrie: il PMI tedesco dei servizi torna in zona di espansione (50,7), mentre quello manifatturiero resta molto sotto la soglia (47,3); in Francia invece è la manifattura a risalire (50,5), mentre i servizi sono ancora deboli (49,4). Negli Usa 4° trimestre 2022 il PIL è cresciuto più dell’atteso (+0,7%), grazie a consumi e investimenti e soprattutto all’impulso della spesa pubblica (+0,9%). A inizio 2023, si conferma debole l’attività industriale: piatta la produzione, in area recessiva il PMI e l’ISM (46,9 e 47,4) e l’indice dei Direttori degli acquisti di Chicago (44,3). Viceversa, le vendite al dettaglio sono salite (+3,0%), in linea con la maggiore fiducia dei consumatori (66,4), mentre l’inflazione è scesa poco (6,4%).(ITALPRESS).

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Superbonus, spesi 71,7 mld per riqualificare il 3,1% degli edifici

VENEZIA (ITALPRESS) – Cala il sipario sulle cessioni dei crediti, sugli sconti in fattura e il bilancio sul Superbonus è in chiaro-scuro. A fronte di 372.303 asseverazioni depositate entro il 31 gennaio scorso, lo Stato, con il cosiddetto 110%, dovrà farsi carico di una spesa di 71,7 miliardi di euro. Ricordando che in Italia sono presenti quasi 12,2 milioni di edifici residenziali , l’Ufficio studi della Cgia ha ipotizzato che, fino ad ora, questa misura abbia interessato solo il 3,1 per cento del totale degli immobili ad uso abitativo. In altre parole, avendo dato la possibilità ai proprietari di riqualificare queste unità abitative con la detrazione fiscale del 110 per cento, lo Stato si è addossato un costo pari a 72,7 miliardi di euro per migliorare l’efficienza energetica di una quota ridottissima di edifici presenti nel Paese. Ora, dopo la cancellazione degli sconti in fattura e delle cessioni del credito, il proprietario di un immobile residenziale potrà beneficiare della detrazione del 90% (e non più del 110), compensando lo sconto solo in sede di dichiarazione dei redditi. E’ evidente che l’appetibilità dello strumento è destinata a scemare. Tuttavia, la cosa più preoccupante è che con il decreto del governo approvato l’altro ieri non è stata trovata una soluzione per le tante aziende e famiglie che sono in possesso di una massa di crediti fiscali importanti e non più esigibili. Una situazione che nel giro di qualche mese rischia di far fallire molte aziende del settore delle costruzioni. La convinzione di aver speso troppo e di aver “drogato” anche il mercato edilizio è comunque molto elevata. Questo meccanismo, che consentiva di detrarre fiscalmente molto più di quanto un proprietario era chiamato a spendere per ristrutturare un edificio, ha innescato una bolla inflattiva preoccupante, alimentata anche dal forte aumento dei prezzi registrato nel 2022 da tutte le materie prime. A fronte di un boom della domanda che, tra l’altro, per legge doveva essere soddisfatta entro un determinato periodo di tempo, il Superbonus 110% ha contribuito a far schizzare all’insù i prezzi di moltissimi materiali e altri per molto tempo sono pressocchè scomparsi dal mercato. A livello regionale è il Veneto ad aver registrato il ricorso più numeroso al Superbonus 110 per cento in relazione agli edifici residenziali esistenti. Con 46.447 asseverazioni, l’incidenza percentuale di queste ultime sul numero degli edifici residenziali esistenti è pari al 4,4%, in Toscana scende al 4% e in Lombardia al 3,9. Le regioni meno coinvolte, invece, sono la Calabria, Valle d’Aosta e Liguria (tutte con un’incidenza del 2%), insieme alla Sicilia che chiude la graduatoria con l’1,7%. A livello nazionale, infine, l’importo medio delle detrazioni a fine lavori previsto è pari a 192.756 euro per edificio residenziale. I picchi massimi li scorgiamo in Campania (247.337 euro), Basilicata (254.090 euro) e Valle d’Aosta (267.698 euro). Chiudono la graduatoria, invece, Friuli Venezia Giulia (152.056 euro), Toscana (151.206) e Veneto (150.906 euro).(ITALPRESS).

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Piazza Affari chiude in calo, gas sotto quota 50 euro

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Chiusura in calo Piazza Affari al termine di una seduta che si era già aperta con il segno meno. L’indice Ftse Mib segna un -0,37% a quota 27.751 punti, mentre l’Ftse Italia All Share cede lo 0,30% a quota 30.008 punti. In ribasso anche l’Ftse Star, che lascia sul terreno lo 0,45% a quota 50.483 punti. Milano, come gli altri mercati, riesce comunque a limare le perdite rispetto alla partenza degli scambi. Gli investitori provano a rilanciare nonostante dalla Fed si aspetti un giro di vite sui tassi più aspro di quello previsto per combattere l’inflazione. Ma anche in Europa la Bce dovrebbe procedere con una politica monetaria decisamente restrittiva. Lo spread fra Btp e Bund tedeschi chiude stabile a quota 185 punti, con il rendimento del decennale al 4,30%. Per quanto riguarda le materie prime, da segnalare il calo del gas naturale sotto quota 50 euroi, precisamente a 48.8 euro Mwh, livello che non si raggiungeva da circa 14 mesi. Per quanto riguarda i petrolio, il Brent si assesta a 83,30 dollari al barile. Tra i titoli del listino milanese, fra i maggiori rialzi Bper Banca che guadagna 4,4 punti, ma in rialzo anche Telecom Italia, Cnh Industrial e Inwit. Per quanto riguarda invece i segni meno, fra i maggiori ribassi Tenaris che cede 4,7 punti, ma con il segno meno anche Eni, Amplifon e Pirelli & C.. Anche le altre principali Borse europee archiviano la seduta deboli, sulla scia dell’apertura in rosso a Wall Street. Tra le piazze finanziarie, Parigi chiude a -0,40%, Francoforte cede lo 0,33% mentre Londra arera di un frazionale 0,10%.
(ITALPRESS).
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Salari giù in 22 province su 107 tra il 2019 e il 2021

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ROMA (ITALPRESS) – Buste paga più leggere in 22 province su 107 tra il 2019 e il 2021. In queste aree un lavoratore dipendente ha perso in media nel triennio 312 euro, a fronte di una crescita nazionale di circa 301 euro. Sensibili sono le differenze a livello territoriale. Salari più magri di oltre mille euro a testa si registrano a Venezia, Firenze e Prato. Mentre crescite al top si rilevano a Milano (+1.908 euro), Parma (+1.425) e Savona (+1.282). Sotto la Madonnina i dipendenti sono anche i meglio pagati d’Italia, con uno stipendio medio di 30.464 euro nel 2021, due volte e mezzo la media nazionale di 12.473 euro e nove volte più alto di quello di Rieti fanalino di coda nella classifica retributiva. Ma, va detto, che nel capoluogo lombardo il reddito da lavoro dipendente rappresenta oltre il 90% del reddito disponibile contro il 23,9% di Rieti e il 63,1% della media nazionale. È quanto emerge dalle elaborazioni provinciali realizzate dal Centro Studi Tagliacarne sulle voci che compongono il reddito disponibile a prezzi correnti.
“L’analisi dimostra che la geografia delle retribuzioni è diversificata territorialmente, e sotto vari aspetti non rispetta la tradizionale dicotomia Nord-Sud”, ha sottolineato Gaetano Fausto Esposito, direttore generale del Centro Studi Tagliacarne che aggiunge: “Infatti se confrontiamo la graduatoria del pil pro capite (che misura la produzione della ricchezza) con quella delle retribuzioni, vediamo che nel primo caso praticamente tutte le ultime trenta posizioni sono appannaggio di province meridionali (con la sola eccezione di Rieti), mentre in quella delle retribuzioni pro-capite troviamo ben 10 province del Centro-Nord, il che induce a riflettere sulle politiche dei redditi a livello locale”.
Ma se Milano è la prima provincia italiana per valore pro-capite dei salari, Savona (+14,3%), Oristano (+11,8%) e Sud Sardegna (+11,2%) presentano i maggiori incrementi delle retribuzioni.
Tra 2019 e 2021, il peso in termini pro-capite del reddito da lavoro dipendente sul totale del reddito disponibile è rimasto stabile intorno al 63%. Ma in 42 province su 107, delle quali solo sei sono del Mezzogiorno, è aumentato passando dal 68,7% nel 2019 al 69,7% nel 2021.
Nel complesso, l’incidenza delle retribuzioni sulle entrate disponibili si rileva più marcata nelle città metropolitane (71,3%) meno nelle province (57,6%). Ai due estremi di questa forbice si trovano Rieti con il 23,9% e Milano con il 90,7%. Tanto che, se venisse stilata una classifica del reddito disponibile al netto del reddito da lavoro dipendente, il capoluogo lombardo sarebbe all’ultimo posto in classifica con 3.131 euro a testa.

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Imprese, Banca Cf+ nel 2023 punta a raddoppiare i finanziamenti

MILANO (ITALPRESS) – “Il termometro della situazione è quello che ci dà il Pil, che nel 2022 è in crescita. Finalmente, dopo il periodo buio abbiamo una situazione macroeconomica che nel 2022 misura un segno positivo”. Lo ha detto Iacopo De Francisco, amministratore delegato e direttore generale di Banca CF+, ex Credito Fondiario, intervistato da Claudio Brachino per il magazine televisivo Italpress Economy, rispondendo a una domanda sullo stato di salute del tessuto imprenditoriale italiano.
“Nello specifico – ha continuato – abbiamo alcune situazioni che vanno bene, immaginiamo i servizi e il turismo che sono tornati a livelli pre-crisi, e alcune situazioni che sono oggettivamente in difficoltà”, ha aggiunto parlando anche del “mondo delle costruzioni e dell’edilizia connessi a questa situazione che si sta generando del Superbonus”. “Questa situazione di incertezza del cambiamento – ha detto – sta creando difficoltà al settore”. Per De Francisco, però, “qualche misura che va nella direzione di aiutare questo settore c’è stata”.
Si discute sul rialzo dei tassi, quali sono le conseguenze per le imprese? “Nell’istante in cui una realtà aziendale deve chiedere nuovi finanziamenti per un investimento – ha sottolineato l’ad di Banca Cf+ – inizia a chiedersi se il gioco conviene, ovvero se finanziarsi bloccando questi tassi per un determinato periodo di tempo giustifica l’investimento o se è meglio ritardarlo. Se parliamo di liquidità, un’azienda va in difficoltà con una rata più grande nell’istante in cui nel settore in cui opera non si è riusciti a scaricare sul cliente finale i prezzi aumentati”.
Banca Cf+ è specializzata in tre aree: il factoring, acquisto di crediti fiscali Iva e Ires e finanziamenti assistiti dai fondi centrali di garanzia. In un anno ha ricevuto richieste per quasi 8 miliardi di euro, erogando finanziamenti per 800 milioni. L’obiettivo per il 2023 è arrivare a 1,5 miliardi di finanziamenti. “Quello che ci distingue è la rapidità nei tempi di risposta”, ha sottolineato l’ad.
Oggi è importante cogliere al meglio le opportunità del Pnrr. “Ritengo – ha affermato De Francisco – che l’unico modo per poter mettere a terra in modo efficace il Pnrr e tutte le risorse che stanno dietro sia attraverso il credito bancario”. Per De Francisco “nei vari progetti, innovazione, digitalizzazione e green, lo strumento del Pnrr può diventare efficace nell’istante in cui sarà tramutato alle aziende attraverso il credito bancario. La piccola e media azienda – ha aggiunto – potrà accedere a questi strumenti attraverso il credito bancario”.
Le Pmi costituiscono una parte importante del tessuto imprenditoriale italiano. “La piccola azienda italiana, con tutti gli strumenti di flessibilità che si porta dietro – ha sottolineato l’amministratore delegato di Banca Cf+ -, esiste da decenni e ha trovato un suo modo per portare avanti un’operatività che consente a una famiglia di dare lavoro ad altre lavorando con due o tre milioni di fatturato. Il fatto di partecipare in associazioni rende all’azienda più facile godere di servizi, accedere a opportunità. Non necessariamente deve finire in una filiera ma è uno strumento per fare scala, per accedere a facilities che da sola non potrebbe sviluppare”.

– foto Italpress –

(ITALPRESS).

Sponsorship del basket valgono 71 mln e danno valore al territorio

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Il legame tra imprese-sponsor e mondo dello sport restituisce una fotografia caleidoscopica per la varietà e la diversità economica delle realtà che la compongono, In particolare per il basket italiano, che nella Lega Basket Serie A vede la sua massima espressione. Da questo spunto prende spunto il focus dell’Osservatorio sullo Sport System italiano di Banca Ifis. Un parterre composto da ben 1.533 imprese che insieme formano le fondamenta su cui poggiano i ricavi delle squadre che animano la Lega Basket Serie A. Il primo numero che emerge dallo studio, vuole essere la dimostrazione lampante di quanto la sponsorizzazione del basket italiano sia appannaggio di una platea vasta di imprese che presenta inoltre molte peculiarità. Ma non è solo il numero nella sua totalità a essere consistente, lo sono anche i differenti ambiti di business dalle quali queste imprese provengono, rappresentando infatti oltre 20 industry, che spaziano dal banking all’hospitality, dall’automotive alla Gdo, sino ad arrivare anche a micro imprese della logistica e trasporti o, perché no, dei servizi di pulizia. Questo perché la sponsorship del basket italiano è un affare trasversale che genera interesse in attività produttive anche molto differenti tra loro per ambito e dimensione di impresa. Non è un caso che il 59% degli sponsor, 908 imprese, è catalogabile come Pmi e genera un fatturato medio di 8,7 milioni così come è interessante rilevare la connotazione fortemente territoriale, considerato che il 75% delle imprese proviene dalla stessa regione, se non addirittura provincia o comune, della squadra che sostiene. Una rete di imprese, spesso piccole o medio piccole, capace tuttavia di sostenere i ricavi anche nella stagione 2020-21 quando le limitazioni dovute al Covid hanno impattato pesantemente sulle revenue complessive. Gli investimenti delle aziende sponsor hanno consentito di contenere al solo -3,1% il calo dei ricavi medi delle squadre, portando l’incidenza sul totale del fatturato dal 60% della stagione 2018/2019 (54,7 milioni) al 75% della stagione 2020/2021 (71,4 milioni). Sponsorizzare una squadra della LBA ha una rilevanza sia in termini di business che di posizionamento di mercato. Un’affermazione che trova conferma nei numeri e che viene ribadita grazie ai risultati di una survey, condotta in collaborazione con YouGov su tre campioni rappresentativi della popolazione. Sono stati individuati tre cluster: italiani maggiorenni a prescindere dal loro interesse per il basket; persone che invece seguono il basket italiano e, da ultimo persone che tifano una specifica squadra scelte tra quattro team provenienti da nord, centro e sud Italia. Dall’indagine emerge con chiarezza che investire nel basket garantisce un ritorno sugli 8 milioni di italiani che seguono questo sport sotto tutti e tre gli aspetti indagati, ossia: riconoscibilità del brand, considerazione da parte del pubblico attuale ma anche potenziale e influenza sulla propensione all’acquisto. L’impatto della sponsorship garantisce in prima battuta un’impennata in termini di notorietà che cresce di 23 punti percentuali nel campione che segue il basket in generale e aumenta di 49 punti per chi tifa un team in particolare. E la popolarità la si può riscontrare anche nel mondo social. Confrontando i dati 2020 con i dati 2022 si riscontra una crescita delle fan base di tutti i canali, dal +45% di un network maturo come Facebook, sino al +650% di un canale più fresco quale TikTok. Un altro aspetto di grande interesse che emerge dall’analisi è che non appena esplicitato il ruolo di sponsor, ovvero il legame tra impresa e squadra, tutti i marchi, che siano piccoli o main sponsor, riscontrano un rafforzamento della reputazione tra il 12% e quasi un terzo del totale popolazione, percentuali che corrispondono a un “pubblico” che oscilla dai 6 ai 16 milioni di persone. Il sodalizio tra una società della LBA e le sue aziende sponsor abbraccia dunque molti aspetti anche in termini di efficacia commerciale. È stato infatti rilevato che l’intention to buy cresce di 10 punti percentuali sul perimetro dei fan LBA e sale addirittura fino di +31 punti sui tifosi della singola squadra. Ma c’è di più: per il 27% degli italiani, a parità di offerta, la scelta per l’acquisto di determinati prodotti o servizi, ricade sul brand che ha scelto di sponsorizzare una società LBA, rispetto a un possibile competitor che non l’ha fatto. L’impatto commerciale positivo in termini di propensione all’acquisto può raggiungere un potenziale di 13,4 milioni di italiani maggiorenni, anche solo “raccontandosi” in qualità di sponsor con semplici attività promozionali.
(ITALPRESS).
-foto agenziafotogramma.it-