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Economia

Visco “Sulla crescita dell’economia rischi significativi”

ROMA (ITALPRESS) – “L’economia italiana dovrebbe crescere in linea con l’area dell’euro nel biennio 2022-2023. I rischi a livello globale sono però significativi. In questa delicata fase, il contributo che il sistema finanziario è chiamato a fornire sul fronte dell’allocazione dei flussi di credito e del sostegno all’economia è particolarmente importante”. Lo ha detto il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, intervenendo all’assemblea annuale dell’Abi. Quanto all’inflazione, “resterebbe molto elevata nella media di quest’anno; già nel 2023 mostrerebbe una decisa flessione, per tornare attorno al 2% nel 2024. Nell’attuale contesto di alta inflazione – ha spiegato – è tuttavia necessaria una graduale normalizzazione della politica monetaria, che era stata calibrata per contenere le spinte deflazionistiche e recessive durante la fase più acuta della crisi pandemica. Va contrastato il rischio che, a lungo andare, aumenti dei prezzi eccezionalmente elevati finiscano per incidere sulle aspettative o innescare una rincorsa tra prezzi e salari, sebbene la dinamica di questi ultimi, pur rafforzatasi, resti per il momento moderata”, ha concluso Visco.
(ITALPRESS).
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Saldi, avvio in calo per settore abbigliamento e accessori

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Parte male il primo week end dei saldi estivi (2-3 luglio) nel settore abbigliamento-accessori e non compensa le aspettative dei retailer in un parziale recupero delle perdite (-19%) subite nei primi 5 mesi del 2022 rispetto allo stesso periodo 2019. Lo spettro inflattivo grava sulle tasche degli italiani, l’86% delle aziende dichiara un andamento allineato o peggiore rispetto al primo week end di saldi dell’anno scorso. Nel 50% di questi la flessione è stata superiore al -20%. Sono i dati che emergono dall’indagine semestrale sull’andamento dei saldi stagionali condotta dal Centro studi retail Confimprese su un campione di aziende composto per il 70% da insegne dei settori abbigliamento-accessori e per il 30% da altro retail. Per le imprese che hanno avuto un trend negativo rispetto all’avvio dei saldi 2021, la principale motivazione della decrescita è economica e relativa all’andamento dei prezzi (50%) e alla conseguente riduzione del potere di acquisto (75%). Minore è, invece, l’impatto derivante dalla situazione geopolitica (13%) e dalla preferenza dei consumatori a dedicare il proprio tempo libero ad altre attività (13%). Sorprendentemente l’imminente Amazon prime day parrebbe non avere avuto particolari effetti negativi sull’avvio dei saldi. In controtendenza sono le vendite per il settore altro retail (casa, food retail, salute e benessere) che registrano un andamento tendenzialmente migliore rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (nel 67% dei casi). Nel 25% di questi, la crescita è stata tra 0 e +10%, mentre nel 75% dei casi tra +10 e +20%, ma in nessun caso superiore al 20%. Per le imprese che hanno avuto un trend negativo rispetto all’avvio dei saldi 2021, la principale motivazione della decrescita è economica e relativa all’andamento dei prezzi (50%) e alla conseguente riduzione del potere di acquisto (75%). Minore è invece l’impatto derivante da situazione geopolitica (13%) e preferenza dei consumatori a dedicare il proprio tempo libero ad altre attività (13%). Le vendite per il settore abbigliamento-accessori per il 50% dei rispondenti hanno avuto uno scontrino medio allineato rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente, per il 25% è stato inferiore, per un altro 25% superiore. Per il settore altro retail le vendite hanno avuto, invece, uno scontrino medio mediamente migliore rispetto al primo week end di saldi dell’anno scorso (67% dei rispondenti). All’interno del settore, tuttavia, l’incremento è stato contenuto al massimo in un +10% rispetto all’anno precedente.
(ITALPRESS).

Franco “Per 2022 Pil al 3%, ridurre il cuneo fiscale”

ROMA (ITALPRESS) – “Per il trimestre che si è appena concluso, stimiamo una crescita robusta del Pil, che porterebbe l’acquisito per l’anno attorno o leggermente sopra al 3%”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Daniele Franco, intervenendo all’assemblea annuale dell’Abi. “I motivi per cui l’economia ha mostrato una notevole tenuta, sebbene frenata da vari fattori, sono principalmente tre: nel secondo trimestre si è completato il processo di riapertura delle attività sociali e intrattenimento, la ripresa del turismo internazionale è molto forte. In secondo luogo – ha aggiunto – la produzione industriale è stata tenuta dalle esportazioni, stimiamo un incremento della produzione industriale, nel secondo trimestre rispetto al primo, di circa il 2%, nello stesso periodo l’attività delle costruzioni è rimasta su livelli molto elevati, in terzo luogo il governo è ripetutamente intervenuto per mitigare le ripercussioni degli eccezionali aumenti del prezzo dell’energia”. Secondo il ministro, inoltre, “dobbiamo puntare ad accresce il tasso di occupazione che è particolarmente basso nel nostro Paese, in modo più accentuato per i giovani, le donne e nelle regioni meridionali. La riduzione del cuneo fiscale è qui prioritaria e su questo tema si tornerà con la prossima legge di bilancio”.
(ITALPRESS).
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Settore farmaceutico asset strategico per la sicurezza nazionale

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L’industria farmaceutica “è l’asset prioritario e strategico per la sicurezza nazionale, proprio questi valori ci spingono a chiedere alle Istituzioni risposte che aiutino la nostra filiera nella competizione globale, giocata oggi attraverso forti politiche di attrazione di investimenti e velocità”. Così Marcello Cattani, neo presidente di Farmindustria, nel corso dell’assemblea pubblica che ha visto la presenza, tra gli altri, del ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti; del ministro della Salute, Roberto Speranza; del governatore del Lazio, Nicola Zingaretta; della vicepresidente e assessore al Welfare della Regione Lombardia, Letizia Moratti. Cattani nel sottolineare come “investimenti, ricerca e innovazione nel settore farmaceutico rappresentino speranza e sviluppo per il futuro”, ha ricordato che il modello delle aziende farmaceutiche “ha funzionato perfettamente interconnettendosi con quello sviluppato durante l’emergenza pandemica grazie all’impegno comune delle autorità e degli operatori sanitari e delle imprese. Accelerazione, nuove risorse e flessibilità dei processi autorizzativi sono state le leve per vincere questa sfida. Nulla di nuovo da inventare – aggiunge Cattani – ma un modello virtuoso da rendere strutturale”. Secondo i dati di Farmindustria, in dieci anni le persone che sopravvivono dopo una diagnosi di tumore sono 1,2 milioni in più e oggi 2 persone su 3 alle quali viene diagnosticato un cancro sopravvivono dopo 5 anni, 30 anni fa erano 1 su 3 (l’83% di questo progresso si deve ai nuovi farmaci); le persone trattate con farmaci innovativi contro l’epatite C, e quindi guarite, sono circa 240 mila; i farmaci orfani autorizzati in Italia sono passati dal 2007 al 2021 da 7 a più di 100; la mortalità per malattie croniche è fortemente diminuita; molte patologie hanno ora più trattamenti, solo per fare alcuni esempi la SMA (atrofia muscolare spinale), la fibrosi cistica, la fibrosi polmonare idiopatica, la sclerosi multipla, le cronicità hanno ora più trattamenti, disponiamo di antibiotici innovativi e per le patologie neurodegenerative non si ferma l’impegno delle aziende; le terapie avanzate stanno già aumentando la possibilità di trattare diverse patologie molto importanti; le vaccinazioni hanno permesso di eradicare malattie e di controllarne altre, riducendo l’incidenza e la mortalità e consentendo di salvare milioni di vite. “Grazie alla nostra industria generiamo – prosegue il presidente di Farmindustria – benefici diretti e indiretti: 1 euro investito direttamente in studi clinici genera 3 euro di valore per l’SSN, 1 euro investito in prevenzione vaccinale genera da 16 a 44 euro di beneficio; 1 giorno di ospedalizzazione evitata dall’uso appropriato dei farmaci vale circa 1.000 euro. Per quanto riguarda i rapporti di filiera, a ogni addetto nelle nostre aziende ne corrisponde un altro nei nostri fornitori e altri due considerando tutto l’indotto. Per l’Italia le imprese del farmaco sono quindi un patrimonio, un generatore di valore su cui investire per attrarre risorse umane altamente qualificate. Il loro valore nasce da competenza, tecnologia, specializzazioni di eccellenza nella ricerca, nella manifattura, sinergia con le Università e con la filiera. E da un mix equilibrato tra aziende a capitale estero che investono molto nel nostro Paese e aziende a capitale italiano – grandi, medie e piccole – fortemente internazionalizzate. La nostra industria è quindi l’asset prioritario e strategico per la sicurezza nazionale, davanti a settori quali quello dell’energia, dell’ICT e della difesa. Proprio questi valori ci spingono a chiedere alle Istituzioni risposte che aiutino la nostra filiera nella competizione globale, giocata oggi attraverso forti politiche di attrazione di investimenti e velocità. Una concorrenza molto accesa, anche dentro l’UE, che rischia di spiazzare il nostro sistema industriale e tutta la filiera, se non sarà supportato da nuove regole, da finanziamenti adeguati e da un’Amministrazione pubblica che operi con meccanismi decisionali all’altezza della sfida. Soffriamo già di un differenziale di costi energetici, che erode la marginalità delle imprese più che in Francia e in Germania, come mostrano i dati di Confindustria. Uno shock che è destinato a durare. Pagheremo nei prossimi mesi l’aumento dei tassi di interesse, che inciderà di più sul nostro Paese tramite lo spread. Anche le forme della governance – evidenzia – devono adeguarsi al ritmo del cambiamento, per assicurare: risorse adeguate e incrementali alla domanda di salute e all’innovazione con il superamento dei tetti e dei silos di spesa; rapidità e flessibilità, perché le regole rigide non sono adatte a un mondo così veloce; partnership tra tutti i soggetti per individuare soluzioni concrete; valutazioni di impatto sulla disponibilità delle cure e sulla struttura industriale prima delle decisioni; prossimità e integrazione delle cure, grazie a nuove tecnologie e nuovi processi, che non devono trasferire la burocrazia ‘dalla carta ai bit’, ma valorizzare la responsabilità dei professionisti della salute e semplificare l’organizzazione; valutazione delle terapie non come costo ma come valore, clinico ed economico, considerando i benefici diretti e indiretti, per il paziente, per il caregiver e per il Paese. Vogliamo rilanciare la nostra azione, proponendo un’alleanza, un ‘Patto per la salute’ alle istituzioni, ai professionisti sanitari, ai ricercatori e alle comunità dei pazienti – conclude Cattani – per il miglioramento della salute, l’incremento delle risorse, l’accesso rapido e la valorizzazione di tutte le terapie, il reale riconoscimento e valorizzazione dell’innovazione, lo sviluppo economico e sociale del Paese, essendo quindi riconosciuti come partner strategico essenziale per la sicurezza nazionale. Diamoci insieme queste regole e investiremo di più, daremo più risposte alla domanda di salute, creeremo ancora maggiori opportunità di lavoro, genereremo maggiore crescita economica e sviluppo sociale”. Segnali positivi già presenti per l’occupazione che negli ultimi 5 anni è cresciuta in totale del 9%. Con un picco del +13% sia dei giovani under 35 sia delle donne. Crescita che è stata registrata anche negli investimenti nel 2021 pari a 3,1 miliardi di euro, 1,7 in R&S e 1,4 in produzione. In particolare, nella R&S l’aumento negli ultimi cinque anni è stato quasi del 15%. La produzione ha fatto segnare un aumento dell’8%, nei primi 4 mesi dell’anno integralmente grazie alla crescita dell’export (+32%), secondo i dati Istat. L’Italia del farmaco, anche se con un rallentamento della crescita tra il 2019 e il 2021, si conferma nel 2021 ai vertici per produzione in UE, con 34,4 miliardi di euro, insieme a Germania e Francia, grazie a un export che ne ha determinato oltre l’85% negli ultimi 5 anni. L’altra parte della medaglia mostra però un aumento dei costi di energia e logistica, che hanno avuto un incremento del 350% tra gennaio 2021 e marzo 2022.
(ITALPRESS).

Lucchini “Valori dell’Occidente vanno difesi anche con la cultura”

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“Oggi in Europa, in uno scenario che è precipitato all’indietro negli abissi della storia, dovremmo tutti aprire gli occhi e ricordarci che cultura è impegno civico nel rinnovare e difendere democrazia, libertà e bene comune e, insieme, aiuto ai più deboli. Non si è cittadini di un Paese sovrano senza essere consapevoli della responsabilità di capire e di partecipare, senza il dovere civile di esserci e di contribuire a scelte che possono essere fondamentali per il futuro, senza preoccuparsi di far avanzare la società tutta e non solo la parte più fortunata di essa”. Lo scrive Stefano Lucchini, Chief institutional affairs and External communication di Intesa Sanpaolo, in un intervento sul Sole 24 Ore. “La cultura resta la chiave per migliorare e rinnovare la “normalità” delle nostre vite occidentali con alcune fondamentali disruption: ad esempio, la cultura dell’ambiente sostenibile, del risparmio energetico (altra faccia dell’indipendenza di un Paese) e dell’educazione finanziaria, che serve sia in tempi di crisi economica e sia in tempi di ripresa – prosegue -. E tutte con l’obiettivo di aiutare i giovani, e non solo loro, a trovare la strada non solo professionale dopo la penalità della pandemia”.

“È dunque naturale che il compito di una grande banca italiana come è Intesa Sanpaolo sia quello di assecondare, alimentare e stimolare in ogni modo possibile la diffusione della cultura. Ma con punti fermi molto chiari su metodo e obiettivi, a cominciare da nuovi modelli di collaborazione tra pubblico e privato per inglobare e superare quello di responsabilità sociale di impresa, e dalla contemporanea nostra presenza al fianco di enti locali e istituzioni culturali anche pubbliche, imprese profit e non profit – sottolinea il manager -. Con tutti, e ovviamente a cominciare dal ministero dei Beni culturali (che sta operando per valorizzare sempre di più i giacimenti del nostro Paese), lavoriamo insieme con passione e profondità. Il contributo dato da una grande azienda come la nostra va ben oltre l’erogazione di risorse economiche, ma aggiunge quelle risorse operative, di comunicazione, di partecipazione alla vita comunitaria che sempre più spesso risultano decisive nella riuscita di un progetto. Significativo è dunque l’impegno a rendere più efficienti e solidi i progetti sui quali lavoriamo”. “Ha ragione il ministro Dario Franceschini nell’annoverare gli investimenti in cultura tra i principali fattori di crescita del Paese e nell’auspicarne l’irreversibilità – conclude Lucchini -. Èd è questo l’approccio della nostra banca. Sono certo che la cultura oggi abbia un compito ancora più importante di prima: dobbiamo tutti fare una grande riflessione sui valori dell’Occidente sempre più messi in discussione, e da noi stessi talvolta considerati obsoleti per disabitudine a difenderli. E dunque siamo noi oggi, più che in altre fasi storiche, che dobbiamo saper intendere cultura e bellezza come risorse fondamentali di progresso civile e sociale, e fonderle con l’energia dei giovani”.

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(ITALPRESS).

Resistere alla crisi economica: pubblicata la guida per il “Monitoraggio della salute d’impresa”

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Le oscillazioni del mercato e le frequenti crisi economiche colpiscono soprattutto le PMI, componente vitale del tessuto imprenditoriale italiano. Ecco quali sono gli indicatori per capire se la propria azienda è finanziariamente in salute

Economisti e istituzioni spingono sempre più le piccole e medie aziende al monitoraggio del benessere finanziario. Il motivo è semplice: un’impresa sana riuscirà a sostenere anche periodi molto difficili senza alcuna problematica. È infatti opinione comune che il semplice parametro del fatturato non sia sufficiente ad analizzare la situazione finanziaria di un’azienda. È necessario aggregare dati provenienti dall’interno (bilancio, debiti) e dall’esterno (Centrale Rischi, rating del credito).

TeamSystem, il gruppo italiano specializzato nella fornitura di soluzioni digitali alle aziende, ha elaborato una guida a uso di imprenditori e amministratori locali. Il manuale, intitolato Monitoraggio della salute d’impresa, si occupa di fare una panoramica sulla normativa vigente (fra cui l’imminente entrata in vigore del Codice della Crisi di Impresa e dell’Insolvenza) ed elencare tutti i parametri da tenere costantemente sotto controllo. Vediamo quali sono.

Come calcolare il Credit Score? Dati economici e finanziari utilizzati

Il Credit Score non è altro che una valutazione complessiva ricavata dall’aggregazione di alcuni parametri. Questi riguardano principalmente la liquidità attuale e quella prevista nel medio periodo, i rapporti con gli istituti di credito, eventuali rating ottenuti, la Posizione Finanziaria Netta.

L’analisi dei flussi di cassa attraverso il rendiconto finanziario è fra i primi parametri citati nella guida. Il documento, già reso obbligatorio per tutte le aziende che presentano il bilancio ordinario, serve a capire qual è la liquidità storica e le relative previsioni per il futuro. Si potrà quindi capire in quali settori si manifestano eventuali perdite o si brucia troppa liquidità.

Anche se non internazionalmente formalizzato, il calcolo della Posizione Finanziaria Netta (PFN) aiuta a comprendere quali sono le performance dell’azienda. Questo indicatore tiene in considerazione tutti i debiti che non possono essere immediatamente coperti dalle risorse disponibili. In alternativa si può utilizzare, al fine del calcolo del Credit Score, la stima del patrimonio netto. Si valuta, in altre parole, la disponibilità finanziaria dell’azienda al netto dei debiti a bilancio. In caso i dati risultino positivi, è sempre buona pratica calcolare il Debt Service Coverage Ratio (DSCR), ovvero l’indice di sostenibilità del debito aziendale. Questo parametro valuta la situazione economica prevista a sei mesi: è una previsione formulata in base alla stima dei flussi di cassa.

L’azienda vista da fuori: Centrale Rischi e rating del credito

Grazie alle norme sulla trasparenza, le aziende che ne fanno richiesta possono consultare i rapporti della Centrale Rischi. Il contenuto di questi documenti può favorire o pregiudicare l’accesso alle linee di credito. Conoscere il rating formulato dalla Banca d’Italia aiuta a capire sia come l’azienda viene vista da fuori, ma anche quali saranno le possibilità di ottenere prestiti, mutui e finanziamenti in futuro.

Un altro parametro che può essere tenuto in considerazione è il rating del credito. La valutazione è in genere offerta da agenzie di rating autorizzate ed è sollecitata dalle aziende stesse. L’eventuale certificato rilasciato dall’agenzia non ha valore legale, ma è tenuto in grandissima considerazione da eventuali investitori e istituti di credito. Le agenzie di rating, infatti, offrono una panoramica completa sullo status finanziario del richiedente, sganciandosi ovviamente dalla logica del fatturato.

L’aiuto dei software nella gestione e nel monitoraggio della crisi d’impresa

Sempre più spesso le aziende e i consulenti aziendali, si ritrovano nella condizione di dover monitorare e gestire le crisi aziendali. Ed è proprio per questo che l’ausilio dei Software diventa determinante. Sul mercato ce ne sono di certo molti, anche se l’aspetto importante è anche legato al monitoraggio in tempo reale degli indicatori e dello stato di salute dell’impresa, soluzioni fornite ormai diffusamente dal Software in Cloud di TeamSystem, Check Up Impresa.

Il turismo come motore per il rilancio dell’economia

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Il turismo come motore di propulsione per tutta l’economia italiana, favorendo occupazione di giovani, donne e la crescita del Sud. È questo il tema del convegno organizzato dal Cnel e dal ministero del Turismo. “Noi come Cnel pensiamo che il Pnrr sia una grossa occasione per la ripresa dell’Italia, perché tanti soldi così non si sono mai visti. In particolare seguiamo con attenzione l’attuazione delle clausole sociali, ovvero quel vincolo che la legge italiana ha istituito per chi occorre che ci sia almeno il 30% nelle opere del Pnrr di occupazione giovanile e femminile, e almeno il 40% devono essere destinate al meridione. In questa chiave il Cnel ha 9 gruppi di lavoro” lavorando con il ministero del Turismo “per verificare l’attuazione di queste clausole sociali”, ha detto Gian Paolo Gualaccini, consigliere e coordinatore del Gruppo Lavoro Pnrr turismo del Cnel. “Il convegno di oggi è per fare il punto su questo lavoro, iniziato da tanto tempo e che andrà avanti perché stiamo parlando ancora di bandi. Lo scopo è far si che il turismo ritorni a essere quel motore di propulsione che è per tutta l’economia italiana – ha aggiunto – garantendo una occupazione stabile e definitiva. Il turismo rappresenta il 13% del Pil, ha vissuto momenti di difficoltà a causa della vicenda del Covid, ma è una grandissima opportunità”. Per il presidente del Cnel, Tiziano Treu, il settore del turismo è stato molto colpito dalla pandemia “ma ha manifestato una capacità di reazione notevole. La scorsa estate ci eravamo illusi che la pandemia fosse finita, invece non possiamo tirare un respiro di sollievo e dobbiamo stare molto attenti. Il lavoro è uno dei test fondamentali dell’efficacia del Piano, quanto produce di buona occupazione? La ricaduta occupazionale è fondamentale e noi la stiamo monitorando”, ha aggiunto. Il convegno ha visto, inoltre, la presenza del ministero del Turismo, Massimo Garavaglia che ha ricordato come avere una concentrazione di flussi “a luglio e agosto per l’Italia è uno spreco avendo la possibilità di fare turismo tutto l’anno, abbiamo questa enorme opportunità e dobbiamo farla conoscere e per fare questo il digitale è la linea, è una grande possibilità per avere dei flussi”. Digitale ma anche formazione che, secondo il ministro “è la chiave di tutto. È la chiave per consolidare la crescita del settore del turismo. Ma su questi noi abbiamo delle criticità a tutti i livelli. C’è un tema culturale dove, per quelli della nostra generazione, se i figli non vanno al liceo c’è qualcosa che non va. Bene, chiamiamoli tutti ‘licei’. Ma non solo – ha concluso – perché dobbiamo far laureare i nostri ragazzi un anno dopo? Una proposta concreta è quella di fare il liceo del turismo di 4 anni, così diventa più appetibile e consente di attivare prima tutto il percorso, credo che sarebbe una bella cosa”.
(ITALPRESS).
-foto Italpress-

Conad investe in ammodernamento, digitalizzazione e sostenibilità

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Conad ha presentato alla comunità finanziaria i risultati dei bilanci consolidati delle Cooperative, chiusi al 31 dicembre 2021 e approvati dall’assemblea dei soci, e il piano di sviluppo per il triennio 2022-2024. Un bilancio che vede in crescita tutti i principali indicatori economici: nel 2021 il fatturato della rete Conad ha raggiunto 17 miliardi, in aumento del 6,5% rispetto all’anno precedente, superando di 9 volte la media del mercato (+0,7%) e continuando una crescita a ritmi sostenuti che prosegue da 15 anni, dove Conad ha più che raddoppiato le proprie dimensioni. La quota di mercato negli ultimi 12 mesi si è consolidata ed è pari al 15,07%, confermando il ruolo di leadership di Conad come prima insegna della GDO italiana, anche nel canale dei supermercati dove oggi l’insegna rappresenta un quarto del totale (23,47%). Il sistema Conad chiude l’anno con un patrimonio netto aggregato di 3,1 miliardi (+7,5% rispetto al 2020) e consente di proseguire con la necessaria solidità economica un piano di investimenti nel triennio 2022-2024 di 2,08 miliardi destinati all’ammodernamento dei punti vendita, alla digitalizzazione e alla sostenibilità. Oltre che all’implementazione di una piattaforma digitale per la gestione dell’e-commerce e per lo sviluppo di un’ampia gamma di servizi per l’alimentazione, la persona, la famiglia e la casa. In crescita l’utile aggregato dei bilanci consolidati delle Cooperative Conad, che si attesta a 225,51 milioni nel 2021 (+4,19% rispetto al 2020). L’Ebitda aggregato dei bilanci consolidati delle cinque cooperative associate – Conad Nord Ovest, Conad Centro Nord, Commercianti Indipendenti Associati, Conad Adriatico e PAC 2000A – è di 529,67 milioni. L’Ebit si attesta invece a 303,25 milioni. “Nel 2021 abbiamo consolidato la nostra rilevanza sul tessuto economico e sociale del Paese, ottenendo risultati soddisfacenti che dimostrano come il nostro modello di imprenditori associati in cooperativa sia in grado di produrre risultati anno dopo anno”, ha dichiarato Francesco Pugliese, Ad di Conad. “Pandemia e guerra in Europa hanno innescato cambiamenti che saranno duraturi: nei mercati, nei sistemi produttivi, nei comportamenti di consumo. Noi di Conad – ha aggiunto – ci siamo e come insegna leader della GDO continuiamo a investire per creare valore all’interno dei nostri punti di vendita, rendendoli sempre più moderni e sostenibili. Ma per noi sostenibilità significa anche sostenere le Comunità in cui operiamo: per questo siamo in prima linea per evitare il trasferimento dei rincari delle materie prime ai clienti. Lo facciamo con i nostri prodotti a marchio e con l’operazione ‘Bassi e Fissi’, un paniere che offre centinaia di prodotti indispensabili a prezzi ribassati e con una qualità che non teme confronti”, ha concluso. Nei primi cinque mesi del 2022 il trend positivo del fatturato si è ulteriormente consolidato, trainato da una crescita – a livello di canale – delle grandi superfici: Spazio Conad mostra infatti l’incremento di fatturato più rilevante, con un +7,40% rispetto allo stesso periodo del 2021, seguito da Conad Superstore, che fa segnare un +3,28%. Sempre positivi gli andamenti dei canali Conad (+2,22%) e Conad City (+1,89%). Infine, fanno segnare una crescita particolarmente dinamica i concept store, con incrementi a tripla cifra per gli esercizi di somministrazione (+107,9%) e a doppia cifra per PetStore (+40,59%) e Parafarmacia (+20,21%). Infine, nelle prossime settimane sarà lanciata la nuova piattaforma Hey Conad, sviluppata in collaborazione con il partner Intema, dedicata al mondo dell’e-commerce e aperta ai servizi digitali per i clienti Conad. (ITALPRESS).