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Economia

Da Banca Mediolanum e Fondazione Mediolanum Onlus 500mila euro per l’Ucraina

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Banca Mediolanum e Fondazione Mediolanum Onlus hanno erogato oltre 500.000 euro per contribuire a sostenere progetti di primo aiuto, accoglienza e formazione a favore della popolazione ucraina costretta a fuggire dai propri territori. L’impegno del Gruppo bancario si concretizza in una liberalità a fondo perduto a favore di primarie associazioni benefiche – Caritas Ambrosiana, Nuovi Orizzonti, Cometa e Associazione San Fedele Onlus – impegnate nell’erogazione dei servizi di accoglienza e nel ripristino di alcuni edifici in Italia, nel fare fronte ai costi per la cura dei minori, nel sostegno scolastico, psicologico e nell’aiuto linguistico, nella consulenza e nell’orientamento delle relative famiglie con bambini. “Siamo partiti dal bisogno – dichiara Sara Doris, vice presidente di Banca Mediolanum e presidente esecutivo di Fondazione Mediolanum Onlus – evidenziato dalle associazioni alle quali ci lega una relazione di aiuto da diversi anni e che con grande impegno operano sul territorio nazionale ed internazionale. Abbiamo cercato di rendere concreto il sostegno economico – spiega – andando a intervenire in modo diversificato per dare completezza ai progetti già avviati dalle associazioni. Ritengo che essere di supporto a queste famiglie che hanno dovuto lasciare la loro Terra sia un dovere al quale nessuno di noi possa sottrarsi. Ciascuno nella misura in cui può, perché solo insieme si riesce a superare qualsiasi ostacolo che la vita ci porta ad affrontare”. Prosegue la raccolta fondi di Fondazione Mediolanum Onlus a sostegno della popolazione ucraina, in corso dal 28 febbraio, a favore dell’Unhcr attraverso Rete del Dono. In questo caso, grazie alle donazioni di clienti, dipendenti e consulenti finanziari della banca, si è potuto intervenire con l’acquisto immediato di indumenti invernali, coperte e tende e contribuire a sostenere le famiglie costrette a fuggire dalle loro abitazioni.
(ITALPRESS).

Helbiz, accordo con Flee per mobilità innovativa e sostenibile

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Al via una partnership tra Helbiz e Flee per arricchire reciprocamente i loro ecosistemi di mobility, offrendo da una parte ai clienti Helbiz la possibilità di accedere a una piattaforma dove l’utente sarà il centro di un mondo di servizi estesi anche all’auto, dall’altra ampliando le soluzioni a disposizione dei clienti Flee, che avranno la possibilità di scegliere tra diverse opzioni sulla base delle proprie esigenze. Flee, progetto di innovazione di Aon Mobility Solutions, nasce come servizio di noleggio auto a lungo termine a consumo – pay per use, che unisce il risparmio, la sicurezza e la comodità di un servizio tutto digitale. Innovazione, smart attitude, approccio digital e green sono i valori che accomunano Helbiz e Flee e che sono alla base della nuova partnership. Questa, infatti, è nata dal desiderio di Helbiz di garantire soluzioni innovative ai propri utenti, offrendo loro la libertà di scegliere l’opzione di mobilità più adatta alle proprie esigenze e spostamenti. A questo bisogno Flee ha risposto proponendo un’offerta di noleggio a lungo termine originale con un prodotto premium che permette di efficientare le spese dell’utente: rata flessibile e variabile a seconda dell’utilizzo dell’auto, esperienza digital, approccio green e nuovi modelli di sharing. Studi recenti hanno mostrato come i consumatori italiani siano sempre più interessati sia a proposte assicurative che prevedono livelli di copertura personalizzabili in base all’effettivo utilizzo del mezzo, che al monitoraggio del loro stile di guida e a formule assicurative che coprano in modo trasversale tutte le forme di mobilità utilizzate. “La partnership con Flee per noi di Helbiz è motivo di grande orgoglio, ed è l’ennesima occasione che ci permette di dimostrare quanto la sinergia fra le due aziende porti al conseguimento di obiettivi condivisi: il rispetto ambientale, la sostenibilità e il continuo interesse a sviluppare collaborazioni che portino ad una mobilità più smart e green. Siamo felici di poter allargare il nostro ecosistema di mobility che permette al cliente di avere accesso a soluzioni diverse, che vanno incontro ad ogni suo bisogno”, ha affermato Jonathan Hannestad, Chief Operating Officer di Helbiz. Gabriele Ratti, Head of Mobility, Affinity, SME & DCS in Aon, ha commentato “Grazie a questa partnership con Helbiz, Flee inizia un percorso di costruzione di un ecosistema di mobilità green e innovativa ancora più integrato, con l’obiettivo di diventare sempre di più punto di riferimento per gli utenti che nella loro quotidianità necessitano di utilizzare mezzi diversi per spostarsi in modo rapido, sostenibile e comodo”.
(ITALPRESS).

Enasarco, assemblea approva il bilancio 2021

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L’assemblea dei delegati Enasarco ha approvato all’unanimità dei presenti il bilancio consuntivo del 2021, già deliberato all’unanimità dal Cda della Fondazione, che si chiude con avanzo di 187 milioni. Il patrimonio complessivo è di più di 8 miliardi (+2,7% rispetto all’anno precedente). “I tempi difficili impongono un cambio di rotta nella gestione della Fondazione e del suo patrimonio affinché questo possa rendere in maniera positiva non solo gravando sui contributi degli iscritti. Dobbiamo tutti insieme perseguire il bene dei nostri iscritti, pressati ed estenuati prima dal Covid-19 ed ora dalle conseguenze della guerra e dalla crisi energetica che colpisce le nostre aziende”, ha detto il presidente della Fondazione Enasarco, Alfonsino Mei, introducendo i lavori. Successivamente, il presidente si è soffermato sulla necessità di avviare politiche e investimenti a favore del Sistema Italia: “È necessario ricordarsi del ruolo centrale che il nostro Ente riveste nel panorama sociale italiano; abbiamo la possibilità e la capacità di incidere, realmente, nelle scelte politiche. Mi auguro che la Fondazione sia giunta all’avvento di una nuova visione condivisa e tesa alla valorizzazione delle nostre professionalità che, da tempo, necessitano di contributi concreti”. In assemblea si è registrata l’assenza delle parti sociali legate alla gestione precedente; quest’ultime, dopo aver promosso e redatto il bilancio, non hanno partecipato ai lavori di oggi.
(ITALPRESS).

Def, Orlando “Scostamento di bilancio? Nessuna strada esclusa”

TORINO (ITALPRESS) – “Abbiamo messo in conto che le risorse individuate nel Def non siano sufficienti. Ragioneremo su come. Credo che nessuna strada sia esclusa. Si tratta anche di capire esattamente quali risposte comuni, se ci saranno, verranno a livello europeo”. Così Andrea Orlando, ministro del Lavoro, arrivando al congresso Fim-Cisl a Torino, risponde alle ipotesi di uno scostamento di bilancio nei prossimi mesi. “In queste ore si stanno verificando le possibilità. Se non ci saranno, si tratterà di capire quali strade a livello nazionale si potranno intraprendere. Abbiamo messo nel conto il fatto che le risorse del Def sono solo una parte di ciò che è necessario per far fronte alla situazione che si è venuta a determinare con la crisi causata dalla guerra” aggiunge.
(ITALPRESS)
(Photo credit: agenziafotogramma.it)

Fiaip, a Pasqua locazioni turistiche in crescita del 10%

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La Fiaip rileva nelle principali città d’arte un deciso aumento (+10%), nel fine settimana Pasquale, di locazioni di case per fini turistici rispetto allo stesso periodo del 2019. Su tutte, spiccano Venezia +14% e Firenze +12%, a seguire Roma +10%, Napoli +8% e Bologna +6%. Le festività Pasquali, oltre al boom registrato nelle strutture ricettive tradizionali, segnano un forte incremento anche degli “affitti turistici” tornati a livelli pre-pandemia anzi in decisa crescita rispetto al 2019. Altresì, rispetto alla Pasqua del 2019, il periodo del soggiorno medio del turista in strutture extra-alberghiere si è sensibilmente allungato e questo sarà una costante pure della prossima stagione estiva oramai alle porte. “Da non sottovalutare – commenta Leonardo Piccoli, vicepresidente della Fiaip con delega al settore Turistico – come la crescita del comparto dell’extra alberghiero nel post pandemia stia determinando una domanda superiore rispetto allo stock disponibile sul mercato. Un mercato, quello turistico che, proprio in virtù di tale condizione, è alimentato, sempre di più, dall’attività strategica delle agenzie immobiliari sia nell’agevolare l’acquisto di immobili da locare per periodi brevi sia in relazione all’intermediazione e alla gestione dell’affitto per fini turistici, erogando servizi a garanzia della massima legalità e trasparenza”, aggiunge. “Questi dati – commenta il presidente della Fiaip, Gian Battista Baccarini – ci confermano che le locazioni turistiche sono una forma di ricettività alternativa e non concorrenziale rispetto alle strutture ricettive tradizionali, entrambe risorse attrattive vitali per il turismo nazionale. Pertanto – conclude Baccarini – è necessario, anzi doveroso, che il legislatore non ostacoli ma, al contrario, sostenga, incentivandolo, il comparto delle locazioni brevi rappresentando una crescente strategica risorsa per l’economia locale e nazionale”.
(ITALPRESS).

L’Oreal, nel primo trimestre fatturato in crescita a 9 miliardi

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L’Oréal archivia il primo trimestre 2022 con un fatturato pari a 9,06 miliardi, in aumento del 19% rispetto allo stesso periodo del 2021. A parità di perimetro, la crescita dei ricavi del gruppo è stata del 13,5%, mentre a cambi costanti del 13,9%. La società ha riportato inoltre una crescita equilibrata per segmento di prodotto e per zona geografica, con una forte ripresa delle vendite nei negozi fisici pari al 15,5%. “Sullo sfondo dell’invasione dell’Ucraina e del rafforzamento delle misure sanitarie in Cina. L’Oréal ha registrato un primo trimestre forte. Nei primi tre mesi dell’anno è proseguito il trend di crescita del mercato globale della bellezza, con comportamenti di acquisto dei consumatori non influenzati dall’inflazione”, ha commentato Nicolas Hieronimus, Ceo di L’Oréal. “Abbiamo sfruttato al massimo la nostra strategia omnicanale, con un chiaro rilancio delle vendite offline mentre l’e-commerce ha continuato a crescere, rappresentando il 25,8% delle vendite. Grazie agli sforzi incessanti dei nostri team in tutto il mondo – ha aggiunto -, perseguiremo la nostra strategia di sfruttare innovazione e investimenti all’avanguardia per guidare la crescita dei nostri marchi e migliorare la loro desiderabilità in futuro. Pur consapevoli della volatilità e dell’incertezza, rimaniamo ottimisti riguardo alle prospettive per il mercato della bellezza e fiduciosi nella nostra capacità di sovraperformare il mercato nel 2022 e raggiungere un altro anno di crescita delle vendite e dei profitti”, ha concluso. (ITALPRESS).

Pensioni, Damiano “Riprendere il confronto sulla previdenza”

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ROMA (ITALPRESS) – Sul tema pensioni Cesare Damiano, presidente dell’associazione Lavoro&Welfare ed ex ministro del lavoro, ritiene che “sarebbe estremamente positivo riprendere il confronto sulla previdenza”, pur consapevoli del fatto che “si dovrà dare priorità alla tutela dei settori più colpiti dalle conseguenze della guerra”. Per Damiano “è interesse di tutti superare le rigidità della legge Monti-Fornero, mano a mano che ci avviciniamo al sistema interamente contributivo, senza dimenticare il tema della rivalutazione degli assegni pensionistici nell’attuale momento di consistente ripresa dell’inflazione”.

Damiano, prima la pandemia e ora la guerra. Le riforme sembrano temi finiti di lato, che ne sarà di quella delle pensioni?

Siamo nel bel mezzo di una guerra tragica che riguarda, in primo luogo, tutti i Paesi dell’Unione europea perché si sta consumando alle nostre porte. Una guerra che investe i rapporti economici e sociali tra l’Europa, la Russia e l’Ucraina, ma che coinvolge il mondo intero. Dovremmo essere tutti consapevoli del fatto che l’agenda politica, economica e sociale, subirà dei profondi cambiamenti. Tra le vittime di questa situazione potrebbero esserci gli interventi a sostegno dello Stato sociale e il potere d’acquisto di salari e pensioni.
E’ però positivo il fatto che il ministro dell’Economia, Daniele Franco, abbia accennato nelle scorse settimane alla necessità di affrontare il tema delle pensioni che sembrava scivolato fuori dall’agenda delle priorità. Questa nuova disponibilità si somma alla nota sensibilità politica sui temi sociali del ministro Orlando. Il confronto avviato alcuni mesi fa su questo argomento con il sindacato nel tavolo politico con Draghi, Orlando e Franco e, successivamente, al tavolo tecnico istituito dal ministro Andrea Orlando presso il ministero del Lavoro, ha già consentito di tracciare un primo e provvisorio perimetro di intervento su flessibilità, giovani, donne e pensioni complementari. Quindi, pur consapevoli del fatto che si dovrà dare priorità alla tutela dei settori più colpiti dalle conseguenze della guerra, riteniamo che sarebbe estremamente positivo riprendere il confronto sulla previdenza: è interesse di tutti superare le rigidità della legge Monti-Fornero, mano a mano che ci avviciniamo al sistema interamente contributivo, senza dimenticare il tema della rivalutazione degli assegni pensionistici nell’attuale momento di consistente ripresa dell’inflazione.
Il tavolo politico, come ho accennato poco fa, aveva fornito indicazioni importanti individuando le tematiche essenziali: la flessibilità; la particolare attenzione da dedicare ai lavoratori fragili, cioè giovani e donne; il rilancio della previdenza complementare. Individuati i temi si era anche deciso di istituire una commissione tecnica con il compito di approfondire tutti questi argomenti, al fine di fornire al tavolo politico le indicazioni necessarie. Cosa che è stata realizzata presso il Ministero del Lavoro.

Quali sono state le ipotesi su cui ha lavorato il tavolo tecnico?

Il tavolo tecnico ha svolto una serie di incontri con il sindacato e ha terminato una prima fase del suo lavoro esaminando i singoli argomenti con reciproca soddisfazione delle parti.
In quella sede abbiamo maturato un orientamento comune, non ancora punti di merito.
Il primo aspetto ha riguardato il tema della flessibilità, sicuramente il più delicato e di più difficile soluzione. Per affrontarlo abbiamo diviso la platea dei lavoratori in tre parti: la prima riguarda i lavoratori ancora con il sistema retributivo (la vecchia generazione); la seconda riguarda la platea mista retributiva-contributiva (la generazione di mezzo); la terza, infine, è la platea totalmente contributiva ( i più giovani). La prima platea, secondo una stima fornita dall’Inps, era composta al 31 dicembre 2020 da 297mila soggetti. Un anno dopo quella stessa platea si era ridotta a 193mila unità. Un calo del 35%, con una diversa velocità tra uomini e donne: meno 44% tra i lavoratori e meno 24% tra le lavoratrici. Se il trend di diminuzione registrato in questo arco temporale dovesse mantenersi per il futuro è del tutto evidente che questa platea, formata da lavoratori che avevano maturato almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995 (Legge Dini), si ridurrà ulteriormente fino alla sua scomparsa definitiva. Infatti presumiamo che, sia a causa delle pensioni di vecchiaia, fissate a 67 anni di età , sia a causa di tutte le formule di anticipo pensionistico previste, da Quota 102 a Opzione Donna, prima o poi ed in breve tempo tutti questi soggetti accederanno alla pensione, a meno di casi particolari.

La seconda platea sembra quella più corposa e anche la più complicata da affrontare.

Esatto. La seconda platea è quella su cui appuntare maggiormente la nostra attenzione: si tratta di lavoratori che alla data del 31 dicembre 1995 non avevano raggiunto i famosi 18 anni di contributi, come prevede la riforma Dini, e che quindi passavano al calcolo contributivo dal primo gennaio del 1996. Secondo un calcolo dell’Inps, nel caso in cui questi lavoratori che hanno una parte di pensione calcolata con il sistema retributivo, fino a un massimo di 17 anni di contributi, dovessero convertire quegli anni da retributivo a contributivo, la diminuzione di valore del loro assegno pensionistico arriverebbe a una punta massima del 18,4%. Per fare un altro esempio: nel caso di lavoratori con appena 6 anni di contributi versati con il sistema retributivo se questi anni di contributi fossero convertiti nel sistema contributivo, la penalizzazione sarebbe di circa il 10%. Stiamo sempre parlando di una simulazione che prevede un anticipo dell’età pensionistico a 64 anni con almeno 20 anni di contribuzione.

In questa categoria rientrano diverse tipologie di lavoratori. Chi svolge lavori gravosi non può essere considerato come chi lavora in ufficio. A quali soluzioni si è pensato?

Chi svolge un lavoro “normale”, un impiegato amministrativo, potrebbe avere la penalizzazione di cui abbiamo parlato in precedenza, alla quale potrebbe essere applicato convenzionalmente un tetto al fine di diminuirne l’impatto. Mentre per chi svolge invece lavori usuranti o gravosi è già prevista una uscita pensionistica anticipata senza penalizzazioni. I lavori usuranti, disciplinati nel 2007, sono attività che si svolgono in particolari condizioni: in miniera, in torbiera, nelle cave, nel sottosuolo e così via. Sono poche migliaia le persone che finora sono rientrate in queste categorie.
C’è anche un’altra agevolazione, l’Ape sociale, che non è un vero e proprio anticipo pensionistico perché si tratta di un assegno di accompagnamento verso la pensione con un tetto di 1500 euro lordi, circa 1200 euro netti mensili, non indicizzato e senza reversibilità: riguarda 215 mansioni censite e inserite nell’ultima legge di Bilancio che ha allargato la precedente platea. Si tratta anche in questo caso di lavori particolarmente impegnativi come il conduttore di impianti e macchinari per l’estrazione dei minerali, i fonditori, i saldatori, i lattonieri, i calderai e così via. Quindi, per quanto riguarda il tema della flessibilità, avendo noi suddiviso la platea complessiva in tre parti, possiamo arrivare a questa conclusione: chi appartiene alla vecchia generazione che ha un calcolo tutto retributivo (fino al 31 dicembre 2011) è numericamente in via di sparizione; coloro che invece ricadono in un calcolo tutto contributivo, perché hanno iniziato a lavorare dal 1° gennaio 1996, non hanno problemi di ricalcolo. Rimane la platea di mezzo, che ha un regime misto per il quale, mentre il Governo propone di convertire la parte retributiva in calcolo contributivo, con le penalizzazioni massime che abbiamo ricordato, a questa soluzione i sindacati si oppongono. Le loro proposte, infatti, vanno da un maggiore anticipo dell’età a partire dai 62 anni, ad una penalizzazione più ridotta.

Damiano, può tracciarci un quadro di tutte le varie formule a cui si può ricorrere per andare in pensione prima dei 67 anni di età?

Partiamo da un dato: a fronte dell’età legale del pensionamento di vecchiaia che è di 67 anni, secondo alcune ricerche l’età effettiva in Italia sarebbe di appena di 62 anni: cifra che viene contestata dai sindacati. Questo anticipo è sicuramente da ricondurre alle varie forme di flessibilità esistenti: lavori usuranti, Ape sociale, Ape volontaria, Ape rosa, Quota 102, Opzione Donna, Iso-pensione, Contratto di espansione, Anticipo pensionistico per i lavoratori di aziende in crisi, Rita (Rendita integrativa temporanea anticipata) e i 42 anni e 10 mesi di contributi per i cosiddetti lavoratori precoci (un anno in meno per le donne). Sicuramente si renderebbe necessaria una razionalizzazione di questo sistema.

Giovani e donne: le categorie più penalizzate dal mercato del lavoro. Come si rende davvero “giusto” un sistema che oggi fa acqua da tutte le parti?

Partiamo dai giovani: sappiamo che con la Legge Monti-Fornero coloro che avranno la liquidazione della loro pensione completamente con il contributivo (cioè chi ha iniziato a lavorare dal gennaio 1996) potranno, all’età di 64 anni, accedere alla pensione, ma ad una condizione: che l’importo dell’assegno sia almeno 2,8 volte il minimo pensionistico (pari a circa 500 euro). In poche parole, l’importo lordo dovrà essere almeno di 1400 euro. Poiché il tasso di sostituzione stipendio-pensione per le giovani generazioni si aggira intorno al 50- 60% vuol dire aver avuto nel corso della vita lavorativa, mediamente, uno stipendio lordo mensile di circa 2500 euro, cosa difficilmente raggiungibile per i giovani del lavoro povero perché discontinuo e sottopagato. Una sorta di beffa. Per questo noi abbiamo chiesto di poter abbassare questa soglia da 2,8 volte a 1,5 volte. Stiamo parlando di pensioni che sarebbero in molti casi molto basse e dunque da integrare.

Come immagina si possano integrare per evitare di avere intere generazioni di anziani indigenti?

Al tavolo tecnico abbiamo avanzato alcune proposte: si può agire valorizzando i contributi e riconoscendo, ad esempio, ogni anno di lavoro, per coloro che saranno al di sotto di una soglia di pensione dignitosa, con un anno e mezzo di contributi, ai quali sommare i contributi degli anni di formazione certificata, la nascita dei figli – un anno di contributi per figlio -, gli anni della Naspi, in modo tale che la somma dei contributi maturati durante il lavoro e fuori dal lavoro possa far raggiungere un livello adeguato di pensione. Come ho già detto, si potrebbero utilizzare anche altre modalità: c’è chi suggerisce di utilizzare lo zoccolo di base dei 500 euro come lo sgabello sul quale sedersi e dal quale calcolare i contributi con l’obiettivo di arrivare ad una pensione che vada dagli 800 euro in su, non uguale per tutti perché dovrà tenere conto dei contributi effettivamente versati, al fine di non indurre le persone a pensare che tanto, comunque vada, una pensione dignitosa c’è e i contributi non servono, incentivando in questo modo il lavoro nero.

Un altro modo per incrementare il reddito una volta in pensione è il ricorso alla previdenza complementare. Di questo avete discusso?

Sì, abbiamo discusso della possibilità di ripristinare la regola del silenzio assenso per un periodo di almeno sei mesi, anche perché quelli che mancano all’appello delle iscrizioni sono soprattutto i giovani, che sono coloro che possono trarne maggiore vantaggio da questo secondo pilastro previdenziale.

I soldi per fare tutto questo ci sono?

Ho tracciato il quadro complessivo del lavoro che si è svolto sin qui al tavolo tecnico. Naturalmente questa architettura deve trovare il suo equilibrio ed essere supportata da risorse significative che in questo momento non sarà facile reperire. La priorità è quella di riprendere il confronto tra Governo e sindacati sul tema della previdenza nell’ambito della scelta, confermata dal premier Draghi, di rendere strutturale il confronto con le parti sociali al fine di affrontare in modo efficace l’attuale situazione di emergenza economica e sociale.
(ITALPRESS).

Stellantis sospende l’attività nello stabilimento russo di Kaluga

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AMSTERDAM (ITALPRESS) – “In seguito al quotidiano rafforzamento delle molteplici sanzioni e alle difficoltà logistiche riscontrate”, Stellantis, si legge in una nota, ha sospeso “la propria attività produttiva a Kaluga”, in Russia, “al fine di garantire il pieno rispetto di tutte le molteplici sanzioni e di tutelare i propri dipendenti”. Stellantis “condanna la violenza e sostiene qualsiasi azione che possa riportare la pace”.
(ITALPRESS).