Il Consiglio di Amministrazione di TIM, riunitosi oggi sotto la presidenza di Salvatore Rossi, ha preso atto, si legge in una nota, “dell’intenzione di Kohlberg Kravis Roberts & Co. L.P., allo stato ‘non vincolante e indicativa’ (‘non-binding and indicative’), di effettuare una possibile operazione sulle azioni di TIM attraverso un’offerta pubblica di acquisto sul 100% delle azioni ordinarie e di risparmio della Società, volta al delisting”. “La Manifestazione d’Interesse, come detto non vincolante e basata su informazioni di pubblico dominio, sarebbe soggetta alla condizione del raggiungimento della soglia di adesione minima del 51% del capitale sociale di entrambe le categorie azionarie”, ricorda la nota. Ed “è stata qualificata da KKR ‘amichevole’ e aspira ad ottenere il gradimento degli amministratori della Società e il supporto del management. Essa è, allo stato, condizionata tra l’altro allo svolgimento di una due diligence confirmatoria di durata stimata in quattro settimane, nonché al gradimento da parte dei soggetti istituzionali rilevanti (“key government stakeholders” – la Società è soggetta ai poteri speciali, c.d. Golden Power, dell’Autorità di Governo). Il prezzo indicato da KKR nella Manifestazione d’Interesse, da pagare interamente per cassa – da considerarsi allo stato, oltre che non vincolante, anche meramente indicativo – sarebbe pari a Euro 0.505 per azione ordinaria o risparmio”, conclude la nota.
In un libro la trasformazione digitale del sistema bancario
ROMA (ITALPRESS) – “Fintegration – La trasformazione digitale del sistema bancario”. È il nuovo libro scritto dal presidente di Confassociazioni Angelo Deiana e da Roberta Caselli, membro del Cda di Anpib (Associazione Nazionale Private & Investment Bankers).
“Un solo mantra: evolversi per non estinguersi”, spiega Deiana, che è anche presidente di Ancp (Associazione Nazionale Consulenti Patrimoniali), e Anpib.
“Stiamo vivendo – continua – un periodo complesso per il sistema bancario e finanziario: erosione del margine finanziario, rimodulazione del margine da servizi, necessità di investimenti tecnologici straordinari per stare al passo dei processi espansivi di Fintech e Big Tech. Come sottolinea nella sua prefazione Corrado Passera, a tutto ciò si è aggiunta l’instabilità economica generata dalla pandemia da Covid19 e dalle conseguenti massicce immissione di liquidità delle grandi banche centrali nel sistema economico. Denaro facile a tassi negativi o, se va bene, a zero”.
“In sintesi – sottolineano i due autori del libro edito da Rubbettino – l’unica certezza è che non ci sono certezze. Viviamo in un mondo nuovo: Marx aveva predetto che quando i tassi sarebbero scesi a zero il capitalismo sarebbe morto. Ora i tassi sono negativi, il capitalismo non è morto, ma il problema è lo stesso per tutti: dove trovare un mix virtuoso fra rischio e rendimento che offra un orizzonte di valore per clienti e azionisti? Altrimenti la redditività del capitale diventerà un’araba fenice per molti player e questo potrebbe determinare la fine del sistema bancario. Per questo motivo gli scenari evolutivi sono diversi ma semplici: a) la scomparsa delle banche tradizionali più piccole e un periodo di fusioni e acquisizioni fra soggetti di medio-grandi dimensioni; b) lo sviluppo di hybrid/challenger banks con prodotti/servizi innovativi; c) una partnership definitiva tra banche, Fintech e Big Tech: la Fintegration”.
“Altre strade – sottolinea Deiana – sono difficili in un mondo a rete che si sta “amazonificando”, e che vede il minor tempo di servizio come fattore di scelta strategica della clientela. Ecco allora il dilemma del battleground bancario sulla sfida della redditività prossima ventura: andare verso il digitale e sfidare il mondo nuovo Fintech a ricavi altrettanto digitali, oppure gestire l’attuale (ma effimero) vantaggio competitivo del database di clienti del sistema tradizionale? Oppure, ancora, “fintegrarsi”?”.
“Si tratta di metabolizzare – ricorda Roberta Caselli – un paradigma nuovo: la “digital/platform economy” è un sistema in cui il problema non è quello di una mera digitalizzazione dei sistemi produttivi e distributivi, ma una transizione phygital verso un modello consulenziale comportamentale dove la tecnologia è il braccio, i soft skills la mente e i dati il vantaggio competitivo. Ecco perché l’unico possibile salto in avanti strategico non può che essere la Fintegration, l’integrazione a tappeto di tecnologie emergenti (cloud, blockchain, intelligenza artificiale, robo-advisory) come fattori abilitanti nel percorso di trasformazione verso il phygital”.
“La sintesi – conclude Deiana – è una sola: per il sistema bancario l’orizzonte è incerto ma la strada da percorrere è tracciata. Evolversi e “fintegrarsi” per non estinguersi. Altrimenti sarà la fine”.
(ITALPRESS).
Federmanager, premiati i 10 migliori giovani manager d’Italia
Dieci giovani talenti, dieci promettenti manager hanno ricevuto oggi il Premio Giovane Manager. Giunto alla sua quarta edizione, il riconoscimento è istituito da Federmanager e dedicato agli iscritti con meno di 44 anni per potenziare il ruolo e il valore delle competenze manageriali. Promosso dal Gruppo Giovani di Federmanager e organizzato in collaborazione con Hays Italia, il contest di quest’anno aveva come titolo “Extra – excellence and training” per indagare le buone pratiche in tema di formazione e riqualificazione professionale, essenziali nella costruzione di un nuovo modo di fare impresa. II titolo di miglior Giovane Manager è stato assegnato a Donata Guerrini, strategic negotiator Emea di Google, che avrà tra l’altro la possibilità di accedere in modo gratuito a uno dei percorsi di certificazione delle competenze manageriali, messo a disposizione da Federmanager attraverso il progetto “BeManager”. Gli altri manager premiati sono: Giulia Bettagno, general manager di Casa Girelli Spa – Gruppo Cavit; Alex Davide Carini, general manager di Humanitas San Pio X; Niccolò Chierroni, group business development director di Angel Company; Fernando De Castro Rubio Poli, enterprise solutions operational consulting head di Engineering Ingegneria Informatica; Ginetta Di Vita, responsabile controllo di gestione di Liberty Lines; Gianluca Gualco, partner di 3i Group; Andrea Lanuzza, group general manager operations di Gruppo Cap; Elena Moretti, country business unit head building products di Siemens; Federica Santini, direttore strategie innovazione e sistemi di Italferr e presidente di Trenord. È stato assegnato, per la prima volta, il riconoscimento speciale “Expat” a Daniele Quintarelli, area manager – Middle east di Maire Tecnimont, che si è distinto per aver rappresentato e trasmesso le best practice, la cultura ed i valori aziendali all’estero. “I manager che premiamo oggi sono tra le migliori risorse che guideranno il nostro sviluppo, la spina dorsale su cui costruire nuove opportunità per il Paese e per le imprese in cui operano”, ha commentato il presidente Federmanager, Stefano Cuzzilla. “A loro va il mio incoraggiamento a migliorarsi sempre, rafforzando competenze e network Questo premio vale come riconoscimento dell’impegno dei tanti manager italiani che hanno dimostrato di avere strumenti concreti e metodi d’attuazione che hanno salvato le nostre imprese nel periodo più buio della pandemia e che oggi hanno davanti la sfida più grande: costruire il progresso di una società economicamente più competitiva, socialmente più equa ed ambientalmente più sostenibile”, ha aggiunto.
“Extra – excellence and training è il focus che abbiamo voluto dare quest’anno al nostro contest per andare al cuore di quello che crea veramente straordinarietà, ovvero la formazione e le competenze che portano a qualcosa che è fuori dall’ordinario – ha detto Renato Fontana, coordinatore del Gruppo Giovani Federmanager -. Il veloce cambiamento, accelerato dal Covid, ha messo in luce la necessità di competenze nuove, che coinvolgano hard e soft skills. Ci deve essere lo sforzo di tutto il Paese affinché scommetta come sistema sulle sue persone dando la possibilità di investire continuamente su stessi. C’è una cosa che forse avremmo dovuto imparare dalla pandemia: che si cresce e ci si salva tutti assieme. È giunto il momento di essere e fare qualcosa di extra”.
(ITALPRESS).
La manifattura italiana traina la crescita dell’Europa
L’attività industriale italiana è in ripresa e traina l’Eurozona. E’ quanto emerge dal Rapporto sull’industria del Centro Studi Confindustria. Dopo il crollo dei primi mesi del 2020, l’attività industriale a livello mondiale ha risalito velocemente la china nella restante parte dello scorso anno. Successivamente al rimbalzo, tuttavia, il percorso di crescita si è sostanzialmente interrotto nel 2021, tanto nel mondo avanzato quanto in quello emergente, spiegano dal CSC. Nell’Ue e negli Usa l’indice di produzione manifatturiera è tornato a toccare i livelli pre-crisi a gennaio 2021, senza però superarli stabilmente nei mesi successivi, rivelano i dati, mentre la Cina è avanzata fino a luglio 2021 di un modesto +1,6%. Si sono visti, poi, gli effetti negativi prodotti da misure di lockdown in molti paesi emergenti, dalla crisi della logistica marittima che ha fatto impennare i costi di trasporto e rallentato i flussi commerciali alla crisi energetica in Cina che ha costretto a sospensioni forzate di molte attività industriali, con effetti a cascata per gli approvvigionamenti in tutto il mondo. Un contesto internazionale difficile, dunque, che nel corso del 2021 ha visto, però, l’espansione di alcuni settori, in particolare l’industria farmaceutica, elettronica e meccanica strumentale, sotto la duplice spinta della domanda di vaccini e di digitalizzazione, che hanno superato nel corso di quest’anno di oltre il 10% i livelli del quarto trimestre del 2019. Male, invece, sia per la debole ripresa della domanda sia per le strozzature nelle forniture, i comparti legati ai mezzi di trasporto e quelli della moda. L’Italia resta la settima manifattura a livello mondiale, e la manifattura italiana si conferma, anche nel 2020, tra le più virtuose al mondo in termini di ridotte emissioni, insieme a quella tedesca e francese. A differenza di quanto accaduto con le precedenti crisi globali, inoltre, la manifattura italiana ha recuperato stabilmente i livelli di attività precedenti lo scoppio della pandemia, ed è diventata uno dei principali motori della crescita industriale nell’Eurozona. In altri paesi, come Germania e Francia, invece, nonostante un calo meno drastico dei volumi di produzione nei mesi più critici del 2020, il pieno riassorbimento dello shock appare ancora lontano. La performance industriale italiana è spiegata, specificano ancora da Confindustria, innanzitutto da una dinamica della componente interna della domanda che, grazie alle misure governative di sostegno ai redditi da lavoro prima e di stimolo alla spesa dopo, ha dato un contributo decisivo alla ripresa della produzione nazionale. A fronte di un fatturato estero che ad agosto del 2021 ha segnato un +2,8% in valore rispetto al picco di febbraio 2020, il fatturato interno ha registrato nello stesso arco temporale un +7%. Un ruolo fondamentale è poi rappresentato dal basso grado di esposizione delle imprese manifatturiere italiane alle strozzature che stanno affliggendo le catene globali del valore in questo frangente. Nella seconda parte del 2021, infatti, “solo” il 15,4% di esse ha lamentato vincoli di offerta alla produzione per mancanza di materiali o insufficienza di impianti. La tenuta della capacità produttiva in Italia, sostenuta anche da un massiccio ricorso ai prestiti garantiti dallo Stato, ha scongiurato, così, una forte ondata di chiusure ed evitato così pesanti ricadute negative sul fronte dell’occupazione. Alla fine del secondo trimestre 2021, le ore lavorate nell’industria risultavano sotto dei livelli pre-pandemici del 4,2% rispetto allo stesso periodo del 2019, gli occupati dell’1,1%. Il fenomeno di backshoring in corso nella manifattura italiana, ovvero il rientro in Italia di forniture precedentemente esternalizzate, non è marginale. Tra i rispondenti che avevano in essere rapporti di fornitura estera, il 23% ha già avviato, negli ultimi cinque anni, processi totali o parziali di backshoring. In tema di sostenibilità ambientale, infine, le stime di Confindustria mostrano come, nel 2020, parallelamente al calo dell’attività manifatturiera vi sia stata una forte riduzione dei livelli di emissioni di CO2 nell’atmosfera in tutte le principali economie industriali del mondo, a partire da UE (-8,4%) e USA (-7,7%), con la sola, rilevante, eccezione della Cina (+1,6%), mentre la manifattura italiana si conferma, anche nel 2020, tra le più virtuose al mondo in termini di ridotte emissioni. Ora, come conclude il rapporto, bisogna prendere coscienza che “recuperare la situazione precedente alla pandemia, come se si trattasse di rimettere indietro l’orologio, è, prima di tutto, impraticabile”. “Il ‘mondo di ieri’ è ormai tramontato”, ha evidenziato anche il ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili Enrico Giovannini, intervenuto alla presentazione, e ha aggiunto: “Non si tratta di ricostruire meglio, si tratta di rimbalzare avanti e non di tornare indietro a dove eravamo prima della pandemia”. Quest’ultima rappresenta “una sorta di bivio, e bisogna guardare avanti. Quando si dice ‘Tornare a livelli pre-pandemia’ si intende solo a livello statistico e matematico”, ha sottolineato Maurizio Marchesini, vicepresidente per le Filiere e le Medie Imprese Confindustria, concludendo: “Ci troviamo ovviamente in una fase molto complessa, di svolta. Ed è importante che venga accompagnate da politiche adeguate. Credo che mai come in questo momento occorra una grande collaborazione tra pubblico e privato, non solo per tracciare le linee future, ma anche che riguardi i grandi progetti di sviluppo e le sfide strategiche che l’Europa dovrà affrontare”.
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Immobili, in 10 anni perso valore per oltre mille miliardi
ROMA (ITALPRESS) – È del 30% l’ordine di grandezza della dimensione delle attività immobiliari nell’economia italiana, con 3,6 milioni di occupati nei servizi immobiliari e 3,7 milioni nelle costruzioni. Ecco perché la perdita di valore degli immobili fa perdere l’Italia. È quanto emerge dal “Rapporto sulla ricchezza immobiliare e il suo ruolo per l’economia italiana” di Gualtieri Tamburini e presentata a Roma da Confedilizia e Aspesi. A fronte di una produzione diretta complessiva di 424,12 miliardi di euro nel 2020, le due branche Costruzioni-Immobiliare hanno generato assieme, sull’intera economia, un impatto diretto e indiretto complessivo di 708,936 miliardi di euro di produzione, ai quali si possono aggiungere altri 211,083 miliardi di euro di indotto, per un ammontare finale di produzione di 920 miliardi di euro. Esso – si legge nel Rapporto – costituisce il 30,2% del valore di tutta la produzione italiana ai prezzi base, analoga percentuale di impatto delle due branche assieme la possiamo osservare anche con riferimento alle altre variabili misurate, ovvero: occupazione con il 29,7%, valore aggiunto con il 30% e Pil con il 27,09%. Si può quindi concludere che il 30% è l’ordine di grandezza della dimensione delle attività immobiliari nell’economia italiana.
Il dato però che emerge ora come più rilevante è che questa ricchezza patrimoniale ed economica è drasticamente calata nel periodo 2011-2020. A ciò hanno concorso una serie di fattori che, principalmente, vanno dall’aumento della tassazione, alla riduzione degli investimenti, alla diminuzione degli immobili. “Il settore dell’immobiliare e delle costruzioni è importante per l’economia del nostro Paese e rappresenta il 30% dell’economia italiana, del Pil, dell’occupazione. La perdita di valore nel periodo 2011-2020 è notevolissima ed è stimata in 1.137 miliardi di euro per le famiglie italiane, ma questi numeri potrebbe anche raddoppiare”. Lo ha detto il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, ricordando come anche il valore delle abitazioni sia in controtendenza rispetto agli altri paesi europei, “perché in Italia i prezzi sono sempre calati”. Questo dato negativo incide sia sul valore aggiunto, per via del minor reddito locativo che gli immobili producono, sia sulla minore propensione al consumo delle famiglie. Inoltre, poiché il patrimonio immobiliare d’ogni tipo costituisce l’infrastruttura fisica che ospita le attività delle famiglie e delle imprese, se questo non viene continuamente gestito, rinnovato e mantenuto, le conseguenze si vedono poi in termini di minore produttività e benessere generale.
Si pone così il tema di rilanciare l’investimento immobiliare e in particolare quello delle famiglie, dato che storicamente i tre quarti degli investimenti in costruzioni sono effettuati da privati, la maggioranza dei quali direttamente dalle famiglie. Questo non può che avvenire restituendo alle stesse famiglie la fiducia così che esse possano essere indotte a tornare a investire in immobili L’ingente liquidità accumulata anche durante la fase attuale. “L’aumento della tassazione è la nostra fissazione, attualmente il peso è pari a oltre 51 miliardi di euro l’anno. A questa cifra ci si è arrivati dal 2011 quando ci fu la stretta sull’immobiliare. L’Imu è il punto più dolente della situazione, è una impostazione aumentata in maniera eccessiva. Secondo noi – ha proseguito Spaziani Testa – le soluzioni da attuare affinché questo virtuosismo del settore che rappresentiamo sia valorizzato sono: riduzione fiscalità, vincoli alla contrattazione, tutela dei locatori. Per i locali commerciali visto che c’è stata una strage e c’era stata una crisi già precedente, torno a dire che da un lato serve snellire le regole sulla contrattazione e dall’altro ridurre la tassazione”.
Parlando di tempi di più stretta attualità come la legge di bilancio, riforma fiscale e revisione del catasto, Spaziani Testa ha aggiunto: “La riforma fiscale sta per essere esaminata e confondiamo che questo sia fatto con la necessaria attenzione. Per quanto riguarda la legge di bilancio, noi auspichiamo che inizino ad esserci degli interventi migliorativi sulla tassazione immobiliare di cui c’è tanto bisogno. La revisione del catasto è un pericolo perché è una riforma con una impostazione fortemente patrimoniale”.
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A ottobre 99,4 milioni di ore di cassa integrazione
ROMA (ITALPRESS) – A ottobre 2021 sono state autorizzate 99,4 milioni di ore di integrazione salariale. Il 76% delle ore di CIG ordinaria, deroga e fondi di solidarietà sono state autorizzate con causale “emergenza sanitaria COVID-19”. Lo rende noto l’Inps.
Le ore di CIG ordinaria autorizzate a ottobre 2021 sono state 33,8 milioni, di cui il 42% per emergenza sanitaria, con una variazione congiunturale del -8,4% rispetto a settembre, nel corso del quale sono state autorizzate 36,9 milioni di ore. A ottobre 2020, le ore autorizzate sono state 170,8 milioni.
Per la CIG straordinaria di ottobre sono state autorizzate 14,2 milioni di ore, di cui 3,3 per solidarietà, con un decremento del 43,7% rispetto a ottobre 2020 (25,3 milioni). La variazione congiunturale rispetto a settembre 2021 è pari al -7,5%.
Gli interventi di CIG in deroga sono stati pari a 17,9 milioni di ore, con un decremento del 17,3% rispetto a settembre, mentre rispetto a ottobre 2020 (60,4 milioni di ore) si registra una variazione tendenziale del -70,3%.
Il numero di ore autorizzate nel mese di ottobre 2021 nei fondi di solidarietà è pari a 33,3 milioni, con un decremento del 30,2% rispetto a settembre e una variazione tendenziale del -72,2% rispetto a ottobre 2020 (119,7 milioni).
Il numero di ore di cassa integrazione guadagni autorizzate nel periodo dal 1° aprile 2020 al 31 ottobre 2021, per emergenza sanitaria, è pari a 6.445,2 milioni di cui: 2.701,7 milioni di CIG ordinaria, 2.309,3 milioni per l’assegno ordinario dei fondi di solidarietà e 1.434,2 milioni di CIG in deroga.
Nel mese di ottobre 2021 sono state autorizzate 64,5 milioni di ore, con un decremento del 26,3% rispetto alle ore autorizzate a settembre 2021.
(ITALPRESS).
Assolegno “Legname da costruzione escluso dal decreto sul caro materiali”
“Centoquaranta cantieri, 60 milioni di perdita ed esuberi sino a 1.800 unità. Sono queste le cifre stimate per il comparto industriale legato al settore dell’edilizia in legno, qualora il decreto del ministero delle Infrastrutture e Mobilità Sostenibili che regolerà la lista dei prodotti oggetto di compensazione in materia di caro materiali all’interno dei bandi pubblici, non contemplasse il legno. Se non verrà trovata quanto prima una soluzione, inquadrando con chiarezza la situazione del legname da costruzione all’interno del decreto, si potrebbe innescare un pericoloso effetto domino su tutto il settore delle costruzioni. In tal senso abbiamo avviato un costante e proficuo dialogo con le istituzioni che confidiamo porti a una risoluzione positiva del problema”. Lo dichiara Angelo Luigi Marchetti, presidente di Assolegno di FederlegnoArredo. “Ma le perdite potrebbero essere ancora più ampie – spiega Marchetti – dato che la situazione riguarderà tutte le opere in cui si prevede l’utilizzo del materiale legno, come ad esempio nella realizzazione di una copertura”.
“Infatti, anche in questo caso la compagine appaltante avrà delle effettive difficoltà di accesso al fondo di compensazione previsto dal Governo. E dato che nel 2020 il legno da costruzione ha subito aumenti tra il 180% e 230% sono facilmente intuibili le conseguenze negative sia per la filiera che per la collettività in termini di servizi e infrastrutture non completate. Ci sembra paradossale – conclude Marchetti – che proprio nel momento storico in cui la sostenibilità è obiettivo primario dell’Europa e perno delle politiche del governo nazionale, venga scarsamente considerato proprio il materiale sostenibile per eccellenza, ovvero il legno strutturale che, più di ogni altro è in grado di aiutare il settore edile nel processo di transizione ecologica che porti a considerare il comparto delle costruzioni non più fonte di emissione di CO2 ma possibile bacino di stoccaggio della stessa”.
(ITALPRESS).
Migliorano le attese delle famiglie sull’economia
ROMA (ITALPRESS) – Le attese delle famiglie sull’economia italiana sono migliorate rispetto a primavera. In ripresa la propensione a spendere nei comparti più colpiti tra cui alberghi, bar e ristoranti. Cautela nelle prospettive di spesa soprattutto tra i meno abbienti. Questi alcuni dei principali risultati della 6a edizione dell’Indagine Straordinaria sulle Famiglie italiane, condotta dalla Banca d’Italia, condotta tra agosto e settembre su oltre 2.000 nuclei familiari.
Il saldo tra attese di miglioramento e peggioramento della situazione economica e del lavoro è positivo per la prima volta da primavera 2020; le famiglie che prefigurano un peggioramento sono calate di oltre il 10%.
Le attese sul reddito familiare restano stabili: 3/4 del campione si aspetta entrate analoghe a quelle del 2020, mentre il 15% inferiori. Migliorano le valutazioni dei capifamiglia lavoratori autonomi, ora in linea con la media della popolazione.
Un terzo delle famiglie è riuscito ad accantonare risparmi dall’inizio della pandemia e il 44% ritiene di riuscire a risparmiare nei prossimi 12 mesi (dato stabile).
I consumi sono condizionati dall’emergenza sanitaria, ma sono in miglioramento. Le famiglie che hanno speso meno per alberghi, bar e ristoranti sono diminuite del 15% seppur ancora molte (pari ora al 71%, erano il 90%).
Permane cautela nelle attese di spesa a 3 mesi, in particolare tra le famiglie in difficoltà economiche.
Più della metà del campione prefigura un aumento dei contagi nei 3 mesi successivi alla rilevazione, sia pure in misura inferiore rispetto al 2020; il 20% ritiene che non ci sarà un incremento nei contagi.
(ITALPRESS).












