TORINO – (ITALPRESS) – #Ripartiamoinsieme, #CgilCislUil e #26giugno. Lavoro, coesione e giustizia sociale: è l’asse della mobilitazione lanciata da Cgil, Cisl e Uil. La manifestazione di Piazza Castello a Torino, ha visto la partecipazione di delegazioni provenienti dalle regioni del Nord: Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige.
L’estensione degli ammortizzatori sociali, il blocco dei licenziamenti, una gestione del PNRR che sappia guardare ai veri obiettivi strategici del paese: le infrastrutture, la sostenibilità ambientale, la scuola, il rafforzamento della sanità pubblica è un programma di riforme che spazi dal fisco alle pensioni, dal sostegno all’occupazione giovanile e donne, ai rinnovi contrattuali. Sono questi gli obiettivi della mobilitazione lanciata oggi qui da Cgil, Cisl e Uil.
“Oggi chiediamo tutti assieme che ci sia la proroga sui licenziamenti. E’ il momento di unire, non di dividere e non è il momento di ulteriori fratture sociali” ha detto il leader della Cgil Maurizio Landini che sul capitolo sicurezza dice: “Il 20 maggio scorso abbiamo iniziato a parlare di sicurezza sul lavoro ed è questo che ci ha portato anche qui oggi. Qui ci sono delle scelte molto precise da fare. Siamo in piazza perchè abbiamo proposte per riformare questo Paese. per njoi è l’inizio di una mobilitazione perchè vogliamo portare a casa dei risultati”.
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Lavoro, Landini “Proroga sui licenziamenti, no a fratture sociali”
Pnrr, Conflavoro Pmi “Coinvolgere tutte le parti sociali”
ROMA (ITALPRESS) – Conflavoro Pmi esprime soddisfazione sulla governance prevista per il Pnrr, recentemente approvato dalla Commissione europea. L’associazione presieduta da Roberto Capobianco, che ha depositato una memoria alle commissioni Affari costituzionali e Ambiente della Camera in merito alla conversione in legge del DL 77/2021 relativo proprio alla governance del Pnrr e alla materia Semplificazioni, ha però chiesto la massima attenzione su due aspetti: velocità di esecuzione del Piano al fine di non sprecare nemmeno un euro dei 191,5 miliardi e, soprattutto, il coinvolgimento di tutte le parti sociali nei progetti di spesa.
“Apprezziamo la previsione nella governance di un Tavolo permanente per il partenariato economico, sociale e territoriale – spiega Roberto Capobianco – ma non deve restare sulla carta. Deve invece garantire la massima partecipazione di tutte le parti sociali maggiormente rappresentative del tessuto economico e imprenditoriale, dunque delle reali istanze del Paese. Le piccole e medie imprese possono e devono dare un contributo concreto alla realizzazione dei progetti inseriti nel Pnrr. E Conflavoro è pronta ad assicurare la piena collaborazione e professionalità per la partecipazione al Tavolo permanente”.
Per quanto concerne l’aspetto delle semplificazioni inserito nel DL 77/2021, Conflavoro chiede che le riforme previste per snellire le procedure legate alla realizzazione degli investimenti pubblici vengano estese a tutte le pratiche amministrative relative alle imprese. “Soprattutto quelle di piccole dimensioni – evidenzia Roberto Capobianco – letteralmente paralizzate dalla mole di adempimenti loro richiesti. Soprattutto in un frangente socio-economico già segnato dagli effetti devastanti dalla pandemia, le zavorre burocratiche mettono in gioco la stessa sopravvivenza delle Pmi”.
Considerazione finale, poi, sul Superbonus 110%, ulteriormente modificato con il DL 77/2021 e il regime semplificato relativo alla Cila. Conflavoro ne chiede ora “l’estensione fino al 2023, prevedendo il bonus anche per gli interventi su immobili che non abbiano prevalente destinazione residenziale, trattandosi di una misura che, da un lato, risolleverebbe una porzione consistente del tessuto produttivo italiano e, dall’altro, contribuirebbe in maniera consistente a realizzare obiettivi ambientali e di sicurezza”.
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A giugno migliora la fiducia di consumatori e imprese
ROMA (ITALPRESS) – A giugno 2021 l’Istat stima un marcato aumento sia dell’indice del clima di fiducia dei consumatori (da 110,6 a 115,1) sia dell’indice composito del clima di fiducia delle imprese (da 107,3 a 112,8).
Tutte le componenti dell’indice di fiducia dei consumatori sono in crescita seppur con intensità diverse: il clima economico e quello corrente registrano gli incrementi più decisi (rispettivamente da 116,2 a 126,9 e da 102,6 a 108,1); più contenuta la dinamica del clima personale e di quello futuro (il primo passa da 108,7 a 111,1 e il secondo da 122,5 a 125,5).
Per quel che riguarda le imprese, si stima un miglioramento della fiducia nella manifattura e, soprattutto, nei servizi. In particolare, nell’industria manifatturiera l’indice sale da 110,9 a 114,8, nei servizi di mercato aumenta da 99,1 a 106,7 e nel commercio al dettaglio cresce da 99,9 a 106,7. Solo nelle costruzioni l’indice di fiducia diminuisce lievemente, passando da 153,9 a 153,6.
Nell’industria manifatturiera migliorano i giudizi sugli ordini e le aspettative sulla produzione; le scorte sono giudicate in leggero accumulo rispetto al mese scorso. Si segnala una netta crescita della fiducia nel settore dei beni intermedi. Per quanto attiene alle costruzioni, i giudizi sul livello degli ordini sono in miglioramento mentre si registra un calo delle attese sull’occupazione presso l’azienda; tra i settori emerge un calo marcato dell’indice di fiducia nel settore dell’ingegneria civile.
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Covid, 100 mila pensioni eliminate tra marzo e maggio 2020
ROMA (ITALPRESS) – “Una rappresentazione significativa della crisi che abbiamo vissuto è data dal numero di pensioni eliminate per decesso nel 2020 e nei primi mesi del 2021: c’è un picco molto forte, di quasi 100 mila pensioni eliminate nel marzo, aprile, maggio del 2020, poi la malattia subisce un calo e anche le pensioni eliminate subiscono una riduzione, c’è una ripresa nell’autunno, la cosiddetta terza ondata, con un picco fino a 75 mila pensioni eliminate nel marzo del 2021. Questa rappresentazione è in linea con l’evoluzione della malattia”.
Lo ha detto il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, nel corso dell’audizione nella commissione parlamentare di controllo sull’attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale.
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A maggio consumi in calo, ristorazione -48%
Ancora un mese di sofferenza per i consumi, che perdono oltre un quarto delle vendite, -27%, nel mese di maggio rispetto a maggio 2019, un risultato comunque migliore rispetto ad aprile 2021 che aveva chiuso a -63% vs aprile 2019.
Da inizio anno il bilancio è ancora fortemente negativo con una flessione pari a -49%. Si riduce la flessione dell’indicatore dei consumi del totale mercato dell’anno mobile 2021 vs 2020 con una contrazione pari a -24%.
L’Osservatorio permanente Confimprese-EY sui consumi di mercato analizza i dati di maggio 2021 sullo stesso mese 2019 e registra il benchmark sull’anno pre-Covid a parità di andamento. Il mercato sta recuperando punti percentuali ma rimane negativo. Nel mese di maggio 2021 vs maggio 2019 a farne le spese maggiori è sempre la ristorazione -48%, seguita da abbigliamento-accessori -22%, in ripresa rispetto al mese di aprile che aveva chiuso a -63% vs aprile 2019. Il non food registra un trend quasi in linea col 2019 e chiude a -6%. Tra i canali di vendita il travel si conferma il peggiore in flessione del -64%. I centri commerciali faticano a risalire la china e chiudono il mese a -33%, gli outlet a -13%, le high street a -26%, e le altre località a -19%.
Le aree geografiche mostrano andamenti abbastanza simili nel mese di maggio 2021 vs maggio 2019. La migliore è l’area Sud (Campania, Calabria, Sicilia, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata) col -17%, in netto recupero rispetto al mese precedente (-66%). L’area Nord-Est (Emilia-Romagna, Triveneto) registra il trend peggiore -32%, seguita dall’area Centro (Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Sardegna) -29% e dal Nord-Ovest (Lombardia, Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta) -28%.
«Nel mese di maggio – spiega Mario Maiocchi, direttore Centro studi retail Confimprese – segnaliamo un calo dei fatturati rispetto allo stesso periodo del 2019 ovvero pre-pandemia del -27%, che evidenzia un’inversione di tendenza purtroppo non sufficiente a compensare il fatturato progressivo gennaio-maggio di -49% ed è grosso modo in linea, -2%, con il 2020. Tuttavia, anche in maggio, permangono forti criticità per ristorazione e travel e di conseguenza la necessità di ulteriori supporti governativi per sostenere i consumi. Da segnalare il miglioramento registrato dall’area Sud che, con una flessione di 10 punti migliore del totale Paese, lascia ben sperare per il periodo estivo. Per il momento, comunque, il 2021 si prefigura come un altro anno orribile in linea con il 2020 e a -50% vs 2019».
In buona sostanza, l’analisi del mese di maggio su maggio 2019 rivela una situazione ancora molto volatile, dipendente dagli up & down dei mercati e dall’incertezza che ancora permane sul mondo dei consumi.
«È importante evidenziare che nel mese di maggio vi è stato un passo avanti, rispetto ad inizio anno, che potremmo interpretare come un segnale positivo di ripartenza del Paese e speranza nel futuro – dichiara Paolo Lobetti Bodoni, med business consulting leader di EY -». È interessante notare come gli outlet, ad esempio, abbiano registrato la performance migliore (-13%) e che siano diventati dei punti vendita preferiti rispetto ai centri commerciali (-33%). Osservando invece i trend delle principali città, tutte con trend al di sotto della media italiana tranne Palermo, si intuisce che i consumi si sono ancora spostati verso i centri urbani più piccoli. Il dato sulla ristorazione (-48%) indica un settore ancora in sofferenza, ma ci auguriamo, come accadde lo scorso anno, un recupero nei mesi più caldi».
Il trend delle regioni nel mese di maggio 2021, confrontato con lo stesso mese del 2019, mostra le stesse evidenze rilevate nel trend per aree geografiche, con l’unica eccezione dell’Umbria che mostra i segnali peggiori e chiude a -35%. Le regioni dell’area Nord-est registrano ancora perduranti sofferenze con Emilia-Romagna -35%, Friuli-Venezia Giulia -31%, Veneto -31%. Seguono Sardegna -33%, Toscana -30%, Liguria e Lombardia -29%, Lazio -27%, Campania -25%, Marche e Piemonte -24%, Trentino-Alto Adige -23%, Abruzzo -21%. Le regioni del Sud che confermano una maggiore tenuta, sia pure negativa, sono la Sicilia a -19% e la Puglia a -12%, e in particolare la Calabria col solo 2% negativo.
Nell’analisi per città nel periodo maggio 2021 vs maggio 2019 sul podio delle peggiori troviamo nuovamente le due città d’arte italiane per eccellenza: Firenze -55% e Venezia -47%. Un segnale preciso questo che indica il peso specifico degli incoming stranieri, ancora in parte assenti nelle nostre città. Subito dietro troviamo Genova -46% e Bologna -45% che, divenuta meta turistica già nel pre-pandemia grazie allo scalo di alcune compagnie aeree straniere, risente della mancanza di afflussi. Male anche Milano -38%, Napoli -36%, Torino -33%, Roma -31%. Si salva, nonostante il segno meno, Palermo -21%, il cui andamento in parziale ripresa rispecchia il trend della regione Sicilia.
Nell’analisi per province nel mese di maggio 2021 su maggio 2019 si registrano andamenti spesso simili rispetto alle città capoluogo, la provincia di Firenze è la peggiore a -45%, seguita da Genova e Venezia -43%, Bologna -39%, Padova e Milano -33%, Brescia e Torino -31%, Catania -30%. Roma è in leggera ripresa e chiude a -29% così come Monza-Brianza e Napoli -28%, Verona -26%, Caserta -25%, Varese -22%. Palermo riflette il migliore andamento della regione Sicilia con -20%, mentre Vicenza e Bari sono a -19%, Bergamo -18% e Novara -10%.
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Cuva “Per la riforma della giustizia tributaria ultima chiamata”
ROMA (ITALPRESS) – “Per la riforma della giustizia tributaria parliamo di un punto di non ritorno, l’ultima chiamata, una occasione unica e irripetibile legata al Piano nazionale di ripresa e resilienza e soprattutto alle riforme strutturali che – come ci chiede l’Europa – lo devono accompagnare”. Lo ha detto Angelo Cuva, docente di Diritto tributario all’Università di Palermo e vicepresidente di Uncat, intervenendo al webinar “La riforma del processo tributario, disegni di legge a confronto”.
Per Cuva “sulla tipologia degli interventi da utilizzare, c’è da condividere la posizione espressa dal professore De Mita sul tema del PNRR e la materia tributaria quando afferma che in “tempi di emergenza non solo il contribuente, ma in primis lo Stato necessitano di incisività di azione”; e quindi per attuare il PNRR meno leggi delega e più decreti legge: la macchina del piano e delle riforme deve essere, quindi, dotata di un acceleratore e non di un deceleratore”.
“Per quanto riguarda la giustizia tributaria questa accelerazione si traduce in un invito forte che – come Uncat – abbiamo fatto e continuiamo a fare – e che ora assume la valenza di una ultima chiamata, un ultimo appello in tale direzione al governo e alla forze parlamentari. In particolare a queste ultime a valorizzare le convergenze di contenuti presenti prima richiamate e, nel contempo il ruolo, la competenza, la centralità del Parlamento in materia tributaria, da tempo fortemente ridimensionata in contrasto alla previsioni costituzionali, calendarizzando tempestivamente le proposte di legge esistenti che condividono la medesima visione e sperando, anche – ha proseguito Cuva -, che la Commissione costituita dai Ministri delle Finanze e della Giustizia possa nei prossimi giorni formulare delle proposte concrete di riforma che rispondano in modo concreto a tale appello”.
“In realtà, ad oggi non vi sono feedback concreti in tale direzione. Il che un po’ ci preoccupa. Siamo in presenza di quella che si configura come un ultima chiamata alle istituzioni competenti per la realizzazione di una riforma che in mancanza di una immediata risposta rischia di non vedere più la luce”, ha aggiunto.
“Il contenzioso tributario vale 40 miliardi di euro l’anno, come e più di una manovra finanziaria”, ha sottolineato la deputata Giusi Bartolozzi della Commissione Giustizia.
“A fronte di questi numeri – ha proseguito -, si registra che gli uffici della Sezione Tributaria della Suprema Corte sono ingolfati di ricorsi verso sentenze (la pendenza complessiva alla fine dello scorso anno e’ pari al 44% del totale). Un secondo dato, forse ancor più drammatico, è la percentuale molto elevata (45,6%) di annullamento delle decisioni delle Commissioni Tributarie Regionali da parte della Corte di Cassazione, superiore a quella degli annullamenti delle decisioni civili di secondo grado. Dunque, a parte l’inevitabile rafforzamento di organico, nasce da questi dati la necessità di una riconsiderazione della professionalità dei giudici tributari.
Il richiamo a un livello di maggiore professionalità in questo specifico settore schiude la strada alla richiesta indifferibile di operare in tempi molto brevi una riforma orientata ai principi del giusto processo, che abbia quale cardine la creazione di una magistratura tributaria indipendente ed altamente specializzata”.
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Lavoro, Orlando “La sfida è rafforzare i sistemi di protezione sociale”
CATANIA (ITALPRESS) – “Il G20 negli ultimi anni si è soffermato sulla necessità del rafforzamento dei nostri sistemi di protezione sociale, anche alla luce della proliferazione di nuove forme di lavoro. La crisi innescata dalla pandemia ha reso questa sfida più urgente che mai”. Lo ha detto il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali aprendo la seconda giornata del G20 del Lavoro a Catania.
“In questo ultimo anno e mezzo – ha aggiunto – infatti, sono state mobilitate una quantità di risorse senza precedenti per mitigare l’impatto sociale della crisi economica su quelle categorie particolarmente vulnerabili come i lavoratori temporanei o stagionali, i lavoratori autonomi, i lavoratori informali. Ma la questione fondamentale è quella di rendere queste misure strutturali, di adattare il sistema di protezione sociale a una realtà in evoluzione, garantendo l’adeguatezza e l’efficacia delle misure all’interno di un quadro di finanza pubblica sostenibile”.
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Ex Ilva, il Consiglio di Stato annulla lo stop agli impianti
ROMA (ITALPRESS) – La Sezione IV Il Consiglio di Stato ha accolto gli appelli di Arcelor Mittal S.p.a. e di Ilva S.p.a. in amministrazione straordinaria e annullato l’ordinanza n. 15 del 27 febbraio 2020, con cui il sindaco di Taranto aveva ordinato loro, nelle rispettive qualità di gestore e proprietario dello stabilimento siderurgico “ex Ilva”, di individuare entro 60 giorni gli impianti interessati da emissioni inquinanti e rimuoverne le eventuali criticità, e qualora ciò non fosse avvenuto di procedere nei 60 giorni successivi alla “sospensione/fermata” delle attività dello stabilimento. L’ordinanza era stata emessa, nell’esercizio dei poteri di necessità e urgenza del Sindaco a tutela della salute della cittadinanza, a seguito di episodi di emissioni di fumi e gas verificatisi nell’agosto 2019 e nel febbraio 2020 e delle successive verifiche ambientali e sanitarie.
Il Tar della Puglia, sezione staccata di Lecce, pronunciandosi in primo grado sul ricorso delle due società, lo aveva respinto a seguito di un’approfondita istruttoria.
In particolare, la Sezione non ha condiviso la tesi principale delle società appellanti, secondo cui deve escludersi ogni spazio di intervento del Sindaco in quanto i rimedi predisposti dall’ordinamento, nell’ambito dell’autorizzazione integrata ambientale (AIA) che assiste l’attività svolta nello stabilimento, sarebbero idonei a far fronte a qualunque possibile inconveniente. Tuttavia, ha ritenuto che “quel complesso di rimedi (compresi i poteri d’urgenza già attribuiti al Comune dal T.U. sanitario del 1934, i rimedi connessi all’AIA che prevedono l’intervento del Ministero della transizione ecologica e le norme speciali adottate per l’Ilva dal 2012 in poi) sia tale da limitare il potere di ordinanza del Sindaco, già per sua natura “residuale”, alle sole situazioni eccezionali in cui sia comprovata l’inadeguatezza di quei rimedi a fronteggiare particolari e imminenti situazioni di pericolo per la salute pubblica”.
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