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Poste Italiane, al via hub per e-commerce più grande d’Italia

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MILANO (ITALPRESS) – Poste Italiane inaugura a Landriano (Pavia) il più grande hub d’Italia per l’e-Commerce e i servizi di corriere espresso. L’impianto sorge su una superficie totale di 80 mila metri quadrati, pari a 5 volte Piazza del Duomo a Milano, di cui 40.000 mila al coperto.
“Il centro logistico – spiega Poste Italiane in una nota – adotta soluzioni tecnologiche estremamente avanzate che permettono ai suoi 600 addetti di lavorare 300 mila pacchi al giorno, garantendo consegne rapide in tutta Italia. Poste Italiane ha investito per la realizzazione dell’hub complessivamente 60 milioni di euro, un impegno importante che permette di potenziare ulteriormente la sua infrastruttura logistica in linea con gli obiettivi di sviluppo indicati dal nuovo Piano industriale “2024 Sustain&Innovate””.
A tagliare il nastro del nuovo impianto sono stati la presidente di Poste Italiane, Maria Bianca Farina e l’amministratore delegato, Matteo Del Fante, alla presenza del ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti e del presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana.
“L’hub di Landriano – ha detto Del Fante – è un ulteriore passo nel processo di trasformazione dell’infrastruttura logistica di Poste Italiane che punta sull’innovazione e sulla sostenibilità per rispondere al meglio alle nuove abitudini di acquisto on-line degli italiani. E’ un’infrastruttura strategica che ci consente di sviluppare la rete logistica lungo tutta la catena del valore, per cogliere il pieno potenziale di crescita derivante dall’e-Commerce. Soltanto nel 2020 Poste Italiane ha recapitato 210 milioni di pacchi, diventando il primo operatore con una quota di mercato del 36,7% e avviando un percorso straordinario che entro il 2025 porterà ad oltre il 50% la quota dei ricavi generata dal business dei pacchi”.
L’hub di Landriano è dotato di un sistema automatico di ultimissima generazione per lo smistamento che utilizza i più elevati standard tecnologici. Opera su 4 macchine interconnesse che suddividono automaticamente i pacchi per destinazione e peso/volume su 694 uscite, consentendo la gestione di buste e piccoli pacchi e pacchi di dimensione extra-large, per una capacità di circa 39.000 pezzi all’ora.
La dotazione all’avanguardia comprende anche un innovativo sistema di smistamento basato su tecnologia “autonomous mobile sorting” dotato di 17 robot. I pacchi vengono poi caricati direttamente sugli automezzi che provvedono alla distribuzione in tutta Italia. Sul tetto sono stati installati 2500 pannelli fotovoltaici di ultima generazione che generano energia elettrica in grado di coprire l’80% dei consumi dell’impianto, riducendo di 210 tonnellate le emissioni annue di CO2.
Con l’apertura del nuovo impianto di Landriano Poste Italiane conferma ancora una volta il suo ruolo di azienda di sistema, contribuendo allo sviluppo economico e sociale e alla transizione digitale ed ecologica del Paese.
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Ad aprile in aumento il fatturato dell’industria

ROMA (ITALPRESS) – Ad aprile 2021 l’Istat stima che il fatturato dell’industria, al netto dei fattori stagionali, aumenti del 3,3% su base mensile. La crescita è più marcata sul mercato interno (+4%) rispetto a quello estero (+1,7%). Nella media del trimestre febbraio-aprile l’indice complessivo è cresciuto del 4,8% rispetto al trimestre precedente.
Con riferimento ai raggruppamenti principali di industrie, ad aprile gli indici destagionalizzati del fatturato segnano un aumento congiunturale per i beni strumentali (+6,1%), l’energia (+4,0%) e i beni intermedi (+3,3%). I beni di consumo restano pressochè stabili (-0,1%), come sintesi di un incremento dei beni durevoli (+1,6%) e di una modesta riduzione di quelli non durevoli (-0,5).
Corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 21 come ad aprile 2020), il fatturato totale cresce in termini tendenziali del 105,1%, in ragione del confronto con il dato estremamente basso di aprile 2020. In particolare, si registrano variazioni positive di ampiezza straordinaria su entrambi i mercati: 114,7% sul mercato interno e 87,8% su quello estero.
Anche per i raggruppamenti principali di industrie si registrano incrementi tendenziali di entità eccezionale per tutti i settori: +171,1% i beni strumentali, +125,2% l’energia, +104,4% i beni intermedi e +58,2% i beni di consumo.
Con riferimento al comparto manufatturiero, si rilevano aumenti tendenziali per tutti i settori di attività economica e solo i farmaceutici segnano un risultato negativo (-1%).
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Scoperti dalla Guardia di Finanza 3.546 evasori totali nel 2020

ROMA (ITALPRESS) – Nel corso del 2020 la Guardia di finanza ha eseguito 1 milione e 340 mila controlli per assicurare il rispetto delle misure di contenimento della pandemia, nonchè 800 mila interventi ispettivi e 47.560 indagini per contrastare le infiltrazioni della criminalità economica e organizzata nel tessuto economico e sociale: un impegno “a tutto campo” a tutela di famiglie e imprese in difficoltà e a sostegno delle prospettive di rilancio e di sviluppo del Paese.
Nel 2020 sono stati scoperti 3.546 evasori totali, ossia esercenti attività d’impresa o di lavoro autonomo completamente sconosciuti all’Amministrazione finanziaria (molti dei quali operanti attraverso piattaforme di commercio elettronico) e 19.209 lavoratori in “nero” o irregolari.
Sono state eseguite, inoltre, 9.833 indagini di polizia giudiziaria, che hanno portato alla denuncia di 10.264 persone, di cui 308 arrestati, per aver commesso 7.303 reati fiscali.
Il valore dei beni sequestrati per reati in materia di imposte dirette e IVA è di 800 milioni di euro, mentre le proposte di sequestro tuttora al vaglio dell’Autorità Giudiziaria ammontano a 4,4 miliardi di euro.
Sono 921 i casi di evasione fiscale internazionale scoperti, principalmente riconducibili a stabili organizzazioni occulte, a manipolazione dei prezzi di trasferimenti, alla fittizia localizzazione all’estero della residenza fiscale di persone fisiche e giuridiche e all’illecita detenzione di capitali oltreconfine.
Ammontano, invece, a 1.675 gli interventi eseguiti in materia di accise, anche a tutela del mercato dei carburanti. Complessivamente sono state sequestrate 4 mila tonnellate di prodotti energetici e accertate 90 mila tonnellate consumate in frode.
I controlli e le indagini contro il gioco illegale ed irregolare hanno permesso di irrogare sanzioni per 8,3 milioni, di denunciare 311 soggetti, di scoprire 275 agenzie clandestine e di constatare una base imponibile evasa ai fini dell’imposta unica per circa 500 milioni di euro.
Le persone denunciate per reati in materia di appalti, corruzione e altri delitti contro la Pubblica Amministrazione sono state 3.525, di cui 405 tratte in arresto.
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Landini “Lavoro ormai disprezzato, a rischio la tenuta democratica”

ROMA (ITALPRESS) – “Siamo di fronte a uno sgretolamento del tessuto sociale, a un imbarbarimento delle relazioni umane. Così si mette a rischio anche la tenuta della democrazia”. A dirlo, in un’intervista al quotidiano “La Repubblica”, è il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini. “La nostra è una Repubblica democratica – è scritto nella Costituzione – fondata sul lavoro. Ma ora – sottolinea – domina lo sfruttamento del lavoro, la precarietà del lavoro, l’insicurezza del lavoro. Si è passati dalla tutela del lavoro al disprezzo del lavoro”, afferma. I tre recenti casi di cronaca, da Luana alla funivia di Mottarone fino alla morte del sindacalista Adil sono, secondo Landini, “legati dalla stessa logica: il tempo di vita e di lavoro viene piegato al mercato e al profitto e non alla centralità della persona. Questa assenza di vincoli sociali mette a rischio anche la tenuta democratica di un Paese. Dove stiamo andando?”. “E’ in atto da più di venti anni una metamorfosi del rapporto tra capitale e lavoro. Fino ad ora ha prevalso la logica del mercato e del profitto e così il lavoro è stato progressivamente svalorizzato”, evidenzia. “La pandemia ha accelerato tutto, accentuando le forme di diseguaglianze, tra ricchi e poveri, tra protetti e precari, tra uomini e donne, tra giovani e anziani, tra Nord e Sud. Contemporaneamente ha fatto emergere il valore dello Stato sociale”. Al Governo Draghi Landini chiede “di non conservare quelle leggi balorde, di innovare. Esattamente come ha fatto nel settore pubblico – grazie all’iniziativa di Cgil, Cisl e Uil – con il decreto Semplificazioni che vincola l’azienda vincitrice dell’appalto a garantire ai lavoratori delle imprese subappaltatrici gli stessi trattamenti normativi ed economici e l’applicazione del medesimo contratto nazionale di settore. Si estenda tale legge a tutti gli appalti nel privato”.
Il 30 giugno finirà il blocco dei licenziamenti, si è rassegnato all’idea? “Proprio per niente. Il 26 giugno – conclude – andiamo in piazza anche per chiedere la proroga del blocco”.
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Trasferimento sede La Scogliera, inalterata presenza Banca Ifis in Italia

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MESTRE (VENEZIA) (ITALPRESS) – La Scogliera S.p.A. comunica che l’Assemblea straordinaria della Società ha deliberato con il voto favorevole del 98% capitale sociale avente diritto di voto (escluso dal computo lo 0,4% di azioni proprie) il trasferimento della sede legale della Società nel cantone di Vaud (Losanna – CH). Banca Ifis, si legge in una nota, “prende atto di quanto comunicato oggi da La Scogliera S.p.A. (socio di maggioranza dell’Istituto con il 50,5% del capitale) in merito all’approvazione, da parte dell’Assemblea degli azionisti dello stesso socio di maggioranza, del trasferimento della sede della holding nel cantone di Vaud (Losanna). Il trasferimento da parte de La Scogliera S.p.A. – guidato da motivazioni personali del Presidente – è soggetto al verificarsi delle condizioni sospensive stabilite dall’Assemblea dei suoi azionisti, tra cui quella relativa all’ottenimento di un parere rilasciato dall’Agenzia delle Entrate in merito alle conseguenze tributarie del trasferimento, nonché al positivo completamento, atteso entro il corrente anno, dei previsti adempimenti normativi. Per quanto riguarda la Banca, il trasferimento potrebbe avere, tra l’altro, anche l’effetto di ottimizzarne i requisiti patrimoniali, eliminando le conseguenze derivanti dal consolidamento regolamentare di Banca Ifis in La Scogliera S.p.A., secondo i principi della Direttiva 2013/36/UE (CRD IV) e del Regolamento (UE) 575/2013 (CRR)”. Banca Ifis “si riserva di identificare più compiutamente e comunicare le conseguenze e i benefici netti attesi dal trasferimento de La Scogliera. Inoltre, in occasione della presentazione del Piano industriale triennale, previsto per il prossimo autunno, la Banca indicherà la strategia che intende implementare per la crescita dei propri core business”.
«Si tratta di una scelta guidata da motivazioni personali del Presidente – afferma l’amministratore Delegato de La Scogliera e Vice Presidente di Banca Ifis Ernesto Furstenberg Fassio –
che lascia inalterate le radici e la presenza in Italia della Banca e potrebbe, inoltre, consentire il miglioramento della sua posizione patrimoniale. L’azionista di maggioranza conferma la visione di lungo periodo, il proprio impegno al rafforzamento e alla stabilità del Gruppo per il raggiungimento di nuovi successi, senza abbandonare, al contempo, l’identità e il radicamento di Banca Ifis in Italia, mercato chiave per il suo futuro».
(ITALPRESS).

Consumi, con pandemia persi 2.000 euro a testa

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Con un calo complessivo dei consumi dell’11,7%, pari ad oltre 126 miliardi di euro, il 2020 ha registrato il peggior dato dal secondo dopoguerra con alcune differenze sul territorio: il Nord e il Centro risultano le aree più penalizzate, mentre il Sud, che partiva da una situazione più difficile, ha visto un andamento lievemente meno negativo; Veneto, Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia e Sardegna sono le regioni con le maggiori perdite di consumi (dal 13% in su), Trentino Alto Adige, Basilicata, Puglia e Abruzzo sono invece quelle che hanno “contenuto” le perdite con cali inferiori al 9%; significativo il ruolo svolto dalla spesa degli stranieri che ha registrato una riduzione complessiva del 60,4% pari ad una perdita di circa 27 miliardi di cui 23 concentrati prevalentemente nelle regioni del Centro-Nord (Lazio e Toscana in testa). Quanto alla spesa pro capite, il crollo della domanda nel 2020 ha comportato, mediamente, una riduzione di oltre 2.000 euro rispetto al 2019 riportando i consumi ai livelli del 1995. E’ quanto emerge dal report sui consumi 2019-2021 dell’Ufficio Studi Confcommercio. Queste dinamiche si sono innestate su situazioni molto articolate e caratterizzate da significative distanze tra le regioni: gli oltre 24mila euro di spesa pro capite della Valle d’Aosta, che risulta al primo posto, sono infatti più del doppio della Campania che, con 11.700 euro di spesa per abitante, si colloca all’ultimo posto; per il 2021 le previsioni, seppur con consumi in ripresa del +3,8% a livello nazionale, restano molto caute, sia per le incognite sulla ripartenza del turismo internazionale, sia per gli effetti derivanti dalle restrizioni alla mobilità e all’attività economica; con la conseguenza che, in valore assoluto, la spesa pro capite, mediamente, non riuscirà a recuperare nemmeno un terzo di quanto perso durante la pandemia.
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Gruppo Nestlè, 4 mld di valore condiviso in Italia nel 2020

ROMA (ITALPRESS) – Ammonta a 4 miliardi di euro il valore condiviso generato in Italia dal Gruppo Nestlè nel 2020. E’ quanto emerge dallo studio “Nestlè crea valore per l’Italia”, dedicato all’impatto socio-economico del gruppo nel Paese e presentato nel corso di una conferenza stampa online.
Per Marco Travaglia, presidente e amministratore delegato Gruppo Nestlè Italia e Malta, si tratta di “un contributo significativo” e “importante per lo sviluppo economico del Paese”, in quanto rappresenta “lo 0,24% del Pil”. “Ogni euro di valore aggiunto prodotto dal gruppo genera 3,9 euro di effetto positivo sull’intera filiera”, ha spiegato Travaglia. “Per ogni nostro dipendente – ha poi aggiunto, illustrando l’impatto del gruppo sull’occupazione in Italia -, per effetto delle nostre attività a monte e a valle, dalla creazione delle materie prime alla distribuzione finale dei prodotti, vengono generati circa 12 posti di lavoro lungo tutta la filiera, per un totale di quasi 65 mila occupati”.
Secondo lo studio, redatto da Althesys Strategic Consultant, quindi, nel 2020 il Gruppo Nestlè ha creato 4 miliardi di euro di valore condiviso in Italia, determinando 757 milioni di euro di ricadute dirette, 2.054 milioni di euro di ricadute indirette e 1.198 di ricadute indotte. Per ogni dipendente che lavora in una delle 10 sedi Nestlè, poi, vengono generati in maniera indiretta o indotta 12 posti di lavoro, per un totale complessivo di 64.663 posti. Inoltre, in base allo studio, nel 2020 il gruppo ha permesso di generare 1.240 milioni di euro di salari lungo la filiera e una contribuzione fiscale complessiva di 1.574 milioni di euro, corrispondenti a circa lo 0,4% del totale delle entrate fiscali del Paese.
L’impegno, però, prosegue: guardando al futuro, per Travaglia, “è opportuno tenere una forte presenza” in Italia e “investire in eccellenza”. “Nel triennio 2018-2020 – ha spiegato – sono stati investiti dal gruppo circa 200 milioni di euro in Italia. Per il triennio che abbiamo davanti e che inizia con il 2021, sono previsti e già stanziati ulteriori 200 milioni di euro di investimenti che – ha continuato – andranno nella direzione della digitalizzazione, della riqualificazione in sostenibilità di alcuni impianti, della logistica e della creazione di nuovi hub di eccellenza”.
C’è poi anche la questione ambientale. La salvaguardia del Pianeta rappresenta “concretamente una strategia aziendale che comporta – ha sottolineato Travaglia – investimenti impressionanti nei prossimi anni”.
Tra gli obiettivi, ottenere il 100% del packaging riciclabile o riutilizzabile entro il 2025, raggiungere le zero emissioni entro il 2050 e favorire pratiche di agricoltura rigenerativa. Tuttavia, secondo l’ad di Nestlè, grazie agli sforzi compiuti, il gruppo ha già raggiunto alcuni risultati. Per esempio “il 96% dei pack prodotti in Italia è già riciclabile” e negli ultimi dieci anni sono state ridotte del 45% le emissioni di CO2.
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Lavoro, nel primo trimestre assunzioni in calo ma saldo positivo

ROMA (ITALPRESS) – Le assunzioni attivate dai datori di lavoro privati nei primi tre mesi del 2021 sono state 1.274.000, con una contrazione rispetto allo stesso periodo del 2020 (-18%) in parte dovuta per i mesi di gennaio e febbraio agli effetti dell’emergenza legata alla pandemia da Covid-19, mentre a marzo 2021 si registra un recupero (+16%) rispetto allo stesso mese del 2020. E’ quanto merge dai dati dell’Osservatorio Inps sul precariato. Il calo ha riguardato tutte le tipologie contrattuali, risultando però più accentuato per le assunzioni con contratto intermittente (-36%) e a tempo indeterminato (-25%). Le trasformazioni da tempo determinato nel primo trimestre del 2021 sono risultate 111.000, anch’esse in flessione rispetto allo stesso periodo del 2020 (-36%); nello stesso periodo le conferme di rapporti di apprendistato giunti alla conclusione del periodo formativo risultano essere aumentate del +13%. Le cessazioni nei primi tre mesi del 2021 sono state in complesso 1.003.000. La diminuzione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (-33%) è stata particolarmente accentuata per i contratti stagionali (-58%) e i contratti intermittenti (-48%); per i contratti a tempo indeterminato nei mesi di gennaio e febbraio si registra una riduzione del 33%, mentre a marzo si ha una inversione con un incremento del 7%. Il saldo annualizzato ha risentito per larga parte del 2020 delle conseguenze dell’emergenza sanitaria presentando un andamento negativo fino a settembre, con un lieve recupero nei mesi di ottobre e novembre, per poi tornare negativo fino a febbraio 2021 (-37.000). Il mese di marzo 2021 presenta invece una crescita pari a +191.000; questo risultato è frutto di un saldo positivo dei contratti a tempo indeterminato (+208.000) e in somministrazione (+64.000), mentre restano ancora tutti negativi i saldi dei restanti contratti, seppur in recupero rispetto a febbraio.
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