ROMA (ITALPRESS) – Ad aprile l’export registra un nuovo incremento congiunturale, sostenuto dalle vendite verso i paesi extra Ue e determinato in particolare dall’aumento delle esportazioni di beni strumentali. Su base annua, l’export registra una crescita di dimensioni anomale (+97,6%), in ragione del livello particolarmente basso registrato ad aprile 2020 a seguito della forte contrazione del commercio mondiale connessa all’emergenza sanitaria. L’incremento riguarda tutti i settori, eccetto la farmaceutica, e tutti i principali paesi partner.
Anche per l’import, l’ampiezza anomala della crescita tendenziale è dovuta al confronto con il dato di aprile 2020 e, a esclusione degli acquisti di prodotti tessili e farmaceutici, risulta generalizzata. La stima del saldo commerciale è pari a +5.870 milioni (era -1.117 ad aprile 2020). Al netto dei prodotti energetici il saldo è pari a +8.719 milioni (era +135 ad aprile dello scorso anno).
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Commercio estero, ad aprile surplus di 5,8 miliardi
Nel 2020 oltre 2 milioni di famiglie in povertà assoluta
ROMA (ITALPRESS) – Nel 2020, secondo le stime definitive dell’Istat, sono oltre due milioni le famiglie in povertà assoluta (con un’incidenza pari al 7,7%), per un totale di oltre 5,6 milioni di individui (9,4%), in significativo aumento rispetto al 2019 quando l’incidenza era pari, rispettivamente, al 6,4% e al 7,7%. Il valore dell’intensità della povertà assoluta – che misura in termini percentuali quanto la spesa mensile delle famiglie povere è in media al di sotto della linea di povertà – registra una riduzione (dal 20,3% al 18,7%) in tutte le ripartizioni geografiche. Tale dinamica è frutto anche delle misure messe in campo a sostegno dei cittadini che hanno consentito alle famiglie in difficoltà economica di mantenere una spesa per consumi non molto distante dalla soglia di povertà.
Nel 2020, l’incidenza delle famiglie in povertà assoluta si conferma più alta nel Mezzogiorno (9,4%, da 8,6%), ma la crescita più ampia si registra nel Nord dove la povertà familiare sale al 7,6% dal 5,8% del 2019. Nel 2020, l’incidenza di povertà assoluta è più elevata tra le famiglie con un maggior numero di componenti: è al 20,5% tra quelle con cinque e più componenti e all’11,2% tra quelle con quattro; si attesta invece attorno all’8,5% se si è in tre in famiglia. L’incidenza di povertà è invece più bassa, al 5,6%, nelle famiglie con almeno un anziano e scende al 3,7% tra le coppie in cui l’età della persona di riferimento della famiglia è superiore a 64 anni. Nel 2020, la povertà assoluta in Italia colpisce 1 milione 337mila minori (13,5%, rispetto al 9,4% degli individui a livello nazionale). Le famiglie con minori in povertà assoluta sono oltre 767mila, con un’incidenza dell’11,9% (9,7% nel 2019). La cittadinanza ha un ruolo importante nel determinare la condizione socio-economica della famiglia. E’ in condizione di povertà assoluta l’8,6% delle famiglie con minori composte solamente da italiani (in crescita rispetto allo scorso anno) e il 28,6% delle famiglie con minori composte solo da stranieri. Gli individui stranieri in povertà assoluta sono oltre un milione e 500mila, con una incidenza pari al 29,3%, contro il 7,5% dei cittadini italiani. Le famiglie in condizioni di povertà relativa sono stimate pari a poco più di 2,6 milioni (il 10,1%) per un totale di circa 8 milioni di individui (13,5%). Rispetto al 2019 (11,4%), l’incidenza di povertà relativa familiare segna un calo generalizzato.
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Istat, inflazione +1,3% su anno
ROMA (ITALPRESS) – Nel mese di maggio, si stima che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registri una variazione nulla su base mensile e un aumento su base annua dell’1,3% (dal +1,1% del mese precedente), confermando la stima preliminare. Lo rileva l’Istat.
L’accelerazione tendenziale dell’inflazione si deve essenzialmente ai prezzi dei Beni energetici, la cui crescita passa da +9,8% di aprile a +13,8% a causa dei prezzi della componente non regolamentata (che accelerano da +6,6% a +12,6%) mentre quelli della componente regolamentata continuano a registrare un forte incremento, ma stabile (+16,8% come ad aprile). Tale dinamica è solo in parte compensata dalla frenata dei prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona la cui crescita (+0,7% ad aprile) si azzera.
L'”inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, e quella al netto dei soli beni energetici decelerano ulteriormente, anche se di poco, e si portano entrambe a +0,2% (da +0,3% di aprile). La variazione congiunturale nulla dell’indice generale è dovuta a dinamiche opposte: da una parte, la crescita dei prezzi dei Beni energetici non regolamentati (+1,1%) e degli Alimentari non lavorati (+1,0%), dall’altra, la diminuzione dei prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-0,8%). L’inflazione acquisita per il 2021 è pari a +1,2% per l’indice generale e a +0,5% per la componente di fondo. I prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona amplificano la loro flessione (da -0,7% a -0,9%), mentre quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto accelerano (da +1,0% a +1,4%). L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) diminuisce dello 0,1% su base mensile (la stima preliminare era di una variazione nulla) e aumenta su base annua dell’1,2% (da +1,0% del mese precedente); la stima preliminare era +1,3%.
L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, registra un calo dello 0,1% su base mensile e un aumento dell’1,3% su base annua.
Per le modalità con le quali è stata affrontata, per le stime nel mese di maggio e nei mesi precedenti, l’emergenza sanitaria si veda la Nota metodologica alle pagine 18, 19 e 20.
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Un italiano su due vuole andare in vacanza, effetto Covid limitato
ROMA (ITALPRESS) – Un italiano su due ha intenzione di andare in vacanza, limitata l’influenza del Covid. E’ quanto emerge da un’indagine “ad hoc” sulle intenzioni degli italiani di effettuare vacanze nel periodo giugno-settembre 2021, condotta dall’Istat con la collaborazione del ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili (MIMS). La maggioranza degli intervistati prevede di trascorrere un periodo di vacanza, tra giugno e settembre 2021, in una località diversa da quella di residenza: con certezza il 22,3% e probabilmente il 27,8%; sommando le due percentuali si arriva al 50,1%. Un terzo degli intervistati, al contrario, è certo che non andrà in vacanza.
A livello territoriale, emerge un divario tra Nord e Mezzogiorno del Paese: la quota di coloro che hanno intenzione di andare in vacanza passa dal 59,7% dei residenti nel Nord-ovest al 39,1% dei residenti nel Mezzogiorno. Nel Nord-est e nel Centro le percentuali sono simili al Nord-ovest e pari, rispettivamente, al 55,2% e al 51,0%. Il quadro si ribalta per le risposte relative a coloro che non intendono effettuare una vacanza: le percentuali sono prossime al 50% nel Centro-nord e al 60,8% nel Mezzogiorno.
L’intenzione di andare in vacanza è predominante per coloro che hanno un’età compresa tra i 18 e i 29 anni e per quelli tra i 30 e i 49 anni (58,5%). Le quote scendono progressivamente con l’età: 44,5% delle persone tra i 50 e i 64 anni e 32,4% di chi ha almeno 65 anni.
Tra i motivi per cui non sarà possibile andare in vacanza, su tutto il territorio nazionale prevale la mancanza di risorse economiche (32,7%) anche se la percentuale è più marcata nel Mezzogiorno (38,7%) rispetto al Centro (25,9%) e al Nord del Paese (Nord-ovest 28.8% e Nord-est 30,7%). Seguono i timori legati al Covid, indicati dal 15% degli intervistati, e i problemi di salute (12,8%).
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Webuild miglior offerente per contratto AV su Napoli-Bari da 367 mln
ROMA (ITALPRESS) – Il Gruppo Webuild migliore offerente per il contratto per la progettazione esecutiva e l’esecuzione della linea ferroviaria Napoli-Bari, Tratta Orsara-Bovino, del valore di 367,2 milioni di euro. I lavori, che saranno gestiti dal cliente Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo FS Italiane), qualora assegnati definitivamente saranno eseguiti da un consorzio in cui il Gruppo è leader, con una quota del 70%, insieme a Pizzarotti (30%). Lo comunica il Gruppo.
Il progetto, che permetterà la creazione di 5.000 posti di lavoro, rappresenta un ulteriore contributo del Gruppo nella direzione dello sviluppo della mobilità sostenibile in Italia, soprattutto nel Sud, che il Paese sta perseguendo con sempre maggiore determinazione, anche attraverso le risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
Investimenti che avranno un impatto significativo sull’ammodernamento delle reti infrastrutturali e sull’occupazione, diretta e dell’intera filiera, che rappresenta la vera emergenza per la ripresa.
Sempre nel settore della mobilità sostenibile, Il Gruppo si è recentemente aggiudicato il contratto per una tratta di nuova linea ad alta capacità in prosecuzione della galleria di base del Brennero, tra Fortezza e Ponte Gardena, per un valore di 1,07 miliardi di euro, che permetterà la creazione di 15.000 posti di lavoro complessivi tra diretti, indiretti ed indotto con tutta la filiera produttiva del settore.
Gli interventi previsti per la nuova tratta della linea Napoli-Bari si inseriscono nell’ambito della riqualificazione dei trasporti sull’asse trasversaleNapoli-Benevento-Foggia-Bari. Lo sviluppo dell’itinerario Napoli-Bari prevede il raddoppio delle tratte ferroviarie a singolo binario e delle variantirispetto agli attuali tracciati, con l’obiettivo di rendere più competitivo il trasporto su ferro rispetto a quello su gomma, e di migliorare l’integrazione della rete ferroviaria del Sud Est con il sistema AV/AC, con un conseguente aumento generalizzato dell’offerta del servizio ferroviario nell’intero Mezzogiorno.
Il tracciato della Tratta Orsara-Bovino si estende per una lunghezza complessiva di 11,8 km con una velocità compresa tra 200 e 250 km/h e si sviluppa prevalentemente in galleria.
L’intervento è composto dal raddoppio del binario, interamente in variante rispetto alla Linea Storica; dalla Galleria Orsara, di lunghezza di 9.871 m, in doppia canna a singolo binario; dal collegamento provvisorio a doppio binario con la Linea Storica, velocità di 90 km/h e lunghezza complessiva di 1,08 km; dalla demolizione del corrispondente tratto della Linea Storica.
La linea ferroviaria Napoli-Bari punta a diventare un asse strategico per lo sviluppo della mobilità sostenibile nel Sud Italia, con tempi di percorrenza quasi dimezzati tra Napoli e Bari, collegate in sole due ore, e permetterà inoltre di avvicinare Nord e Sud, con la previsione di un viaggio da Milano a Bari in sei ore. Ma la realizzazione della nuova linea si afferma anche come volano di sviluppo economico ed occupazionale nell’area: le due tratte a cui sta già lavorando il Gruppo – la Napoli-Cancello e la Apice-Hirpinia – vedono oggi all’opera oltre 2.200 uomini e donne tra diretti e indiretti ed indotto. Persone a cui si aggiunge una lunga filiera di fornitori rappresentata da circa 400 aziende soprattutto nazionali.
La tratta Napoli Cancello consentirà di portare i binari della linea a servizio della stazione AV di Napoli-Afragola, costruita dalla società Astaldi parte del Gruppo Webuild, stazione che una volta operativa diventerà hub per l’interscambio passeggeri tra i servizi regionali e AV. Il tracciato si articola per circa 15,5 km nei territori di Casoria, Casalnuovo, Afragola, Caivano e Acerra. La seconda tratta della linea in costruzione, Apice-Hirpinia, invece, supera i 18 chilometri e prevede l’attraversamento dell’Appennino e la realizzazione della stazione intermedia di Hirpinia. Nel progetto rientra la costruzione di tre gallerie naturali e quattro viadotti in un contesto molto complesso dal punto di vista paesaggistico.
L’impegno di Webuild nel Sud Italia risale agli anni Trenta, con la realizzazione come Gruppo oltre 280 opere.
Webuild è oggi al lavoro su 10 grandi progetti e altri due sono prossimi a divenire operativi.
In Sicilia, Webuild sta realizzando il raddoppio della linea ferroviaria ad alta capacità Palermo-Catania (nella tratta Bicocca- Catenanuova) e tra Catania e Messina, nella tratta Giampilieri – Fiumefreddo (2° Lotto Funzionale Taormina – Giampilieri), aggiudicato lo scorso marzo e i cui lavori sono in partenza. Con i cantieri del Sud Italia il Gruppo impiega 1.700 fornitori, con contratti complessivi del valore di circa 950 milioni di euro. Un impegno per lo sviluppo dell’intera regione che il Gruppo ha reso concreto anche con il lancio di un programma di assunzione di 100 giovani del Sud.
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Aspi, Consorzio Cdp firma accordo con Atlantia
ROMA (ITALPRESS) – Il Consorzio composto da CDP Equity, Blackstone Infrastructure Partners e Macquarie Asset Management ha raggiunto l’accordo con Atlantia per l’acquisizione dell’88,06% del pacchetto azionario di Autostrade per l’Italia (ASPI). L’acquisizione sarà fatta attraverso Holding Reti Autostradali (HRA), una nuova società di diritto italiano di proprietà (diretta o indiretta) di CDP Equity (51%), Blackstone Infrastructure Partners (24,5%) e dei fondi gestiti da Macquarie Asset Management (24,5%). HRA e Atlantia hanno anche sottoscritto un contratto di compravendita avente ad oggetto l’acquisizione dell’88,06% di ASPI. Si prevede che l’acquisizione sarà completata nei prossimi mesi, dopo aver soddisfatto le consuete condizioni previste per il closing e aver ricevuto i necessari nulla osta da parte delle Autorità competenti. I principali obiettivi di investimento del Consorzio sono: contribuire alla realizzazione di un vasto piano di investimenti in tutta la rete autostradale di ASPI; promuovere il miglioramento della rete per agevolare la digitalizzazione e l’innovazione; migliorare l’efficienza dei programmi di manutenzione dell’infrastruttura per garantire i massimi livelli di prestazioni e sicurezza per gli automobilisti; offrire stabilità a lungo termine nella gestione di un’infrastruttura italiana essenziale per la comunità e l’economia. Il Consorzio avvierà un dialogo esplorativo per comprendere l’orientamento degli azionisti di minoranza di ASPI, che dispongono del diritto di co-vendita, sul rimanente 11,94% della società da loro posseduto.
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Pil, per Bankitalia nel 2021 crescita vicina al 5%
ROMA (ITALPRESS) – La Banca d’Italia stima per il 2021 una crescita del Pil vicina al 5%. Nelle Proiezioni macroeconomiche per l’economia italiana, infatti, viene sottolineato come “i “livelli di attività precedenti la pandemia sarebbero recuperati entro il prossimo anno. Questa stima non incorpora i dati sul primo trimestre diffusi il 1° giugno, tenendo conto dei quali la crescita per il 2021 sarebbe più elevata di oltre mezzo punto percentuale rispetto a quanto riportato”. Nella tabella per il 2021 Bankitalia riporta una crescita del Pil pari al 4,4%: questa proiezione non incorpora i dati diffusi dall’Istat il 1 giugno, in cui la crescita del Pil nel primo trimestre del 2021 è stata rivista al rialzo di mezzo punto percentuale. Tenendone conto, la stima di crescita per il prossimo anno, si evidenzia, sarebbe più elevata di oltre mezzo punto percentuale avvicinandosi cosi al 5%. Inoltre “rispetto alle nostre precedenti proiezioni, pubblicate nel Bollettino economico di gennaio, le stime di crescita sono più elevate sia nel 2021 sia nel 2022. La revisione al rialzo riflette principalmente gli effetti di stimolo provenienti dalle ulteriori misure di sostegno introdotte dal Governo negli ultimi mesi e dalle informazioni più aggiornate circa l’utilizzo dei fondi europei, contenute nel Pnrr recentemente inviato alla Commissione europea”. Secondo Bankitalia, le misure di sostegno del Governo e le risorse europee, a partire da quelle previste dal Pnrr, innalzeranno il livello del Pil per circa 4 punti percentuali nel triennio 2021-2023. “Il complesso di queste misure innalza il livello del Pil per circa 4 punti percentuali nel triennio di previsione. Agli effetti del Pnrr è attribuibile metà di questo impatto; ciò riflette l’ipotesi che gli interventi, in particolare gli investimenti, siano realizzati senza significativi ritardi e siano efficaci nel sostenere la capacità produttiva del Paese”.
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Nel primo trimestre meno occupati, sale tasso disoccupazione
ROMA (ITALPRESS) – Nel primo trimestre, secondo i dati Istat, l’input di lavoro, misurato dalle ore lavorate, registra una diminuzione di -0,2% rispetto al trimestre precedente e di -0,1% rispetto al primo trimestre 2020; il Pil è aumentato dello 0,1 in termini congiunturali e diminuito dello 0,8 in termini tendenziali. Dal lato dell’offerta di lavoro, nel primo trimestre 2021 il numero di occupati diminuisce di 243 mila unità (-1,1%) rispetto al trimestre precedente, a seguito del calo dei dipendenti a tempo indeterminato (-1,1%) e degli indipendenti (-2,0%) non compensato dalla lieve crescita dei dipendenti a termine (+0,6%). Contestualmente, si registra un aumento del numero di disoccupati (+103 mila) e degli inattivi di 15-64 anni (+98 mila). I dati mensili provvisori di aprile – al netto della stagionalità – segnalano il proseguimento della crescita dell’occupazione (+20 mila, +0,1% in un mese) registrata nei due mesi precedenti (dopo il forte calo di gennaio), che si associa all’aumento del numero di disoccupati (+88 mila, +3,4%) e al calo degli inattivi di 15-64 anni (-138 mila, -1,0%). Nel confronto tendenziale, la diminuzione dell’occupazione (-889 mila unità, -3,9% rispetto al primo trimestre 2020) coinvolge i dipendenti (-576 mila, -3,2%), soprattutto se a termine, e gli indipendenti (-313 mila, -6%); il calo interessa sia gli occupati a tempo pieno sia quelli a tempo parziale (-3,8% e -4,2%, rispettivamente).
Il numero di disoccupati torna ad aumentare (+240 mila, 10% rispetto al primo trimestre 2020) e prosegue, seppur a ritmi meno intensi rispetto ai tre trimestri precedenti, la crescita degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+501 mila, +3,7% in un anno).
I dati provvisori del mese di aprile segnalano l’aumento congiunturale del tasso di occupazione (+0,1 punti in un mese) e di disoccupazione (+0,3 punti) e il calo di quello di inattività (-0,3 punti).
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