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Economia

Patuelli rieletto presidente dell’Abi per il quarto mandato

ROMA (ITALPRESS) – Riunione a distanza e in forma “privata” per l’annuale assemblea dell’Abi che, nella sua prima parte straordinaria, ha completato le procedure di modifica dello Statuto approvando all’unanimità quanto proposto all’unanimità dal Comitato di Presidenza, dal Comitato esecutivo e dal Consiglio dell’Abi per rendere statutariamente nuovamente possibile la rielezione del presidente per il quarto mandato, nonchè per la più ampia adozione dei sistemi di video-audio conferenza per le riunioni degli organi dell’Abi.
In sede ordinaria, l’assemblea ha approvato la relazione del direttore generale Giovanni Sabatini sulle attività dell’Abi nel 2019 e gli atti connessi e conseguenti. L’assemblea ha poi eletto il nuovo Consiglio che si è immediatamente riunito e, come proposto unanimemente dal Comitato Esecutivo uscente, ha rieletto per acclamazione presidente Antonio Patuelli. Tutti i punti all’ordine del giorno dell’assemblea sono stati approvati all’unanimità.
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Pil, per Bankitalia ripresa graduale ma rischi se nuovi focolai

ROMA (ITALPRESS) – Secondo la Banca d’Italia l’analisi di scenario per l’economia italiana nel triennio 2020-22, in uno scenario di base in cui si presuppone che la diffusione della pandemia rimanga sotto controllo a livello globale e in Italia, il Pil si contrarrebbe del 9,5% nella media di quest’anno, interamente a causa della riduzione registrata nel primo semestre, e recupererebbe nel prossimo biennio (4,8% nel 2021 e 2,4% nel 2022). La ripresa sarebbe graduale: effetti persistenti sui consumi delle famiglie deriverebbero dal calo dell’occupazione e del reddito disponibile, ancorchè mitigato dalle misure di sostegno; il peggioramento delle prospettive di domanda e della fiducia delle imprese inciderebbe sugli investimenti, la cui caduta nel 2020 verrebbe in parte recuperata nel biennio 2021-22. L’inflazione sarebbe pressochè nulla sia quest’anno sia il prossimo; i prezzi tornerebbero ad aumentare nel 2022, dell’1%. Sviluppi più negativi rispetto a quelli delineati nello scenario di base – osserva Bankitalia nel Bollettino economico – potrebbero manifestarsi se emergessero nuovi rilevanti focolai epidemici a livello nazionale o globale, i cui effetti potrebbero ripercuotersi sulla fiducia e sulle decisioni di spesa di famiglie e imprese e tradursi in un calo più consistente del commercio mondiale, in interruzioni nelle catene globali di produzione o in un deterioramento delle condizioni finanziarie. In uno scenario più severo si valuta che il prodotto potrebbe scendere di oltre il 13% quest’anno e recuperare nel prossimo biennio in misura più moderata rispetto allo scenario di base.
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A maggio produzione industriale -20,3% su base annua

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La produzione industriale rimbalza a maggio rispetto ad aprile, ma su base annua è ancora in netto calo. Lo rileva l’Istat. Lo scorso mese l’indice destagionalizzato della produzione industriale è aumentato del 42,1% rispetto ad aprile. Nella media del periodo marzo-maggio, il livello della produzione cala del 29,9% rispetto ai tre mesi precedenti. L’indice destagionalizzato mensile mostra aumenti congiunturali diffusi in tutti i comparti: aumentano in misura marcata i beni strumentali (+65,8%), i beni intermedi (+48,0%), i beni di consumo (+30,8%) e, con una dinamica meno accentuata cresce l’energia (+3,4%).
Corretto per gli effetti di calendario, a maggio 2020 l’indice complessivo diminuisce su base annua del 20,3% (i giorni lavorativi sono stati 20 contro i 22 di maggio 2019). Forti flessioni annue caratterizzano tutti i principali comparti. Il calo è meno pronunciato solo per l’energia (-7,2%), mentre risulta più rilevante per i beni strumentali (-22,8%), i beni intermedi (-22,4%) e quelli di consumo (-18,7%).
“Dopo la forte flessione registrata ad aprile, mese caratterizzato dalle chiusure in molti settori produttivi in seguito ai provvedimenti connessi all’emergenza sanitaria, a maggio si assiste ad una significativa ripresa delle attività: tutti i comparti sono in crescita congiunturale, ad eccezione di quello delle industrie alimentari, bevande e tabacco, che registra una leggera flessione – commenta l’Istat -. Il livello della produzione, peraltro, risente ancora della situazione generata dall’epidemia di Covid-19: l’indice generale, al netto della stagionalità, presenta una flessione del 20,0% rispetto al mese di gennaio, ultimo periodo precedente l’emergenza sanitaria”.
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Settore bus turistici lamenta mancati finanziamenti

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“Non destinare fondi al trasporto passeggeri con autobus, rappresenta la volontà di farci sparire. Siamo ancora una volta condannati a non ripartire, come invece hanno potuto fare aerei e treni”. Così Riccardo Verona, presidente del Comitato Bus Turistici Italiani, esprime il malcontento del comparto dei bus a noleggio per l’esclusione dai finanziamenti previsti per il settore trasporti nel Dl Rilancio. “Il trasporto in aria e su ferro è ripartito – ha aggiunto Verona – mentre per un settore strategico per il turismo come il nostro non sono stati previsti finanziamenti. Una recente comunicazione della Commissione Europea, ha disposto la necessità di garantire misure equivalenti agli operatori del settore dei trasporti che erogano uguali servizi sulla stessa tratta. Non comprendiamo quindi gli interventi destinati al solo ferro e chiediamo urgentemente un incontro in merito con il ministero dei Trasporti. Siamo pronti a fare una segnalazione anche alla stessa Commissione Europea”. Inoltre “sui bus a noleggio, in molti paesi europei, non è obbligatorio il distanziamento sociale, mentre in Italia la regolamentazione cambia da regione a regione. Alcune hanno eliminato la norma del limite dei posti a bordo per garantire la corretta distanza fra i passeggeri, altre no. In questo modo, è impossibile pianificare e garantire le diverse esigenze di viaggio. Le regole – ha concluso il presidente del Comitato Bus Turistici Italiani – dovrebbero essere uguali in tutta Europa, così come lo sono per il trasporto aereo. Altrimenti è inevitabile che i servizi di alcuni vettori siano a svantaggio di altri”. (ITALPRESS).

A giugno crollano le presenze negli alberghi italiani, -80.6%

ROMA (ITALPRESS) – E’ pesante il bilancio del mercato turistico alberghiero a giugno 2020: il calo delle presenze è stato dell’80,6% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Lo rende noto Federalberghi.
I flussi dall’estero sono ancora paralizzati (meno 93,2%) ed anche il mercato domestico è ben oltre la soglia di allarme (meno 67,2%).
Per gli stranieri, l’apertura delle frontiere interne all’area Schengen, peraltro intervenuta a metà giugno, ha fatto sentire i propri effetti solo in minima parte, mentre permane il blocco di alcuni mercati strategici, tra i quali USA, Russia, Cina, Australia e Brasile.
Per gli italiani il ritorno alla normalità prosegue al rallentatore, per varie ragioni: molti hanno consumato le ferie durante il periodo di lockdown, tanti hanno visto il proprio reddito ridotto a causa della cassa integrazione o della contrazione dei consumi e dal blocco delle attività, tanti altri – pur disponendo di reddito e tempo – rinunciano a partire per recuperare parte del tempo perduto. Incidono anche la riduzione della capacità dei mezzi di trasporto, la cancellazione degli eventi e i timori di varia natura che comprensibilmente animano le persone.
“La burrasca del Covid-19 è ancora in corso e continua a flagellare il sistema dell’ospitalità italiana”, commenta il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca. L’osservatorio Federalberghi monitora mensilmente un campione di circa duemila strutture.
Le ripercussioni sul mercato del lavoro sono dolorose: a giugno 2020 sono andati persi 110 mila posti di lavoro stagionali e temporanei di varia natura (-58,4%). Per i mesi estivi sono a rischio 140 mila posti di lavoro temporanei.
“Le punte di maggior sofferenza si registrano per il turismo delle città d’arte e il turismo d’affari – dice Bocca – ma anche nelle classiche mete delle vacanze, al mare, in montagna e alle terme, siamo ben lontani da una parvenza di normalità. Non traggano in inganno le immagini televisive che ritraggono spiagge affollate. In gran parte si tratta di escursionisti giornalieri o di vacanze mordi e fuggi, limitate ai week end”.
Le previsioni per il mese di luglio non sono tranquillizzanti: l’83,4% delle strutture intervistate prevede che a luglio 2020 il fatturato sarà più che dimezzato rispetto al luglio 2019. Nel 62,7% dei casi, il crollo sarà devastante, superiore al 70%.
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Lavoro, Capobianco “Consulenti figure fondamentali”

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Da Conflavoro Pmi arriva il massimo sostegno alla manifestazione odierna dei giovani professionisti italiani, in primis i consulenti del lavoro. “Scendono in piazza alcune tra le figure fondamentali per la corretta e costante crescita delle nostre piccole e medie imprese”, sottolinea il presidente dell’associazione, Roberto Capobianco. “I consulenti del lavoro chiedono giustamente il riconoscimento del loro operato, che invece non si verifica con gli ultimi decreti e in particolar modo con il Dl Rilancio. Anzi – aggiunge -, oltre alla mancata valorizzazione si rischia l’effetto contrario, ovverosia chiusura di studi e complicazioni di carriera per chi ha iniziato da poco il mestiere o sta comunque vivendolo da precario. Eppure in questi mesi e i prossimi non saranno certo da meno, i consulenti sono stati il vero motore trainante del Paese. Basti pensare alla mole immane di lavoro relativa alla cassa integrazione, una situazione gravissima per la quale hanno fatto davvero il massimo in mezzo a ostacoli e ritardi burocratici di ogni tipo causati, non ci stancheremo di ripeterlo, dall’assenza di una misura straordinaria ad hoc come appunto l’ammortizzore sociale unico. L’esclusione subita dai professionisti sotto il profilo dei contributi alla ripartenza, ma anche l’indennizzo irrisorio per i mesi di lockdown, sembra mostrare una politica purtroppo sorda a un certo tipo di esigenze. Le istanze dei consulenti del lavoro – osserva Capobianco – sono sacrosante e, come abbiamo già fatto più volte con le nostre proposte emendative ai vari decreti ‘coronavirus’, vanno difese e promosse. Se si ignorano o si fermano i consulenti si blocca il Paese. Noi non possiamo che ringraziarli per il loro impegno costante e sostenerli in toto. La loro battaglia è anche la battaglia di Conflavoro e continueremo a portare la loro voce nelle commissioni parlamentari e al governo. Siamo certi che le istituzioni sapranno capire la loro angoscia e le loro legittime richieste di tutela maggiore”, conclude.
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A maggio tornano a crescere le vendite al dettaglio

ROMA (ITALPRESS) – A maggio l’Istat stima, per le vendite al dettaglio, un aumento rispetto ad aprile del 24,3% in valore e del 25,2% in volume. A determinare la variazione positiva sono le vendite dei beni non alimentari, che crescono del 66,3% in valore e del 66,6% in volume, mentre quelle dei beni alimentari diminuiscono in valore (-1,4%) e in volume (-1,6%).
Nel trimestre marzo-maggio 2020, le vendite al dettaglio registrano un calo del 20,6% in valore e del 21,8% in volume rispetto al trimestre precedente. Diminuiscono le vendite dei beni non alimentari (-37,4% in valore e -37,8% in volume), mentre le vendite dei beni alimentari mostrano variazioni positive (rispettivamente +1,5% in valore e +0,4% in volume).
Rispetto allo stesso mese del 2019, si registra una diminuzione delle vendite del 10,5% in valore e dell’11,9% in volume. Le vendite dei beni non alimentari sono in calo (-20,4% in valore e -20,6% in volume), mentre crescono quelle dei beni alimentari (+2,8% in valore e +0,1% in volume). Secondo l’Istat, quindi, A maggio i provvedimenti connessi all’emergenza sanitaria Covid-19 hanno consentito la progressiva riapertura degli esercizi commerciali, determinando un marcato aumento congiunturale delle vendite dei beni non alimentari, sia in valore sia in volume; tale crescita ha permesso un parziale recupero dei forti cali registrati nei due mesi precedenti.
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Giovani Confindustria al governo “Basta annunci mirabolanti”

“Non dobbiamo fermarci al concetto di confini, vogliamo lavorare in un mercato libero e portare le nostre eccellenze in ogni angolo del mondo. L’Unione europea deve darci la forza di competere con accordi più ambiziosi. Ci attende un crollo del PIL intorno al 9%, saranno mesi e anni complicati, non ci possiamo permettere di vedere il nostro Paese governato da annunci mirabolanti”. Queste le parole di Riccardo Di Stefano, presidente dei Giovani Imprenditori Confindustria in apertura del Convegno sulle 3R: Ripartenza, Responsabilità e Resilienza. “Diciamo a chi governa – ha detto il neo presidente dei giovani industriali – di uscire dai palazzi e di venire a scrivere le norme all’interno delle nostre aziende. L’Italia si costruisce qui tanto quanto in Parlamento”. Per Di Stefano “è di importanza vitale il confronto. Le nostre imprese sono pronte a compiere sforzi incredibili ma occorre liberarle da regole che da troppo tempo le hanno imbrigliate”. Poi un passaggio del suo discorso è stato rivolto al tema dei crediti vantati dalle imprese. “Lo Stato deve onorare i contratti come lo facciamo noi e pagare i propri debiti” avverte. Di Stefano durante i lavori di oggi ha espresso la sua forte critica a misure come il reddito di cittadinanza. “Basta misure costose e inefficaci come il reddito di cittadinanza, solo il 2% ha trovato lavoro. L’Italia pre-covid era a crescita zero, è il momento di sognare un Paese nuovo e fare riforme che non vengano solo annunciate ma anche realizzate”. Ecco quindi l’appello rivolto all’esecutivo: “Chiediamo al governo che il decreto semplificazioni venga varato subito. Ogni imprenditore italiano dedica circa 240 ore l’anno al fisco, parliamo dunque di 30 giorni lavorativi”.
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