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Economia

Uil, Pierpaolo Bombardieri eletto nuovo segretario generale

ROMA (ITALPRESS) – Pierpaolo Bombardieri è il nuovo segretario generale della Uil. Lo ha eletto all’unanimità il Consiglio confederale riunito oggi. Bombardieri, 56enne calabrese, succede a Carmelo Barbagallo, eletto ieri leader della Uil pensionati. “Noi pensiamo sia arrivata l’ora di fare ricorso ad una nuova politica keinesiana degli investimenti, per una nuova attenzione alle politiche occupazionali e a quella degli investimenti pubblica – ha detto il neosegretario nel suo discorso alla platea, dove era presente anche il premier Giuseppe Conte -. La riduzione delle disuguaglianze, la nostra stella polare in una navigazione fatta in mare aperto e in condizioni di burrasca la diseguaglianza sociale sarà per noi campo di battaglia”. “Ci troviamo in un periodo complicato e drammatico – ha sottolineato Bombardieri -. E’ come se ci trovassimo, per me che amo il mare, in una tempesta. Allora partiamo. Così come è stato fatto da chi mi ha preceduto, senza esitazioni”. “Non abbiamo dimenticato il 70 esimo della Uil – ha aggiunto -. Lo faremo come
merita la nostra Organizzazione appena le condizioni ce lo permetteranno”. “Continuerò ad essere il Pierpaolo che conoscete, aiutatemi a sostenere questo impegno, aiutatemi a rafforzarlo per migliorare il futuro e sostenere i più deboli, come ho visto fare a mio padre che da vecchio socialista oggi sarebbe stato contento”, ha concluso.
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Voucher al posto dei rimborsi, procedimenti contro Alitalia e Volotea

ROMA (ITALPRESS) – A poche ore dall’avvio, da parte della Commissione Europea, di due procedure di infrazione contro l’Italia per avere consentito alle compagnie aeree e ai tour operator di emettere, fino al 30 settembre, voucher di importo pari a quelle dei biglietti o delle prenotazioni per tutte le cancellazioni per motivi legati al Covid-19, arriva la notizia di un’indagine avviata dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato nei confronti di Volotea e Alitalia.
In particolare, nei due procedimenti istruttori e nei due sub-procedimenti cautelari avviati dall’Agcm, si punta il dito contro l’emissione di voucher come unica forma di rimborso per le somme anticipate per i biglietti aerei, ma anche sulla cancellazione di voli in periodi in cui non erano ancora in vigore le restrizioni. Inoltre, secondo l’Autorità sarebbe mancata una adeguata informazione sui diritti spettanti in caso di cancellazioni e infine viene contestato di aver predisposto un servizio di assistenza carente sui tempi di attesa e sui canali di comunicazione messi a disposizione dei passeggeri.
La notizia dei procedimenti istruttori da parte dell’Antitrust fa seguito alle segnalazioni ricevute da parte di diverse associazioni di consumatori, tra cui il Centre For International Development, assistito dall’avvocato palermitano Alessandro Palmigiano e dal collega Luca Panzarella, che nelle scorse settimane aveva presentato due ricorsi all’Agcm contro le compagnie aeree. In entrambi i casi infatti l’Associazione contestava alle compagnie che avevano cancellato i voli programmati, di avere emesso esclusivamente voucher, rigettando qualsiasi richiesta di rimborso del prezzo inoltrata dai propri clienti.
“L’emissione unilaterale di un voucher – ribadisce Palmigiano – non è in alcun modo applicabile. E in ogni caso, come ben noto, non andrebbe applicata per manifesto contrasto con la normativa comunitaria”. Il decreto Cura Italia, e in particolare una sua interpretazione stringente, era già stato in più occasioni contestato dalla Commissione europea che, proprio con riferimento all’emergenza da Covid-19 (nella raccomandazione del 13 maggio 2020), ha precisato che l’operatore può legittimamente offrire un buono, ma a condizione che i viaggiatori non siano privati del diritto al rimborso in denaro.
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Il Cda di Ubi Banca boccia l’Ops di Intesa Sanpaolo

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Il Cda di Ubi Banca, “dopo attenta valutazione della documentazione disponibile, tenuto anche conto dei rischi e delle incertezze evidenziati da Intesa Sanpaolo nella documentazione sull’offerta”, ritiene che “l’Ops, non concordata con l’emittente, non sia conveniente per gli azionisti di Ubi Banca”. In una nota si spiega che l’offerta, “non prevedendo un corrispettivo per cassa, pone a carico degli azionisti di Ubi Banca i rischi connessi al raggiungimento degli obiettivi strategici dell’operazione definiti da Intesa Sanpaolo”. Il corrispettivo, rappresentato da un rapporto di cambio tra azioni Ubi e azioni Isp, “non remunera adeguatamente tali rischi e, inoltre, comporta un’allocazione del valore e delle sinergie molto più favorevole agli attuali azionisti di Isp”. Secondo Ubi, il titolo della banca bergamasca avrebbe “elevate potenzialità di crescita di valore, tenendo anche conto delle prospettive di crescita su base stand-alone”. Inoltre la possibilità “per l’offerente di conseguire gli obiettivi strategici dell’operazione è incerta, tra cui la cessione del ramo bancario a Bper e dei rami assicurativi a UnipolSai ai termini e alle condizioni previsti da Intesa Sanpaolo”. L’offerta, prosegue il Cda di Ubi, “si inserisce in un più ampio disegno strategico, volto a rafforzare la posizione di Isp in Italia attraverso l’eliminazione di un concorrente, senza in realtà modificare il posizionamento europeo di Isp”. Infine, l’Ops è controproducente anche “per gli stakeholder di Ubi Banca in quanto consentirebbe a Isp di creare una posizione di leadership dominante in Italia, anomala tra i grandi Paesi europei e potenzialmente dannosa per il tessuto economico e sociale dei territori in cui opera Ubi Banca”.
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Istat, il Covid ha aumentato le disuguaglianze

Un Paese sempre più spaccato tra Nord e Sud, uomini e donne, ricchi e poveri, disuguaglianze accentuate dall’emergenza Covid. E’ la fotografia dell’Italia 2020 che ogni anno scatta l’Istat nel rapporto annuale. A metà del 2020 il quadro economico e sociale si presenta eccezionalmente complesso e incerto. Al rallentamento congiunturale del 2019 si è sovrapposto l’impatto della crisi sanitaria e, nel primo trimestre, il Pil ha segnato un crollo congiunturale del 5,3%; i segnali più recenti includono: inflazione negativa, calo degli occupati, marcata diminuzione della forza lavoro e caduta del tasso di attività, una prima risalita dei climi di fiducia. Le previsioni Istat stimano per il 2020 un forte calo dell’attività economica, solo in parte recuperato l’anno successivo.Dal lato della domanda, i consumi privati hanno segnato una caduta del 6,6% rispetto al trimestre precedente, gli investimenti dell’8,1%, mentre vi è stato un contributo positivo delle scorte.
Nel 2019 è proseguito il riequilibrio dei saldi di finanza pubblica, ma le azioni di bilancio volte a contrastare la crisi avranno un impatto rilevantissimo sulla finanza pubblica.Una rilevazione ad hoc dell’Istat presso le imprese mostra che i fattori di fragilità sono molto diffusi ed è cruciale la questione del reperimento della liquidità, seppure emergano elementi di reazione positiva.
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Appalti, Buia (Ance) “Semplificare ma contrari a deregulation”

“Semplificare sì, snellire sì, ma noi la deregulation non la vogliamo”, mette in chiaro, Gabriele Buia, presidente dell’Ance (Associazione nazionale costruttori edili), che attende il varo del decreto Semplificazioni con qualche riserva in merito alle bozze circolate. “Si continua a pensare – spiega Buia all’ITALPRESS – che il problema per le infrastrutture siano le procedure di gara ma non è assolutamente così, e non siamo noi che lo diciamo. Lo ha detto l’Anac, e i dati stessi della presidenza del Consiglio: chi impedisce il rapido svolgimento e l’utilizzo delle risorse pubbliche sono tutte le procedure a monte, non sono i tempi di gara”. “Ci sono tutte le sedimentazioni normative, l’obbligo di pareri, i tempi lunghi per le valutazioni di impatto ambientale, la Conferenza dei servizi, i pareri dei ministeri interessati – sottolinea – che fanno sì che i progetti abbiano dei ritardi altissimi”. Con questo decreto “riusciamo a parlare di semplificazioni ed era doveroso. Perchè in Italia ci occupiamo dei problemi seri solo quando succede un disastro, come Genova, o una calamità, come il terremoto, e poi quando abbiamo una situazione economica difficilissima come adesso ci accorgiamo che ci sono 200 miliardi non spesi. Credo che questa sia la volta buona per risolvere certi problemi, anche se dai primi testi mi sembra che manchi un’attenzione particolare a tutto quello che è sopra gara per le opere pubbliche, e un chiaro indirizzo di come vogliamo rigenerare i tessuti urbani”. Sulle procedure di gara “se saranno confermate noi siamo un pò allarmati: questo non è un modo di semplificare ma di deregolamentare che è tutta un’altra cosa. Noi le regole le vogliamo, e le vogliamo semplici e chiare, che diano a tutti la possibilità di partecipare in trasparenza e in concorrenza. Vediamo quale sarà il testo definitivo, ma intanto noi continuiamo a dare il nostro apporto ai governi per capire dove stanno veramente i problemi”.
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A maggio disoccupazione in crescita ma più ore lavorate

ROMA (ITALPRESS) – A maggio, rispetto ad aprile, continua – a ritmo meno sostenuto – la diminuzione dell’occupazione e torna a crescere il numero di persone in cerca di lavoro, a fronte di un marcato calo dell’inattività. Dopo due mesi di decisa diminuzione, aumenta anche il numero di ore lavorate pro capite.
Secondo i dati Istat, infatti, la diminuzione dell’occupazione su base mensile (-0,4% pari a -84mila unità) coinvolge soprattutto le donne e gli under50 mentre aumentano leggermente gli occupati indipendenti e gli ultracinquantenni. Nel complesso il tasso di occupazione scende al 57,6% (-0,2 punti percentuali). L’aumento delle persone in cerca di lavoro (+18,9% pari a +307mila unità) si rileva maggiormente tra le donne. Il tasso di disoccupazione risale al 7,8% (+1,2 punti) e, tra i giovani, al 23,5% (+2,0 punti). Generalizzata anche la diminuzione del numero di inattivi (-1,6%, pari a -229mila unità). Confrontando il trimestre marzo-maggio 2020 con quello precedente (dicembre 2019-febbraio 2020), l’occupazione risulta in evidente calo (-1,6%, pari a -381mila unità) per entrambe le componenti di genere. Secondo l’Istat, quindi, a maggio i dati mensili sul mercato del lavoro descrivono un’evoluzione diversa rispetto a quella dei mesi precedenti.
Rispetto a marzo e aprile, la diminuzione dell’occupazione è più contenuta, il numero di disoccupati sale sensibilmente a seguito del contenimento delle restrizioni previsto dal Dpcm del 26 aprile e si osserva un recupero consistente di ore lavorate.
Ciononostante, da febbraio 2020 il livello di occupazione è diminuito di oltre mezzo milione di unità e le persone in cerca di lavoro di quasi 400 mila, a fronte di un aumento degli inattivi di quasi 900 mila unità. L’effetto sui tassi di occupazione e disoccupazione è la diminuzione di oltre un punto percentuale in tre mesi.
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Allianz, i trend del futuro nel Global Insurance Report

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Allianz ha presentato la nuova edizione del Global Insurance Report 2020, studio condotto dal team Allianz Research per tastare il polso dei mercati assicurativi in tutto il mondo, sia considerando le performance nel 2019 sia guardando avanti agli sviluppi futuri attesi. Secondo lo studio, l’industria assicurativa globale ha iniziato il 2020 in ottima forma; nel 2019, infatti, i premi sono aumentati del 4,4%, mettendo a segno la crescita più forte degli ultimi quattro anni. L’aumento è stato trainato dal Vita, con uno sviluppo notevolmente aumentato rispetto al 2018, pari al 4,4%, in un contesto nel quale da un lato la Cina ha superato la “battuta d’arresto” registrata nel 2018 per effetto della stretta regolamentare decisa dalle autorità di controllo, e dall’altro i mercati maturi hanno affrontato il contesto caratterizzato dai bassi tassi d’interesse. Nei Danni lo sviluppo è stato del 4,3%, in calo rispetto al 5,4% del 2018, determinando – per la prima volta dal 2015 – una crescita del Vita superiore ai Danni, anche se per un margine molto contenuto. Nel 2019 la raccolta premi globale è stata pari a 3.906 miliardi di euro, di cui 2.399 miliardi di euro nel Vita e 1.507 miliardi di euro nei Danni. La pandemia Covid-19 ha successivamente colpito l’economia mondiale come un meteorite. L’improvviso arresto dell’attività economica in tutto il globo avrà un impatto negativo anche sulla domanda assicurativa: le proiezioni di Allianz indicano che la raccolta premi globale dovrebbe ridursi nel 2020 del 3,8%, con il Vita probabilmente più colpito rispetto ai Danni, in contrazione rispettivamente del -4,4% e del -2,9%. Secondo lo studio, l’impatto della pandemia sarà tre volte più forte rispetto a quello provocato dalla crisi finanziaria globale del 2007-2009, quando la raccolta premi globale diminuì dell’1,0%. Rispetto al trend di crescita pre-Covid-19, la pandemia comporterà una riduzione della raccolta premi globale di circa 360 miliardi di euro, di cui 250 miliardi di euro nel Vita e 110 miliardi di euro nei Danni. Ludovic Subran, Chief Economist di Allianz, ha commentato: “Il 2020 è andato perduto a causa del virus, non c’è dubbio. Più interessante è la domanda su cosa dobbiamo attenderci dopo il Covid-19. In sostanza, vediamo tre tendenze, già in atto in precedenza, che nei prossimi anni accelereranno: la digitalizzazione dei modelli di business, il ruolo cruciale dei mercati dell’Asia e la crescente importanza della sostenibilità e dei criteri ESG”.
L’Allianz Global Insurance Report evidenzia come l’Europa Occidentale abbia registrato uno sviluppo del 4,3% nel 2019, migliore rispetto al 3,8% dell’anno precedente. Per quanto riguarda l’Italia, il mercato assicurativo è cresciuto del 2,1% nel 2019, rispetto al 2,7% dell’anno precedente. La crescita principale è stata quella registrata nel Vita – che rappresenta più di tre quarti della raccolta totale di mercato – con un incremento del 2,7%. I premi Danni, invece, sono rimasti più o meno stagnanti (0,4%), un trend in calo rispetto all’1,9% del 2018. Per Patricia Pelayo Romero, economista di Allianz e co-autrice del rapporto, “dopo il difficile decennio successivo alla grande crisi finanziaria, il settore assicurativo europeo si è dimostrato straordinariamente resiliente durante la pandemia. Le prospettive, tuttavia, sono poco incoraggianti. Come in altri settore economici, l’Europa sta perdendo terreno rispetto a Stati Uniti e Asia. L’attuale pandemia dovrebbe suonare come campanello d’allarme per l’Europa, affinché si dia finalmente da fare e si avvii verso una crescita più sostenuta e più inclusiva”.
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Coronavirus, il 62,5% degli italiani teme per il proprio futuro

ROMA (ITALPRESS) – Il 62.5% degli italiani ha paura. Per il proprio futuro e per il proprio benessere. Un sentimento che pervade in modo netto e trasversale tutte le categorie politiche e sociali e che è figlio dell’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19 trasformatasi, nel corso dei mesi, in emergenza economica. La paura, da marzo a oggi, non si è attenuata e i cittadini esprimono il loro timore paventando la possibilità che il “peggio” debba ancora arrivare, presumibilmente dopo l’estate. E’ quanto risulta da un sondaggio di Euromedia Research in esclusiva per l’agenzia di stampa Italpress.
Il 52.2% degli italiani teme che la situazione economica precipiterà, in autunno, in gravi e grandi crisi occupazionali, mentre il 36.6% immagina una lenta ripresa del nostro sistema economico pur tra problemi e fattori di criticità. Solo il 4.1% del campione manifesta ottimismo intravedendo una piena ripresa delle nostre attività. In questo caso appare evidente una spaccatura nell’elettorato italiano. Gli elettori delle forze che sostengono il Governo Conte, compresi i “renziani” di Italia Viva, si dicono convinti o quanto meno speranzosi che l’autunno non condurrà a un disastro economico, mentre gli elettori appartenenti alle forze di opposizione, e in modo particolare all’area di centrodestra, mostrano tutto il loro pessimismo e scetticismo circa i rischi di natura economica che giungeranno a colpire imprese e lavoratori nei prossimi mesi.
A conferma del sentimento dominante tra molte fasce della popolazione, un italiano su due non crede che i consumi, in questa fase di post-lockdown, siano in ripresa contro il 38.4% del campione che, al contrario, intravede un raggio di luce nella domanda di beni. Anche in questo caso sono gli elettori di centrodestra a denunciare il deficit di consumi, mentre l’elettorato che sostiene la maggioranza di Governo, pur dividendosi nel merito, è più ottimista rispetto alla modalità e alle esperienze di acquisti dei cittadini.
Nelle intenzioni di voto la compagine di centrodestra, seppur in leggera contrazione, si dimostra ancora in netto vantaggio rispetto ai partiti di Governo.
La situazione, in ogni caso, disegna un’opposizione con la Lega ancora stabilmente primo partito, ma ben al di sotto della soglia psicologica del 30%, Fratelli d’Italia in stallo dopo l’importante crescita dei mesi scorsi. PD e M5S si confrontano per la seconda posizione del ranking del voto col partito di Nicola Zingaretti ancora in vantaggio sull’alleato ma non in grado, almeno per il momento, di impensierire il movimento di Matteo Salvini.

(ITALPRESS).