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Poste Italiane, nel 2019 i ricavi salgono a 11 miliardi

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Il Consiglio di Amministrazione di Poste Italiane, presieduto da Maria Bianca Farina, ha approvato la Relazione finanziaria annuale 2019 e la Guidance aggiornata per il 2020. Tra i principali dati finanziari di Gruppo per il 2019 c’è l’aumento dei ricavi, ora pari a 11.038 milioni di euro (+1,6% rispetto all’esercizio del 2018); ricavi normalizzati a 10.659 milioni (+3,2% rispetto all’esercizio del 2018), con un mix di ricavi ricorrenti e sostenibili nei settori chiave. Tra i risultati anche l’aumento del dividendo per azione (DPS): 0,463 euro per l’esercizio del 2019, soggetto all’approvazione dell’Assemblea ordinaria degli azionisti; in crescita del 5% rispetto all’esercizio del 2018 e in linea con l’impegno di crescita progressiva del dividendo prevista nel Piano Strategico Deliver 2022. Nell’esercizio 2019 l’utile netto di Poste Italiane si è attestato a 1,34 miliardi.
Quanto alla Guidance per il 2020, “gli obiettivi sono aggiornati in funzione della continua crescita della redditività sottostante, tenendo conto della visibilità, ad oggi, sugli sviluppi della situazione del COVID-19 – spiega Poste Italiane: ricavi 11,1 miliardi di euro; risultato operativo (EBIT) 1,8 miliardi; utile netto: 1,3 miliardi”.
“Abbiamo superato per il secondo anno consecutivo i nostri obiettivi finanziari, raddoppiando l’utile netto del 2016, sulla base della crescita dei ricavi ricorrenti e di una continua attenzione alla razionalizzazione dei costi. Di conseguenza, stiamo proponendo un aumento del 5% del dividendo, in linea con l’impegno del Piano strategico Deliver 2022, e aggiornando la nostra guidance per il 2020, con una crescita costante della redditività sottostante”, commenta Matteo Del Fante, amministratore delegato di Poste Italiane.
“Grazie alla trasformazione industriale, portata avanti negli ultimi anni, Poste Italiane è un’azienda solida e grazie a un modello di business diversificato è ben posizionata per affrontare scenari di stress, come la situazione generata dalla diffusione del Covid-19”, prosegue Del Fante.
(ITALPRESS).

Coronavirus, imprese edili: “Situazione preoccupante, aprire i cantieri”

Il blocco delle attività economiche dovute all’emergenza del Coronavirus sta diventando “preoccupante” anche per le imprese delle costruzioni. Lo dice il presidente nazionale di Ance, Gabriele Buia a margine di una manifestazione organizzata dai costruttori a Palermo. “Una situazione che sta diventando preoccupante anche per il mondo delle costruzioni”, spiega, “il blocco del sistema vorrebbe dire il blocco del mercato interno fulcro del mondo delle costruzioni”. Nelle zone rosse, ha aggiunto “i cantieri sono già bloccati e nelle zone gialle registriamo le prime sospensioni e di tutte le forniture di lavorazione”.
I costruttori chiedono procedure più snelle a monte delle gare di appalto: “Vedremo a cosa servono i tre miliardi stanziati dal governo. Noi chiediamo ammortizzatori sociali e di intervenire poi nella apertura dei cantieri. Il problema è l’eccesso di burocrazia”, dice Buia.
Applicare il modello Genova? Si tratta di un modello “che è andato in deroga anche al codice degli appalti – risponde il numero uno di Ance -. I due terzi del tempo necessario sono a monte delle gare di appalto. E quindi le procedure più veloci devono essere li'”. Il modello da applicare, piuttosto, secondo Buia è quello della linea ferroviaria Napoli-Bari: “Abbiamo esempi di esperienze commissariali come la Napoli- Bari”, ha spiegato, “dove un intervento solo a monte delle procedure di gara ha accorciato i tempi di due anni. Questo dovrebbe essere codificato come esempio da utilizzare”. Ma “semplificare non vuole dire abbassare i controlli”, ha precisato Buia. “Parliamo della autorizzazioni a monte delle gare. Accorciare la filiera sopra non vuole dire aprire al malaffare. Noi vogliamo l’Anac nei cantieri. Anac ha spaventato tantissimo la pubblica amministrazione. Dobbiamo fare si’ che la macchina pubblichi operi con trasparenza e all’interno del codice appalti, non vogliamo deroghe”.

(ITALPRESS).

Infrastrutture, la risposta alla crisi appesa a un concordato

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Negli ultimi dieci anni la crisi italiana del settore delle costruzioni ha lasciato sul campo 120mila imprese e 600mila posti di lavoro. Un’emorragia legata soprattutto al crollo degli investimenti, dimezzati nell’ultimo decennio e responsabili di un deficit infrastrutturale pari a 84 miliardi di euro.

Il Sistema-Italia è da anni a crescita vicina allo zero. Ogni nuovo governo promette il rilancio delle performance economiche del Paese basato principalmente su tagli e ottimizzazione che l’esperienza ci dice essere difficili da realizzare nel breve periodo. A tale contesto si accompagna un sistema di infrastrutture sempre più vecchio e obsoleto. Esiste un bacino consistente di fondi già stanziati che potrebbero dare un nuovo impulso alla vita economica italiana, innescando un circolo virtuoso. I fondi per le grandi opere pubbliche già approvate ammontano a oltre 55 miliardi di euro, di cui circa 47,8 miliardi di euro già stanziali e bloccati per complessità amministrative e lungaggini burocratiche. Si tratta di un fenomeno che attraversa tutto il Paese, da Nord a Sud.

La risposta a questa crisi e l’occasione di rilancio per il settore può essere la più grande operazione di sistema nella storia italiana delle costruzioni: Progetto Italia, l’iniziativa lanciata da Salini Impregilo insieme alla Cassa Depositi e Prestiti e un pool di banche italiane (Intesa Sanpaolo, Unicredit e Bpm) per salvare alcune aziende storiche dando vita a un grande gruppo, forte sul mercato interno e capace di competere all’estero con i colossi internazionali delle infrastrutture. Il Gruppo che nascerà al termine di questa integrazione industriale tra We Build e Astaldi avrà un backlog cumulato di 40 miliardi di euro e un fatturato di 9 miliardi. L’operazione, da un lato tutela migliaia di lavoratori, dall’altro ha un effetto traino sull’intero indotto del settore, costituito soprattutto da piccole e medie imprese.

Nell’ultimo anno Salini Impregilo ha coinvolto 1.500 aziende italiane nei suoi cantieri in giro per il mondo con lavori per un totale di un miliardo di euro. Solo in Italia negli ultimi tre anni, grazie al ricorso ai fornitori italiani, sono stati attivati contratti per oltre 4 miliardi di euro da Salini Impregilo e Astaldi, generando ogni anno 20 mila posti di lavoro. All’estero, i contratti firmati da Salini Impregilo e Astaldi negli ultimi tre anni hanno generato dagli 8mila ai 10mila posti di lavoro/anno. Webuild e’ il nome del nuovo Gruppo che nasce per consolidare il settore italiano delle grandi opere e dar vita così a un colosso in grado di sostenere la ripresa del settore e aumentare la competitività delle aziende italiane sui mercati internazionali.

L’ingresso di Astaldi all’interno del gruppo Webuild è un passaggio fondamentale per la nascita del colosso italiano delle costruzioni. Dopo l’assemblea dei bondholders da 750 milioni, prevista per il 10 marzo, da cui si attende presumibilmente un voto negativo della maggioranza degli obbligazionisti per la proposta di concordato, la parola spetta all’adunanza generale dei creditori prevista per il 26 marzo. Con l’80% dei voti favorevoli all’assemblea degli obbligazionisti Astaldi possessori del bond da 140 milioni, il 25 febbraio, che rappresentavano circa il 4% dell’esposizione complessiva di Astaldi, è stata di fatto superata la soglia del 60% dei creditori pronti a dire si al piano di continuità nell’ambito della adunanza generale dei creditori del 26 marzo, considerando anche le banche, che detengono poco più del 56% del debito di 3,5 miliardi di Astaldi.

In caso di mancata approvazione della proposta di concordato Astaldi da parte dei creditori, l’alternativa per Astaldi sarebbe l’apertura di una procedura di Amministrazione Straordinaria. Gli effetti risulterebbero dirompenti anche rispetto alla capacità di soddisfazione dei creditori: verrebbero a mancare i presupposti per il valore economico aziendale nonché per la valorizzazione gli asset da vendere. L’Amministrazione Straordinaria comporterebbe un marcato rallentamento dell’operatività aziendale con forte rischio di non essere più in grado di fare fronte alle esigenze di cassa di breve termine i cui effetti negativi sarebbero la possibilità di perdita di commesse in portafoglio per oltre 5 miliardi di euro: è prevedibile la cancellazione immediata dei contratti esteri, specie nei Paesi che non riconoscono la normativa concorsuale italiana; in Italia è prevedibile l’estromissione di Astaldi dai contratti, con immediate conseguenze sui livelli occupazionali in Italia.

Tra gli effetti negativi ci sarebbe anche l’aumento del debito concordatario per più di 4 miliardi di euro, prevalentemente per effetto delle escussioni sui contratti cancellati o risolti e minori proventi dalla vendita degli asset in concessione. La Società non avrebbe l’opportunità di completare tramite risorse finanziarie proprie alcune delle opere destinate ad essere cedute. È facile intuire quali potrebbero essere le ripercussioni negative della mancata approvazione del concordato non solo sui creditori di Astaldi ma più in generale sul settore delle costruzioni del Paese con progetti in corso che potrebbero essere fortemente rallentati se non bloccati e la filiera delle piccole e medie imprese che soffrirebbero ulteriormente con inevitabili effetti negativi sull’occupazione.

Nel 2019 cresciuto il gettito fiscale in Italia

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Nel 2019 le entrate tributarie erariali ammontano a 471.622 milioni di euro (+ 7.847 milioni di euro) rispetto allo stesso periodo del 2018 (+1,7%). Lo rende noto il ministero dell’Economia e delle Finanze.
Nel confronto tra i flussi di gettito annuali registrati nel biennio 2018/2019, non si rilevano disomogeneità determinate da entrate una tantum. Il profilo mensile dei versamenti tributari evidenzia una caduta del gettito nel mese di agosto per effetto del differimento al 30 settembre dei termini di versamento per i soggetti che svolgono attività economiche per le quali sono stati approvati nel 2019 gli indicatori sintetici di affidabilità (ISA, ex studi di settore). Anche i flussi di gettito acquisiti nel mese di novembre presentano una variazione negativa, recuperata nel mese successivo, e ascrivibile allo slittamento al 2 dicembre dei versamenti relativi alle imposte autoliquidate (la scadenza del 30 novembre cadeva di sabato).
Le imposte dirette risultano pari a 252.284 milioni di euro, con una crescita tendenziale pari a 4.513 milioni di euro (+1,8%). La crescita è stata trainata, in particolare, dall’andamento delle ritenute IRPEF da lavoro dipendente e da pensione che sono aumentate di 5.087 milioni di euro (+3,3%), consolidando l’andamento positivo già rilevato nel biennio 2017-2018.
Le imposte indirette ammontano a 219.338, con una crescita tendenziale di 3.334 milioni di euro pari al 1,5%. Alla dinamica positiva ha contribuito la crescita sostenuta dell’IVA (+3.306 milioni di euro pari a +2,5%), in particolare della componente sugli scambi interni (+3.623 milioni di euro pari a +3,0%).
Le entrate tributarie erariali derivanti da attività di accertamento e controllo si attestano a 13.320 milioni (+1.140 milioni di euro, pari a +9,4%) di cui 6.918 milioni di euro (+748 milioni di euro, pari a +12,1%) sono affluiti dalle imposte dirette e 6.401 milioni di euro (+392 milioni di euro, pari a +6,5%) dalle imposte indirette.
(ITALPRESS).

Nel quarto trimestre Pil -0,3%

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Nel quarto trimestre del 2019 il prodotto interno lordo, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è diminuito dello 0,3% rispetto al trimestre precedente ed è aumentato dello 0,1% nei confronti del quarto trimestre del 2018. Lo rende noto l’Istat, osservando che nei dati diffusi il 31 gennaio scorso si era registrata la stessa diminuzione dello 0,3% del Pil, mentre la crescita tendenziale era risultata nulla. La variazione acquisita per il 2020 è pari a -0,2%. Rispetto al trimestre precedente, tutti i principali aggregati della domanda interna registrano diminuzioni, dello 0,2% per i consumi finali nazionali e dello 0,1% per gli investimenti fissi lordi. Le importazioni si sono ridotte dell’1,7% e le esportazioni sono cresciute dello 0,3%. La domanda nazionale al netto delle scorte ha contribuito negativamente per 0,2 punti percentuali alla crescita del Pil, con -0,1 punti dei consumi delle famiglie e delle Istituzioni Sociali Private e un contributo nullo sia degli investimenti fissi lordi, sia della spesa delle Amministrazioni Pubbliche. Anche la variazione delle scorte ha contribuito negativamente alla variazione del Pil, per 0,7 punti percentuali, mentre il contributo della domanda estera netta è risultato positivo per 0,6 punti percentuali. Si registrano andamenti congiunturali negativi sia per il valore aggiunto dell’industria sia per quello dei servizi, diminuiti rispettivamente dell’1,2% e dello 0,1%, mentre il valore aggiunto dell’agricoltura è cresciuto dell’1,4%.
(ITALPRESS).

Coronavirus, G7 “Pronti a intervenire”

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“Tenuto conto dell’impatto potenziale del Covid-19 sulla crescita globale riaffermiamo il nostro impegno a usare tutti gli appropriati strumenti di politica economica per ottenere una crescita forte e sostenibile, e protezioni contro rischi al ribasso”. È quanto si legge in una nota del G7 dei ministri delle Finanze e dei banchieri centrali. “Insieme ai maggiori sforzi per espandere i servizi sanitari, i ministri delle Finanze del G-7 sono pronti a prendere provvedimenti, incluse le misure fiscali se appropriate, per sostenere la risposta al virus e a sostenere l’economia durante questa fase”, prosegue la nota, che conclude: “Le banche centrali del G7 continueranno a seguire i loro mandati, sostenendo così la stabilità dei prezzi e la crescita economica mantenendo la resilienza del sistema finanziario”.

“Vorrei esprimere la soddisfazione per il comunicato del G7 che abbiamo definito nella teleconferenza di oggi, è positivo e importante che tutto il G7 si dica pronto ad intervenire con misure anche fiscali di bilancio a sostegno dell’economia. E’ un passo importante di coordinamento e cooperazione a livello internazionale”, ha commentato Roberto Gualtieri, ministro dell’Economia e delle Finanze, a margine della presentazione del Piano Straordinario 2020 per la promozione del Made in Italy.

(ITALPRESS).

A gennaio disoccupazione stabile al 9,8%

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A gennaio 2020 l’occupazione diminuisce su base mensile, l’inattività cresce e il numero di disoccupati aumenta lievemente a fronte di un tasso di disoccupazione che si attesta al 9,8%, stabile rispetto a dicembre 2019 ma in calo di 0,6 punti percentuali su base annua. Lo rileva l’Istat.
Il numero di occupati diminuisce di 40mila unità (-0,2% rispetto al mese precedente) e il tasso di occupazione si attesta al 59,1% (-0,1 punti percentuali). La flessione dell’occupazione interessa uomini e donne, lavoratori dipendenti (-15mila) e indipendenti
(-25mila) e tutte le fasce di età, a esclusione delle persone tra i 35 e i 49 anni (+13mila).
La lieve crescita delle persone in cerca di lavoro è dovuta all’aumento registrato per le donne (+2,3%, pari a +27mila unità), tra i 15-24enni e per gli over50; tra gli uomini, invece, il numero delle persone in cerca di occupazione diminuisce (-1,7%, pari a -23mila unità), così come tra i 25-49enni. Ne deriva la stabilità del tasso di disoccupazione (al 9,8%) e l’aumento di quello giovanile al 29,3% (+0,6 punti percentuali).
La crescita degli inattivi (+0,2%, pari a +20mila unità), che coinvolge entrambi i sessi, si concentra tra i 15 34enni; il tasso di inattività sale al 34,4% (+0,1 punti percentuali).
Un lieve calo dell’occupazione (-0,1%, pari a -15mila unità) si osserva anche confrontando il trimestre novembre 2019-gennaio 2020 con quello precedente (agosto-ottobre 2019) e riguarda, in particolare, i lavoratori indipendenti (-38mila); l’occupazione infatti aumenta tra i dipendenti (+23mila), oltre che tra i 25-34enni (+11mila) e gli over 50 (+36mila).
(ITALPRESS).

Patuanelli “Potenzieremo gli incentivi per gli investimenti”

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“Sulla carta potrebbe non esserci mai una cifra sufficiente, dire con certezza servono 3-5-10-30 miliardi in questo momento è difficile. Già i dati macroeconomici di un mese fa evidenziavano la necessità di intervenire a sostegno dell’economia reale, ora con gli effetti del coronavirus si impone uno sforzo ben maggiore e tutte le risorse che stanzieremo in modo diretto o negoziando con la Commissione vanno messe su questa emergenza”. Così il ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, in un’intervista al Sole 24 Ore, risponde alla domanda se basteranno i 3,6 miliardi preventivati dal ministero dell’Economia per fronteggiare le conseguenze economiche dell’emergenza coronavirus. Tra le misure allo studio ecobonus al 100%, ampliamento degli incentivi 4.0, nuova rottamazione auto, «reshoring» delle imprese, uno sconto diretto alle imprese danneggiate mediante anticipi di liquidità, repowering degli impianti rinnovabili già esistenti e una legge speciale per cantierizzare immediatamente gli investimenti, sul modello Genova.
“Innanzitutto dobbiamo evitare sovrapposizioni, potenziando ove necessario le misure che già esistono – spiega Patuanelli parlando delle misure a cui sta lavorando il Mise -. Penso ad esempio a Transizione 4.0, il piano che ha aggiornato Impresa 4.0. Valutiamo se aumentare le soglie di investimenti incentivabili con il credito di imposta o le percentuali di beneficio fiscale. Inoltre questa crisi può essere l’occasione per stanziare definitivamente le risorse per rendere gli incentivi triennali, dopo che la manovra aveva stabilito un primo impegno su questo punto”.
(ITALPRESS).