A febbraio l’Istat stima una diminuzione dell’indice del clima di fiducia dei consumatori (da 111,8 a 111,4) mentre l’indice composito del clima di fiducia delle imprese registra un aumento (da 99,2 a 99,8). Tutte le componenti del clima di fiducia dei consumatori sono in flessione, seppur con intensità diverse. Più in dettaglio, il clima economico, il clima personale e il clima corrente registrano un lieve calo (da 123,8 a 123,4, da 108,4 a 107,8 e da 110,7 a 110,6, rispettivamente) mentre il clima futuro subisce una diminuzione più marcata (da 114,6 a 112,7). Con riferimento alle imprese, segnali eterogenei provengono sia dall’industria sia dai servizi. In particolare, nel settore manifatturiero l’indice aumenta da 100,0 a 100,6 mentre nelle costruzioni l’indice è in calo passando da 142,7 a 142,3; nei servizi la fiducia rimane stabile rispetto al mese scorso (a quota 99,4) e nel commercio al dettaglio l’indice aumenta da 106,6 a 107,6. Per quanto attiene alle componenti dell’indice di fiducia, nell’industria manifatturiera migliorano i giudizi sugli ordini e le scorte di prodotti finiti sono giudicate in decumulo; le attese di produzione, tuttavia, sono in calo. Nelle costruzioni, l’evoluzione negativa dell’indice è determinata dal peggioramento dei giudizi sugli ordini. Nei servizi di mercato, si rileva una dinamica negativa sia dei giudizi sull’andamento degli affari sia di quella delle attese sugli ordini. I giudizi sugli ordini, invece, sono in miglioramento. Nel commercio al dettaglio l’aumento della fiducia è trainato dalle attese sulle vendite, in deciso miglioramento. L’aumento delle attese è diffuso sia alla grande distribuzione sia a quella tradizionale.
(ITALPRESS).
Fiducia dei consumatori in calo, bene le imprese
Rassegne stampa, accordo tra Volocom e RCS
Volocom ha sottoscritto un accordo con RCS MediaGroup che definisce i termini e le condizioni per le licenze d’uso dei contenuti editoriali ai fini di monitoraggio e rassegna stampa. Anche per l’Edicola Digitale Volocom ha già sottoscritto oltre 50 accordi con diversi editori per garantire ai propri clienti la fruizione di circa 500 testate giornalistiche.
“Questo accordo, e ad oggi siamo solo due Agenzie Rassegna Stampa in regola con RCS, mi rende particolarmente orgoglioso perché ribadisce la serietà e la correttezza con cui la Volocom affronta la tematica dei diritti d’autore e in generale i rapporti con gli editori – ha dichiarato Valerio Bergamaschi, Amministratore Unico della società – Tra i valori della Volocom, fondamentale è il rispetto di tutte le normative e della qualità dei propri processi. Per questi motivi è stata tra le prime società di Media Intelligence a sottoscrivere la licenza Agenzie di Rassegna Stampa con la società Repertorio Promopress della FIEG, e ha ottenuto l’accreditamento come Intermediario presso Accertamento Diffusione Stampa secondo il regolamento emesso per la certificazione delle copie digitali. Auspichiamo che presto si possa fare chiarezza e tutti gli operatori di Rassegna Stampa regolarizzino le loro posizioni con gli editori così da poter tornare a competere lealmente in un mercato che deve assicurare il diritto all’informazione ai clienti finali, lo sviluppo sostenibile degli operatori di rassegna stampa e il giusto riconoscimento agli Editori per il loro prezioso lavoro. Volocom si batterà sempre affinché ci sia una totale trasparenza nei confronti di Editori e Clienti Finali”.
Questo accordo è esteso anche ai partner ARS, aderenti al Repertorio Promopress, che utilizzano la piattaforma VoloPress di Volocom per erogare servizi di Rassegna Stampa ai propri clienti.
Coronavirus, Gualtieri “Pronti a usare spazi di flessibilità”
“Le regole Ue prevedono che ci sia un adattamento al ciclo economico, i cosiddetti stabilizzatori automatici, poi è possibile che eventi straordinari consentano delle spese non computate nel calcolo del deficit. Siamo pronti anche a utilizzare gli spazi di flessibilità o meglio di adattamento alle circostanze eccezionali”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, a Radio24. “Non si tratta solo di un singolo paese che deve utilizzare questi spazi previsti dalle regole, ma quello di cui discuteremo, e sono certo che troveremo un accordo, è la necessità di una risposta comune europea e concertata al di là che l’Italia ha dei numeri di contagio più alti, occorre una risposta concertata di politica economica”, ha aggiunto. Comunque “i conti pubblici italiani sono in buona salute, i dati del 2019 saranno dati migliori delle nostre previsioni. C’è un problema sulla crescita ma non sui conti pubblici che godono di buona salute”. Il ministro ha poi spiegato che “stiamo lavorando a queste misure da diversi giorni, il primo decreto ci sarà già questa settimana, l’altro decreto la prossima settimana. Stiamo lavorando per dare il necessario sostegno a imprese e lavoratori della zona rossa ma anche per varare settori colpiti al di fuori dei territori”. (ITALPRESS).
Inflazione stabile allo 0,5% a gennaio
A gennaio l’Istat stima che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, registri un aumento dello 0,1% su base mensile e dello 0,5% su base annua (come nel mese di dicembre). La stima preliminare era +0,6%.
La stabilità dell’inflazione è effetto di andamenti opposti: da un lato accelerano i prezzi dei Beni energetici non regolamentati (da +1,6% a +3,2%) e dei Servizi relativi ai trasporti (da +1,1% a +2,6%); dall’altro si amplia la flessione dei Beni energetici regolamentati (da -7,8% a -9,6%) e rallentano la loro crescita i prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +1,3% a +0,9%).
L'”inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, e quella al netto dei soli beni energetici si portano entrambe a +0,8%, rispettivamente da +0,6% e da +0,7%.
Il lieve aumento congiunturale dell’indice generale è dovuto principalmente alla crescita dei prezzi dei Beni alimentari, sia nella componente lavorata (+1,0%) che non (+0,8%), in parte bilanciata dalla diminuzione dei prezzi dei Beni energetici regolamentati (-0,4%) e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-0,5%). L’inflazione accelera lievemente per i beni (da una variazione tendenziale nulla di dicembre a +0,1%), mentre rimane stabile la crescita dei prezzi dei servizi (+1,0%); il differenziale inflazionistico rimane positivo e pari a +0,9 punti percentuali (era +1 a dicembre).
L’inflazione acquisita per il 2020 è pari a zero per l’indice generale e per la componente di fondo.
(ITALPRESS).
A dicembre in netto calo il fatturato dell’industria
A dicembre l’Istat stima che il fatturato dell’industria, al netto dei fattori stagionali, diminuisca del 3% rispetto al mese precedente. Nel quarto trimestre l’indice complessivo registra una riduzione dello 0,6% rispetto al trimestre precedente.
Gli ordinativi segnano a dicembre un incremento dell’1,4% rispetto al mese precedente; anche nel complesso del quarto trimestre si registra un aumento congiunturale, pari all’1,9%.
La dinamica congiunturale del fatturato riflette cali sia sul mercato interno (-2,9%) sia su quello estero (-3,1%). Per gli ordinativi l’incremento congiunturale è sintesi di risultati quasi speculari registrati sui due mercati: +6,9% la crescita delle commesse provenienti dal mercato interno e -6,4% la riduzione di quelle provenienti dall’estero.
Con riferimento ai raggruppamenti principali di industrie, a dicembre tutti gli indici destagionalizzati del fatturato segnano un calo su base mensile: -0,9% i beni di consumo, -2,7% l’energia, -3,0% i beni intermedi e -5,2% i beni strumentali.
Corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 20 contro i 19 di dicembre 2018), il fatturato totale diminuisce su base annua dell’1,4%, con riduzioni dell’1,8% per il mercato interno e dello 0,7% per quello estero.
Il settore farmaceutico registra la crescita tendenziale più rilevante (+15,4%), mentre l’industria dei computer e dell’elettronica mostra il calo maggiore (-7,7%).
(ITALPRESS).
Lavoro, nel 2019 trend occupazionale in decelerazione
Nel 2019, secondo i dati Inps, complessivamente le assunzioni, riferite ai soli datori di lavoro privati, sono state 7.171.000. Rispetto al 2018 sono aumentati i contratti a tempo indeterminato, di apprendistato, stagionali e intermittenti; sono risultati invece in diminuzione i contratti a tempo determinato e quelli in somministrazione. Nel 2019 è proseguito il trend di incremento delle trasformazioni da tempo determinato a tempo indeterminato. Nel complesso del 2019 le trasformazioni da tempo determinato sono risultate 706.000 (+170.000 sul 2018, +31,8%). Le cessazioni nel complesso sono state 7.010.000, in diminuzione rispetto all’anno precedente: la riduzione ha riguardato le cessazioni di contratti in somministrazione e di rapporti a termine. Il saldo annualizzato risulta positivo e pari a +161.000, ma inferiore sia a quello registrato alla fine di novembre (+170.000) sia a quello registrato alla fine di dicembre 2018 (+375.000). Il trend occupazionale, pertanto, pur rimanendo tuttora positivo, risulta in decelerazione. La consistenza dei lavoratori impiegati con contratti di prestazione occasionale, a dicembre 2019 si attesta intorno alle 20.000 unità (in calo rispetto allo stesso mese del 2018); l’importo medio mensile lordo della loro remunerazione effettiva risulta pari a 275 euro. (ITALPRESS).
Pirelli, ricavi 2022 a 5,8 miliardi
Il Piano Industriale 2020-2022 di Pirelli conferma la centralità dell’High Value, con un consolidamento della leadership anche attraverso un ulteriore rafforzamento delle barriere competitive, l’utilizzo delle tecnologie digitali anche in ottica predittiva rispetto alla tipologia e alla localizzazione della domanda, lo sviluppo di prodotti e processi sempre più sostenibili. Nel segmento High Value Pirelli prevede di sovraperformare il mercato di circa 3 punti percentuali, con un tasso di crescita medio annuo dei volumi pari a circa il 9% (circa 6% la crescita stimata del mercato). Nello Standard Pirelli proseguirà la riduzione, ma cogliendo le opportunità legate ai 17 pollici e potendo contare su fonti produttive low cost (Russia e Latam). Nel nuovo Piano industriale Pirelli, i ricavi sono previsti in crescita a circa 5,4 miliardi nel 2020 e circa 5,8 miliardi nel 2022, con un tasso medio di crescita annuo pari a circa il 3%. I ricavi High Value saranno pari a circa il 73% dei ricavi complessivi a fine piano rispetto al 69% previsto nel 2020 (circa 67% nel 2019). Le attese sui volumi complessivi sono di una crescita media annua nell’arco di piano compresa tra +1,5% e +2%. Nell’arco di piano è previsto un flusso di cassa netto ante dividendi complessivo pari a circa 1,5 miliardi di euro, di cui circa 400 milioni nel 2020, circa 500 milioni nel 2021 e circa 600 milioni nel 2022. La politica dei dividendi prevede un pay out confermato pari al 40% dell’utile netto consolidato. “E’ un piano che si basa su una forte efficienza di costi, sviluppo delle tecnologie e ha come risultato una generazione di cassa molto importante e investimenti concentrati su tecnologia e ambiente”. Lo ha detto l’Ad del gruppo Pirelli, Marco Tronchetti Provera.
Gualtieri “Già fatto un pezzo della riforma fiscale”
“Riduzione dell’Irpef? Noi abbiamo già fatto un pezzo della riforma fiscale: abbiamo ridotto la pressione fiscale a un pezzo consistente di lavoratori, chi prendeva gli 80 euro ne prenderà 100, e li prenderanno anche 4,2 milioni che ne erano esclusi. E’ un primo modulo che poi va rifinanziato”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, ospite di “Circo Massimo” su Radio Capital. “Vogliamo semplificare e razionalizzare l’Irpef. Rimodulazione delle aliquote? Il lavoro è ancora in corso. Noi siamo sostenitori del principio della progressività delle imposte, non faremo la flat tax”, ha aggiunto Gualtieri.
In merito alle pensioni, “su Quota 100 ho una posizione critica, ha usato troppe risorse pubbliche per poche persone. Non cambieremo niente in corsa, bisogna pensare al dopo. Dobbiamo cercare in modo equilibrato di correggerla e migliorarla”, ha proseguito Gualtieri. Sul fronte della politica economica, per il ministro “bisogna far partire gli investimenti e indirizzarli verso il Green new deal”. Gualtieri si è detto “orgoglioso perchè che nelle scelte strategiche sulla manovra non abbiamo preso soldi dagli investimenti. Anzi, li abbiamo aumentati. Abbiamo la possibilità di mettere a terra risorse importanti”.
(ITALPRESS).













