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Economia

Air Italy, De Micheli “Sosterremo il reddito dei lavoratori”

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“Siamo al lavoro per affrontare la crisi di Air Italy, abbiamo manifestato la forte irritazione del governo per il mancato coinvolgimento delle istituzioni in una scelta con forti conseguenze. Sono stati avviati contatti diretti con le autorità qatariote, nei prossimi giorni sarà possibile definire il quadro complessivo della vicenda e gli interventi possibili”. Lo ha detto la ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli, nel corso del Question Time alla Camera. “Sulla continuità territoriale il Governo è impegnato a una rapida soluzione condivisa. Adotterò nelle prossime ore il decreto per la prosecuzione dei servizi di continuità territoriale”, ha aggiunto.
“Quanto alla tutela dei lavoratori, nel corso dell’incontro che ho tenuto con i liquidatori ho ribadito la necessità di verificare la possibilità di individuare altre soluzioni alternative a quella della liquidazione in bonis che potrebbero adeguatamente assicurare la conservazione degli attuali livelli occupazionali – ha spiegato la ministra De Micheli -. Il ministero del Lavoro ci ha comunicato che la società Air Italy non ha fatto di recente ricorso agli ammortizzatori sociali e che la disciplina in materia di intervento straordinario di integrazione salariale è applicabile anche alle imprese del trasporto aereo. Ad ogni modo, l’impegno del Governo, qualunque sarà la risposta degli azionisti alla nostra richiesta, è quello di sostenere il reddito con concrete prospettive di impiego di tutti i lavoratori coinvolti”.
(ITALPRESS).

Accordo lontano sul bilancio europeo

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Il Parlamento europeo ha una posizione unanime sulla proposta per il Qfp, il Quadro finanziario pluriennale 2021-2027, dell’Unione europea: c’è ancora molto da fare. “Al momento ci dividono 230 miliardi”, ha detto David Sassoli, presidente del Parlamento europeo, al termine di una giornata di incontri sul bilancio pluriennale della UE, in vista del Consiglio Europeo di giovedì prossimo.
“Nei due incontri avuti con il Presidente Charles Michel – continua Sassoli – abbiamo confermato la posizione unanime del Parlamento sulla proposta di bilancio presentata sabato scorso. Siamo ancora lontani da una proposta accettabile, speriamo che il Consiglio ritorni con una versione più ambiziosa in grado di avviare i negoziati”.
(ITALPRESS).

Intesa Sanpaolo lancia offerta su Ubi Banca

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Intesa Sanpaolo ha deciso di promuovere un’offerta pubblica di scambio volontaria totalitaria avente a oggetto la totalità delle azioni ordinarie di Unione di Banche Italiane. Per ciascuna azione dell’emittente portata in adesione all’offerta, ISP offrirà un corrispettivo unitario, non soggetto ad aggiustamenti, pari a 1,7000 azioni ordinarie dell’offerente di nuova emissione. Pertanto, per ogni dieci azioni dell’emittente portate in adesione all’offerta saranno corrisposte 17 azioni ordinarie dell’offerente di nuova emissione. Sulla base del prezzo ufficiale delle azioni dell’offerente rilevato alla chiusura del 14 febbraio, il corrispettivo esprime una valorizzazione pari a 4,254 euro per ciascuna azione dell’emittente e, dunque, incorpora un premio del 27,6% rispetto al prezzo ufficiale. L’offerente – si legge in una nota – si è determinato a promuovere l’offerta al fine di consolidare ulteriormente, attraverso l’apporto della clientela e della rete dell’emittente, la propria leadership nel settore bancario italiano. “L’operazione che annunciamo apre un nuovo capitolo della storia di questo Gruppo: vogliamo unire due eccellenze del nostro sistema bancario per dare vita a una nuova realtà leader nella crescita sostenibile e inclusiva”, sottolinea Così Carlo Messina, consigliere delegato di Intesa Sanpaolo. “Grazie a questa operazione, la banca che nascerà dall’integrazione tra Intesa Sanpaolo e UBI potrà essere uno dei leader del sistema bancario europeo. Siamo convinti – conclude Messina – che questo sia un grande progetto nel quale due banche accomunate non solo dai modelli di business ma soprattutto dai valori di riferimento, potranno assicurare all’economia del nostro Paese una solida prospettiva di crescita sostenibile e inclusiva”.
(ITALPRESS).

Infrastrutture, Salini: “Opere si possono fare, far ripartire settore”

ROMA (ITALPRESS) – “Crescita e lavoro sono oggi i due fattori fondamentali per far ripartire l’Italia e per permettere al Paese di fare uno scatto in avanti, partendo da una corretta pianificazione delle infrastrutture e da un sistema regolatorio che premi chi fa e fa bene piuttosto che ‘trasformare l’immobilismo nell’unica forma di legalità consentita’. Questa mattina leggendo l’articolo del Foglio ‘Genova e lo show dell’Italia che ce la fa’, ho pensato che finalmente un’Italia diversa stesse emergendo da quello che è un continuo inno al catastrofismo, per un Paese che invece ha una grande carattere distintivo, quello di ‘saper far funzionare le cose’ come racconta l’articolo”. Così Pietro Salini, Ad di Salini Impregilo.
“Sono enormemente orgoglioso delle centinaia di persone che stanno dando tutto il loro entusiasmo per ricucire questa città divisa in due, idealmente indicando la strada del fare e del sapere fare, applicabile ovunque. Le opere in Italia si possono fare, partendo dal know how unico di imprese italiane come Salini Impregilo, che ha costruito alcune delle opere infrastrutturali più iconiche al mondo e che è oggi a Genova al lavoro anche con l’impresa Cossi, fatta risorgere dalle sue ceneri nel più ampio programma industriale di Progetto Italia”, aggiunge.
“E, come con Progetto Italia, il Ponte di Genova rinasce anche grazie ad un’unione d’intenti che non si vedeva da decenni. Istituzioni e in generale tutto il sistema remano a Genova nella stessa direzione per ridare alla città il suo ponte, un’infrastruttura essenziale per la vita della città. Oggi – conclude Salini – l’obiettivo di tutti deve essere far ripartire un settore trainante per tutto il Paese e fare in modo che la visione di ripresa collettiva alla base del nostro Progetto Italia abbia la possibilità di diventare operativa, per realizzare quel cambio di passo per tutto il settore che il Paese sta attendendo”.
(ITALPRESS).

Confindustria “Italia ancora in stagnazione”

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Stenta l’economia italiana. A inizio 2020 persiste una sostanziale stagnazione, che segue la flessione di fine 2019 (-0,3% stimato nel 4° trimestre). È quanto emerge dal rapporto Congiuntura Flash del Centro Studi di Confindustria.
Dopo il tonfo della produzione a dicembre, l’industria inizia l’anno ancora debole ma con segnali di stabilizzazione, in base al PMI (Purchasing Managers’ Index) risalito a 48,9 a gennaio e agli ordini manifatturieri in deciso recupero. Tengono i servizi, dove il PMI è salito a gennaio (51,4), continuando a segnalare debole aumento dell’attività, fin dalla metà del 2019.
L’occupazione è rimasta pressoché ferma nella seconda parte del 2019, dopo l’espansione nei primi sei mesi (circa +200mila unità) trainata dal tempo indeterminato. In lieve aumento solo la componente temporanea (+58 mila) complice la frenata del PIL e le prospettive incerte.
L’export ha registrato dati negativi a novembre-dicembre, ma resta su un trend espansivo: sia le vendite extra-UE (+1,8% nel 4° trimestre) sia, molto meno, quelle intra-UE. È trainato dai mercati di Svizzera e Giappone; pesa la crisi dell’industria in Germania e vanno male le vendite negli USA, per i nuovi dazi.
(ITALPRESS).

Il debito pubblico supera i 2.400 miliardi

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Sale ancora il debito pubblico italiano. Secondo quanto rende noto la Banca d’Italia, al 31 dicembre del 2019 era pari a 2.409,2 miliardi. A fine 2018 ammontava a 2.380,6 miliardi (134,8 per cento del PIL).
L’aumento del debito nel 2019 (28,7 miliardi) è stato inferiore al fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche (35,2 miliardi) grazie alla lieve riduzione delle disponibilità liquide del Tesoro (2,2 miliardi, a 32,9) e all’effetto complessivo degli scarti e dei premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione del cambio, che ha diminuito il debito per 4,4 miliardi.
Il debito consolidato delle Amministrazioni centrali è cresciuto di 32,1 miliardi, a 2.324,8, mentre quello delle Amministrazioni locali è diminuito di 3,4 miliardi, a 84,4; il debito degli Enti di previdenza è rimasto sostanzialmente stabile.
Lo scorso dicembre la durata media del debito era pari 7,3 anni, come alla fine del 2018. Nel corso del 2019 la quota di debito detenuta da non residenti è tornata ad aumentare, collocandosi alla fine dello scorso novembre al 31,4 per cento (dal 28,6 per cento della fine del 2018).
(ITALPRESS).

A dicembre l’export italiano in aumento

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A dicembre 2019 l’Istat stima una flessione su base mensile delle esportazioni (-0,9%) e un aumento delle importazioni (+0,8%). Il calo congiunturale dell’export è dovuto alla diminuzione delle vendite sia verso i mercati extra Ue (-1,0%) sia verso l’area Ue (-0,8%).
Nell’ultimo trimestre del 2019, rispetto al precedente, si rileva un aumento delle esportazioni (+0,9%) e una contrazione delle importazioni (-1,7%).
A dicembre 2019 la crescita su base annua dell’export è pari a +4,2% ed è determinata dall’incremento delle vendite registrato sia nell’area extra Ue (+5,1%), con maggiore intensità, sia in quella Ue (+3,4%). La diminuzione tendenziale dell’import (-2,2%) è dovuta al netto calo degli acquisti dai mercati extra Ue (-5,9%), mentre per quelli dai paesi dell’area Ue si registra un lieve aumento (+0,3%).
Tra i settori che contribuiscono maggiormente alla crescita tendenziale dell’export nel mese di dicembre si segnalano articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (+23,9%), prodotti alimentari, bevande e tabacco (+10,4%), articoli in pelle, escluso abbigliamento, e simili (+15,9%) e articoli di abbigliamento, anche in pelle e in pelliccia (+13,7%).
In diminuzione, su base annua, le esportazioni di metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (-1,9%), macchinari e apparecchi n.c.a. (-0,5%) e prodotti tessili (-5,1%).
(ITALPRESS).

Gualtieri “Non faremo cassa con l’Iva”

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“Noi pensiamo di disattivare le clausole di salvaguardia che abbiamo ereditato e ridotto. Stiamo lavorando a una riforma fiscale che però è concentrata sull’Irpef. Non è nostra intenzione fare cassa sull’Iva, non ci saranno aumenti, al massimo qualche rimodulazione”. Lo ha detto il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, ospite di Omnibus, su La7, rispondendo a una domanda su possibili aumenti dell’Iva.
“Vogliamo intervenire sull’Irpef e ridurre la pressione fiscale anche con una semplificazione. Abbiamo un trend della finanza pubblica positivo ed entrate fiscali in crescita. Stiamo facendo una riforma per ridurre la pressione fiscale, è prematuro dire quanto. Intanto siamo riusciti a ridurre le tasse a 16 milioni di persone”, ha aggiunto.
Sulle pensioni “siamo impegnati in tavoli di lavoro con i sindacati. Abbiamo discusso attivamente con le parti sociali tante misure”, ha sottolineato il ministro, secondo il quale con quota 100 “Salvini ha fatto un simpatico regalo agli italiani, ha speso tantissimi soldi per una platea limitata di persone, ma poi finisce e lascia uno scalone e tanti problemi. La questione di come migliorare il sistema pensionistico è molto seria, per questo il ministro Catalfo tiene dei tavoli di lavoro molto approfonditi. Dobbiamo affrontare la situazione che si creerà dopo quota 100, garantendo l’equilibrio della finanza pubblica. Si faccia un lavoro serio e approfondito, anche con i sindacati, e si tireranno le somme in un quadro generale. Il mio invito è ridurre gli annunci, rimboccarsi le maniche e lavorare insieme”.
(ITALPRESS).