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GUALTIERI “CANTIERI PER RIFORME FISCO E PENSIONI”

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“E’ andata molto bene, abbiamo approvato tutto all’unanimità, rispettando le scadenze, e siamo riusciti a trovare una sintesi che dà alla manovra un profilo molto chiaro a sostegno della crescita”. Lo dice il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, in un’intervista al Sole 24 Ore.
Per il ministro “la discussione è fisiologica in un governo di coalizione e alla fine i punti del programma di governo sono diventati i capitoli di una manovra che oltre ad affrontare l’eredità del passato avvia con più ambizione del previsto le misure per la crescita. Senza l’elenco di nuove tasse che qualcuno temeva all’inizio”.
Secondo Gualtieri la manovra “segna solo l’avvio dell’azione di governo. Ora vogliamo avviare una serie di cantieri, realizzare un’ambiziosa riforma fiscale, aprire un tavolo sulle pensioni per gestire il ‘dopo Quota 100’, avviare una nuova commissione sulla spending review, e dare un forte impulso per sbloccare gli investimenti che già sono in bilancio – aggiunge -. Si tratta di una serie di filoni strutturali, da portare avanti con il metodo del coinvolgimento dei diversi attori politici e sociali. L’obiettivo è di rimettere il Paese sulla strada della crescita, con meno debito, meno evasione e tasse più basse su lavoro e impresa”.
(ITALPRESS)

CONFCOMMERCIO “RECESSIONE IMPROBABILE”

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“Dentro la stagnazione dell’economia italiana sono presenti segni di vitalità che permettono di procedere a un ritmo di un decimo di punto trimestre su trimestre. Poco anzi, pochissimo, eppure, anche grazie al confronto statistico con un depresso 2018, occupazione, fatturato nei servizi, clima di fiducia nella grande distribuzione e ICC permettono ancora di considerare residuale il rischio di entrare in recessione. Il disinnesco degli aumenti Iva per il 2020 potrebbe diradare qualche nube, ammesso che la disordinata ricerca di risorse a copertura della manovra non disperda questo potenziale capitale fiduciario attraverso la minaccia di nuovi balzelli”. Così Confcommercio che a ottobre stima una variazione del Pil congiunturale nulla, con una modesta crescita (0,1%) rispetto allo stesso mese del 2018. La stima del terzo trimestre resta ferma a +0,1% congiunturale, con un miglioramento sul tendenziale dello 0,3%. A settembre l’indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC) ha consolidato i segnali di rallentamento su base congiunturale, con una diminuzione dello 0,3% (il terzo calo consecutivo).
La diminuzione – osserva Confcommercio – è sintesi di un aumento della domanda relativa ai servizi (+0,4%) e di una riduzione per quella per i beni (-0,6%). Il dato, seppure espressione di una situazione di generalizzata debolezza dei consumi delle famiglie, è sintesi di andamenti non omogenei delle diverse macro-funzioni di spesa. Solo per gli alberghi, i pasti e le consumazioni fuori casa (+0,7%) e l’abbigliamento e le calzature (+0,2%) si è riscontrata una moderata tendenza al miglioramento. Per contro la diminuzione più consistente ha interessato i beni e i servizi per la mobilità (-2,5% su agosto). Più modesta è risultata la riduzione e per i beni ed i servizi per le comunicazioni (-0,3%), per i beni ed i servizi per la casa (-0,3%). Per le altre funzioni la domanda è risultata invariata rispetto ad agosto. A settembre 2019 l’ICC ha mostrato, nel confronto annuo, un aumento dell’1,1%, in significativa ripresa rispetto allo 0,1% di agosto. Su questo andamento ha influito la comparazione con un andamento particolarmente negativo a settembre del 2018. A settembre l’ICC ha mostrato, nel confronto annuo, un aumento dell’1,1%, in significativa ripresa rispetto allo 0,1% di agosto.
Il dato è derivato da una crescita dell’1,0% della domanda per i servizi e dell’1,1% per i beni. Il segmento più dinamico si conferma quello relativo alla spesa effettuata dalle famiglie per i beni e i servizi per le comunicazioni (+5,1%). Più contenuto è stato, nel confronto con settembre del 2018, l’aumento della domanda per l’abbigliamento e le calzature (+1,3%) e per gli alberghi i pasti e le consumazioni fuori casa (+1,1%). In moderata crescita si presentano anche i consumi di beni e servizi per la casa (+0,5%) e di beni e servizi ricreativi (+0,2%). Riduzioni si sono registrate solo per gli alimentari le bevande e i tabacchi (-0,2%) e per i beni e servizi per la cura della persona (-0,1%). Sulla base delle dinamiche registrate dalle diverse variabili che concorrono alla formazione dei prezzi al consumo, per ottobre Confcommercio stima una variazione nulla in termini congiunturali. Nel confronto con lo stesso mese del 2018, i prezzi crescerebbero dello 0,4%, confermando il dato degli ultimi mesi.
(ITALPRESS)

CRESCE IL PATRIMONIO DELLE CASSE DI PREVIDENZA PRIVATE

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Negli ultimi cinque anni il patrimonio delle casse di previdenza private ha registrato una crescita continua e costante, passando da 65,6 miliardi del 2013 a 87 miliardi del 2018, con un aumento complessivo del 32,6%. Una crescita dovuta da un lato ai contributi incassati superiori alle prestazioni erogate (+17 miliardi tra il 2013 e il 2018), dall’altro dai rendimenti conseguiti che ammontano a circa l’1,4% netto annuo in media degli anni presi in esame. È quanto emerge dal IV Rapporto Adepp sugli investimenti degli Enti di previdenza privati presentato dal presidente Alberto Oliveti. Secondo i dati, la quota investita in Italia è pari al 40%, gli investimenti nella restante area euro ricoprono circa il 18% del patrimonio e gli investimenti esteri si attestano intorno al 25%.
“Abbiamo voluto ricordare la creazione di valore – ha detto Oliveti – e che i patrimoni in realtà sono dei debiti che abbiamo contratto con i nostri contribuenti che dobbiamo redistribuire sotto forma di prestazioni previdenziali e assistenziali, di welfare che tuteli la qualità e la quantità del lavoro, che dia una tranquillità al professionista e che gli crei opportunità e occasioni. Per fare questo dobbiamo mettere efficacemente a
reddito i contributi, lo stiamo facendo, abbiamo dimostrato un po’ tutta la nostra logica di una diversificazione lungimirante dei nostri investimenti”.
(ITALPRESS)

DEBITO PUBBLICO IN CALO AD AGOSTO

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Ad agosto il debito delle amministrazioni pubbliche è diminuito di 3,3 miliardi rispetto al mese precedente, ed è risultato pari a 2.462,6 miliardi. Lo rende noto la Banca d’Italia.
La diminuzione è dovuta alla riduzione di 5,3 miliardi delle disponibilità liquide del Tesoro, che ha più che compensato il fabbisogno. Il debito delle amministrazioni centrali è diminuito di 3,2 miliardi, quello delle amministrazioni locali di 0,1 miliardi, mentre il debito degli enti di previdenza è rimasto pressoché invariato. Sempre ad agosto, le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a 41,4 miliardi, in diminuzione del 5,3% rispetto allo stesso mese del 2018.
(ITALPRESS)

ECONOMIA SOMMERSA E ILLEGALE VALE 12,1% DEL PIL

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Nel 2017, secondo i dati Istat, il valore aggiunto generato dall’economia non osservata, ovvero dalla somma di economia sommersa e attività illegali, si è attestato a poco meno di 211 miliardi (erano 207,7 nel 2016), con un aumento dell’1,5% rispetto all’anno precedente, segnando una dinamica più lenta rispetto al complesso del valore aggiunto, cresciuto del 2,3%. L’incidenza dell’economia non osservata sul Pil si è perciò lievemente ridotta portandosi al 12,1% dal 12,2% nel 2016, e confermando la tendenza in atto dal 2014, anno in cui si era raggiunto un picco del 13%. La diminuzione rispetto al 2016 è interamente dovuta alla riduzione del peso della componente riferibile al sommerso economico (dal 11,2% al 11,1%), mentre l’incidenza dell’economia illegale resta stabile (1,1%). Il valore aggiunto generato dall’impiego di lavoro irregolare costituisce la seconda componente in termini di peso sul totale, attestandosi nel 2017 al 37,3% (-0,5 punti percentuali rispetto al 2016). L’insieme delle componenti dell’economia sommersa vale nel 2017 circa 192 miliardi, il 12,3% del valore aggiunto prodotto dal sistema economico. Nel 2017, le attività illegali considerate nel sistema dei conti nazionali hanno generato un valore aggiunto pari a 18,9 miliardi, con un incremento di 0,8 miliardi rispetto all’anno precedente.
(ITALPRESS).

NASCE “INPS X TUTTI”

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Per tutti coloro che si trovano in difficoltà economica e sociale nasce “Inps X tutti”, un progetto nato dalla volontà delle istituzioni di facilitare l’accesso a servizi e strumenti erogati dall’Istituto di Previdenza. L’iniziativa ha l’obiettivo di favorire l’integrazione sociale, rimuovere gli ostacoli che impediscono l’accesso alle prestazioni assistenziali e previdenziali, tutelare i bisogni sociali ed economici del singolo e delle famiglie e creare isole di accoglienza e comunicazione. Il progetto è stato presentato dal presidente dell’Inps Pasquale Tridico, alla presenza, tra gli altri, del ministro del Lavoro Nunzia Catalfo, della sindaca di Roma Virginia Raggi e del sindaco di Napoli Luigi De Magistris.
“Credo che le amministrazioni pubbliche debbano farsi parte attiva nel rapporto con i cittadini e porsi in ascolto, offrire a tutti la possibilità di accedere ai servizi di welfare, quelli esistenti e quelli nuovi che questo e il Governo precedente stanno realizzando”, ha detto il premier Giuseppe Conte in un videomessaggio inviato in occasione della presentazione dell’evento.
Il presidente dell’Inps ha spiegato che l’idea è quella di portare l’istituto tra le persone in difficoltà: “Spesso rimangono escluse le persone più deboli perché c’è il problema della fissa dimora – ha detto Tridico -. Alcune città hanno risposto subito con dei protocolli di intesa, ci saranno dei camper per portare il servizio ovunque. La distrazione delle istituzioni nei confronti dei poveri non è tollerabile, vogliamo portare l’istituto tra le persone”.
(ITALPRESS)

CRESCE IL VALORE AGGIUNTO DELLE IMPRESE

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Le imprese attive nell’industria e nei servizi di mercato sono 4,4 milioni e occupano 16,5 milioni di addetti, di cui 11,7 milioni dipendenti. La dimensione media è di 3,8 addetti. Il 5% delle imprese è organizzato in strutture di gruppo che occupano circa un terzo degli addetti. Sono infatti 219.769 le imprese organizzate in gruppi d’impresa (99.268 gruppi), con 5,7 milioni di addetti, 5,6 milioni di dipendenti e una dimensione media di 26 addetti, che raggiunge i 75,2 addetti nel caso dei gruppi multinazionali. Nel 2017, per il quarto anno consecutivo continua a crescere il valore aggiunto: +3,9% nel 2017 sul 2016 (779,468 milioni), +4,8% nel 2016 sul 2015, +4,0% nel 2015 sul 2014, +1,5% nel 2014 sul 2013. E’ quanto emerge dai dati di un report dell’Istat. Marcata la performance in termini di redditività, con il margine operativo lordo che, nel 2017, segna un aumento del 3,5%, a seguito di una crescita del costo del lavoro (+4,2%) maggiore di quella del valore aggiunto (+3,9%). Un impatto significativo sulla crescita del sistema produttivo è determinato dalle imprese organizzate in gruppi, che generano il 56,7% del totale del valore aggiunto, nelle quali l’aumento del valore aggiunto è del 5,8% e quello del margine operativo lordo è del 6,2% (contro +1,4% e +0,7% registrato dalle imprese che non appartengono a gruppi). Alla crescita del valore aggiunto si associa una domanda di lavoro positiva, che ha generato circa 419 mila addetti aggiuntivi (di cui oltre il 60% nelle imprese appartenenti a gruppi), con incrementi in tutte le classi dimensionali, ma più intensi nelle imprese con 10 addetti e oltre. I costi del personale aumentano del 5,5% per le imprese appartenenti a gruppi e del 2,2% per le imprese indipendenti. Il 19,9% dei gruppi di impresa, con almeno un’impresa residente nel territorio nazionale, ha natura multinazionale (il 10,1% è controllato da un soggetto residente all’estero). I gruppi domestici (80,1%) controllano il 79,8% delle imprese appartenenti a gruppi e assorbono il 41,4% degli addetti. Le imprese appartenenti a gruppi risultano più produttive di quelle indipendenti: il valore aggiunto per addetto ammonta a 77 mila 350 euro ed è 1,5 volte maggiore di quello delle imprese nel complesso (47 mila 150 euro).
(ITALPRESS)

IN ITALIA UNO SCANDALO ALIMENTARE AL GIORNO

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In Italia scoppia mediamente uno scandalo alimentare al giorno. Nel 2019, infatti, ci sono state finora 281 notifiche inviate all’Unione Europea durante l’anno. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti presentata al Forum Internazionale dell’agroalimentare a Cernobbio dove è stata apparecchiata la tavola dei cibi piu’ pericolosi venduti in Italia nel 2019 sulla base delle elaborazioni del sistema di allerta Rapido (Rassf) relative ai primi nove mesi. Sul totale di 281 allarmi che si sono verificati 124 provenivano da altri Paesi dell’Unione europea (44%) e 108 da Paesi extracomunitari (39%). In altre parole – precisa la Coldiretti – oltre quattro prodotti su cinque più pericolosi per la sicurezza alimentare provengono dall’estero (83%). I pericoli maggiori per l’Italia – continua la Coldiretti – sono infatti venuti dal pesce spagnolo, come tonno e pescespada, con alto contenuto di mercurio e dal pesce francese, sgombro in primis, per l’infestazione del parassita Anisakis.
“L’esperienza di questi anni dimostra l’importanza di una informazione corretta con l’obbligo di indicare in etichetta l’origine nazionale dei prodotti che va esteso a tutti gli alimenti”, commenta il presidente della Coldiretti Ettore Prandini.