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Economia

A MAGGIO DEBITO PUBBLICO IN CALO

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A maggio, secondo i dati della Banca d’Italia,  il debito delle Amministrazioni pubbliche è stato pari a 2.364,7 miliardi, in diminuzione di 8,7 miliardi rispetto al mese precedente. L’andamento riflette la riduzione delle disponibilità liquide del Tesoro (11,3 miliardi, a 47,2; erano pari a 57,6 miliardi a maggio 2018), solo parzialmente compensata dal fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche (1,1 miliardi) e dall’effetto complessivo degli scarti e dei premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione del tasso di cambio (1,6 miliardi). Con riferimento ai sottosettori il debito delle Amministrazioni centrali è diminuito di 8,7 miliardi; il debito delle Amministrazioni locali e quello degli Enti di previdenza sono rimasti pressoché invariati. 

 

NASCE “VALORIDICARTA”, PRODURRÀ CARTA PER BANCONOTE

Presentata a Roma la nuova società accreditata dalla Bce per la produzione di carta per banconote. Si chiama “Valoridicarta” ed è partecipata per l’85% dal Poligrafico e per il 15% dalla Banca d’Italia. La nuova società avrà il compito di realizzare carte filigranate di alto livello con elementi olografici di sicurezza e anticontraffazione per la produzione di banconote e documenti di riconoscimento, in particolare passaporti.

La produzione avverra’ nel sito di Foggia, uno stabilimento che era stato inserito in una lista di dismissioni alla fine del 2015 ma che negli ultimi anni e’ stato oggetto di investimenti per un rilancio sia in termini di rinnovamento tecnologico, sia per lo sviluppo di nuove attivita’ di ricerca. Il riconoscimento da parte della Bce e’ arrivato il 28 maggio scorso mentre la produzione e’ stata avviata a giugno.

Alla presentazione della nuova societa’ hanno partecipato l’amministratore delegato del Poligrafico Zecca dello Stato, Paolo Aielli, il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, e il ministro dell’Economia, Giovanni Tria.

NASCE “VALORIDICARTA”, PRODURRÀ CARTA PER BANCONOTE

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Presentata a Roma la nuova società accreditata dalla Bce per la produzione di carta per banconote. Si chiama “Valoridicarta” ed è partecipata per l’85% dal Poligrafico e per il 15% dalla Banca d’Italia. Avrà il compito di realizzare carte filigranate di alto livello con elementi olografici di sicurezza e anticontraffazione per la produzione di banconote e documenti di riconoscimento, in particolare passaporti.

La produzione avverrà nel sito di Foggia, uno stabilimento che era stato inserito in una lista di dismissioni alla fine del 2015 ma che negli ultimi anni è stato oggetto di investimenti per un rilancio sia in termini di rinnovamento tecnologico, sia per lo sviluppo di nuove attività di ricerca. Il riconoscimento da parte della Bce è arrivato il 28 maggio scorso mentre la produzione è stata avviata a giugno.

Alla presentazione della nuova società hanno partecipato tra gli altri l’amministratore delegato del Poligrafico Zecca dello Stato, Paolo Aielli, il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, e il ministro dell’Economia, Giovanni Tria.

ALITALIA, FS SCEGLIE ATLANTIA

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Il Consiglio di Amministrazione di Ferrovie dello Stato Italiane ha individuato Atlantia quale partner da affiancare a Delta Air Lines e al Ministero dell’Economia e delle Finanze per l’operazione Alitalia. Lo ha reso noto il Gruppo dopo il Cda. 

“FS Italiane inizierà a lavorare quanto prima con i partners individuati per condividere un Piano industriale e gli altri elementi dell’eventuale offerta”, si evidenzia in una nota. 

GENERALI ITALIA, UN CENTRO PER FAMIGLIE IN DIFFICOLTÀ

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È stato inaugurato a Bologna presso la scuola dell’infanzia “Il Trenino”, in Via Scandellara, il centro “Ora di futuro”, gestito dalla onlus Mission Bambini e in collaborazione con la cooperativa Open Group. Il progetto, promosso da Generali Italia, offrirà laboratori interattivi, corsi di formazione per i genitori e consulenze individuali di accompagnamento per migliorare le relazioni tra genitori e bambini e per rafforzare le competenze genitoriali.

Il taglio del nastro è avvenuto alla presenza di Alberto Aitini, assessore alla Sicurezza urbana integrata, Stefano Gentili, Direttore Marketing & Distribution Officer di Generali Italia, Lucia Sciacca, Direttore Comunicazione e Sostenibilità di Generali Italia, Tatyana Crespolini, Responsabile Area Corporate Mission Bambini Onlus.

Nel primo anno dal lancio il progetto punta a coinvolgere oltre 30.000 bambini con l’adesione di almeno 1.500 classi e l’attivazione di undici centri su tutto il territorio nazionale. 

Le scuole possono aderire al progetto di Generali Italia consultando il sito dedicato all’iniziativa www.oradifuturo.it o contattando il centralino didattico allo 06.21118426. 

“Ora di Futuro” nelle scuole primarie prevede un percorso didattico innovativo e digitale pensato per coinvolgere i bambini attraverso il gioco, l’esperienza e la cooperazione, insieme agli insegnanti e ai genitori. 

Il progetto di Generali Italia sostiene iniziative per le famiglie in difficoltà con bambini da 0 a 6 anni incentrate sull’educazione alla genitorialità. Già da novembre sono operativi centri “Ora di Futuro” in tutta Italia, oltre che a Bologna, a Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Trieste e Torino.

 

A MAGGIO IN CRESCITA EXPORT E IMPORT

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A maggio l’Istat stima una crescita congiunturale per entrambi i flussi commerciali con l’estero, più intensa per le esportazioni (+1,3%) che per le importazioni (+0,7%). L’aumento congiunturale dell’export è da ascrivere prevalentemente all’incremento delle vendite verso l’area Ue (+1,7%) mentre quello verso i mercati extra Ue risulta più contenuto (+0,8%). Nel trimestre marzo-maggio, rispetto al precedente, si registra un incremento delle esportazioni (+1,4%) e un più lieve aumento delle importazioni (+0,4%).

A maggio la crescita dell’export su base annua è pari a +8,0% ed è determinata dall’aumento delle vendite registrato sia per l’area Ue (+8,1%) sia per quella extra Ue (+7,8%). Analogamente le importazioni sono in aumento (+3,4%) sia dai mercati extra Ue (+4,1%) sia dall’area Ue (+2,8%). Tra i settori che contribuiscono positivamente alla variazione tendenziale dell’export nel mese di maggio 2019, si segnalano articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (+49,8%), macchinari e apparecchi n.c.a. (+4,3%), articoli di abbigliamento, anche in pelle e pelliccia (+19,8%) e metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (+6,6%). L’Istat stima che il surplus commerciale aumenti di 1.981 milioni (da +3.366 milioni a maggio 2018 a +5.347 milioni a maggio 2019).

 

E-COMMERCE, A BOLOGNA L’HUB DI POSTE

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Poste Italiane ha inaugurato il più grande hub per l’e-commerce mai realizzato nel Paese: 250 mila pacchi al giorno è la capacità di smistamento del centro di Bentivoglio. La struttura logistica, costruita all’Interporto di Bologna su una superficie totale di 75 mila metri quadrati, che equivale a 10 campi da calcio, adotta tecnologie all’avanguardia ed è formata da un sistema di robot di nuova generazione. Sono 600 le persone che quotidianamente gestiscono e distribuiscono pacchi nel nuovo hub, realizzato con un investimento complessivo di 50 milioni. Numeri da capogiro se si pensa che nel 2018 Poste Italiane ha consegnato a domicilio 127 milioni di pacchi (+12,4% rispetto al 2017), con una quota di mercato del 33% (un pacco su tre in Italia è consegnato da Poste) e con media di 500 mila consegne giornaliere. In pratica il nuovo hub sarebbe capace, a pieno regime, di smaltire metà dei pacchi consegnati giornalmente da Poste nell’intero Paese nel 2018. Ma come ha spiegato l’Ad Matteo Del Fante “questo impianto permetterà di raddoppiare il numero di consegne”. L’obiettivo è infatti quello di crescere fino a raggiungere le 900 mila unità giornaliere.

“Vogliamo essere i primi nella consegna a domicilio”, ha sottolineato l’Ad di Poste. “Operando in sinergia con la rete distributiva più capillare d’Italia, valorizzando le opportunità offerte dalla digitalizzazione dei servizi a sostegno dello sviluppo, e cogliendo i vantaggi offerti dalla convergenza tra pagamenti digitali e telecomunicazioni mobili, il centro di Bologna consentirà di realizzare il percorso di sviluppo e innovazione delineato dal piano industriale Deliver 2022, fornendo un contributo decisivo per la diffusione dell’e-commerce e della digitalizzazione nel Paese”, ha aggiunto Del Fante.

“Un vero fiore all’occhiello per il Paese”, ha sottolineato il vice premier e ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio. Non solo per quanto riguarda la tecnologia, ma anche sotto l’aspetto ambientale. Sulla copertura dell’impianto sono stati installati pannelli fotovoltaici che coprono una superficie di 5.500 metri quadrati e generano una quantità di elettricità superiore al fabbisogno energetico diurno, riducendo di 225 tonnellate le emissioni annue di CO2. 
“Al giorno d’oggi, grazie al digitale, le persone possono acquistare ogni bene in tempi brevissimi. Si sta compiendo una vera rivoluzione e la nostra azienda – ha dichiarato con orgoglio la presidente Maria Bianca Farina – ha avuto la capacità di comprendere con il giusto anticipo la rivoluzione che si stava compiendo. Investire nella logistica, nella tecnologia e nell’innovazione di questo comparto è stato un dovere verso i propri dipendenti e il Paese”. Nel suo intervento, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha sottolineato come “Poste Italiane è la dimostrazione che innovazione e lavoro non sono nemici: a dimostrarlo ci sono i 135 mila dipendenti ed il contributo di ampia dimensione che Poste Italiane fornisce al Pil del nostro Paese, pari a 12 miliardi, per seguire le novità in una stagione in cui il lavoro cambia”. Ad accogliere con grande soddisfazione nel loro territorio l’hub che insieme ai centri di Piacenza, Roma e Milano sarà la dorsale di smistamento di Poste c’erano anche il sindaco di Bologna, Virginio Merola, e il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, che hanno sottolineato l’importanza di questi investimenti sul territorio. 

GLI ITALIANI PUNTANO SU CASA E LIQUIDITÀ

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Gli italiani restano un popolo di risparmiatori, ma siamo oramai sotto alle medie europee. Anche perché investiamo troppo sulla casa, e manteniamo un livello di liquidità eccessiva sui conti correnti. È questo il quadro che emerge dall’Indagine sul risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani, realizzata dal Centro di ricerca e documentazione Luigi Einaudi con Intesa Sanpaolo. Uno stato delle cose che a lungo termine non darà frutti positivi. “La liquidità sui conti correnti, costa, e non rende. Il risparmio monetario non serve a nulla”, ha allertato il presidente della banca Gian Maria Gros-Pietro, sottolineando come “servono investimenti, perché la domanda globale non mantiene i livelli di occupazione, e si deve aumentare il reddito”. Ma il valore delle case, calato mediamente del 2% all’anno dopo la crisi del 2008, ha complessivamente ridotto la possibilità di investimenti privati nel nostro Paese. 

Eppure, nel 2019 come già da tre anni a questa parte, gli italiani sono sufficientemente soddisfatti del proprio reddito, con il 57,5% di loro che guadagna tra 1.500 e 3.000 euro, erano il 51,7% nel 2016. 

Una situazione che consente al 52% degli italiani di risparmiare, in media mettono da parte il 12,6% del reddito, soprattutto nel Nord Est dove accantona il 63,8% della popolazione. Il primo obiettivo degli investimenti resta la sicurezza (62,2% degli intervistati), segue il bisogno di liquidità (37,9%). Il 63% dei patrimoni è rappresentato da case, che valgono in media 169 mila euro. Ma pochi vendono o comprano, appena il 3% degli intervistati, sulla casa si investe invece in ristrutturazioni e adeguamenti, o per avere un reddito a lungo termine, per garantire un’eredità ai figli.

La proprietà degli immobili spinge la ricchezza verso le fasce d’età più avanzate, tra chi ha più di 45 anni sono infatti presenti i tre quarti della ricchezza complessiva. Più in generale, ha spiegato Gregorio De Felice, chief economist di Intesa Sanpaolo, l’Italia però non ha una compressione della ricchezza nelle fasce più agiate della popolazione: il 10% più ricco possiede il 42,8% della ricchezza totale, in Germania il dato è invece del 59,8% e negli Stati Uniti si arriva al 79,5%. 

Se la ricchezza è più diffusa, lo è anche l’ignoranza finanziaria: il 53,8% degli intervistati non è interessato a questo tipo di informazione, il 56% ha difficoltà a capire il rischio degli investimenti, il 44,5% nello scegliere il momento, il 33% non si informa sugli investimenti. Di fronte a questa complessità di apprendimento, sale il risparmio gestito, scelto dal 15,3% degli intervistati. Il risparmio gestito è privilegiato da chi ha un alto reddito (27,2%) e da chi è più istruito (31,7%), tuttavia, solo uno su quattro distingue i fondi dalle azioni. La sicurezza riscontrata nel risparmio gestito «fidelizza» gli investitori: sale al 39,5% chi ha più del 50% del patrimonio in fondi. Nel 2013 era il 18,7%. Parallelamente crolla la fiducia nel trading “casereccio”, nell’ultimo anno solo il 3,6% ha comprato/venduto azioni, erano il 22% nel 2003.

C’è quindi un’Italia ottimista, pari al 39% del campione composto da 1.073 individui, che durante i dieci anni post-crisi dichiara di avere realizzato almeno un investimento, prevalentemente nelle case e sulla formazione del capitale umano, le espansioni di attività sono al 10,4% e neo-imprenditorialità all’8,3%. 

Questi ottimisti oggi guadagnano 283 euro in più al mese, e sono risparmiatori più ‘intenzionali’. Ma la buona volontà da sola non può bastare, ecco perché, sottolinea lo studio servono investimenti, anche per ridurre lo spread che pagano i nostri titoli di Stato rispetto a quelli tedeschi: basterebbe raggiungere i livelli della Spagna, che paga lo 0,76% in meno di interessi sui titoli di Stato, per avere risparmi nella spesa per interessi sul debito pari a 6,5 miliardi il primo anno, 12 il secondo e 34 miliardi dopo 7 anni.