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Economia

A MARZO MERCATO AUTO -3,3% IN EUROPA

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Ancora in calo il mercato dell’auto in Europa. Secondo quanto rende noto Acea, l’associazione dell’industria europea dell’auto, le immatricolazioni a marzo sono calate nell’Unione Europea del 3,9%, da 1.792.880 unità dell’anno prima a 1.722.442. Tra i maggiori mercati, la peggiore percentuale è quella italiana (-9,6%), seguita da quelle di Spagna (-4,3%), Regno Unito (-3,4%), Francia (-2,3%) e Germania (-0,5%).

Nei primi 3 mesi del 2019, le vendite di auto nuove in Europa sono scese del 3,3% a 4.032.881 unità. In Germania c’è stato un lieve aumento (+0,2%), mentre sono in calo gli altri maggiori mercati, tra cui Spagna (-6,9%) e Italia (-6,5%).

 

INFLAZIONE A MARZO +1% ANNUO

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A marzo 2019 l’Istat stima che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, aumenti dello 0,3% rispetto al mese precedente e dell’1% su base annua (come a febbraio), confermando la stima preliminare.

La stabilità dell’inflazione è la sintesi di dinamiche contrapposte: da una parte l’accelerazione dei Beni energetici non regolamentati (da +0,8% a +3,3%), dall’altra il rallentamento dei prezzi dei Beni alimentari non lavorati (da +3,7% a +1,9%), dei Servizi relativi ai trasporti (da +0,9% a +0,5%) e dei Tabacchi (da +4,5% a +4,0%).

L'”inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, rimane stabile a +0,4%, mentre quella al netto dei soli beni energetici decelera lievemente da +0,7% a +0,6%.

L’aumento congiunturale dell’indice generale è dovuto principalmente alla crescita dei prezzi dei Beni energetici non regolamentati (+1,6%), dei Tabacchi e dei Servizi relativi ai trasporti (+1,3% per entrambi), solo in parte bilanciata dal calo dei prezzi dei Beni alimentari non lavorati (-1,6%).

L’inflazione è stabile per i beni e per i servizi (rispettivamente a +1,3% e a +0,7%); pertanto rispetto al mese precedente il differenziale inflazionistico, negativo tra servizi e beni, si conferma a -0,6 punti percentuali.

L’inflazione acquisita per il 2019 è +0,4% per l’indice generale e pari a zero per la componente di fondo.

Dinamiche divergenti si registrano per i prezzi dei prodotti di largo consumo: quelli dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona decelerano da +1,6% a +1,1%, mentre quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto rimangono stabili a +1,5%, registrando in entrambi i casi un’inflazione più alta di quella complessiva.

L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) aumenta del 2,3% su base mensile (per effetto della fine dei saldi invernali dell’abbigliamento e calzature, di cui l’indice NIC non tiene conto) e dell’1,1% in termini tendenziali (stabile rispetto al mese precedente), confermando la stima preliminare.

L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, registra un aumento dello 0,2% su base mensile e dello 0,8% rispetto a marzo 2018.

“Dopo aver registrato una flessione tendenziale di oltre quattro punti percentuali a dicembre 2018 ed essere tornati a crescere nel mese di febbraio, i prezzi dei beni energetici non regolamentati accelerano, compensando il rallentamento di quelli dei beni alimentari non lavorati e determinando la stabilità dell’inflazione a marzo – commenta l’Istat -. Le componenti volatili continuano a essere all’origine delle oscillazioni dell’inflazione, che vede i prezzi dei prodotti di largo consumo registrare una crescita più sostenuta rispetto a quella del paniere nel suo complesso”.

 

IVA, TRIA “ALTERNATIVE NON ANCORA DEFINITE”

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“Le alternative all’aumento Iva non sono ancora definite, non si possono adottare oggi così come possibili riforme fiscali. È legittimo che se ne discuta”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, nel corso dell’audizione sul Def davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato.

In merito a varie ipotesi di flat tax o modifiche dell’Iva “sui giornali circolano stime fatte anche un anno fa”.

Il ministro ha spiegato che l’aumento dell’Iva a legislazione vigente “è confermato in attesa di definire misure alternative nei prossimi mesi”.

“Si possono fare varie proiezioni sulla sostenibilità del debito, con varie condizionalità, ma non è detto che le condizioni poste accadano. Nel Def delineiamo un percorso che comporta la piena sostenibilità del debito, non solo senza una crescita esplosiva ma con una sua riduzione – ha sottolineato Tria -. Confermo che il costo medio del debito è in discesa. Le emissioni che rinnovano il vecchio debito vengono effettuate a un costo inferiore”.

 

 

INDUSTRIA, A FEBBRAIO FATTURATO +1.3% ANNUO

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A febbraio l’Istat stima che il fatturato dell’industria aumenti su base mensile dello 0,3%, proseguendo la dinamica positiva di gennaio. Nella media degli ultimi tre mesi, l’indice complessivo è comunque diminuito dell’1,6% rispetto ai tre mesi precedenti.

Gli ordinativi registrano una diminuzione congiunturale del 2,7%; nella media degli ultimi tre mesi, sui tre mesi precedenti, si registra un calo dell’1,3%.

Con riferimento ai raggruppamenti principali di industrie, a febbraio gli indici destagionalizzati del fatturato segnano un aumento congiunturale dell’1,2% per i beni strumentali, una lieve riduzione, dello 0,1%, sia per i beni di consumo che per i beni intermedi e un calo più consistente, dell’1,0%, per l’energia. 

Corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 20 come a febbraio 2018), il fatturato totale cresce in su base annua dell’1,3%, con incrementi dell’1,1% sul mercato interno e dell’1,6% su quello estero. 

 

FIDUCIA CONSUMATORI E IMPRESE IN CALO

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Ad aprile, secondo i dati Istat, l’indice del clima di fiducia dei consumatori si stima in diminuzione per il terzo mese consecutivo, passando da 111,2 a 110,5; una dinamica negativa si rileva anche per l’indice composito del clima di fiducia delle imprese, che passa da 99,1 a 98,7.
Il calo dell’indice di fiducia dei consumatori riflette il deterioramento di tutte le sue componenti: il clima economico, personale e corrente registrano le flessioni più marcate mentre una diminuzione più contenuta si registra per il clima futuro. Più in dettaglio, il clima economico cala da 123,8 a 122,6, il clima personale passa da 106,8 a 105,9, il clima corrente scende da 107,8 a 106,9 e il clima futuro flette, seppure in modo lieve (da 115,9 a 115,6). Con riferimento alle imprese, l’indice di fiducia diminuisce in quasi tutti i settori, ma con intensità diverse. Nella manifattura la flessione è lieve, con l’indice che passa da 100,8 a 100,6, nei servizi risulta più consistente (da 100,1 a 99,0) e nel commercio al dettaglio è più marcata (da 105,3 a 101,4). 

Fanno eccezione le costruzioni dove l’indice aumenta da 140,3 a 141,2. Per quanto riguarda le componenti dei climi di fiducia delle imprese, nella manifattura si rileva un peggioramento sia dei giudizi sugli ordini sia delle attese sulla produzione unitamente a una diminuzione del saldo relativo alle scorte di magazzino. Nelle costruzioni la dinamica positiva dell’indice riflette il miglioramento dei giudizi sul livello degli ordini.  Nei servizi si deteriorano i giudizi sugli ordini e sull’andamento degli affari; invece si segnala un aumento delle attese sugli ordini. Con riferimento al commercio al dettaglio, il marcato calo dell’indice è la sintesi di un’evoluzione negativa sia dei giudizi sulle vendite, il cui saldo torna negativo per la prima volta da giugno 2018, sia delle relative attese; il saldo delle valutazioni sul livello delle giacenze diminuisce.

PASQUA, UN MILIONE IN AGRITURISMO (+15%)

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La vera star del ponte di Pasqua e Pasquetta è l’agriturismo dove si prevedono tra italiani e stranieri almeno un milione di presenze a tavola nel lungo weekend con un aumento del 15%, rispetto allo scorso anno, spinto dalla voglia di stare all’aria aperta e alla ricerca del buon cibo. E’ quanto emerge da una stima di Coldiretti sulla base delle indicazioni di Campagna Amica dalle quali si evidenzia che la massima affluenza si prevede a Pasquetta per trascorrere una giornata lontano dalle città senza rinunciare alla comodità e alla protezione garantita dall’ospitalità delle aziende di campagna anche nel caso del maltempo.
Un successo favorito anche – sottolinea la Coldiretti – dal calendario di una “Pasqua alta”, in primavera avanzata con il risveglio della natura che riguarda piante, fiori e uccelli migratori, ma anche le attività agricole con i lavori di preparazione dei terreni e di semina. Ma con l’80% degli italiani che secondo l’indagine Coldiretti/Ixe’ a Pasqua cerca la tradizione a tavola, alle basi del successo dell’agriturismo c’è anche la possibilità – sottolinea Coldiretti – di mangiare i piatti della cultura popolare locale, cucinati dagli agrichef, i cuochi contadini che utilizzano i prodotti da loro stessi coltivati in azienda.  
L’alimentazione non solo è diventata la principale voce del budget turistico ma spesso – sottolinea la Coldiretti – indirizza la scelta delle destinazioni. Infatti – precisa la Coldiretti – nella scelta della meta del viaggio il 59% dei turisti italiani valuta come importante o importantissima la presenza di un’offerta enogastronomica e fra le esperienze più apprezzate ci sono, nell’ordine, la visita a un’azienda agricola (39%), di una cantina (31%) e di un caseificio (27%), secondo l’ultimo Rapporto sul turismo enogastronomico 2019.
Sono oltre 23mila gli agriturismi presenti nella Penisola – precisa la Coldiretti -, per un fenomeno che negli ultimi dieci anni ha visto un vero e proprio boom, con percentuali di crescita in doppia cifra, dal numero di aziende (+32%) a quello dei posti a tavola (+37%), dai posti letto (+40%) alle piazzole di sosta (+67%), fino allo stesso valore economico del settore, salito a 1,36 miliardi (+24%), secondo un’analisi Coldiretti su dati Istat.
La capacità di mantenere inalterate le tradizioni alimentari nel tempo con menù di Pasqua locali a base prodotti di stagione a chilometri zero e biologici è – precisa la Coldiretti – la qualità più apprezzata dagli ospiti degli agriturismi dove è in continua crescita pero’ anche l’offerta di servizi aggiuntivi come passeggiate all’aria aperta a piedi e in bicicletta, trekking, lezioni di equitazione e tiro con l’arco, ma anche corsi in cucina o di orticoltura. Nonostante le grandi richieste la tendenza è ancora quella della prenotazione last minute, ma per scegliere l’agriturismo giusto il consiglio – conclude la Coldiretti – è quello di preferire aziende accreditate da associazioni e di rivolgersi su internet a siti come ww.campagnamica.it o terrranotra.it dove è possibile confrontare le diverse offerte.

PASQUETTA, IN 400 MILA SCELGONO AGRITURISMI

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Oltre 400 mila persone hanno deciso di pranzare a tavola in un agriturismo in occasione della Pasquetta. È quanto emerge da una analisi Coldiretti/Ixe’, secondo cui il tempo incerto avrebbe rovinato i piani di circa 20 milioni di italiani che avevano programmato di fare una gita fuori porta anche con il classico picnic nel verde o al mare. Anche per questo motivo “molte delle oltre 23 mila aziende agrituristiche presenti in Italia – sottolinea la Coldiretti – si sono attrezzate con l’offerta di alloggio e di pasti completi ma anche di colazioni al sacco o con la semplice messa a disposizione di spazi per picnic, tende, roulotte e camper”.

“Dove il tempo lo ha permesso in molti comunque hanno colto l’occasione – sottolinea la Coldiretti – per stare all’aria aperta a contatto con la natura insieme a parenti e amici a gustare le tradizionali grigliate, con brevi spostamenti in giornata, in un Paese come l’Italia che può contare su quasi 900 parchi e aree naturali protette che coprono il 10 per cento del territorio nazionale”.

Tra i piatti più gettonati nei picnic del Lunedì dell’Angelo lasagne, salumi, formaggi, uova sode e le tradizionali grigliate sul posto a base di carne, pesce e verdure. 

 

DEFICIT 2018 AL 2,1% E DEBITO A 132,2%

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Nel 2018 l’indebitamento netto delle Amministrazioni Pubbliche (-37.505 milioni) è stato pari al 2,1% del Pil, in diminuzione di circa 3,8 miliardi rispetto al 2017 (-41.285 milioni, corrispondente al 2,4% del Pil). Il saldo primario (indebitamento netto al netto della spesa per interessi) è risultato positivo e pari all’1,6% del Pil, con una crescita di 0,2 punti percentuali rispetto al 2017. La spesa per interessi, che secondo le attuali regole di contabilizzazione non comprende l’impatto delle operazioni di swap, è stata pari al 3,7% del Pil, con una diminuzione di 0,1 punti percentuali rispetto al 2017. 

E’ quanto emerge dai dati Istat sull’indebitamento netto e sul debito delle Amministrazioni Pubbliche, riferiti al periodo 2015-2018, trasmessi alla Commissione Europea in applicazione del Protocollo sulla Procedura per i Disavanzi Eccessivi (PDE) annesso al Trattato di Maastricht. A fine 2018 il debito pubblico, misurato al lordo delle passività connesse con gli interventi di sostegno finanziario in favore di Stati Membri della UEM, era pari a 2.321.957 milioni (132,2% del Pil). Rispetto al 2017 il rapporto tra il debito delle AP e il Pil è aumentato di 0,8 punti percentuali.